New York Times, ‘Sud Sardegna selvaggio, bello e ignorato’

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spiaggia sa colonia vicino chiaMentre i viaggiatori scoprono il fascino mediterraneo di questa regione insulare, con le sue spiagge idilliache e la vivace capitale, la gente del posto spera di evitare la folla che soffoca tante altre destinazioni italiane”.

Il viaggio in primavera della giornalista del New York Times, Laura Rysman, nel Sud Sardegna è racchiuso in un sottotitolo di un articolo che mette al centro un viaggio fatto di esperienze, ambientali, culturali e gastronomiche, tra Cagliari, il Sulcis e l’interno del Campidano, alla scoperta di quella sardità definita “fragile, come lo è sempre il patrimonio”, perché “dipende tanto dalla gente del posto e dai politici impegnati quanto dai visitatori, quelli che affrontano il viaggio come immersione culturale piuttosto che come una lista dei desideri: e in questo tutti possiamo svolgere un ruolo”.

La scoperta dell’Isola da parte del Nyt prende avvio dal capoluogo – “piccola capitale del Mediterraneo” ma anche “una città che appartiene ai suoi residenti a differenza di Firenze, Venezia o altre città brulicanti di turisti” – con la “stravagante” festa tradizionale di Sant’Efisio, per poi immergersi nei vicoli del quartiere Marina, davanti al porto, per assaggiare piatti tipici a base di pesce e asparagi selvatici.

La giornalista chiacchera coi ristoratori che guardano con fiducia al nuovo corso politico in Regione e a Cagliari – oggi guidate da Alessandra Todde e Massimo Zedda – soprattutto per facilitare “l’apertura di piccole imprese, per i giovani e gli immigrati, regolamentare gli affitti per le vacanze e aumentare l’offerta culturale, attirando così i turisti anche oltre i mesi estivi”. E se anche l’offerta culturale, “rispetto ad altre città può sembrare più limitata”, il Nyt sottolinea la presenza del Museo Archeologico con la sua “fantastica collezione di antichi manufatti nuragici, fenici, romani” e gli “arcieri nuragici scolpiti nella pietra, conosciuti come i Giganti di Mont’e. Prama”.

Ma cita anche il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola a San Sperate, la reggia nuragica di Barumini e, sul versante ambientale, i fenicotteri rosa nell’area umida di Cagliari, nel parco della Giara con i suoi “ultimi cavalli selvaggi d’Europa” e l’altipiano di sugherete.

Anche qui il turismo lento emerge con la visita a un caseificio con annessa guesthouse e la scoperta del lavoro degli artigiani locali. Poi nel Sulcis con il “tentativo di trasformare un territorio ora svuotato dall’industria mineraria in un territorio naturale” e con “il parco circostante diventato parte del sentiero escursionistico di Santa Barbara”.

In primavera però c’è già caldo e la gente va al mare: il Nyt racconta della spiaggia del Poetto, “lunga chilometri”, e di quella di Piscinas con le sue “dune di sabbia più alte d’Europa”.

ansa.it




Venezuela. Gli scenari previsti dagli esperti dopo le elezioni di domenica prossima

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2b9d2f0a efc0 47bb aaa9 9ffca87c8c94 cx0 cy8 cw0 w1023 r1 sGli esperti anticipano possibili scenari e attori chiave attorno al risultato delle elezioni presidenziali in Venezuela: la vittoria dell’opposizione, il trionfo di Maduro, il ritardo dei risultati e il ruolo fondamentale delle Forze Armate.

Le elezioni presidenziali di domenica prossima in Venezuela sono una sorta di multiverso politico: cosa succederebbe se l’opposizione sconfiggesse Nicolás Maduro nella sua candidatura per la rielezione? E se a trionfare fosse il chavismo? Cosa succederà se i risultati arrivassero in ritardo di ore o giorni? Le Forze Armate Nazionali avranno un ruolo nel far rispettare il risultato?

Il quotidiano”The Voice of America” ha consultato un gruppo di esperti di scienze politiche, esperti della realtà politica del loro paese, per esaminare i possibili scenari che attenderanno il Venezuela dopo la conclusione del voto, un processo atteso anche dalla comunità internazionale.

Più di 21 milioni di venezuelani sono chiamati a decidere chi sarà il loro capo di governo – carica ricoperta dai leader chavisti dal 1999 – in un nuovo mandato che inizierà formalmente nel gennaio 2025.

Il voto è chiamato a essere parte della soluzione a una crisi politica che dura da diversi anni, che ha comportato persecuzioni degli oppositori, gravi difficoltà economiche, una massiccia ondata migratoria e negoziati e interesse da parte della comunità internazionale, compresi paesi come Stati Uniti e Russia. .

Analisti, sondaggisti e i due principali candidati che polarizzano le elezioni – il presidente Nicolás Maduro e l’opposizione Edmundo González – parlano di un’era di “cambiamento”. Questi gli scenari per il cosiddetto D-Day elettorale.

Scenario 1: vince l’opposizione

Gli specialisti consultati ritengono che il caso più probabile sia la vittoria di Edmundo González Urrutia, diplomatico di 74 anni che ha sostituito María Corina Machado come candidata dell’opposizione a causa della sua squalifica politica.

Anche se la diffusione dei risultati elettorali è vietata dalla legge fin dalla settimana prima delle elezioni, citano le tendenze degli ultimi giorni per ritenere che l’opposizione possa raggiungere il suo obiettivo dell’ultimo quarto di secolo: conquistare il potere.

Il presidente eletto entrerà in carica nel gennaio 2025, prestando giuramento durante una cerimonia solenne presso il palazzo legislativo federale di Caracas.

Il Chavismo controlla il resto dei poteri in Venezuela, compresa l’Assemblea Nazionale, dove ha una maggioranza qualificata; e la Corte Suprema di Giustizia, le cui sentenze di solito favoriscono il partito al potere.

Luis Salamanca, politologo e avvocato, ritiene che la vittoria di González Urrutia sia “il primo scenario” di questa domenica, sottolineando che il chavismo ha subito un “dissalamento di voti” dalle elezioni presidenziali del 2012, che potrebbe continuare.

Secondo le loro indagini, il partito al potere ha perso nelle elezioni successive il 25% dei voti ottenuti nella rielezione dell’ex presidente Hugo Chávez nel 2012, e “le disgrazie sociali” del Paese negli ultimi tempi ne scoraggiano la ripresa.

L’eventuale sconfitta di Maduro inaugurerebbe un processo “complicato” per il chavismo, che non ha mai perso l’asse del potere politico in Venezuela, secondo Salamanca. La cosa razionale sarebbe che accettasse la sconfitta e preparasse il suo “possibile ritorno” in future elezioni di interesse nazionale.

Daniel Varnagy, dottore in scienze politiche, spiega che una vittoria di González Urrutia dovrebbe segnare l’inizio del “disegno di un piano comune” per una transizione del potere “etica e trasparente” in Venezuela.

“Sebbene la probabilità che ciò accada sia bassa, non è meno vero che le persone all’interno delle istituzioni ufficiali, in molti casi, hanno lo stesso bisogno di cambiamento del resto del paese”, dice.

Varnagy prevede che i mesi precedenti l’ascesa di González Urrutia potrebbero diventare “un periodo di confusione” e “molti cambiamenti”, che culmineranno solo quando entrerà in carica come presidente del Venezuela.

Se il potere elettorale dichiarasse vincitore il candidato dell’opposizione, il Paese sarebbe “sull’orlo dell’inizio di una transizione”, con “molti mesi chiave” davanti, fino all’inaugurazione nel gennaio 2025, secondo il politologo Walter Molina Galdi .

Benigno Alarcón Deza, politologo e direttore del Centro di studi politici dell’Università Cattolica Andrés Bello, ha indicato la settimana scorsa che gli analisti prevedono un fenomeno chiamato elezioni sbalorditive, tipico del trionfo dell’opposizione nei sistemi autoritari.

A suo avviso, il processo elettorale di domenica ha già due strade segnate: o una transizione politica o un conflitto sulla frode elettorale.

Scenario 2: Maduro vince

La vittoria di Maduro rappresenterebbe uno scenario a sorpresa per gli analisti, che ritengono improbabile che Maduro riesca a colmare il “gap” a favore dell’opposizione che si riflette sia nei sondaggi delle aziende di lunga data sia nell’andamento del voto ufficiale dopo la sua presidenza. vittoria di misura nelle elezioni presidenziali del 2013. L’opposizione tradizionale ha perso quel processo per 200.000 voti e non ha partecipato alle elezioni del 2018.

Se Maduro vincesse, resterebbe al potere fino all’inizio del suo terzo mandato nel gennaio 2025, in un evento all’Assemblea nazionale.

Per esperti come Salamanca, questa è un’ipotesi che si realizzerebbe solo attraverso una serie di irregolarità dell’ultimo minuto, come l’annullamento della proposta della Tavola dell’Unità o la squalifica della candidatura di González Urrutia.

Queste misure rappresenterebbero “un colpo” a cui è difficile rispondere per l’anti-chavismo, afferma Salamanca. “L’unica cosa che rimarrebbe è cercare un candidato che resti vivo”, come Enrique Márquez, che apre la strada alla vittoria di Maduro, pensa.

Se Maduro venisse rieletto fino al 2031, Varnagy, da parte sua, si aspetterebbe un’immediata campagna ufficiale per dimostrare la “trasparenza” del processo.

“Verrebbe generata una serie di politiche per garantire il potere al di sopra della volontà popolare”, sottolinea.

Inoltre, prevede sforzi da parte del chavismo per invertire le sanzioni economiche straniere, sia personali che istituzionali.

Un altro passo politico logico sarebbe “un’epurazione” degli attori nel gioco politico, che includerebbe alti funzionari governativi considerati sleali.

“Si vedrebbero cambiamenti in aree chiave sia nel settore civile, sia, meno probabilmente, in quello militare”, all’interno del governo Maduro, dice.

Molina Galdi, da parte sua, non vede “un solo scenario” in cui Maduro trionfa senza lamentarsi di “un’oscena frode”. Un annuncio della sua vittoria senza i registri elettorali che lo confermano darebbe luogo ad “una situazione estremamente complessa” di conflitto tra l’opinione popolare espressa alle urne e l’uso ufficiale della forza, indica.

Se il CNE dichiarerà Maduro vincitore, è probabile che l’opposizione tenterà di contestare i risultati davanti alla magistratura, sotto il controllo del chavismo, secondo Salamanca. Questi ricorsi legali contro le elezioni vinte dal chavismo non hanno mai dato i loro frutti, poiché sono stati respinti o addirittura non ammessi, commenta.

Secondo Alarcón Deza, del Centro studi politici UCAB, un’irregolarità elettorale porterebbe a “un’autocratizzazione molto più accelerata” e a un’ondata migratoria simile a quelle del 2014, 2017 e 2019, causata da proteste di piazza, crisi economica e tensioni politiche .

Scenario 3: i risultati sono ritardati

Per anni, alti dirigenti del partito al governo venezuelano, tra cui Maduro e i presidenti del CNE, hanno affermato che il Paese ha “il miglior sistema elettorale del mondo”. Tuttavia, il potere elettorale ha ritardato l’annuncio dei risultati se non si è verificata una tendenza “irreversibile” a favore di uno dei candidati.

Salamanca esclude categoricamente che un pareggio tecnico tra González Urrutia e Maduro possa rallentare il pronunciamento del CNE domenica sera. “Non sarebbe credibile”, insiste, perché secondo lui l’elettore medio si è già convinto per chi voterà: lo farà per cambiare.

Il presidente Maduro ha denunciato nella sua campagna elettorale un presunto piano dell’opposizione volto a provocare un grande blackout nazionale la notte delle elezioni e influenzarne il risultato. Salamanca dubita della sua denuncia, se il governo controlla e monitora il sistema elettrico.

Varnagy, dal canto suo, ricorda che ci sono elezioni passate i cui risultati dettagliati non sono ancora pubblicati sul suo sito. “Anche se è molto probabile che i risultati verranno forniti in tempi brevi, i bollettini finali potrebbero essere controversi, sia nei risultati che nei tempi di consegna”, indica.

Si prevede che ci saranno inviti alla calma da parte degli attori istituzionali e politici fin dal momento della chiusura delle urne – di solito avviene tra le 18:00 e le 20:00 di sera nelle elezioni ad alta partecipazione , sottolinea.

Nella politica venezuelana “i giorni sono lunghi”, avverte la politologa Molina Galdi. Un ritardo nei risultati di domenica sera potrebbe indicare che sono in corso trattative per chiedere il rispetto di ciò che è accaduto alle urne, dice.

In quelle ore le trattative coinvolgeranno anche le Forze armate, stima.

Scenario 4: la posizione delle Forze Armate

Le Forze Armate Nazionali Bolivariane sono responsabili della mobilitazione del materiale elettorale e della sicurezza del processo elettorale in Venezuela.

L’istituzione è considerata una delle grandi garanti del risultato finale dei voti. La sua posizione è stata fondamentale in momenti di tensione, come la notte del 6 dicembre 2015, in occasione delle elezioni parlamentari vinte dall’opposizione. Quella volta, il Ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino López, parlò davanti al potere elettorale, concluse il processo e invitò tutti a rispettare il risultato.

La voce dell’Alto Comando militare è “decisiva” nei momenti di tensione elettorale, sottolinea Salamanca. “Il loro ruolo è fondamentale” in tutti gli scenari che potrebbero esistere, osserva.

Al di là delle critiche dell’opposizione all’attivismo politico degli alti ufficiali militari a favore del chavismo e ai loro slogan per una “patria socialista”, Salamanca mantiene la promessa di Padrino López che agiranno in conformità con la Costituzione.

Quale sarà la posizione delle Forze armate domenica sera è “la questione più controversa”, secondo Varnagy, che ritiene che la maggioranza dei suoi membri sia orientata a preservare le forme di democrazia e la Costituzione.

“Sembra che la società civile sia concentrata al 100% sull’evento elettorale stesso per esprimere il proprio desiderio di cambiamento. Anche le forze armate leggono i sondaggi” e rispettano le elezioni, assicura a Voice of America.

“Un clima di forte tensione politica” attende il Venezuela da giorni, se non da mesi, anticipa dal canto suo il politologo Piero Trepiccione.

A suo avviso, la società ha già dato per scontato che il Paese sia sull’orlo di “un cambiamento sostanziale”, una tendenza che dovrà essere “assimilata” dall’establishment politico di diverse correnti ideologiche, una volta confermato il risultato.

“Il Venezuela vivrà alcuni mesi in cui il negoziato politico sarà il segno caratteristico dei tempi, tra fattori istituzionali e attori politici, tra cui le Forze Armate” come antidoto ai “messaggi”, commenta.

“Il clima dell’opinione pubblica nel Paese suggerisce che ci voglia un minimo di intesa, accordi certi e, perché no?, la spinta verso un patto di governabilità che garantisca la convivenza” tra gli attori, conclude.

Tradotto da La Voz de America




L’uragano Beryl raggiunge la forza di categoria 5 e spazza le isole dei Caraibi sudorientali

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a3798a17 46bd 4e1e 8167 d256519b07bd cx0 cy10 cw0 w1023 r1 sL’uragano Beryl ha raggiunto ieri le prime isole orientali dei Caraibi, diventando un ciclone di massima categoria sulla scala Saffir-Simpson. A Granada le autorità registrano almeno una persona morta, mentre continuano a valutare i danni.

Lunedì l’uragano Beryl si è rafforzato fino a diventare un ciclone di categoria 5 dopo aver distrutto porte, finestre e tetti nei Caraibi sudorientali con venti devastanti e mareggiate alimentate da acque insolitamente calde nell’Atlantico.
Beryl si è abbattuta sull’isola Carriacou di Grenada come la prima tempesta di categoria 4 nella storia della stagione degli uragani atlantici. Lunedì, alcune ore dopo, il National Hurricane Center (NHC) degli Stati Uniti ha riferito che  aveva raggiunto la categoria 5. È possibile che nei prossimi giorni verranno registrate fluttuazioni dei suoi venti mentre si muove attraverso i Caraibi.
Il primo ministro di Grenada Dickon Mitchell ha riferito di un morto e ha detto di non poter dire se ci siano state altre vittime perché le autorità non sono state in grado di valutare la situazione nelle isole di Carriacou e Petite Martinique, dove ci sono state le prime segnalazioni di danni significativi, ma le comunicazioni sono state in gran parte interrotte.
“Speriamo che non ci siano più morti o feriti”, ha dichiarato. “Ma tenete a mente le sfide che affrontiamo a Carriacou e nella Petite Martinica”. Il funzionario ha aggiunto che il governo invierà personale martedì per valutare la situazione nelle isole.
Le strade dell’isola di Santa Lucia, a sud di Grenada, erano ricoperte di scarpe, alberi, cavi abbattuti e altri detriti.

L’uragano ha continuato ad avanzare attraverso i Caraibi sudorientali nelle prime ore di oggi, con una traiettoria che lo porterebbe a passare vicino al sud della Giamaica per poi dirigerlo verso la penisola dello Yucatan, in Messico, forse giovedì pomeriggio e sotto forma di tempesta, categoria 1.

Beryl si trovava a circa 715 chilometri (445 miglia) a est-sud-est di Isla Beata, nella Repubblica Dominicana, e si muoveva verso ovest-nordovest a 35 km/h mph (22 mph). È stato diramato un avviso di uragano per la Giamaica, oltre a un avviso di tempesta tropicale per tutta la costa meridionale di Hispaniola, l’isola condivisa da Haiti e dalla Repubblica Dominicana.
Sono probabili delle fluttuazioni, ma si prevede che l’intensità di Beryl sarà intorno a quella di un grande uragano mentre si muoverà attraverso i Caraibi centrali e passerà vicino alla Giamaica domani, ha detto l’NHC. Successivamente si prevede un notevole indebolimento.
L’ultimo potente uragano a colpire i Caraibi sudorientali è stato Ivan, 20 anni fa, che ha causato decine di morti a Grenada.

Voz de America




Italiani all’estero, un CGIE rinnovato e più equilibrato con lo zampino del MAIE

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prodi stabileLa recente assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, tenutasi dal 17 al 21 giugno alla Farnesina, ci ha consegnato alcune importanti novità, sia dal punto di vista dei ruoli che da quello che riguarda gli equilibri politici all’interno di quello che viene considerato il “parlamentino” degli italiani nel mondo.

La principale novità, ovviamente, è rappresentata da Maria Chiara Prodi: per la prima volta nella storia al timone del Consiglio c’è una donna. La sua elezione rappresenta anche un importante cambio generazionale rispetto al passato: vedremo quali frutti potrà dare.

C’è poi un altro aspetto: con l’elezione a vicesegretario Europa di Giuseppe Stabile, CGIE Spagna ed esponente di Fratelli d’Italia, il partito di governo – parte della coalizione di centrodestra – entra ufficialmente nella stanza dei bottoni del Consiglio Generale. Anche questa è una prima volta, almeno dal 2006, ossia da quando esiste il voto all’estero così come lo conosciamo oggi e da quando nel Parlamento italiano vengono eletti rappresentanti dei nostri connazionali residenti oltre confine.

Dunque, è vero che le redini del CGIE restano saldamente in mano al Pd e a tutta la galassia della sinistra, ma è anche vero che la presenza di quelle forze che a livello nazionale sostengono l’attuale esecutivo – il MAIE di Merlo e il centrodestra tutto – è ben rappresentata, con propri esponenti nella vice segretaria e nel Comitato di presidenza. Alcuni di loro, poi, sono presidenti di Commissione, altre poltrone importanti.

Ci ritroviamo quindi con un CGIE rinnovato, nella forma e nella sostanza. Per arrivare a questa soluzione trasversale evidentemente è stato molto importante l’apporto del MAIE, che fin dall’inizio ha lavorato per unire e trovare un equilibrio politico necessario per andare avanti e raggiungere degli obiettivi.

Al tavolo col centrodestra e col centro sinistra, Merlo – con la sua esperienza politica e capacità di negoziazione (insieme a Vecchi, Pd, Cenini, Fi, Zaccarini, Fdi, e Ricciardi, Pd) – ha contribuito fortemente a disegnare un Comitato di presidenza con una più equilibrata rappresentanza di destra e sinistra, soprattutto con quattro esponenti – su nove consiglieri – della maggioranza che governa oggi in Italia. Ciò che non era successo l’ultima volta, quando era stato riconfermato nel ruolo di Segretario Generale Schiavone.

Ci auguriamo con forza che questo clima alla “volemose bene” possa portare presto risultati concreti agli italiani all’estero: servizi consolari, riforma Comites e CGIE, voto all’estero. C’è tantissimo su cui lavorare, sono tanti i temi che attendono da anni di essere risolti. Adesso che la plenaria è passata, ora che gli equilibri tra le diverse forze politiche sembrano essere stati trovati, c’è da rimboccarsi le maniche tutti quanti – come ha ben sottolineato la Segretaria Prodi – per lavorare a testa bassa nell’interesse degli italiani nel mondo. Attendiamo con curiosità di vedere quali saranno le prime mosse del nuovo CGIE: il tempo scorre, fate presto.

italiachiamaitalia.it




Canada. Spettacolo tricolore a Bagotville: le Frecce tornano a incantare l’America

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captura“Le Frecce Tricolori sono ufficialmente tornate in America e hanno preso parte, ieri e sabato a Bagotville, alle celebrazioni per il centesimo anniversario della Royal Canadian Air Force, rinnovando così l’amicizia tra due forze aeree che condividono una storia centenaria fatta di tradizioni e valori comuni. Quella di Bagotville è stata la prima di una lunga serie di esibizioni che le Frecce Tricolori faranno quest’estate in Nordamerica”. Ne scrive Marzio Pelu sul “Corriere canadese”, quotidiano diretto a Toronto da Francesco Veronesi.

“In Québec nel weekend è accorso un folto pubblico: presenti anche moltissimi italo-canadesi e giovani figli di immigrati che hanno testimoniato il loro affetto verso l’Italia incontrando il personale dell’Aeronautica Militare presente a Bagotville con uno spazio espositivo all’air show che prende il nome di Spectacle Aèrien International de Bagotville.
Tra il pubblico c’era anche Roger, la mascotte dell’Aeronautica Militare che ha incantato i bambini presenti all’air show.
Ad incontrare il personale dell’Aeronautica Militare in Canada anche il Console Generale di Montreal, Dottor Enrico Pavone ed il Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Aurelio Colagrande.
Allo show, oltre alle Frecce, hanno partecipato: gli Aviation MH, gli Skyhawks, i Time Flies, i CH-146 Demo Team, il 10g Aerosport Mike Tryggvason, il pilota acrobatico Manfred Radius, Mass Attak con CF18, gli Snowbirds (la pattuglia acrobatica nazionale canadese), i CF-18 Demo Team, CF-18 Hornet & Spitfire, gli Avions WW2 (P-51 Mustang; Hawker Hurricane, Mk XVI Spitfire); RAF Typhoon + Spitfire; Typhoon Demo Team, F35-A Demo Team.
Il tour nordamericano delle Frecce è appena all’inizio: oggi e domani la Pattuglia Acrobatica Nazionale effettuerà due sorvoli, uno a Niagara (oggi) e l’altro a Montreal / Ottawa (domani), mentre il prossimo show è in programma il 29 e il 30 a Trenton (Ontario): nell’occasione, la PAN si esibirà al Quinte International Airshow 2024. I biglietti per partecipare sono acquistabili sul sito ufficiale dell’Airshow (THE SHOW / Quinte Air Show) il cui link è disponibile nella pagina del Consolato di Toronto nelle sezione “Notizie” (https://constoronto.esteri.it/it/news) dove è possibile reperire informazioni aggiornate sull’evento”.




La magia della Pattuglia Acrobatica Nazionale in Canada

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20frecce“Il 1° maggio, presso la base aerea di Rivolto (Udine), c’è stato l’ultimo volo di addestramento delle Frecce Tricolori, evento che segna l’apertura della stagione acrobatica 2024, la 64esima dalla fondazione della Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN). La stagione si è aperta ufficialmente il 5 maggio a Caorle (Venezia) e toccherà, come di consueto, nel corso dell’anno, tante località italiane, comprese le ricorrenze istituzionali a Roma del 2 Giugno e del 4 Novembre. Quest’anno però, si tratta di una stagione speciale. Dopo 32 anni dall’ultima missione in Nord America (la “Columbus ‘92”), le Frecce Tricolori torneranno ad esibirsi oltreoceano, con il North America Tour (NAT), effettuando performance aeree (flying-display) e sorvoli (flyover) in 25 località tra Canada e USA”. A scriverne è Giulia Verticchio per il “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Vittorio Giordano.
“Il NAT inizia proprio in Québec, sabato 22 giugno, con un’esibizione nei cieli di Bagotville. La Canadian Forces Base (CFB) Bagotville è stata fondata nel contesto di difesa del Commonwealth per la Seconda Guerra Mondiale (1941–1945), tornando poi operativa per la NATO durante le tensioni della Guerra Fredda (1951–1993). Oggi resta un fiore all’occhiello del settore con lo Spectacle Aérien International de Bagotville (SAIB).
Per l’occasione, il Cittadino Canadese ha incontrato il Colonnello Stefano Pietropaoli, Comandante del North America Tour 2024, una cellula creata ad hoc per seguire tutto il personale aereo oltreoceano.
Il Col. ci spiega: “L’anno scorso si è festeggiato il centenario dell’Aeronautica Militare Italiana (1923-2023), mentre quest’anno a compiere 100 anni è proprio la Royal Canadian Air Force, fondata il 1º aprile 1924, che ci ha invitati a celebrare insieme la ricorrenza. Il North America Tour sarà l’occasione per effettuare un grande rischieramento di velivoli e personale dell’Aeronautica Militare oltreoceano, a migliaia di km dall’Italia, e l’occasione per condividere la tecnologia, la professionalità e il senso di squadra. Le Frecce Tricolori sono entrate nel Guinness World Records, certificato nel 2022 a Rimini e consegnato nel 2023. Il record vede la Pattuglia Acrobatica Nazionale entrare nel libro dei primati come pattuglia acrobatica militare che, nel mondo, effettua esibizioni in volo con più velivoli. È poi una grande sfida di logistica e autonomia come se fossimo in base-madre… parliamo di 100 persone in rischieramento… 87 giorni in giro per Canada e Stati Uniti… Sarà un’attività addestrativa che coinvolgerà tutte le nostre capacità nel pianificare e condurre operazioni complesse che coinvolgono numerosi aerei e professionisti, anche stranieri, ma al contempo sarà una vetrina delle capacità militari aeronautiche e aerospaziali del nostro Paese. Il North America Tour delle Frecce Tricolori sarà inoltre l’occasione di rappresentare l’Italia, portando il nostro abbraccio di Patria dove sono presenti milioni di persone delle Comunità italo-canadesi e italo-americane. Le operazioni di trasferimento dall’Italia prevedranno scali in Islanda e Groenlandia, prima di giungere a Bagotville, in Québec, per il 1° evento del tour il 22 giugno”.
“Il NAT proseguirà, poi, per l’intera stagione estiva, fino ai primi di settembre, con sorvoli ed esibizioni in numerose tappe, tra le quali Niagara, Montréal, Ottawa, Las Vegas, Grand Canyon/Monument Valley, Santa Barbara, San Francisco, Moose Jaw, Chicago, Toronto, Philadelphia, New York, Washington, Newport e Boston. Tra queste, anche quella iconica a Los Angeles, in California, dove il 4 luglio, sarà anche attraccata la Nave Amerigo Vespucci della Marina Militare, impegnata nel giro del mondo. Le due eccellenze italiane della Difesa, di cielo e di mare, saranno dunque insieme negli USA. Il North America Tour ’24 consentirà di mostrare tutte le competenze e la professionalità di una Forza Armata altamente tecnologica e naturalmente proiettata al futuro, capace di raggiungere con personale e mezzi, in brevissimo tempo, ogni angolo del mondo, esattamente come se fossimo in Italia. Ciò anche nell’ottica di esercitare la Capacità Nazionale di proiezione rapida dall’Aerospazio, quale concreta attuazione del rapido dispiegamento di forze presso una località geograficamente distante, testandone le capacità logistiche e di sicurezza durante tutta la durata del rischieramento. La PAN è infatti una tessera dell’ampio mosaico rappresentato dalle realtà operative che compongono l’Aeronautica Militare e che contribuiscono a conseguire la missione di una Forza Armata che garantisce quotidianamente la sicurezza dei cieli e la protezione dall’alto degli interessi nazionali anche all’estero”.
Agli 11 piloti, si aggiungono 5 Ufficiali tecnici, 55 Sottufficiali tecnici, riserve, assistenti, e specialisti della manutenzione dei dieci MB339A-PAN. Questo velivolo Alenia Aermacchi (ora Leonardo), interamente costruito e manutenuto in Italia, è un addestratore biposto, monomotore subsonico, tutto italiano, utilizzato anche presso la Scuola di Volo Internazionale dell’Aeronautica Militare, per il conseguimento del Brevetto di Pilota Militare. Un velivolo che grazie alle sue caratteristiche di manovrabilità e stabilità “proprie di un addestratore” è perfettamente idoneo al volo acrobatico collettivo, condotto interamente a vista.
“Si tratta di 9 aeroplani che in apertura sono disposti a forma di rombo, poi si dividono in 2 mini formazioni, una da 4 e una da 5, più il solista. Partono in 10 e poi durante le manovre si dividono in acrobazie di coordinamento di grande bravura tecnica. Per l’osservatore dal basso non ci sono tempi morti, prima segue la grande formazione, poi le separazioni, poi la performance del solista… tiene gli occhi incollati al cielo per 25 minuti ininterrotti…
Il giorno martedì 25 giugno saremo in mattinata su Ottawa e poi il pomeriggio su Montréal, tra le 16:00 e le 17:30… il flyover su Montreal è un sorvolo di passaggio che dura circa 5 minuti, prima da nord verso sud e poi da est verso ovest… la punta della formazione si potrebbe vedere bene dal Belvedere del Mount-Royal. Sarà l’abbraccio che l’Italia fa agli italo-canadesi…””.

da Il Cittadino Canadese




Canada. Cosa vedere a Toronto

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e8ad1zul7wjqokqesird6jqx1opai2jgToronto, la multiculturale capitale dell’Ontario, in Canada, ammalia i visitatori con il suo fascino eclettico. Che siate appassionati di arte e cultura, amanti della natura o buongustai alla ricerca di sapori internazionali, la città vi accoglierà a braccia aperte, conquistandovi con la sua atmosfera accogliente. Dalle iconiche attrazioni come la CN Tower e il Royal Ontario Museum, ai quartieri alla moda e ai festival che animano la città tutto l’anno, Toronto ha qualcosa da offrire a chiunque la visiti.

Toronto si trova affacciata sulle sponde del Lago Ontario ed è una delle città più conosciute del Canada assieme a Montréal. Qui si parlano oltre 140 lingue e si stima che oltre la metà dei residenti sia nata fuori dal Canada. Negli ultimi anni, Toronto sta scoprendo la sua grandezza, grazie anche ad alcuni importanti eventi che sono stati ospitati qui. Per non perdersi proprio nulla, vediamo insieme cosa fare a Toronto. Prima però un consiglio: le strade possono essere davvero caotiche e la guida un po’ eccentrica per cui vi suggeriamo di usare la TTC (Toronto Transit Commission), cioè la rete di mezzi pubblici locale, per spostarsi in città.

La CN Tower a Harbourfront

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È un’icona di Toronto. Si tratta di una torre delle telecomunicazioni costruita negli anni Settanta, la cui forma ricorda un gigantesco ago ipodermico in cemento. Nelle giornate limpide, la vista che si ammira dalla piattaforma panoramica è indescrivibile e vale la visita alla città.

Il St Lawrence Market di Old York

Da oltre due secoli questo market è uno dei principali luoghi di ritrovo del quartiere. Con i suoi alti soffitti a capriate risalenti al 1845, il South Market ospita oltre 50 banchi alimentari. Qui si possono trovare formaggi, pesce, carne, pane e pasta. La Carousel Bakery, invece, è famosa per i suoi sandwich di peameal bacon, cioè lombo di maiale magro, stagionato in salamoia, rotolato nella farina di granoturco. Se invece si desidera un bagel in pieno stile Montréal, la St Urbain è il posto giusto dove trovarlo. La Market Gallery si trova al piano superiore, all’interno delle vecchie sale del consiglio. Qui vengono organizzate mostre di pittura, fotografia e cimeli storici.

L’Entertainment District, il quartiere dei divertimenti

È in questa zona di Toronto – situata a ovest del Financial District, lungo King St, tra University Ave e Spadina Ave – che si trovano teatri, sale da concerti e bar, nonché il famoso teatro TIFF Bell Lightbox, sede del Toronto International Film Festival.

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L’esterno dell’ Art Gallery of Ontario, Toronto ©Bert Hoferichter/Alamy Stock Photo

L’esterno dell’ Art Gallery of Ontario, Toronto ©Bert Hoferichter/Alamy Stock Photo

L’Art Gallery of Ontario a Downtown

Nel 2007 l’edificio ha subito una ristrutturazione a opera del grande architetto Frank Gehry. L’AGO ospita le rare statue del Québec a soggetto sacro, sculture delle First Nations e degli inuit, opere magnificamente presentate dei grandi artisti canadesi del Group of Seven, il padiglione delle sculture di Henry Moore e una casa restaurata di epoca georgiana, The Grange.

Kensington Market e il fascino multiculturale

Più che un vero e proprio mercato, Kensington Market è un quartiere residenziale in piena attività. Qui si può mangiare etnico spendendo poco, acquistare abbigliamento vintage e di seconda mano, libri e bricà-brac.

L’iconica facciata del Royal Ontario Museum, Toronto ©Javen/Shutterstock

L’iconica facciata del Royal Ontario Museum, Toronto ©Javen/Shutterstock

Il Royal Ontario Museum: il più grande museo di storia naturale del Canada

La collezione permanente si suddivide nelle Natural History Galleries (tutte al secondo piano) e le World Culture Galleries (sulle culture e civiltà del mondo, ai piani 1, 3 e 4). Insieme, ospitano oltre sei milioni di esemplari e oggetti. Le sezioni dedicate alle sculture dei templi cinesi, la Gallery of Korean Art e le collezioni di abiti e tessuti sono tra le migliori al mondo. Molto affascinanti sono anche le sale dedicate ai dinosauri, alle mummie egizie, alle First Nations e la riproduzione di una grotta giamaicana. Il museo comprende l’Institute of Contemporary Culture, che esplora la cultura contemporanea attraverso l’arte, l’architettura, e con numerose conferenze e proiezioni video.

Casa Loma a The Annex

Si tratta dell’unico castello di Toronto. Costruita tra il 1911 e il 1914, questa residenza ospita 98 camere ed è nota per la fantasia architettonica con cui è stata concepita. Se vi trovate a Toronto nel periodo natalizio, una visita qui è d’obbligo.

Un particolare di una sala di Casa Loma, Toronto ©Kiev.Victor/Shutterstock

Un particolare di una sala di Casa Loma, Toronto ©Kiev.Victor/Shutterstock

The PATH per scoprire la Toronto sotterranea

Si tratta di un labirinto sotterraneo lungo 28 chilometri che mette in collegamento i più importanti luoghi di interesse della città, grattacieli e negozi. Viene usato soprattutto in inverno, quando fa troppo freddo per stare all’aria aperta. Per visitarlo tutto, tenete in considerazione di dedicare a questo itinerario un’intera giornata.

Il Toronto Eaton Centre

Con il suo milione di visitatori ogni settimana è considerato il più frequentato centro commerciale del Nord America.

Il Toronto Eaton Centre, Canada ©Jon Bilous/Shutterstock

Il Toronto Eaton Centre, Canada ©Jon Bilous/Shutterstock

Hockey Hall of Fame e il Maple Leaf Gardens

Non si può parlare di Canada senza parlare anche di hockey su ghiaccio. Per gli appassionati di questo sport, una visita a queste due istituzione è d’obbligo. La Hockey Hall of Fame è situata all’interno di un elaborato edificio di pietra grigia in stile rococò ed è la più ricca collezione al mondo di cimeli legati all’hockey. Il Maple Leaf Gardens è stato lo stadio dei Toronto Maple Leafs per oltre cinquant’anni, prima che questi si trasferissero nell’Air Canada Centre. Ma è stato anche un luogo che ha visto esibirsi, tra gli altri, Elvis Presley, Frank Sinatra e i Beatles.

Le Toronto Islands viste dall’alto ©Lorne Chapman/Alamy Stock Photo

Le Toronto Islands viste dall’alto ©Lorne Chapman/Alamy Stock Photo

Le Toronto Islands

Nate da un uragano il 13 aprile del 1858 queste incantevoli isolette si trovano nel Lake Ontario, il quattordicesimo lago del mondo per dimensioni, ma il più piccolo dei cinque Great Lakes del Nord America. Le isolette sono in toto una ventina, con una superficie complessiva di 240 ettari. Algonquin Island e Ward’s Island ospitano comunità di 800 persone molto unite tra loro. Una visita a queste isole permette di toccare con mano la maestosità del lago di Toronto.

Lo skyline di Toronto visto al tramonto da una spiaggia della Ward’s Island, Toronto, Canada © Roberto Destarac Photo / Shutterstock

Lo skyline di Toronto visto al tramonto da una spiaggia della Ward’s Island, Toronto, Canada © Roberto Destarac Photo / Shutterstock

Le Niagara Falls

A circa un’ora e mezza di macchina da Toronto, si arriva alle Cascate del Niagara. Iconiche e bellissime, ogni giorno migliaia di persone arrivano qui per ammirare questo spettacolo della natura. Consigliamo anche di esplorare la Niagara Peninsula, una barriera naturale tra il lago Erie e il lago Ontario.

Kensington Market a Toronto, Canada ©Roberto Machado Noa/500px

Kensington Market a Toronto, Canada ©Roberto Machado Noa/500px

Dove mangiare a Toronto

Il panorama gastronomico di Toronto ne rivela il carattere multiculturale. Nei ristoranti potete trovare ogni genere di piatti, dalle bistecche alla newyorkese alle torte di noci coreane e ai piccantissimi curry thailandesi. E poi: i classici pancake canuck, con peameal, bacon e sciroppo d’acero. Si ritrova anche una certa atmosfera britannica, soprattutto nelle traboccanti pinte di birra a pranzo e formali tè nel pomeriggio. I ristoranti di classe del Financial District e di Old York sono frequentati da manager e dirigenti, mentre una grande varietà di locali a prezzi ragionevoli si trovano nelle zone di Baldwin Village, Kensington Market, Queen West, Ossington Ave e la Yonge St Strip. Se amate la cucina etnica vi consigliamo una visita a Little Italy, Greektown (The Danforth), Little India e Chinatown. E poi, non dimenticate di provare gli ottimi menu a prezzo fisso al mercato alimentare Union Summer, aperto da fine giugno a inizio settembre, e durante i festival gastronomici Summerlicious (a luglio) e Winterlicious (a gennaio). Infine, vale la pena anche andare da un food track: ce ne sono tantissimi in tutta la città e offrono un’ampia varietà di piatti.

Lo storico Gooderham Building, noto anche come Flatiron Building, Toronto ©Diego Grandi/Shutterstock

Lo storico Gooderham Building, noto anche come Flatiron Building, Toronto ©Diego Grandi/Shutterstock

Toronto: clima e quando andare

Il clima a Toronto è continentale, ma attenuato dalla presenza del lago Ontario che spesso evita al centro delle città le nevicate più abbondanti. Nonostante questo, però, può capitare che la città venga bloccata da una tormenta di neveD’estate il clima è afoso e decisamente umido, anche a causa dell’inquinamento cittadino. I periodi migliori per visitare Toronto e la provincia dell’Ontario sono la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, quando le temperature sono miti e le giornate lunghe e soleggiate. Nelle lunghe giornate della breve estate canadese (da giugno ad agosto) gli eventi in programma a Toronto sono tantissimi: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Senza dimenticare, a settembre, il rinomato Toronto International Film Festival. Un suggerimento: evitate di visitare Toronto a marzo. Il clima può essere davvero pessimo e gli hotel di Downtown sono in gran parte prenotati per l’annuale congresso con fiera del settore minerario (PDAC).

da lonelyplanetitalia.it




Il Tevere da Todi alla Città Eterna tra storia, mito e natura

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1600x1000 il tevere da todi heroSiete pronti ad andare alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, culla di antiche civiltà e protagonista di tante pagine della storia d’Italia? Il fiume Tevere nasconde lungo il suo corso dei gioielli di rara bellezza, da borghi antichi a dolci colline e meravigliose oasi naturalistiche in grado di sorprendere e appagare proprio tutti: gli amanti della fotografia, gli appassionati di borghi e storia, coloro che sono in cerca di adrenalina e sport outdoor.

Da Todi a Corbara, passando per AlvianoNazzano e, ovviamente, la Città Eterna. Ecco un itinerario di 7 giorni all’insegna della sostenibilità per fare un tuffo nella storia del Tevere tra mito e natura.

Giorno 1

Lago di Corbara, tra grotte suggestive

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Il nostro itinerario inizia da Todi, una delle città più affascinanti dell’Umbria, conosciuta per le sue origini etrusco-romane. Da Piazza del Popolo, cuore del borgo su cui affacciano palazzi civili e religiosi, si parte a piedi o in bici alla scoperta del Parco fluviale del Tevere.

Avvicinatevi al corso del fiume e cominciate l’avventura. Qui le acque del Tevere hanno dato origine a paesaggi davvero particolari, come le rive alte e frastagliate delle Gole del Forello, che arrivano quasi a 200 metri nei punti più alti. Se amate l’arrampicata, qui trovate una falesia attrezzata con circa 20 vie, da affrontare in primavera e autunno o nelle mattine d’estate.

Molto suggestive sono le grotte dell’area delle Gole del Forello, nei dintorni del Lago di Corbara, punto di arrivo di questa prima tappa.

Giorno 2

Baschi, alla scoperta del borgo arroccato

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Dopo aver goduto dei paesaggi che circondano il Lago di Corbara, e con un pizzico di fortuna aver avvisato gli aironi che popolano l’area protetta del Parco Fluviale del Tevere, potete ricominciare a camminare, o pedalare. Tra ulivi e vigneti di grande impatto visivo e tante occasioni per scattare foto suggestive, raggiungerete l’area archeologica di Scoppieto. Qui il fiume scorre a poca distanza dalle rovine e vi riporterà indietro nel tempo, quando il Tevere era fondamentale per trasportare merci in tutto il bacino del Mediterraneo. Dopo esservi lasciati alle spalle il sito archeologico, proseguite alla volta di Baschi, piccolo borgo arroccato che vi saprà stupire.

Giorno 3

Lago di Alviano, Oasi WWF

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La terza tappa della discesa lungo il Tevere inizia lasciando il borgo di Baschi. Prima di mettervi in cammino, però, concedetevi una visita all’Antiquarium Museo Archeologico che conserva molti reperti rinvenuti a Scoppieto.

A piedi, in bicicletta, o a colpi di pagaia, raggiungete il vicino Lago di Alviano, Oasi WWF protetta. Qui il fiume si placa e l’acqua, interrotta da una diga, si allarga e si lascia bloccare dalla natura tra splendidi e inaccessibili canneti, giunchi e ciuffi di iris gialli.

Il lago è bassissimo, non supera i 30 centimetri di profondità, e le sue acque sono limpide e brulicanti di vita. Se avete scelto di esplorare questo luogo magico a piedi, potete approfittare dei camminamenti e delle passerelle sull’acqua per raggiungere le torrette di avvistamento da cui poter ammirare i tantissimi nidi nelle numerose isole artificiali al centro del lago. E, al tramonto, preparatevi a uno spettacolo davvero mozzafiato.

Giorno 4

Attigliano, terrazza naturale sul Tevere

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Il quarto giorno è dedicato alla scoperta di una parte di pianura attraversata dal Tevere al confine tra Umbria e Lazio. Dal Lago di Alviano proseguite per la Fonte di Ramici da cui sgorga acqua sulfurea dalle ottime proprietà curative e digestive. Nei pressi della sorgente c’è anche un parco termale, ideale se volete regalarvi qualche momento di relax. Dopo un primo tratto in pianura incontrerete qualche saliscendi tra i terrazzi fluviali generati dalle piene del Tevere, ma non temete: superati i vari dislivelli si ritorna in piano fino a raggiungere Attigliano, meta della giornata: una vera terrazza naturale sulla Valle del Tevere con un centro medievale perfettamente conservato. Pronti a gustare una cena con i generosi prodotti tipici del territorio?

Giorno 5

Civita Castellana, gioiello dell’Agro Falisco

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Il viaggio riprende da Attigliano attraverso paesaggi incontaminati che vi condurranno in un Lazio affascinante e inconsueto. Le tante attrazioni storiche e naturalistiche sono visibili ad occhio nudo: mentre procedete verso sud vedrete allontanarsi i Monti Amerini e in poco tempo arriverete al borgo laziale di Orte: il centro storico è ben conservato e ha come centro nevralgico Piazza della Libertà, luogo di incontro e di festa per tutti gli abitanti.

Dopo un po’ di esplorazione potete rimettervi in marcia verso sud, tenendo il fiume Tevere come riferimento. Arriverete così a un altro borgo di rara bellezza: Civita Castellana, il borgo più grande del territorio denominato Agro Falisco. Imperdibile, bello nel suo tessuto urbano e meraviglioso grazie alle sue terrazze che dominano la Valle del Tevere. È la degna meta della quinta giornata di avventura.

Giorno 6

Nazzano, il borgo a spirale

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Il risveglio a Civita Castellana è splendido: prendetevi del tempo per assaporare l’aria pura e i ritmi lenti del vivere quotidiano. Vi aspettano poco più di 24 chilometri da percorrere tra le verdi campagne in direzione Ponzano Romano. Superato il borgo, con una piccola deviazione avete la possibilità di fare una pausa all’approdo di Filacciano per poi continuare lungo una ciclabile che costeggia la riva sinistra del fiume. Dopo aver attraversato anche Poggio Mirteto vi ritroverete a Nazzano, un bel centro medievale caratterizzato da una struttura architettonica a spirale e dominato dallo spettacolare Castello di pietra da cui ammirare il Tevere e la vallata dall’alto. Imperdibili anche una visita al Museo del Fiume e un giro nella vicina Riserva Naturale Tevere-Farfa.

Giorno 7

Roma, la Città Eterna

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Il traguardo di quest’ultimo giorno, e di tutto l’itinerario lungo il Tevere, si taglia a Roma. Dopo aver esplorato la Riserva Nazzano Tevere-Farfa per godere pienamente delle sue bellezze naturali, potete rimettervi in viaggio verso la Capitale costeggiando le acque del Fiume Biondo. Il percorso è lungo, ma facile da affrontare, circondato dalla natura incontaminata nei primi chilometri e costellato dalle meraviglie architettoniche della Città Eterna nell’ultimo tratto. La destinazione finale di questo tragitto è l’iconico Castel Sant’Angelo, che vi accoglierà nel cuore della Capitale col suo maestoso ponte.

da italia.it

 




Bocelli canta al G7

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eb8f46b5b2f7aa752dbdfe26e4ad9e02Si sono chiuse con un concerto di Andrea Bocelli, che ha intonato tra l’altro la celebre ‘Nessun dorma’ di Giacomo Puccini, le sessioni di lavoro del G7 di Borgo Egnazia.

Il tenore, accompagnato dalla violinista italo-ucraina Anastasiya Petryshak, è stato accolto ieri sera dagli applausi dei leader del G7 e dei Paesi outreach presenti per il vertice, ed è stato ringraziato al termine dell’esibizione dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

La premier ha seguito con trasporto il concerto, come mostrano alcune immagini diffuse dalla presidenza italiana, seduta tra il presidente Usa Joe Biden (che per qualche secondo ha chiuso gli occhi mentre il tenore intonava ‘vincerò’) e il primo ministro britannico Rishi Sunak.

ansa.it

In prima fila, tra gli altri, anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen con il marito Heiko, e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. A seguire la presidenza ha offerto ai leader una cena informale.




New York. Il Console: “Il consolato parte integrante della nostra comunità

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whatsapp image 2024 06 12 at 13.48.10 1 1 1140x717Il successo della Festa Nazionale della Repubblica, il 3 giugno, a cui hanno partecipato oltre mille persone, ha confermato il Consolato come punto di riferimento per la comunità italiana e italoamericana di New York. Questi numeri non si erano mai visti. Cosa c’è di nuovo? “La Festa a The Glasshouse è stata un riscontro della nostra presenza in mezzo alla comunità, frutto di anni di lavoro in cui il Consolato ha allargato la rete di contatti in tutti i settori – ci ha detto il Console Generale d’Italia Fabrizio Di Michele. – Oltre al numero senza precedenti di partecipanti, ha colpito anche l’età media: tanti giovani dal mondo della ricerca, dell’università, delle start-up. E si sono moltiplicate le richieste per essere invitati anche da parte di coloro di cui non conoscevamo l’esistenza”.

Come riuscite a tenere traccia della demografia della comunità?

“A questo proposito, è importante sottolineare che la nostra circoscrizione – che comprende New York, Connecticut e gran parte del New Jersey – conta circa 105 mila italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Tuttavia dall’Anagrafe noi non possiamo recuperare alcuna informazione sul profilo e attività professionale dei cittadini italiani. Questa rete di contatti si costruisce a parte, attraverso relazioni, eventi e il tam tam della comunità. Sono elenchi che cambiano ogni giorno, crescono continuamente. Avere una fotografia aggiornata è difficile. È un costante work in progress, cui gli italiani possono contribuire in modo attivo, chiedendo di esser coinvolti agli eventi del Consolato.”

Il Console Generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele – Foto di Dania Ceragioli

Quindi ci sono ancora tanti italiani che non conoscete.

“Certamente! Peraltro anche se li conoscessimo non potremmo invitarli tutti alla Festa Nazionale! Ogni anno cresce il numero degli invitati e le aspettative della comunità. Per essere all’altezza, quest’anno abbiamo cambiato la location della festa e fatto più ampio ricorso agli sponsor”.

È evidente che, rispetto alle edizioni precedenti, gli sponsor sono aumentati. Lo interpreta come un segno di avvicinamento alle istituzioni da parte della comunità imprenditoriale italiana?

“Fa parte dello stesso percorso: da parte nostra cerchiamo da anni di abbracciare le nostre realtà imprenditoriali e conoscere i numerosi manager italiani. In parallelo c’è stata una crescente attenzione del business verso il Consolato. È un circolo virtuoso, che finisce per alimentarsi autonomamente. Sin da quando, nel 2022, abbiamo riportato la Festa Nazionale fuori dal palazzo di Park Avenue, abbiamo scommesso sul sostegno delle aziende italiane e questo non è mai venuto meno. Non certo perché abbiano bisogno della nostra “pubblicità”, ma perché ci tengono a esser parte dell’evento italiano più importante dell’anno a New York”.

Grande ospite della Festa della Repubblica: il sindaco di New York, Eric Adams. Evento inedito, mai verificatosi prima d’ora. La sua presenza è dovuta più a un rapporto che ha con il Consolato o l’influenza della comunità italiana sulla campagna elettorale del 2025?

“È chiaro che la comunità italiana e ancora di più quella italo-americana sono molto rilevanti a New York. Ma credo che la presenza del Sindaco, che di solito non va alle Feste Nazionali degli altri Paesi, sia stata dovuta anche alle relazioni personali consolidate in questi anni. D’altra parte, sin dopo la sua nomina, il Sindaco mi aveva promesso che sarebbe venuto a visitare il Consolato (altro fatto inedito) e mantenne poi la sua parola, incontrando nella nostra sede l’Ambasciatrice Mariangela Zappia”.

Lei nel suo discorso ha distinto gli italiani dagli italo-americani, e questa differenza si nota. Quali difficoltà emergono nell’approccio con le due comunità e in che misura il Consolato italiano può essere un punto di incontro?

“In generale, esiste un divario fra italiani giunti qui negli ultimi 20-30 anni e quelli di seconda, terza e quarta generazione. Questi ultimi sono a tutti gli effetti americani, anche se sono legati con orgoglio alle proprie origini italiane. Tranne in certi casi, specialmente nel business, sono comunità che si frequentano e si conoscono ancora poco. Forse il Consolato è l’istituzione che ha migliore conoscenza di entrambe e del potenziale che esprimono. Quindi uno degli sforzi è proprio di far conoscere e interagire meglio le due comunità perché da entrambi i lati ci sono eccellenze, di grandissimo valore, ai vertici di tutti i settori, della città, dello Stato, del Paese”.

Il Console Generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele – Foto di Dania Ceragioli

E le difficoltà nel tentativo di unirle quali sono?

“È un tema delicato. Si tratta di differenze di riferimento valoriali e culturali perché spesso la comunità italo-americana si riconosce in tradizioni che appartengono meno all’Italia di oggi e quindi sono meno condivise e sentite dalle nuove generazioni che si trasferiscono qui. Inoltre, alcuni italiani guardano agli italo-americani attraverso stereotipi che non rendono giustizia a una comunità che, nella sua complessità ed eterogeneità, è non solo integrata, ma di grande successo. Ritengo anche che talvolta si sottovalutino i sacrifici e il duro lavoro che hanno portato i migranti italiani del secolo scorso a scalare ogni posizione nella società americana”.

Attraverso i media, questo rapporto si può migliorare?

“Qualsiasi strumento, evento, occasione che aiuti le due comunità a incontrarsi e stare insieme è suscettibile di migliorare il rapporto. Una delle nostre sfide è agganciare le giovani generazioni di italo-americani, perché spesso ci interfacciamo con persone dell’età medio-alta, che appartengono all’associazionismo tradizionale. Ciò semplificherebbe anche la relazione fra i due gruppi, perché non si tratta solo di un divario culturale, ma anche generazionale: gli italiani di New York sono mediamente più giovani degli italo-americani che gravitano attorno al Consolato”.

Ci sono più di 105 mila iscritti all’AIRE. Però quando si tratta di votare per i COMITES si presentano poche persone. Perché questo fenomeno?

“Forse c’è un problema strutturale perché la legge che istituisce i COMITES risale a un’epoca in cui ci si rivolgeva ancora all’immigrazione più tradizionale e per molti anni hanno rappresentato solo quel gruppo lì. In alcuni casi, come in quello di New York, questi organismi si sono peraltro ringiovaniti, hanno una maggiore presenza femminile e spirito di iniziativa. Tuttavia permane un divario di comunicazione con il resto della comunità. Noi come Consolato cerchiamo di aiutare, anche se la credibilità del COMITES dipende in ultima analisi dalle sue attività, dalla sua capacità di farsi conoscere, di fare la differenza con diverse attività. Probabilmente servirebbero strumenti e risorse maggiori, soprattutto in una realtà competitiva come quella della Grande Mela. È un lavoro abbastanza complicato perché, alla fine, il COMITES nasce su base volontaria: sono italiani che gli dedicano il proprio tempo libero”.

Il Console Generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele durante l’intervista, con la Vice Console Marta Mammana – Foto di Dania Ceragioli

Nell’ultimo periodo c’è stato un aumento nell’erogazione e nella disponibilità dei servizi consolari. Cosa è cambiato nello specifico e cos’altro si potrebbe fare?

“Da una parte questo cambiamento è dipeso dal rafforzamento del personale che, dopo il Covid, era ridotto al lumicino. Dall’altra ha inciso una razionalizzazione dei servizi e lo sforzo di migliorare la comunicazione e l’interazione con l’utenza. La nostra produttività è aumentata in modo esponenziale anche rispetto al periodo precedente alla pandemia. Gli italiani se ne sono accorti, come ci confermano ogni giorno scrivendoci o attraverso le recensioni Google, in cui il voto degli utenti è passato da circa due a quattro stelle in relativamente poco tempo e continua a migliorare. È chiaro che c’è sempre del lavoro in più da fare; non siamo certo immuni da errori o da carenze. Ma è ben percepibile che la qualità dei servizi è migliorata, e ne siamo fieri”.

Dalla fine del Covid si è verificato un incremento di richieste per la cittadinanza italiana. Come se lo spiega?

“Non abbiamo dati di raffronto precisi, ma è evidente che le richieste sono aumentate in modo esponenziale. Qui a New York c’è sempre stata una domanda di cittadinanza per ragioni “sentimentali” o anche per interesse, ma mai così importante. Quanto alle spiegazioni, abbiamo informazioni parziali e statisticamente non rilevanti. Molti ci dicono di aver fatto domanda di cittadinanza in considerazione del quadro politico generale di questo Paese, ma anche l’esperienza del Covid potrebbe avere inciso con la possibilità di movimento da e verso l’Europa, venuta meno in quegli anni”.

Se dovesse fare un bilancio del suo mandato?

“È ancora troppo presto!”

 

da La Voce di New York