Quell’11 settembre di 22 anni fa…

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3b7f1fcf 1732 4b6a 96a9 4b2b0e35ece111 settembreGli Usa ricordano l’11 settembre nel 22esimo anniversario degli attacchi terroristici del 2001. Il presidente Joe Biden, il 7 settembre ha deciso di onorare le 2.977 vittime con tre giorni di ricordo e preghiera. “Io, Joseph Biden Jr., Presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, proclamo l’8 settembre 2023, fino a settembre 10, come Giornate Nazionali di Preghiera e Memoria.

Chiedo che il popolo degli Stati Uniti onori le vittime dell’11 settembre 2001 e i loro cari con la preghiera, la contemplazione, le cerimonie e le visite commemorative, le campane, le veglie a lume di candela e altre attività. Invito le persone di tutto il mondo a unirsi. Invito i cittadini della nostra nazione a ringraziare per le nostre numerose libertà e benedizioni, e invito tutte le persone di fede a unirsi a me nel chiedere la continua guida, misericordia e protezione di Dio”.

Biden sottolinea: “Ventidue anni fa – l’11 settembre 2001 – 2.977 vite preziose ci furono rubate in attacchi deliberatamente malvagi contro la nostra Nazione. Nelle Giornate Nazionali di Preghiera e Memoria, ci riuniamo per rinnovare il nostro sacro voto: Non dimenticare mai. Non dimenticare mai i genitori, i figli, i coniugi, gli amici e le persone care che abbiamo perso quel giorno. Non dimenticare mai gli eroi che si sono fatti avanti per salvare i loro connazionali americani e aiutare le nostre comunità a ricostruire nelle ore – e negli anni – successivi.

E non dimenticare mai il nostro obbligo di onorare la loro memoria e il loro servizio costruendo un futuro più sicuro per tutti. A tutte le famiglie delle vittime che hanno dovuto sopportare l’assenza di una persona cara negli ultimi due decenni, so che 22 anni sono sia una vita che un attimo. Gli stessi ricordi che ci aiutano a guarire possono anche far emergere il dolore e riportarci al momento in cui il dolore era crudo, al momento in cui una persona cara e i suoi sogni ci sono stati rubati in un istante. Oggi, quando quel dolore è particolarmente grande, la First Lady e io ti teniamo vicino ai nostri cuori”.

Cerimonie a New York e Pentagono, Biden in Alaska

Biden sarà in una base militare ad Anchorage, in Alaska, dove commemorerà il ricordo delle quasi 3 mila persone che persero la vita negli attentati di al Qaeda. È la prima volta che il capo della Casa Bianca non parteciperà ai tradizionali eventi organizzati sui luoghi delgi attacchi a New York, Pennsylvania e Virginia.

Alla cerimonia presso il memoriale dell’11 settembre nella Grande Mela ci sarà la vice presidente Kamala Harris, insieme al marito Doug Emhoff, mentre la First Lady Jill deporrà una corona di fiori al Pentagono. Il programma della giornata prevede come tutti gli anni sei momenti di silenzio, con il suono di una campana a ricordare quando il primo aereo dirottato si è schiantato contro la Torre Nord del World Trade Center, quando è stata colpita la Torre Sud e successivamente l’attacco al Pentagono, dove l’aereo di linea dirottato ha ucciso 184 persone.

Si ricorderà poi il momento in cui è caduta la Torre Sud, lo schianto di un quarto aereo, il volo 93 della United Airlines, in un campo a Shanksville, in Pennsylvania, dopo che i passeggeri avevano combattuto contro i dirottatori, e alla fine la caduta della Torre Nord. Nel corso della cerimonia i parenti delle vittime si avvicenderanno sul palco elencando i nomi di tutti quelli che sono morti quel giorno.

Dal tramonto all’alba, due fasci di luce blu illumineranno lo skyline di Manhattan: un’installazione d’arte pubblica, presentata per la prima volta nel 2002, che rappresenta le Torri Gemelle e può essere vista in un raggio di quasi 100 km in una notte limpida. La governatrice Kathy Hochul ha annunciato che gli edifici statali terranno le bandiere a mezz’asta e che 16 monumenti – tra cui l’Empire State Building e la Penn Station – saranno illuminati di blu in ricordo.

agi.it




L’altro 11 settembre: 50 anni fa il golpe in Cile

l'ultima foto, 11 settembre 1973 il presidente allende difende a oltranza la democrazia contro i golpisti

Il fumo che si alza denso dal Palacio de La Moneda, bombardato dai caccia militari. I carri armati per le strade di Santiago del Cile e i soldati, che appoggiano il sanguinario golpe di destra, schierati anche sui tetti di fronte al palazzo presidenziale, per cingerlo in una stretta letale. E poi il volto teso di Salvador Allende.

Il presidente socialista solleva lo sguardo, come fanno le sue guardie del corpo, verso il pericolo imminente. Tutti imbracciano i fucili. Poi il dramma si compie. Nelle immagini successive, in bianco e nero, quelle che raccontano il violento colpo di Stato di 50 anni fa, ecco il corpo di Allende, avvolto in un poncho, come fosse un sudario, portato a braccia da un militare e da un pompiere.

11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda
11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda (keystone)

Allende non ha voluto fuggire e neppure consegnarsi ai militari che hanno tradito lui e la Democrazia. Poche ore prima della tragica morte, il celebre discorso, le ultime parole trasmesse via radio: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento“.

L’11 settembre 1973 il Cile perde il suo presidente, la sua democrazia e comincia a piangere i suoi figli e le sue figlie. Migliaia. Spariranno nel nulla, in un Paese dove la tortura diventa un metodo e i diritti umani vengono calpestati sotto il tacco spietato della dittatura dei militari infedeli, che hanno tradito e colpito alle spalle il Paese e le sue istituzioni, elette democraticamente.

Iniziano i rastrellamenti ai danni degli oppositori politici del golpe orchestrato dal generale Augusto Pinochet, ma non solo. Basta poco per finire tra gli artigli di militari e agenti del regime: un commento di troppo, un sospetto, la spiata di un vicino di casa. I sequestrati vengono ammassati nello Stadio Nacional di Santiago del Cile, che diventa un vero e proprio campo di concentramento. Ben presto gli spalti si riempiono di migliaia di persone di ogni età ed estrazione sociale, controllate dai soldati. Dai sotterranei arrivano le urla delle torture.

I militari non perdonano chi si è schierato con Allende e le sue riforme economiche e sociali, tra le quali la nazionalizzazione delle principali industrie e materie prime come il rame, la tassazione delle plusvalenze, la riforma agraria, la costruzione di ospedali, la lotta alla povertà, il potenziamento dell’istruzione.

I numeri della strage: 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute

Rapiti, torturati, uccisi, spariti. I desaparecidos. I numeri della strage perpetrata dagli aguzzini durante la feroce dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990) sono impressionanti, ma ancora oggi non definitivi. Secondo le più recenti cifre della Commissione della Verità e Riconciliazione, sono oltre 31’000 le vittime di violazioni ai diritti umani durante la dittatura cilena, con 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute.

La non profit “Nos Buscamos”, inoltre, ha stimato che tra gli anni ’70 e ’80 decine di migliaia di bambini furono strappati alle loro famiglie in Cile. Per lo più si trattava di persone povere. Il traffico di bambini è solo una delle numerose violazioni dei diritti umani commessi durante il regime di Pinochet. Centinaia le donne stuprate.

Augusto Pinochet nel 1988
Augusto Pinochet nel 1988

Il mandato di cattura internazionale contro Pinochet

Nel 1998 – 25 anni dopo il golpe – il giudice spagnolo Baltasar Garzón emette contro Pinochet un mandato di cattura internazionale per la scomparsa di cittadini spagnoli avvenuta durante la dittatura. Il traditore di Allende è accusato di genocidio, terrorismo e tortura. È arrestato a Londra, dove si trova per farsi curare, ma il 2 marzo 2000 il ministro dell’Interno britannico Jack Straw lo fa liberare e tornare in Cile, dove riesce a evitare qualsiasi processo. Muore d’infarto nel 2006, a 91 anni.

da rsi.ch




Torna a Milano la settimana della moda, attesa per Gucci e Ford

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L’appuntamento di settembre, in programma dal 19 al 25, con la Fashion week di Milano, sancisce del tutto il ritorno alle passerelle fisiche, con 65 sfilate dal ‘vivo’, e solo 5 digitali. In tutto il ricchissimo calendario vede alternarsi 67 sfilate, di cui 2 doppie, 72 presentazioni, 4 presentazioni su appuntamento e 33 eventi. Per un totale di 176 appuntamenti, che renderanno la settimana “molto densa e concentrata”, fin troppo, tanto che come ha spiegato il presidente della Camera nazionale della moda, Cnmi, Carlo Capasa, durante la conferenza stampa di presentazione, è in corso un “deciso dialogo” per iniziare le sfilate un giorno prima, il 19, che adesso è dedicato alle presentazioni. Ma per questo bisognerà rivedere i calendari internazionali e aspettare l’edizione di febbraio.

Gli occhi adesso sono puntati sui grandi debutti: la prima sfilata Gucci con la direzione creativa di Sabato De Sarno, il designer napoletano che succede ad Alessandro Michele al timone stilistico della maison fiorentina; e per la prima volta in passerella il brand Tom Ford, dove a sua volta debutta allo stile Peter Hawkings, storico braccio destro dello stilista texano.

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“Ci sono molti brand pronti ad aprirsi alla città” ha ricordato Alessia Cappello, assessore al Lavoro e Sviluppo Economico del Comune di Milano. Tra questi Diesel che farà una grande sfilata ‘per tutti’, il giorno 20, alle 21, allo Scalo Farini, al quale da giorni ci si puo’ prenotare sul sito diesel.com. Se si trova ancora posto. Per Milano, si sa questa è una settimana da sold out, tanto che l’indotto stimato da Confcommercio, come ha detto l’assessore, è 80 milioni di euro. Realizzata con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di ICE-Agenzia e del Comune di Milano, la Milano Fashion Week Women’s Collection, prevede altre new entry.

Per la prima volta in calendario ci sono le sfilate di Avavav, Chiara Boni la petite robe, Karoline Vitto supported by Dolce&Gabbana, Rave Review, The Attico.

Torna in passerella anche il brand Aigner. Durante questa edizione della Milano Fashion Week ci saranno anche diverse celebrazioni di anniversari: i 70 anni dei Fratelli Rossetti, i 40 anni di Moschino e i 10 anni di Genny sotto la direzione creativa di Sara Cavazza Facchini. E c’è attesa il 20 settembre per l’evento di lancio della Collezione Moncler x Pharrell Williams.

In apertura di Fashion week il 19 settembre si terrà la Breast cancer fashion show, sfilata di sensibilizzazione sul tema del cancro al seno alla quale parteciperanno numerosi brand, organizzata da Cancer Culture, Fondazione Ieo-Monzino, Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, con il supporto di Camera Moda Fashion Trust. Si chiude in bellezza domenica (la parte fisica) con la sfilata di Giorgio Armani e l’appuntamento con i CNMI Sustainable Fashion Awards che si terrà come di consueto al teatro alla Scala di Milano, realizzato in collaborazione con la Ethical Fashion Initiative delle Nazioni Unite e il Comune di Milano. Il giorno successivo, la chiusura ufficiale, il 25, è dedicata alla sfilate digitali, con Laura Biagiotti.

agi.it




Washington: fissata la data della Eduitalia Award Ceremony in Ambasciata

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eduitalia guidaÈ stata fissata per lunedì 23 ottobre, nella prestigiosa sede dell’Ambasciata d’Italia a Washington, la data della 11^ edizione dell’Eduitalia Award Ceremony.
Durante l’evento, al quale parteciperanno in videocollegamento anche i Consolati Italiani coinvolti nel programma AP-Italian, saranno premiati studenti e insegnanti che si sono contraddistinti nell’ambito dell’AP-Italian, programma di politica culturale di promozione della lingua italiana ritenuto prioritario dall’Ambasciata italiana. (aise) 




Stallone cittadino onorario di Gioia del Colle

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sly 1024x815Bagno di folla a Gioia del Colle, paese della provincia barese, dove il mito hollywoodiano Sylvester Stallone e suo fratello Frank sono stati nominati cittadini onorari. Il riconoscimento è stato consegnato ai due artisti americani dal sindaco Giovanni Mastrangelo, durante una cerimonia pubblica in piazza Plebiscito.

Sly e suo fratello, in questi giorni, erano in vacanza in Puglia, proprio per visitare i luoghi di origine della loro famiglia paterna. Il nonno dell’attore settantasettenne era natio di Gioia del Colle, dove svolgeva la professione di barbiere. Anche il padre dell’intramontabile star di Hollywood è cresciuto presso la cittadina sita a 38 chilometri chilometro da Bari, salvo poi trasferirsi oltreoceano già nei primi anni ’30. Naturalmente la visita di Stallone ha portato enorme entusiasmo tra gli abitanti del posto, che hanno accolto la leggenda del cinema internazionale al grido di “Rocky! Rocky!”.

La cerimonia di Gioia del Colle (Foto di Regione Puglia)

Alla cerimonia di piazza Plebiscito era presente anche Michele Emiliano, presidente della Regione, che ha dichiarato: “La presenza di Sylvester Stallone a Gioia del Colle, il suo paese di origine, emoziona tutti i gioiesi e tutti i pugliesi. La ricerca del tempo perduto è sempre una delle cose più commoventi e interessanti della vita di ciascuno di noi. Gioia del Colle il paese di origine di mia madre, quindi io come Sylvester Stallone devo i natali a questa meravigliosa città. Siamo onorati della presenza di una persona così importante, capace di fare del cinema un momento di rivoluzione, di passione per noi tutti. I suoi film non si vedono solo una volta, si vedono continuamente e si rivedono anche quando li si conosce a memoria: questo è il segno di un successo, di una umiltà, di una determinazione e di una capacità di lavorare che è tipicamente pugliese”.

“È una giornata storica per tutti noi”, ha invece spiegato il sindaco Mastrangelo, “Sylvester e suo fratello non hanno mai rinnegato le origini gioiesi. Questo forte legame è motivo di orgoglio per tutta la Puglia e per tutti quegli immigrati che, negli anni Trenta, hanno lasciato il nostro Paese in cerca di fortuna. Loro rappresentano un modello positivo di chi partendo da zero ha saputo raggiungere la fama e la celebrità”.

“E’ un onore far parte di un popolo così bello e così forte”, ha infine dichiarato lo stesso Sly, mostrando alla folla la vecchia chiave del salone di suo nonno, “quasi cento anni fa mio nonno ha lasciato questa città: ma prima di farlo lavorava qui, e questa e la chiave della sua bottega. Ha avuto il coraggio di intraprendere quel viaggio: proprio grazie a lui, io oggi sono qui con la mia famiglia. Come direbbe Rocky, vi amo e continuate a combattere!”.

da La Voce di New York




Italia. Due anni di carcere chi non manda i figli a scuola

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bullismoArriva la stretta del governo sulla delinquenza giovanile. Dopo il susseguirsi di episodi in cui ragazzi e giovanissimi si sono trovati protagonisti di fatti di cronaca, l’esecutivo si prepara a varare un daspo urbano anche ai minorenni, purché abbiano compiuto 14 anni.

Il dl contro la criminalità giovanile sul tavolo del pre-Cdm. prevede un avviso orale del questore che convoca il minore “unitamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale” si legge nella bozza del provvedimento. Avviso orale  i cui effetto cessano comunque al compimento dei 18 anni.

Se il ragazzo cui viene notificato l’avviso orale è stato già condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati contro la persona, il patrimonio o per vicende di armi e driga, il questore potrà proporre al tribunale l’applicazione di una sorta di ‘divieto social’.

Una misura che consiste nel “divieto di utilizzare, in tutto o in parte, piattaforme o servizi informatici e telematici” che saranno indicati specificatamente, fino ad arrivare al divieto di possedere telefoni cellulari o qualunque altro device  “per le comunicazioni dati e voce”.

In galera chi non manda i figlia scuola

Nei confronti di chi “era tenuto alla sorveglianza del minore o all’assolvimento degli obblighi educativi è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro, salvo che non provi di non aver potuto impedire il fatto”

Nel decreto si punta anche a rafforzare l’obbligo scolastico. Per quanto riguarda l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori, chiunque  rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giusto motivo, d’impartirgli o di fargli impartire l’istruzione obbligatoria è punito con la reclusione fino a due anni”

Nuove regole per le carceri minorili

Nel dl contro la criminalità giovanile si prevede inoltre che dalle carceri minorili possono essere allontanati i detenuti che abbiano compiuto i 21 anni se creano problemi all’ordine e alla sicurezza delle strutture. “Se il detenuto che ha compiuto ventuno anni, in espiazione di pena per reati commessi durante la minore età, con una o più condotte determina un grave turbamento dell’ordine e della sicurezza dell’istituto per minorenni, il direttore richiede al magistrato di sorveglianza per i minorenni il nulla osta al trasferimento presso un idoneo istituto per adulti individuato dal Dipartimento della amministrazione penitenziaria – si legge all’articolo 9 – Il magistrato di sorveglianza può negare il nulla osta al trasferimento presso l’istituto individuato, per comprovate ragioni di sicurezza anche del detenuto medesimo”.

E in un altro passaggio: “Qualora le persone indicate nell’articolo 1 siano pericolose per la sicurezza pubblica e si trovino in un comune diverso dai luoghi di residenza o di dimora abituale, il questore, con provvedimento motivato, può ordinare loro di lasciare il territorio del medesimo comune entro un termine non superiore a quarantotto ore, inibendo di farvi ritorno, senza preventiva autorizzazione, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a quattro anni. Il provvedimento è efficace nella sola parte in cui dispone il divieto di ritorno nel comune, nel caso in cui, al momento della notifica, l’interessato abbia già lasciato il territorio del comune dal quale il questore ha disposto l’allontanamento”.

agi.it

 




“Hackney Diamonds”: la ‘nuova era’ dei Rolling Stones

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Ecco l’annuncio ufficiale: il nuovo album dei Rolling Stones, il primo con nuovo materiale a 18 anni dall’uscita di “A bigger bang”, si intitolerà “Hackney Diamonds” e uscirà il 20 ottobre.

 

L’annuncio è stato gestito come un evento epocale, in una conferenza stampa-show tenutasi nella celebre venue Hackney Empire, che prende il suo nome dallo storico quartiere sito nella parte orientale di Londra: qui Mick, Keith e Ronnie sono stati intervistati da Jimmy Fallon, con lo slogan “New Album, New Music, New Era”.  La scena: tappeti persiani, poltrone rosse di velluto con tavolini e abat-jour, da un lato l’host, dall’altro i musicisti. Con il primo che li annuncia così: “La rock and roll band definitiva, i miei preferiti in assoluto!”.

“Siamo qui per presentare il nostro nuovo singolo “Angry”, primo brano del nostro nuovo album che uscirà il 20 ottobre e si intitola “Hackney Diamonds”. Jagger ha continuato spiegando: “Non siamo rimasti fermi, siamo stati a lungo in tour. Poi abbiamo deciso per l’album. Dobbiamo darci una dealine, ci siamo detti, decidendo che l’avremmo iniziato a Natale e concluso entro San Valentino. Siamo entrati in studio a dicembre, lo abbiamo finito a gennaio e l’abbiamo mixato a febbraio”.  Beh, veloce, no? – ha commentato Fallon. “Insomma, veloce: ci abbiamo messo 18 anni…” ha chiosato Keith Richards.

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Mick Jagger ha voluto rimarcare, con un moto d’orgoglio e precisando che non voleva suonare arrogante: “Siamo veramente molto soddisfatti del disco, non l’abbiamo fatto per far uscire un album qualsiasi”.

Perchè questo titolo per l’album? “Mah, pensavamo a qualche ipotesi come “Hit and Run” o “Smash and grab”, poi siamo finiti su “Hackney Diamonds”. “Ma ha un significato, è uno slang londinese?”, ha chiesto Fallon. “Da noi i diamanti di Hackney sono le crepe che trovi sul parabrezza dell’auto quando te lo sfondano”, hanno spiegato Mick e Keith.

Il disco conterrà 12 tracce, ma gli Stones hanno raccontato di averne registrate 23, scherzando sul fatto che ci potrebbe scappare anche un altro disco. In due di queste c’è Charlie Watts (nelle altre c’è invece Steve Jordan, che ne ha preso il posto dopo la sua scomparsa nel 2021: “Da quando Charlie non c’è più è diverso. Ci manca incredibilmente. Ma è grazie a Charlie che abbiamo Steve Jordan, era la sua raccomndazione da molto tempo: ‘Se dovesse succedere qualcosa, Steve è quello giusto’ “, ha raccontato Richards. “Ma è sempre con noi.

È il numero quattro”. Jagger ha specificato che i brani in cui è presente Charlie Watts risalgono al 2019, a due anni prima della sua scomparsa: si tratta di “Mess it up” e di “Live by the sword” (in questo pezzo suona il basso anche il vecchio Bill Wyman, che si è riaggregato per l’occasione a distanza di trent’anni dalla sua uscita dalla band).

Gli Stones hanno annunciato a sorpresa la presenza di Lady Gaga in una traccia, ma non hanno parlato di altri feat., i cui annunci sono invece comunque attesi di qui all’uscita del disco (praticamente certo Stevie Wonder). Rispondendo ad alcune domande dei fans poste loro da Fallon, hanno dichiarato che per la band “registrare in studio è il sacro Graal. Non pensiamo ai fans quando creiamo i brani, facciamo ciò che sembra buono per noi, incrociamo le dita e speriamo che vada bene e piaccia anche a loro”, ha risposto Richards, che poi ha aggiunto: “E l’altro sacro Graal per noi è il live”.

Mick Jagger, solitamente asciutto in occasioni come queste, è apparso euforico; Keiff è apparso nella sua consueta forma cool e divertente; e Ronnie è apparso sobrio come lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni.

Prima del commiato dal pubblico e dalla platea globale che li ha seguiti in streaming, per gli Stones c’è stato tempo per una gag di Fallon che scimmiottava un improbabile Jagger che si esibisce in un gospel in chiesa, e anche per svelare il segreto della durata di un matrimonio lungo come quello tra Jagger e Richards: “Non parlarsi troppo spesso”.

Questa la tracklist di “Hackney Diamonds”:
“Angry”
“Get close”
“Depending on you”
“Bite my head off”
“Whole wide World”
“Dreamy skies”
“Mess it up”
“Live by the sword”
“Driving me too hard”
“Tell me straight”
“Sweet sounds of heaven”
“Rolling Stones Blues”

Il disco è stato prodotto da Andrew Watt, già al lavoro con Elton John, Eddie Vedder, Ozzy Osbourne (e, si dice, anche sul prossimo disco dei Pearl Jam), mentre il videoclip del singolo è stato diretto da Francois Rousselet, con protagonista l’attrice Sydney Sweeney, vista in “The White Lotus” ed “Euphoria”.

da Rockol.it




Amato: “La politica può ancora fare molto perché la vicenda di Ustica sia chiarita”

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173443054 b20776ce 67f9 407f a725 ac80682de117“Dopo aver letto tutto quello che è stato scritto, non ho ritrattato niente”. Giuliano Amato interviene alla Stampa estera sulle sue dichiarazioni dei giorni scorsi sulla strage di Ustica. “Non ho mai detto che stavo dando la verità” sulla tragedia, aggiunge. “Ho detto che portavo avanti una delle ipotesi, specificando che io non avevo alcuna verità da offrire, e che il mio scopo era quello di provocare un avvicinamento alla verità”

“Non ho detto a Macron di chiedere scusa, ma che sono scemo? Ho chiesto di occuparsi della cosa“, ha poi aggiunto. “Ho trovato singolare che in questi giorni sia stato detto che la politica con Ustica non c’entra. La politica può ancora fare molto, se vuole, perché la vicenda di Ustica sia chiarita”.  E ha spiegato di essere “molto amico della Francia. L’unica mia questione aperta con la Francia è la testata piantata da Zidane nel petto di Materazzi”.

“Chi ha scritto che la mia intervista è fonte di attriti con la Francia – ha aggiunto – ha voluto creare un attrito, ha voluto dire una cosa non vera, che è una cosa che spesso in politica si fa ma non risponde alla verità”. Amato ha poi chiarito di non aver sentito il premier Giorgia Meloni dopo le sue dichiarazioni a Repubblica.

La ragione dell’intervista sulla strage di Ustica “che ci crediate o no, è che una persona di 85 anni comincia a pensare che ha davanti a poco tempo e a chiedersi se c’è qualcosa di utile che può ancora fare, qualcosa di incompiuto che può provare a completare”.

“Sogno una politica che abbia il divieto di comunicare ai cittadini attraverso i comunicatori, che dovrebbero trovare un lavoro altrove, e che costringa i politici a parlare con i cittadini, come accadeva quanto ero giovane“, conclude.

agi.it




Passeggero con diarrea e il volo torna indietro: rischio biologico

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cb01b16398e84c96142f2058a53cedaePuò succedere anche questo quando si sale su un aereo. Non sono precisamente “Fatti Nostri”, ma potrebbe accadere a chiunque.

Un insolito motivo costringe a un atterraggio di emergenza un volo Delta da Atlanta a Barcellona: ‘Problema di rischio biologico’, come riferiscono i media americani citando un frammento audio del pilota diffuso su social media.

Tradotto in parole povere, è stato uno sfortunato passeggero alla prese con un violento problema intestinale a far tornare indietro l’aereo quando mancavano all’incirca due ore all’atterraggio.

Sempre secondo l’audio, il passeggero non era riuscito a contenersi e di conseguenza nella cabina c’erano “feci e puzza insopportabile”, ha dichiarato un passeggero a El Mundo. “E’ un problema di rischio biologico – dice il pilota durante la conversazione radio con la torre di controllo – abbiamo un passeggero che è stato male e ci viene richiesto di tornare indietro”. In una dichiarazione, la Delta ha parlato di un problema medico a bordo e ha confermato che il volo 194 da Atlanta a Barcellona ha fatto ritorno all’aeroporto internazionale di Hartsfield-Jackson.

ansa.it




Messico. Sono iniziati i collaudi del Treno Maya

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trenomayavertVenerdì 1 settembre, dopo 4 anni e nove mesi dall’annuncio dell’inizio della sua costruzione, il Treno Maya ha iniziato i collaudi nel sud-est del Messico. Il suo primo percorso è stato oggetto di grande attenzione mediatica lo scorso fine settimana per la presenza a bordo del presidente del Paese, Andrés Manuel López Obrador, accompagnato dai governatori degli Stati di Jalisco e Yucatán, Enrique Alfaro e Mauricio Vila, dall’imprenditore Carlos Slim e dal vicepresidente della rete tv Televisa, Bernardo Gómez.

Il progetto del Treno Maya, nella visione dell’attuale governo, mira a rafforzare l’assetto territoriale del Messico sud-orientale e a potenziare l’industria turistica della regione. L’infrastruttura «genererà benefici economici e aumenterà la connettività nella penisola dello Yucatan, consentendo di spostare merci e passeggeri in modo efficiente», si legge nel sito del Fondo nazionale per la promozione del turismo (Fonatur), l’ente federale responsabile della pianificazione e dello sviluppo di iniziative sostenibili in questo settore.

Il programma dei lavori prevede la messa in servizio, nel mese di dicembre di quest’anno, di circa 1.525 km di ferrovia che attraversa gli Stati di Tabasco, Chiapas, Campeche, Yucatán e Quintana Roo. Il tracciato comprende 19 stazioni e 14 fermate distribuite in sette sezioni. In corso d’opera si sono verificati cambiamenti dovuti a ricorsi presentati, risparmi economici e complessità geografiche nate in un contesto di forte opposizione all’iniziativa da parte delle associazioni ambientaliste.

Le stazioni saranno allestite per ricevere la maggior parte dei visitatori. Dispongono di piattaforme, spazi commerciali e di consumo, oltre ad essere collegate agli hotel e aree turistiche del percorso.

Le fermate, invece, sono strutture più piccole che serviranno da punto di partenza per circuiti specifici su percorsi standard.

Lungo le sezioni in cui è suddiviso il percorso del Treno Maya, i convogli si fermeranno nelle seguenti località:

Sezione 1 – Palenque, Chiapas-Escárcega, Campeche

Stato del Chiapas

Stazione di Palenque

Stato di Tabasco

Stazione di Boca del Cerro, Tenosique
Stazione El Triunfo, Balancán
Fermata Tenosique

Stato di Campeche

Stazione di Escárcega
Fermata Candelaria

Sezione 2 – Escárcega-Calkiní, Campeche

Stato di Campeche

Stazione di Edzná
Stazione di San Francisco de Campeche
Fermata Carrillo Puerto
Fermata Tenabo
Fermata Hecelchakán

Sezione 3 – Calkiní, Campeche-Izamal, Yucatán

Stato di Campeche

Fermata Calkiní

Stato dello Yucatan

Stazione Merida-Teya
Stazione Izamal
Fermata Maxcanú
Fermata Uman
Fermata Tixkokob

Sezione 4 – Izamal, Yucatan-Cancún, Quintana Roo

Stato dello Yucatan

Stazione di Chichén Itzá
Stazione di Valladolid

Stato di Quintana Roo

Stazione dell’aeroporto di Cancún.
Fermata Xcan
Fermata Leona Vicario

Sezione 5 Nord – Aeroporto di Cancún-Puerto Morelos, Quintana Roo

Stato di Quintana Roo

Stazione di Puerto Morelos

Sezione 5 Sud – Puerto Morelos – Aeroporto di Tulum, Quintana Roo

Stato di Quintana Roo

Stazione di Playa del Carmen
Stazione di Tulum

Sezione 7 – Chetumal, Quintana Roo-Escárcega, Campeche

Stato di Quintana Roo

Fermata Nicolás Bravo

Stato di Campeche

Stazione Xpujil
Fermata Calakmul
Fermata Centenario

Il percorso attraversa i seguenti siti archeologici: nello Stato del Chiapas, Palenque; nello Stato di Tabasco, Moral Reforma; nello Stato di Campeche, El TigreEdzná, Xcalumkín* e Calakmulnello Stato dello Yucatan, Chichén Itzá, DzibilchaltúnEk’Balam e la Ruta del Puuc (Uxmal*, Oxkintok, Kabah, Sayil, Xlapak, Labá e Chacmultún); nello Stato di Quintana Roo, El Meco, Paamul II, Xel Há, Tulum, Muyil, Chacchoben, Oxtankah, Kohunlich e Dzibanché-Kinichná. Nei siti contrassegnati con l’asterisco verranno edificati Centros de Atención a Visitantes (Catvi) con aree commerciali, aree espositive, parcheggi e luoghi per il consumo di alimenti e bevande.

Nella sua versione passeggeri, il treno viaggerà a 160 chilometri orari con quattro configurazioni: quattro e sette carrozze standard, carrozze ristorante e vagoni lunga percorrenza, che disporranno di cabine con letti, docce e bagni.

da puntodincontro.mx