40 anni fa l’arresto di Enzo Tortora

il caso tortora: quell'arresto che divise l'italia

il caso tortora: quell'arresto che divise l'italia

Il 17 giugno del 1983, all’hotel Plaza di Roma, veniva arrestato Enzo Tortora.

Un arresto mediatico, che segnava l’inizio di una tragica vicenda giudiziaria.

L’Unione delle Camere penali italiane e la Fondazione Enzo Tortora organizzano, oggi, a 40 anni di distanza, nella piazza antistante l’hotel Plaza, una conferenza stampa alla quale parteciperanno anche i testimoni della battaglia di Enzo Tortora per vedere affermata l’evidenza della propria innocenza e l’impegno per una giustizia giusta.

Ci saranno tra gli altri la compagna di Tortora Francesca Scopelliti, il presidente dell’Ucpi Giandomenico Caiazza, Emma Bonino, Enrico Costa, Francesco Rutelli e Marco Taradash.

“Provate a mettervi nei panni di un uomo innocente che nel cuore della notte viene arrestato e trasformato pubblicamente in un mostro. Provate ad immaginare la solitudine, la rabbia, la frustrazione, il senso di smarrimento per i propri cari, i colleghi, gli amici”. Così la leader di +Europa, Emma Bonino, nel messaggio inviato per l’anniversario dell’arresto di Enzo Tortora, organizzato dalla compagna Francesca Scopelliti, con la Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora, l’Ucp e la Camera Penale di Roma, oggi a Largo San Carlo a Roma. “I più giovani – prosegue Bonino – non ricordano l’arresto del 17 giugno 1983 di Enzo Tortora, di quel celebre conduttore televisivo che da ‘uomo perbene’ divenne ‘camorrista’ per un errore giudiziario. Dopo mesi di galera, di sofferenza, e dopo una battaglia politica con noi radicali, con Marco Pannella, Tortora ebbe il riconoscimento della sua innocenza ma l’atteggiamento colpevolista e giustizialista che lo colpì e che ancora oggi ha grande diffusione dimostra che siamo molto lontani da una concezione di giustizia giusta. Bisogna ricordare sempre che ciascuno è innocente fino a quando non ne viene data colpevolezza con sentenza definitiva e l’errore giudiziario ai danni di Tortora dimostra come l’approccio colpevolista non porti da nessuna parte. Dopo 40 anni siamo ancora qui, a spiegare che senza una giustizia davvero giusta non c’è libertà”, conclude la leader di +Europa.

Camere penali lo ricordano ai piedi del Plaza Il 17 giugno del 1983, 40 anni fa, Enzo Tortora veniva arrestato all’Hotel Plaza di Roma con l’accusa di essere un camorrista, dando il via a una tragica vicenda giudiziaria dalla quale uscì completamente assolto. Oggi l’Unione delle Camere penali italiane e la Fondazione Enzo Tortora hanno organizzato ai piedi dell’albergo di via del Corso una iniziativa pubblica nel nome di una giustizia giusta. “Quarant’anni fa in questo luogo – ha detto il segretario dell’Unione camere penali Eriberto Rosso – veniva arrestato Enzo Tortora e veniva mostrato in manette dalle telecamere a tutta italia. Noi siamo qui per ricordare quella tragica vicenda, un bruttissima pagina giudiziaria. Siamo qui non solo per ricordare ma per denunciare le storture del sistema giudiziario. Siamo qui con i protagonisti di quelle battaglie accanto a Tortora, a partire dalla sua compagna Francesca Scopelliti”. “Il 17 giugno del 1983 – ha sottolineato Scopelliti – da questo hotel Enzo Tortora usciva con le manette, con l’accusa di camorrista, lui invece che era un uomo perbene. Un’accusa ingiusta, infamante, pesante quanto non sostenuta da nessun riscontro. Li è iniziata la sua avventura politica, perché a differenza di chi lo voleva camorrista si è fatto leader di una nobile battaglia per una giustizia giusta, non per se stesso ma per tutti. Dopo 40 anni e a 35 dalla sua morte poche cose si sono capite e si dimentica l’impegno e si rende onore a Tortora. Oggi vogliamo ridare memoria a chi memoria non ha più”. Tra gli intervenuti della mattina Beniamino Migliucci, Francesco Petrelli, Vincenzo Zeno Zencovich, Riccardo Corbucci in rappresentanza del Comune di Roma e Francesco Rutelli: “Questa non è la battaglia per una persona – ha detto l’ex sindaco – ma per la giustizia. Tortora non è morto di vecchiaia ma per un caso costruito, e la sua uscita dal Plaza in manette è una pagina buia. Io penso che su questa piazza il Comune potrebbe mettere una targa che ricorda l’arresto di Tortora. Tante iscrizioni abbiamo per le vie di Roma che ricordano fatti importanti, possiamo metterne una anche qui”.

Ostellari, il 17 giugno istituire giornata vittime errori giudiziari “Quarant’anni fa Enzo Tortora fu protagonista di uno dei più eclatanti e insopportabili errori giudiziari della storia italiana. Accusato ingiustamente, esposto al pubblico ludibrio e infine incarcerato, Tortora divenne il simbolo di tanti cittadini onesti che, come lui, sono vittime innocenti della giustizia. Il lavoro iniziato durante la scorsa legislatura prosegua e venga istituita, in data 17 giugno, la Giornata della Memoria delle vittime di errori giudiziari, per onorare il ricordo di chi ha subito ingiustizie e ricordare a scettici e distratti che anche gli innocenti, purtroppo, vanno in galera”. Lo afferma, in una nota, il sottosegretario alla Giustizia, il senatore Andrea Ostellari. “Le prime riforme approvate dal Consiglio dei ministri dimostrano che – conclude – la giustizia italiana è alla prova di un rinnovamento che potrà dirsi pienamente compiuto, solo se questi errori non si verificheranno più”.

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Forza Italia: Tajani per il dopo Berlusconi

conferenza stampa di forza italia

conferenza stampa di forza italia

Con l’aria grave del lutto ancora fresco, e con una gigantografia di Silvio Berlusconi alle spalle, nasce la nuova era di Forza Italia senza il Cavaliere. E a prenderne il testimone è Antonio Tajani.

Formalmente il vicepremier è il numero due del partito.

Ma in attesa che il 22 giugno parta l’iter per scegliere chi traghetterà gli azzurri fino al Congresso, è lui il trait d’union con la famiglia del Cavaliere cioè con coloro che, più di ogni altro finora, possono garantire l’esistenza in vita di FI. Non a caso è a Tajani che telefona Marina Berlusconi, per ringraziare tutto il partito dell’affetto e vicinanza mostrata e “nel rispetto dei ruoli”. E’ lui stesso a raccontarlo, perché “autorizzato” dalla primogenita a dirlo pubblicamente, sottolinea più volte. In sostanza la famiglia non lascia gli ormeggi della creatura politica del padre – compresi i debiti finanziari – ma ciascuno nel proprio perimetro. E in quello politico, per ora, decide Tajani. Altri frontman non ce ne sono. E nemmeno frontwoman, se qualcuno pensasse all’ultima compagna del Cav per un ruolo più politico.

“Marta Fascina è un deputato, non c’è bisogno di ritagliare spazi formali”, spazza ogni dubbio il ministro degli Esteri. Altra garanzia, rimarca, è sul nome del leader, che resterà nel simbolo: “Questo è e sarà sempre il partito di Silvio Berlusconi”. Parole che aprono la prima conferenza stampa di FI dopo la morte del creatore del partito. Non voluta ma necessaria, ripete il ‘reggente’ in pectore a meno di 48 ore dai funerali. Lo dimostra anche la selva di microfoni e il ‘circo mediatico’, stipato nella sala riservata agli incontri stampa nella sede alle spalle di Montecitorio. Per Tajani l’espressione è mesta, la voce bassa. A tratti sembra che le parole non gli vengano. Alza la voce solo per chiedere alla stampa di spegnere i telefonini, “per gentilezza”, quando ne suona uno. Attorno ha gli altri vertici del partito. Alla sua destra Licia Ronzulli. Anche lei ha l’aria provata, spiega che “essere qui è un sacrificio, eravamo tutti con le lacrime agli occhi ieri”. A sinistra di Tajani siede il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli. Subito dopo Flavio Martusciello, capo delegazione di forzisti nel Parlamento europeo. Un quartetto che, maliziosamente, è più eloquente dell’ordine in cui sono seduti al tavolo. Racconta la pace firmata nel partito per Tajani ‘quasi presidente’, mettendo da parte veleni e ambizioni. Del resto, parla lo statuto di FI. Tajani ne cita l’articolo 19 che “purtroppo prevede cosa si deve fare in caso di impedimento del presidente”. Ed elenca i prossimi step: il 22 giugno si riunirà il comitato di presidenza (non più di 30-40 forzisti), che a sua volta convocherà il Consiglio nazionale (probabilmente entro luglio) da cui uscirà il nome del reggente.

Un incarico lungo almeno un anno – si vocifera – per gestire la tregua fino al Congresso nel 2024 e che quasi sicuramente sarà dopo le elezioni europee. Sperando che l’onda emotiva del partito, orfano del Cav, sia un collante per eletti ed elettori e così eviti fughe di parlamentari o crolli alle urne. A quel punto, se non sarà una debacle elettorale, il reggente avrà buone chance di una ‘promozione’.

Nel frattempo Tajani va avanti, forte dell’endorsement rinnovato di Marina che è più di un lasciapassare da ogni tensione interna. In cambio – maligna qualcuno – la famiglia del fondatore potrebbe chiedere un sostegno sugli affari dell’azienda. Ma alla domanda se Palazzo Chigi si opporrebbe a un interesse di Vivendi per Mediaset, il ministro risponde seccato: “Il governo non si occupa di ipotesi e chiacchiere, periodi ipotetici dell’irrealtà”. Nessuna interferenza dei familiari neppure sul successore del leader al Senato: Tajani smentisce che si stia pensando alla candidatura di Paolo, fratello di Berlusconi, per le suppletive. “Parleremo con i nostri alleati”, si limita a dire. Unità è la parola d’ordine anche per Ronzulli: “Dobbiamo praticare l’unità senza farci condizionare da quelli che vorrebbero un partito litigioso, diviso e debole. Non sarà così”, insiste. E chiosa a bassa voce: “Oggi purtroppo inizia una nuova pagina, con il rispetto e la dignità dei ruoli ma lo dobbiamo a Berlusconi”.

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Nations League. È il giorno di Italia – Spagna

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downloadRitorna la nazionale italiana, campione d’Europa in carica, dopo la mancata qualificazione ai mondiali. Gli azzurri, con orgoglio, si presentano in campo per giocare le finali della più recente competizione per nazionali: la “Nations League”. Nel 2021 i ragazzi di Roberto Mancini hanno ottenuto il terzo posto; stasera alle 20.30, al Twente Stadium di Enschede, in Olanda, per la seconda volta giocheranno per vincere. La seconda semifinale a Rotterdam, ha visto la Croazia battere 4-2 ai supplementari i padroni di casa dell’Olanda. I croati e la vincente di Spagna-Italia si contenderanno il trofeo domenica 18 giugno, sempre in diretta su Rai Uno e streaming su Rainews.it.

In conferenza stampa, alla vigilia della semifinale, il mister Roberto Mancini ammette: “La Spagna ha dominato a lungo e magari di recente stanno cambiando qualcosa, specie col nuovo ct. Ma per qualità e quantità di giocatori che hanno sono sempre un avversario difficile. Vedremo se saremo bravi a vincere questa partita”. 

E aggiunge: “Per noi è un successo essere arrivato alla fase finale del torneo, è la seconda volta che ci riusciamo ed è un bel risultato, specie perché avevamo un gruppo difficile e con dei ragazzi giovani. Ora vedremo come andranno queste due partite. Anche noi stiamo rinnovando qualcosa, abbiamo già giocato le qualificazioni agli Europei con giocatori nuovi, giovani”.

Riguardo a Ciro Immobile: “Lui, come Chiesa, quest’anno ha avuto tantissimi problemi fisici, adesso sta bene fisicamente, è qui e siamo felici che ci sia, per noi è importante come calciatore e come uomo. Ci sono due gare, ci sarà spazio per lui e per Retegui”.

Per il ct degli azzuri, nominato esattamente cinque anni fa, il match contro la Spagna sarà la partita numero 60. Unico obiettivo: vincere contro le Furie Rosse, per la terza semifinale negli ultimi due anni dopo il successo dell’Italia ai rigori a Euro 2000 e la vittoria degli spagnoli nella Nations League 2021.

E’ una nazionale che vuole dimostrare qualcosa, dopo aver visto i mondiali in televisione, e che ci vuole ancora credere, come commenta di Francesco Acerbi: “Ci aspetta una sfida difficile ma non abbiamo paura della Spagna, rispetto sì ma non paura.”

Dall’altra parte, il ct della Spagna, Luis de la Fuente, arrivato sulla panchina delle Furie Rosse, dopo l’eliminazione della squadra in Quatar contro il Marocco, e relativo esonero di Luis Enrique, non ci sono dubbi in conferenza stampa: “Ci aspetta una grande partita contro l’Italia. Siamo privilegiati perché possiamo vincere un titolo. Sono felice di giocare contro l’Italia ed è grazie a quello che questi giocatori e i precedenti allenatori hanno fatto” e sottolinea, “la squadra sta facendo passi avanti. A poco a poco. Abbiamo il potenziale per vincere qualsiasi titolo. L’Italia è una squadra molto simile a noi, è nello stesso processo di consolidamento di un’idea. Abbiamo molte somiglianze. Sono sicuro che possiamo fare qualcosa di molto importante. Questa è un’opportunità storica. So cosa ho tra le mani”.

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Firenze. Un uomo sarebbe stato visto allontanarsi con la piccola Kata

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134744103 4bc57dc9 6241 4f30 89b3 e3c0e9bc1a93Due testimonianze, di cui una proveniente da una bambina, avrebbero indicato agli inquirenti che la piccola Kata sarebbe stata portata via da un uomo, nel pomeriggio di sabato scorso, dal cortile dell’hotel Astor di Firenze. Gli inquirenti, si apprende da fonti vicine all’indagine, ipotizzano anche la presenza di un ‘covo’ vicino all’albergo occupato, dove chi avrebbe rapito la bambina potrebbe averla tenuta per alcune ore. Le perquisizioni di ieri fuori dal perimetro della struttura occupata non avrebbero dato esito positivo.

Racket di alloggi tra i moventi

Gli inquirenti, impegnati a scandagliare a 360 gradi ogni pista per arrivare a chi avrebbe rapito Kata, sembrano concentrarsi in queste ore sulla guerra tra gruppi rivali per le camere dentro l’ex hotel Astor occupato. Guerra che vedrebbe contrapposte tre fazioni, due di peruviani, di cui una vicina alla famiglia della bambina scomparsa, e una di rumeni e che s’inserirebbe in un racket che prevederebbe il pagamento di un prezzo (dagli 800 ai 1500 euro) per l’ottenimento di un alloggio nella struttura.

Filmata mentre esce e rientra sola in cortile

Il circuito di telecamere intorno all’ex hotel Astor ha ripreso, la bambina alle 15.01 del giorno della scomparsa mentre lasciava il gruppo di bambini con fratellino e si dirigeva, da sola, verso la porta del cortile laterale, per poi rientrare nello stesso cortile. Al momento sarebbe l’ultima immagine della bimba.

Scarcerato il padre

Lo zio e il fratellino di Mia Kataleya Chicllo Alvarez una struttura occupata, sono stati convocati dal pm Christine Von Borries come testimoni. Il giudice ha disposto la scarcerazione di Miguel Angel Romero Chiccllo, padre della piccola. L’uomo si trovava in custodia cautelare nel carcere fiorentino di Sollicciano dopo una condanna in primo grado per furto. Il tribunale ieri sera ha attenuato la misura cautelare, applicandogli l’obbligo di firma.

Una segnalazione di una bambina in compagnia di una donna a bordo di un autobus è stata fatta a Bologna. Immediatamente è stato attivato un piano di ricerche di Kata, la bimba di 5 anni scomparsa sabato scorso a Firenze, nell’ex hotel Astor occupato in via Maragliano dove la piccola vive con la madre e un fratellino. È quanto si apprende da fonti investigative.

Sopralluogo del pm in ex hotel Astor

Il pm Christine Von Borries ha effettuato un sopralluogo all’ex hotel Astor. Il magistrato ha ispezionato sia l’interno che gli spazi esterni dell’edificio occupato in cui vive la bambina con la sua famiglia.

Procura apre fascicolo per sequestro di persona

Sequestro di persona a scopo di estorsione. È questo il titolo di reato con cui è stato aperto il fascicolo dalla procura di Firenze in merito alla scomparsa di Kata. Si tratta di un reato di competenza della direzione distrettuale antimafia e per questo è stato coassegnato a due magistrati. Secondo le risultanze investigative, il rapimento è l’ipotesi più accreditata al momento. Nel pomeriggio, la procura ha ascoltato la madre della bambina e un’amica.

Secondo quanto si apprende, inizialmente il fascicolo sarebbe stato aperto per l’ipotesi di reato di abbandono di minore e successivamente sarebbe stato cambiato in sequestro di persona. “Non abbiamo novità rispetto a ieri – ha spiegato il generale Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri di Firenze – È confermata la ricostruzione con la bambina che giocava nel cortile e poi tra le 15 e le 15,15 è stata persa di vista”.

“La madre e altri hanno iniziato a cercarla e poi quando hanno perso la speranza di trovarla, alle 20 sono andati alla stazione dei carabinieri di Santa Maria Novella e mentre presentavano la denuncia immediatamente la Prefettura ha avviato immediatamente il piano persone scomparse”.

bimba scomparsa a firenze ultime notizie
©  Foto Facebook Eugenio Giani

Cataleya Alvarez 

Il mitomane

“Una amica della madre ha ricevuto una telefonata di una persona che diceva che la bambina era con lui. Riteniamo che fosse un mitomane, non ha fornito elementi pratici e non ha detto perché avrebbe fatto il sequestro. Riteniamo che sia una telefonata fallace ma ci stiamo lavorando lo stesso per individuare l’autore”. Lo ha detto il generale Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri di Firenze.

“Stiamo cercando di rintracciare la persona che ha fatto la telefonata”. Circa il nome fatto ai carabinieri dalla madre della bimba, il generale Vitagliano precisa: “La madre facendo una valutazione di buon senso, ha supposto la sparizione della figlia collegata a litigi avvenuti all’interno della struttura, ma non ci ha dato un nome preciso”. Voglio “precisare – aggiunge – che non ci sono state richieste di denaro o a carattere estorsivo”.

agi.it




Condannata a 6 mesi l’hostess italiana arrestata in Arabia

la hostess arrestata in arabia saudita, giallo sulle accuse

la hostess arrestata in arabia saudita, giallo sulle accuse

Dovrà scontare sei mesi di prigione Ilaria De Rosa, l’hostess italiana originaria della provincia di Treviso arrestata in Arabia Saudita con l’accusa – che lei respinge – di possesso di stupefacenti.

La sentenza è stata pronunciata a un giudice monocratico alla presenza del console generale italiano e della sorella Laura.

Al termine dei sei mesi è prevista l’espulsione dal Paese. Si può ricorrere in appello entro 30 giorni dal deposito della sentenza. De Rosa è detenuta in una struttura a 40 minuti da Gedda. La connazionale è un po’ provata, riferiscono fonti informate, ma le sue condizioni sono buone.

Spetta ora alla connazionale e ai suoi legali decidere se presentare ricorso contro la sentenza pronunciata oggi al termine della camera di consiglio durata circa due ore. Gli altri imputati coinvolti sono stati condannati a un anno e sei mesi. Dal momento dell’arresto, circa 40 giorni fa, si sono svolte già due visite consolari in prigione. Una terza è stata richiesta subito dopo il pronunciamento della sentenza.

Nel rispetto della decisione della magistratura locale, il Consolato Generale a Gedda e l’Ambasciata d’Italia a Riad, in stretto raccordo con la Farnesina, stanno prestando tutta l’assistenza possibile alla connazionale Ilaria De Rosa e ai familiari. Subito dopo la sentenza – viene riferito da fonti della Farnesina – è stata chiesta un’altra visita consolare per permettere alla sorella della connazionale di visitarla.

ansa.it




Sarebbe stata vista Bologna la bambina scomparsa a Firenze

kata firenze corteo

kataleya alvarezUna segnalazione di una bambina in compagnia di una donna a bordo di un autobus è stata fatta a Bologna. Immediatamente è stato attivato un piano di ricerche di Kata, la bimba di 5 anni scomparsa sabato scorso a Firenze, nell’ex hotel Astor occupato in via Maragliano dove la piccola vive con la madre e un fratellino. È quanto si apprende da fonti investigative.

Sopralluogo del pm in ex hotel Astor

Il pm Christine Von Borries ha effettuato un sopralluogo all’ex hotel Astor. Il magistrato ha ispezionato sia l’interno che gli spazi esterni dell’edificio occupato in cui vive la bambina con la sua famiglia.

Sospese ricerche della Protezione Civile

Da ieri sono state sospese le ricerche dei volontari della Protezione Civile. Dunque, la bambina non sarà più ricercata con le perlustrazioni sul territorio perché adesso sono in corso le indagini da parte della polizia giudiziaria coordinata dalla Procura che indaga per sequestro di persona. In serata sono stati eseguiti nuovi sopralluoghi

Procura apre fascicolo per sequestro di persona

Sequestro di persona a scopo di estorsione. È questo il titolo di reato con cui è stato aperto il fascicolo dalla procura di Firenze in merito alla scomparsa di Kata. Si tratta di un reato di competenza della direzione distrettuale antimafia e per questo è stato coassegnato a due magistrati. Secondo le risultanze investigative, il rapimento è l’ipotesi più accreditata al momento. Nel pomeriggio, la procura ha ascoltato la madre della bambina e un’amica.

Secondo quanto si apprende, inizialmente il fascicolo sarebbe stato aperto per l’ipotesi di reato di abbandono di minore e successivamente sarebbe stato cambiato in sequestro di persona. “Non abbiamo novità rispetto a ieri – ha spiegato il generale Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri di Firenze – È confermata la ricostruzione con la bambina che giocava nel cortile e poi tra le 15 e le 15,15 è stata persa di vista”.

“La madre e altri hanno iniziato a cercarla e poi quando hanno perso la speranza di trovarla, alle 20 sono andati alla stazione dei carabinieri di Santa Maria Novella e mentre presentavano la denuncia immediatamente la Prefettura ha avviato immediatamente il piano persone scomparse”.

La madre in ospedale dopo aver ingerito candeggina

Dopo il malore avuto domenica pomeriggio, la madre di Kata, Kathrina, è stata di nuovo portata in ospedale: avrebbe ingerito una piccola
quantità di candeggina. La donna, 25enne, non sarebbe in pericolo di vita.

Il padre ha tentato di togliersi la vita

Anche il padre della bambina, detenuto nel carcere di Sollicciano, domenica sera dopo avere appreso della scomparsa della figlia, ha tentato il suicidio ingerendo del detersivo e nel corso della notte avrebbe tentato di togliersi la vita provando a strangolarsi con un filo.

Il mitomane

“Una amica della madre ha ricevuto una telefonata di una persona che diceva che la bambina era con lui. Riteniamo che fosse un mitomane, non ha fornito elementi pratici e non ha detto perché avrebbe fatto il sequestro. Riteniamo che sia una telefonata fallace ma ci stiamo lavorando lo stesso per individuare l’autore”. Lo ha detto il generale Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri di Firenze.

“Stiamo cercando di rintracciare la persona che ha fatto la telefonata”. Circa il nome fatto ai carabinieri dalla madre della bimba, il generale Vitagliano precisa: “La madre facendo una valutazione di buon senso, ha supposto la sparizione della figlia collegata a litigi avvenuti all’interno della struttura, ma non ci ha dato un nome preciso”. Voglio “precisare – aggiunge – che non ci sono state richieste di denaro o a carattere estorsivo”.

A Firenze fiaccolata e preghiere

Da ieri sono apparsi due striscioni sull’hotel “Invochiamo alla legge italiana, aiutateci a trovare Kataleya” e “48 ore senza risposte”. Per chiedere il ritorno a casa della bambina la comunità peruviana ha organizzato una fiaccolata. All’iniziativa, che si è svolta nel quartiere della struttura occupata, hanno preso parte la comunità peruviana e i fiorentini.

agi.it




Berlusconi. Mercoledì lutto nazionale e funerali in Duomo

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“Ha segnato un’epoca”. È stato “lo spartiacque tra la prima e la seconda Repubblica”. “Nel bene e nel male, non è possibile non riconoscerne l’impronta che ha lasciato nella vita politica italiana”. È il ‘fil rouge’ che lega i commenti bipartisan dei leader politici, istituzionali e delle personalità la cui attività, in qualche modo, si è intersecata con la leadership berlusconiana

La notizia della scomparsa di Silvio Berlusconi fa il giro del mondo e in Italia non c’è personaggio politico che non affidi a una nota, un post sui social o una dichiarazione in tv il suo personale ricordo. Bandiere a mezz’asta al Senato e a Palazzo Chigi, sconvocati i lavori dell’Aula della Camera, annullati i vari impegni pubblici e politici: il mondo della politica si ferma in omaggio del leader che, per primo, ha saputo unire il centrodestra. I funerali di Berlusconi si svolgeranno mercoledì 14 – giorno di lutto nazionale – nel Duomo di Milano, presiederà l’arcivescovo Mario Delpini. Il feretro dell’ex premier è ora a Villa San Martino, ad Arcore, dove riceverà il saluto dei familiari e degli amici più stretti.

Mattarella: “Protagonista di lunghi stagioni”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – che mercoledì parteciperà ai funerali di Stato a Milano – parla del “protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane. Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi”.

La leadership di Berlusconi “ha contribuito a plasmare una nuova geografia della politica italiana, consentendogli di assumere per quattro volte la carica di presidente del Consiglio”, ricorda ancora il Capo dello Stato

“In queste vesti ha affrontato eventi di portata globale”, e ha “progressivamente integrato il movimento politico da lui fondato nella famiglia popolare europea favorendo continuita’ nell’indirizzo atlantico ed europeista della nostra Repubblica”. “È stato una persona dotata di grande umanità e un imprenditore di successo, un innovatore nel suo campo”, è ancora il tributo che rivolge Mattarella.

Meloni: “Era un combattente”

La premier Giorgia Meloni sceglie di affidare a un video, girato nel suo studio a Palazzo Chigi, il suo commosso saluto al Cavaliere: “Silvio Berlusconi era soprattutto un combattente. Era un uomo che non aveva mai avuto paura a difendere le sue convinzioni. E sono stati esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia a consentirgli di imprimere delle vere proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione, nel mondo dell’impresa”.

Con Silvio Berlusconi “noi abbiamo combattuto, vinto, perso molte battaglie e anche per lui porteremo a casa gli obiettivi che insieme ci siamo dati. Addio Silvio”, conclude la presidente del Consiglio.

La Russa: “Un Italia prima e dopo Berlusconi”

“Una cosa è sicura, c’è una Italia prima e dopo Silvio Berlusconi. Ha cambiato la politica italiana e non solo. È stato un uomo che cambiava il rapporto con il mondo, con le persone, con la società”, sono le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Un protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale”, afferma il presidente della Camera Lorenzo Fontana. “Ha deciso di salutarci un grande italiano”, dice un emozionato Matteo Salvini, tra i primi a commentare la scomparsa del lader azzurro. Poi, in collegamento telefonico con il Tg1, il vicepremier non nasconde la profonda commozione: “Ci mancherà… L’ho sentito sabato sera dopo la finale Champions League e alle undici di sera stava lavorando per le europee, per Forza Italia, per il governo, per il centrodestra… non si accontentava mai”.

Il presidente russo ha inviato un messaggio a Mattarella: “Ha sempre messo al primo posto gli interessi della patria”

Omaggi e ricordi

E osserva: “Ora sarà più difficile mettere d’accordo tutti, mettere tutti in sintonia, cercheremo umilmente di portare avanti il suo lavoro…”. È un “dolore immenso”, confida Antonio Tajani, “semplicemente grazie presidente, grazie Silvio”. “Ci mancherà. Molto. Ci mancherà il suo genio, la sua simpatia, la sua intelligenza politica, la sua energia, la sua umanità. Personalmente mi mancherà la sua amicizia”, dice Maurizio Lupi. “Se ne va un’epoca della storia italiana e delle nostre vite”, scrive Pier Ferdinando Casini.

Per l’ex premier Mario Draghi scompare un “assoluto protagonista della vita pubblica italiana degli ultimi cinquant’anni. Da imprenditore ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e dello sport, con spirito d’iniziativa e innovazione straordinari. Da leader ha trasformato la politica ed è stato amato da milioni di italiani per la sua umanità e il suo carisma”, conclude.

“Sul mio rapporto politico con Silvio Berlusconi sono state dette da entrambi migliaia di parole. Nell’ora della sua dolorosa scomparsa, desidero rendergli omaggio ricordandone la grande umanità”, sono le prime parole di Gianfranco Fini.

“Con la morte di Silvio Berlusconi si chiude un’epoca”, riconosce la segretaria del Pd Elly Schlein. “Tutto ci ha divisi e ci divide dalla sua visione politica, resta pero’ il rispetto che umanamente si deve a quello che è stato un protagonista della storia del nostro Paese”, aggiunge.

“Silvio Berlusconi ha fatto la storia in questo Paese”, scrive Matteo Renzi su Facebook. “Tanti lo hanno amato, tanti lo hanno odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti”, sottolinea il leader di Italia viva, di cui più volte il Cavaliere ne ha riconosciuto l’abilità politica.

“Ha lottato fino alla fine contro la malattia con un coraggio incredibile. Riposi in pace”, sono le prime parole di Carlo Calenda. “Sono commosso. Per tanti anni è stato come un fratello”, commenta il fondatore della Lega Umberto Bossi. “Silvio Berlusconi è stato un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia. Ha acceso e polarizzato il dibattito pubblico forse come nessun altro, e anche chi lo ha affrontato da avversario politico deve riconoscere che non gli sono mai mancati il coraggio, la passione, la tenacia”, è l’omaggio che gli rende il leader M5s Giuseppe Conte.

“Dalle sue scelte, dalle sue idee, dalla sua visione di Paese siamo sempre stati e saremo lontanissimi”, ma “ha segnato la politica del nostro Paese negli ultimi 30 anni”, spiega il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. “Una persona che merita rispetto”, dice Achille Occhetto, secondo il quale “al di la’ dello scontro politico anche aspro il nostro rapporto è sempre stato civile”, ricorda ancora il segretario della svolta della Bolognina, che per primo sfido’ alle urne il Cavaliere.

“Per me è un momento di dolore intenso, fortissimo, e di preghiera. Va via un uomo straordinario, nell’impresa, nello sport, nella politica. Va via un uomo a cui sono stato profondamente legato, legame mai venuto meno”, confessa l’ex delfino Angelino Alfano. “Oggi finisce un pezzo di storia di questo Paese”, osserva il segretario di Piu’ Europa Riccardo Magi. “È indiscutibile il contributo che Berlusconi ha dato alla edificazione di un nuovo sistema e alla creazione, in Italia, di una destra legata al sistema democratico europeo”, spiega Massimo D’Alema.

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Inter. La notte dei rimpianti

uefa champions league final manchester city vs inter milan

Per Guardiola arriva il tanto agognato ‘Treble’, il Manchester City conquista la prima Champions League della sua storia e il tecnico catalano va in paradiso. Anche il calcio italiano compie la propria tripletta: tre sconfitte in altrettante finali europee di questa stagione. Dopo Roma e Fiorentina, tocca all’Inter, battuta di misura, 1-0 come spesso accade nelle sfide che assegnano il titolo continentale. Il rimpianto però questa volta e’ ancora più vivo, perchè le distanze tra un City stellare e la squadra nerazzurra sono state davvero ridottissime.

“Abbiamo perso una finale che volevamo vincere. Ho fatto ai miei giocatori i complimenti, sono stati grandiosi. Ma cosi’ fa male”. Sono le prime parole di Simone Inzaghi, tecnico Inter, dopo la finale Champions persa contro il City. “Mi chiedo ancora come ha fatto la palla a non entrare, sul colpo di testa finale di Lukaku: avrei voluto giocarmi i supplementari”, ha aggiunto a Sky. “Abbiamo fatto una stagione positiva, e ora fa male. Abbiamo giocato una finale e vogliamo tornarci, ma giocando come negli ultimi tre mesi”

“Sono felice, anche se mi serve tempo per realizzare. Poteva succedere di tutto, poteva segnare Lukaku e andavamo ai supplementari, potevamo raddoppiare con Foden ed era chiuso: una partita cosi’ e’ come un testa o croce…Pero’ che splendido il Treble”. Sono le prime parole di Pep Guardiola, che quest’anno col City ha vinto campionato, coppa inglese e Champions. “Sapevo che con l’Inter non sarebbe stata facile, il calcio italiano è cresciuto tanto – ha detto a Sky – ha avuto tre finaliste. Guardate il Napoli, guardate questa Inter, come gioca Conte: non e’ piiù difesa e contropiede. E per questo la vittoria vale ancora di piu’..”

L’Inter non ha solo contenuto l’avversaria, ha avuto la chance di vincere. Nell’occasione viene confermata anche una curiosa statistica secondo cui il gol che assegna la Coppa dalle grandi orecchie arriva tra il 40′ e il 65′. Così è stato anche questa volta, con Rodri che si è avventato su un pallone arrivatogli da Bernardo Silva, il quale era andato via sulla destra ed era stato bravo a servire l’assist (con deviazione sfortunata di Acerbi) che è servito al compagno per battere Onana. Così Pep Guardiola può rompere il tabu’ della Champions che lontano dal Barcellona gli era finor sfuggita, e celebrare l’ennesimo trionfo della sua carriera di allenatore, quello n.36. Ma questa sera a Istanbul non è stato il poeta del calcio o l’inventore di un gioco che non ha eguali. Certo la sua squadra è stata brava anche a superare l’handicap di ver perso per infortunio De Bruyne dopo mezzora ma lo spettacolo annunciato non c’è stato. Contava vincere e ciò è bastato a far impazzire i trentamila arrivati da Manchester. Però all’Olimpico Ataturk a fare la partita, specie nel primo, è stata l’Inter, a cui rimane il rimpianto delle due occasioni non concretizzate nella ripresa, con la traversa di Dimarco al 26′ st e il colpo di testa di Lukaku a un paio di minuti dalla fine.
A conti fatti, è la notte del Manchester City, come da pronostico ma non certo col copione atteso. Finisce con i giocatori di Inzaghi attoniti a bordo campo, quelli del City che si abbracciano sotto gli occhi di Ceferin ed Erdogan e i tifosi inglesi a cantare ‘Blue Moon’. Quelli interisti, allo stadio Ataturk e a piazza Duomo, piangono e applaudono i loro giocatori. Nella notte piu’ amara per la Milano nerazzurra.
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Catania. Investe la moglie: “Lo meritava!”. Lei si salva, muore l’amica che la accompagnava

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130814151 9c2c593a afa7 4417 b87d 14a359ec552fQuello che inizialmente sembrava un drammatico incidente stradale con una vittima e una ferita ricoverata in ospedale, è in realtà un episodio ancora più agghiacciante.

Un uomo di 52 anni, Pietro Nasca, nella zona industriale di Catania, ha investito volontariamente con la propria auto la moglie e un’amica della donna, uccidendo quest’ultima. L’autore del gesto ha chiamato la polizia, che non ha mai creduto all’ipotesi del semplice incidente, per consegnarsi e confessare.

La moglie, che ha 56 anni, è ricoverata all’ospedale San Marco. La vittima è un’amica della donna, di 59 anni, originaria dell’Ennese. Indaga la squadra mobile coordinata dalla Procura distrettuale di Catania.

Da quanto si apprende in ambienti investigativi, l’obiettivo di Nasca sarebbe stata proprio l’amica della moglie, Cetty De Bormida, a suo avviso ‘colpevole’ di avere tentato di convincerla a lasciarlo.

L’uomo era a processo per violenze ai danni della moglie che in passato lo aveva denunciato anche per reati contro il patrimonio. Nel 2018 era stato anche sottoposto all’ammonizione da parte del questore, successivamente la donna si era riavvicinata al marito.

L’uomo esulta per morte,”Lo meritava”

Nei confronti di Nasca il pm di Catania Valentina Botti, con il coordinamento del procuratore aggiunto Marisa Scavo, ha emesso un fermo indiziato di delitto per omicidio e tentato omicidio.

In questura l’uomo ha chiesto notizie della moglie, se fosse morta. Quando gli agenti gli hanno detto del decesso dell’amica della sua consorte, lui ha manifestato tutta la sua felicità dicendo che meritava la fine che ha fatto perché si era messa di traverso nella relazione con la moglie e l’aveva convinta a lasciarlo.

Marito e moglie stamattina sono andati in clinica alla zona industriale: all’uscita Anna Longo ha detto al marito che la loro relazione era finita e che non sarebbe tornata più a casa. Nasca ha così arrotato per due volte la moglie e l’amica con la sua auto una Opel Meriva.

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L’Europa ha siglato il nuovo patto per le migrazioni

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Alla fine ce l’hanno fatta: i ministri degli Interni dell’Unione europea, riuniti a Lussemburgo al Consiglio Affari interni, hanno raggiunto l’accordo sul mandato negoziale per i due principali regolamenti del Patto per le migrazioni e l’asilo. Ci sono voluti nove anni per arrivarci. E solo oggi sono state necessarie dodici ore di negoziato e due tentativi di voto.

Alla fine il sostegno è stato ampio: contrari solo Ungheria e Polonia; astenuti Malta, Slovacchia, Lituania e Bulgaria. Tutti gli altri a favore, Italia compresa. Che ha avuto un ruolo determinante nei negoziati delle ultime ore con il ministro Matteo Piantedosi che nel suo primo intervento aveva parlato di una riforma “destinata al fallimento”.

“L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa”, ha rivendicato il capo del Viminale al termine della riunione che più che “storica” preferisce definire la giornata conclusa “impegnativa”.

“Abbiamo ottenuto la creazione di un nuovo fondo europeo per i Paesi terzi di origine e transito dei flussi per la dimensione esterna e nel sistema, come misura di solidarietà obbligatoria complementare ai ricollocamenti, è prevista anche la compensazione dei ‘dublinanti'”, ha evidenziato.

Cosa prevede l’accordo

Nel dettaglio, l’accordo prevede l’obbligo di solidarietà: gli Stati dovranno dare sostegno ai Paesi in difficoltà con la disponibilità ai ricollocamenti o in alternativa al pagamento di 20 mila euro per ogni migrante non ricollocato. L’Italia però ha rifiutato la compensazione e ha chiesto che venga destinata a un fondo europeo per la dimensione esterna, a favore dei Paesi terzi. “Abbiamo rifiutato ogni possibile compensazione in denaro perché non ritenevano che la dignità del nostro Paese potesse mettere in campo soluzioni di questo tipo”, ha spiegato Piantedosi.

L’altro elemento di novità riguarda il doppio binario per la gestione degli arrivi al confine. I migranti di provenienza da Paesi terzi con bassa probabilità di ottenere l’asilo saranno trattati con una procedura accelerata per il rimpatrio verso Paesi terzi sicuri, anche di transito. Elemento che aveva portato la Germania a bloccare tutto l’accordo perché rivendicava maggiori condizioni per la definizione sia del “Paese terzo sicuro” che la connessione del migrante con il Paese di transito verso cui sarebbe rimpatriato. Anche in questo caso l’Italia sembra aver chiuso la trattativa a proprio favore.

“Alla fine abbiamo trovato una formulazione nel testo che potesse consentire una conciliazione tra le diverse posizioni sulla definizione del Paese terzo sicuro. Una formulazione che non fosse troppo stringente, vincolante, che depotenziasse il testo. L’Italia non aveva in mente nulla che fosse lesivo del quadro giuridico del diritto internazionale e su questo è stata compresa”, ha raccontato ai giornalisti il capo del Viminale.

“Dipenderà dagli Stati membri applicare il concetto di ‘Stato terzo sicuro'” nel quale eventualmente trasferire un migrante “e determinare se esiste una connessione tra il richiedente e il Paese terzo a seconda che sia ragionevole per lui o lei andare in tale Paese”, ha confermato la ministra per le Migrazioni svedese, Maria Malmer Stenergard, che aveva la presidenza di turno del Consiglio. La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, è entrata ancora di più nel dettaglio: “Il testo include alcuni esempi su cosa sia la connessione del migrazione con il Paese di transito: se la persona ha vissuto o ha membri della famiglia nel Paese. Ma possono esserci anche altre possibilità”.

Rimangono comunque in vigore le regole di Dublino: la responsabilità dei migranti arrivati è in capo allo Stato di primo arrivo per 24 mesi (12 mesi per gli arrivi con le operazioni Sar). La procedura per la gestione della richiesta d’asilo per i provenienti da Paesi con bassa probabilità di accoglimento dovrebbe essere gestita in dodici settimane.

Il via libera al Consiglio è solo un primo passo. Ora partono i negoziati con il Parlamento europeo (che aveva già approvato la propria versione dei testi proposti dalla Commissione). L’obiettivo, ricordato dalla presidente del Pe, Roberta Metsola, è arrivare all’approvazione definitiva entro la fine della legislatura. “Vediamo”, dice Piantedosi.

Piantedosi: “L’Italia non sarà il centro di raccolta dell’Ue”

“L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate nel corso del Consiglio odierno. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa”. Lo dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dopo il voto al Consiglio Affari interni.

Meloni: “Passi avanti per tutti”

Per quanto riguarda i flussi migratori, “abbiamo parlato con la Tunisia e con gli altri e mi pare che ci siano degli importanti passi avanti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando alla masseria di Li Reni, di Bruno Vespa, a Manduria.

“Il problema” dei flussi migratori irregolari, ha aggiunto la premier, “ce lo abbiamo tutti e l’unico modo di affrontarlo è risolverlo all’inizio, alla partenza. Io sono soddisfatta di questo e anche di essere riuscita a far capire che c’è un modo per affrontare la questione insieme, cosi’ come sono soddisfatta del viaggio che faremo domenica in Tunisia con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e con il primo ministro olandese Mark Rutte, per affrontare un’altra grande questione che è italiana ma anche europea, perché quando noi non riusciamo a reggere i flussi migratori in qualche maniera il problema diventa di tutti”.

“Questo tema – ha proseguito la premier – noi lo abbiamo posto, anche rispetto al Fondo Monetario Internazionale. Abbiamo chiesto un approccio pragmatico, di sostenere una nazione che è in una situazione particolare, molto delicata”. “La buona volontà, la dedizione possono portare dei risultati per cui guardo con molto ottimismo alla missione di domenica”, ha concluso la presidente del Consiglio.

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