La nave scuola messicana Cuauhtémoc è approdata a Napoli (VIDEO)

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cuauhtemocnapolivert2A sei anni dall’ultima sosta in Italia, è approdata oggi pochi minuti prima delle 10 del mattino al molo Beverello di Napoli la nave scuola della Marina Militare Messicana ARM Cuauhtémoc, sulla quale 112 cadetti dell’Heroica Escuela Naval Militar —situata nella località di Antón Lizardo dello Stato di Veracruz— realizzano la crociera di addestramento “Ibero-Bizantino 2023”.

Il brigantino è stato ricevuto dal sindaco del capoluogo campano, Gaetano Manfredi, e dall’Ambasciatore del Messico, Carlos García de Alba (nella foto), che hanno incontrato a bordo il Capitano di Vascello José Díaz Castillo, comandante del veliero.

Il Cuauhtémoc resterà nel capoluogo campano fino allle prime ore di martedì 1 agosto e sarà visitabile per due giorni, il 30 e 31 luglio, dalle 10 alle 20 senza necessità di prenotazione.

Il Molo Beverello —grazie alla sua posizione centralissima, praticamente di fronte al Maschio Angioino e a poco distanza da Piazza Municipio, è facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici: in tram con il n.1 dalla Stazione Centrale e in metropolitana con la Linea 1, scendendo alla fermata Municipio.

Sul molo vi sono un’area taxi, due bar per ristoro e punti di acquisto di giornali e gadget. Poco distante vi è anche un parcheggio a pagamento.

Durante la sosta di 72 ore, il 30 luglio alle 19:00 si terrà un concerto al Maschio Angioino in occasione dell’arrivo del veliero eseguito dal chitarrista classico di Zacatecas Eduardo Rodríguez (ingresso gratuito, prenotazioni: culturaita@sre.gob.mx). Oggi  la nave ospiterà un incontro tra i consoli messicani in Italia, Albania, Malta e San Marino, in un momento di ampliamento delle rappresentanze diplomatico-consolari del Paese latinoamericano in queste nazioni.

Foto e video: @EmbaMexIta




Claudia Lepore, uccisa e messa in frigo a Santo Domingo: dopo un anno scagionata l’amica

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amike kw6g u460901700832166tme 656x492@corrierebologna web bolognaErano considerati i mandanti dell’omicidio di Claudia Lepore, la carpigiana di 59 anni torturata e uccisa e il cui corpo nudo è stato ritrovato legato nel frigo della sua villa di Santo Domingo, il 21 gennaio 2021. Martedì i due italiani, la modenese Ilaria Benati, ex amica ed ex socia della vittima (a sinistra nella foto insieme con al Lepore), e l’immobiliarista Jacopo Capasso originario di Pistoia, sono stati scagionati.

La libertà dei principali sospettati

I due non si trovano più infatti in carcerazione preventiva: il giudice per le indagini preliminari del tribunale dominicano di Higuey, dopo sette udienze rinviate e oltre un anno di attesa, ha infatti dichiarato sentenza di non luogo a procedere per i due mentre ha mandato a processo Antonio Lantigua, 47 anni, detto «El Chino», per l’accusa l’autore del delitto della carpigiana che aveva gestito a lungo con la sorella il bar “Bel ami” di via Marx, prima di trasferirsi sull’isola caraibica nel 2009, dove aveva aperto un bed & breakfast. Erano state le dichiarazioni della compagna di Lantigua a fare finire in cella, un anno fa, i due italiani, spiegando come avessero offerto soldi e una proprietà immobiliare per ammazzare la carpigiana ma questa versione non ha trovato riscontri nel corso delle indagini, non è stata suffragata, e il magistrato ha deciso quindi per la loro liberazione. Con la possibilità per entrambi di tornarsene in Italia, dove esiste un altro fascicolo aperto a loro carico per omicidio e dove appunto non è ancora stata definita la loro posizione.

La famiglia della vittima

Una decisione, quella del proscioglimento, che potrebbe comunque essere impugnata dai legali italiani della famiglia della vittima – gli avvocati Enrico Aimi e Giulia Giusti – che se da un lato si dicono soddisfatti per il rinvio a giudizio di Lantigua, dall’altra si riservano qualunque eventuale azione in attesa di leggere le motivazioni della sentenza che scagiona Benati e Capasso. Legali che evidenziano comunque come vi siano comunque ancora molti aspetti da chiarire, come dove sia finito il testamento di Claudia Lepore e gran parte dei suoi averi.

La storia di Claudia Lepore

Claudia, 59 anni, originaria di Carpi, viveva da una decina d’anni a Santo Domingo dove aveva gestito un bed & breakfast insieme a un’amica modenese. Sembrava che fosse intenzionata a tornare a vivere in Italia e che per questo aveva trascorso gran parte del 2019 a Carpi, città dove in passato aveva gestito il bar «Bel Ami». Il suo assassino, il 46enne Antonio Lantigua, alias El Chino, secondo quando rimbalzò nelle prime ore dal fatto sulla stampa dominicana, confessò quasi subito di averla strangolata. Aveva precedenti per omicidio. Sullo sfondo del delitto, i due italiani Yacopo Capasso e Ilaria Benati, quest’ultima un’amica della vittima con la quale c’erano stati dei dissapori. Non ancora chiarito il movente del delitto: diversi oggetti di valore sono stati rubati dall’abitazione di Claudia, l’uomo aveva provato a rivenderli. Durante la fuga aveva usato la carta di credito della vittima, giocato a dadi, mangiato e bevuto con il denaro che aveva rubato. Agli inquirenti «El Chino» ha però detto che il delitto gli era stato commissionato per 200mila pesos, equivalenti a poco meno di tremila euro.

Il mistero del testamento

Un delitto dunque su commissione o avvenuto dopo una rapina? La vittima avrebbe lasciato un testamento, come farebbero pensare alcune indiscrezioni raccolte nel corso delle indagini? I legali italiani hanno chiesto agli inquirenti dominicani ogni sforzo diretto al suo eventuale rinvenimento. «Si tratta di un atto molto importante – al pari dei telefoni cellulari di tutte le parti coinvolte – che potrebbe portare maggiore chiarezza sul possibile movente- spiegarono all’epoca i legali – Allo stato non è dato conoscere se esista o meno, o se sia già agli atti, ma è nostro dovere prospettare anche questa strada agli investigatori, non lasciando nulla di intentato. La casa in cui si è svolto il macabro delitto, e lo studio notarile cui si rivolgeva la vittima per i rogiti di trasferimento dei beni immobili di sua proprietà, sono i luoghi ove puntare i riflettori».

Ilaria Benati: «Sono libera, racconterò la mia storia in un libro»

«Finalmente sono libera. Ho raccontato la mia storia in un libro scritto in carcere», racconta Ilaria Benati, la 43enne modenese, accusata insieme a Jacopo Capasso di essere la mandante dell’omicidio. Il libro è ancora in via di definizione. «Mia figlia mandante di un omicidio? Impensabile» ha sempre commentato e continua a commentare Lina Riva, madre della donna.

dal Corriere di Bologna




Gli 80 anni di Mick Jagger

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downloadE sono 80 anni anche per la più iconica e inimitabile delle rockstar: Mick Jagger. Il 26 luglio del 1943, nasceva a Dartford sir Michael Philip Jagger fondatore e frontman dei Rolling Stones, divenuto con il tempo un vero e proprio punto di riferimento per la musica rock nel mondo. Inconfondibile per il suo stile, il modo di indossare gli abiti, di ballare muovendo il corpo in un modo tutto suo. La moda sul palco e sulla strada, la faceva e la fa ancora lui, passando da giacche di velluto, baschi e cappelli a crinoline, colletti vistosi, top e canotte; pantaloni in pelle o lucidi, stretti o a zampa di elefante con colori accesi, fino ai jeans, indossati in tutti i modelli possibili. A lui, gli stilisti devono molto. Perché Jagger è stato ed è una rockstar ribelle che non esita pero’ a essere chic sul palco, indossa jeans skinny e stivali a punta, pezzi di alta sartoria. Casual, minimal, femminile e virile allo stesso tempo, con il broncio o il sorriso ampio, gli occhioni sgranati, i capelli arruffati o pettinati, i tacchi alti e le sneakers.  Due mogli: Bianca Jagger e Jarry Hall, fidanzate e compagne a profusione, otto figli, cinque nipoti e ora anche bisnonno. L’ultima figlia l’ha avuta a 73 anni, nel 2016. Innamorato dell’Italia, in particolare della Sicilia, quest’anno si è anche comprato casa a Noto, in provincia di Siracusa. Nato in una famiglia borghese, cantava già da piccolo alle scuole elementari. E da ragazzino ha conosciuto Keith Richards che diverrà in futuro il co-leader dei Rolling Stones. La sua prima volta in pubblico è nell’estate del 1960, nella sala parrocchiale di Dartford, con una canzone di Buddy Holly. Keith e Mick hanno in comune la passione per il rhythm and blues. Nel 1962 Jagger si trasferisce in Edith Grove (quartiere Chelsea), a Londra, per studiare Economia ma Keith lo esorta a continuare a cantare e a fondare con lui una band musicale. Provano brani rock presso uno scantinato di Ealing Broadway. Poi, nello stesso anno, ai due musicisti si aggiungono anche Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts e nasce una delle band più importanti della storia del rock: i Rolling Stones. Mick, manco a dirlo, è naturalmente il frontman, la vera star del gruppo. Canta, danza, crea uno stile, detta legge. Con lui l’altra icona, Keith Richards. Ma tutto ruota intorno a Mick, vero e proprio ‘animale’ da palcoscenico a cui in tanti hanno cercato di ispirarsi.  La prima apparizione degli Stones si tiene al celebre Marquee Club di Londra il 12 luglio 1962. Poi è un susseguirsi di successi, un contendersi il primato con i Beatles negli anni 60, ma la loro fu solo una rivalità mediatica. C’è una parentesi da solista, nel 1985 esce She’s the Boss, con il brano Just Another Night seguito da Primitive Cool, Wandering Spirit. Ma non sono grandi successi. Nel 1994 il ritorno con i Rolling Stones, che prosegue ancora oggi, nonostante l’età avanzata della band. Jagger, lo sanno tutti, ha avuto difficoltà con droghe, ha vissuto tra gli eccessi e una volta fatta la pace con questa sua fase della vita, nel 2003 è stato addirittura insignito del titolo inglese di baronetto, come già accaduto ai Beatles negli anni 60. Jagger musicista e Jagger uomo fashion. A metà fra lo stile hippy e preppy, Mick si è evoluto volta per volta, riuscendo a essere uno dei primi ad adottare negli anni 80 lo streetwear indossando a volte completi sportivi rosa shocking e oro, oppure pantaloni extra-loose. Ma nel video di Dancing in The Street, dove canta con David Bowie, spuntano le Reebok Freestyle, secondo la moda aeorobica del momento. E questo, a testimonianza di come ha sempre saputo anticipare, evolversi, intuire il momento giusto nello stile e nella musica. Su Jagger ci sarebbe da scrivere tanto e a lungo, del suo rapporto definito di odio-amore con Richards, della presunta rivalità con Beatles, dei suoi amori, vizi, passioni… La verità è che star cosi non nascono sempre e sono uniche nel loro modo di essere. Uniche come lo è il modo sinuoso di ondeggiare sulle anche, e quindi di ballare, che ha determinato anche una canzone, quel ‘Moves Like Jagger’ dei Maroon 5, ispirato al movimento del suo corpo, spontaneo e fuori dagli schemi che nessuno è mai stato in grado di rifare. Danzare come Jagger infatti è impossibile, perchè quello è il modo di danzare solo suo, di un uomo unico, inimitabile, irripetibile.

agi.it




Italia sempre più tropicale: Mediterraneo più caldo del Mar dei Caraibi

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Caldo record in Italia e temperature asfissianti sulla penisola, ma non è finita. In arrivo infatti l’anticiclone Caronte bis e, con lui, una nuova fiammata africana con porterà i termometri oltre i 45°C anche in Puglia con picchi di 48°C, di nuovo, in Sardegna. Oltre alle ondate di calore, però, ecco arrivare anche eventi estremi con maxi grandinate, nubifragi e alluvioni: un mix che sta trasformando il clima in Italia, sempre più tropicale.
E tutto questo calore scalderà anche i nostri mari: il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) prevede per fine luglio una temperatura dell’acqua di 32°C, più calda anche di quella del Mar dei Caraibi! Nel prossimo futuro, con il Riscaldamento Globale, avremo un cambiamento degli ecosistemi, della fauna ittica e anche della vegetazione marina, oltre a tutte le conseguenze ‘terrene’ che stiamo vivendo in questi giorni.

Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, ricorda infatti che le conseguenze che colpiscono le terre emerse sono più evidenti di quelle marine, ma non per questo dobbiamo dimenticare il gravissimo problema delle ‘MHW’, le ‘Ondate di Calore Marino’, sempre più frequenti con l’acqua del mare che ‘bolle’. Ce ne accorgiamo facendo il bagno in Italia ormai da anni, ma questo 2023 sembra ancora peggio del 2022.

Sulla terraferma, oltre al calore (al caldo asfissiante per essere precisi), viviamo anche il disastro degli eventi estremi provocati dal Riscaldamento Globale: mai come in questo mese abbiamo capito che, dopo una fase di Anticiclone Africano a 40-48°C, arrivano sempre puntuali i nubifragi, la grandine distruttiva e le alluvioni.

I fenomeni estremi suddetti, infatti, sono collegati strettamente al caldo ed all’umidità: più una massa d’aria è calda e maggiore è l’umidità contenuta, umidità che va a formare gocce di pioggia, chicchi di grandine e rovesci temporaleschi. Inoltre, più è calda l’aria e più è leggera: in questo modo il vapore sale fino a 10 km di altezza dentro i cumulonembi, gela e causa grandine grossa anche 10 cm come successo negli ultimi giorni in Pianura Padana.

Insomma, caldo africano, grandinate record, venti tempestosi: è il nuovo clima con il Riscaldamento Globale, un’Italia sempre più tropicale.

E l’emergenza non è finita: è in arrivo Caronte Bis, con l’inizio della nuova settimana che sarà ancora più rovente.

Per quanto riguarda le prossime ore, intanto, è previsto comunque un sabato temporalesco al Nord-Est, un leggero calo termico al Centro e ancora tantissimo sole e caldo al Sud. Domenica il tempo sarà più stabile e soleggiato e le temperature torneranno a salire anche al Nord.

Come detto, poi, la nuova settimana vivrà il Bis di Caronte e, per adesso, non vediamo la fine di questo caldo bestiale: d’altronde Caronte, il traghettatore delle anime, sta compiendo il suo lavoro come da previsione, portandoci dentro al picco dell’inferno meteorologico.

adnkronos.com




Come i bambini debbono utilizzare smartphone e tablets

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downloadUn’ora al giorno prima dei 6 anni e poi al massimo due durante la scuola. Ma niente smartphone e tablet prima dei 18 mesi. E mai a tavola, durante i pasti, o prima di andare a dormire. L’utilizzo dei dispositivi digitali va gestito educando ad un consumo “critico e responsabile”. Sono alcuni dei consigli contenuti in un “decalogo per la salute digitale” di bambini e ragazzi elaborato dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nell’ambito del progetto “A scuola di… digitale”, realizzato in collaborazione con i professionisti di Almaviva, gruppo italiano leader nell’innovazione digitale. L’obiettivo: promuovere una migliore consapevolezza e comprensione delle possibilità offerte dagli strumenti digitali e contribuire a ridurre i rischi che possono derivare da un uso eccessivo e senza filtri.

Il progetto, promosso dall’Istituto per la Salute del Bambino e dell’Adolescente con Almaviva, prevede una serie di video educazionali disponibili online, che spiegano come gestire con equilibrio tablet e smartphone nelle diverse fasi della vita dei minori, quale supporto possono rappresentare per i ragazzi con disturbo dell’apprendimento, quali possibili conseguenze sulla vista da una esposizione prolungata agli schermi dei device, ma anche come funzionano i canali social seguiti dai giovanissimi, cosa sono il metaverso e l’intelligenza artificiale. Il “decalogo per la salute digitale di bambini e ragazzi” risponde in modo agile e sintetico a molti degli interrogativi più comuni che si pongono i genitori, suggerendo un approccio consapevole e costruttivo.

“La salute e il benessere dei bambini – afferma Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale e direttore dell’Istituto per la Salute del Bambino Gesù – sono concetti multidimensionali, che includono aspetti fisici, psicologici e sociali. In un’epoca in cui smartphone e tablet hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella vita di genitori e figli, diventa fondamentale promuovere un consumo digitale consapevole e responsabile per preservare la salute e il benessere di bambini e dei ragazzi. È molto importante parlare di questi temi, a maggior ragione in estate, periodo in cui giovani e giovanissimi hanno tanto tempo libero, per fornire ai genitori strumenti necessari per sviluppare una consapevolezza e gestire nel modo migliore possibile la relazione dei più piccoli con i dispositivi digitali”.

“Il digitale – sostiene Michele Svidercoschi, direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali di Almaviva – è strumento prezioso di inclusione e formazione, semplifica la vita delle persone e apre importanti opportunità, dal campo dell’istruzione a quello della telemedicina e della salute. La collaborazione con il Bambino Gesù si propone di ampliare gli strumenti di conoscenza a disposizione dei più giovani e delle loro famiglie, per contribuire alla crescita di una consapevole cultura digitale”.

Il decalogo per la salute digitale di bambini e ragazzi

  1. Niente schermi sotto i 18 mesi: Per i bambini al di sotto dei diciotto mesi di vita, è importante evitare gli schermi e incoraggiare esperienze di apprendimento che coinvolgano i sensi, come il gioco fisico e l’esplorazione del mondo reale.
  2. Un’ora al giorno di scoperta digitale: Tra i due e i sei anni, concediamo ai bambini un’ora al giorno (preferibilmente frazionata in 2 o più periodi di 20-30 minuti l’uno) per esplorare in modo creativo ed educativo le risorse digitali, come app e contenuti adatti alla loro età.
  3. Limitare, ma non vietare: Durante l’età scolare, stabiliamo un limite massimo di due ore al giorno per l’uso dei dispositivi digitali, in modo da bilanciare il tempo trascorso online con altre attività, come lo sport, la lettura o lo studio.
  4. Una buona notte di sonno: Scoraggiamo l’uso dei dispositivi digitali un’ora prima di andare a letto, per garantire un riposo sereno e di qualità per i bambini.
  5. Lo smartphone non è un calmante: Insegniamo ai bambini strategie alternative per gestire le emozioni, come il gioco all’aperto, la lettura o il disegno, anziché ricorrere sempre ai dispositivi digitali.
  6. Momenti preziosi in famiglia: Dedichiamo i pasti e i momenti trascorsi in famiglia a conversazioni e attività condivise, evitando l’uso di smartphone e tablet.
  7. La gestione del tempo digitale: Utilizziamo le funzioni di gestione del tempo fornite dai produttori di smartphone per aiutare i ragazzi a comprendere e regolare il tempo trascorso sui dispositivi, promuovendo una consapevolezza dell’uso.
  8. Educare alla sicurezza online: I genitori sono i principali modelli per i loro figli: facciamo attenzione ai dati e ai contenuti che condividiamo online, mostrando responsabilità e rispetto per la privacy.
  9. Protetti online: Insegniamo l’importanza di utilizzare password sicure e di proteggere la loro privacy, ad esempio impostando i profili social in modalità privata e valutando attentamente chi li segue online.
  10. Una comunicazione aperta e consapevole: Manteniamo un dialogo costruttivo con i nostri figli, a partire da uno sforzo di conoscenza del mondo digitale. Educhiamo a un uso critico e responsabile dei dispositivi.

agi.it




Parla il proprietario della barca affondata nel Lago Maggiore: “Non mi hanno detto che erano 007”

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downloadPer la prima volta Claudio Carminati, il comandante della barca con a bordo 23 agenti segreti affondata nel lago Maggiore, parla ai magistrati.

Stando a quanto apprende l’AGI, alla domanda su come gli 007 siano finiti sulla `Gooduria´, spiega di essere stato avvicinato da «un uomo che si qualificò come un carabiniere» che gli chiese se fosse stato disponibile ad accompagnare «una delegazione con stranieri provenienti dal Canada» a una gita in acqua dolce.

Solo dopo la tragedia avrebbe capito che quell’ uomo, che già aveva incontrato nel 2022, era un rappresentante dell’intelligence italiana. Carminati, accusato di omicidio e naufragio colposi, ha negato in modo deciso di sapere che avesse a che fare con una comitiva così `particolare´ e di averlo scoperto solo dopo che la tromba d’aria provocò 4 morti. Durante la gita, ha aggiunto Carminati, solo una persona dell’equipaggio gli rivolse la parola una volta.

Queste affermazioni sono state rese durante l’interrogatorio davanti alla gip Piera Bossi seguito al provvedimento della Procura di Busto d’Arsizio che, venerdì scorso, aveva disposto nei suoi confronti il diovieto di espatrio e l’obbligo di firma davanti alla polizia giudiziaria. Una decisione motivata dal fatto che l’indagato aveva chiesto il passaporto in Questura per andare in Russia. Nel timore che scappasse a indagini in corso, la Procura lo aveva bloccato.

A suo dire, questo ha riferito agli investigatori, voleva andare a Rostov per visitare la figlia della moglie Anna Bozhkova, morta nel naufragio, con la quale viveva in barca. Ai magistrati ha assicurato che avrebbe rinunciato a chiedere il passaporto e la sua misura è stata ridotta: confermato il divieto di espatrio ma obbligo di firma `solo´ due volte alla settimana. Sempre durante l’interrogatorio seguito alla misura cautelare, Carminati ha fatto presente che «in 15 anni di navigazione sulla mia barca nessuno mi ha mai fermato per controllare che fossi in regola».

Tra le contestazioni a suo carico, ci sono quelle di avere fatto salire a bordo 23 persone su un’imbarcazione omologata per 15 e di non avere a bordo abbastanza giubbotti di salvataggio per tutti. I consulenti nominati dalla Procura e dai familiari di una delle vittime, Tiziana Barnabi, avranno anche il compito di stabilire se tutto si sia svolto in un lasso di tempo così veloce, pochi secondi, come ha riferito Carminati ai pm, che anche l’eventuale presenza di eventuali dispositivi di salvataggio sarebbe stata inutile.

Il comandante non ha nominato un suo consulente anche perché, senza casa, senza lavoro e senza moglie, non ha disponibilità economiche. Al momento viene aiutato dagli amici che lo ospitano e hanno anche organizzato delle collette per lui.

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L’Ucraina nella Nato? Ancora non ci sono le condizioni.

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141827604 3a7126ad 9310 440d 92ae b7317c2ee1f9Agevolare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, non richiedendo il piano d’azione per l’adesione (Map), normalmente previsto per gli aspiranti membri dell’Alleanza Atlantica, ma allo stesso tempo chiedere a Kiev che alcune condizioni siano soddisfatte: di questo stanno parlando, a porte chiuse, i leader dei Paesi membri della Nato, nel vertice in corso a Vilnius. È quanto apprende l’Agi.

Le stesse fonti confermano quanto già detto dal presidente Usa, Joe Biden: un Paese in guerra non può entrare nell’Allenza. L’Ucraina deve quindi prima vincere il conflitto. Nel comunicato finale del summit sarà pertanto ribadito il sostegno a Kiev e dovrebbe figurare questa apertura per un’adesione agevolata, seppur nel rispetto di alcuni requisiti.

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A Johannesburg cade la neve

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downloadMentre il mondo soffoca dal caldo, a Johannesburg lunedì scorso è scesa la neve, tra lo sbigottimento ma anche l’esultanza generale. Specie dei più piccoli. Ed è la prima nevicata in oltre un decennio, l’ultima volta è accaduto nel 2012, undici anni fa, e prima ancora nel 1996. Tant’è che alcuni bambini non avevano mai visto la neve prima d’ora.

Quelli tra giugno e agosto in Sudafrica sono mesi invernali e lunedì c’era grande eccitazione nell’aria: “Pura magia”, l’hanno definita sui social gli abitanti, che si sono poi raccolti numerosi al parco Zoo Lake con l’intentodi fare a palle di neve.

Dunque, “un meraviglioso inizio di settimana”, come riferisce il Guardian. Anche se la neve ha attecchito, sicuramente non durerà a lungo. I meteorologi ritengono che la sua caduta sia dovuta ad “un ondata di umidità” accompagnata “da temperature fredde e un vento gelido”, ma come ha dichiarato il professore di climatologia dell’Università del Witwatersrand Francois Engelbrecht al sito di notizie Daily Maverick “le condizioni in cui è avvenuta la nevicata non sono state poi così eccezionali e non si possono certo attribuire al cambiamento climatico”.

In genere, a Johannesburg la neve cade una volta ogni cinque anni con nevicate più consistenti, come quella avvenuta lunedì 10 luglio, che si verificano una volta ogni 10-12 anni. Dell’eccezionale evento sudafricano se n’è occupato tuttavia anche la tv Aljazeera, emittenti di paesi solitamente caldi, sul cui sito si fa notare che comunque Johannesburg “si trova a un’altitudine di oltre 1.700 metri e che oggi l’emisfero australe è nel pieno dell’inverno”.

Come a dire: eccezionale sì, ma fino a un certo punto, come suggerito anche dal professore di climatologia.

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È morto Arnaldo Forlani

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È stato l’inventore del ‘preambolo’, una di quelle formule che popolavano la politica della Prima Repubblica – insieme alle convergenze parallele, per citarne un’altra, fortunatissima, attribuita invece a Aldo Moro – e poi diventò il ‘Coniglio mannaro’, quando ogni leader politico aveva il suo soprannome di riferimento.

Era stato un calciatore, da giovane, e poi fu molto altro. Presidente della Dc, più volte parlamentare e ministro, vicepresidente e presidente del Consiglio. E due volte segretario della Dc. La seconda, sul finire di quella fatidica Prima Repubblica, fu uno dei tre leader a dare l’iniziale al Caf.

Arnaldo Forlani, con Bettino Craxi e Giulio Andreotti, ha percorso la politica attraverso le fasi distinte per comodità di cronaca tra Prima e Seconda Repubblica. L’ultimo ad accomiatarsi, a 97 anni, anche se da lungo tempo aveva lasciato la politica attiva.

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La storia politica di Forlani

Nato a Pesaro, l’8 dicembre 1925, orgoglioso dei suoi trascorsi giovanili come mezzala nella Vis Pesaro, e rimasto sempre appassionato di calcio, Forlani è stato un protagonista dell’ultima fase del pentapartito, culminata con il patto di ferro dell’allora segretario Dc con Craxi, consacrato da quella sigla, Caf, gioia dei titolisti, siglato in un altrettanto iconico appuntamento, direttamente da lui con il leader socialista: correva il maggio dell’89 e gli uffici di Bettino Craxi nell’area ex Ansaldo dove si teneva il 45esimo congresso Psi erano ospitati appunto da un camper.

Fu lì che si tenne un colloquio riservato, nel senso che non aveva altri testimoni ma era sotto l’occhio di una foresta di macchine fotografiche e telecamere, che segnò, almeno per comodità cronistica, la fine del governo De Mita e il ritorno a Palazzo Chigi di Giulio Andreotti. Craxi, Andreotti, Forlani: Caf.

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Arnaldo Forlani con Flaminio Piccoli, Franca Falcucci e Lorenzo Natali nella sede della Democrazia Cristiana (DC)

E sì che Forlani con De Mita aveva formato la coppia dei ‘gemelli di San Ginesio’, inteso come luogo in cui venne siglato un altro patto, quello che ciclicamente si ripropone tra ‘quarantenni’ che si propongono di farsi largo tra i leader piu’ stagionati dei rispettivi partiti. La Dc, in questo caso. E infatti eccoli, il 9 novembre 1969, l’uno, Forlani, segretario e l’altro, De Mita, vicesegretario.

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De Mita e Forlani

Andiamo avanti veloce. Ministro delle Partecipazioni Statali dal dicembre 1968 all’agosto 1969, della Difesa dal novembre 1974 al luglio 1976, degli Esteri dal luglio 1976 all’agosto 1979, deputato dalla III all’XI legislatura (vale a dire dal ’58 al ’92), europarlamentare tra l’89 e il ’94, presidente del Consiglio tra il 1980 e il 1981, vicepresidente tra il 1983 e il 1987.

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I pranzi non graditi dal presidente brasiliano Lula al Quirinale e all’Eliseo diventano un “pasticcio diplomatico”

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imagesUn pasticcio diplomatico, in salsa verde. Le lamentele del Presidente brasiliano, Iñacio Lula, per i pranzi che ha gustato (evidentemente poco) prima al Quirinale e poi all’Eliseo durante la sua visita in Italia e Francia, stanno diventando un vero e proprio ‘pasticcio diplomatico’ che coinvolge le due cucine universalmente considerate migliori al mondo.

Tre le critiche principali di Lula alla tavola presidenziale: “Tutto è molto sofisticato, e talvolta non capisci neppure di cosa si tratta”; le porzioni sono piccole e “non c’è un grande vassoio in cui puoi scegliere e avere quel che desideri”; l’assenza dei piatti tipici brasiliani che ama come la ‘rabada’ (zuppa di coda di bue con cipolla e verdure) e la ‘galinhada’ (stufato di riso e pollo, profumato allo zafferano).

Nonostante l’evidente mancato rispetto del principio inculcato dalle mamme di tutto il mondo, quello per cui l’ospite non dovrebbe mai lamentarsi di quanto gli viene offerto, va detto che la scarsa cortesia mostrata non coinvolgerà certo i rapporti tra Italia e Brasile, e infatti dal Quirinale non si commentano nemmeno le parole di Lula.

Ma per chi frequenta il Palazzo che ha ospitato Papi e re prima del Presidente della Repubblica, per chi conosce le sue cucine e la sua tavola, salta agli occhi la fragilità delle accuse. Sulla cucina del Palazzo presidenziale sono stati anche scritti libri; la diplomazia, si sa, passa anche per il palato e il primo obiettivo è non creare imbarazzi e accogliere l’ospite al meglio, ma anche far apprezzare le eccellenze del nostro Paese. E dunque non si offrono pietanze tipiche del Paese di origine del visitatore ma si preferisce far assaggiare le prelibatezze nazionali.

Innanzitutto, dunque, la cornice: Lula è stato accolto per una colazione di lavoro nel Salone delle Feste, una delle due grandi sale di rappresentanza di uno dei palazzi istituzionali più belli del mondo. Ma passando alla cucina, l’occasione era una ‘colazione di lavoro’ (che in termini diplomatici sta a indicare il pranzo) e questo comporta due condizioni: il tempo limitato tra un colloquio e l’altro e la quantità di cibo servito.

Si tratta infatti di un pasto ‘leggero’ ma non dietetico (prevede comunque tre portate: primo, secondo con contorno e dolce) e non può superare la durata di 45 minuti. Lula aveva appena terminato il colloquio con Sergio Mattarella, durato anche qualche minuto più del previsto, e subito dopo il pranzo era atteso in Vaticano da Papa Francesco, che certo non si può far aspettare.

Quanto alla assenza del piatto da portata offerto all’ospite (il cosiddetto “servizio alla francese”) il Quirinale lo ha abolito dai tempi del Covid per evitare contagi e ora adotta il “servizio all’italiana”: il piatto, cioè, arriva in tavola preparato direttamente dalle cucine, ma ovviamente è previsto un bis (e se si è proprio affamati si può chiedere anche il tris).

Venendo poi alla cucina vera e propria, il Quirinale ovviamente tiene a essere la ‘vetrina’ delle eccellenze italiane: tutto nasce da ingredienti selezionati che giungono dalle diverse regioni del Paese e dalle verdure coltivate a chilometro zero, direttamente nella tenuta presidenziale di Castelporziano.

La carne viene dal Piemonte, la pasta dal Molise, il prosciutto dal Friuli, il parmigiano e il sale dall’Emilia-Romagna, la farina dal Veneto, i pomodori dalla Campania, solo per fare alcuni esempi. Le pietanze sono quelle della tradizione: si va dal cacciucco alla livornese alla polenta cavolo e nasello, passando per tortelli di patate, pappardelle e umbricelli al tartufo, tonnarelli al ragù.

Quanto al secondo, ecco il vitello arrosto ma soprattutto molto pesce freschissimo, e per dolce torta di pere, zabaione e bonet. I vini sono ovviamente scelti tra le migliori etichette regionali italiane. Quanto al pane, come tutto il resto, dagli antipasti al dolce, è fatto rigorosamente a mano nelle cucine del palazzo.

Anche il servizio è all’altezza della tradizione del design italiano: si tratta di piatti d’epoca Richard Ginori con bordo dorato e a centrotavola svettano composizioni di fiori raccolti nei giardini del Palazzo. Insomma, non avrà la fresca rusticità di una ‘fraschetta’ dei Castelli con abbondante amatriciana e vino locale, ne’ l’aroma di brace di un ‘churrasco’ ma tutto ciò che viene dalle cucine del Quirinale cerca di rappresentare al meglio il nostro Paese, è pregiato, curato. E fino a oggi pare che Lula sia stato il solo a lamentarsene.

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