Odoguardi (MAIE): «Serve un ministero per gli italiani all’estero»

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odoguardivertSabato scorso a Città del Messico, prima dell’inizio del 1º Congresso Nazionale del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), il vicepresidente del partito, l’imprenditore Vincenzo Odoguardi, ha concesso un’intervista a Puntodincontro.

Vicepresidente, chi verrà a questo congresso del MAIE in Messico?

Il MAIE è presente capillarmente in tutto il Centro America, Sud America, Nord America e i Caraibi. Al congresso verranno i rappresentanti del Movimento quasi esclusivamente per il Messico. Ho visto persone provenienti dalla Repubblica Dominicana e dal Guatemala, ma tendenzialmente è stato programmato soltanto per il Messico. Parteciperanno circa 12 rappresentanti delle varie province del Paese e successivamente avremo un incontro con il pubblico, con la comunità italiana. Stimiamo che ci accompagneranno circa 200-250 persone e risponderemo alle loro domande per riuscire ad andare avanti nella burocrazia politica, un problema che rende difficili le cose in Italia e quasi impossibili quando le si vuole fare dall’estero. Ma è proprio in questi frangenti dove noi ci inseriamo, cercando di aiutare le nostre collettività a risolvere le loro difficoltà, diverse e particolari in ognuno dei casi.

Lo Stato italiano dal punto di vista finanziario si trova già da anni in una situazione complicata a causa del costo dell’elevato debito pubblico. In questo contesto, stanziare fondi per gli italiani all’estero, che non sono contribuenti, può non essere considerato prioritario. Come si può risolvere la situazione?

Rispondo in un modo differente. Gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono circa 7 milioni. Gli italiani all’estero con il passaporto sono circa 60 milioni. I loro discendenti sono circa 200 milioni. Riferendoci ai 60 milioni con il passaporto, non necessariamente iscritti all’AIRE, consideriamo che ognuno di loro acquista prodotti del Bel Paese, di carattere enogastronomico, ma non solo, spendendo —diciamo— 1.000 dollari all’anno. Stiamo parlando di una spesa complessiva di 60 miliardi di dollari annui. Questo è quello che vale per il governo la comunità italiana all’estero. Noi spingiamo ogni anno sui prodotti dello Stivale quanto una finanziaria politica.

Presentare gli italiani all’estero come una potenza di carattere economico per il consumo mondiale dei prodotti Made in Italy è ovviamente corretto, ma non è un punto che viene sottolineato frequentemente. Non dovrebbe essere risaltata più spesso e con più forza questa caratteristica?

È vero, si dovrebbe e si potrebbe. Le problematiche degli italiani nel mondo sono complicate e molte volte di difficile soluzione. Noi abbiamo grossi problemi con la cittadinanza, con i servizi consolari, con le attività. Ci sono comunità che hanno difficoltà con l’assicurazione sanitaria, mentre per altre la lingua è il fattore a risolvere. Le particolarità variano da Paese a Paese, dal Nordamerica al Sud America, dall’Europa all’Australia, e così via. Riuscire a mettere insieme una politica comune per i nostri connazionali all’estero è abbastanza complicato. Non dimentichiamo poi che i partiti politici tradizionali che sono stati e sono al governo hanno già i loro problemi da risolvere all’interno dei confini nazionali, quindi i 7 milioni di iscritti all’AIRE, che quelli che contano per il governo italiano, risultiamo essere una forza non efficace per avere delle direttive politiche atte a risolvere i problemi che riscontriamo tutti i giorni.

La struttura di rappresentanza degli italiani all’estero è composta da esponenti prettamente politici, senatori e deputati, da organizzazioni civili nella maggior parte dei Paesi, i Comites, e da un gruppo che funge da ponte e consulente, il CGIE. Sono tutte necessarie queste istituzioni? Funzionano bene insieme o è necessario rivederle?

Probabilmente ha ragione. Parliamo del Messico, ma anche della ripartizione America Settentrionale e Centrale. 22 Paesi. È impossibile mettere insieme una strategia per questo numero di nazioni, dove abbiamo due deputati, una senatrice, alcuni rappresentanti del CGIE e i Comites. È assolutamente impensabile che la struttura così come è stata montata sia sufficientemente amplia o preparata per risolvere le problematiche di tutte le comunità italiane della ripartizione. Una senatrice per 22 Paesi… Quanti senatori ci sono in Italia per ogni Regione? Inoltre i Comites molte volte hanno le mani legate, non sono organi esecutivi. Quale potrebbe essere una risposta adeguata? Una possibile soluzione? Il ministero per gli italiani all’estero, che si occupi esclusivamente dei nostri connazionali nel mondo e delle loro varie esigenze. Un vero ministero potrebbe iniziare a risolvere tutte queste problematiche.

Quali sono i programmi del MAIE per il Messico e come possono essere più incisivi degli sforzi che sono stati fatti finora per appoggiare gli italiani in questo Paese?

Mi piacerebbe sapere quali sono stati gli sforzi fatti finora, io ne ho visti ben pochi. Come MAIE noi esistiamo perché esistono gli italiani all’estero. Non abbiamo altri punti in agenda che non siano gli italiani all’estero. Non abbiamo punti in agenda all’interno del territorio nazionale italiano, perché il MAIE è nato all’estero per le comunità italiane nel mondo. Questa definizione dovrebbe far capire fin dove vogliamo spingerci. In Messico in modo particolare, perché ha un estensione territoriale enorme e quindi comunità sparse nel Paese, noi continuiamo a formarci capillarmente per raggiungere tutti e la prima cosa che vogliamo capire sono le necessità dei nostri connazionali qui residenti. Probabilmente non sono profondamente diverse da quelle delle altre collettività: servizi consolari, certificati, cittadinanze e aspetti burocratici. Su questi punti inizieremo a sondare, insieme al governo, che vie potremo intraprendere per toccare la punta dell’iceberg. È un discorso che non si riuscirà a risolvere in quattro anni di estensione di una legislatura e di un esecutivo, è semplicemente il principio che ci permetterà, con il tempo, di arrivare alla base, al fondo di questo iceberg. Una delle possibili soluzioni, e questo è un nostro punto fisso, è la costituzione del ministero per gli italiani all’estero.

Foto: Victor Sokolowicz

da puntodincontro.mx




La livrea 2024 delle Ferrari 499P numero 50 e 51

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capturaNel giorno in cui ricorre il compleanno di Enzo Ferrari, che nacque a Modena il 18 febbraio 1898, la Casa di Maranello svela la livrea della Ferrari 499P che sarà impegnata nel Fia Wec 2024 nella classe Hypercar. Si accendono così i riflettori sulla seconda stagione iridata, che scatterà con la prima gara il 2 marzo, in Qatar, che avrà protagonista la squadra Ferrari – AF Corse con le vetture numero 50 e 51.   Tradizione e innovazione dialogano nella nuova livrea della Hypercar della Casa di Maranello, un “abito” che, mentre richiama da vicino la storia recente di una stagione 2023 che ha visto la squadra italiana conquistare la 24 Ore di Le Mans del Centenario e concludere al secondo posto in classifica Costruttori, guarda al futuro introducendo elementi innovativi.  L’immancabile rosso, sinonimo nel mondo dell’italianità sportiva rappresentata da Ferrari, e il giallo sono i colori che enfatizzano le linee scultoree e dinamiche della vettura. Lo schema cromatico continua a celebrare il passato remoto incarnato dalla Ferrari 312 PB, l’ultimo prototipo a gareggiare nel Campionato del mondo nel 1973, prima di un intermezzo durato mezzo secolo e interrotto nel 2023, quando il Cavallino Rampante è tornato nella top class dell’endurance.       Sul corpo della vettura prevale un rosso racing studiato ad hoc per la nuova stagione, dal tono intenso e profondo, abbinato al Giallo Modena, quest’ultimo già ammirato sulla livrea del 2023. Il rosso della Ferrari 499P per l’imminente stagione agonistica rielabora quello già apprezzato sulla monoposto F2007 con quale la Scuderia Ferrari affronto’ l’impegno in Formula 1 nel 2007, ma rispetto all’originale introduce elementi di novità: il risultato per la Hypercar è una versione lucida che meglio si adatta alle esigenze di visibilita’ della vettura in gare che, spesso, si svolgono anche in condizioni di scarsa visibilità e in notturna.     Nuovo rispetto alla precedente annata è anche lo schema compositivo studiato per le due 499P numero 50 e 51 che saranno affidate in gara a sei piloti ufficiali della Casa di Maranello. L’obiettivo principale è quello di esaltare il corpo della vettura e l’abitacolo con due blocchi di colore sfalsati, che creano un ritmo compositivo fluido, e con un design che, mescolando le due tonalità indicate, sappia esaltare linee e tridimensionalità delle geometrie.  Aspetti ben evidenti osservando lateralmente la Hypercar: il Giallo Modena “abbraccia” per intero l’abitacolo, sottolineandone la centralità da un punto di vista fisico e simbolico, mentre linee, stilemi grafici inediti e bande orizzontali del medesimo colore contribuiscono a enfatizzare il concetto di dinamismo e velocita’ espandendosi sia nella parte bassa del bodywork – in prossimità dei passaruota posteriori – sia sulla parte sommitale della pinna centrale, sia all’interno delle piastre di chiusura dell’ala posteriore. La squadra. Il team Ferrari – AF Corse si presenta al via della stagione 2024 con le 499P numero 50 e 51 affidate, come nella precedente annata, agli equipaggi formati rispettivamente da Antonio Fuoco, Miguel Molina, Nicklas Nielsen; Alessandro Pier Guidi, James Calado, Antonio Giovinazzi.

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Tax for humanity: parte dall’Italia l’appello per introdurre una tassa umanitaria nei Paesi ricchi

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16taxforhumanityL’idea è semplice: abbattere la fame nel mondo introducendo nei paesi ricchi una tassa annuale di valore modesto, di carattere progressivo e dalla quale sia esentato chi non se la può permettere. È la proposta di “Tax for humanity”, un appello transnazionale lanciato da un gruppo di italiani al quale hanno già aderito 15 Accademici dei Lincei, filosofi di fama internazionale, due Palme d’Oro a Cannes, un Premio Strega, un Leone d’argento alla Biennale Arte e due David di Donatello.
Il punto di partenza per tale appello è una stima delle Nazioni Unite: servono 7 miliardi di dollari all’anno per salvare la vita ai 45 milioni di persone che ogni anno nel mondo rischiano di morire di fame. Visto che gli abitanti dei maggiori paesi ad alto reddito ammontano a circa 1 miliardo di persone, basterebbe che ogni cittadino contribuisse annualmente con 7 dollari, cioè 6,50 euro, per evitare la morte di quei milioni di persone. Portando il contributo obbligatorio a 10 euro si potrebbero destinare risorse significative per salvare chi soffre di gravi malattie facilmente curabili, è colpito dalla crisi climatica o subisce persecuzioni potenzialmente letali.
L’iniziativa umanitaria vede già la firma dei filosofi Peter Singer e Michael Walzer, l’ex presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, il politologo Gianfranco Pasquino e lo storico dell’arte Salvatore Settis, ma anche altre personalità come l’attrice Sabina Guzzanti, lo scrittore Premio Strega Emanuele Trevi, la politologa Nadia Urbinati, l’attivista ambientalista Anuna De Wever, i registi Fratelli Dardenne (Palma d’Oro al Festival di Cannes), il regista Jonas Carpignano (David di Donatello), la compagnia teatrale MOTUS, il curatore Francesco Stocchi (MAXXI, Roma), le artiste e gli artisti Giulio Paolini, Camille Henrot (Leone d’argento alla Biennale di Venezia), Adrian Paci, Gian Maria Tosatti (Direttore Quadriennale), Precious Okoyomon e Alice Pasquini.
La logica alla base dell’appello intende mostrare che anche se davanti al problema della povertà mondiale il più delle volte ci sentiamo impotenti, come residenti dei paesi ad alto reddito possiamo avere invece un impatto concreto per la sopravvivenza di milioni di persone, rinunciando a un importo – 10 euro l’anno – che per la grande maggioranza di noi non comporterebbe in alcun modo un significativo abbassamento dello standard di vita.
L’iniziativa verrà presentata martedì prossimo, 20 febbraio, alle ore 11.30 a Roma presso La Redazione di Scomodo (negli spazi di Spin Time) con la conversazione sul tema “Cura collettiva e diseguaglianze” con le firmatarie dell’appello Diletta Bellotti (giornalista e attivista), Susanna Fioretti (fondatrice di NOVE ed esperta in cooperazione umanitaria), Nogaye Ndiaye (scrittrice e attivista), Luisa Passerini (storica dell’età contemporanea e scrittrice) e Valentina Sbrescia (Scomodo). L’evento sarà introdotto da Leonardo Caldana, Davide Ferazza e Dario Pasquini, promotori di Tax for Humanity insieme con l’Associazione Valerio De Simoni.
L’evento servirà anche a discutere con la comunità dei firmatari, che include esperti di economia e diritto, l’impostazione di una vera e propria proposta di legge, da presentare nei prossimi mesi in Italia e all’estero.
Sul sito web bilingue è disponibile il testo completo dell’appello, che Tax for Humanity chiede a tutte e tutti di firmare online e di diffondere. (aise) 




Da Papa Francesco le due principali candidate alla presidenza del Messico

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vaticanovertLe due principali candidate alla presidenza del Messico, Xóchitl Gálvez e Claudia Sheinbaum, hanno incontrato rispettivamente ieri e oggi Papa Francesco in Vaticano.

L’incontro con Gálvez ha avuto luogo mercoledì 14 febbraio. L’alfiere dell’opposizione ha detto di aver «riaffermato la propria fede in Dio» al Pontefice e di aver ricevuto da lui un «augurio di buona fortuna» in occasione della sua partecipazione alle elezioni che si svolgeranno il 2 giugno. Ha aggiunto che hanno sostenuto un dialogo cordiale, scambiando punti di vista sulla cultura dello scarto, che consiste nell’emarginazione di tutto ciò che non produce, e sulle diverse crisi che l’umanità sta affrontando.

Sheinbaum, dal canto suo, ha riferito oggi che la riunione che ha sostenunto con il Papa è durata un’ora e si è svolta nell’ufficio privato di Santa Marta. Oltre a visitarlo in qualità di rappresentante della religione professata dalla stragrande maggioranza dei messicani, l’ex sindaca di Città del Messico ha detto di provare «una profonda ammirazione per il pensiero umanista» di Francesco e lo ha descritto come «uno dei più grandi leader e pensatori globali degli ultimi tempi».

Sheinbaum ha donato al Papa opere d’arte del popolo Wixárika. «È stata un’ora eccezionale che non dimenticherò mai, con un atteggiamento semplice e caloroso che mostra la sua grandezza», ha spiegato. «Mi ha dato ottimi consigli di vita», ha aggiunto. La candidata alla presidenza del Messico ha ripetuto una frase del Pontefice che lei stessa usa spesso nei suoi discorsi: «L’unico modo lecito per guardare qualcuno dall’alto al basso è quando gli tendi la mano per alzarsi».

La candidata della coalizione Sigamos Haciendo Historia (Morena, PT e Partito Verde), Claudia Sheinbaum, arriva a metà delle intercampagne e a 15 giorni dall’inizio della battaglia elettorale formale con un ampio vantaggio di 35 punti su Xóchitl Gálvez, l’alfiere della coalizione Fuerza y Corazón por México (PAN, PRI e PRD), secondo il primo sondaggio preparato dalla SIMO per il Gruppo Expansión e pubblicato poche ore fa.

Secondo l’indagine, condotta tra il 4 e l’8 febbraio nelle case di 1.000 cittadini, se oggi si svolgessero le elezioni per eleggere il prossimo presidente del Messico, 6 elettori su 10 (60%) sceglierebbero Claudia Sheinbaum. Da parte sua, Xóchitl Gálvez otterrebbe il sostegno di un quarto dell’elettorato (25%), mentre Jorge Álvarez Máynez del Movimiento Ciudadano è al terzo posto con il 3% delle preferenze.

Foto: metroitalia.info

puntodincontro.mx




Luigi Maria Vignali: “Rafforzare i consolati sotto pressione”

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Luigi Maria Vignali è sicuramente il funzionario più esperto e competente della Farnesina nel settore degli italiani all’estero. Nel 2016 era Vice Direttore Generale per gli Italiani all’estero e dal maggio 2017 è diventato Direttore Generale. Nei giorni scorsi lo abbiamo incontrato per un’intervista in occasione della sua visita al Consolato italiano di Basilea.

Direttore, la Svizzera è il quarto paese per consistenza dell’emigrazione italiana. Il primo è l’Argentina, secondo la Germania e terzo il Brasile. In quanto titolare delle politiche migratorie per gli italiani nel mondo come commenta questi numeri?

C’è una presenza italiana nel mondo che aumenta. Siamo oltre 7 milioni di italiani nel mondo. È una presenza importante che testimonia la nostra vitalità come Paese con tutto quello che abbiamo da offrire in termini di cultura, lingua, enogastronomia, moda, design e tante altre espressioni delle eccellenze italiane.

Gli italiani all’estero ci aiutano a diffondere questa italianità nel mondo. Nei Paesi che ha menzionato la presenza è particolarmente importante, però bisogna dire che gli italiani sono davvero dappertutto. Quindi in altri Paesi dell’America Latina, ovviamente nel Nord America, in Australia, Oceania e anche in Africa. E’ una presenza diffusa che continua a crescere e di cui siamo orgogliosi.

Nel nostro ultimo articolo abbiamo fatto riferimento al Decreto della Gazzetta Ufficiale: 200.000 connazionali iscritti all’Aire in più nel 2023 rispetto al 2022. Ovviamente ci sono anche molti che non sono ancora registrati. Cosa ne pensa della campagna mediatica sui giornali svizzeri, soprattutto in Ticino e Ginevra, contro il malfunzionamento dei consolati italiani e in Svizzera?

La trovo profondamente ingiusta. L’Italia in tutta la Svizzera, sia nel Canton Ticino che in questo Cantone che a Ginevra sta cercando di promuovere al massimo e di migliorare i servizi consolari. Non è semplice perché c’è un aumento della domanda molto consistente. Si pensi che, in particolare nel Cantone di Basilea, gli italiani sono aumentati del 10% negli ultimi anni.

A questo aumento della domanda di servizi noi cerchiamo di far fronte potenziando le strutture. A breve rafforzeremo i servizi del nostro Consolato qui a Basilea. È una richiesta crescente che noi cerchiamo di soddisfare al meglio, in maniera ordinata. Siamo costruendo un percorso virtuoso che credo porterà risultati in breve tempo.

Molto bene! Qual è la visione della DIGIT per la rete consolare, soprattutto nei paesi come l’America Latina? In questo caso la Svizzera dove il numero di connazionali aumenta anno dopo anno gli impiegati in alcuni casi diminuiscono…

Intanto vogliamo invertire questa tendenza. Quindi vogliamo che anche gli impiegati aumentino, a cominciare da quelli inviati da Roma. Ci saranno finalmente delle assunzioni. Bisogna considerare che per molti anni non si sono fatti concorsi al Ministero degli Esteri, così come negli altri ministeri italiani. Invece assumeremo a breve funzionari che potranno essere mandati all’estero, poi rafforzeremo le sedi con personale assunto localmente, come accadrà qui a Basilea. Ci sono realtà, come questa circoscrizione, che ha raggiunto ben 113.000 connazionali, con un numero insufficiente di impiegati. In una città di 195.000 abitanti, le dimensioni della collettività italiana ci fa riflettere, perché indica una presenza sempre più capillare e più importante dell’Italia. Ovviamente come dicevo occorre far fronte alla maggiore richiesta di servizi consolari.

In ogni caso credo che il livello di inclusione e di integrazione raggiunto dagli italiani in Svizzera sia pienamente maturo. Ora possiamo affrontare insieme agli svizzeri le sfide del futuro.

Direttore Vignali. Il consolato di Basilea da meno di un anno è diretto da una nuova console?

Sì, un impegno non indifferente. Vogliamo sostenerne il mandato, sia attraverso un aumento del personale che grazie a un proficuo interscambio con altre sedi in Svizzera. Penso a contratti ad hoc o impiegati che possano venire per un periodo di tempo determinato a Basilea, vista la mole di lavoro. Così come cerchiamo di rafforzare ogni sede che va sotto pressione.

Ultima domanda, sul nostro ruolo, di italoBlogger. Noi vogliamo dare massima informazioni, perché vanno sensibilizzati anche i connazionali. Lei cosa ne pensa? Le faccio un esempio. I doppi cittadini, come me, molti vanno al comune svizzero per notificare il cambio di residenza, dimenticando di informare anche il Consolato italiano, del quale si ricorda del passaporto solo quando bisogna rinnovarlo.

Direi che i connazionali vanno in primo luogo sempre coinvolti, penso alla funzione dell’associazionismo che risponde anche a questa missione. Voglio invitare gli italiani a sentirsi parte di una rete, che vogliamo continuare in qualche modo a fortificare, qui in Svizzera come in altri Paesi. E poi in consolato non si fanno solamente i passaporti, ma è il luogo dove registrare l’atto di nascita, lo stato civile, l’anagrafe, dove ricevere assistenza per chi si trova in difficoltà, dove svolgere tante altre pratiche. Capisco che il passaporto è sicuramente il documento più importante, il documento principale. Non dobbiamo inoltre sottovalutare l’importanza della carta d’identità elettronica, perché consente di viaggiare in Europa e permette anche attraverso un chip di accedere ai Portali della pubblica amministrazione italiana.

Direttore Vignali, grazie e buon lavoro!

(Francesco Troisi-italoBlogger.com/Inform)




A colloquio con Alessandro Modiano, nuovo Ambasciatore d’Italia in Messico

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modianovertA tre settimane esatte dal suo arrivo in Messico, Puntodincontro ha intervistato il nuovo ambasciatore d’Italia nel Paese, Alessandro Modiano.

Ambasciatore, è stata appena diffusa la notizia dell’omicidio della nostra connazionale Pamela Codardini nello Stato di Oaxaca. Che informazioni avete al riguardo?

Essendo una cittadina italiana siamo stati immediatamente contattati dalle autorità di Polizia e il nostro Console ha avviato tempestivamente le procedure necessarie, fornendo tutta l’assistenza possibile alla famiglia a fronte di questa tragica vicenda, i cui contorni verranno chiariti dalle indagini in corso.

Quali sono le sue prime impressioni sul Paese e sulla comunità italiana dopo tre settimane in Messico? Chi ha incontrato in questi primi giorni?

Tre settimane sono poche, ma la mia impressione è molto positiva in termini di prospettive di relazioni tra due nazioni che hanno tutte le caratteristiche per poter interagire in molti settori. Ho trovato Città del Messico molto ordinata, pulita e ben tenuta. Ho una certa esperienza in America Latina e devo dire che, per quello che ho visto finora, credo di essere giunto in una metropoli e in un Paese molto ben gestiti, al di là dei problemi che ovviamente esistono.

Da un lato, arrivare in Messico in una fase elettorale è particolarmente interessante, perché permette di vivere in prima persona le dinamiche politiche e i dibattiti sui grandi temi che investono il Paese. Dall’altro, tuttavia, ciò comporta anche alcune difficoltà, dato che una parte degli interlocutori che sto incontrando in questa fase cambieranno e ci sarà quindi un nuovo lavoro da fare una volta insediatasi la nuova amministrazione.

Un ambasciatore, non appena arrivato nel Paese di accreditamento, svolge una serie di incontri canonici, iniziando dalla presentazione delle copie delle lettere credenziali al capo del Protocollo del Ministero degli Esteri. A questo incontro, svoltosi a solo una settimana dal mio arrivo, era presente anche la sottosegretaria agli Esteri ad interim, Jennifer Feller, con la quale ho avuto un primo articolato scambio in merito alle grandi potenzialità di collaborazione tra i nostri due Paesi, a livello sia bilaterale che multilaterale. Ho successivamente incontrato —anche grazie alla fortunata coincidenza della visita del sottosegretario alla Giustizia On. Delmastro— il sottosegretario per gli Affari multilaterali Joel Hernández, con il quale ho approfondito i principali assi di cooperazione nei fori internazionali, con particolare riferimento al tema della giustizia.

Proseguono inoltre a ritmo serrato le mie visite di cortesia agli ambasciatori dei Paesi del G7, dell’Unione europea, con il Nunzio apostolico e con le principali autorità messicane con cui collaboriamo.

Per quanto riguarda la presenza italiana in Messico, ho già incontrato i rappresentanti del Comites, visitato la sede della Società Dante Alighieri e della Camera di Commercio ed ho avuto una serie di riunioni con alcuni Consoli onorari e con l’Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico (ARIM).

Stiamo cercando, insomma, di stabilire contatti in pochi giorni sia con le autorità messicane e straniere sia con il “Sistema Italia”. La nostra collettività qui è molto ben inserita nel tessuto socioeconomico locale e collabora in maniera estremamente sinergica con l’Ambasciata. Il tema dell’insegnamento della nostra lingua si svolge in armonia con l’Istituto Italiano di Cultura, che funziona benissimo, e la promozione dell’Italia sul piano economico commerciale viene portata avanti efficacemente, anche grazie al prezioso lavoro dell’ICE. Sono molto soddisfatto.

Esiste un piano con obiettivi specifici per il suo mandato di ambasciatore? Quali sono le opportunità che percepisce per l’Italia in Messico?

Assolutamente sì. Quando un Ambasciatore viene assegnato a una sede di servizio, riceve una lettera di incarico dal Ministro degli Affari esteri che indica in dettaglio gli obiettivi e le linee delle azioni da intraprendere. Il contenuto di questa comunicazione viene definito dopo una serie di consultazioni fra le diverse articolazioni del MAECI.

Un obiettivo fondamentale è senz’altro quello di cogliere appieno le importanti opportunità in campo economico, sfruttando in particolare il fenomeno del nearshoring che sta già determinando una notevole crescita degli scambi tra i due Paesi.  Su altri piani, vi sono dossier estremamente promettenti di collaborazione, tra cui quelli della protezione dei beni culturali, della lotta alla criminalità organizzata e della ricerca scientifica e tecnologica.

Ci sono rischi nel futuro dei rapporti tra i due Paesi?

Non direi. Italia e Messico mantengono un profondo rapporto di amicizia e cooperazione e vi sono grandi convergenze a livello bilaterale e multilaterale sulle principali questioni dell’agenda internazionale. Gli investimenti italiani in questo Paese stanno avendo molto successo. Alcune società, tra cui Enel, si stanno confrontando con un quadro normativo in evoluzione sugli investimenti stranieri, specie in ambito energetico, che stiamo monitorando. Abbiamo attivato gli opportuni canali di dialogo con le autorità competenti ai fini di garantire una adeguata tutela ed equo trattamento dei nostri investitori, in linea con la vigente normativa internazionale, sempre comunque nel pieno rispetto del principio della sovranità energetica del Messico.

Esiste un programma di celebrazioni in Messico in occasione dei 150 anni delle relazioni diplomatiche con l’Italia?

Il 29 febbraio avrà luogo il primo appuntamento con l’inaugurazione al Museo d’Arte Moderna del Paseo de la Reforma della mostra della Collezione della Farnesina, un viaggio attraverso la storia dell’arte italiana dal 1900 ai nostri giorni nostri, con 71 opere selezionate della raccolta d’arte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Stiamo lavorando affinché nella giornata di apertura siano presenti rappresentanti dei governi di Messico e Italia. Il resto del programma dei festeggiamenti è in fase di perfezionamento e verrà reso noto quanto prima.

Ci sono possibilità che quest’anno si svolga il VI incontro della commissione binazionale Italia-Messico?

Credo che le possibilità siano scarse, perché il meccanismo operativo della Commissione Binazionale ha caratteristiche ambiziose che richiedono una forte partecipazione da parte degli alti livelli di entrambi i governi. Nonostante ci sia piena disponibilità da parte italiana, in Messico mancano pochi mesi alle elezioni e ai cambiamenti nell’esecutivo e nel Congresso dell’Unione, per cui ritengo probabile che si tratti di un’iniziativa che sarà più conveniente realizzare all’inizio del prossimo periodo governativo e legislativo.

Può aggiornarci sullo stato di avanzamento verso l’entrata in vigore del nuovo trattato Messico-Unione Europea?

La questione del nuovo accordo con il Messico è di piena responsabilità della Commissione europea. Noi ne siamo informati e, ovviamente, è un argomento che ci interessa molto, ma non partecipiamo ai negoziati. Da parte dell’Unione Europea resta chiaro l’obiettivo di raggiungere un accordo definitivo il prima possibile, anche se con l’avvicinarsi della conclusione del mandato dell’attuale amministrazione messicana le opportunità di arrivare ad un accordo in tempi brevi sembrano ridursi.

Per l’Italia il testo del nuovo accordo comporta grandi opportunità. In Messico la presenza dei prodotti agroalimentari del Bel Paese sul mercato è ancora scarsa, un fenomeno non necessariamente legato alle dimensioni della nostra collettività. Sono certo che l’entrata in vigore del nuovo trattato tra il Messico e l’Ue aprirà molte opportunità ai nostri prodotti dal lato dell’offerta. Ad ogni modo, confido che dopo le elezioni di giugno sarà possibile riprendere l’argomento e portarlo ad una rapida conclusione.

Foto: Puntodincontro

da puntodincontro.mx




Le tradizioni per il giorno di San Valentino provenienti da tutto il mondo

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a.storyblokAh l’amore… Amiamo così tanto l’amore stesso che abbiamo creato un giorno apposta per celebrare il giorno di San Valentino.

Le radici di questa festività risalgono all’antica tradizione romana dei Lupercali.
Questi festeggiamenti pagani continuarono a essere molto popolari anche dopo che Costantino proclamò la religione cristiana come religione ufficiale dell’Impero Romano. Successivamente, i Lupercali vennero assorbiti nella tradizione cristiana, trasformandoli nel giorno dedicato al Santo Valentino, il santo ribelle che celebrò matrimoni illegali sotto l’imperatore romano Claudio II. Per queste sue trasgressioni l’uomo fu condannato a morte il 14 Febbraio e oggi tutti gli innamorati lo ricordano proprio in questa data.

Le tradizioni e i modi di festeggiare variano molto da paese a paese- ecco qui la nostra guida ai più originali ed interessanti modi per celebrare il giorno di San Valentino provenienti da tutto il mondo:

1. Stati Uniti d’America – vai al massimo

Gli innamorati negli USA non hanno mezze misure quando si tratta di mostrare al partner il proprio amore. Ogni anno gli americani spendono 18 miliardi di dollari in caramelle, bigliettini, cioccolatini, fiori e gioielli. I biglietti sono il regalo più comune, ma non solo per le coppie di innamorati. Famiglia, amici e compagni di classe si scambiano le cartoline con dediche di amicizia, affetto e gratitudine. I dolcetti più consumati in America in occasione del giorno di San Valentino non sono i cioccolatini, ma delle caramelle a forma di cuoricino con dei messaggi romantici come “Be Mine” o “Kiss Me”. Fun fact: ogni anno viene prodotto un quantitativo tale da poter soddisfare tutto il mondo!

2. Sud Corea e Giappone – coccola gli uomini

In questa parte del mondo sono gli uomini a ricevere regali e ad essere coccolati durante il giorno di San Valentino, infatti, le donne comprano cioccolatini per il partner, la famiglia e colleghi di lavoro come segno di affetto e di gratitudine. Tuttavia, non ti preoccupare se sei donna perché il favore viene ricambiato esattamente un mese dopo. Il 14 di Marzo, conosciuto come il “White Day”, gli uomini fanno lo stesso ragalando torte, dolcetti e mazzi di fiori.

3. UK – appuntamenti romantici

Nel Regno Unito, le coppie prendono molto seriamente questa festività e diventano particolarmente romantici. Si scambiano fiori, cioccolatini e gioielli. Alla sera, si va tipicamente a mangiare fuori a cena oppure si organizza una romantica cena a lume di candela a casa. In ogni caso, in queste occasioni si dice: “ Love is in the air”.

4. Finlandia – festeggia con gli amici

Per tutti coloro che viaggiano da soli, la Finlandia è il posto giusto. Non dovrai preoccuparti di sentirti escluso dai festeggiamenti perché in questo paese si preferisce festeggiare con gli amici. Il giorno stesso è chiamato “Friend’s Day” nella lingua locale e non San Valentino. Il fiore ufficiale è la rosa, ma regali, bigliettini o caramelle vanno bene lo stesso.

5. Peru – opta per le orchidee

Grazie ai festeggiamenti in occasione del carnevale che si svolgono in tutto il paese, la maggior parte degli abitanti del Perù sono in vacanza durante il 14 Febbraio, il che significa che hanno del tempo extra a disposizione per pensare a come sorprendere il partner. Invece di scambiarsi le rose, molti optano per le orchidee- un fiore che nasce proprio in questo paese. In occasione del giorno più romantico dell’anno, vengono inoltre organizzati dei matrimoni di massa per accontentare tutte le coppie che si vogliono scambiare le promesse durante questa speciale giornata.

6. Brasile – festeggia a Giugno

I brasiliani saltano i festeggiamenti del 14 Febbraio e al posto di celebrare San Valentino, ricordano San Antonio, il patrono del matrimonio, il 12 Giugno.

da ef-italia.it




Da Ivrea ad Acireale, è un martedì grasso di sfilate

carnevale

carnevaleUn martedì grasso di sfilate da Nord a Sud, da Ivrea ad Acireale, chiuderà le celebrazioni di Carnevale in quasi tutta Italia, tornate a pieno regime dopo gli anni bui del Covid. Quasi perché ci sono anche città, come Milano, dove le maschere continueranno a circolare fino al 17 febbraio, il sabato grasso del rito ambrosiano.

A Ivrea nel pomeriggio andrà in scena la tradizionale Battaglia delle Arance, preceduta dalla Marcia del Corteo Storico e dalla sfilata dei Gruppi Storici ospiti. La città piemontese si riempirà di profumi e colori davanti a migliaia di turisti. In serata in tutti i rioni ci saranno i suggestivi roghi degli ‘scarli’, i pali rivestiti di erica secca simboli medievali del Carnevale.

L’ultimo atto del Carnevale di Venezia sarà invece la sfilata nel pomeriggio di otto grandi carri allegorici e 600 figuranti nelle strade di Zelarino, all’estremità nord-occidentale della conurbazione di Mestre.

Per il martedì grasso a Viareggio sfileranno i 29 Corsi Mascherati, i carri allegorici del 151mo Carnevale della località della Versilia che ogni anno attraversano i due celebri Viali a Mare.

Nel Lazio la sfilata più attesa è quella di Ronciglione, il borgo del Viterbese di Marco Mengoni che ospita un Carnevale tra i più antichi dell’Italia centrale. Alle 15.30 ci sarà la Parata Storica degli Ussari, seguita dal Gran Carnevale dei Bambini e mascherate spontanee con i balli in piazza. In serata la rappresentazione della Morte di Re Carnevale che poi salirà sul Globo Aerostatico.

Nelle Marche spicca il Carnevale di Fano che si concluderà alle 18,30 con la riconsegna delle chiavi della città da parte di Rabachen (maschera di un nobile) e il rogo del Pupo, rito sacrificale in cui questa maschera tipica viene data alle fiamme come espiazione delle colpe collettive e individuali commesse durante l’anno.

A Napoli per il martedì grasso si terranno tante feste ‘diffuse’ nei quartieri e nelle città vicine di Giugliano ed Afragola per il Carnevale Sociale della città metropolitana.

Ad Amalfi 11 l’Arsenale della Repubblica ospitera’ alle 11 uno spettacolo per le famiglie, “Che mondo è se Carnevale non c’è”, con musica, attori, allegri pupazzi e Re Carnevale in persona.

In Puglia il Carnevale di Putignano ha in programma il gran finale a partire dalle 19 con la parata del ‘Tonn Tonn Tonn Party’ e lo spettacolo dei “I Terraross”, suonatori e menestrelli della bassa Murgia. A seguire il rito del Funerale del Carnevale.

In Sicilia l’appuntamento più atteso è ad Acireale con una festa spettacolare che andrà avanti fino alla notte con la proclamazione del carro vincitore e il simbolico rogo di Re Burlone. Nove le Associazioni culturali in concorso, divise in due categorie.

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Sanremo, al via il Festival del 2024

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USA. La marmotta Phil dice che la primavera arriverà in anticipo

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e63cf437f9a37490941d411616fc84d8Negli Stati Uniti la primavera quest’anno arriva in anticipo.

Lo ha decretato Phil, la marmotta più famosa d’America, che come ogni 2 febbraio è uscita dalla tana alle 7.30 del mattino per dare il suo verdetto climatico.

La cerimonia del Giorno della Marmotta, ‘Groundhog Day’, si è svolta come di consueto a Punxsutawney, in Pennsylvania, dove si è riunita una piccola folla di curiosi e appassionati. Phil è uscita dalla tana e non ha visto la sua ombra, il che vuol dire che l’inverno sta per finire. Una buona notizia per gli Stati Uniti se non fosse che le previsioni della marmotta in questi anni sono state corrette solo nel 40% dei casi.

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