Marzabotto, 82 anni dopo il massacro Mattarella: la memoria resta un monito

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Ottantadue anni dopo, il nome di Marzabotto continua a ricordare una delle pagine più drammatiche della storia italiana. Il 29 settembre 1944 iniziava nell’area di Monte Sole, sull’Appennino bolognese, una serie di rastrellamenti e massacri che si sarebbero protratti fino al 5 ottobre, colpendo soprattutto la popolazione civile.

In occasione dell’anniversario, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito Marzabotto e le terre di Monte Sole un «abisso di disumanità», sottolineando che la memoria di quella tragedia continua a richiamare tutti alla responsabilità.

Donne, bambini, anziani e sacerdoti tra le vittime

L’eccidio non fu un singolo episodio, ma una serie di operazioni condotte in numerose località dei territori di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi.

Secondo la ricostruzione dell’Ente Parchi dell’Emilia Orientale, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 furono uccise 770 persone. Tra le vittime vi furono 216 bambini, 316 donne, 142 anziani e cinque sacerdoti.

Le uccisioni avvennero nelle abitazioni, nei luoghi di culto e nei rifugi dove molti civili avevano cercato protezione. L’operazione fu condotta dalle forze tedesche contro il territorio nel quale operava la formazione partigiana Stella Rossa, ma la violenza colpì in maniera sistematica anche la popolazione civile.

Il messaggio di Mattarella

Nel suo messaggio per l’anniversario, Mattarella ha ricordato che «ciò che è accaduto può ripetersi», collegando la memoria di Marzabotto al ritorno della guerra e all’indebolimento delle regole internazionali che dovrebbero limitarne gli effetti.

Il presidente ha richiamato democrazia, partecipazione, solidarietà e giustizia come valori sui quali si fonda la Costituzione italiana, indicando nella memoria non soltanto un dovere verso le vittime, ma anche una responsabilità per il presente.

È un passaggio particolarmente significativo perché la commemorazione non viene presentata soltanto come ricordo di un episodio del passato. La lezione di Monte Sole viene collegata alla necessità di difendere quei principi che nacquero anche dalla tragedia della guerra e dell’occupazione.

Una memoria che appartiene anche agli italiani all’estero

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, Marzabotto rappresenta anche una parte della memoria nazionale che le comunità italiane nel mondo hanno contribuito a conservare e trasmettere.

La storia dell’Italia del Novecento non è infatti rimasta dentro i confini nazionali. Milioni di italiani emigrarono proprio negli anni della guerra o nei decenni successivi, portando con sé anche il ricordo delle vicende che avevano segnato le proprie famiglie e i propri territori.

Per questo la memoria di Marzabotto non riguarda soltanto chi vive oggi nell’area di Monte Sole. È una pagina della storia italiana che appartiene anche alle comunità italiane di New York, Buenos Aires, Toronto, Caracas, Santo Domingo e di tante altre città del mondo.

La memoria come responsabilità

A 82 anni di distanza, il rischio è che i nomi dei luoghi e delle vittime diventino progressivamente soltanto una pagina dei libri di storia.

È proprio contro questo rischio che assumono valore le parole di Mattarella.

Ricordare Marzabotto significa infatti ricordare che la guerra non produce soltanto battaglie e fronti militari. Quando vengono meno il rispetto della vita umana, le regole e la dignità della persona, la popolazione civile può diventare il bersaglio della violenza.

La memoria serve allora non soltanto a guardare indietro, ma a comprendere il valore di ciò che è stato costruito dopo la guerra: la democrazia, i diritti, la convivenza civile e l’idea di un’Europa fondata sulla pace.

Una storia che continua a essere raccontata

A Monte Sole la memoria non è rimasta ferma al passato. Il territorio continua a organizzare commemorazioni, percorsi della memoria e iniziative rivolte soprattutto alle nuove generazioni. Il prossimo 4 ottobre, a Marzabotto, è prevista la commemorazione ufficiale dell’82° anniversario degli eccidi di Monte Sole.

È attraverso queste iniziative che una tragedia avvenuta oltre otto decenni fa continua a essere trasmessa a chi non l’ha vissuta.

Perché ricordare Marzabotto non significa vivere nel passato. Significa sapere quanto può costare alla società perdere il rispetto della vita, della libertà e della dignità umana.