Mattarella e gli altri

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downloadI discorsi di fine anno di Putin e Xi Jinping hanno colpito con forza le già deboli speranze di poter vivere un 2024 meno complicato dell’anno appena archiviato.

I due leader, sostenitori di quelle politiche imperialistiche che con eccessiva ingenuità avevamo creduto morte e sepolte e che invece stanno minacciosamente riaffiorando in più parti del mondo, non hanno usato mezzi termini né frasi accomodanti per comunicare al globo terracqueo i propri propositi per l’anno che verrà.

Il Presidente della Federazione Russa ha salutato il 2023 con queste parole: “Abbiamo dimostrato più volte che possiamo risolvere i compiti più difficili e che non arretreremo mai perché nessuna forza può dividerci”.

Un vero e proprio avvertimento all’Ucraina e a tutto l’occidente!

Non meno sinistre le affermazioni del segretario generale del Partito Comunista Cinese: “La Cina sarà sicuramente riunificata con Taiwan”.

Anche il Presidente della Repubblica Italiana, come da tradizione, ha parlato al Paese.

Sergio Mattarella, con il consueto garbo e l’apprezzato buon senso di sempre, non solo ha immediatamente preso le distanze da ogni conflitto ricordando che “la guerra, ogni guerra, genera odio e l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti”, ma ha anche invitato i giovani a comprendere il reale significato dell’amore e a non cedere ai richiami della violenza.

Parole sagge sono state spese anche sui diritti, sull’ambiente, sull’unità nazionale, sulle lotte alle mafie e ai femminicidi, sul lavoro, sui migranti e sulla partecipazione alla vita civile (che “non è stare sui Social”).

Non sono mancati neanche riferimenti all’intelligenza artificiale, esortazioni al voto e saluti al Papa.

Il discorso, durato in tutto poco più di un quarto d’ora, ha ricevuto il plauso bipartisan della politica e l’apprezzamento degli italiani.

Insomma, per fortuna non tutti i capi di Stato sono come i suddetti Putin e Xi Jinping, né come il Presidente del Venezuela Nicolás Maduro, che reclama la regione dell’Esequiba appartenente al Guyana, né come l’autoritario Ilham Aliyev, padre padrone dell’Azerbaigian e incubo degli armeni del Nagorno Karabakh, né come Kim Jong-un, il leader supremo della Corea del Nord che, nel tradizionale vertice del Partito del Lavoro, ha ordinato ai suoi militari di stare pronti ad “annientare completamente” la Corea del Sud e gli Stati Uniti se dovesse iniziare un confronto militare.

L’anno appena iniziato, dunque, non sarà avaro di tribolazioni, ma solo perché non tutti i Presidenti sono come il nostro amato e stimato Sergio Mattarella, che avrà anche inanellato una serie di banalità (come ha scritto Feltri su ‘Il Giornale’ in edicola il 2 gennaio) ma almeno non ha turbato il veglione e le speranze di nessuno.