Marcinelle, 70 anni dopo

Sono trascorsi 70 anni dalla tragedia di Marcinelle, ma quella data continua a rappresentare una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana. L’8 agosto 1956, un incendio nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio, provocò la morte di 262 lavoratori di dodici nazionalità diverse, 136 dei quali italiani.

Settant’anni dopo, Marcinelle non è soltanto un luogo della memoria italiana. È diventata un simbolo europeo della dignità del lavoro e della necessità di garantire la sicurezza di chi ogni giorno entra in una fabbrica, in un cantiere, in una miniera o in qualsiasi altro luogo di lavoro.
In occasione dell’anniversario, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato la tragedia sottolineando come dietro quei 262 nomi ci fossero uomini, famiglie, speranze e persone partite dal proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore.
Da tragedia italiana a memoria europea
Per Tajani, Marcinelle appartiene alla storia italiana ma è anche profondamente europea.
La tragedia del 1956 contribuì infatti a rafforzare la consapevolezza che l’Europa non potesse essere soltanto un progetto economico, ma dovesse diventare anche una comunità fondata sulla solidarietà, sui diritti e sulla tutela della persona.
È proprio in questa prospettiva che l’Italia ha lavorato per trasformare l’8 agosto in una Giornata europea in memoria delle vittime del lavoro. L’iniziativa assume quest’anno un significato particolare, perché coincide con il settantesimo anniversario della tragedia.
Dal 2001, inoltre, l’8 agosto è già celebrato in Italia come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, dedicata alla memoria dei connazionali emigrati che hanno perso la vita lavorando all’estero.
Non soltanto memoria
Il messaggio di Tajani va però oltre la commemorazione.
Ricordare Marcinelle, secondo il ministro, significa trasformare la memoria in un impegno concreto per il presente. La sicurezza sul lavoro deve essere considerata una delle principali misure della civiltà di un Paese.
Prevenzione, formazione, controlli e responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e lavoratori sono gli strumenti indicati per evitare che tragedie come quella di Marcinelle possano ripetersi.
Il principio è semplice: nessun risultato economico può giustificare la perdita di una vita umana sul lavoro.
Il sacrificio degli italiani nel mondo
Marcinelle parla in modo particolare agli italiani all’estero.
Quei minatori erano parte di quella grande emigrazione italiana che, soprattutto nel dopoguerra, portò milioni di connazionali in Europa, nelle Americhe e in altri Paesi del mondo.
Partivano con una valigia, spesso con poche risorse e con la speranza di poter costruire una vita migliore per i propri figli. Molti svolgevano lavori durissimi e pericolosi, contribuendo allo sviluppo dei Paesi che li avevano accolti e, allo stesso tempo, sostenendo le proprie famiglie rimaste in Italia.
La loro storia appartiene pienamente alla storia dell’Italia contemporanea.
Una visita a Marcinelle con Metsola
Tajani ha inoltre annunciato l’intenzione di tornare nei prossimi mesi a Marcinelle insieme alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
Il significato politico e simbolico dell’iniziativa è evidente: fare di Marcinelle non soltanto il luogo in cui ricordare una tragedia del passato, ma anche uno spazio nel quale riaffermare un impegno europeo per la sicurezza e la dignità del lavoro.
A settant’anni di distanza, dunque, il messaggio di Marcinelle resta drammaticamente attuale.
Ricordare quei 136 italiani significa ricordare tutti gli emigrati che hanno lavorato lontano dalla propria terra. Ma significa anche guardare al futuro e chiedersi quanto ancora debba essere fatto perché nessun uomo o nessuna donna debba più perdere la vita mentre cerca, attraverso il lavoro, di costruire un futuro per sé e per la propria famiglia.
La memoria ha valore soltanto se riesce a trasformarsi in responsabilità.