Museo dell’Emigrazione Italiana, il sottosegretario Dell’Utri in visita a Genova

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Al centro dell’incontro la memoria degli italiani partiti verso l’estero, il valore delle comunità nel mondo e nuove iniziative per raccontare la storia dell’emigrazione alle giovani generazioni.

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GENOVA – Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI) ha accolto il 1° ottobre il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Massimo Dell’Utri, incaricato di seguire le politiche rivolte agli italiani nel mondo.

Accompagnato dal presidente della Fondazione MEI, Paolo Masini, e dal direttore del museo, Pierangelo Campodonico, Dell’Utri ha visitato gli spazi espositivi, soffermandosi sul percorso multimediale e sulle testimonianze, le fotografie e i documenti che raccontano le diverse esperienze migratorie italiane.

Il museo ricostruisce le vicende di milioni di persone che, nel corso delle generazioni, hanno lasciato l’Italia per cercare lavoro, migliori condizioni di vita e nuove opportunità, contribuendo allo sviluppo delle società che le hanno accolte.

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Un patrimonio che unisce l’Italia agli italiani all’estero

Nel corso della visita, il sottosegretario ha sottolineato l’importanza della rete dei musei dedicati all’emigrazione, considerata uno strumento per conservare le radici della storia nazionale e mantenere vivo il rapporto con le comunità italiane all’estero.

Questi luoghi, ha evidenziato Dell’Utri, permettono di trasmettere alle nuove generazioni una memoria fatta di esperienze personali, sacrifici e percorsi di integrazione, che continuano a essere parte integrante dell’identità italiana.

Per gli italiani residenti fuori dai confini nazionali, la storia dell’emigrazione rappresenta infatti molto più di un capitolo del passato: è un legame culturale e familiare che attraversa le generazioni e contribuisce a mantenere vivo il rapporto con il Paese d’origine.

Il presidente della Fondazione MEI, Paolo Masini, ha interpretato la visita come un riconoscimento del lavoro svolto dal museo, in Italia e all’estero, sin dalla sua apertura. L’incontro, ha aggiunto, può favorire nuove iniziative comuni per raccontare l’emigrazione italiana attraverso storie, persone e comunità presenti nei cinque continenti.

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Genova, città simbolo delle partenze

Anche la vicepresidente della Regione Liguria con delega alla Cultura e allo Spettacolo, Simona Ferro, ha espresso soddisfazione per la visita, richiamando il significato storico dell’emigrazione e il contributo offerto dagli italiani e dai loro discendenti nei Paesi di destinazione.

Per Genova, in particolare, il tema ha un valore speciale. Dal porto ligure sono partite nel corso dei decenni generazioni di emigranti diretti verso le Americhe e altre destinazioni, portando con sé speranze, legami familiari e progetti di una vita nuova.

L’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giacomo Montanari, ha ricordato come il museo restituisca una dimensione umana a queste vicende, offrendo anche alle nuove generazioni strumenti per comprendere meglio i fenomeni migratori contemporanei.

Da Genova alla Basilicata, la storia di Rocco Petrone

La visita si è conclusa con la visione in anteprima del minidocumentario To the Moon and Back, dedicato a Rocco Anthony Petrone, ingegnere e dirigente della NASA di origini lucane, figura di primo piano nella storia dell’esplorazione spaziale americana.

La vicenda di Petrone sarà al centro di un successivo appuntamento in Basilicata nell’ambito del progetto “Civico delle Radici”, iniziativa che valorizza le personalità e le storie degli italiani e delle comunità di origine italiana che hanno lasciato un segno nella storia internazionale.

Il progetto si inserisce in un percorso più ampio volto a riscoprire le radici italiane nel mondo, mettendo in relazione la memoria delle partenze con le esperienze delle comunità che, nel tempo, hanno costruito nuove vite senza perdere il legame con le proprie origini.

Per i milioni di italiani che vivono all’estero e per i loro discendenti, iniziative di questo tipo rappresentano un’occasione per riscoprire storie familiari e collettive che continuano a collegare l’Italia ai cinque continenti.