Onorevole Di Giuseppe, anche un terremotato dovrà pagare 2.000 euro?

Mentre in Venezuela si continuano a scavare le macerie e si contano le vittime, una domanda mi tormenta.
Tra quei morti e quei feriti ci sono anche cittadini italiani. Alcuni hanno perso tutto: la casa, la famiglia, il lavoro. Altri, se sopravvivranno, avranno bisogno di cure specialistiche che il Venezuela, oggi, non è in grado di garantire.

Ed ecco la domanda.
Se uno di quei connazionali dovesse rientrare in Italia per salvarsi la vita, dovrebbe prima pagare i 2.000 euro previsti dalla nuova legge voluta dall’onorevole Andrea Di Giuseppe per poter accedere al Servizio sanitario nazionale?
Se la risposta è sì, allora un terremoto non basta: per essere curato in Italia bisogna sopravvivere anche ai 2.000 euro.
Se la risposta è no, allora sarebbe opportuno spiegare agli italiani residenti all’estero quali eccezioni sono previste.
Perché una legge può sembrare giusta quando la si discute nell’aula di Montecitorio. Ma è la realtà che ne rivela i limiti.
La realtà oggi ha il volto di chi è rimasto sotto un palazzo crollato a Caracas. Ha il volto di chi ha perso la moglie, la figlia, i genitori. Ha il volto di chi aspetta un aereo per tornare in Italia con la speranza di essere curato.
La politica dovrebbe avere il coraggio di rispondere a queste domande, non di evitarle.
Perché gli italiani all’estero non sono cittadini di serie B. Rappresentano l’Italia nel mondo e, nei momenti più drammatici, continuano a sentirsi italiani.
La domanda, Onorevole Di Giuseppe, resta lì, semplice e scomoda: un connazionale sopravvissuto al terremoto dovrà tirare fuori 2.000 euro prima di poter essere curato in Italia?
Se la risposta è diversa da quella che migliaia di italiani temono, è il momento di dirlo chiaramente.