Napoli, un infinito, intramontabile teatro a cielo aperto

cattura

 

“Napule è ‘nu paese curioso:cattura
è ‘nu teatro antico, sempre apierto.
Ce nasce gente ca senza cuncierto
scenne p’ ‘e strate e sape recità.“

(Eduardo De Filippo).  

Napoli è molto più di una semplice città, è una città d’arte, di cultura, di storia, di lingua, è un crocevia di persone, una finestra sul mondo. Tremila anni di contaminazioni e di stratificazioni come una sfogliatella riccia che conserva tutte le tracce delle dominazioni che si sono succedute, lasciando testimonianze storiche, culturali, architettoniche, linguistiche e culinarie. Napoli è, senza dubbio, l’unica città al mondo che, attraverso i cambiamenti nel tempo, è comunque sempre rimasta la stessa. Dal fascino del lungomare, con il Vesuvio che lo sormonta, al centro storico brulicante di vita e di bellezza, di colore e di musica, una città travolgente.

Forse nessuno può capire Napoli più di un napoletano ma nessuno può esplorarla e finire per amarla più di un non napoletano, che si immerge nelle sue strade, nei suoi vicoli, nei suoi tramonti.

È quello che è anche accaduto a me, imparando via via , nel corso degli anni, a conoscerla, a comprenderne le sue molteplici sfumature, fino a sentirmi sempre più a casa, fino a sentirla completamente come la mia città.

cattaSi arriva a Napoli con un po’ di pregiudizio o con la convinzione che questa città sia tutta sole, pizza e mandolino. Premesso che la pizza è una delle cose più buone che esistano al mondo e che la musica napoletana resta uno dei patrimoni dell’umanità , si può affermare, senza tema di smentita, che Napoli è molto più di questo.

È arte contemporanea fruibile da tutti, storia che trasuda dai palazzi, San Gregorio Armeno, la via dei presepi, la Cappella di San Severo ed il Cristo Velato, è entrare in un vicolo e trovarsi davanti ad un Caravaggio che ti lascia sconvolto, è la nebbia sottile che nasconde il Vesuvio, è trovarsi sotto il naso la mappa della città quando ti affacci da San Martino, la maestosità del Maschio Angioino, la punta nel mare di Castel dell’Ovo, la grandezza di Piazza Plebiscito con il Palazzo Reale ed il Teatro San Carlo. Napoli è il sapore dei taralli che ti lascia la lingua in fiamme fino alla mattina dopo, è il caffè intellettuale di Via Bellini o quello caotico di Via S. Sebastiano, il Gambrinus di Piazza Trieste e Trento o la Caffettiera di Piazza dei Martiri, il salotto buono della città, è passeggiare per via Tribunali, dove abitavo io, con la musica del Conservatorio che riempie le stradine e i vicoli stretti, passando per il Monastero di Santa Chiara e Piazza del Gesù.

A tendere bene l’orecchio, si può ancora sentire la sirena che tento’ di sedurre Ulisse ma che invece fece innamorare i napoletani. Lasciarsi ammaliare da Partenope è l’unica cosa che può fare il turista che arriva a Napoli.  E per dirla come John Turturro,  ‘’ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta…e poi c’è Napoli’’.