Motoconcho, il taxi su due ruote che racconta la Repubblica Dominicana

Per un italiano appena arrivato può sembrare soltanto una moto che attraversa il traffico con un passeggero dietro. Per milioni di dominicani è molto di più: un lavoro, un mezzo di trasporto indispensabile e una presenza quotidiana che fa parte del paesaggio del Paese

Se c’è un’immagine capace di raccontare la vita quotidiana della Repubblica Dominicana, oltre alle palme, al merengue, alla bachata e ai colmados, è probabilmente quella di una motocicletta con due persone a bordo che si infila nel traffico e scompare rapidamente alla prima intersezione.
È il motoconcho.
Per chi arriva dall’Italia la prima impressione può essere di sorpresa. In molte città italiane il taxi ha quattro ruote, una licenza ben visibile e una fermata o un’applicazione attraverso la quale viene chiamato.
In Repubblica Dominicana basta invece fermarsi sul bordo della strada, alzare una mano e, spesso, nel giro di pochi secondi compare un motociclista pronto a portarti a destinazione.
Il motoconcho non è semplicemente una motocicletta utilizzata come taxi.
È diventato uno degli elementi caratteristici della mobilità dominicana.
Una soluzione nata dalla necessità
Il motoconcho ha una logica molto semplice: una motocicletta costa meno di un’automobile, consuma meno carburante, può muoversi più facilmente nel traffico e riesce a raggiungere strade dove un’automobile avrebbe maggiori difficoltà.
Questa caratteristica lo ha trasformato soprattutto nelle città di provincia e nei quartieri popolari in un servizio fondamentale.
C’è chi lo utilizza per andare al lavoro, chi per raggiungere il mercato, chi per arrivare rapidamente a una fermata dell’autobus e chi semplicemente deve percorrere pochi chilometri senza avere un’automobile a disposizione.
Anche nella grande area di Santo Domingo il motoconcho fa parte del sistema quotidiano degli spostamenti. Un recente studio sulla mobilità del Gran Santo Domingo ha registrato circa 6,7 milioni di viaggi al giorno e considera il motoconcho tra le modalità di trasporto collettivo insieme a taxi, Uber e altri servizi.
In altre parole, non stiamo parlando di un fenomeno marginale.
Il motoconchista è un lavoratore
Dietro quella motocicletta c’è quasi sempre una persona che sta lavorando.
Il motoconcho rappresenta per molti dominicani una possibilità di guadagno immediato e, soprattutto, accessibile senza la necessità di disporre di grandi capitali.
Il fenomeno è strettamente legato anche alla cosiddetta economia informale, che continua ad avere un peso importante nel mercato del lavoro dominicano.
Nel secondo trimestre del 2026, secondo i dati della Banca Centrale, il tasso di informalità lavorativa nella Repubblica Dominicana era del 53,8%.
Il motoconcho si inserisce proprio in questo universo: quello delle persone che costruiscono quotidianamente il proprio reddito attraverso attività autonome o poco strutturate.
Per molti è un’attività temporanea. Per altri diventa un vero mestiere.
Si trova il motoconchista che conosce perfettamente ogni strada del quartiere, quello che ha la propria “parada”, quello che lavora sempre nella stessa zona e quello che ha una clientela abituale.
E, come accade con il tassista, dopo un po’ il cliente non chiama più “un motoconcho”.
Chiama José, Juan, Pedro o Manuel.
La parada: il punto di riferimento
Una delle caratteristiche più interessanti è proprio la parada.
In molte località i motoconchisti si concentrano in determinati punti della città. Non è soltanto il luogo dove aspettano i clienti: diventa una piccola struttura sociale.
Ci sono regole interne, turni, discussioni, rapporti di amicizia e, naturalmente, una buona dose di conversazione.
Si parla di politica, baseball, donne, benzina, lavoro, del vicino, del presidente, del sindaco e di quello che è successo ieri.
Insomma, come spesso accade nella Repubblica Dominicana, il luogo di lavoro diventa anche un luogo di socializzazione.
L’INTRANT ha effettuato negli anni censimenti e ispezioni delle paradas de mototaxis, lavorando anche sulla formazione degli operatori e sulla sicurezza stradale.
Non è più soltanto un fenomeno “informale”
Per molto tempo il motoconcho è stato considerato soprattutto una forma di trasporto informale.
Ma la Repubblica Dominicana ha progressivamente cercato di inserirlo dentro un quadro normativo.
Il Decreto 256-20 stabilisce infatti regole specifiche per il trasporto in motocicletta e prevede requisiti per i conducenti e per i veicoli. Per guidare una motocicletta sulle strade pubbliche è obbligatoria una patente valida della categoria prevista dalla normativa.
Il regolamento riguarda anche il trasporto pubblico di passeggeri in motocicletta.
L’obiettivo è evidente: se il motoconcho è ormai parte del sistema di mobilità, bisogna cercare di renderlo più sicuro e più regolamentato.
Il grande problema: la sicurezza
Ed è qui che il sorriso del motoconchista e la simpatia del personaggio lasciano spazio a una questione molto più seria.
La motocicletta è un mezzo agile, economico e veloce.
Ma è anche molto più esposto di un’automobile.
Un incidente che per un automobilista può significare un paraurti ammaccato può avere conseguenze molto più gravi per chi viaggia su una moto.
Per questo la sicurezza dei motociclisti è diventata una delle grandi questioni della mobilità dominicana.
Le autorità hanno insistito sull’utilizzo del casco protettivo omologato, del giubbotto riflettente e sul rispetto delle norme di circolazione.
Anche iniziative recentissime vanno nella stessa direzione: nell’ottobre 2026 sono stati consegnati all’INTRANT 150 caschi omologati nell’ambito di un programma di prevenzione e sicurezza stradale.
Il problema, quindi, non è il motoconcho in quanto tale.
Il problema è come renderlo compatibile con una mobilità sempre più intensa senza mettere inutilmente a rischio conducenti e passeggeri.
Per l’italiano che vive in RD
Per un italiano che vive nella Repubblica Dominicana da qualche tempo, prima o poi arriva il momento della domanda:
“Prendiamo un motoconcho?”
All’inizio magari si guarda la motocicletta con una certa diffidenza.
Poi si scopre che per fare 500 metri, soprattutto in una zona congestionata, può essere molto più rapido di un’automobile.
E alla fine si impara anche il rituale.
Si esce dal colmado, si fa un cenno con la mano e in pochi secondi arriva qualcuno.
“¿Pa’ dónde?”
Si dice la destinazione.
“¿Cuánto?”
Si concorda il prezzo.
E si parte.
Naturalmente è prudente verificare che il conducente disponga degli elementi di sicurezza previsti e, soprattutto, indossare il casco. La comodità non dovrebbe mai diventare un motivo per ignorare la sicurezza.
Un pezzo della cultura quotidiana
Definire il motoconcho semplicemente come una “tradizione” può essere riduttivo.
Non è una tradizione nel senso di una festa popolare o di un’antica usanza tramandata dai nonni.
È qualcosa di diverso.
È una consuetudine sociale contemporanea che, nel corso degli anni, è entrata così profondamente nella vita dominicana da essere ormai riconoscibile come parte dell’identità quotidiana del Paese.
Come il colmado.
Come la banca di lotto.
Come il baseball giocato per strada.
Come il vicino che conosce tutti.
Come il “ahora voy” che può significare cinque minuti oppure un’ora.
Il motoconcho racconta una Repubblica Dominicana che ha imparato a muoversi utilizzando quello che aveva a disposizione.
Una motocicletta, una strada, un casco e una persona che deve arrivare da qualche parte.
E forse è proprio questa la sua forza
Il motoconcho nasce dalla necessità, ma diventa anche una forma di adattamento.
Dove il traffico è intenso, passa.
Dove la strada è stretta, passa.
Dove l’autobus non arriva, spesso arriva lui.
Dove il cliente ha fretta, il motoconchista lo sa.
Per questo, dopo tanti anni, non è più possibile guardare quel continuo esercito di motociclette soltanto come un problema del traffico.
È anche una parte della soluzione al problema della mobilità.
Naturalmente deve essere una soluzione più sicura, meglio regolamentata e integrata nel sistema dei trasporti.
Ma eliminarlo senza offrire un’alternativa realistica significherebbe togliere a migliaia di persone un mezzo di trasporto e a migliaia di lavoratori una fonte di reddito.
Il motoconcho, insomma, è molto più di una moto con un passeggero.
È una fotografia della Repubblica Dominicana di oggi.
Una fotografia rumorosa, veloce, colorata e qualche volta spericolata.
Ma profondamente dominicana.