Il Mostro di Loch Ness esiste, parola di Steve Feltham

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 129693179 stevefelthamA quasi un secolo dagli ultimi avvistamenti, il signor Feltham – 60 anni, di cui oltre la metà trascorsi sulle rive del lago di Loch Ness – non ha dubbi: il “nuovo avvistamento” è la prova provata dell’esistenza del leggendario ‘mostro’. Il fatto che la ‘conferma’, benché ancora priva di fondamento scientifico, arrivi da Steve Feltham ha riacceso i riflettori dei media britannici su un mistero che incredibilmente sopravvive incredibilmente da duecento anni.Come precisa il Daily Mail online riportando la sua testimonianza, Feltham è un’eminenza tra avvistatori ed esperti di ‘Nessie’, come è stata affettuosamente ribattezzata la creatura: visitò per la prima volta il laghetto scozzese nel 1979, all’età di 7 anni, e ne rimase talmente affascinato da lasciare, in età adulta, anche il posto di lavoro per consacrare gran parte della sua vita al nobile scopo di ‘cacciare’ la fantomatica creatura.Oggi Feltham ha al suo attivo ben 32 anni trascorsi con il binocolo in mano e un record mondiale di veglia sulle rive del lago finora imbattuto. Ovviamente, spiega la testata, è stato tra i primi, nei giorni scorsi, a partecipare alla più grande e sofisticata ‘battuta di caccia’ mai organizzata a Loch Ness. Un’iniziativa che ha visto centinaia di volontari da tutto il mondo raggiungere le rive del lago, attualmente ai suoi minimi livelli dal 1989 per via del cambiamento climatico, per rintracciare una volta per tutte il mostro.Le speranze di chiarire il mistero, complici i droni e le sofisticate apparecchiature acustiche utilizzate in questa caccia 2.0, ancora una volta però sono state deluse. Ma al termine della più grande caccia al ‘mostro’ degli ultimi 50 anni, sono riemersi, guarda caso, i clamorosi scatti del 2018 della traduttrice Chie Kelly che in 24 ore hanno fatto il giro del mondo e riacceso nuove speranze tra gli appassionati di ‘Lochnessologia’.Al Daily Mail Feltham ha subito confidato che le foto appena riemerse sono le “più emozionanti che abbia mai visto”. Il nuovo “avvistamento” – ha insistito – è “la prova più grande che il mostro esiste veramente”. Mentre gli esperti di Loch Ness si confrontano sbalorditi su quello che è già stato salutato come il secondo avvistamento più importante degli ultimi cinquant’anni, Chie Kelly ha dovuto spiegare perché le fotografie sono state rese pubbliche a distanza di cinque anni: era “così scioccata” da ciò che aveva visto il 13 agosto 2018 da “temere il ridicolo”, ha affermato, per questo non ha condiviso allora le immagini.Un timore che è svanito quando i riflettori di tutto il mondo si sono riaccesi sul lago per la “grande caccia” dei giorni scorsi. In attesa che la scienza dica la sua sulle immagini di Kelly, è evidente che la mostrologia di Loch Ness continuerà a far parlare anche in era di I.A.

agi.it




Ustica, Amato: “Il Dc9 fu abbattuto da un missile francese. Macron porga le sue scuse all’Italia”

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ustica museo scaled e1656093531443Il Dc9 dell’Itavia fu abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 da un missile lanciato da un caccia francese nel tentativo di abbattere l’aereo su cui volava il leader libico Gheddafi. Lo dice l’ex premier, Giuliano Amato, in un’intervista rilasciata oggi a ‘Repubblica‘ in cui si attribuisce a chiare lettere la responsabilità dell’abbattimento.

Una strage, quella di Ustica, che è sempre stata avvolta nel mistero tra depistaggi e resistenze da parte dei militari a rivelare la verità. La sera del 27 giugno di 43 anni fa un aereo di linea in viaggio da Bologna a Palermo, con 81 persone a bordo, di cui 13 bambini, precipitò nel mare vicino Ustica senza lasciare scampo a nessuno.

CRAXI AVVISO’ GHEDDAFI DEL PERICOLO

Fu “Bettino (Craxi ndr) ad avvertire Gheddafi del pericolo nei cieli italiani. Non aveva certo interesse che venisse fuori una tale verità: sarebbe stato incolpato di infedeltà alla Nato e di spionaggio a favore dell’avversario- si legge nell’intervista- La nostra aeronautica era schierata in difesa della menzogna. C’era qualcosa di molto inquietante in tutto questo. Se tanti militari, tutti con incarichi ufficiali molto importanti, dicevano la stessa cosa palesemente falsa dietro doveva esserci un segreto molto più grande di loro. Un segreto che riguardava la Nato“.

L’ABBATTIMENTO

Perché fu abbattuto l’aereo? “La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. E il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico: l’esercitazione era una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario– dice Amato- Gheddafi fu avvertito del pericolo e non salì sul suo aereo. E il missile sganciato contro il Mig libico finì per colpire il Dc9 dell’Itavia che si inabissò con dentro ottantuno innocenti. L’ipotesi più accreditata è che quel missile sia stato lanciato da un caccia francese partito da una portaerei al largo della costa meridionale della Corsica o dalla base militare di Solenzara, quella sera molto trafficata. La Francia su questo non ha mai fatto luce”.

“MACRON CHIEDA SCUSA”

L’ex premier conclude: “Mi chiedo perché un giovane presidente come Macron, anche anagraficamente estraneo alla tragedia di Ustica, non voglia togliere l’onta che pesa sulla Francia. E può toglierla solo in due modi: o dimostrando che questa tesi è infondata oppure, una volta verificata la sua fondatezza, porgendo le scuse più profonde all’Italia e alle famiglie delle vittime in nome del suo governo. Il protratto silenzio non mi pare una soluzione”.

ag. Dire – www.dire.it




Strage sulla ferrovia Torino – Milano. Cinque operai travolti da un treno

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bd5cd8ddf3fa8f7e78e456e00cd0fcd5Tragedia alla stazione di Brandizzo, vicino a Torino, dove un treno regionale ha travolto e ucciso cinque operai al lavoro sulla ferrovia. Il più giovane tra i deceduti, Kevin Laganà, aveva 22 anni ed era originario di Vercelli.

Insieme a lui hanno perso la vita Michael Zanera, 34 anni, di Vercelli; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, nato a Capua ma residente a Brandizzo; Giuseppe Saverio Lombardo, nato a Marsala e residente a Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Chivasso.

Le vittime lavoravano per la ditta Sigifer che ha sede a Borgo Vercelli, e opera nel settore dell’armamento ferroviario dal 1993 ed è una delle imprese leader nel settore di costruzione e manutenzione impianti ferroviari.

Altri due operai, fra cui il caposquadra, sono riusciti a mettersi in salvo, ma sono comunque finiti in ospedale sotto choc.

Secondo quanto emerso fino a ora sulla dinamica dell’incidente risulta che il treno che ha investito e ucciso gli operai viaggiava a 160 km orari e non ha lasciato scampo alle vittime, trascinate per centinaia di metri.

“Un collega del 118 mi ha detto di aver visto una scena da brividi, con frammenti umani nell’arco di 300 metri. É una tragedia enorme” ha detto il sindaco di Brandizzo, Paolo Bodoni, che di mestiere fa il medico, dopo l’incidente. “Uno dei sue sopravvissuti dovrebbe essere il caposquadra”, aggiunge il sindaco, che poi aggiunge: “Non è da escludere che possa essersi trattato di un errore di comunicazione, in ogni caso servirà attendere l’esito delle indagini”.

“Dalle prime indagini emergono gravi violazioni della procedura di sicurezza al momento dell’incidente.

Ci sono profili di responsabilità per i quali saranno a breve indagate alcune persone”. Così la procuratrice capo di Ivrea, Gabriella Viglione, sulle indagini relative all’incidente alla stazione di Brandizzo, nel Torinese, che nella notte tra mercoledì e ieri è costato la vita a cinque operai travolti da un treno in corsa.
La procura non esclude il dolo eventuale per i reati di omicidio e disastro.

“Gli accertamenti proseguono per verificare se può essere considerata sicura la procedura complessiva. Quanto accaduto ha reso palese che il meccanismo di garanzia non era sufficiente a tutelare un lavoro così delicato in una sede pericolosa come quella dei binari ferroviari” ha sottolineato la procuratrice Viglione parlando dell’inchiesta.

agi – ansa

 




Il Messico sta studiando l’ampliamento della ferrovia che porta agli Stati Uniti

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messicotexasvert 1Le autorità dello Stato messicano di Coahuila hanno presentato allo Stato del Texas una richiesta per raddoppiare la tratta ferroviaria tra le località di Piedras Negras ed Eagle Pass, al confine tra Messico e Stati Uniti d’America, al fine di aumentare i passaggi e fornire un servizio migliore in modo tempestivo alle aziende esportatrici.

La richiesta è stata presentata pochi giorni fa nel corso di un incontro tra il ministro dell’Economia di Coahuila, Claudio Bres Garza, Caroline Mays, direttrice della pianificazione del Dipartimento dei trasporti del Texas, e Claudia Lagos, direttrice della pianificazione per gli attraversamenti internazionali del stesso dipartimento, e comprende il progetto di ampliamento dei punti di accesso sul Ponte 1, che segna il confine tra i due Paesi.

Hanno partecipato alla riunione anche Rolando Salinas, sindaco di Eagle Pass, Morris Libson, presidente del comitato per lo sviluppo economico e commerciale di Eagle Pass, e Homero Balderas, direttore del Sistema di ponti internazionali della stessa città.

Mays ha ribadito la sua disponibilità a lavorare in coordinamento con il governo del Coahuila e ha promesso di rivedere e accelerare le richieste ricevute. Ha accettato, inoltre, l’invito a presiedere un incontro con imprenditori a Saltillo per presentare gli studi già completati sulle infrastrutture autostradali che il Texas sta sviluppando, anticipando la crescita delle esportazioni prevista per i prossimi anni.

La riunione avrà luogo il 26 settembre nella capitale dello Stato di Coahuila.

Foto: flickr.com

da puntodincontro.mx




Volo Milano-Atlanta, 11 ricoverati dopo ‘forti turbolenze’

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12737295094 2092026542 cUndici persone, passeggeri e membri dell’equipaggio, sono state ricoverate in ospedale a seguito di ferite o colpi riportati a causa di “forti turbolenze” durante l’atterraggio di un volo Delta Air Lines partito da Milano per Atlanta: lo hanno riferito la Cbs e altre emittenti americane.

Secondo dati confermati dal portale Flight Aware, l’aereo è atterrato ieri alle sette di sera. Delta ha riferito che nessuno dei feriti rischia la vita.

A bordo dell’aereo viaggiavano 151 passeggeri e 14 membri dell’equipaggio. A tutti la compagnia ha detto di aver garantito una sistemazione e assistenza dopo lo spavento durante l’atterraggio allo Hartsfield-Jackson Atlanta International Airport.

ag Dire – www.dire.it




I Brics e la chimera della de-dollarizzazione

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082702762 77e259c8 54c5 468f aea2 b76d46cd3ebaIl vertice dei Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – si è concluso tra luci e ombre. Soprattutto quelle che riguardano la tanto propagandata de-dollarizzazione delle transazioni internazionali nei pagamenti per svincolare il Sud Globale dal giogo americano. Operazione, come era nelle previsioni, fallita. Infatti, il ministro delle Finanze del Sudafrica, Enoch Godongwana, ha spiegato che il gruppo Brics non cercherà di sostituire i sistemi di pagamento internazionali, incluso lo Swift, ma piuttosto considererà la creazione di un sistema che rafforzerà il commercio nelle valute locali.

Al termine del vertice Brics di Johannesburg in Sudafrica, i leader del gruppo hanno annunciato che avrebbero incaricato i loro ministri delle finanze di “considerare le questioni relative alle valute locali, agli strumenti di pagamento e alle piattaforme”. La de-dollarizzazione è una priorità per la Russia, la cui economia è stata paralizzata dalle sanzioni imposte dall’Occidente per l’invasione dell’Ucraina ed è bandita dal sistema Swift, ma anche perché gli affari con il continente africano gli “interessano molto”.

Ma, certamente, non è nelle corde dei nuovi entrati a far parte del gruppo, in particolare dell’Arabia Saudita che vive dei petroldollari, cosi’ come gli Emirati Arabi Uniti. “Non è un’alternativa allo Swift”, ha, infatti, specificato il ministro sudafricano, “si tratterà di un sistema di pagamento che faciliterà un approfondimento dell’uso delle valute locali”. La creazione di una moneta Brics comune, un’idea lanciata in particolare dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, infatti, non era nell’agenda del vertice.

La necessità di una banca centrale

Godongwana ha ammesso, inoltre, che il tema è molto complesso e occorrera’ lavorare duramente: “Bisogna avere una banca centrale”, ha detto, aggiungendo che per creare un sistema anti-dollaro “devi perdere la tua indipendenza in termini di politica monetaria. È una sfida importante, che implicherebbe, nel nostro caso, importanti implicazioni costituzionali“. Ma non solo. La ricchezza di materie prime del Sudafrica, transate in dollari, non facilita questa operazione. Cosi’ come quelle transate in tutto il continente africano. Nessuno, al di la’ della propaganda, aveva in mente di creare una moneta circolante, come lo stesso dollaro o euro – l’obiettivo è abortito primo di nascere, troppo ambizioso – ma una moneta di conto come fu l’ecu utilizzato in Europa negli anni che hanno preceduto l’euro.

Per il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, questo passo va nella direzione di “cogliere l’opportunità di promuovere gli interessi del nostro continente che è saccheggiato, devastato e sfruttato da altre azioni e per questo vogliamo oggi costruire la solidarietà insieme ai Brics”.

Il dominio della valuta americana e gli scenari alternativi

Secondo African Business, periodo economico continentale tra i più diffusi, il dominio della moneta americana “stabilito attraverso istituzioni come Fondo monetario e Banca Mondiale, è sempre più visto come una reliquia di un’epoca passata, fuori dal contatto con le realtà di un mondo multipolare e la graduale erosione dell’egemonia del dollaro è innegabile“, anche se il viaggio verso una valuta Brics unificata rimane ancora molto teorico e complesso, quindi abbastanza improbabile. Tutti questi Paesi transano le loro materie prime in dollari o in euro.

Nella contingenza geopolitica attuale una moneta Brics farebbe comodo solo alla Russia per scardinare l’isolamento finanziario. Ma si è visto, durante il vertice, anche l’atteggiamento tiepido nei confronti del presidente russo, Vladimir Putin, nel sostenerlo – nessuno lo ha fatto – sulla guerra in Ucraina. La tanta equidistanza voluta proprio dal Sudafrica. Gli affari interni sono una cosa, quelli internazionali sono un’altra. Ai paesi africani, tuttavia, questa ipotesi non sfugge, anzi la cavalcano. Infatti devono far fronte all’indebolimento delle monete locali, alla scarsità di valuta pregiata e ai tassi di interesse sul debito pubblico sempre più elevati e insostenibili.

Anche per queste ragioni cresce in Africa la ricerca di sistemi alternativi al dollaro per gli scambi all’interno del continente, in un momento molto delicato che vede molti paesi africani fare i conti con una cronica scarsita’ di valuta pregiata da utilizzare per gli scambi internazionali. Durante l’ultimo vertice dell’area di libero commercio africana, che si è tenuto a Nairobi, il presidente del Kenya, William Ruto, ha esortato i suoi colleghi africani a fare i primi passi verso l’abbandono del dollaro statunitense, dando vita a un sistema di pagamenti panafricano in grado di facilitare il commercio all’interno del continente.

Il presidente kenyano ha invitato i suoi colleghi africani a mobilitare le banche centrali e commerciali ad aderire al Pan-African Payments and Settlement System (Papss), lanciato nel gennaio 2022. Il sistema per il commercio intra-africano e’ stato sviluppato dalla African Export-Import Bank (Afreximbank) e dal segretariato dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA).

L’iniziativa è stata sostenuta dall’Unione africana e dalle banche centrali africane. “Stiamo tutti lottando per effettuare pagamenti per beni e servizi da un Paese all’altro a causa delle differenze nelle valute. E in mezzo a tutto questo, siamo tutti soggetti a un ambiente in dollari”, ha detto Ruto. Questi si’ potrebbe agevolare gli scambi intra-africani e dare un impulso all’economia continentale. Ma per fare questo non serve entrare nel circolo esclusivo dei Brics che, invece, potrebbe dimostrarsi non un’opportunità ma una trappola.

agi.it




Italia: il maltempo al Nord

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172545927 0f803c8c 4308 417f 8d45 bfbf467390bfLa perturbazione che si sta spostando verso Sud continua a portare temporali, forti venti e allagamenti sul Nord Italia. Nelle ultime ore l’estesa area di bassa pressione, che da sabato 26 sta facendo sentire i suoi effetti sulla Lombardia, si è approfondita al largo del Mar Ligure evolvendo in un ciclone.

Su Genova sono caduti 200 millimetri di pioggia, laddove i centri di Venezia e Trieste sono stati allagati dalle forte precipitazioni. Disagi sulle linee regionali in Lombardia, dove si concentra la maggior parte degli eventi estremi. A Roma un automobilista è rimasto ferito dalla caduta di un albero.

Torna l’acqua alta a Venezia

Questa mattina il livello dell’acqua nella laguna ha raggiunto l’altezza di 95 centimetri, il picco di alta marea che era previsto per questa giornata. Visto che l’innalzamento del Mose è previsto per maree di 120 centimetri, le barriere sono rimaste abbassate e le zone basse della città, in particolare piazza San Marco, sono state allagate. Alle 21.50 di stasera previsione a 105 centimetri.

Secondo le previsioni meteo domani si dovrebbe avere una situazione non dissimile con una massima di 95-110 centimetri in mattinata. I tecnici del Mose, d’intesa con il Comune di Venezia, hanno quindi gia’ avviato la procedura per l’innalzamento delle paratoie.

Evacuate 36 persone in Valtellina

Trentasei persone sono state evacuate in Valtellina a causa dell’esondazione del torente Frodolfo. Lo comunica la Prefettura di Sondrio precisando che 20 di queste sono state invitate a lasciare la loro abitazione per l’esondazione in localita’ Santa Lucia, alla confluenza con l’Adda, nei territori dei Comuni di Valdisotto e Bormio.

Una frana minaccia gli alberghi a Cortina

Una frana minaccia gli alberghi a Passo Tre Croci, alle porte di Cortina. Settanta persone sono state evacuate dalle strutture in cui sono ospitate dopo che per il maltempo una frana che si è staccata a ridosso della strada sta minacciando un condominio, un albergo e un bed&breakfast.

La decisione di evacuare le persone a scopo precauzionale è stata presa dai vigili del fuoco unitamente al sindaco, tecnici del Comune e forze dell’ordine. Troveranno alloggio presso la palestra di Cortina.

Nevica sulla Marmolada, interrotta a causa della caduta di alberi la strada provinciale 30 ‘Panoramica del Comelico’ tra la località La Baita-Costalissoio e Costalta.

Il maltempo non dà tregua

In Lombardia le situazioni più gravi vengono segnalate da Sondrio, Varese e Brescia, territori già colpiti dall’ondata di maltempo di fine luglio. Le intense piogge e i forti temporali  hanno avuto anche conseguenze decisamente benefiche per il livello delle acque del Lago Maggiore. Nei giorni scorsi il livello di siccità del Verbano aveva raggiunto il livello “severo”, comportando seri problemi alla navigazione con limitazioni alla portata dei traghetti e sospensione del servizio in alcuni attracchi

.Le piogge delle ultime ore hanno fatto crescere in modo consistente il livello del lago. Alle 13 di oggi la quota dell’invaso era arrivata a 193.74 metri contro i 192.77 della stessa ora di ieri: si tratta di 97 centimetri di quota in piu’, il che ha riportato il volume dell’invaso a 258,3 milioni di metri cubi di acqua.

Forti disagi in Alto Adige

Il maltempo che sta imperversando in Alto Adige sta causando forti disagi anche alla circolazione stradale a fondovalle. A Bolzano e Merano il traffico cittadino è congestionato anche per l’arrivo dei turisti scesi dalle località di montagna dove il brutto tempo non consente di ammirare il paesaggio e rende difficile l’escursione anche a livello logistico.

Gli autobus cittadini a Bolzano viaggiano con ritardo causa il traffico che in alcune zone della città è in tilt. Rallentamenti e code in entrata a Merano sia per chi proviene dalla Val Passiria che Val Venosta. Situazione analoga anche a Bressanone tra Vandoies in Val Pusteria e Sciaves.

Genova sotto l’acqua

Oltre 200 interventi dei vigili del fuoco per rami caduti, sottopassi allagati, persone in difficoltà in auto. È stata una lunga notte di piogge quella appena trascorsa a Genova, come previsto dall’allerta arancione in vigore fino alle 15 di oggi. Tra i 100 e i 200 millimetri di acqua caduti specialmente in centro città, con i vicoli e le strade diventati ruscelli, se non fiumi in alcuni casi.

Per gli esperti Arpal, ad impedire il peggio è stato il fatto che tra un violento rovescio e l’altro, il terreno – di partenza molto secco – ha avuto il tempo di assorbire. Il picco orario è stato di 80 mm: il 4 novembre 2011, in occasione della drammatica alluvione costata la vita a 6 persone, furono 180 mm in un’ora.

In tilt, a causa dei fulmini, gli impianti ferroviari a Novi Ligure: disagi sulla linea Torino-Genova con alcuni treni costretti a fermarsi. Ed è massima l’attenzione per le prossime ore in cui c’è attesa per il passaggio del ciclone. La protezione civile ha attivato l’allerta rossa sugli estremi bacini settentrionali della Lombardia per rischio idrogeologico.

Allerta a nord-est

Allerta arancione in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Provincia autonoma di Bolzano, ampi settori del Piemonte, parte della Toscana e sul Veneto. L’avviso è giallo, infine, su Abruzzo occidentale, Campania, parte dell’Emilia-Romagna, resto di Toscana, Veneto e Piemonte, su Lazio, parte del Molise, Provincia autonoma di Trento, su ampi settori della Sardegna, in Umbria e sulla Valle d’Aosta. Fulmini al nord e fiamme al sud. Il maltempo ha spaccato l’Italia.

Milano flagellata dalla pioggia mentre brucia la Sicilia: chiuso per quattro ore, ieri, l’aeroporto di Trapani per il fumo sprigionato dagli incendi. A Scopello, sempre a causa dei roghi, sono stati evacuati 400 turisti. Non c’è pace neanche per i nostri ‘vicini’.

Esonda il fiume Adda a Bormio

Il maltempo sta provocando problemi per la circolazione su diverse strade della Lombardia. Sulla SS 38 dello Stelvio, è esondato il fiume Adda in località Bormio e si registrano rallentamenti. A causa di una frana al km 61,300, segnala inoltre Anas, è stata chiusa al traffico la strada statale 470 della Val Brembana e del Passo San Marco tra il km 59,000 e il km 72,000 lungo versante valtellinese e bergamasco.

Sulla strada statale 36 Del Lago Di Como e Dello Spluga è stato chiuso il passo dello Spluga, sul versante svizzero, per frana. Sulla statale 294 di Val di Scalve il traffico è tornato regolare dopo la chiusura, questa mattina, a seguito di una tromba d’aria. Il personale Anas ha concluso la pulizia del piano viabile che ha consentito il ripristino della circolazione in piena sicurezza.

Una sacca d’acqua si è formata a causa di un’infiltrazione in un controsoffitto del terzo piano del Palazzo di giustizia di Milano. L’area sottostante è stata transennata mentre il rigonfiamento, che si è creato nella tensostruttura, è stato forato per permettere la fuoriuscita di acqua ed evitare così un cedimento improvviso. Disagi legati all’ultima perturbazione di maltempo si registrano anche al settimo piano dove sono presenti le stanze dell’ufficio gip e del Tribunale di sorveglianza e allagamenti nei locali sotterranei.

Treni sospesi tra Italia e Francia

In Francia la ferrovia internazionale è stata interrotta, nel tardo pomeriggio di ieri, a causa di una frana caduta a Saint-André en Savoie non lontano dal tunnel del Frejus, nella valle della Maurienne. Da un costone della montagna si sono staccati massi e detriti provocando anche la parziale interruzione sull’autostrada verso sud.

In seguito alla frana avvenuta ieri pomeriggio nella Savoia francese, la circolazione dei treni rimane sospesa tra Modane e Chambe’ry. Secondo quanto riporta Trenitalia, i treni Alta Velocità della relazione Milano – Modane – Parigi sono cancellati. Ecco nel dettaglio i treni cancellati nelle giornate di oggi e di domani: FR 9292 Milano Centrale (6:25) – Modane – Paris Gare de Lyon (13:22); FR 9281 Paris Gare de Lyon (7:30) – Modane – Milano Centrale (14:07); FR 9287 Paris Gare de Lyon (15:16) – Modane – Milano Centrale (22:07); FR 9296 Milano Centrale (15:53) – Modane – Paris Gare de Lyon (22:34).

Il servizio ferroviario tra Francia e Italia sarà interrotto almeno fino a giovedì. Lo hanno confermato fonti della società ferroviaria nazionale francese (Sncf) dopo che il ministro dei Trasporti francese, Clement Beaune, ha dichiarato che il ritorno alla normalità dei servizi “richiederà diversi giorni”.

A causa della frana, oltre 700 metri cubi di massi hanno travolto la barriera protettiva della strada dipartimentale 1006 che conduce al passo del Moncenisio, in Valle di Susa. Sono stati sospesi da ieri pomeriggio tutti i treni transfrontalieri sulla linea Chambery-Torino e i treni regionali Ter nella valle della Maurienne, ha dichiarato un operatore della Sncf.

Anche il tunnel del Frejus, che collega Francia e Italia, è stato chiuso ai mezzi pesanti cui è stato consigliato di utilizzare il tunnel del Monte Bianco o l’autostrada A8. La circolazione dei treni rimane sospesa tra Modane e Chambe’ry.

Linea ferrovia del Brennero interrotta in Austria

A causa di una frana provocata dal maltempo caduta in territorio austriaco, la linea ferroviaria del Brennero è interrotta tra le stazioni di Steinach in Tirol e Brennero. Le ferrovie austriache stanno organizzando un servizio di bus sostitutivo. La linea, sulla quale transitano i treni internazionali Eurocity diretti in Italia e provenienti da Monaco di Baviera, sarà interrotta fino ad almeno le ore 11 odierne.

La forte pioggia della notte ha provocato danni alla linea ferroviaria Cremona – Treviglio, e anche Domodossola – Arona. Sul sito di Trenord si legge che “rami caduti sui binari hanno danneggiato l’infrastruttura nei pressi di Crema e hanno impedito la circolazione dei treni. Che gradualmente sta riprendendo, ma i treni registrano ritardi fino a 150 minuti.

Problemi simili, rami sui binari che “hanno danneggiato l’infrastruttura tra le stazioni di Arona e Belgirate, sulla linea Domodossola – Milano. La circolazione subisce ritardi fino a 30 minuti e variazioni. È in corso l’intervento dei tecnici per ripristinare il servizio. La corsa delle 8.26 da Domodossola per Arona è stata cancellata.

Black out e treni fermi nell’Alessandrino

Nella parte più meridionale della provincia di Alessandria, verso il confine con la Liguria, in particolare ad Arquata Scrivia e in val Borbera. Ad Arquata si è verificato un black out che coinvolge una quindicina di abitazioni: un albero è caduto su una linea elettrica provocando un’interruzione dell’erogazione dell’energia.

Durante la notte ci sono stati problemi anche al trasporto ferroviario con ritardi e cancellazioni sulla direttrice Alessandria-Genova, che passa proprio da Arquata: lo conferma la Protezione Civile provinciale. Tre i convogli fermati, due ad Arquata Scrivia e uno a Serravalle Scrivia, per un guasto alla linea dovuto ai fulmini che si sono abbattuti durante il temporale. I treni sono ripartiti prima della mezzanotte, una volta risolti i problemi tecnici.

In val Borbera, nella zona di Novi Ligure, sempre al confine tra Piemonte e Liguria, lungo la strada provinciale 140, si è verificata una frana al chilometro 13,8 tra i centri di Borghetto e Pertuso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. La carreggiata è stata sgomberata.

Frane e fiumi di fango nel Comasco

Frane e fiumi di fango a Blevio, sul lago di Como. Nella località, già interessata in passato da fenomeni analoghi dovuti al maltempo, quattro squadre dei vigili del Fuoco di Como sono impegnate per segnalazioni di smottamenti e danni provocati dalle intense precipitazioni delle ultime ore. La strada provinciale Lariana è stata chiusa.

Bomba d’acqua a Trieste

Una bomba d’acqua è abbattuta su Trieste allagando numerose strade del centro città tra cui piazza Unità d’Italia. Molti turisti e cittadini hanno cercato rapido rifugio nei bar e nei locali vicini, mentre sedie e altri arredi dei locali della zona che si trovavano all’aperto sono stati scaraventati al largo dal forte vento. Numerosissime le chiamate ai Vigili del Fuoco.

agi.it




In Messico un convegno su Carlo Coccioli a 20 anni dalla morte

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carlococciolivertIn occasione del ventennale dalla morte del giornalista e scrittore italiano translingue Carlo Coccioli, avvenuta nel 2003 a Città del Messico, l’Istituto italiano di cultura (Iic) e l’Università nazionale autonoma del Messico (Unam) hanno organizzato il primo convegno internazionale a lui dedicato.

L’iniziativa, riferisce un comunicato, è a cura dello studioso e scrittore Alessandro Raveggi e viene realizzata grazie al contributo dell’Iic, la Catedra Extraordinaria Italo Calvino dell’Unam e l’Amit (Associazione Messicana di Italianisti, A.C).

Carlo Coccioli, l’anima, i corpi, l’opera si terrà il 30 agosto presso la Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Unam e il giorno successivo all’Iic alla presenza di importanti scrittori e critici italiani come Walter Siti, Massimo Fusillo, Raoul Bruni e Alessandro Raveggi, con la partecipazione di altri studiosi.

Gli interventi «attraverseranno la vasta opera romanzesca e saggistica di un autore da riscoprire, tra riflessioni squisitamente filologiche e una più ampia ricognizione del rapporto di Coccioli con la cultura queer, fino all’inevitabile legame con l’ambiente messicano».

Il 31 agosto il convegno si concluderà in un incontro pubblico con lo scrittore Walter Siti, importante esponente della letteratura italiana contemporanea.

Nato a Livorno nel 1920, residente in Libia durante l’infanzia e l’adolescenza, membro della resistenza antifascista, omosessuale e attivista per i diritti degli animali, Carlo Coccioli è un caso insolito nel panorama della letteratura italiana e non solo, degno quindi di uno sguardo che indaghi i suoi molteplici aspetti letterari, culturali e antropologici.

Il convegno inizierà illustrando il suo rapporto con la letteratura italiana del dopoguerra — in particolare con il suo mentore Curzio Malaparte — fino al legame con il contesto transalpino che lo vide, scrivendo direttamente in francese, tra i protagonisti riconosciuti della Parigi letteraria degli anni Cinquanta e Sessanta, attraverso opere pubblicate da Flammarion, Plon, La Table Ronde con il riconoscimento aperto di Gabriel Marcel, Jean Cocteau e Julien Green.

Si giungerà quindi agli oltre 50 anni di vita e attività intellettuale a Città del Messico ed in America Latina, dove fu cronista ed editorialista in spagnolo di quotidiani di grande prestigio e frequentò i maggiori scrittori, intellettuali e artisti locali e latinoamericani.

Tra i suoi libri, finalisti in premi quali il Campiello e lo Strega, oltre ad essere stati pubblicati e tradotti in molteplici lingue, si ricordano Il cielo e la terraFabrizio LupoDavideL’erede di MontezumaRequiem per un cane e Piccolo karma, editi da Vallecchi, Marsilio, Rusconi e Oscar Mondadori, ma ripubblicati recentemente da Piccolo Karma ed Edizioni Lindau (ANSA).

Foto: puntoyaparteonl.com

da puntodincontro.mx




Trieste. Scontro sulla A4. Gravi 3 persone: una donna e due bambini

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downloadSono due minori e una donna i feriti più gravi nell’incidente di ieri sera sulla A4 tra Latisana e San Giorgio in direzione Trieste tra un pullman di turisti ucraini e un camion frigo polacco. I minori sono stati elitrasportati all’ospedale Cattinara di Trieste, la donna in quello di Udine mentre le condizioni di una decina di contusi non destano preoccupazioni.

Poco prima dell’una di questa notte è tornato regolare il traffico nel tratto interessato. L’incidente si era verificato intorno alle 19,30. La circolazione era dapprima stata riavviata su una sola corsia, intorno alle 22,30, dopo l’intervento dei soccorsi, del personale di Autostrade Alto Adriatico, dei mezzi meccanici, dei vigili del fuoco e della polizia stradale. Una volta rimossi i mezzi incidentati e bonificata la sede stradale, alle 00,50 è stato completamente riaperto il tratto.

Altre 10 persone hanno riportato lievi lesioni. Tutti i passeggeri del pullman stati liberati dalle lamiere, secondo quanto viene riferito all’AGI. Sulla corriera che ha centrato il mezzo pesante c’erano turisti ucraini che stavano rientrando nel loro Paese. Numerosi i bambini.

Tutte le persone ferite sono state evacuate alle ore 22. Da ricostruire la dinamica dell’incidente, che al momento appare quella di un tamponamento.




Amatrice, a sette anni dal terremoto la ferita è ancora aperta

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downloadUna “ferita ancora aperta” e una ricostruzione “incompiuta”, che “procede a rilento” e “fa male”. Giorgia Meloni non indora la pillola e punta il dito contro “i ritardi da colmare e le criticità che rimangono da affrontare”.

“Sono trascorsi sette anni dal terribile terremoto che alle 3.36 del 24 agosto 2016 ha colpito il Centro Italia. In quella terribile notte, una forte scossa ha dato il via ad una sequenza distruttiva che si è protratta fino ai primi giorni del 2017 e che ha coinvolto un territorio molto vasto della nostra nazione. Quattro le regioni colpite, più di trecento vite spezzate, centinaia di feriti, decine di migliaia di sfollati, borghi e città interamente distrutti o gravemente danneggiati. Meravigliosi ‘luoghi dell’anima’ – da Amatrice a Norcia, da Accumoli ad Arquata, da Visso a Castelsantangelo sul Nera, da Ussita a Pescara del Tronto, e tanti altri – che sono nel cuore di tutti noi. Una vera e propria catastrofe che rimarrà per sempre nella nostra memoria collettiva”.

L’incompiuta che fa male

“Purtroppo, a sette anni dal terremoto la ricostruzione è ancora incompiuta” aggiunge la premier “è una ferita che non si è chiusa e fa ancora male. Oltre quattordicimila famiglie vivono tuttora lontane dalle loro case, molti territori faticano a tornare alla normalità, diversi i ritardi da colmare e le criticità che rimangono da affrontare. Il governo sta operando per imprimere un cambio di passo, dalle norme ai cantieri. Il lavoro di squadra tra il ministro per la Protezione Civile Musumeci, il Commissario Castelli e la Struttura commissariale, le Regioni coinvolte e i 138 Comuni del cratere sta dando buoni risultati”.

Per Meloni “molto rimane da fare per rispondere al desiderio dei nostri connazionali di continuare a vivere dove sono nati e cresciuti. L’Appennino centrale è il cuore d’Italia e chi lo vive è un popolo orgoglioso e capace di rialzarsi. Il nostro dovere è sostenere questo percorso di rinascita sociale ed economica con risposte concrete e interventi efficaci. Perché ricostruire i territori colpiti dal terremoto non è solo un obbligo morale delle istituzioni, ma può rappresentare anche uno straordinario volano per l’economia nazionale. Una sfida enorme ma che, tutti insieme, possiamo vincere”

“In questi mesi, dopo gli anni della pandemia e lo shock dei prezzi dovuto all’inflazione, si è dato un nuovo impulso alla ricostruzione privata e sono state poste le basi per velocizzare quella pubblica, snellendo le procedure e sostenendo concretamente i soggetti attuatori nelle attività di progettazione e sviluppo delle opere pubbliche. A questo lavoro si accompagna l’impegno prioritario per l’infrastrutturazione stradale delle aree dell’Appennino centrale, per troppi anni dimenticate e trascurate, con investimenti che raggiungono il miliardo di euro, e per porre le condizioni per nuove attività economiche e sociali. Da questo punto di vista – sottolinea Meloni – l’avanzamento puntuale e il riscontro al programma ‘NextAppennino’, finanziato dal Piano Nazionale Complementare del PNRR per le aree sisma 2009 e 2016, sta dimostrando che è possibile mettere a terra le risorse pubbliche per stimolare investimenti privati e gettare le basi di un nuovo sviluppo”.

“Ricostruire i territori colpiti dal terremoto – rileva ancora il presidente del Consiglio – non è solo un obbligo morale delle istituzioni, ma può rappresentare anche uno straordinario volano per l’economia nazionale. Una sfida enorme ma che, tutti insieme, possiamo vincere”.

Tajani: abbiamo impresso un cambio di passo

“Non mi sono mai sottratto dinanzi alle nostre responsabilità, soprattutto quando ero presidente del Parlamento europeo, cercando di far arrivare ogni risorsa possibile ai cittadini colpiti dal sisma. Dall’inizio di quest’anno siamo finalmente riusciti a imprimere un cambio di passo per la ricostruzione e i dati sulle erogazioni dei fondi nei primi 6 mesi del 2023 hanno fatto registrare una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2022. Anche grazie allo snellimento della burocrazia, dei lavori pubblici e a un maggior supporto ai Comuni”. A dirlo è Antonio Tajani, “consapevole che ancora tanto deve essere fatto” e garante del fatto che “il governo farà ogni sforzo pur di restituire piena dignità ai territori che ancora oggi soffrono le conseguenze del terremoto

Investire nella comprensione dei terremoti

“Vale la pena investire nella comprensione dei terremoti per difendere la vita, le nostre abitazioni, la libertà di non essere sfollati per molti anni e perdere le proprie radici culturali e disperdere il tessuto economico. Studiare la Terra è un investimento per il futuro, per difenderci dai rischi naturali e utilizzare le risorse del pianeta nel rispetto dell’ambiente”: è il messaggio di Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “Il 24 agosto 2016 iniziò la tragica sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia: una ferita che deve ancora rimarginarsi, che ci ha insegnato moltissimo e che stimola quotidianamente l’INGV a implementare le reti di monitoraggio e sorveglianza sismica in tutta Italia – conclude Doglioni – I terremoti torneranno, non c’è possibilità alcuna di fermarli, ma dobbiamo conoscerli meglio per poterci difendere tramite una prevenzione adeguata che ci permetta un giorno di poterci convivere senza temere perdite di vite e di beni”.

agi.it