Successi dell’azione del Marocco nel corso del 2023

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immagine whatsapp 2023 07 31 ore 15.13.13 900x1000L’anno che volge al termine, rappresenta uno dei momenti più alti dell’azione diplomatica del Regno del Marocco. La diplomazia marocchina, seguendo le Alte Istruzioni di Sua Maestà, ha dimostrato una capacità di azione spesso non riconosciuta in Europa.

Ripercorrendo a ritroso gli eventi, possiamo partire dal forum “Russia – Africa” svoltosi nel Regno , nella città di  Marrakech. In questo contesto , il Capo della diplomazia Russa, Signor Lavarov, ha sottolineato che  Russia e Marocco  hanno concordato di tenere all’inizio del prossimo anno la riunione della commissione governativa congiunta sulla cooperazione commerciale, economica, scientifica e culturale.

Un grande risultato visto, che tra le due Nazioni sussistono un “partenariato strategico” un “partenariato strategico profondo” nei settori degli investimenti, del commercio, dell’economia, dell’energia, delle tecnologie dell’informazione, dell’energia nucleare per scopi pacifici, della pesca marittima, dell’agricoltura, in oltre alle grandi opportunità nel campo della cultura e dell’istruzione.

Sempre la città di  Marrakech, è stata il teatro, in ottobre, dell’incontro annuale della Banca Mondiale e del Fondo Mondiale, un modo per sottolineare il ruolo crescente del Regno nei processi decisionali dello sviluppo economico. Lo svolgimento di questo incontro è avvenuta in una città che , nello spazio di poco tempo, è riuscita a risollevarsi dal tremendo terremoto di Settembre.

In questo contesto, il sisma ha rappresentato una grande prova per il Marocco , che ha gestito la tragedia in modo pragmatico e moderno. Infatti, fin dalla prima riunione del gabinetto di emergenza , presieduta da Sua Maestà, , le autorità marocchine, seguendo la linea dei modelli di crisi internazionali , hanno preferito accertarsi in modo minuzioso e dettagliato dei bisogni sul terreno . Infatti, troppo spesso accade che di fronte alle emergenze si ragioni in modo irrazionale , senza una tattica ed una strategia .

Nella tragedia ,  le autorità marocchine che operano sotto le Alte istruzioni Reali, rimangono un caso di scuola , non solo per le crisi in Africa ma, anche in Europa. Il tradizionale approccio pragmatico della cultura del Marocco , si dimostrerà un modello vincente anche per il resto del continente e quello che oggi è una tragedia , sono convinto potrà essere una occasione per far risorgere ulteriormente il Marocco
Non si può  dimenticare l’avvenuto riconoscimento, da parte dello Stato d’Israele della legittimità da parte del Marocco di esercitare la sua sovranità sulle provincie del Marocco, fatto questo, che non ha impedito al Regno di essere comunque attento alla crisi mediorientale e alla causa del popolo palestinese.
Per quanto riguarda l’ Italia, non possiamo dimenticare che, l’anno che si aprirà, rappresenta un momento preparatorio , verso le celebrazioni del bicentenario delle relazioni tra l’Italia ed il Marocco. Infatti ,  Il 30 giugno 1825, venne stipulato un trattato di commercio e di navigazione dal Regno di Sardegna con il sovrano marocchino in seguito all’insediamento a Tangeri di un Consolato indipendente di Sardegna
Sarà un anno preparatorio per affrontare assieme la costruzione di un progetto mediterraneo aperto , inclusivo e tollerante. Caratteristiche che da secoli caratterizzano il Marocco
Marco Baratto



Voto all’estero. Rien ne va plus!

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download“Rien ne va plus!”. Le operazioni di voto per gli italiani all’estero sono terminate. E cominciano i dubbi, le polemiche su un voto che potrebbe essere più sicuro e sicuro non lo è mai stato. Da più parti, nel corso di questi anni, si è invocato un meccanismo più garantista, ma in verità non abbiamo mai visto la volontà di arrivarci, neppure quella di tentare di organizzare il voto elettronico, che probabilmente sarebbe più semplice del macchinoso e costoso sistema della consegna delle schede.

Però, al di là di tutto questo, una considerazione mi sembra necessaria. Gli italiani che vivono all’estero si dimostrano sempre più interessati a votare, a eleggere i loro rappresentanti, il fatto di fare quella croce sulle schede li fa sentire cittadini di serie A, o quasi.

Perché quasi? Perché i deputati e i senatori che eleggiamo noi che viviamo fuori dal Bel Paese sono pochi, troppo pochi per avere veramente una voce in capitolo.

Se gli italiani che vivono in Italia, per numero, sono praticamente gli stessi di quelli che vivono all’estero, perché i primi eleggono la stragrande maggioranza del Parlamento e noi si lasciano solamente le briciole? A pari numero di votanti dovrebbe corrispondere lo stesso numero di rappresentanti. Perché siamo tutti italiani!

Perché, si obietta, gli italiani all’estero, non pagano le tasse. Ma, rispondiamo noi, le tasse che pagano gli italiani in patria servono per assicurare loro i servizi, quelli che noi non abbiamo, non certo per avere priorità in Parlamento, perché siamo tutti italiani, quelli di serie A e quelli ancora elettoralmente di serie B.




La riforma dei Comites e del CGIE

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Caro Direttore,

Ho letto con interesse e attenzione l’intervento del segretario generale del CGIE Michele Schiavone, con cui l’autore si è premurato, nelle scorse settimane, di rendere nota la bozza delle proposte di legge relative alla riforma dei Comites e del CGIE.

Confesso di aver provato un moto di sorpresa nel leggere che le proposte normative, con i relativi articolati, sono state inviate a ” tutti i partiti dell’arco costituzionale”, ciò che mi induce a pensare che vi sarebbero, nel Parlamento italiano, partiti o movimenti che si pongono al di fuori del quadro democratico e a cui quindi non bisogna inviare le bozze di riforma di cui qui si parla. Si è trattato, voglio credere, di un lapsus calami.

Quanto ai contenuti  sia delle bozze normative sia del documento di accompagnamento, su cui il segretario generale si è soffermato in maniera molto puntuale,  essi meriterebbero, io credo,  un esteso dibattito, cui mi permetto di dare, per parte mia, un modesto contributo di riflessione, nella speranza che altri lettori-elettori prendano, a loro volta, la parola. Naturalmente, mi limito ad alcune impressioni, a volo di uccello, che io confido siano di un qualche interesse.

Vi è un dato, anzitutto,  che risalta particolarmente: Nel documento di accompagnamento, si afferma   che l’anagrafe degli italiani all’estero è passata da 3 milioni nel 2006 agli oltre 6 milioni di questi ultimi anni.

Si tratta di un incremento notevolissimo, addirittura eccezionale, che tuttavia non sembra formare oggetto, né di  analisi né di scandaglio. Chi sono questi nuovi iscritti all’Aire?  Si tratta forse di nuovi cittadini? Oppure d’italiani trasferitisi  all’estero?. In quali Paesi si addensano maggiormente? Sono, mi sembra,   dati di grande rilievo , anche  per meglio  comprendere quale sia il grado effettivo di rappresentatività dei Comites così come la partecipazione alla vita della collettività dei nuovi residenti.

Nel contesto inoltre del Consiglio generale degli italiani all’estero, ossia del CGIE, viene prospettata  una sorta di parallela espansione della rappresentanza dei cittadini europei residenti in Paesi terzi. Si auspica infatti la creazione di un ”Consiglio generale degli europei residenti all’estero” e, altresì,  di una agenzia europea, anche se mancano indicazioni  operative sui modi con cui concretizzare siffatte proposte. In proposito, gioverebbe di più, nella mia impressione,  proporre la creazione di un servizio consolare europeo,  comune ai 27 Paesi membri dell’Unione, col superamento  perciò della pletora corrente degli uffici consolari nazionali. Ma parliamo, come è facile capire, di progetti di lungo periodo, che vedranno la luce, se pure la vedranno, tra molti anni.

Su un piano più immediato, vorrei osservare che sarebbe utile poter acquisire  dati più circostanziati  sul lavoro svolto in questi anni dai Comites e dal CGIE. In quali ambiti, l’azione dei due organismi si è rivelata efficace? Dove hanno fallito?

Vorrei aggiungere una ulteriore considerazione circa le attività, presenti e future, del  CGIE. Nella bozza di articolato, sono previste molte, forse, troppe  importanti  attribuzioni in favore di questo organismo, compiti che tuttavia  potrebbero essere svolti più efficacemente, almeno nel mio giudizio,  da una struttura altamente professionale quale è, per esempio,  la  Direzione generale degli italiani all’estero della Farnesina, assieme al corrispondente Dipartimento del ministero degli interni. C’ è il rischio, nella mia impressione, che il CGIE si trasformi in un  carrozzone  burocratico, ove collocare i professionisti dell’emigrazione.

Quanto infine alla auspicata riforma ( o controriforma?) dei Comites, vorrei  formulare alcune considerazioni , non molto dissimili, del resto,  da quelle che  io ho già  prospettato più volte, in numerose precedenti occasioni, senza però trovare alcun ascolto, almeno fino a oggi…

Gioverebbe, io credo,  porre, tra i compiti del Comites, l’azione di stimolo nell’ambito dei processi di riorganizzazione del lavoro consolare. Occorre che i Comites si facciano promotori di progetti e di proposte operative, col fine di innalzare la qualità e la velocità del lavoro degli uffici, senza aspettare l’arrivo di nuovo personale  o di nuove risorse, ma impegnandosi da subito a fornire un contributo propositivo.

Occorrono quindi  nuove idee, nuove proposte, col fine anzitutto di  digitalizzare il lavoro delle sedi consolari, evitando però, o riducendo al minimo, il cosiddetto ”home working”, che è stato pensato per gli impiegati, ma non per i cittadini, pretendere inoltre l’apertura  degli sportelli al pubblico sette ore su sette, senza interruzioni infrasettimanali, riscrivere, assieme al console, la home page dei consolati, con un linguaggio chiaro e accessibile, tale cioè da essere compreso anche dai cittadini con un basso grado d’istruzione, richiedere infine l’eliminazione  delle crescenti vessazioni informatiche, di cui i diplomatici non sembrano rendersi conto, annullando, come prima, utile misura, l’obbligo di prenotazione elettronica degli appuntamenti di lavoro. Eccetera, eccetera.

Gerardo Petta- consigliere Comites di Zurigo