Niente più IMU per i residenti all’estero

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downloadAnche la Commissione Affari Esteri della Camera ha dato parere favorevole alla proposta di legge che elimina il pagamento dell’Imu sull’abitazione che i residenti all’estero posseggono in Italia.
Il via libera al testo – all’esame della Commissione Finanze – è giunto nella seduta di ieri: la relatrice, Elisabetta Gardini (FdI), ha ricordato che la Commissione ha adottato come testo base la proposta di legge a prima firma Ricciardi (Pd) cui sono state via via abbinate le altre iniziative legislative presentate da deputati di tutti gli schieramenti, tutti concordi nel chiedere l’eliminazione dell’Imu per la prima casa posseduta in Italia dagli iscritti Aire.
Gardini ha ricordato che i connazionali all’estero hanno goduto dell’esenzione fino al 2020 e che nel 2021 la legge di bilancio previse il dimezzamento della tassa solo per i pensionati all’estero, mentre quella per l’anno 2022, sempre per i pensionati, prevedeva limitatamente al 2022 la riduzione della misura dell’IMU al 37,5 per cento.
Con la proposta di legge, ha aggiunto, si chiede l’esenzione dell’Imu per tutti gli Aire – non solo pensionati – a condizione che la casa sia situata nel comune di iscrizione nell’AIRE e che non risulti locata o data in comodato d’uso.
Chiarite le modifiche alla disciplina dell’imposta di registro anche alla luce del cosiddetto decreto “Salvainfrazioni” entrato in vigore dopo la presentazione della legge, Gardini ha spiegato ai colleghi di aver formulato un parere in cui si chiede la soppressione del secondo comma del testo, ormai superato alla luce delle nuove norme in vigore.
Gli oneri derivanti dall’applicazione della legge, ha concluso, sarebbero 8 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023, di cui 3 milioni di euro annui destinati al reintegro delle minori entrate dei comuni, cui provvede si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili istituito dalla legge di stabilità per il 2015.
La relatrice ha quindi presentato una proposta di parere favorevole.
Nel breve dibattito che ne è seguito, Fabio Porta (Pd), ha espresso a nome del proprio gruppo un “convinto sostegno al provvedimento in esame, ringraziando il presentatore, e soddisfazione per la generale condivisione dei suoi contenuti”. Il parlamentare eletto in Sud America ha sottolineato “l’importanza delle norme in esame in quanto esse non sono solo un riconoscimento nei confronti della comunità italiana all’estero, ma rappresentano anche un investimento, poiché possono favorire gli investimenti degli emigrati e dei discendenti di emigrati nelle aree di origine”.
Sulla stessa linea Simone Billi (Lega) che, nel ringraziare Toni Ricciardi, primo firmatario della proposta di legge, e i colleghi eletti all’estero per l’impegno profuso, ha rilevato che “il tema è particolarmente sentito dalla comunità italiana all’estero. Credo che la cancellazione o riduzione dell’IMU nei termini individuati dalla proposta di legge costituirà un incentivo al turismo e alla permanenza degli emigrati italiani nei paesi di origine, incentivando l’economia dei territori”. Il deputato eletto in Europa, infine, ha sottolineato che “la tassazione prevista dalle normative vigenti incide pesantemente sulla popolazione italiana all’estero, in particolare su coloro, che, emigrati negli anni ’50 e ’60, vivono di trattamenti pensionistici”.
Ultimo ad intervenire Andrea Di Giuseppe (FdI) che ha ringraziato i colleghi eletti all’estero e sottolineato “la trasversalità della proposta di legge in esame e di quelle abbinate” auspicando “una rapida approvazione del provvedimento in Assemblea”.
La Commissione ha quindi approvato all’unanimità la proposta di parere della relatrice.
Il testo
“La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminata la proposta di legge C. 956, recante «Modifiche all’articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria e dell’imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero», e le abbinate proposte di legge C. 1099, C. 1323, C. 1400, C. 1701, C. 1743 e C. 1748;
rilevato che:
la proposta di legge modifica il regime della fiscalità immobiliare relativa agli immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) al fine di rendere esente da IMU una unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, da loro posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, in Italia, a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell’AIRE e che non risulti locata o data in comodato d’uso (articolo 1, comma 1);
inoltre, la proposta modifica la disciplina dell’imposta di registro, segnatamente novellando la lettera a) della nota II-bis) all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 al fine di chiarire che le agevolazioni ivi disposte per l’acquisto della prima casa si applichino in favore dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, in luogo della locuzione che si riferisce ai cittadini «emigrati all’estero» come previsto nella formulazione della norma vigente al momento della presentazione della proposta di legge (articolo 1, comma 2);
preso atto che:
la proposta quantifica gli oneri derivanti dalle norme in commento in 8 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023, di cui 3 milioni di euro annui destinati al reintegro delle minori entrate dei comuni, cui provvede si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili che si presentano in corso di gestione, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
segnalata l’opportunità di sopprimere la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo 1, in quanto non più riferibile al testo vigente della nota II-bis), comma 1, lettera a), primo periodo, della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986,
esprime
PARERE FAVOREVOLE”. (aise)




Europee 2024/ Astensione record/ Fdi primo partito, ma all’estero vince il Pd

europee24

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Un italiano su due non ha votato alle elezioni europee: l’appuntamento con le urne chiuso ieri ha registrato la prima votazione nella storia repubblicana che non ha superato il 50% d’affluenza.
Secondo i dati del Viminale, infatti, sul territorio nazionale ha votato alle europee il 49,66% degli aventi dirittoAll’estero, invece, ha votato il 6,57% degli aventi diritto: rientrano in questa percentuale gli italiani iscritti all’Aire in uno dei Paesi dell’Ue e i temporaneamente all’estero che hanno scelto di votare per i candidati italiani in uno dei seggi allestiti dalla Farnesina.
Gli scrutini sono iniziati subito dopo la chiusura dei seggi, alle 23.00 di ieri, e sono ancora in corso.
76 gli europarlamentari spettanti all’Italia: quanto ai dati nazionali, con 61.130 sezioni scrutinate su 61.650, Fratelli d’Italia è incontrovertibilmente primo partito con il 28.81% dei voti; segue il Pd con il 24,05. Scende sotto il 10% il Movimento 5 Stelle (9,99%), appena sopra Forza Italia (9,65) e Lega (9,04). Bene Alleanza Verdi Sinistra (6,70). Si fermano sotto la soglia di sbarramento del 4% sia Renzi che Calenda: Stati Uniti d’Europa si ferma al 3,76% mentre Azione al 3,34%. Pace terra e libertà, il movimento di Michele Santoro, debutta al 2,20%.
Diversi i risultati all’estero.
Anche qui lo scrutinio è ancora in corso: con 1.932 sezioni scrutinate su 2.255 al primo posto c’è il Pd con il 30,01%, seguito da Fratelli d’Italia (19,11) e Alleanza Verdi Sinistra (17,15). Il Movimento 5 Stelle arriva all’8,14%, Stati Uniti d’Europa al 5,83 e Forza Italia al 4,83.
Seguono Azione (4,55), Lega (3,81), Pace terra e libertà (3,38). (m.c.\aise) 




In cinquecento per l’Italian National Day organizzato dal Consolato di Toronto

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captura“Non poteva iniziare in modo migliore l’Italian Heritage Month di Toronto: dopo l’alzabandiera a Queen’s Park, lunedì scorso, è stata la volta dell’Italian National Day organizzato con successo mercoledì sera dal Consolato Generale d’Italia al Liberty Grand Entertainment Complex”. A scriverne è stato Marzio Pelu sul Corriere Canadese, quotidiano diretto a Toronto, in Canada, da Fabrizio Veronesi.

“Gli ospiti – circa cinquecento i presenti – sono stati accolti dal Console Generale Luca Zelioli, dal Console Giulia Romani e dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, Veronica Manson (nel video qui sopra ed in quello sotto), un momento del “welcoming”), in una Governor’s Room illuminata di bianco-rosso-e-verde e pervasa dei deliziosi profumi delle tante prelibatezze culinarie preparate sul posto, in diretta, da molti dei protagonisti della ristorazione italiana e Toronto e nella GTA: il tutto, mentre un quartetto d’archi faceva risuonare nell’aria le note di alcune delle più belle melodie italiane.
Dopo l’accoglienza nella sala, e dopo l’immancabile Inno di Mameli (nel video qui sopra) eseguito dal quartetto d’archi, sono iniziati gli interventi delle autorità: hanno preso la parola il ministro dell’Istruzione dell’Ontario, Stephen Lecce ed il Console Generale Luca Zelioli.
È stato inoltre trasmesso un video inviato per l’occasione dal vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Lo stesso Zelioli ha poi consegnato i riconoscimenti dell’Italian National Day a Stefano Riolo, Domenico Siniscalco e Deborah Verginella che ha ritirato il premio per il marito Corrado Paina, già Direttore della Camera di Commercio dell’Ontario, recentemente scomparso.
La festa è proseguita con le degustazioni di moltissimi prodotti e piatti tipici italiani come gli arancini, gli gnocchi al pesto, i rigatoni all’arrabbiata, salami e formaggi, dolci e naturalmente il gelato, quello vero, artigianale.
Fra i presenti, l’Editore del Corriere Canadese, Onorevole Joe Volpe, e molti esponenti politici e rappresentanti di associazioni e di organizzazioni della comunità italiana a Toronto (ma anche da Kitchener, Hamilton, Guelph, Niagara Falls, Oshawa e Vaughan), riunitasi per una sera sotto l’egida del Consolato Generale d’Italia di Toronto”.

Marzio Pelú – Corriere Canadese




Sinner nuovo numero 1 del mondo

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000 34v36mjJannik Sinner sarà il nuovo numero 1 del tennis mondiale, il primo italiano a conquistare la prima posizione nel ranking Atp. Il 22enne azzurro, in semifinale al Roland Garros dopo la vittoria in 3 set nei quarti contro il bulgaro Grigor Dimitrov, centra l’obiettivo grazie al ritiro di Novak Djokovic prima dei quarti di finale dello Slam parigino. Il 37enne serbo, attuale numero 1 del mondo, lascia il torneo dopo la vittoria in 5 set contro Francisco Cerundolo, numero 23 del tabellone, negli ottavi di finale.

Sinner: “Un sogno diventa realtà”

Cosa dire, è il sogno di tutti diventare numero 1 del mondo. Allo stesso tempo vedere Novak Djokovic ritirarsi è in dispiacere e gli auguro un pronto recupero. Io cercherò di non pensarci e di giocare il mio miglior tennis in semifinale”, dice Sinner dopo la vittoria contro Dimitrov che lo proietta in semifinale al Roland Garros e gli permette di arrivare al numero 1 del mondo da lunedì 10 giugno.

“Grazie al mio team, perché senza di loro tutto questo non sarebbe possibile. E’ un momento speciale e sono felicissimo di condividerlo con tutto il pubblico qui e con chi mi sta guardando in Italia”, aggiunge il 22enne altoatesino.

Perché Djokovic si ritira, il messaggio di Nole

Nel match contro l’argentino Cerundolo, Djokovic ha chiesto ripetutamente l’intervento del fisioterapista per problemi al ginocchio destro. Il fuoriclasse di Belgrado si è lamentato, durante e dopo l’incontro, per le condizioni del campo, a suo dire troppo scivoloso.

Sono davvero triste di annunciare che devo ritirarmi dal Roland Garros. Ho giocato con il cuore e ho dato tutto me stesso nella partita di ieri e purtroppo, a causa di uno strappo mediale del menisco al ginocchio destro, io e la mia squadra abbiamo dovuto prendere una decisione difficile dopo un’attenta riflessione e consultazione”, le parole del serbo sui socia. “Auguro buona fortuna ai giocatori in gara questa settimana e ringrazio di cuore gli incredibili tifosi per tutto l’affetto e il continuo supporto. A presto. Con amore e gratitudine, Nole”, aggiunge l’ormai ex numero uno del mondo.

Fine di un’era

Djokovic dice addio al trono dopo 428 settimane complessive al vertice della classifica. La rincorsa di Sinner viene coronata a metà di una stagione strepitosa per l’azzurro e negativa per il serbo. L’italiano sale in vetta in un’annata impreziosita sin qui da 3 trionfi – Australian Open, Rotterdam e Masters Miami – mentre il fuoriclasse di Belgrado nel 2024 non ha ancora alzato un trofeo. L’ultimo titolo per Djokovic risale alle Atp Finals di novembre 2023 a Torino: in quel caso, vittoria in finale contro Sinner.

adnkronos.com




New York. “Open Roads”, la rassegna del cinema italiano al Lincoln Center

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screenshot 2023 08 30 at 17.38.38Open Roads, la rassegna di cinema italiano arrivata alla sua ventitreesima edizione e organizzata da Cinecittà e Lincoln Center, porta a New York fino al 6 giugno successi di botteghino, di critica, o racconti intimi tutti da scoprire. Presentati ai festival di Venezia, Roma, Locarno o Berlino, sono pellicole che raccontano una società italiana in grande cambiamento: ci sono visioni apocalittiche, accuse al patriarcato o epopee eroiche che invitano all’umanità e alla cooperazione. Ma anche sguardi profondi su sentimenti, emozioni. A volte con ironia altre con distaccato realismo.

Iniziamo da There’s Still Tomorrow, C‘è ancora domani di Paola Cortellesi il film che ha trascinato le folle di nuovo nei cinema e conquistato una quantità di premi. La regista, nonché attrice e sceneggiatrice, racconta la vicenda di una donna schiavizzata dalla famiglia, dal fascismo, che trova finalmente il sorriso al pensiero di poter esprimere il proprio voto per la prima volta nella storia d’Italia. Con la sua consueta ironia in questo suo debutto registico Paola Cortellesi è riuscita a mettere il dito su una piaga, quella del patriarcato, non confinata nel tempo ma ancora terribilmente attuale.

Paola Cortellesi in ‘C’è Ancora Domani’ ANSA

Anche The War Machine, Il comandante di Edoardo de Angelis è ambientato durante il fascismo, ma qui siamo in guerra, e siamo su un sommergibile. Il protagonista è un uomo che fa una scelta azzardata, contraria ai regolamenti, ma in linea con la sua etica umana. Tratto liberamente da una storia vera, il film invoca palesemente la cooperazione in mare, gli aiuti agli immigrati che traversano il Mediterraneo, che l’Europa tutta non riesce a mettere in campo.

Terzo film ambientato durante il fascismo, periodo con cui gli italiani ancora non hanno finito di fare i conti, è The Beautiful Summer, La bella estate di Laura Luchetti, tratto dall’omonimo romanzo breve di Cesare Pavese. Qui però la protagonista non si cura tanto del clima oppressivo in cui vive, delle camicie nere che fanno alzare tutti sull’autobus per sedersi loro, che irrompono con i loro megafoni nella vita quotidiana, quanto della scoperta della vita di città, dell’amore, del sesso.

Con Lubo di Giorgio Diritti, tratto dal romanzo di Mario Cavatore Il seminatore, siamo ancora nelle cupe atmosfere della Seconda guerra mondiale. Ma siamo in Svizzera, nel 1939. Lubo, interpretato da Franz Rogowski, è un artista di strada arruolato per difendere i confini dal rischio di un’invasione tedesca. Gli viene uccisa la moglie e rapiti i figli perché Jenisch (la terza maggiore popolazione nomade europea, dopo i Rom e i Sinti), e sottoposti al programma di rieducazione nazionale. Lubo decide di ritrovarli, ad ogni costo. Una riflessione sulla giustizia, l’educazione e l’amore.

Franz Rogowski in Lubo/ Francesca Scorzoni

Il Comandante è interpretato da Pierfrancesco Favino, così come C’è ancora domani vede nel ruolo del marito violento Valerio Mastandrea: due fra i migliori attori italiani in questo momento. Entrambi, insieme a Toni Servillo e Adriano Giannini, sono parte del cast di Adagio, il film di Stefano Sollima che racconta gli aspetti più oscuri, squallidi e corrotti di una Roma e una società in assoluto disfacimento, sullo sfondo di un incendio quasi Neroniano che fa saltare la luce, e il grilletto dei protagonisti. Il film racconta la malavita, ma con un sottotesto umano profondo: il rapporto che i padri hanno con i loro figli.

Roma apocalittica pure in I Told You SoTe l’avevo detto di Ginevra Elkann. Qui però il caldo è provocato dal cambiamento climatico che frigge le vite di una serie di personaggi confusi della buona società. Anche qui un cast stellare: Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Riccardo Scamarcio, Danny Huston.

Alba Rohrwacher in Mi fanno male i capelli

Alba Rohrwacher è anche la protagonista di Mi fanno male i capelli di Roberta Torre storia, di una donna che immagina di essere Monica Vitti e vive in questa sua realtà parallela. La musica è di Shigeru Umebayashi.

Gli altri film della selezione sono: Another End di Piero Messina con Gael García Bernal e Bérénice BejoEl Paraíso di Enrico Maria Artale e tre debutti: An Endless Sunday di Alain Parroni; Enea di Pietro Castellitto; Oceans Are the Real Continents di Tommaso Santambrogio. Quest’ultimo un esordio da maestro: il film è lento, ma estremamente poetico e profondo sui sentimenti, la lontananza, l’emigrazione nella cuba dei nostri giorni.

Moretti ne Il sol dell’avvenire / Ansa

Infine il divertente, autoironico, politico film di A Brighter TomorrowIl sol dell’avvenire di Nanni Moretti. Il regista, è ormai talmente padrone di sé e del suo mestiere da prendersi in giro platealmente e con gusto e raccontare una storia che non può non coinvolgere tutti.  Assolutamente da vedere.

Qui il calendario di Open Roads: https://www.filmlinc.org/festivals/open-roads-new-italian-cinema/#films

da La Voce di New York




«I nostri bimbi nell’inferno di Haiti. Il governo agisca, come con Chico Forti». Dal Veneto l’appello dei genitori adottivi

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091422702 c162490a 9d2a 4d75 ba7f 75830b745dd4«I nostri bambini sono prigionieri nell’inferno della guerra civile ad Haiti, il governo italiano ci aiuti a portarli a casa». È il grido disperato di quattro famiglie italiane, tre delle quali venete ( Vicenza, Padova e Verona) e una milanese,che attendono di abbracciare i loro bambini adottati e riconosciuti come cittadini italiani. Guerra e lungaggini burocratiche stanno però minacciando gravemente i piccoli, e i loro genitori in Italia sono angosciati. I piccoli hanno tra i quattro e i dieci anni, sono bloccati nei loro orfanotrofi perché secondo l’ambasciata italiana di Santo Domingo, competente per l’area di Haiti, manca un ultimo atto burocratico per ottenere il passaporto: il riconoscimento facciale dei bambini che è impossibile fare dal momento che gli uffici pubblici sono fuori uso. Dal 2021 Haiti è devastata da una feroce guerra civile, buona parte del territorio è governato da spietate bande criminali.

Il riconoscimento facciale

«Pochi giorni fa tre missionari sono stati sgozzati proprio dentro a un orfanotrofio – spiega Silvia Giraldi, vicentina, che insieme al marito Massimo attende da mesi di abbracciare il suo piccolo Christian di 4 anni – quelli non sono posti sicuri per i nostri bambini». I piccoli sono stati adottati seguendo tutto il lungo e farraginoso iter delle adozioni internazionali, al quale si è aggiunto il dramma della guerra civile haitiana. «A gennaio il tribunale di Haiti si è espresso sulle nostre richieste di adozione con un verdetto favorevole – spiega ancora Silvia – ma non si riesce a far avere il passaporto ai bambini perché ad Haiti tutti gli uffici pubblici sono chiusi a causa della guerra, l’eurodeputata Alessandra Moretti si è adoperata affinché ai piccoli venisse data, tramite l’ambasciata di Santo Domingo, una carta che fungesse da lasciapassare, poi abbiamo coinvolto l’orfanotrofio che certificasse la corrispondenza dei bambini con i loro nomi, cognomi e fotografie – aggiunge ancora la mamma adottiva – tuttavia l’ambasciatore pretende il riconoscimento facciale davanti alle autorità, ma l’area è troppo pericolosa e non ci sono uffici pubblici, al contrario le autorità americane, canadesi e tedesche, con bimbi e famiglie nelle nostre stesse condizioni, sono riusciti a portare via i piccoli da quell’inferno, qualcuno dell’ambasciata dovrebbe andare ad Haiti a prenderli per noi».

Le videochiamate

«Possiamo vedere i nostri figli solo con le videochiamate – aggiunge la mamma veronese Laura, che assieme al marito Mauro ha adottato due piccoli di 5 e 8 anni – il tempo passa, avevamo promesso loro che li avremmo portati in Italia e ora ci chiedono continuamente quando potranno abbracciarci: sono piccoli, ogni giorno che passa è un’infinità, abbiamo l’impressione che in questo momento non si stia cercando l’unica cosa che conta, cioè il bene dei minori». «In tutta questa vicenda abbiamo incontrato persone straordinarie, nel nostro caso i servizi sociali di Padova e i cancellieri del tribunale dei minori di Venezia – aggiunge Elena Farinelli, padovana che con il marito Emanuele ha adottato un bimbo di 6 anni – poi però ci sono burocrati, persone che trattano il nostro caso come se fossimo delle pratiche fatte di carta, ma qui si parla delle vite dei bambini e delle nostre, a nostro figlio sono caduti due dentini in questi giorni, volevamo esserci, sono piccole cose, per noi grandissime».

L’interrogazione parlamentare

«Il governo italiano ha trovato un aereo per Chico Forti, ora si trovi un modo per aiutare questi genitori» afferma Alessandra Moretti che ha seguito la vicenda sin dall’inizio aiutando le famiglie a superare gli ostacoli burocratici dovuti alla loro adozione. «Il ministero degli Esteri italiano produca il massimo sforzo per aiutare queste persone, smetterò di interessarmi al caso solo quando i bambini saranno in sicurezza tra le braccia dei loro genitori». A invocare l’intervento del governo anche la deputata democratica Marianna Madia, la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi e la sua collega senatrice Daniela Sbrollini. Il senatore Andrea Martella, segretario del Pd Veneto, ha depositato ieri, lunedì 27 maggio, un’interrogazione parlamentare: «Le famiglie stanno vivendo giorni drammatici, altri paesi occidentali come Stati Uniti, Canada e anche Germania per casi simili si sono già adoperate portando in salvo i bambini. Chiediamo che il governo italiano faccia altrettanto».

corriere.it




New York. L’accademia della Cucina Italiana premia l’Albero dei Gelati

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whatsapp image 2024 05 22 at 23.57.04 1140x815Nel cuore di Park Slope, c’è una chicca italiana che tratta il gelato come portata principale. Da più di dieci anni, l’Albero dei Gelati è diventato un punto di riferimento per la comunità. Da poco, ha ricevuto il premio “Massimo Alberini” dell’Accademia Italiana della Cucina di New York per “offrire alimenti di produzione propria, lavorati con ingredienti di qualità eccellente e tecniche rispettose della tradizione del territorio, del codice etico e delle norme vigenti”.

“Per noi è una questione di credo”, ha spiegato Monia Solighetto, che insieme al marito, Alessandro Trezza, e al fratello Fabio hanno prima ridato vita all’attività familiare in Brianza e poi si sono allargati fino a New York aprendo il primo locale nel 2013. Negli anni 2000, quando hanno ripreso la gelateria che i genitori avevano aperto nel 1985, stava nascendo Slow Food. “Per la prima volta c’era l’idea di legare i grandi valori del cibo alla sostenibilità. E noi li abbiamo applicati al gelato, che era sempre stato bistrattato: all’epoca per farlo le aziende usavano i preparati”, per cui basta dissolvere il concentrato di una bustina nell’acqua e congelare il risultato. “La nostra idea, invece, era, ed è tuttora, mantenere e riprodurre quello che la natura ci dà con un gelato e una cucina contadini”.

Monica Solighetti, dietro al bancone dei gelati. Roberta Marini De Plano e Lucy Falcone, in primo piano / VNY Media

Un prodotto può essere di ottima qualità, ma per Solighetti non è abbastanza. “Per noi è fondamentale instaurare e coltivare una relazione con i produttori, conoscendo le famiglie che stanno dietro alle aziende. Questi sono i nostri due capisaldi”.

Relazioni, ingredienti, biodiversità, modo di coltivare, certificazioni e chilometro zero. “Riconosciamo che non ci sono pomodori come quelli italiani, ma ci concentriamo su quello che riusciamo ad avere qui, adeguandoci, viaggiando diverse regioni degli Stati Uniti, informandoci e andando a conoscere personalmente le aziende. È un vero impegno che noi abbiamo nei confronti dei nostri prodotti”.

Il gelato al peperone giallo e il formaggio pecorino stagionato / VNY Media

Solighetti si interrompe solo all’arrivo del gelato al peperone giallo, servito con formaggio stagionato e more. Ma gli abbinamenti sono infiniti. “Facciamo il risotto e lo accompagnamo al gelato allo zafferano; la bresaola con quello alla rucola; quello al salmone lo abbiniamo al panettone nel periodo natalizio; e fra poco uscirà quello alla melanzana, ma questi sono i più particolari che offriamo su richiesta del cliente come piatti salati. Devono essere realizzati con i giusti abbinamenti e spiegati, perché non tutti li capirebbero e non riscontrerebbero lo stesso tipo di successo”. Poi Solighetto si sposta dietro al bancone dei gelati, servendo un cono, una coppetta, due gusti, please, can I taste this? La fila da servire è una costante. Ci sono bambini con i genitori, ma anche ragazzi venuti apposta per assaggiare il vero gelato italiano. “A disposizione nel banco della gelateria, fra i più particolari, al momento abbiamo: burro e sale, formaggio di capra e fragole, spirulina”. Variano in base alla stagionalità e disponibilità dei produttori.

Dietro alla gelateria c’è un bistrò, il primo per apertura dei loro tre ristoranti, insieme a Spes nell’East Village a Manhattan e Have & Meyer a Williamsburg a Brooklyn. L’ambiente è romantico e casereccio. Le bottiglie di vino, collezionate per passione da Trezza, sono esposte all’interno del locale; i tavoli sono in legno; il bar è a vista; e nel retro si apre un giardino interno dove poter mangiare nei mesi estivi, quando fa più caldo.

da La Voce di New York




È morto il giornalista Franco di Mare. Stroncato da un mesotelioma a 68 anni

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francodimare tre fgE’ morto a Roma il giornalista e inviato della Rai Franco Di Mare, colpito da un mesotelioma. Aveva 68 anni. A dare l’annuncio è stato il fratello Gino Di Mare che su Facebook ha scritto: “Ciao Frà, con te va via un pezzo di me“. I funerali si terranno lunedì 20 maggio alle 14 nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti) in piazza del Popolo di Roma. La famiglia “profondamente commossa ringrazia tutti per il grande affetto e la straordinaria vicinanza finora ricevuti” si legge in una nota.

L’annuncio della malattia

Lo scorso 28 aprile, il giornalista era stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Di Mare Aveva spiegato di essere ammalato di un tumore molto cattivo legato “alla presenza di amianto nell’aria che si prende tramite la respirazione di particelle di amianto, senza rendersene conto“. “Ho un mesotelioma” aveva detto il giornalista. A lungo inviato di guerra nei Balcani, tra i proiettili all’uranio impoverito e le polveri, sollevate dalle esplosioni e dagli edifici che crollavano, aveva respirato anche particelle d’amianto. Un nemico invisibile che presenta il conto a distanza di decenni.

Il mesotelioma, come spiega l’Airc sul proprio sito, è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio, le membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. Oltre al mesotelioma maligno, dal mesotelio possono svilupparsi anche tumori benigni che in genere vengono rimossi chirurgicamente e non richiedono ulteriori trattamenti.

Il mesotelioma maligno è una patologia rara che colpisce prevalentemente gli uomini. In Italia rappresenta lo 0,8% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo e lo 0,3% di quelli diagnosticati nelle donne. Il 90% dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto. Altri fattori di rischio meno comuni per il mesotelioma sono l’esposizione alle radiazioni ionizzanti o al diossido di torio (utilizzato in passato come mezzo di contrasto per le immagini radiografiche).

I primi sintomi con cui si presenta il mesotelioma pleurico, spesso legati all’accumulo di liquido nella cavità pleurica (versamento pleurico), sono respiratori: fiato corto (dispnea) e tosse. Possono essere presenti anche dolore nella parte bassa della schiena o a un lato del torace e sintomi più aspecifici, come debolezza muscolare e perdita di peso. Dolore addominale, perdita di peso, nausea e vomito sono invece i sintomi più comuni in caso di mesotelioma peritoneale. Il volume dell’addome può aumentare a causa dell’accumulo di liquido nel peritoneo (ascite).

Determinare lo stadio del tumore, ovvero quanto la malattia sia estesa, è essenziale per decidere il tipo di terapia. Per il mesotelioma vengono individuati 4 stadi (I-IV) sulla base dei criteri Tnm che tengono conto dell’estensione del tumore (T), dell’eventuale coinvolgimento dei linfonodi (N) e delle metastasi (M). Come per la maggior parte dei tumori, anche per il mesotelioma più basso è lo stadio e migliori sono le probabilità di successo del trattamento. Spesso però la diagnosi di questo tumore arriva quando la malattia ha già superato gli stadi iniziali ed è ormai difficile da trattare, perciò è uno dei tumori con prognosi raramente positiva. A distanza di 5 anni dalla diagnosi sono ancora vivi solo l’8% degli uomini e il 10% delle donne, colpiti dal mesotelioma.

Chi era Franco Di Mare

Di Mare era un nome e un volto notissimo per i telespettatori italiani. Di Mare nasce a Napoli il 28 luglio 1955 ed è stato uno storico inviato della Rai nelle di aree di crisi. Nel servizio pubblico arriva nel 1991: nella redazione esteri del Tg2 ha seguito la crisi dei Balcani come inviato di guerra, visitando luoghi come Bosnia, Croazia e Kosovo. Ha anche coperto eventi in Mozambico, Somalia, Rwanda, Burundi e nella regione dei Grandi Laghi in Africa.

Di Mare ha realizzato inchieste giornalistiche sulla mafia dell’Europa dell’Est, la guerra in Kosovo, in Bosnia e in Rwanda, oltre a seguire le elezioni presidenziali e politiche in vari Paesi del mondo. Ha anche indagato sul terrorismo in Giappone, Russia, Medio Oriente e Africa Orientale. La sua esperienza include la copertura delle guerre in Afghanistan e Iraq (prima e seconda), nonché dei conflitti tra Eritrea ed Etiopia e a Timor Est.

Nel 2003, ha iniziato la sua carriera di conduttore televisivo soprattutto nel programma ‘Unomattina’, che ha lasciato nella stagione 2013-14 per la trasmissione pomeridiana ‘La Vita in diretta’. Nel 2019 viene nominato vicedirettore di Rai Uno e nel 2020 direttore generale del day time della Rai. Dallo stesso anno fino al 2022 è stato direttore di Rai Tre.

Le accuse alla Rai

Durante l’intervista da Fabio Fazio, Di Mare aveva lamentato l’atteggiamento, tenuto dalla Rai di fronte alla sua malattia: si sono dileguati “tutti i gruppi dirigenti, non quello attuale, ma quello precedente, quello precedente ancora – aveva affermato – . Posso capire che esistano delle ragioni di ordine legale, sindacale, ma io chiedevo alla Rai lo stato di servizio che è un mio diritto, i posti in cui sono stato, così potevo provare a chiedere alle associazioni di categoria cosa fare… sono spariti tutti. Se io posso arrivare a capire, e non è che lo debba fare per forza, che possono esistere ragioni legali o sindacali, quello che capisco meno è l’assenza sul piano umano. Persone a cui parlavo dando del tu, perché ero un dirigente Rai, sono sparite, si sono negate al telefono, a me. Come se fossi un questuante. Io davanti a un atteggiamento del genere trovo un solo aggettivo: ripugnante”.

All’indomani dell’intervista, l’ad Rai Roberto Sergio si era impegnato a inviare al giornalista tutta la documentazione richiesta all’azienda negli anni precedenti. Durante l’audizione in Vigilanza della scorsa settimana, Sergio ha annunciato che a Di Mare “è stata inviata, via Pec, la documentazione che aveva richiesto“.

L’ad Rai Roberto Sergio: “Commosso per scomparsa Di Mare, sarò vicino a famiglia”

“Sono commosso e conservo nel mio cuore il dolce, faticoso colloquio telefonico avvenuto il giorno successivo alla sua denuncia” dichiara l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio. “Purtroppo non potrò incontrarlo, come ci eravamo ripromessi, ma sarò vicino alla famiglia e in questo doloroso momento prego con loro”.

Presidente Commissione Vigilanza Rai Floridia: “Profondo dolore”

“È con profondo dolore e grande tristezza che apprendiamo la notizia della scomparsa di Franco Di Mare” ha detto la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia. “La sua morte lascia un vuoto enorme. Penso all’importante e prezioso contribuito che ha dato al servizio pubblico. Ciò che resterà indelebile per tutti è la sua capacità di raccontare le notizie con passione, integrità e un inconfondibile stile personale, affrontando con professionalità e umanità temi complessi e spesso difficili. In questo momento di lutto, il pensiero è rivolto alla sua famiglia e a chi lo ha conosciuto da vicino. A loro vanno le più sentite condoglianze e il cordoglio più sincero”.

La nota di Viale Mazzini

“La scomparsa di Franco Di Mare è per la Rai, per la quale si è sempre speso con passione e professionalità, motivo di profondo dolore, al quale si unisce la riconoscenza per quanto fatto nel corso della sua lunga carriera che lo ha spesso visto in prima linea per raccontare coraggiosamente i conflitti nel mondo” si legge in una nota di Viale Mazzini subito dopo la scomparsa del giornalista in cui si esprime il cordoglio di tutta l’azienda. “Una passione che lo ha accompagnato anche nei programmi, condotti successivamente, nei ruoli dirigenziali ricoperti e nell’esperienza del programma d’inchiesta ‘Frontiere'” che lo ha visto al timone fino al 2023.

Sangiuliano: “E’ una notizia che mi addolora profondamente”

E’ una notizia che mi addolora profondamente. Proprio meno di una settimana fa avevo ricevuto un suo messaggio che mi spiegava i motivi per cui non mi rispondeva”. A parlare all’Adnkronos è il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, appena appreso della notizia della morte del giornalista Franco Di Mare. “Evocava quando eravamo stati insieme a Sarajevo durante la guerra della ex Jugoslavia perché gli avevo mandato su WhatsApp una vecchia fotografia che gli avevo scattato in cui lo ritraevo lui insieme a Fabio Chiucconi”.

“Sono vicino alla moglie, alla figlia e agli affetti di Franco Di Mare in questo momento di grande dolore”, aggiunge il ministro Sangiuliano ricordando il “professionista che ha contribuito con la sua opera attenta e informata ad arricchire il servizio pubblico televisivo nazionale. Ho potuto apprezzarne di persona l’etica, la passione e la professionalità nel nostro comune trascorso al Tg1, di cui in questo momento affiorano mille ricordi, dopo averlo conosciuto nei primi anni Novanta a Sarajevo, durante il conflitto nella ex Jugoslavia. In quel contesto drammatico è nata un’amicizia salda e forte, rinvigoritasi quando ci siamo ritrovati al Tg1 dove abbiamo lavorato per anni in piena concordia, trascorrendo tante ore a parlare e a scambiarci idee e opinioni”.

Fazio: “E’ un grande dolore”

“Ci ha lasciato Franco Di Mare. Sapevo come tutti che sarebbe dovuto succedere a breve ma, poi, ogni volta che una cosa così accade ci si sorprende e non si è mai pronti”. Inizia così il ricordo commosso di Fabio Fazio che, in un video postato sui suoi profili social, commenta la notizia della scomparsa del giornalista. Franco di Mare, aggiunge Fazio, “ci ha lasciato una grande lezione in quella intervista a ‘Che tempo che fa’ per presentare il suo libro. E’ stato molto importante quello che ha detto e, per quel che mi riguarda, è stato molto importante quello che ci siamo detti soprattutto io e lui prima, le settimane precedenti, nei giorni precedenti e anche quello che ci siamo scritti nei giorni successivi”, dice il conduttore che, visibilmente commosso, aggiunge: “Sono cose che rimarranno dentro di me a lungo. E’ un grande dolore“.

Osservatorio Nazionale Amianto: “Porteremo avanti sua battaglia contro killer silenzioso”

“L’Italia perde una delle figure più autorevoli del giornalismo e della cultura. Siamo vicini alla moglie, alla figlia, e a tutti i familiari”. Così Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto sulla scomparsa del giornalista. “Come osservatorio porteremo avanti la sua battaglia contro il killer silenzioso che continua a seminare migliaia e migliaia di vittime nel nostro Paese”.

L’oncologo Giordano: “Professionista e amico che affrontava temi scomodi”

“Impossibile dimenticare Franco Di Mare, la cui professionalità, unita all’impegno, gli consentiva di trattare argomenti ‘scomodi’ come l’inquinamento ambientale determinato dallo sversamento illegale di rifiuti tossici. Una piaga che insieme, ospite delle sue trasmissioni, abbiamo più volte trattato. Il ricordo per il giornalista è inscindibile da quello per l’uomo e per l’amicizia che, negli anni, si era creata tra noi”. E’ il commento commosso che l’oncologo italiano in forze negli Usa, Antonio Giordano, affida all’Adnkronos Salute alla notizia della morte del giornalista, oggi a Roma, dopo una battaglia contro il mesotelioma.

“In Italia l’amianto è presente ancora ovunque e anche in modo insospettabile, senza che nessuno intervenga”, denunciava Giordano all’indomani dell’intervista in cui Di Mare rivelò il suo male. L’esperto, presidente della Sbarro Health Research Organization (Shro) e professione alla Temple University di Philadelphia, studia il mesotelioma “da moltissimi anni” ed è figlio di Giovan Giacomo Giordano, “uno fra i primi scienziati – ricordava – a studiare e a scoprire i gravissimi danni derivati dall’esposizione alle fibre di amianto. Anche grazie alle sue ricerche l’amianto è stato messo fuori legge in Italia nel 1992” e “a livello europeo dal 1999”.

Nonostante questi bandi, però, di mesotelioma si continua a morire e ciò accade “per due motivi”, ragionava lo scienziato. Innanzitutto per la “lunga latenza clinica del tumore” e poi perché, “nonostante ogni attività di estrazione, commercio, importazione, esportazione e produzione di amianto, prodotti di amianto o prodotti contenenti amianto sia stata vietata, il materiale è ancora presente in grandi quantità nei luoghi in cui non si è provveduto alla bonifica e allo smaltimento”. Da un lato “urge eliminare definitivamente l’amianto presente nell’ambiente”, dall’altro “serve mettere a punto un adeguato sistema di monitoraggio degli ex esposti”, esortava Giordano, convinto che anche “interessi economici rallentano la ricerca scientifica” contro questo cancro killer.

adkronos.com




New York: inaugurato “L’angolo dell’amicizia” per chi si sente solo

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“Se noi ci apriamo, lo farai anche tu?”

Così recita il sito Web di Flash Pack, l’agenzia di viaggi che ha organizzato la singolare iniziativa “The Friendship Corner”, mirata a far nascere milioni di amicizie.

L’ “angolo dell’amicizia” è stato inaugurato ieri e resterà attivo fino al 30 giugno,  al 169 West della 10th Street del West Village, a New York. Uno spazio pubblico gratuito verrà messo a disposizione per favorire gli incontri.

Durante il “Mese della Consapevolezza sulla salute mentale”, la sfida di Flash Pack è di creare connessioni fra gli abitanti della Grande Mela, che incontrandosi “da sconosciuti potranno uscirne amici”.

“Sembra che in questi giorni abbiano tutti le persiane abbassate – scrivono sul loro portale -. Oltre due terzi dei newyorkesi si sentono socialmente isolati e noi non ce ne occupiamo. Sappiamo che diventare vulnerabili velocemente è la strada per amicizie più rapide e significative. L’80% dei nostri clienti si tiene in contatto dopo aver fatto un viaggio, nonostante il 99% di loro non si conoscesse. Non è facile, e lo sappiamo, ma ci auguriamo che comunque vorrai provarci”.

Flash-Pack-friendship-corner/credito Flash Pack

Nel piccolo spazio di appena 8 metri non ci sarà la Wi-Fi, schermi e nessun altro tipo di supporto tecnologico che allontani dall’interazione con l’altro. Sarà invece arredato con due sedie e un mazzo di carte “per iniziare la conversazione” e aiutare a rompere il ghiaccio. Inoltre, i partecipanti riceveranno un invito alla serie di eventi di Flash Pack per fare amicizia con partner locali come Slow Girl Run Club, No More Lonely Friends e Christopher Street Tours.

“Nel mondo frenetico di oggi, può essere facile sentirsi disconnessi da chi ci circonda, in particolare in una città grande e trafficata come New York – ha dichiarato Lee Thompson, co-fondatore di Flash Pack -. Dobbiamo affrontare collettivamente il problema della solitudine”.

Secondo un sondaggio Meta-Gallup un quarto della popolazione mondiale lotta con la solitudine, un’epidemia che oltre a essere silenziosa è ricoperta di stigma. Molte persone infatti pur sentendosi sole non esprimono il loro disagio e non riescono a uscire dalla loro condizione.

da La Voce di New York




“Trump usa i pannoloni” e la sua incontinenza diventa tema elettorale

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trump diapers 1140x815I pannoloni di Trump entrano in campagna elettorale. Per anni erano solo voci di corridoio. Voci maliziose alimentate dalle inspiegabili subitanee interruzioni di colloqui importanti, come quello che Donald Trump, quando era presidente, stava tenendo con il leader turco Erdogan alla Casa Bianca, lasciato solo insieme ai suoi collaboratori per un quarto d’ora nell’Ufficio Ovale.

Assenze improvvise, precedute da zaffate maleodoranti che lasciavano interdetti gli ospiti. Per molto tempo si era bisbigliato dell’incontinenza fecale dell’allora presidente che della sua prestanza fisica e del suo machismo fa un punto d’orgoglio.

A gridarlo per la prima vota è stato l’ex parlamentare repubblicano Adam Kinzinger, un deputato che con Trump non è mai andato d’accordo. “Puzza – affermò ai microfoni della Cnn commentando il profumo “Victory 47” che Trump cerca di vendere ai suoi sostenitori. “Puzza proprio come puzza lui” sostiene il parlamentare. Affermazioni che vennero archiviate come una battuta cattiva contro un politico con cui non aveva mai legato. Giorni dopo, però Kinzinger tornò alla carica. “Puzza il suo profumo e puzza il suo corpo. E’ impossibile stargli vicino. Sono sorpreso di come le persone che lui ha accanto mantengano il segreto del suo fetido odore”. Dopo queste affermazioni i repubblicani del Lincoln Project, un altro gruppo del GOP contrario a Trump, cominciarono a raccontare delle sue maleodoranti improvvisate fughe in cui era seguito dal suo valletto personale Walt Nauta che lo tallonava con la sua immancabile borsa.

Il processo che si sta celebrando a Manhattan questi giorni in cui Trump è imputato e al quale deve partecipare, ha evidenziato questo problema. I giornalisti presenti in aula ne hanno scritto. Maggie Haberman, del New York Times, vincitrice di un Pulitzer, nel suo reportage “minuto per minuto” da dentro l’aula del tribunale, parla dell’alone di tanfo che circonda il tavolo degli avvocati dove Trump è seduto. Michael Cohen, l’ex avvocato e fixer di Donald Trump, ora suo acerrimo nemico, prima di rendere la sua testimonianza al processo, ha messo un post su Trump chiamandolo “Von Shitzing Pantz”, parodia germanica del “conte cacasotto”.

I talk show televisivi della tarda sera, condotti dai comici, da allora hanno cominciato a bersagliarlo. Stephen Colbert, Jimmy Kimmel, Seth Myers, lo hanno sbeffeggiato, sia ben chiaro non per il suo probabile handicap, ma perché Donald Trump dell’età e dei lapsus di Joe Biden ha fatto un punto fermo della sua campagna elettorale, e il suo disturbo è altamente invalidante, ha un pesante impatto sulla sua qualità della vita e, inevitabilmente, ne limita i rapporti sociali.

Nel mondo MAGA l’incontinenza di Donald Trump è accettata e difesa. Ci sono state dimostrazioni di solidarietà nei suoi rally dove sui tavolini che fanno da contorno ai comizi ora appaiono oltre alle Bibbie con la sua foto e alle sneakers da 400 dollari “Never Surrender”, tra le tazze del caffè con la sua mugshot di quando è stato incriminato in Georgia, anche i pannoloni di Trump a stelle e strisce.

La Voce di New York