Referendum: perchè invitiamo a votare NO

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iovotono“Perché invitiamo a votare “No” nel referendum che si svolgerà tra appena due settimane? Il 20 e 21 settembre, in Italia, i cittadini, in coincidenza con le elezioni amministrative e regionali, sono chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale. E cioè, sul taglio dei parlamentari. Anche i connazionali all’estero potranno partecipare. Riceveranno un plico con la scheda che, una volta votata, dovranno far pervenire al Consolato di riferimento entro e non oltre le ore 16 del 15 settembre. Ora e giorno sono tassativi”. Inizia così l’editoriale che Mauro Bafile firma oggi per “La voce d’Italia”, quotidiano online di Caracas.
“Il voto più che un diritto è un dovere. Lo è ancor di più per noi che viviamo all’estero. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. È l’unico strumento democratico di partecipazione. Ci permette di esprimere le nostre opinioni, di fissare posizione sui problemi che affliggono il Paese e di incidere su situazioni che, direttamente o indirettamente, segneranno il nostro futuro. È anche una maniera di manifestare quanto ci è a cuore l’Italia. Partecipare, quindi, non è una opzione. È un dovere.
In questa occasione, i connazionali sono chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale che propone di modificare gli articoli 56, 57, 59. In stretta sintesi, si chiede agli italiani di ridurre il numero dei parlamentari. Qualora fosse approvato, il numero dei deputati passerebbe da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.
La proposta è una promessa elettorale del Movimento 5 Stelle basata sulla considerazione che, al ridurre la presenza parlamentare, si otterrà un importante guadagno in termini di spesa. In realtà, come dimostra l’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università Cattolica, non sarebbe affatto così. I 500 milioni di euro a legislatura calcolati dal M5S in realtà sarebbero 285 milioni, pari allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. Una percentuale irrisoria. Il taglio nel numero dei deputati e senatori neanche si tradurrebbe in una maggiore efficienza del Parlamento. La riduzione della rappresentanza parlamentare non garantisce assolutamente la qualità umana, culturale e politica di chi la compone.
Il taglio del numero dei parlamentari, ormai da tempo, è al centro di dibattiti e di polemiche a volte dai toni aspri. Poco ci sarebbe da ridire sul Referendum se, così come è stata improntata la riforma, non fosse fine a sé stessa. Infatti, in essa prevale il taglio lineare dei parlamentari. Non tiene conto dei collegi elettorali, del rapporto tra elettori ed eletti, e del funzionamento del Parlamento. Inoltre, pone un grosso punto interrogativo sull’elezione del presidente della Repubblica. In sintesi, il Referendum non è il tassello di un mosaico di provvedimenti orientati a riformare l’assetto istituzionale del Paese nel suo complesso. Al contrario, la sua approvazione rischia di creare gravi squilibri in un paese che si trova a far fronte ad importanti sfide economiche e sociali.
Nel caso di tutti noi, italiani che viviamo all’estero, gli squilibri provocati dall’approvazione del Referendum sono ancora più evidenti. Inutile prolungarsi sull’inadeguatezza del momento. Di questo abbiamo già parlato nel nostro editoriale precedente. È sufficiente ricordare, comunque, che con il dilagare della pandemia è a rischio il nostro voto. E lo è soprattutto nei paesi di maggiore presenza italiana – leggasi Argentina, Brasile, Germania, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Venezuela -. Con oltre 20 Consolati chiusi, è difficile assicurare il voto a tutti gli aventi diritto. Detto ciò, quel che ci preme sottolineare, in questa occasione, sono altri aspetti che pregiudicano le nostre comunità.
Gli italiani all’estero, registrati all’Aire, sono circa 6 milioni, il 10 per cento dell’elettorato. L’Abruzzo, con quasi un milione e mezzo di elettori, oggi ha in Parlamento 14 deputati e 7 senatori. Con l’approvazione del Referendum, avrà 9 deputati e 4 senatori. La Regione Lazio, con quasi 6 milioni di elettori, ha 58 deputati e 28 senatori. Con la riforma, avrà 36 rappresentanti alla Camera e 18 al Senato. La Circoscrizione estero, con oltre 6 milioni di cittadini, ha attualmente 12 deputati e 6 senatori. Qualora fosse approvato il Referendum, la nostra rappresentanza in Parlamento passerebbe a 8 deputati e 4 senatori.
Andiamo oltre. Un deputato, in Italia, rappresenta circa 150mila cittadini. Un senatore, poco più di 300 mila. Ad esempio, in Abruzzo, con la riforma, un deputato rappresenterà 145mila cittadini e un senatore 327mila. Ben diverso è il caso dei nostri rappresentanti in Parlamento. Infatti, un deputato eletto all’estero, con il taglio, rappresenterà 700 mila cittadini. Un senatore, un milione e 400mila. A questo punto ci si chiede, solo per fare un esempio: quale rappresentanza potrà avere un senatore eletto nella Circoscrizione America Settentrionale e Centrale o nella Circoscrizione America Meridionale? Quali costi dovrà sostenere un candidato per fare campagna in tutto il suo Collegio elettorale e quali, una volta eletto, per essere presente in ogni comunità, ascoltare i loro problemi per farsene eco presso i propri partiti e in sede parlamentare?
La democrazia non è un’opinione. Una Riforma Costituzionale dovrebbe essere motivo di profonda riflessione. Soprattutto se l’obiettivo è creare un sistema che rappresenti realmente tutti gli italiani, a prescindere dal luogo di residenza. Il taglio lineare dei parlamentari, senza troppi complimenti, è fine a sé stesso. La riforma, così come è stata concepita, non risponde alle necessità del Paese. È questa la ragione per cui intellettuali e tanti esponenti del Pd parlano di “minaccia per la democrazia”. Una riforma come quella proposta in questa occasione tende a favorire unicamente le correnti populiste presenti nell’agorà politico, e non certo i cittadini. Avrà solo l’effetto di creare una élite politica distante dal cittadino, di istituire un sistema più simile ad una oligarchia che alla democrazia diretta tanto elogiata dal M5S. Un Referendum come quello proposto pregiudica tutti gli italiani. Ma soprattutto noi residenti all’estero.
Ecco perché invitiamo a votare “No””.

da “La Voce d’Italia”




Italia sinonimo di moda

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modauomo“La moda nel paese italiano è nata ed è stata portatrice di bandiere fin da molto lontano nel tempo, più precisamente dall’epoca dell’Impero Romano, passando per il Medioevo, il Rinascimento e poi approdando negli anni Cinquanta con più forza che mai, diventando da allora un riferimento quasi unico al mondo”. A scriverne è stata Luciana Cacciaguerra Reni, sulle pagine de “Il Corriere di Panama”.
“La storia della moda italiana inizia in epoca romana, quando vengono dettati lo stile e i modelli fatti di tessuti e cinture, tovaglie e tuniche; alla fine del Medioevo il lusso orientale entra con i crociati che, di ritorno in Occidente dalla Terra Santa, portano tessuti e accessori usati nei paesi orientali, sete e mussole che vengono poi ricamati con perle e gioielli in stile persiano. Sono stati utilizzati velluti e broccati o viola di scarlatto, blu, verde.
Il vantaggio che l’Italia ha sempre avuto in termini di posizione geografica era che essendo al centro del Mediterraneo poteva facilmente ricevere qualsiasi cosa proveniente da altri Paesi e diventare così il più forte ponte di scambi commerciali tra Oriente e Occidente.
Fu in Italia che si utilizzarono per la prima volta i ventagli, alcuni dei quali decorati con piume di struzzo o di pavone, con manici d’oro o d’avorio. Il miglior broccato fu realizzato in Sicilia e la grande richiesta di seta finissima determinò l’installazione della prima fabbrica a Palermo nel 1148.
Altri famosi centri commerciali erano i porti di Genova e Venezia, dove tutte le merci arrivavano e venivano poi distribuite al resto d’Europa. Nel 1300 Venezia raggiunse un’enorme prosperità e la moda veneziana esercitò una grande influenza su tutto il continente; a Firenze la famiglia regnante dei De Medici e tutte le famiglie aristocratiche erano ossessionate dalla moda come una questione di status sociale e quindi vi investirono grandi somme di denaro.
Negli anni ’50 gli Stati Uniti con il Piano Marshall destinarono aiuti finanziari a molte aziende tessili familiari che iniziarono a svilupparsi a poco a poco fino a diventare le grandi case di moda conosciute; la cultura e il design italiani divennero all’avanguardia e aprirono un varco verso la modernità. Contemporaneamente la prima sfilata di moda in Italia fu a Firenze grazie al Conte Giovanni Battista Giorgini; questo evento avrebbe trasformato la moda in qualcosa di più popolare e di conseguenza iniziarono le grandi sfilate, le Settimane della Moda, principalmente a Milano dove si formò il cosiddetto “Quadrilatero della Moda” che sarebbero stati i quattro viali più famosi del centro città dove si trovano i negozi delle marche più famose; Lo stesso accade a Roma, dove si svolgono importanti sfilate e i marchi più famosi si trovano nelle tre arterie più raffinate della Città Eterna. Non possiamo dimenticare che a Firenze ogni anno si tiene anche la sfilata di Pitti Immagine, esclusivamente per la moda maschile. Il cinema nativo e il cinema hollywoodiano ai tempi della Dolce Vita romana hanno contribuito molto a far conoscere la moda italiana nel mondo e a copiarla; le attrici americane andavano in Italia e indossavano pantaloni capri, camicette e orecchini molto scollate abbinate a capelli corti, abiti da cocktail corti e sobri, abiti da festa sontuosi ma eleganti di case come Ungaro, Ferragamo e Bulgari e gli uomini indossavano abiti di seta dal taglio perfetto con occhiali scuri e sciarpe.
Già negli anni ’70 la moda era diventata un’industria forte con marchi come Emilio Pucci, Missoni, Ferrè, Rocco Barocco, Krizia che si specializzava in Haute Couture e il famoso Pret-a-porter che significa “smart fashion”, per cui considerava la moda non solo un fatto di stile ed eleganza ma anche di praticità e comfort; cominciava ad emergere la produzione di scarpe e borse delle migliori pelli lavorate e curate al mondo, oltre agli accessori più raffinati.
Ma la moda italiana non è fatta solo di grandi case, ma di un’infinità di aziende artigiane che, come una costellazione distribuita su tutto il territorio nazionale, producono una gamma variegata e meravigliosa di modelli che possono competere con le grandi aziende, come ad esempio a Capri, Positano, Forte dei Marmi per gli abiti estivi e Cortina D’Ampezzo, Cevinia, Madonna di Campiglio per le tendenze invernali.
Ancora oggi la moda italiana è la più grande cometa a livello internazionale, molto richiesta per la sua semplicità, sobrietà ed eleganza; grandi case come Gucci e Valentino stimolano i nuovi stilisti che vogliono entrare in questo mondo concedendo loro borse di studio e altri come Ermenegildo Zegna e Armani forniscono loro passerelle gratuite per le loro mostre. Tutto questo ci fa capire che il famoso Made in Italy non è fatto solo per motivi di business, ma perché l’italiano ama davvero creare e produrre ciò che fa, lo fa con vera passione, ce l’ha nel sangue e quindi sappiamo che è nato per restare”.

da “Il Corriere di Panama”




Sudafrica. Chiude il club italiano di Welkom

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4welkom“È il termine di un’era per circa cinquanta famiglie italiane di Welkom, nel Free State. Nella “grande famiglia” italiana della cittadina rimarrà indelebile il ricordo di feste tra amici, domeniche passate sui campi di calcio del club e occasioni indimenticabili che hanno marcato la storia del centro di aggregamento, messo in vendita negli scorsi mesi”. A darne la notizia è Alessandro Parodi in un articolo pubblicato su La Voce del Sud Africa.

L’origine del club di Welkom
Il club è nato in un’epoca lontana, quando le miniere della zona attrassero una grossa ondata migratoria. Il giro di affari sorto sull’estrazione dei minerali fece fiorire la piccola cittadina, per la fortuna imprenditoriale di molti italo-sudafricani. Welkom ha però perso gran parte del proprio lustro originale, costringendo molti giovani italiani nati in Free State a trasferirsi a Johannesburg o Cape Town. Le famiglie rimaste sono parte della vita comunitaria della città e già da molti anni hanno abbandonato l’abitudine di passare la domenica al club o in compagnia dei propri connazionali.

Il tentativo di risanare il club
È così che, da oltre un decennio, l’associazionismo al club italiano di Welkom è calato drasticamente. Ne è stata complice anche la mancanza di un piano d’azione che lo tenesse in vita. Il tentativo di ravvivarlo nel 2016, intrapreso dal Console Generale Marco Petacco e dal Com.It.Es. di Johannesburg, non ha potuto dare il via allo sperato ritorno di fiamma, in un momento in cui già numerosi soci proponevano la vendita della sede come l’opzione più ragionevole.
La vendita del club è stata approvata nel 2019. A complicare le cose è stato il colpo subito durante la pandemia di Covid-19. Il conseguente lockdown ha spezzato imprese e affamato milioni di famiglie. La vendita, promossa dal Console Onorario Elriene Mattana, ha permesso alla piccola comunità di istituire il Teresa di Viglione Trust, un fondo gestito dal contabile Ludovico Gambale, di Gambale and Harrison Inc. con lo scopo di aitutare le famiglie bisognose della comunità italiana del Free State.

Il Teresa di Viglione Trust
La formazione del trust è stata una decisione presa in accordo con il Consolato Generale d’Italia a Johannesburg, il Com.It.Es. e il CGIE dopo attente consultazioni in merito allo statuto del club e la legge italiana e sudafricana.
Il Teresa di Viglione Trust sarà un fondo di R1,6 milioni, che l’acquirente del club – un’agenzia di catering – pagherà nei prossimi sei anni.
“Pensavamo di utilizzare parte del fondo per aiutare le famiglie bisognose durante il lockdown”, ha commentato Mattana. “Ma molti benefattori ci hanno assistito con donazioni di cibo e voucher per fare la spesa”.

Il ricordo di un’infanzia a Welkom
Mettendo a tacere alcune speculazioni nate sulla vendita del club, Mattana ha concluso: “Abbiamo trascorso dei momenti indelebili della nostra vita in questo club. Lo vogliamo ricordare come la casa di tutti gli italiani, dove abbiamo festeggiato per decenni e passato momenti preziosi della nostra infanzia””.

da “La Voce del Sudafrica”




I corsi di italiano a Panama hanno una storia

dolce lingua

dolce lingua“In effetti, è una delle lingue più facili da imparare e, nel corso degli anni, si è rafforzata. Sempre più persone decidono di studiarlo in tutto il mondo, e infatti l’italiano è già considerato la quarta lingua più studiata al mondo. Essere l’Italia uno dei paesi più belli e culturali del mondo, con una ricchezza storica senza pari che ci avvolge nella sua atmosfera e ci fa sognare città come Firenze, Napoli, Roma e Venezia, rende indispensabile per molti conoscere le basi della lingua dantesca”. A scriverne è Fito La Vitola, in articolo pubblicato su “Il corriere di Panamá”.
“Questo ondeggiare del romanticismo italiano ha quindi influenzato anche l’istmo panamense, che ha suscitato negli anni l’interesse di grandi e piccini per l’apprendimento di questa bella lingua.
Per anni gli insegnanti indipendenti si sono avventurati a dare lezioni private o a piccoli gruppi con mezzi propri, senza alcuna certificazione, solo per trasmettere le loro conoscenze agli interessati. Tuttavia, nel 1980 l’Ambasciata d’Italia contattò Carmela Lafratta de Cuestas per proporle di dirigere i corsi di italiano che vi venivano impartiti da un’insegnante di italiano che stava lasciando il suo posto.
La visione dei corsi era quella di offrire la possibilità di insegnare la lingua ai discendenti degli italiani e di mantenere legami culturali con Panama per le centinaia di panamensi interessati all’apprendimento della lingua.
Carmela de Cuestas aveva un alto livello di conoscenza della lingua italiana ed era laureata. Aveva gli opuscoli che aveva studiato all’Università per Stranieri di Perugia, che aveva adattato per i corsi perché, all’inizio, non c’erano programmi di studio o testi o materiale didattico, ma solo grammatica di base.
Con l’aumento della popolazione studentesca, è stato necessario chiedere il sostegno di un’altra insegnante, Giovanna Ferrari de Sousa, che ha lavorato per alcuni anni nell’insegnamento delle lingue con Carmela de Cuestas prima di tornare in Italia.
L’interesse per la lingua e la cultura italiana continua a crescere. Si è creato un circolo di lettura, sono stati programmati e tenuti corsi di conversazione e cultura, si è iniziato a creare una piccola biblioteca e si è deciso di fare a meno dei libri di testo italiani per le difficoltà di spedizione e i costi, e si è deciso di scrivere e modificare i propri testi, adattandoli al livello degli studenti. Quest’ultimo progetto è stato completato in pochi mesi e i libri hanno continuato ad essere utilizzati per anni con i dovuti aggiornamenti e le raccomandazioni di Carmela de Cuestas.
La popolazione dei corsi ha continuato ad aumentare e sono stati presi contatti con altre istituzioni culturali italiane della regione, con la Società Dante Alighieri e con alcune scuole italiane all’estero per partecipare ai congressi e agli incontri della Federazione delle Scuole Italiane in America.
Carmela de Cuestas, invece, ha partecipato a diversi corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti in Italia, proprio presso l’Università per Stranieri di Perugia, in Colombia e Venezuela, che l’hanno aiutata molto nella didattica dell’insegnamento dell’italiano agli stranieri, dando maggior valore ai corsi tenuti a Panama.
Nel 1989, per iniziativa congiunta di Carmela de Cuestas, degli studenti e degli ex soci dei corsi, è stata creata l'”Accademia Italiana” con lo scopo di integrare i corsi di italiano già esistenti, i corsi di cucina, i corsi di teatro e gli eventi culturali, formata da tre insegnanti e da una segretaria, prima in una zona vicina alle allora nuove strutture dell’Ambasciata d’Italia ad Altos del Golf, e poi in una sala affittata più in accordo con le esigenze dei corsi dovute al fattore spazio.
In seguito Graciela Mojica García de Paredes si è unita alla squadra come insegnante. L’Accademia è durata 10 anni e nel 1999 ha chiuso definitivamente i battenti.
Quando l’Accademia Italiana chiuse, e dovendo continuare i corsi di lingua, la Società Italiana di Beneficenza era la migliore opzione per continuare, l’approvazione del Consiglio di Amministrazione dell’epoca e i corsi furono riavviati nella nuova sede da Carmela de Cuestas, Graciela Mojica e un numero ridotto di insegnanti per seguire i diversi livelli già esistenti.
Poco dopo, Carmela de Cuestas si ritirò, trasferendosi con la sua famiglia nella provincia di Chiriqui, così Graciela Mojica fu lasciata alla guida dei corsi della Società Italiana. Un fatto importante: Carmela Lafratta de Cuestas è stata riconosciuta dal Governo italiano con la decorazione del “Cavvaliere della Solidarieta” e con il riconoscimento della regione Basilicata a livello internazionale.
Graciela Mojica, laureata all’Istituto Enrico Fermi e con 15 anni di esperienza di insegnamento anche presso lo stesso istituto, si è laureata in Storia dell’Arte presso l’Università Italiana per Stranieri, a Perugia. Come direttrice dei corsi della Società Italiana, ha messo il cuore e l’anima nella promozione della lingua italiana, distinguendosi all’interno della comunità e della popolazione studentesca dei corsi.
“La professoressa”, come era conosciuta, rese famosa nei suoi corsi la frase “La vita e più bella parlando italiano”, che divenne il motto dei corsi.
Grazie alla sua personalità e al suo profondo attaccamento alla lingua, ha iniziato una crociata per promuovere i corsi in programmi educativi su Canale 5, così come in articoli su diversi media scritti.
Gli anni continuarono a passare e i corsi si perfezionarono attraverso testi più specializzati e secondo una popolazione studentesca più esigente che portò a una migliore preparazione dei docenti selezionati con una formazione accademica in Italia.
Docenti di alto valore accademico e umano come Rossana Bastiani, Maria Gabriella Pelosato, Gianna Cerracchio, Emilia Vignoli, Simona Cecamore, Marina Leccese e Gabriel Valencia, Ralton Villar, Katya Cano e Melissa Quiros sono passati attraverso le aule della Società Italiana.
Hanno partecipato al corso bambini, adolescenti e adulti; professionisti come ministri, direttori di enti, ambasciatori, membri della polizia nazionale e professionisti in generale che hanno fatto parte del corpo studentesco.
Corsi speciali di italiano sono stati offerti anche alla polizia nazionale e al personale di Senan e Senafront che erano in servizio per la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. Sono stati inoltre organizzati corsi speciali per gli studenti che hanno ricevuto borse di studio dal Ministero dei Beni Culturali per la loro formazione presso il Centro di Conversazione di Santa Cecilia a Roma.
I corsi hanno avuto una popolazione, per periodi, di oltre 100 studenti. Attualmente, la popolazione studentesca è cresciuta, il che ha portato a dividerla in 11 gruppi, con orari di mattina, sera e sabato.
Attualmente, ai soci e ai figli dei soci della Società Italiana viene offerto uno sconto del 10% sul costo del corso.
Dopo la scomparsa fisica della nostra cara Graciela Mojica, Melissa Quiros, architetto laureata in restauro al Politecnico di Milano, sarà responsabile del corso nel 2016. Ha lavorato come interprete e si è occupata dell’elaborazione del materiale didattico per l’ufficio UNESCO di Mantova nel 2012-2013.
Attualmente continua a lavorare come interprete e traduttrice ufficiale a Panama, e nel 2010 ha conseguito un diploma di specializzazione in istruzione superiore. Per ampliare le sue conoscenze didattiche, ha seguito i corsi di Didattica della lingua italiana presso l’Università per Stranieri di Siena nel 2017 e i corsi come facilitatore per l’esame CILS presso l’Università per Stranieri di Siena.
Pertanto, i corsi di italiano erano e sono attualmente nelle migliori mani dell’insegnamento italo-panamense.
Questa crescita e valorizzazione dei corsi ha portato al loro riconoscimento da parte del Ministero degli Affari Esteri italiano nell’ambito della Società Italiana e sono stati considerati la sede del Consorzio delle Università Italiane che promuovono la lingua italiana attraverso l’e-learning.
Il tema originale della professoressa Carmela Lafratta de Cuestas è stato mantenuto in termini di integrazione dei corsi di italiano con i corsi di cucina con l’attuale inserimento dei corsi di pittura.
D’altra parte, la professoressa Graciela Mojica è riuscita a imporre i corsi di conversazione che comportavano l’uscita dai locali della Società Italiana per mangiare pizze o pasta con gli studenti dei corsi per praticare la lingua in modo più disinvolto e meno didattico.
Oggi i corsi di lingua italiana sono stati presi in considerazione per la preparazione degli esami di ammissione all’università italiana e per richiedere la cittadinanza italiana attraverso l’approvazione del corso di lingua. In questo modo sono ora garantiti dall’Università per stranieri di Siena.
Inoltre, dal 2019 la Società Italiana è stata riconosciuta come sede ufficiale dell’esame CILS (Certificazione dell’Italiano come Lingua Straniera) che è l’esame ufficiale riconosciuto dal Governo Italiano.
In futuro, i corsi di spagnolo per gli italiani saranno integrati da corsi di conversazione, corsi per bambini, metodologia virtuale e corsi privati fuori sede saranno alcune delle nuove modalità su cui il corpo docente lavorerà per l’apprendimento.
Ringrazio Carmela de Cuestas e Melissa Quiros per le informazioni che mi hanno dato per scrivere questo articolo sulla storia dei corsi. E colgo l’occasione per esortarvi a considerare l’apprendimento della lingua di da Vinci, Botticelli e Michelangelo. Gli interessati possono chiamare la Società Italiana o seguirla su Instagram per ulteriori dettagli sui costi, l’iscrizione, nonché i diversi livelli e gli orari dei corsi”.

dal “Corriere di Panama”




Trump spara sui democratici

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trump lavocedinyDonald Trump scatenato: 89 tweets in 3 ore e quasi tutti per elogiare i “patrioti” di Portland o per attaccare il sindaco della città dell’Oregon. Dopo i due morti a Kenosha, in Wisconsin, gli scontri tra sostenitori della linea dura di Trump e Black Lives Matter hanno fatto una vittima anche nella maggiore città dell’Oregon, e hanno infuocato ancora di più questa accesa campagna presidenziale”. Inizia così il pezzo pubblicato ieri su “La Voce di New York”, portale italiano attivo nella Grande Mela, con cui Massimo Jaus ha spiegato il delicatissimo momento che attraversano gli Stati Uniti, in cui questione razziale e campagna elettorale verso la conquista della casa bianca di novembre si intersecano profondamente.
““Il solo modo per fermare la violenza nelle città come Portland guidate dai democratici è attraverso la forza!” twitta il presidente mentre il sindaco di Portland, Ted Wheeler, è davanti alle telecamere (vedi video sotto) cercando di placare gli animi dopo gli scontri. In diretta il sindaco si interrompe per un attimo, legge il tweet, poi continua “Trump incoraggia la violenza”, commenta e aggiunge: “Sei tu Mr president che hai creato questa campagna di odio negli Stati Uniti. Sei tu che hai creato queste velenose paure antidemocratiche nel nostro Paese” accusando Trump di capitalizzare politicamente sui timori creati dagli scontri. Gli fa eco il governatore dell’Oregon, Kate Brown, anche lei democratica come Wheeler, che accusa Trump di fomentare gli atti di violenza e capitalizzare sulle paure degli elettori quando tuona “Legge e ordine”.
La vittima tra le fila dei sostenitori del presidente Donald Trump si chiamava Aaron Danielson. La persona sospettata del suo omicidio è Michael Forest Reinoehler di 48 anni. Danielson faceva parte di un gruppo armato di sostenitori di Trump, i “Patriot Prayer” una compagine locale di estrema destra con la Bibbia nella mano sinistra e il fucile in quella destra. Uno dei tanti gruppi di improbabili razzisti contro tutto e contro tutti, in adorazione dell’uomo forte che, ovviamente, deve essere razzista. Manifestavano venerdì sera contro Black Lives Matter.
Di Reinoehler, invece, si sa poco. Nei suoi post scombinati messi su Facebook afferma di essere di Antifa, il movimento antifascista. Non aveva un lavoro, ma negli Stati Uniti, di questi tempi, sono tanti i disoccupati. I suoi post sono contro l’establishment politico, contro Trump. Tanto è bastato al capo della Casa Bianca per attaccare Wheeler e la sua ostinazione a non fare intervenire gli agenti federali, come più volte da lui proposto. “La nostra grande Guardia nazionale potrebbe risolvere questi problemi in meno di un’ora”, twitta il presidente. “La gente di Portland non sopporterà più questa insicurezza. Il sindaco è un matto. Mandate la Guardia nazionale!”,twitta ancora Trump che chiede “il ripristino della legge e dell’ordine”.
Law and order è un tradizionale tema delle campagne presidenziali dei repubblicani. Nel 2020, con l’America squarciata dalle tensioni razziali, è diventato uno dei temi principali (l’altro è l’economia) di queste presidenziali. I suoi oppositori contrattaccano, non è l’order che manca, ma il disorder che il presidente semina. “Trump vede la violenza e la sua capacità di aggravarla come una risorsa per la sua campagna elettorale”, ha commentato il deputato democratico Adam Schiff alla Cnn.
Trump ha più volte evocato l’uso della Guardia nazionale. Gli è stato sempre opposto un netto rifiuto da parte del sindaco di Portland e dal governatore dell’Oregon.
Intanto il candidato dei democratici per la Casa Bianca Joe Biden ieri sera ha affermato: “Vi prometto che da presidente non userò mai la Guardia nazionale per motivi politici o di vendetta personale. Questo non è “law and order”, questo è usare l’esercito come una milizia privata violando i diritti dei cittadini”.
“La nostra grande Guardia nazionale può risolvere questi problemi in meno di un’ora” insiste twittando il presidente. “Le autorità locali devono fare la richiesta prima che sia troppo tardi. La gente di Portland, e di altre città guidate dai democratici, è disgustata da Schumer, Pelosi, e dai loro leader locali. Vogliono legge e ordine!”.
Per i democratici questo sta diventando un problema: o si risolve la situazione dell’ordine pubblico o la loro campagna perde il sostegno dell’elettorato. La decisione di Trump di puntare sulla sicurezza e alimentare le paure dei cittadini è stata trasformata in messaggio politico.
Altra mossa di Trump: la Casa Bianca ha annunciato che martedì il presidente andrà a Kenosha, in Wisconsin, il teatro delle proteste dopo il ferimento da parte della polizia dell’afroamericano Jacob Blake. Una decisione che spiazza Biden, il candidato democratico intervistato da Msnbc aveva detto che “stava valutando” una sua visita a Kenosha. Trump nel week end è volato in New Hampshire, Manchester, un altro Stato in bilico, perso per un soffio nel 2016. Subito dopo è andato nelle zone colpite dall’uragano Laura, in Texas e in Louisiana.
Trump salta da un luogo all’altro, Joe fa dirette su Zoom. Il candidato democratico replica su Twitter: “Abbiamo un presidente molto più interessato a battere la gente a golf che a sconfiggere il Covid-19”. Ma finché Joe Biden resterà a casa sua nel Delaware la politica del presidente sarà più evidente.
L’impressione è quella di una campagna alla quale la convention repubblicana sembra aver impresso una svolta. È troppo presto per fare previsioni ma l’energia della campagna repubblicana è visibile. Prima della convention repubblicana Joe Biden aveva 10 punti di vantaggio nella corsa nazionale, dopo ha perso subito 2 punti scendendo da 52 a 50 punti, mentre Trump è salito da 42 a 44 punti. Il presidente ha guadagnato 4 punti netti, è a soli 6 punti dallo sfidante democratico. La performance di Biden è nettamente migliore di quella di Hillary Clinton, il problema per i democratici è che la campagna di Trump è appena iniziata e sta volando. Trump cercava un balzo con la convention e l’ha avuto, Joe Biden, invece, in questo momento sta perdendo colpi. Ma per il 3 novembre la strada è ancora molto lunga.

AGGIORNAMENTO

Joe Biden è andato lunedì a Pittsburgh, Pennsylvania, dove ha pronunciato in discorso contro la politica divisoria di Trump – “L’attuale presidente vuole farvi vivere nella paura… sta avvelenando la nostra democrazia” – e nell’elencare le proposte politiche della sua amministrazione democratica, ha anche detto: “Veramente qualcuno in America crede che se Trump venisse rieletto presidente ci sarebbe meno violenza in America?””

da “La Voce di New York”




Montreal. La clinica giuridica telefonica del “Jeune Barreau”

28cittadinocan

28cittadinocan“Sabato 29 e domenica 30 agosto, dalle 09:00 alle 16:00, un centinaio di avvocati e notai volontari saranno al telefono per offrire ai cittadini consigli giuridici gratuiti ed informazioni sui diversi modi di risolvere eventuali conflitti di ordine giuridico prima di ricorrere ai tribunali. Il numero da chiamare per chiunque voglia usufruire di tale servizio gratuito è: l’1 844 779-6232. La “Clinique juridique téléphonique”, giunta alla sua 34ma edizione, è un’iniziativa del Jeune Barreau de Montréal (JBM) in partenariato con il “Barreau du Québec”, l’ “Association des Jeunes Barreaux de Région” e il CAIJ (Centre d’Accès à l’information juridique)”. Ne scrive oggi Fabrizio Intravaia sul “Corriere italiano” che dirige a Montreal.
““Negli ultimi tempi – spiega l’avvocata Mylene Lemieux presidente del JBM – questa iniziativa si è tenuta due volte all’anno, in primavera e in autunno perché abbiamo constatato che i bisogni in questo settore aumentano sempre di più. Quest’anno, a causa della pandemia, la sessione primaverile è saltata e dunque abbiamo deciso di tenere la “Clinica” a fine agosto, in coincidenza con il periodo della cosiddetta “rentrée”.
L’idea – continua – è quella di migliorare l’accesso alla giustizia, di renderla più semplice. Vogliamo sensibilizzare la popolazione ed aiutare le persone che ci telefonano a risolvere o prevenire le loro controversie. Vogliamo far capire alla gente che per risolvere i loro conflitti giuridici esistono delle alternative ai tribunali e che un avvocato può aiutare a risolverli o a trovare delle soluzioni”.
Cosa succede quando qualcuno telefona?
“Le nostre telefoniste/i rispondono alla chiamata, ascoltano l’esposizione del problema e cercano di indirizzare la chiamata verso un avvocato specializzato nel settore giuridico in questione. Faccio un esempio. Se qualcuno chiama e afferma che esiste un conflitto tra questa persona o il suo ex coniuge a proposito della scelta della scuola per il figlio, in tal caso il chiamante verrà smistato ad un avvocato specializzato nel diritto di famiglia. Rispondiamo alle domande in tutti i settori e se non siamo in grado di farlo prendiamo le informazioni sulla persona e la ricontattiamo qualche giorno dopo fornendo delle piste di soluzione al problema”.
Quali sono le domande più frequenti?
“Quelle relative al diritto di famiglia. Poi c’è il cosiddetto diritto alla consumazione ovvero i contratti, gli acquisti online, la legge sulla protezione del consumatore. Ad esempio: che soluzioni o ricorsi possiamo avere se qualcuno ha fatto fare dei lavori in casa e questi lavori sono stati mal eseguiti oppure non sono stati portati a termine?
Molte – prosegue l’avv. Lemieux – sono anche le domande sugli alloggi e gli affitti, sugli avvisi di sfratto, sulle “querelle” tra proprietari e inquilini e sui litigi tra vicini, un soggetto sempre molto “popolare”.
Inoltre, in questi ultimi tempi, a causa della pandemia, molte persone sono state licenziate temporaneamente oppure sono state costrette a fare ricorso al telelavoro. Quali sono i loro diritti? Ci aspettiamo diverse telefonate su questo argomento, così come sul diritto criminale e penale, dalla violenza coniugale alla contestazione delle multe.
I nostri avvocati e notai saranno al telefono per consigliare sulla migliore strategia o sulla soluzione migliore per arrivare ad un accordo soddisfacente per entrambe le parti.
La consultazione giuridica telefonica – aggiunge – dura 15-20 minuti. In genere si riesce a rispondere alle domande entro questo lasso di tempo, informando sui diritti e sulle obbligazioni, su ricorsi possibili, su cosa potrebbe succedere se si ricorre al sistema giudiziario. Riceviamo in media circa 1550 telefonate per edizione. Per quest’anno, il nostro obiettivo è di rispondere a circa 2000 telefonate”.
Giustizia partecipativa
“Nell’ottica di informare la popolazione sui vari modi di prevenire e risolvere eventuali conflitti, la “Fondation Barreau du Québec” – aggiunge la presidente del JBM – ha lanciato una Guida sulla cosiddetta “giustizia partecipativa” che si intitola “Votre conflit, vos solutions” (https://www.fondationdubarreau.qc.ca/publications/votre-conflit-vos-solutions/). La guida si indirizza direttamente ai cittadini e spiega, fornendo esempi e risorse utili, come risolvere differenze e conflitti senza arrivare a ricorrere a giudici e tribunali””.

da “Il Corriere Italiano”




Montreal. Settimana italiana, successo virtuale

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26cittadino“La 27esima edizione della Settimana Italiana di Montréal si è conclusa in grande stile, domenica 23 agosto, con il concerto lirico. I più grandi classici dell’opera italiana sono stati interpretati da artisti eccezionali, accompagnati da un pianista di altissimo profilo come Giancarlo Scalia, per uno spettacolo memorabile”. È quanto si legge sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Migliaia di appassionati si sono connessi ed hanno scoperto (o riscoperto) la cultura italiana in modalità completamente virtuale. Una scommessa vinta da parte del Congresso Nazionale degli italo-canadesi, regione Québec.
Ancora una volta la programmazione del festival tricolore si è distinta per la sua capacità di rinnovarsi e per la diversità degli eventi proposti: il concerto lirico di musica classica, la sfilata di moda, gli spettacoli musicali di artisti di ogni genere, i film italiani, gli show comici, le pillole-web ed i numerosi webinar avranno intrattenuto i frequentatori del festival comodamente collegati delle proprie case. Tutti i contenuti rimarranno permanentemente sulla piattaforma Youtube, in modo da poter essere consultati anche nei prossimi giorni.
“La 27a edizione si è rivelata un grande successo – ha dichiarato Antonio Sciascia, presidente del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi (QC) -. Abbiamo lavorato duramente per rendere questa edizione un successo, vista la situazione attuale, e siamo orgogliosi del lavoro svolto e della risposta ricevuta dai tanti spettatori che hanno preso parte alla nostra programmazione virtuale. Ringrazio la direttrice generale, Josie Verrillo, che dedica il suo tempo e la sua passione durante tutto l’anno al fine di rendere questo evento un successo, che si ripete puntualmente da oltre 20 anni. Un grazie anche al governo del Québec per il suo sostegno, nonché al Ministero del Patrimonio canadese, così come al Comune di Montréal e all’organismo ‘Tourisme Montréal’.
Un ringraziamento anche agli sponsors, ai media partner ed ai fornitori, che ogni volta permettono all’organizzazione di offrire una programmazione totalmente gratuita. Grazie ai dipendenti, ai volontari e al comitato organizzatore, che hanno reso questa 27a edizione un’edizione indimenticabile. Grazie, infine, agli artisti, alla nostra portavoce, Vanessa Grimaldi e ai nostri ‘ambasciatori’, che hanno permesso alla cultura italiana di brillare nell’estate montrealese. Grazie a tutti gli altri collaboratori della Settimana italiana a Montreal. E con questo – ha concluso Sciascia – è già tempo di pensare all’edizione 2021″”.

da “Il Cittadino Canadese”




Montreal. Un parco dedicato a La Riccia

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25parco“Oltre che un ottimo ingegnere, un direttore di scuola, uno scrittore che sapeva raccontare con semplicità ed emozione le vicende legate all’emigrazione italiana e un direttore di Coro (Alpino di Montréal), Ermanno La Riccia, nato a Larino (Campobasso) nel 1928 e deceduto a Montréal nel 2014, è stato, per lunghi anni, un valido collaboratore del Corriere Italiano. Per questo la conferma della notizia che, a Saint-Léonard, un parco porterà il suo nome non può che rallegrarci e merita di essere approfondita”. Così scrive Fabrizio Intravaia che per il “Corriere italiano” ha intervistato Dominic Perri, consigliere comunale del distretto Saint-Léonard-Ovest e promotore dell’iniziativa.
““La sistemazione del parco, che si trova a nord di boul. des Grandes-Prairies, nella zona del cosiddetto “Domaine Chartier”, tra le vie J.-B.-Martineau e Philias-Gagnon, quasi al confine con Montréal-Nord – spiega Dominic Perri, consigliere comunale del distretto Saint-Léonard-Ovest e promotore dell’iniziativa – è stata ultimata nel mese scorso. Il luogo, sul quale Hydro-Québec detiene una servitù per la presenza dei piloni per il trasporto dell’elettricità, è stato concepito come un grande bacino di ritenzione dell’acqua piovana di questa nuova zona residenziale. Se con il tempo, purtroppo, da una parte si stava trasformando, gradualmente, in una specie di discarica a cielo aperto dove la gente buttava un po’ di tutto, dall’altra, ci siamo accorti, invece, che il bacino iniziava ad ospitare delle specie animali rare come le rondini bicolore, il passero dei prati, le farfalle monarca, alcuni piccoli serpenti non velenosi e diverse specie vegetali difficilmente presenti in altre zone della città”.
Una passerella e un belvedere
“Allora – continua Perri – abbiamo deciso di fare una consultazione con i cittadini e con Hydro-Québec per decidere cosa fare di questa zona preziosa e da lì è partita l’idea di creare un nuovo parco per preservare la natura, per fare in modo che anche Hydro-Québec potesse avere un facile accesso e per evitare che diventasse una discarica.
I cittadini hanno suggerito di costruire delle passerelle e un belvedere per osservare la natura senza disturbarla. È stato fatto un piano ed è nato il parco-natura che, tra una cosa e l’altra, è costato 1,9 milioni di dollari. Alla fine bisognava trovare un nome. Allora – prosegue Perri – ho pensato a qualcuno, specialmente d’origine italiana, che a Saint-Léonard avesse potuto fare la differenza e la mia attenzione è caduta proprio sul nome di Ermanno La Riccia”.
Perché proprio lui?
“Ermanno – risponde – abitava a St-Léonard. Una cosa di lui mi è rimasta sempre impressa. Il sabato mattina, in quanto consiglieri dell’arrondissement, ricevevamo i cittadini. Parliamo di 20 anni fa e più. Un giorno Eramnno venne ad incontrarmi per dirmi che la sua fattura dell’acqua era troppo elevata e che non era possibile che ne consumasse così tanta. Io risposi che i contatori dell’acqua non potevano sbagliare perché girano solo quando l’acqua scorre. Se ne andò, decisamente poco contento. Due anni dopo circa venne a trovarmi di nuovo. Mi stavo preoccupando, pensai: “Ora ricomincia con la storia del contatore”. Lui, invece, mi disse: “Devo ringraziarti!” “Perché?”, risposi. “Perché cambiando il riscaldamento mi sono accorto che il tubo dell’acqua calda era bucato, per questo perdeva acqua e il contatore girava!”
Rimasi sorpreso. Normalmente la gente viene per lamentarsi, non per ringraziare! In seguito a quell’episodio ci incontrammo altro volte, diventammo amici, lui mi diede i 4 libri che aveva scritto, io li portai a casa. Quando iniziai a leggerli non riuscii più a staccarmi da loro. Sono storie interessanti, che fanno capire i grandi sacrifici fatti dagli immigranti italiani venuti a stabilirsi qui. Ognuno di noi può ritrovarsi in quelle storie, sono semplici e piacevoli da leggere però hanno un significato profondo”.
Promuovere la cultura italiana
“Ecco perché – aggiunge il consigliere – ho pensato al suo nome per il parco. Ermanno è stato il tipico immigrante italiano. È venuto qui, ha dovuto ricominciare gli studi, non si è perso d’animo, è diventato ingegnere, disegnava gli aerei e nel tempo libero scriveva articoli per i giornali, il Corriere Italiano, il Cittadino canadese, il Messaggero di Sant’Antonio e altri ancora. Al di fuori del lavoro la sua missione era di promuovere la cultura italiana. Ho pensato a lui ed ho promosso il suo nome presso la “Ville de Montréal” che ha accettato. La sua famiglia è rimasta molto contenta. Avremmo dovuto fare l’inaugurazione del parco nella scorsa primavera – conclude il consigliere – ma la pandemia ha rinviato i piani. Forse la faremo il prossimo anno anche perché in questo momento la figlia è in Italia e vorrebbe comunque venire per l’inaugurazione””

Dal “Corriere Italiano”




USA. Quando il razzismo era rivolto contro agli italiani

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24sacco“Sono passati 93 anni e mai come quest’anno è utile e necessario ricordare la figura di due italiani che furono giustiziati negli Stati Uniti per motivi, quasi esclusivamente, razziali. Quest’anno abbiamo assistito a durissime proteste come risposta alla brutalità della polizia che avevano portato alla morte di un cittadino afroamericano, George Floyd. Proteste che dal Minnesota si sono diffuse in tutti gli Stati Uniti e poi in varie parti del mondo. Quell’episodio di Minneapolis ha reso più che mai evidenti le disuguaglianze presenti nella società americana mostrando anche la violenza (razzista) che le tiene in piedi”. Così scrive Rocco Sessa su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Negli anni 20 oggetto di questa discriminazione, violenta, oltre che gli afroamericani, erano gli italiani. Essere italiani significava appartenere ai gradini più bassi della società civile; essere guardati con sospetto perché assimilabili alla mafia e alle organizzazioni criminali. Oggi, in parte, questo pregiudizio permane ma nei primi anni del secolo quel preconcetto poteva portare degli innocenti alla sedia elettrica.
Fu quello che accadde a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti due italoamericani (il primo pugliese e il secondo piemontese) che furono incolpati ingiustamente di un reato mai commesso. Il 5 maggio 1920 vennero arrestati e accusati di una rapina avvenuta a South Braintree, un sobborgo di Boston, poche settimane prima, in cui erano stati uccisi a colpi di pistola due uomini, il cassiere del calzaturificio “Slater and Morrill” e una guardia giurata.
Il sistema della propaganda razzista anti italiana
Nick e Bart erano due soggetti che apparivano perfetti da dare in pasto all’opinione pubblica e al sistema della propaganda razzista anti italiana di quegli anni. Erano immigrati italiani, considerati reietti, politicamente scomodi e con difficoltà nel parlare la lingua inglese. Nonostante contro di loro non c’era nessuna prova certa, ma addirittura la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros che aveva ammesso di aver preso parte alla rapina e di non aver mai visto Sacco e Vanzetti, dopo tre processi, i due italiani vennero condannati a morte nel 1921.
A nulla valsero le mobilitazioni internazionali in favore dei due italoamericani Sacco e Vanzetti. Nel nulla caddero pure gli appelli di intellettuali e premi Nobel (George Bernard Shaw, Bertrand Russell, Albert Einstein, Dorothy Parker, Edna St. Vincent Millay, John Dewey, John Dos Passos, Upton Sinclair, H. G. Wells, Arturo Giovannitti, Anatole France) che chiedevano a gran voce la liberazione dei due. Finanche il governo fascista italiano si spese per Sacco e Vanzetti. Mussolini, nonostante i due giovani perseguissero ideali politici anarchici e socialisti, chiese più volte al governo statunitense di intervenire per ottenere una revisione del processo e per salvare la vita dei due condannati a morte.
Una riabilitazione tardiva
Il 23 agosto 1927, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham, furono fatti sedere sulla sedia elettrica e giustiziati per un duplice omicidio che non avevano commesso. “Il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi […] con l’impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell’uomo e della verità”. Con queste parole, 50 anni dopo, il 23 agosto del 1977, il governatore del Massachusetts, Michael s. Dukakis, riabilitò la memoria dei due sfortunati italoamericani chiedendo scusa per l’errore giudiziario commesso. Quelle parole sono ancora attuali e rappresentano ancora un monito anche oggi”.

da “La Voce di New York”




“Avviciniamo le cucine del Messico e dell’Italia”

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24cucinaitaliamessico“Durante una conferenza virtuale organizzata dall’Università Iberoamericana e dal Nucleo Italia della sua Associazione Ex-Alunni, l’Ambasciatore del Messico nel Bel Paese, Carlos García de Alba, ha presentato ieri alcuni dati e riflessioni sulla cucina messicana”. Ne scrive Massimo Barzizza, che riporta l’intervento del diplomatico su “Punto d’incontro”, portale online che dirige a Città del Messico.
““La spina dorsale della nostra gastronomia è l’agricoltura”, ha detto il diplomatico.
“Solo 5 Stati della Repubblica Messicana – ha aggiunto – concentrano il 40% degli alimenti prodotti in Messico: Jalisco 12%, Stato del Messico 8%, Veracruz 7%, Guanajuato 6% e Sinaloa 5%. La loro disomogenea collocazione geografica è indice della grande diversità agroalimentare del Paese, parte del segreto del successo della nostra gastronomia. Solo 7 prodotti rappresentano il 53% delle attività agroalimentari in Messico: carne di manzo 12%, mais 10%, pollo 9%, latte bovino 7%, carne di maiale 6%, uova 5% e avocado 4%. Sono dati che inducono a riflettere”.
“I 32 Stati della Repubblica hanno una ricca offerta culinaria e una buona varietà di prodotti agricoli. Non ce n’è uno in cui non si mangi bene e credo che anche questo faccia parte della forza della gastronomia messicana. L’8% del PIL messicano è agroalimentare e l’8,9% corrisponde al settore del turismo, con pesi specifici molto simili e, insieme, vicini a un quinto del valore totale dei beni e servizi prodotti nel Paese. Per quanto riguarda le bevande, tutti i mezcal che il Messico produce —compresa la tequila, che deve la sua denominazione all’utilizzo di una specifica tipologia di agave— sono in una fase di espansione, raffinazione e notevole crescita. Viene già esportata più tequila di quella consumata in Messico e gli Stati Uniti sono da molto al primo posto tra le destinazioni di questa graduatoria. Un fatto interessante è che in Messico la tequila è già consumata più dalle donne che dagli uomini”.
“Sono sei i messicani stellati Michelin. Tra loro, l’unica donna —la queretana Karime López— vive in Italia ed è la chef di Gucci Osteria a Firenze. Ho il piacere di conoscerla, abbiamo fatto amicizia in questi mesi, ho avuto il privilegio di offrirle un ricevimento qui in ambasciata e lavoriamo a stretto contatto per promuovere la gastronomia messicana in Italia. Nel rapporto gastronomico tra il Messico e l’Italia ci troviamo di fronte a due cucine forti, di grande personalità, tradizione e ricchezza ed entrambe con grande capacità di convinzione ed espansione. Queste due cucine, classificate tra le prime cinque al mondo, si sono comunicate nella storia, ma non tanto quanto sarebbe auspicabile. Esistono casi storici di fusione e di trasferimento di conoscenza tra di loro, ma occorre fare molto di più per avvicinarle”.
“Un caso di fusione è la polenta —ha spiegato García de Alba— un alimento a base di farina di mais bollita che si prepara fondamentalmente nel nord dello Stivale. Ed è grazie al Messico che molti italiani possono consumare questo piatto tipico e popolare. E ancora: cosa sarebbe la pasta senza il pomodoro? Questo prodotto dà senso alla pizza, alle lasagne, ai ragù e ai sughi che vengono preparati, per cui l’Italia deve molto storicamente all’agricoltura tradizionale messicana. Allo stesso modo, anche se non ho trovato un prodotto agricolo italiano specifico che possiamo dire sia stato esportato nel nostro Paese e che sia fondamentale per la gastronomia messicana, esistono esperienze italiane che ci sono state trasferite e sono importanti, tra cui l’arte della gelateria, che ha dato origine alle neverías. Il concetto è stato sviluppato in Italia nel XVII secolo, promosso dal siciliano Francesco Procopio. Nonostante il gelato sia stato concepito in Cina, la sua lavorazione e preparazione sono nate in Italia e per fortuna sono giunte anche in Messico”.
“Cosa vogliamo fare all’ambasciata messicana in Italia per avvicinare queste due cucine? Prima di tutto conoscerci meglio, per questo ci siamo impegnati a creare la mappa, il censimento dei ristoranti messicani in Italia, che stiamo preparando con l’aiuto dei nostri dieci consoli onorari. Finora abbiamo registrato più di 200 locali messicani, di ogni genere, nella Repubblica Italiana. Non giudicheremo se sono buoni o no, poiché tutti aiutano a promuovere la nostra cultura e dobbiamo sostenerli. Stiamo, inoltre, costituendo l’Associazione per la promozione della gastronomia messicana in Italia, che ovviamente includerà anche i pub, perché le mezcalerías e tequilerías stanno diventando di moda. Un’altra iniziativa, pubblicata sul sito dell’ambasciata, è il concorso fusion di cucina messicana e italiana denominato “Xitomatl-Pomodoro, un dono del Messico al mondo”. Ci auguriamo che molte persone partecipino con ricette che combinano ingredienti, tradizioni e cultura di entrambi i Paesi. Tra i cinque membri della giuria c’è Karime López e il 16 novembre —decimo anniversario della dichiarazione di patrimonio immateriale dell’umanità per la gastronomia messicana—consegneremo i premi ai tre vincitori. Con il patrocinio di Grupo Bimbo e Grupo Industrial Maseca, che hanno importanti investimenti in Italia, pubblicheremo per il 2021 il calendario delle 12 migliori ricette partecipanti al concorso”.

Da “Punto di incontro”