Nepal, tre italiani tra i dispersi: la Farnesina intensifica le ricerche

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La tragedia al confine con il Tibet si aggrava. Il bilancio sale a 353 vittime, mentre un nuovo lago minaccia di tracimare.

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La situazione al confine tra Nepal e Tibet continua a peggiorare e assume dimensioni sempre più drammatiche.

Tra le persone che risultano ancora disperse ci sono ora anche tre cittadini italiani. La Farnesina sta lavorando per verificarne la situazione e per cercare di ristabilire il contatto con i connazionali che non sono ancora stati rintracciati.

Il dato è particolarmente importante perché nei primi momenti dell’emergenza erano stati segnalati circa 90 italiani presenti nell’intera area del Nepal e del Tibet. Successivamente la Farnesina è riuscita a contattarne circa 130, mentre sono proseguite le verifiche sugli altri connazionali.

Chi sono i tre italiani dispersi

Secondo le informazioni riportate dalla DIRE, tra i dispersi ci sarebbe una coppia italo-svizzera, che si trovava in viaggio dal Tibet verso il Nepal.

Il terzo italiano è Marco Ratto, cinquantenne di Rapallo, gioielliere e appassionato di trekking e montagna.

L’uomo era partito da solo con un tour operator internazionale pochi giorni dopo Ferragosto. I familiari, non avendo più sue notizie, hanno segnalato la sua scomparsa alle autorità.

La sindaca di Rapallo, Elisabetta Ricci, ha dichiarato di essere in contatto con il Ministero degli Esteri e con l’Unità di Crisi della Farnesina.

La Farnesina rafforza la propria presenza

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato una Task Force Nepal, con l’invio da Roma di una delegazione dell’Unità di Crisi che dovrà creare a Kathmandu un punto di assistenza per i connazionali.

È stato inoltre disposto l’invio nella capitale nepalese di personale dell’Ambasciata italiana a New Delhi, proprio per rafforzare l’assistenza agli italiani presenti nella zona.

«La Farnesina è al lavoro per rintracciare i connazionali con i quali non si è ancora riusciti a stabilire un contatto», ha fatto sapere Tajani.

Per le emergenze è attiva anche la linea dell’Unità di Crisi della Farnesina.

Il bilancio continua a salire

Nel frattempo il Nepal continua a contare le vittime.

Secondo l’ultimo aggiornamento riportato dalla DIRE, i morti sono saliti a 353.

Ma il numero delle persone ancora irreperibili è molto più alto.

Le autorità nepalesi parlano di quasi 1.500 dispersi, tra i quali numerosi turisti stranieri.

La tragedia ha colpito una delle aree più remote dell’Himalaya, frequentata da escursionisti, alpinisti e pellegrini diretti verso il Tibet e il monte Kailash.

Prima il crollo del ghiaccio, poi la devastante inondazione

Le prime ricostruzioni avevano ipotizzato che fosse stato un terremoto a provocare il distacco del ghiacciaio.

Gli accertamenti dell’United States Geological Survey indicano invece una dinamica diversa: sarebbe stato il crollo di rocce glaciali e ghiaccio a provocare un sisma di magnitudo 5,2.

In pochi istanti una gigantesca massa composta da acqua, fango, rocce e ghiaccio si è riversata verso valle, travolgendo i fiumi Lhende Khola, Bhote Koshi e Trishuli e numerose località.

Le immagini diffuse nelle ultime ore mostrano una devastazione impressionante.

E adesso c’è un nuovo pericolo

Come se la tragedia non fosse già abbastanza grave, le autorità nepalesi hanno lanciato un nuovo allarme.

Nella zona colpita si è formato un lago naturale, creato dall’accumulo di acqua e detriti.

Il livello dell’acqua sta aumentando rapidamente e c’è il rischio che il lago tracimi, provocando una nuova ondata di piena.

Le autorità hanno invitato residenti e soccorritori a mantenersi lontani dalle rive del fiume.

Questo rende ancora più difficili le operazioni di soccorso.

Ore di angoscia per le famiglie

Per le famiglie dei tre italiani dispersi cominciano ora ore particolarmente difficili.

La speranza rimane quella di riuscire a stabilire un contatto e ritrovare le persone ancora irreperibili.

È importante, tuttavia, non confondere la parola “disperso” con “morto”.

Al momento, per i tre italiani, non esiste una conferma della morte.

Sono persone delle quali non si hanno notizie e che le autorità stanno cercando.

La situazione degli altri italiani

La Farnesina continua parallelamente a verificare le condizioni degli altri italiani presenti nella regione.

Il primo dato ufficiale parlava di circa 90 connazionali registrati tra Nepal e Tibet.

La situazione è particolarmente complessa perché non tutti coloro che si trovano nella regione sono necessariamente registrati nei sistemi consolari e perché le comunicazioni in alcune zone sono state interrotte.

Per questo il Ministero invita gli italiani presenti nell’area a registrarsi attraverso “Dove siamo nel mondo” e a utilizzare l’app “Viaggiare Sicuri”.

Una tragedia ancora in corso

Quella che sembrava inizialmente una devastante frana si è trasformata in una delle più gravi emergenze naturali recenti nella regione himalayana.

Il bilancio delle vittime continua a crescere.

I dispersi sono ancora moltissimi.

E ora anche il rischio di una nuova piena incombe sulle zone già devastate.

Per l’Italia, la priorità è diventata naturalmente quella di ritrovare i tre connazionali dei quali non si hanno notizie e verificare le condizioni di tutti gli altri italiani presenti nella regione.

Tre famiglie italiane aspettano una risposta.

E mentre in Nepal i soccorritori continuano a cercare superstiti tra fango, ghiaccio e detriti, le autorità devono fare i conti anche con il rischio che la natura possa provocare una nuova ondata di acqua e distruzione.