“Quel giorno… 25 anni dopo”: New York ricorda l’11 settembre

Il 10 settembre l’Istituto Italiano di Cultura di New York dedica una serata alla memoria dell’attentato che cambiò la città, gli Stati Uniti e il mondo.

Sono passati 25 anni dall’11 settembre 2001.
Un quarto di secolo da quel giorno che ha cambiato per sempre New York, gli Stati Uniti e, in molti aspetti, il mondo intero.
Alla vigilia del venticinquesimo anniversario, l’Istituto Italiano di Cultura di New York dedica una serata alla memoria di quella tragedia. L’appuntamento è per giovedì 10 settembre alle ore 18, nella sede dell’IIC, al 686 di Park Avenue.
L’incontro si intitola “Quel giorno… 25 anni dopo” e partirà dalla testimonianza di un sopravvissuto raccolta dal giornalista Claudio Pagliara in occasione del ventesimo anniversario.
Un giorno che molti americani non hanno vissuto
C’è un elemento che rende particolarmente importante questa ricorrenza.
Secondo i dati citati dall’Istituto Italiano di Cultura, circa 100 milioni di americani sono nati dopo l’11 settembre 2001.
Per una parte enorme della popolazione americana, quindi, quel giorno non è un ricordo personale.
È storia.
È qualcosa che hanno conosciuto attraverso i racconti dei genitori, i documentari, le fotografie, i libri e le immagini televisive.
Ed è proprio per questo che mantenere viva la memoria diventa sempre più importante.
La testimonianza di chi c’era
Durante la serata sarà proiettato un estratto del documentario “Quel giorno”, realizzato da Claudio Pagliara e trasmesso da Speciale TG1 il 5 settembre 2021, in occasione del ventesimo anniversario degli attentati.
Al centro del documentario c’è anche la testimonianza di uno dei sopravvissuti.
Da quella voce partirà la riflessione organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura.
Non soltanto per ricordare ciò che accadde.
Ma per cercare di capire che cosa è successo a New York nei 25 anni successivi.
Due giornalisti italiani che raccontarono quella giornata
Alla serata parteciperanno anche Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi, giornalisti italiani che vivevano già a New York nel 2001 e che raccontarono gli avvenimenti per il Corriere della Sera e La Stampa.
Oggi, 25 anni dopo, hanno pubblicato insieme il libro “Da Giuliani a Mamdani. New York 25 anni dopo l’11 settembre”, nel quale raccontano la trasformazione della città attraverso un lungo percorso che arriva fino alla New York di oggi.
A moderare l’incontro sarà lo stesso Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.
Da Giuliani a Mamdani
Il titolo del libro scelto dai due giornalisti racconta già molto.
In 25 anni New York è cambiata profondamente.
È cambiata politicamente, economicamente, socialmente e urbanisticamente.
È cambiato il modo nel quale la città si percepisce e viene percepita dal resto del mondo.
Ma alcune caratteristiche sono rimaste.
Una soprattutto: la capacità di reagire alle crisi.
Gli autori descrivono una New York oggi meno legata esclusivamente a Wall Street e sempre più orientata verso la tecnologia e la cosiddetta Tech City.
Una città che si è arricchita di nuovi musei e istituzioni culturali, ma che è diventata anche più costosa e attraversata da profonde divisioni politiche.
La città che si rialza
Nel libro viene ricordata una frase dello stilista newyorkese Michael Kors, utilizzata per descrivere proprio questa capacità della città di reagire:
quando New York cade, si rialza.
È forse la chiave migliore per comprendere il rapporto tra la città e l’11 settembre.
Ground Zero è diventato un luogo di memoria.
Le Twin Towers non esistono più.
Ma New York continua a vivere, cambiare e reinventarsi.
E proprio questa trasformazione sarà uno degli argomenti della conversazione del 10 settembre.
Il ricordo delle quasi tremila vittime
Naturalmente il centro della serata rimane la memoria delle vittime.
Gli attentati dell’11 settembre causarono quasi 3.000 morti.
Persone di molte nazionalità, religioni e origini diverse.
Uomini e donne che si trovavano nelle Torri Gemelle, al Pentagono o a bordo degli aerei dirottati.
E poi i soccorritori: vigili del fuoco, poliziotti, operatori sanitari e tanti altri che intervennero nelle ore e nei giorni successivi.
Una tragedia che non appartiene soltanto agli Stati Uniti.
Un ricordo che riguarda anche gli italiani
Tra le vittime dell’11 settembre vi furono anche persone legate all’Italia e alla comunità italiana negli Stati Uniti.
Per questo la serata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura ha anche un significato particolare per gli italiani che vivono a New York.
La città è stata per generazioni una delle principali destinazioni dell’emigrazione italiana.
L’11 settembre ha quindi segnato anche una comunità italiana profondamente inserita nella vita della città.
Vent’anni dopo, un altro sguardo
La proiezione del documentario realizzato nel 2021 permette inoltre di mettere a confronto due momenti.
Il ventesimo anniversario.
E ora il venticinquesimo.
Cinque anni possono sembrare pochi nella storia.
Ma sono abbastanza per permettere a una città e a una società di guardare agli stessi avvenimenti con una prospettiva diversa.
E soprattutto per capire quanto sia cambiata la memoria collettiva.
Quando la memoria diventa storia
Per chi quel giorno lo ha vissuto, le immagini delle Torri in fiamme, delle persone che correvano per le strade di Manhattan e delle nuvole di polvere a Lower Manhattan appartengono ancora alla memoria personale.
Per chi è nato dopo, sono immagini di un passato che non ha vissuto.
È qui che iniziative come quella dell’IIC assumono il loro significato.
La memoria personale, con il passare degli anni, diventa memoria collettiva.
E la memoria collettiva, se viene conservata e raccontata, diventa storia.
Il 10 settembre New York si fermerà idealmente ancora una volta a guardare quel giorno.
Non soltanto per ricordare la tragedia.
Ma per chiedersi che cosa sia diventata la città 25 anni dopo.
Una città ferita, ricostruita, trasformata.
Una città che ha perso quasi tremila persone.
E che, nonostante tutto, ha continuato a rialzarsi.