Quando partire significava attraversare l’oceano: i manifesti dell’emigrazione al MEV

C’è stato un tempo in cui partire per l’estero significava soprattutto raggiungere un porto e salire su un transatlantico. Prima ancora delle fotografie, erano i manifesti pubblicitari a raccontare quel viaggio: promettevano lavoro, collegamenti con l’America e nuove possibilità dall’altra parte dell’oceano.
È proprio attraverso questa grafica d’epoca che il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) arricchisce il proprio percorso espositivo grazie alla collaborazione con il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso. Una selezione di manifesti storici digitalizzati è stata inserita nelle sale del museo dedicate alla partenza e alla costruzione di una nuova vita all’estero.

Un viaggio attraverso le sale del museo
I manifesti sono stati collocati tra la sala “Partire”, al piano terra, e la sala “Costruire”, al secondo piano.
La scelta non è casuale. Il visitatore viene accompagnato idealmente lungo lo stesso percorso compiuto da milioni di emigranti: lasciare la propria terra, affrontare il viaggio e arrivare in un nuovo Paese per cercare lavoro e costruire un futuro.
Lo spostamento fisico tra i diversi piani del museo diventa così una sorta di viaggio transoceanico, collegando la memoria delle partenze con quella della vita costruita dopo l’arrivo.
«C’è lavoro per te!»
Tra i materiali esposti c’è anche il manifesto sindacale “C’è lavoro per te!”, realizzato tra il 1948 e il 1950.
L’immagine della mano aperta accanto a un’incudine, un badile e dei mattoni restituisce immediatamente una delle motivazioni fondamentali dell’emigrazione: la ricerca di un’occupazione e di condizioni di vita migliori.
Accanto alla grafica legata al lavoro compaiono i manifesti delle grandi compagnie di navigazione che collegavano l’Europa alle Americhe.
Dai porti italiani alla Statua della Libertà
Tra le immagini più suggestive c’è “Exprés América del Norte – Italia – Cosulich”, del 1935-1936, con un transatlantico che naviga davanti alla Statua della Libertà.
È un’immagine che racchiude una parte importante della storia dell’emigrazione italiana: il viaggio verso gli Stati Uniti e l’arrivo davanti a quello che per milioni di europei rappresentava il simbolo del Nuovo Mondo.
Altri manifesti ricordano la flotta Cosulich con “Trieste Saturnia – Vulcania”, risalente alla seconda metà degli anni Venti, mentre la Cunard Line pubblicizzava i collegamenti tra Europa e America.
La raccolta comprende inoltre manifesti della Navigazione Generale Italiana e della N.G.I. Line, con mappe che mostrano le rotte attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico.
I transatlantici come simbolo dell’emigrazione
Particolarmente significativo è anche il manifesto del Lloyd Triestino, realizzato prima del luglio 1925.
Il transatlantico è raffigurato mentre naviga tra la basilica di San Marco a Venezia e la chiesa di San Giusto a Trieste. Nella parte inferiore compaiono figure umane di diverse provenienze e un cammello, a suggerire l’ampiezza geografica dei collegamenti della compagnia.
Sono immagini nate per pubblicizzare viaggi e servizi commerciali, ma oggi assumono un valore diverso: diventano documenti visivi della mobilità internazionale di un’epoca nella quale l’emigrazione italiana attraversava soprattutto il mare.
La memoria di chi è partito
La nuova sezione del MEV permette quindi di osservare l’emigrazione da un punto di vista particolare.
Non soltanto attraverso lettere, fotografie, oggetti personali e testimonianze, ma anche attraverso la pubblicità che accompagnava le partenze.
Quei manifesti raccontano un mondo nel quale il viaggio verso l’estero poteva durare giorni o settimane e nel quale il transatlantico rappresentava il passaggio concreto tra due vite.
Oggi quelle immagini sono diventate patrimonio storico. E per gli italiani che vivono fuori dal Paese rappresentano anche un modo per rileggere la storia delle generazioni che li hanno preceduti.
Il nuovo allestimento del Museo dell’Emigrazione Veneta mette così insieme memoria, grafica e storia dell’emigrazione, trasformando i manifesti delle compagnie di navigazione e del mondo del lavoro in una testimonianza di un’Italia che partiva alla ricerca del proprio futuro oltre oceano.