Domani i funerali di “Rombo di Tuono”. Camera ardente allo stadio di Cagliari

2fab2e5f43981c234251f3b81c1c6ed4

2fab2e5f43981c234251f3b81c1c6ed4Camera ardente allo stadio di Cagliari per contenere la folla che vorrà rendere l’ultimo omaggio a Gigi Riva, il bomber dello scudetto scomparso ieri sera all’età di 79 anni.

Mentre i funerali si terranno domani pomeriggio nella Basilica di Bonaria. La decisione è stata presa da familiari, Comune e Prefettura durante una riunione questa mattina.  Alla base della scelta la necessità di un luogo anche simbolico per accogliere le migliaia di persone che saranno a Cagliari per salutare Rombo di Tuono. Sarà monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, a celebrare i funerali di Gigi Riva. La messa si terrà domani, mercoledì 24 gennaio alle 16, nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria.
Intanto sono in corso i preparativi per allestire la camera ardente alla Unipol Domus. Attese migliaia di persone allo stadio per dare l’ultimo saluto a Rombo di Tuono.

Il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, ha proclamato il lutto cittadino a partire da oggi e fino alla data delle esequie previste per domani, mercoledì 24 gennaio. “Campione straordinario nello sport, uomo di grandi valori, raro esempio di correttezza, rispetto e simbolo per intere generazioni, segno di riscatto sociale, ha amato la Sardegna e la città di Cagliari, scegliendola quale sua casa, luogo di vita e degli affetti più profondi” si legge nel provvedimento del primo cittadino che ha ritenuto doveroso fare proprio dell’Amministrazione il sentimento dell’intera comunità. Con l’ordinanza vengono sospese tutte le manifestazioni pubbliche eventualmente già programmate e che avrebbero dovuto svolgersi durante il periodo di lutto. Disposta anche l’esposizione a mezz’asta della bandiera regionale, come dichiarato dal presidente della Regione, e della bandiera cittadina nelle sedi comunali e in tutti gli edifici pubblici. L’amministrazione comunale parteciperà alla cerimonia funebre con il Gonfalone della Città di Cagliari. I cittadini, i titolari di attività commerciali, le organizzazioni politiche, sociali e produttive, le associazioni sportive, sono invitate ad esprimere la partecipazione al lutto mediante la sospensione delle attività durante la celebrazione delle esequie o, in caso di impossibilità, nella forma ritenuta più consona a manifestare I’ adesione al cordoglio.

La seduta del Consiglio regionale della Sardegna  si è aperta con un minuto di silenzio per il ricordo di Riva. “Gigi Riva non era solo un grande sportivo ma anche, e soprattutto, una grande persona – ha detto il presidente dell’Assemblea Michele Pais -. Un vero sardo, non di nascita ma per scelta, un isolano doc che non ha mai voluto lasciare la sua squadra, i suoi tifosi e la sua terra d’adozione. Le istituzioni sarde oggi lo celebrano con il lutto regionale sino al giorno delle esequie”.  Tanti i tifosi alla sede dei Cagliari club di via Ariosto per una foto accanto alla statua di Gigi Riva.
La processione è iniziata questa mattina presto. Niente fiori, ma tanta commozione: a più di uno, nel toccare l’opera realizzata una cinquantina di anni fa da un artigiano cagliaritano, è scesa una lacrima.
La statua di Riva ha una storia molto particolare: per anni è stata ospitata nel bar cagliaritano di Marius, storico capobanda dei tifosi rossoblù. Poi è finita addirittura sul palco di una rappresentazione teatrale.
Da oltre dieci anni è al Cagliari club di San Benedetto.

I medici: ‘Peggioramento improvviso, abbiamo provato di tutto’

“La situazione è peggiorata all’improvviso e a qual punto è stato necessario praticare le manovre rianimatorie e portarlo in sala per effettuare l’angioplastica. In queste condizioni è difficile poter riaprire le coronarie: siamo riusciti a farlo soltanto in parte. Ma questo purtroppo non è stato sufficiente”. Così Bruno Loi, direttore di Cardiologia interventistica e emodinamica del Brotzu, spiega come sono intervenuti ieri sera per tentare di salvare Gigi Riva, arrivato in ospedale alle 3 del mattino di lunedì con una sindrome coronarica acuta.

ansa.it




Usa, una corte riattiva la causa del Messico contro i produttori di armi

causamessicoarmivert

causamessicoarmivertUna corte d’appello degli Stati Uniti ha riattivato oggi una causa da 10 miliardi di dollari intentata dal Messico per ritenere i produttori statunitensi responsabili di aver facilitato il traffico di armi ai cartelli della droga attraverso il confine meridionale con il Paese latinoamericano.

La Corte d’Appello del 1° Circuito, con sede a Boston, ha ribaltato la decisione di un giudice di grado inferiore che aveva respinto il caso sulla base del fatto che una legge impediva al Messico di fare causa a Smith & Wesson Brands, Sturm, Ruger & Co ed altri.

La legge federale sulla protezione del commercio legale delle armi (Protection of Lawful Commerce in Arms Act, PLCAA) fornisce alle aziende statunitensi appartenenti a questo settore un’ampia protezione dalle cause giudiziarie sull’uso improprio dei loro prodotti.

Gli avvocati messicani si sono difesi sostenendo che le norme citate dal giudice si riferiscono solo alle azioni legali per infortuni che si verificano negli Stati Uniti e non proteggono i fabbricanti e distributori citati in giudizio in base alla loro presunta responsabilità per il traffico di armi a criminali di un altro Paese.

I tre giudici della corte d’appello, Kayatta, Gelpí e Montecalvo, hanno affermato che la norma può anche essere applicata a cause legali promosse da governi stranieri, ma la controversia presentata dal Messico «plausibilmente fa valere un tipo di rivendicazione che è statutariamente esente dalla protezione generale della PLCAA».

Gli avvocati del governo messicano e dei produttori di armi non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.

Il Messico afferma che ogni anno vengono trafficate oltre 500mila armi da fuoco dagli Stati Uniti verso il Messico, di cui oltre il 68% è prodotto dalle società citate in giudizio, tra cui anche l’italiana Beretta Holding, Beretta USA, Barret Firearms Manufacturing, Colt’s Manufacturing Co. e Glock Inc (Reuters).

puntodincontro.mx




De Santis decide di sostenere Trump e si ritira dalle Primarie

ron desantis in october 2023

 

agi.it




Cosa Nostra: 15 arresti in Sicilia

105906350 a693ee8e 3c85 4698 83a8 a07c100ed442

105906350 a693ee8e 3c85 4698 83a8 a07c100ed442Colpo a Cosa nostra Spa. A infliggerlo l’operazione antimafia “Oleandro” terminata con l’arresto di 15 persone del gruppo di Picanello, storica branca della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania. Su delega della procura di Catania, i finanzieri del Comando provinciale, con la collaborazione del Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata (Scico), hanno eseguito nelle province di Catania, Caltanissetta, Arezzo, Napoli e Udine un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 26 indagati.

mafia usura affari colpo cosa nostra 15 arresti
© PixaBay

Tribunale di Catania, ingresso

Il gip ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 15 persone (14 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso nonché delle condotte, aggravate dal metodo mafioso, di usura, estorsione, traffico organizzato e spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio di denaro nella forma del reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche; il sequestro, finalizzato alla confisca, di 9 attività commerciali a Catania e operanti nel settore dell’edilizia, 81 tra fabbricati e terreni siti in provincia di Catania e Arezzo, 5 auto e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro.

mafia usura affari colpo cosa nostra 15 arresti
© Polizia di Stato

Arresti a Catania

L’indagine ha preso avvio da alcune risultanze investigative acquisite nell’ambito di altra operazione delle Fiamme gialle etnee denominata “Tuppetturu”. In una conversazione intercettata con alcune persone contigue al clan Cappello, articolazione Cintorino, discutevano delle dinamiche criminali in corso di evoluzione tra i nuovi referenti del gruppo di Picanello.

In una prima fase delle indagini sarebbe emersa la figura di Carmelo Salemi, 54 anni, noto come “u ciuraru” (il fioraio), in quanto titolare di un esercizio commerciale di rivendita di piante e fiori sito nel quartiere di Picanello. Insieme ai suoi uomini di fiducia, avrebbe avuto il compito di riorganizzare il gruppo mafioso, falcidiato a seguito di una serie di arresti operati nel tempo. Raggiunto Salemi nel 2020 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, l’attenzione e’ stata rivolta ai suoi possibili successori e, in particolare, a Giuseppe Russo, 47 anni, detto “il giornalista” o “l’elegante”, che avrebbe assunto la reggenza.

Il ruolo di Salemi e Russo sarebbe confermato dal fatto che avrebbero anche organizzato anche summit in una stalla nel quartiere Picanello, intestata a un familiare di Alfio Sgroi, 53 anni, ritenuto braccio destro di Salemi. Del gruppo di Picanello avrebbero fatto parte anche Antonino Alecci, 62 anni, Andrea Caruso, 43 anni, Giuseppe Gambadoro, 41 anni, Fabrizio Giovanni Papa, 58 anni, e Alfio Sgroi, 53 anni, ciascuno con ruoli ben definiti. In particolare, Alecci avrebbe rivestito una funzione di primaria importanza nel clan, in quanto ritenuto uomo di fiducia del boss storico Giovanni Comis, reggente del gruppo di Picanello dal 2013 al gennaio 2017, quando è stato arrestato nell’ambito di altra indagine.

Sarebbe stato inoltre il gestore di attività di gioco d’azzardo illegale praticata nella zona di Picanello, i cui introiti sarebbero stati destinati al clan, nonché incaricato della raccolta dei soldi delle estorsioni, comprese quelle commesse a Natale e Pasqua, pur occupandosi personalmente e principalmente dell’attività inerente il traffico di sostanze stupefacenti per conto del clan. Caruso, Gambadoro e Sgroi avrebbero svolto compiti di esecuzione delle direttive di Salemi e Russo, sia nei rapporti interni al gruppo, sia nei rapporti con altre articolazioni della famiglia mafiosa Santapaola nel territorio di Catania.

Si sarebbero, a vario titolo, occupati delle attività estorsive e usurarie perpetrate in favore o in nome del clan di Picanello e del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Sgroi sarebbe peraltro risultato braccio destro di Salemi, fungendo anche da tramite tra quest’ultimo e gli altri affiliati o i semplici esecutori delle iniziative criminali del capo, quali ad esempio i pusher delle piazze di spaccio gestite dai clan.
Una delle attività più redditizie sarebbe stata l’erogazione di prestiti a tassi usurari, inseriti in un sistema più ampio di reinvestimento dei proventi rinvenienti dal traffico di sostanze stupefacenti, dalle estorsioni e dal gioco d’azzardo.

Gli indagati avrebbero inoltre utilizzato metodi mafiosi per minacciare le vittime e garantirsi il pagamento delle rate di capitale e interessi. Sarebbe emerso un meccanismo collaudato con finanziamenti di piccoli tagli, di norma da 500 a 2.500 euro, da rimborsare in rate settimanali o mensili con un tasso di interesse oscillante tra il 140% e il 350% su base annua.

Uno dei protagonisti di queste attività sarebbe risultato Nunzio Comis, 41 anni, figlio del boss Giovanni, arrestato dal Nucleo Pef della Guardia di finanza di Catania nel 2020 mentre riscuoteva una rata usuraria da parte di un imprenditore. Per svolgere le attività illecite, Comis avrebbe utilizzato un telefono aziendale intestato fittiziamente a un’altra persona, facendosi chiamare “Melo” durante le conversazioni per evitare di essere facilmente identificato. Inoltre, avrebbe fatto uso di un noto bar situato nel quartiere Picanello come punto di incontro per la riscossione delle rate da parte degli indebitati.

Gli importi sarebbero stati consegnati a “Lorenzo”, successivamente identificato nell’indagato Lorenzo Antonio Panebianco, 24 anni, dipendente del bar. Altri indagati attivi nell’usura sarebbero stati Giuseppe Gambadoro, Corrado Santonocito, 61 anni, e Biagio Santonocito, 33 anni.

Emersa l’esistenza di una cassa comune in cui far confluire i proventi delle attività illecite e da cui attingere per supportare economicamente gli affiliati detenuti o ex detenuti da poco usciti dal carcere e le relative famiglie, sostenendone pure le spese di viaggio in occasione delle trasferte per i colloqui, erogare gli stipendi, pagare gli onorari degli avvocati difensori degli affiliati stessi, reinvestire in altre attività criminali. Vi sarebbe stata anche una contabilità – chiamata “la carta” – composta da appunti scritti recanti i creditori e debitori del sodalizio nonché i guadagni e le spese sostenute.

Il riciclaggio dei proventi illeciti sarebbe stato infine assicurato da Fabrizio Giovanni Papa, imprenditore attivo nel settore dell’edilizia, ritenuto particolarmente legato al gruppo di Picanello e a Salemi, al quale avrebbe messo a disposizione le proprie società per il riciclaggio di ingenti quantità di contanti provento delle attività criminali del clan. E difatti numerosi cantieri avviati dalle società di Papa sarebbero sorti mediante gli investimenti dei proventi illeciti dell’associazione mafiosa.

L’attività investigativa si inquadra, viene spiegato, “nel piu’ ampio quadro delle azioni svolte dalla procura della Repubblica di Catania e dalla guardia di finanza volte al contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso e della mafia imprenditrice, anche al fine di evitare i tentativi, sempre piu’ pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale e di partecipazione al capitale di imprese sane”.

agi.it




Trump farebbe fatica a camminare

120056413 c144d0d1 5ef5 4b2b 8c80 93f932790d17

120056413 c144d0d1 5ef5 4b2b 8c80 93f932790d17Un video di pochi secondi è diventato virale sui social, alimentando domande sulle condizioni di Donald Trump: è quello pubblicato dal Daily Mail e che riguarda il rientro del tycoon nell’hotel a Des Moines, Iowa, la notte dopo il trionfale risultato elettorale ai caucus repubblicani. Nelle immagini si vede Trump camminare barcollando e a fatica. “Un conto è la camminata – ha commentato al Daily Mail Stuart Fischer, medico internista a New York – un conto è il bilanciamento.

Sembrava come se fosse a bordo di una nave”. Durante il suo discorso della vittoria, lunedì notte, qualche commentatore americano aveva sottolineato come Trump fosse apparso meno vivace del solito e come la sua voce fosse stata più bassa del normale. Secondo un neurologo dell’Università della California, Keith Vossel, il tycoon è apparso “piuttosto sfibrato” dall’aggressiva campagna elettorale che sta conducendo.

Trump ha 77 anni e punta a sfidare il presidente degli Stati Uniti Joe Biden che di anni ne ha 81.

agi.it




ESTA revocato a passeggeri del Volo Neos Milano-Cancún

estavert

estavertSecondo segnalazioni pervenute al giornale online per gli italiani in Messico “Punto d’Incontro”, lo scalo a Cuba del volo operato dalla compagnia italiana Neos tra l’aeroporto di Milano Malpensa e l’aeroporto internazionale di Cancún ha comportato la revoca dell’ESTA per alcuni passeggeri, tra cui viaggiatori italiani.

La questione è seguita dalle autorità italiane.

Il Sistema Elettronico per l’Autorizzazione al Viaggio (Electronic System for Travel Authorization) viene utilizzato per determinare l’idoneità dei viaggiatori a recarsi negli Stati Uniti ai sensi del Visa Waiver Program (VWP) e se il loro ingresso nel Paese potrebbe comportare rischi per gli organi preposti alla tutela dell’ordine pubblico e alla sicurezza.

Il 12 gennaio 2021 il Dipartimento di Stato degli Usa ha designato Cuba come «Stato finanziatore del terrorismo».

Il sito web dell’ESTA spiega che «con limitate eccezioni, un viaggiatore che risulta aver visitato Cuba in questa data o successivamente, non è idoneo a viaggiare nell’ambito del Visa Waiver Program (VWP) utilizzando il sistema elettronico di autorizzazione al viaggio e deve richiedere un visto».

«Inoltre» —si legge nel testo— «un viaggiatore che al momento della domanda di ESTA possiede la doppia nazionalità sia di un paese VWP che di Cuba non è idoneo ai viaggi nell’ambito del VWP utilizzando l’ESTA e deve richiedere un visto per viaggiare negli Stati Uniti».

«Se l’ESTA è già stato approvato e successivamente viene stabilito che il viaggiatore è stato presente a Cuba o possiede la doppia nazionalità sia di un paese VWP che di Cuba, l’ESTA sarà revocato».

«La non idoneità per l’ESTA non impedisce i viaggi negli Stati Uniti. Le persone non idonee ai viggi nell’ambito del VWP possono richiedere il visto presso qualsiasi ambasciata o consolato degli Stati Uniti».

Immagine: travelobiz.com

puntodincontro.mx




Oggi è il “Giorno Mondiale della Pizza”

03ab728b59115f640a51a65a57d00adc

03ab728b59115f640a51a65a57d00adcDire pizza è dire Italia, come il nome di un grande stilista, come il Colosseo. Ed è proprio all’ombra dell’Anfiteatro Flavio che la pizza sta vivendo una suggestiva rivoluzione: da piatto povero ed economico per eccellenza, antesignana dello street food dai vicoli di Napoli fino alle Avenues di New York City, oggi sta entrando di prepotenza nella grande ristorazione e nei menù degli alberghi di lusso: e la città eterna l’ha accolta con riguardo. Alcuni esempi sono hotel come il Six Senses, il W Rome, il Bulgari per citarne alcuni. Ma lo stesso sta accadendo a Dubai, negli Emirati, e in altre parti del mondo. I pizzaioli alla stregua di chef stellati e maestri pasticcieri. La pizza proposta in abbinamento a vini pregiati e bollicine. E sempre a Roma c’è Gabriele Bonci, l’eroe, un maestro fornaio che, grazie anche a tv e social media, ha dato la sua impronta per diffondere la conoscenza di nuove tecniche di panificazione e lievitazione elaborate dalla scienza dell’alimentazione, come nell’utilizzo di nuove farine e nella selezione, per i condimenti, di materie prime sostenibili e a chilometro zero. “Ma quando apre una sua pizzeria?” gli abbiamo chiesto. “Resto un fornaio, è il pane la mia sfida” ha risposto per poi dileguarsi. Ma dietro questa vera e propria rivoluzione i nomi sono diversi e proviamo a farne qualcuno: Francesco Arnesano, Stefano Callegari, Francesco Capece, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Salvatore Lionello, Salvatore Marcucci, Francesco Martucci, Jacopo Mercuro, Simone Padoan, Eduardo Papa, Luca Pezzetta, Angelo Rumolo, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Carlo Sammarco Pier Daniele Seu, Ivano Veccia e, non ultimo, Diego Vitagliano.

Il 17 gennaio è la loro festa, è la festa di questo mondo fatto di acqua e farina, un po’ di lievito e sale quanto basta, perché ricorre Sant’Antonio Abate, protettore di pizzaioli e fornai e nel mondo è diventata il World Pizza Day. Ma il red carpet di quella che molti chiamato ‘pizza contemporanea’ o ‘gourmet’, sta portando con sé un risvolto: un deciso rialzo dei costi per il consumatore finale. Oggi per una semplice pizza margherita, a Roma come a Milano non bastano dieci euro (e voliamo bassi), Napoli ancora prova a limitare i danni, ma la tendenza è in atto e non sembra arrestarsi. Tra gli stessi maestri pizzaioli, il dibattito è forte e c’è chi, come Gino Sorbillo, chiede un passo indietro. Con Franco Manna, imprenditore e oggi docente della Federico II di Napoli, sfioreremo anche temi finanziari come l’interesse da parete delle società di private equity internazionali per i brand italiani. Ma la pizza è soprattutto una storia, e abbiamo scelto di raccontare quella di Daniele Gagliotta, uno scugnizzo finito a 15 anni in carcere a Nisida e oggi alla conquista degli Stati Uniti con le sue mani sempre in pasta, ma stavolta per fare una pizza, e mai più per commettere un reato.

ansa.it




Ecuador: le testimonianze degli italiani

ecuador militares crimen

ecuador militares crimen“Dove sono io la situazione è tranquilla” così Sebastian Passarello, un amico che, sulla sua pagina Facebook, rassicura parenti e amici sulla situazione in Ecuador dove è atterrato alcuni giorni fa per installare, a Cuenca, un pastificio per conto della Italpasta, azienda di Parma.

Il Messaggero ha raccolto la sua testimonianza: “«Già nell’hotel mi hanno spiegato che c’era il coprifuoco perché era scappato un leader dei Narcos e che era meglio non uscire. Lunedì sono iniziati i disordini, si è sparsa la voce che potevano esserci auto bomba, c’è stato un fuggi fuggi dalla piazza centrale, hanno chiuso il centro, la paura e l’agitazione hanno preso il sopravvento più dell’allarme e gli spari-. Il presidente si sta muovendo bene, in strada ci sono esercito e forze speciali, sono tranquillo. Dovrei stare qui un mese, siamo sempre attenti, c’è un volo al giorno, appena c’è una “bombetta” parto, se non si arrendono me ne vado, non voglio rischiare. Cuenca è più tranquilla, ma nessuno sa come andrà a finire».

Sempre nella nota de IlMessaggero di Roma, Eliseo Moscoso, milanese, segretario Comites si rammarica: «Vivo qui a Guayaquil da 10 anni, sono venuto per lavoro poi ho conosciuto la mia compagna, sono parte attiva della comunità italiana. Era un’isola felice, ora il caos. Sembra di esser tornati al 2020, alla pandemia, c’è il deserto. Si rischia un attentato anche a prendere bus e taxi». Moscoso si rammarica, «la situazione economica ne risentirà, molti sono emigrati all’estero, si è soggiogati dalla criminalità più spicciola, ti puntano una pistola per rubare il cellulare, chiunque può esser sequestrato. Ora siamo ancor più limitati, anche a fare una gita al mare questo fine settimana, uno ci pensa».

«C’è l’angoscia che ti sparino addosso». E le città sono deserte, tutti al riparo in casa. «Nessun luogo pubblico è più sicuro». Salvatore Foti, presidente del Comitato italiano all’estero Ecuador (Comites) è a Quito, la capitale. Sono 30mila gli italiani nel Paese. Racconta: «Tutto è cambiato, da quando l’altro ieri gruppi armati hanno preso d’assalto Tc television la gente ha capito, ma già prima sospettava, che i delinquenti qui comandano». La paura è montata. Con fuggi fuggi, nessuno che rispetta i semafori, uffici, scuole, negozi chiusi. Un flashback: «La sensazione è quella dell’epoca del covid, si evita di uscire, si aspetta, assetati di notizie, sperando finisca tutto». Mentre continua il braccio di ferro tra Narcos e Stato, gli attentati all’ordine del giorno, dalle piccole stazioni di polizia ai passaggi pedonali, ai mezzi pubblici «noi dobbiamo stare attenti a spostarci». Non è un fulmine a ciel sereno. Si poteva esser rapinati, sequestrati anche prima. Ora basta essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato: un papà è stato colpito a morte mentre correva a prendere il figlio a scuola. «Da due, tre anni c’era la paura di uscire la sera, i locali chiudevano prima, i sequestri di persona, ordinari. Estorsioni, attentati, i commercianti sono stati presi di mira dai criminali, molti hanno chiuso». Ora tutto è fermo. Coprifuoco dalle 23 alle 5, stato di emergenza nel Paese. Il conflitto armato interno con i gruppi criminali (22 cartelli legati al narcotraffico) vede ogni giorno saccheggi, rapine, attentati, rivolte, un’esplosione mercoledì in una discoteca. Ieri esercito e polizia hanno arrestato 329 membri di bande criminali, eliminati altri 5, riportato 28 in prigione. Ma almeno 139 persone sono tenute in ostaggio da bande armate nelle carceri. «Il Paese è unito ed è per questo che usciremo vincitori», ha detto in un videomessaggio il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa. Un altro video è stato diffuso da un gruppo di criminali, uno ha letto un comunicato: «Salutiamo il Paese e ci scusiamo per i disordini, soprattutto a voi poveri, i più colpiti»




Genova ricorda De André 25 anni dopo la sua morte

115608011 4c85c00a f6bf 47da 8ff2 1eb215ea0b39

115608011 4c85c00a f6bf 47da 8ff2 1eb215ea0b39Oggi per i carrugi di Genova suonerà di nuovo la musica di Fabrizio De Andrè, che più di tutti ha saputo raccontare l’anima della sua città, i suoi bassi, l’”amor profano” delle prostitute. Cantastorie e antropologo di un pezzo d’Italia, destinato al racconto degli ultimi e per questo, affine, ad un altro genovese doc come Don Gallo non si può pensare a De Andrè senza pensare a Genova, al suo porto, alle sue stradine.

Oggi, a 25 anni dalla scomparsa, la città rende omaggio al suo autore più eclettico e per ricordarlo, per tutta la giornata di oggi, giovedì 11 gennaio, a partire dalle 10, dalla filodiffusione di via Garibaldi saranno trasmessi i suoi brani più famosi: ci saranno “Crêuza de mä”, “Bocca di Rosa”, “La Città vecchia”, “La guerra di Piero”, “Andrea”, “Il pescatore” e naturalmente non potrà mancare “Via del Campo”.

 

“Le sue parole e la sua musica sono rimaste nel cuore di tanti genovesi e non solo. A 25 anni dalla morte di Fabrizio De André, la Liguria ricorda uno dei più grandi e amati cantautori del nostro Paese. E a inizio estate celebrerà il suo talento con un grande concerto a Genova”. Così il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, nel giorno in cui si ricorda la scomparsa dell’indimenticato cantautore ligure, “poeta degli ultimi”, come spesso è stato definito. L’evento annunciato dal governatore “sarà una vetrina internazionale, ma soprattutto un omaggio doveroso alla storia di De André e alla sua eredità musicale, che continua ad affascinare le nuove generazioni di cantautori”.

Anche il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano ha voluto ricordare l’artista in un tweet “le canzoni di Fabrizio De André, scomparso l’11gennaio di 25 anni fa, fanno parte della nostra identità. Attraverso la sua musica, l’artista genovese ha raccontato con straordinaria sensibilità le storie di chi è ai margini, cogliendone l’umanità”.

 

 

La Fondazione Fabrizio De André Onlus e Sony Music Italia annunciano il progetto WAY POINT. Da dove venite… dove andate? per ripercorrere 25 anni con Fabrizio attraverso le sue PAROLE, il suo PENSIERO, la sua VISIONE e i suoi “VIAGGI” presenti e attuali ancora oggi.

L’iniziativa prevede la riedizione durante l’anno di tutti i suoi dischi di studio in ordine cronologico, si svilupperà lungo tutto il 2024 con varie iniziative. Gli album saranno ristampati in versione LP nero 180 gr e CD, arricchiti da annotazioni autografe di Fabrizio De André, pensieri, riflessioni, commenti, estratti di interviste inerenti alle canzoni e agli album e alcuni documenti inediti conservati al Centro studi De André dell’Università degli Studi di Siena. Queste le ristampe in arrivo nel 2024: Volume 1, Tutti morimmo a stento, Volume 3, La buona novella, Non al denaro non all’amore né al cielo, Storia di un impiegato, Canzoni, Volume 8, Rimini, Fabrizio De André / L’Indiano, Crêuza de mä, Nuvole, Anime Salve, Singoli,

I primi 4 dischi saranno disponibili dal 16 febbraio.

agi.it




Scontri e caos in Ecuador, blitz di un commando in uno studio tv. Il presidente schiera l’esercito

ecuador blitz tv

ecuador blitz tv“Neutralizzare” le bande criminali: questo l’ordine impartito dal presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, dopo la proclamazione dello Stato di emergenza lunedì scorso e all’indomani dell’irruzione di un commando armato negli studi di un’emittente televisiva nel corso di una diretta. Le immagini del blitz, con uomini mascherati, fucili puntati sul presentatore e operatori della tv a terra sotto la minaccia delle armi, sono state rilanciate a livello internazionale. Il commando ha fatto irruzione negli studi di Tc, un’emittente con base nella città di Guayaquil, in riva all’Oceano Pacifico.

 

13 ARRESTI DOPO IL RAID

La polizia ha riferito di aver eseguito 13 arresti dopo il raid, nel quale sono rimasti feriti due impiegati. Almeno dieci invece le persone uccise in diversi scontri a fuoco successivi alla proclamazione dello stato di emergenza. Il decreto presidenziale è stato adottato dopo l’evasione da una prigione di Guayaquil di Adolfo Macias Villamar, noto anche con il soprannome di Fito, capo della banda dei Choneros.
Noboa ha sostenuto che in Ecuador è in corso “un conflitto armato interno” e che l’esercito è stato incaricato di “operazioni militari per neutralizzare” quello che ha definito “crimine organizzato transnazionale, organizzazioni terroristiche e attori belligeranti non statali”.

Secondo alcuni esperti, l’aumento delle violenze in Ecuador è legato a una lotta tra cartelli di narcotrafficanti, sia locali che stranieri, per il controllo delle rotte della cocaina diretta negli Stati Uniti e in Europa. Politico e imprenditore, 36 anni, esponente del partito liberale Accion Democratica Nacional, Noboa è in carica dal novembre scorso.

ag Dire – www.dire.it