Poesia contemporanea italiana: La complessa ispirazione poetica di Sandro Angelucci

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sin título 1Qualche anno fa, tramite una comune amica fiorentina affermata nel campo letterario, ho potuto avvicinarmi all’ opera letteraria di Sandro Angelucci, o almeno a parte di essa, perché Angelucci ha pubblicato una serie di raccolte poetiche che sono state oggetto di studio e recensioni da parte di molte voci importanti del panorama letterario italiano. Nel corso degli ultimi venti anni Angelucci, poeta, critico letterario e saggista che vive e insegna nella sua città natale di Rieti, ha infatti pubblicato numerosi volumi: “Non siamo nati ancora” (Sovera Ed.), “Il cerchio che circonda l’infinito” (Book Ed.) e “Verticalità” (Book Ed.) usciti rispettivamente nel 2000, 2005 e 2009 e, nei quaderni letterari de “Il Croco”, le raccolte “Appartenenza” (2006) e “Controluce” (2009). Per la saggistica, è uscito a cura di Angelucci il volume “Di Rescigno il racconto infinito,” monografia dedicata al poeta Gianni Rescigno e prefata da Giorgio Bȧrberi Squarotti (Blu di Prussia Editore.) Le raccolte poetiche più recenti comprendono “Si aggiungono voci”  e “Titiwai” (Giuliano Ladolfi Editore, 2019).

“Si aggiungono voci” (Edizioni Lieto Colle. 2014) che ho letto con commozione e sentito particolarmente affine per i temi e l’afflato genuino verso la Natura, è composto da due sezioni,  “Icaro” e “Il grande respiro” che sviluppano i temi cari all’ autore in un fluido divenire emotivo e spirituale, in un mosaico di intuizioni ed emozioni che scaturiscono da una spiritualità profonda, da una compassione autentica e  vissuta attivamente anche a livello dei minimi avvenimenti del quotidiano che possono riferirsi alla morte ingiusta di un animale o alla riflessione sul potere del sogno: <<…Forse, chissà, /forse lo scopriremo/che sono i sogni l’anima del mondo.>>. (Da << Come poterne fare senza?>> p.49).

Una poesia non facile quella di Angelucci, un universo complesso in cui confluiscono temi, ricerche ed esplorazioni che si riconducono a fondamentali  interrogativi esistenziali e all’aspirazione, insita nell’ uomo, verso un mondo e una esistenza in maggiore sintonia con la Natura e con il senso del Divino, per poter comprendere, mediare e superare anche certi aspetti tragici dell’ esperienza umana. Il lettore non si aspetti di poter sfogliare questo volume distrattamente, cercandovi un momento di evasione. La poesia di Angelucci richiede un confronto con noi stessi, con i nostri valori e i nostri pregiudizi, apre un orizzonte su visioni di cui forse vorremmo essere anche noi i visionari.

Alcune poesie tratte da: Si aggiungono voci (Angelucci. S., Edizioni Lieto Colle. 2014)

 

Nel sangue aveva le tormente

In morte dello scoiattolo canadese 

Ti ho dato tanto.

E avrei potuto darti molto di più.

Non rinchiudendoti in quella gabbia

per esempio.

 

Mi hai dato tanto.

E avresti potuto darmi

ciò che sembra irraggiungibile

se solo ci fossimo incontrati

nelle tue foreste.

Liberi:

Tu di saltare da un ramo all’ altro,

io di non comprarti.

 

Non è successo

ma non di meno ti sento e credo vivo.

Con rabbia,

con una forza insolita, indicibile

ho fatto un buco nella terra.

E ti ho protetto

dal gelo della morte,

tu, che nel sangue avevi le tormente.

 

Il corpo senza vita di mia nonna.

Soltanto allora seppi del dolore.

Tutto rinasce – oggi l’ hai ribadito –

Se muori di un amore che non scegli.

 

Feluche

Sono feluche adesso queste ore,

che navigano mari

d’altri mondi.

È tempo, questo tempo,

che non conosco.

Sono momenti questi

di grazia commovente

di una fragilità che impreziosisce

la vena luminosa del cristallo.

E io, che torno nuovamente

a percepirmi eterno

su legni

che sfidarono gli scogli,

naufrago aspetto, a terra,

il prossimo vascello.

Una vela, una feluca,

un vento.

Una promessa:

il segno del viaggio

un senso di partenza

 

Ustioni

Una medusa

strappata al sogno del suo mare,

lasciata in agonia

sulla sabbia arroventata.

È così, sempre

che credendo di fuggire le punture

ci ustioniamo.

Siamo vittime e carnefici

di un pensiero

che rasenta la follia

che svuota il corpo

che toglie trasparenza all’ armonia.