Piovà Massaia, terra di Vino, tartufi e menta

Due nuclei contrapposti (Cornegliano e Bricco) che si affacciano sulle colline del Monferrato, una storia di grandissimo fascino e la vocazione per la menta peperita. Sono questi gli ingredienti che fanno di Piovà Massaia uno di quei luoghi da scoprire al di fuori dei soliti itinerari del grande turismo.
Situato in provincia di Asti, il comune conta quasi 600 abitanti e già nel suo nome racchiude pagine di grande storia.
Nel 1940 il borgo decise infatti di assumere anche il nome di Massaia per onorare degnamente il cardinale Guglielmo Massaia (foto sotto), missionario cappuccino che fondò la Missione di Finfinnì (Nuovo fiore), luogo in cui sorse poi Addis-Abeba, divenuta capitale dell’Etiopia nel 1889.

Situato nel nord Astigiano a meno di un’ora da Torino, il paese è allocato in un’area costituita da ampie colline e profonde e suggestive vallate, un tempo chiamata “Alto Monferrato“. Inizialmente abitato nel periodo dai Liguri, Umbri, Etruschi e Celti, probabilmente il villaggio di Piovà cominciò a formarsi con il Plebanato di Meyrate (che aveva sede nei pressi dell’attuale cimitero, dedicato alla chiesa di San Giorgio) intorno al 104.
La Comunità di Plebata apparve infatti per la prima volta in un atto del 12 agosto 1339 rogito nel castello di Chivasso. L’antico borgo si trovò a subire le vicissitudini delle guerre tra il duca Amedeo IX di Savoia e il marchese Guglielmo VIII del Monferrato. Nel Seicento le continue lotte tra Savoiardi, Spagnoli, Francesi portarono (nel 1625) all’incendio dell’intero borgo, che poi fu colpito anche da carestia e dalla peste. Dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi e la liberazione di Torino il 7 settembre 1706, Piovà passo sotto l’ala di Vittorio Amedeo II di Savoia ma le vittorie di Bonaparte e la successiva Restaurazione mutarono ancora gli equilibri. Durante il periodo fascista Piovà fu accorpata con i Comuni di Castelvero e di Cerreto d’Asti, costituendo un unico Comune. Nel 1947 l’aggregazione si sciolse e nel comune di Piovà restò solo Castelvero.
Piovà rivive la sua storia attraverso un centro storico ricco di edifici di pregi (come il Palazzo Municipale) e di luoghi di culto di grande fascino architettonico. Tra le 11 chiese presenti nel paese spicca la maestosa quella parrocchiale, attribuita a Benedetto Alfieri, realizzata in posizione scenografica tra il 1749 ed il 1774 sul sedime dell’antica chiesa di San Michele in Monte Cornigliano. La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Giorgio, di cui il secondo è anche patrono del paese, rappresenta uno dei più mirabili esempi di Barocco Piemontese. Tra le chiesette minori che meritano di essere visitate, vi sono la piccola confraternita delle Umiliate di Santa Elisabetta, unica per il suo curioso campanile triangolare, la confraternita della Santissima Trinità, oratorio di San Carlo, e la Cappella della Madonnina che, a nordovest del Bricco, segna l’inizio dell’antica via del sale che e conduce, con un percorso di dorsale molto panoramico, fino a Cocconato.
Altro luogo di fascino è l’antico pozzo pubblico, restaurato di recente, che sorge nella valle il concentrico e la frazione San Pietro, conosciuta da tutti come “valle del pozzo” proprio per la sua presenza. Usato un tempo anche come lavatoio pubblico, da sempre questo pozzo rappresenta una ricchezza inestimabile per il paese e oggi si presenta come luogo di sosta e rinfresco per i visitatori che si muovono fra queste splendide colline scegliendo di percorrerle a piedi, in bicicletta o perfino a cavallo, onde poter cogliere al meglio ogni sfumatura di un territorio famoso per i suoi vini e per i tartufi. Da marzo 2016 Piovà Massaia, insieme ad altri 84 Comuni, fa parte della Riserva della Biosfera del Programma MAB-Man and Biosphere Unesco. CollinaPo è stata dichiarata Riserva della Biosfera, primo caso di un comprensorio naturalistico fortemente antropizzato con oltre un milione e mezzo di abitanti, appartenente a un’area geografica con un interessante biodiversità, ricca di acque e con crescente presenza di flora e di fauna.
Zona di produzione del Barbera d’Asti e del Barbera di Monferrato (Riconoscimento D.O.C.: D.P.R. 09/01/1970) Piovà si caratterizza anche per la grande disponibilità di tartufo.
Conosciuta anche come “Terra dei Santi”, questa zona, ricchissima di vitigni, ha dato i natali a numerose figure che hanno lasciato il segno nella storia e indicati soprattutto come “Santi Sociali”. In questa zona dell’Astigiano vi è stata infatti un’alta concentrazione di vite straordinarie che hanno fatto la scelta di dedicarsi completamente al prossimo, in particolare ai poveri e ai deboli. Se Piovà ha infatti dato i natali al venerabile Fra’ Guglielmo (oltre al violinista e compositore Giovanni Battista Polledro), a pochi chilometri, a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) nascevano san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, il beato Giuseppe Allamano e personalità eccellenti, come il card. Giovanni Battista Cagliero, mons. Giovanni Battista Bertagna, mons. Matteo Filippello, mons. Francesco Cagliero
“La nostra terra – spiega il sindaco di Piovà Massaia, Antonello Murgia – è conosciuta come “Terra di Santi di vino e tartufi” perché in questo territorio oltre a Don Bosco sono nati moltissimi altri santi molto importanti. Inoltre è possibile intraprendere percorsi del Romanico legati a chiese e abbazie uniche nel loro genere. In queste colline operano i tartufai più bravi ed è possibile trovare tantissimi profumatissimi tartufi, spesso venduti a carissimo prezzo agli acquirenti provenienti da tutto il mondo.”
È però la menta piperita a dare il carattere più specifico al paese che vide nascere il missionario fondatore di Addis-Abeba. Diffusasi nell’Alto Astigiano nel dopoguerra, la coltivazione di questa pianta officinale prese piede soprattutto nella frazione di Gallareto, dove vi erano terreni particolarmente adatti. Il lavoro, negli anni passati veniva spesso delegato alle donne, che la piantavano in primavera, sarchiandola sovente, al fine di levare le erbe infestanti e trattenere l’umidità del terreno. In estate, quando fioriva, veniva raccolta in fascine e portata all’ingresso del paese, dove ora si trova la Bocciofila. Qui sorgeva un grande alambicco, proprietà della famiglia Robba e De Vecchi, attraverso il quale veniva distillata, per essere venduta al paese di Pancalieri. All’epoca per i produttori rappresentava un importante introito economico, dato che l’essenza poteva essere esportata per i suoi numerosi utilizzi in confetteria, liquoreria, profumeria e anche in medicina. Abbandonata la coltivazione per una serie di annate pessime, la menta ha continuato a crescere nel suo habitat e dal 2012 alcuni coltivatori hanno deciso di riscoprire questa preziose erba medicinale. E da qualche anno, la prima domenica di giugno rima con una fiera unica nel suo genere, dedicata proprio alla menta. La fiera fa parte del circuito “Ritorno alla Fiera” della Strada del Vino Monferrato Astigiano, e attira numerosi visitatori, anche da lontano.