Riapre il museo della cittá di New York con gli artisti che raccontano il coronavirus

“Il 2020 ha già segnato l’intera umanità. E New York risponde attraverso gli sguardi degli artisti ispirati dal lockdown. In questo momento di crisi e cambiamento, The Museum Of The City Of New York (MCNY) il Museo della città di New York vuole condividere le storie di come i cittadini hanno affrontato la pandemia e le proteste contro la polizia. La nuova iniziativa fa parte di un progetto molto articolato battezzato appunto, “New York Responds”, che include vere e proprie testimonianze. Dal primo agosto, il Museo ha svelato la prima fase di una installazione composta da immagini di tanti artisti che hanno immortalato questo difficile momento, anche per ottenere una proiezione di ciò che sarà il futuro. Tra loro anche Francesca Magnani, collaboratrice de “La Voce di New York”, a NYC da 20 anni, che immortala nelle sue foto attimi di vita metropolitana durante il periodo più minaccioso degli ultimi anni”. Inizia così l’intervista di Manuela Caracciolo alla fotografa Padovana Francesca Magnani per “La Voce di New York”, quotidiano italiano online attivo nella città degli Stati Uniti.
“L’esposizione è allestita sulla terrazza dove saranno raccolte fotografie e elementi grafici, inviati al Museo con l’hashtag #CovidStoriesNYC e #ActivistNY e vuole essere un input per i new yorchesi affinchè continuino a condividere testimonianze ed esperienze in questi tempi di inevitabile cambiamento.
D. Come è nato il progetto?
R. Il progetto è nato su Instagram quando i curatori del Museum of the City of New York hanno ideato un hashtag #covidstories con cui i fotografi che uscivano a scattare durante la pandemia potevano contrassegnare immagini del momento. Hanno ricevuto migliaia di immagini e la mostra sarà sempre aggiornata, per cui ci sarà un continuo ricambio di immagini. I primi tredici, comunque siamo noi!
D. Cosa significa per te come artista?
R. Per me ha un grande significato sia perché questo museo è una vera e propria istituzione cittadina, sia perché è la prima mostra di questo tipo che viene inaugurata, e sia personalmente per il formato scelto. Il fatto che le foto siano attaccate ai muri, ma all’esterno anziché all’interno crea quell’interazione tra immagine e strada che io prediligo e che già in una certa misura avevo sperimentato in altre mostre, sia a New York con la mostra Gente del ferry che ebbe luogo in dei container all’aperto, parte di Photoville che a Padova, in cui esposi le immagini di Qui. Street stories tra Padova e New York in una galleria col muro di vetro, la Galleria Samonà che guarda su una delle vie pedonali più battute del centro, via Roma. Il fatto che l’energia multiforme della strada possa dialogare con l’opera e che questa non sia chiusa in una galleria per me è senza prezzo.
D. Quanti siete e chi a partecipare?
R. Insieme a me, in questa prima ondata gli artisti scelti sono tredici, di varia provenienza: Clayton Benskin, Ximena Echague, Milo Hess, Juliana E Muchinyi, Accra Shepp, Francisco Vasquez, Kenneth Nelson, Valerie Caro, Gene Gutenberg, Enrique Garcia, Darnell Thompson, Nina Drapacz.
D. Cosa hai intenzione di trasmettere con la tua opera?
R. Io ho sempre voluto mostrare quali, tra le cose che avvengono realmente in strada, in questo caso le soluzioni creative e credo tipicamente newyorkesi che i cittadini hanno trovato per affrontare le pandemia, possano avere un’eco più grande e forse bellezza e potenzialità di dare ispirazione: in questo caso l’immagine ritrae un parrucchiere, Antony Payne, che rimasto senza hair salon si è inventato di mettersi a tagliare i capelli nei pressi del ponte di Williamsburg, uno dei posti per me più significativi e belli della città su cui ho anche fatto una mostra in passato.
D. Cosa sta cambiando nel mondo dell’arte durante la pandemia e cosa sarà diverso?
R. Beh, per ora i musei e le gallerie qui restano chiusi ed è difficile prevedere come si evolverà la situazione. Di sicuro molto si sposterà su piattaforme online virtuali. Forse, la “soluzione esterna” di cui parlavo prima e che questo museo ha inaugurato sarà adottata anche da altri, e vedremo su molti più muri esterni opere d’arte per cui in passato si sarebbe pagato il biglietto. Questo approccio così democratico credo avvicini il pubblico all’opera e credo che una foto si arricchisca enormemente con il passaggio e la sovrapposizione di storie che solo la strada può dare”.
da “La Voce di New York”

“Leopoldo Mucci è il fondatore “missionario” di Taci, il caffè newyorchese che questo 25 luglio ha compiuto 25 anni di attività. Un luogo magico, dove generazioni di giovani cantanti d’opera si sono esibiti per la prima volta davanti ad un pubblico per riceverne l’applauso. Pubblico variegato, dai newyorker a quello arrivato apposta da qualche angolo del mondo per ascoltare l’incanto che avveniva tutti i venerdì e sabato sera al Taci”. Ad intervistare Mucci è stato Stefano Vaccara direttore de “La voce di New York”.
“A distanza di mesi ormai dall’emergenza Coronavirus, in Italia ma anche negli Stati Uniti, ci siamo chiesti cosa ne sarà nei prossimi tempi delle vendite di vino italiano in America, realtà che rappresenta il primo mercato estero per la vendita dei prodotti dell’enogastronomia nostrana. I dubbi sono ancora molti. Il peggio è già arrivato oppure deve ancora venire? Quali sono le grandi novità che sono state introdotte e come sta reagendo l’Italia? Queste e molte altre sono le domande che ci siamo posti nei mesi scorsi e che in questo clima di incertezza continuiamo ancora a porci. Sappiamo cosa è accaduto ma non sappiamo cosa accadrà nel futuro immediato che si sta rivelando molto difficile da prevedere”. Così scrive Gaia Mariani su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Contrariamente a quanto possa far pensare il nome, la Mecaer Aviation Group (Mecaer deriva dalla contrazione delle parole “Meccanica” ed “aeronautica”) è un’azienda italianissima che ha varie ramificazioni nel mondo tra cui quella canadese di Laval. A capo dell’azienda, anche in qualità di direttore operativo della filiale canadese, la Mecaer America, c’è Christopher O’Neill, montrelaese di nascita, irlandese d’origine e italiano d’adozione”. Ad intervistarlo è stato Fabrizio Intravaia per il “Corriere italiano” che dirige a Montreal.
“Portare avanti la tradizione italiana in tutte le sue sfaccettature e sempre con il sorriso sulle labbra: perché essere italiani, soprattutto all’estero, significa anche saper sorridere e far sorridere. È questa, in estrema sintesi, la filosofia che anima il gruppo “Gli Cumbare”, nato da un’idea dell’attrice, sceneggiatrice e regista Lisa Maria Occhionero, italo-canadese che vive a Montreal, in Quebec”. Ce ne parla Marzio Pelu in un articolo pubblicato sulla versione on line del Corriere Canadese, diretto da Francesco Veronesi a Toronto.
“Un documentario di un’ora che racconta la parabola dell’industria tessile a Montréal, una tradizione tutta Italo-Canadese in declino dopo l’avvento della globalizzazione e della delocalizzazione dei processi di produzione: è “Tendenza – La modernizzazione dell’industria tessile Italo-Canadese”, una produzione originale di TLN Media Group e della Rebellion Films di Anthony Sarracco, in uscita in Québec venerdì 24 luglio in tutti i cinema Guzzo”. Ne scrive Vittorio Giordano che ha intervistato il direttore di produzione TLN Antonio Giorgi e il regista Anthony Sarracco per il “Cittadino canadese”, settimanale di Montreal di cui è caporedattore.
“I venezuelani hanno bisogno tra i 3,2 e i 4,6 milioni di bolívares (da 8 a 11,5 salari minimi) per comprare un cestino di alimenti basici che includa un chilo di carne, pollo, farina di mais, riso, pasta, formaggio bianco, olio e uova, per il consumo per una persona per una settimana. Hanno affermato così i deputati dell’Assemblea Nazionale del partito politico “Primero Justicia”, che hanno realizzato un sondaggio di prezzi negli Stati Bolívar, Trujillo, Distretto Capital, Carabobo, Monagas, Táchira, Nueva Esparta y Barinas. Dalla lista, la carne di manzo, il pollo e il formaggio risultano essere i prodotti più cari. L’aggiornamento del 20 luglio 2020 indica che il prezzo totale del cesto equivale tra i 14 e i 18 dollari, mentre il salario minimo è intorno ai 2 dollari al mese”. Così scrive La Voce d’Italia, quotidiano online operante in Venezuela diretto da Mauro Bafile.
“Il primo uomo capace di attraversare l’Atlantico, in quel famoso autunno del 1492, è passato alla storia. Di questi tempi, le sue statue vivono un momento burrascoso, ma la grandiosità di quell’impresa rimane comunque una pietra inscalfibile nella memoria collettiva. Oggi, la traversata oceanica è senza dubbio più agevole. Basta salire su un aereo, sedersi al proprio posto e guardare un paio di film. Nulla di più semplice. Ma cosa succede, invece, nelle tappe di questo percorso, quando a sconvolgere la quiete internazionale arriva un’inaspettata pandemia?”. A scriverne è Nicola Corradi che su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara, racconta il viaggio di uno studente italiano negli Usa che ha deciso di tornare in Italia.
“Ventinove morti, 18 anziani positivi al Covid-19 3 dei quali ricoverati in ospedale, 6 membri del personale contagiati. Non è delle migliori la situazione di Villa Colombo, che venerdì è stata commissariata dalla provincia che ha affidato temporaneamente la sua gestione all’Humber River Hospital”. Ne scrive Mariella Policheni sul “Corriere canadese”, quotidiano diretto a Toronto da Francesco Veronesi.
Il Movimento Italiani Residenti all’Estero (M.I.R.E.) nomina Anna Mastrogiacomo Coordinatrice per l’Europa.