Trovato il corpo murato di un’italiana scomparsa in Spagna nel 2014
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
Coperto di calce, accanto a un coltello insanguinato e con un mazzo di fiori sul busto: così la polizia ha trovato il corpo di Sibora Gagani, la giovane italo-albanese scomparsa nel 2014 a Torremolinos, in Spagna. A ucciderla e nasconderla in un’intercapedine sarebbe stato l’ex compagno Marco R., 45 anni, attualmente in carcere per un altro reato a sfondo sessuale.
Un innovativo sistema a raggi X è stato fondamentale per localizzare il corpo della giovane donna, rimasta nascosta per nove anni dietro un doppio muro di mattoni costruito dal sospettato in un angolo della camera da letto dell’appartamento che condividevano a García de la Via Serna di Torremolinos.
Marco R., arrestato il 17 maggio per l’omicidio di un’altra donna con la quale aveva appena rotto, ha raccontato spontaneamente agli agenti che Sibora Gagani “era nella soffitta”, anche se in seguito non ha voluto confermare la confessione in presenza di un avvocato o di un giudice.
Microcamere e raggi x per cercare il corpo
Da quel momento gli agenti della Polizia di Stato hanno concentrato le indagini sull’appartamento del quartiere El Calvario, dove inizialmente è stata effettuata una prima perquisizione per cercare di localizzare il cadavere, anche utilizzando densimetri e microtelecamere tra le pareti. .
A questo si sono aggiunti due nuovi accertamenti visivi della Polizia Scientifica per verificare se l’indagato avesse usato una sostanza abrasiva per eliminare le prove.
Solo mercoledì, con l’ausilio di un’innovativa tecnica radiografica, gli agenti hanno ritrovato i resti di Sibora Gagani, che al momento della scomparsa aveva 22 anni.
Gli agenti hanno rilevato un’alterazione nella costruzione di una delle pareti di un locale. Questo spazio è stato confrontato con la casa attigua, con la stessa distribuzione, e si è osservato che nel luogo corrispondente era stato costruito un ripostiglio, che non esisteva nella casa perquisita.
La collaborazione dei vicini
David, l’attuale inquilino dell’appartamento, ha spiegato ai media che questo doppio tramezzo, situato in un angolo della stanza, era perfettamente realizzato, quindi era impossibile sapere che non fosse un muro della costruzione originale.
Con la piena collaborazione del proprietario e degli attuali inquilini della casa il muro è stato demolito ed è stato collocato un grande cassone in truciolato.
L’interno del cassone, che era coperto, era pieno di calce ed emanava un forte odore di questa sostanza.
Gli agenti hanno individuato una busta di plastica avvolta nella calce che conteneva un coltello con tracce di sangue rappreso. Hanno estratto con cura la calce e hanno trovato sepolti sotto di essa diversi oggetti che potrebbero essere appartenuti alla donna scomparsa e un mazzo di fiori su un sacco a pelo.
All’apertura del sacco, gli agenti hanno trovato un corpo avvolto in sacchetti di plastica, che, una volta rimossi, hanno rivelato un cadavere integro, in condizioni di “saponificazione”, sebbene si potesse intuire che si trattasse di una donna.
Fine a nove anni di incertezza
David, che vive nell’appartamento da sette anni, ha spiegato che lui e la sua compagna hanno vissuto le ultime ore “con tensione e molta emozione”. “L’importante è che tutto sia andato secondo i piani della Polizia e che la famiglia possa conoscere la verità su ciò che è successo alla figlia dopo nove anni di incertezza”, ha detto.
La famiglia di Sibora Gagani non aveva alcun dubbio sulla responsabilità di Marco R dopo che questi aveva confessato di aver ucciso l’latra compagna. “Eravamo sicuri al cento per cento che l’avesse uccisa”, ha detto la sorella di Sibora, Kseva Gagani, che ha raccontato che stanno aspettando gli esiti del test del Dna.
agi.it
La madre dell’omicida di Senago: “Mio figlio è un mostro”
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
“Non oso immaginare i familiari di Giulia. Non lo voglio immaginare… La mamma Loredana è una persona fantastica. Alessandro è un mostro, lo so. Io le chiedo perdono, da madre, ma non so cosa fare. Io le chiedo perdono per aver fatto un figlio così, io chiedo perdono a tutta la famiglia”. Alle telecamere de La Vita in Diretta, il programma di Rai1 condotto da Alberto Matano, parla tra le lacrime la mamma di Alessandro Impagnatiello, l’uomo accusato di aver ucciso Giulia Tramontano, incinta di 7 mesi di suo figlio.
“Ale non era così credetemi. Non lo so cos’è successo. Io non ci credo ancora, non ci credo. Ho sempre creduto ad Alessandro, perché lui era molto credibile. Io gli dicevo ‘Ale, tu mi devi dire qualcosa?’, eravamo io e lui da soli, ‘Mi devi dire qualcosa, Ale?’. Lui mi diceva ‘No, non ti devo dire niente… Mamma tu fidati di me’ ha detto, ‘dovete fidarvi di me, voi dovete fidarvi’. Come faccio a non credere? Anche perché Ale era cosi’, ecco perché mi fidavo. Come fai, uno che ti dice così e poi sai che è tuo figlio. È un mostro e lo ripeterò sempre, lui è un mostro… È sempre stato una persona educata, lui poi nascondeva ma noi non lo sapevamo, se lui aveva una doppia personalità noi non lo sapevamo”.
La madre di Impagnatiello parla anche del momento in cui ha cominciato ad avere sospetti sul figlio, rivelando che è stato “quando la scientifica non lo rilasciava, che rilevavano delle cose nella macchina. Ho detto ‘c’è qualcosa di strano’. E dicevo all’altro mio figlio ‘qua c’è qualcosa di strano’ però speravo sempre che non era così. Giulia non esce fuori. Come mai Giulia non esce fuori?‘ E continuavo a dire ‘speriamo che non sia come penso’. Allora l’altro mio figlio mi tranquillizzava e diceva ‘ma no, mamma, ma perché, Ale lo vedi è molto sincero, non lo vedi? Non ci credo’ diceva, ‘non ci credo che Ale… no'”.
Alla domanda sul perché il figlio abbia ucciso Giulia e suo nipote, la donna risponde: “È impazzito, è impazzito. Non lo so, lui ha due personalità, per me ha due personalità. Non so che motivazione dare, è un’altra persona, non ci crediamo, non ci crediamo perché per me ha doppia personalità. Alessandro in un modo e Alessandro in un altro. E Alessandro che conosciamo noi è una persona bella, il mostro che era è quella persona che era dentro. E l’ha tirata fuori l’altra sera. Non l’ho più rivisto e forse non lo voglio più vedere. Come faccio a vederlo? Non lo so se andrò mai, gli porto la roba, quello sì, ma a oggi io non andro’ a trovarlo, oggi come oggi non andrò a trovarlo”.
Nessun perdono, dice la mamma di Impagnatiello
“No, come fai a perdonare? Alessandro poi era, quello sì, ma è imperdonabile. Perché l’hai fatto? Non dovevi farlo, non dovevi farlo Alessandro. Hai rovinato la vita di tutti”. L’intervista si chiude con un appello. “Alessandro, ti prego, dì tutta la verità, ormai non puoi scappare da nulla. Hai rovinato tutti quanti, tutti, devi dire tutta la verità, perché lo meritiamo tutti. Giulia compresa, con Thiago, soprattutto Thiago. Tuo figlio, che non vedrai mai più, non ci sarà mai più, e non vedrai mai più Giulia perché quello che fai fatto, hai fatto schifo. Sei un mostro. Purtroppo sei un mostro. È la verità, è tua mamma che te lo sta dicendo. Sei un mostro”.
agi.it
A metà giugno Tajani sarà in Messico
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
È confermata «in linea di principio» la visita in Messico a partire dal 14 giugno del vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale del governo italiano, Antonio Tajani.
Non sono ancora disponibili informazioni sulla durata del viaggio e sul programma.
Sarà la terza visita di carattere politico ad alto livello in poco più di cinque mesi del 2023 di membri dell’esecutivo italiano in terra azteca dopo le due trasferte del sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli a fine gennaio e nel mese di marzo.
Antonio Tajani è un politico di lungo corso e, prima di assumere ufficialmente le sue attuali cariche nel governo guidato da Giorgia Meloni il 22 ottobre 2022, è stato dal 18 giugno 2008 al 1º luglio 2014 Commissario europeo, dapprima ai Trasporti e poi, dal 9 febbraio 2010, all’Industria e presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017 al 3 luglio 2019.
Già europarlamentare dal 2014 al 2022, è vicepresidente del Partito Popolare Europeo dal 21 novembre 2019 ed è stato eletto deputato alle elezioni del 25 settembre 2022 nelle file di Forza Italia, partito di cui è Vicepresidente e Coordinatore unico nazionale dal 5 luglio 2018.
Nato nel 1953 in provincia di Frosinone, Tajani si è laureato alla facoltà di giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma ed è stato ufficiale di complemento dell’Aeronautica Militare Italiana. Dopo aver frequentato il corso di alta specializzazione della difesa aerea presso Borgo Piave di Latina, è stato controllore della difesa aerea presso la base radar di San Giovanni Teatino.
Oltre all’italiano, parla correntemente inglese, francese e spagnolo.
da puntodincontro.mx
Roma sconfitta di rigore nella finale Europa League
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
L’Europa League va al Siviglia: nella finale di Budapest una Roma coraggiosa si arrende solo ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari che non si era schiodato neppure dopo i supplementari e una partita infinita durata 147 minuti. Decisivi gli errori dal dischetto di Mancini e Ibanez. L’unico a trasformare è stato Cristante mentre Ocampos, Lamela, Rakitic e Montiel sono andati a segno per il 5-2 finale.
Al 35mo la Roma passa in vantaggio: il gol è di Paulo Dybala che raccoglie un filtrante di Mancini e infila il portiere Bounou con un rasoterra. Al 44mo su corner del Siviglia il colpo di testa di Fernando che però colpisce male e mette alto. Nel recupero, al 50mo, spagnoli vicini al pareggio con Rakitic che centrato in pieno il palo con un bel tiro da fuori area.
Il pareggio andaluso arriva a inizio ripresa, al 55mo: cross di Ocampos dalla sinistra, intervento scomposto di Mancini che con la coscia spedisce la palle alle spalle di Rui Patricio. Doppia occasione per la Roma al 67mo: prima Abraham al volo con Bounou che salva, poi Ibanez tutto solo ciabatta a lato. Subito dopo esce Dybala per Wijnaldum, 10 minuti dopo Belotti per Abraham.
Al 76mo Taylor assegna il rigore al Siviglia per un tocco di Ibanez su Ocampos ma viene richiamato al Var e rivede la sua decisione perché il difensore ha toccato prima il pallone della gamba dell’attaccante. La Roma invoca a sua volta un penalty al’81mo: sul tiro di Matic, Fernando la tocca con il braccio ma Taylor fa segno non era staccato dal corpo e non viene richiamato al Var.
Partita nervosa che Taylor ha a tratti faticato a controllare: ben 13 gli ammoniti, sei dei quali romanisti. Giallo anche per Mourinho. Nel finale occasionissima per Belotti all’84mo: servito da un’intuizione di Pellegrini su punizione, il Gallo la gira ma il portiere la devia. L’arbitro non concede neanche il corner.
Poi la partita scivola fino alla fine dei tempi supplementari. Una traversa di Smalling fa illudere i tifosi ma è durante la lotterai dei rigori che si decide tutto. GLi spagnoli escono vincitori alzando per la settima volta la coppa al cielo. Per la Roma solo gli applausi dei tifosi e una grande delusione.
agi.it
Messico. Italiana uccisa da un sicario a Playa del Carmen
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
Ornella Saiu, 40enne, cittadina italiana naturalizzata messicana e residente a Playa del Carmen da più di 20 anni, è stata uccisa questa mattina nel luogo in cui lavorava.
«Il Console Onorario d’Italia a Playa del Carmen, Italo Sampablo, a nome di tutta la comunità italiana, esprime profondo rammarico e condanna per gli atti criminosi di questa mattina a Playa del Carmen, dove una cittadina italiana, Ornella Saiu, è stata uccisa mentre lavorava, come ogni giorno, in un noto locale di Playa.
Ornella era di Playa d’adozione, amava questa città come se fosse la sua e stamattina un sicario ha messo fine alla sua vita e alle speranze di tanti abitanti di Playa», si legge in un comunicato.
«Abbiamo chiesto alle autorità competenti che questo orribile crimine non rimanga impunito. La verità deve prevalere», conclude il testo.
«Caffetteria alle 8.30 del mattino, zeppa di gente», ha spiegato Sampablo «Arriva uno in motorino, chiede chi sia Ornella, s’avvicina, le spara tre colpi e se ne va, davanti a tutti».
I fatti sono avvenuti al ristorante Sabrina, situato in Calle 48, tra la quinta e la decima Avenida.
puntodincontro.mx
Lago Maggiore. Sulla barca affondata viaggiavano quasi tutti 007 (israeliani e italiani)
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
“Siamo diventati il crocevia dello spionaggio internazionale?”. Su questo si sono interrogati con un certo stupore nella giunta di oggi il sindaco di Sesto Calende, Giovanni Buzzi, il suo vice Edoardo Favaron e gli assessori. L’interesse dei magistrati e dei carabinieri di Busto Arsizio però sembra essere focalizzato solo a capire come e perché sia affondata la ‘Goduria’ dopo che le acque del lago Maggiore sono imbizzarrite all’ora dell’aperitivo di due giorni fa per l’irrompere di una tromba d’aria provocando la morte di quattro persone.
Il comandante sarà indagato
“Il resto non è affar nostro” fanno sapere all’AGI gli investigatori sottolineando che nel loro orizzonte ci sono solo accertamenti su quelli che possono essere eventuali reati. Qualcuno ammette però che lo scenario è “peculiare”. “Il resto” è che l’equipaggio era formato tutto da 13 esponenti dell’ intelligence israeliana, e 8 di quella italiana, a parte Anja Bozhkova, cittadina russa, e suo marito, il comandante Claudio Carminati. L’occasione conviviale sarebbe stato il compleanno di uno degli uomini del Mossad sopravvissuti.
Lei è morta incastrata all’interno della barca durante la tempesta, dove l’hanno trovata i vigili del fuoco, lui è sopravvissuto ed è stato indagato anche a garanzia sua perché saranno svolti accertamenti tecnici come le autopsie e le analisi sulla barca ai quali potrà partecipare col suo legale. I reati ipotizzati dal sostituto procuratore Massimo De Filippo sono naufragio e omicidio, entrambi a titolo colposo. Oltre alla donna russa, non sono riemersi Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, dell’intelligengce italiana, e Shimoni Erez, ex uomo della sicurezza israeliana.
Gli interrogativi delle autorità locali
I temi sono quelli della sicurezza della barca, della capienza più o meno regolare (a bordo erano in 21, troppi?), del cielo che si era incupito e forse avrebbe potuto e dovuto consigliare altre manovre e altra prudenza a Carminati. Sulla possibile contiguità di quest’ultimo ad ambienti dei servizi segreti non arrivano conferme. In paese ricordano che in passato aprì una lavanderia a gettoni e poi si inventò costruendola con le sue mani la barca per i turisti “forse senza le certificazioni per poterlo fare in sicurezza”.
Certo che un tal numero di 007 riuniti su una barca di 15 metri potrebbe avere scelto come accompagnatore quantomeno una persona di fiducia. “Nella nostra zona ci sono siti industriali come quello di Leonardo ma non tali da far pensare che il nostro Comune possa portare qui per un summit esponenti di un servizio segreto così importante come quello israeliano” riflette il vicesindaco Favaron che non nasconde la “perplessità” degli amministratori di un paese di 11 mila abitanti su quanto accaduto anche perché si sentono ‘tagliati fuori’ dalle informazioni sul perché siano sbarcati proprio a Sesto Calende un numero di 007 da far pensare a trame importanti.
agi.it
Kosovo: feriti 14 militari italiani
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
Quattordici militari italiani del contingente Kfor appartenenti al nono reggimento Alpini L’Aquila sono rimasti feriti oggi pomeriggio durante le operazioni di contenimento di manifestazioni dei serbi che protestavano contro l’elezione di sindaci albanesi in aree del Paese a maggioranza serba. I tumulti si sono verificati nelle città di Mitrovica Nord, Zvecan, Zubin Potok e Leposavic.
Feriti 34 soldati Nato
La Kfor (Kosovo Force) – informa la nostra Difesa – è intervenuta “come forza d’interposizione tra la popolazione serbo kosovara e la Kosovo Police, giunta sul posto per consentire l’insediamento dei sindaci. Nel pomeriggio le proteste a Zvecan sono diventate violente e intorno alle 16.50 il lancio di molotov, con all’interno chiodi, petardi e pietre, ha provocato feriti tra le forze militari della Kfor.
“Al momento il bilancio riporta 34 feriti tra i soldati ungheresi, moldavi e italiani”, aggiunge la Difesa, “tra i 34 feriti, 14 sono militari italiani, appartenenti al 9 Reggimento Alpini, non in pericolo di vita”.
Al momento la situazione rimane “tesa” con le forze di Kfor presenti sul luogo a contatto con i facinorosi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in contatto con il Comando operativo di vertice Interforze, con il comandante della Kfor e con le autorità di Serbia e Kosovo. Ha appena parlato con il ministro della Difesa del Kosovo Armend Mehaj, sottolineando che “in questo momento è di vitale importanza porre in essere tutte le azioni necessarie per mitigare le tensioni e scongiurare ogni possibile escalation tra le parti”.
Tajani: “Tre militari in condizioni serie”
“Voglio esprimere solidarietà ai militari della missione KFOR rimasti feriti in Kosovo durante gli scontri tra manifestanti serbi e polizia kosovara. Tra di loro 11 italiani di cui 3 in condizioni serie ma non in pericolo di vita. I militari continuano ad impegnarsi per la pace”, aveva scritto su Twitter il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quando il bilancio dei feriti era ancora inferiore.
La missione KFOR della Nato ha usato oggi gas lacrimogeni e bombe stordenti per disperdere i manifestanti serbi che protestavano davanti al municipio per chiedere la rimozione del nuovo sindaco di una coalizione a maggioranza albanese.
Secondo il portale Kossev, la KFOR è intervenuta quando la folla si è rifiutata, nonostante l’appello dei loro leader politici, di lasciar passare due veicoli speciali della polizia kosovara, bloccati tra i manifestanti dalla mattina.
I manifestanti chiedono il ritiro di tutta la polizia speciale nell’edificio del municipio e alcuni media affermano che si sentono degli spari.
Meloni: “Inaccettabile, non tollereremo altri attacchi alla missione KFOR”
“Quanto sta accadendo” in Kosovo “è assolutamente inaccettabile e irresponsabile. Non tollereremo ulteriori attacchi nei confronti di Kfor”. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“È fondamentale evitare ulteriori azioni unilaterali da parte delle autorità kosovare e che tutte le parti in causa facciano immediatamente un passo indietro contribuendo all’allentamento delle tensioni”, aggiunge. “L’impegno del governo italiano per la pace e per la stabilita’ dei Balcani occidentali è massimo e continueremo a lavorare con i nostri alleati”, conclude la premier.
I serbi hanno boicottato le elezioni
I sindaci sono stati nominati in seguito alle elezioni locali organizzate dalle autorità kosovare il 23 aprile in quattro comuni a maggioranza serba, che hanno in gran parte boicottato il voto: a votare sono stati solo circa 1.500 aventi diritto, su circa 45.000 registrati.
I manifestanti chiedevano anche il ritiro delle forze speciali di polizia dispiegate nella regione da diversi giorni. La situazione molto tesa è degenerata proprio a Zvecan, dove le forze speciali hanno respinto un gruppo di manifestanti che ha cercato di entrare nel municipio.
La polizia ha dichiarato in un comunicato di aver reagito al tentativo dei manifestanti di sfondare un cordone di polizia “usando violenza e gas lacrimogeni”. I serbi, i cui rappresentanti politici hanno abbandonato le istituzioni locali del Kosovo settentrionale a novembre in un braccio di ferro tra Belgrado e Pristina, hanno boicottato le elezioni comunali organizzate dal governo kosovaro ad aprile per porre fine a questo vuoto istituzionale.
Già venerdì si erano verificati incidenti quando questi consiglieri sono entrati in carica accompagnati dalla polizia.
La forza NATO dispiegata in Kosovo (KFOR) ha dichiarato di aver “rafforzato la sua presenza” nel nord del Paese e ha esortato Belgrado e Pristina a riprendere il dialogo condotto sotto gli auspici dell’Unione Europea per ridurre le tensioni.
agi.it
4 giugno, sciopero del trasporto aereo. Sarà una giornata difficile per chi deve volare
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
Scioperano tutti o quasi, dal personale di terra negli aeroporti, gli assistenti di volo di alcune compagnie aeree e i controllori di volo Enav a livello nazionale.
Una vera giornata da “incubo” per i passeggeri del trasporto aereo domenica 4 giugno, la coincidenza dello sciopero dell’handling e di Enav, rende molto complicato riprogrammare i voli nelle fasce orarie garantite, molti voli verranno cancellati e centinaia di passeggeri non riusciranno a tornare a casa il 4, partiti per il ponte del 2 giugno.
Voli Garantiti
A oggi Enac non ha ancora reso noto l’elenco dei voli garantiti per lo sciopero nazionale del trasporto aereo che si svolgerà il 4 giugno 2023.
Durante gli scioperi vi sono le fasce orarie di tutela, dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21, nelle quali i voli devono essere comunque effettuati.
Il sito ItaliaRimborso ha, in particolare, riportato che più di 220mila viaggiatori italiani potrebbero subire dei disservizi a causa di questa manifestazione. Al fine di evitare un grave disagio ai viaggiatori italiani, però, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile – ENAC ha previsto che alcuni voli devono essere garantiti. In particolare, ha chiesto alle compagnie aeree di specificare quali voli sarebbero stati garantiti, per poi comunicarli a tutti i cittadini.
L’ENAC ha pubblicato l’elenco dei voli garantiti. Nel documento si specifica, tra le altre cose, che ad essere garantiti saranno tutti i voli, inclusi anche i voli charter, che sono schedulati in partenza nelle fasce orarie che vanno dalle ore 7.00 alle ore 10.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00. Inoltre, sono garantiti tutti i voli charter da/per le varie isole, che siano stati regolarmente autorizzati o notificati precedentemente alla data di proclamazione dello sciopero.
Le varie compagnie hanno, poi garantito alcuni voli dalle e per le isole, nonché alcuni voli intercontinentali, che si possono leggere nel suddetto documento. Tra questi, i voli RYR 4653 PALERMO (LICJ) NAPOLI (LIRN) e RYR 4652 NAPOLI (LIRN) PALERMO (LICJ). Anche i voli MSR 706 MALPENSA (LIMC) CAIRO (HECA) e MEA 236 MALPENSA (LIMC) BEIRUT (OLBA) sono garantiti. Si assicura, altresì, la partenza di tutti i voli schedulati in orari antecedenti all’inizio dell’astensione, e ritardati per cause indipendenti dalla volontà delle parti. Infine, si assicura l’arrivo a destinazione negli aeroporti nazionali dei voli internazionali, con orario stimato non oltre trenta minuti dall’inizio dello sciopero stesso. I voli non inclusi in questo documento, invece, non dovrebbero essere garantiti.
Inoltre informazioni dettagliate sull’operatività del proprio volo possono essere richieste alla compagnia aerea di riferimento.
Tromba d’aria sul Lago Maggiore: quattro morti
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
Sono tre turisti e un membro dell’equipaggio le quattro vittime del naufragio della serata di domenica sul Lago Maggiore. I sommozzatori dei vigili del fuoco hanno recuperato i corpi di due uomini e due donne, tra cui la moglie dello skipper dell’imbarcazione che invece si è salvato. Le altre tre vittime sono due italiani e un israeliano.
Claudio Carminati e la moglie Anya vivevano a bordo della ‘Goduria’, un’imbarcazione di 15 metri.
Domenica gli elisoccorritori avevano individuato il primo corpo privo di vita, quello di uno straniero di 53 anni. La seconda vittima, invece, era stata recuperata nella notte quando i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno individuato il relitto della barca a sedici metri di profondità.
Nessuna allerta meteo
Nulla lasciava prevedere che potesse scatenarsi un nubifragio sulle acque del lago Maggiore, assicura il sindaco di Sesto Calende, Giovanni Buzzi, uscendo dal cantiere Piccaluga dove è andato a salutare i proprietari, “persone bravissime di grande professionalità, stimati nell’ambiente della nautica”. Da qui era partita la barca che poi si è ribaltata. “Non mi risulta nessuna allerta specifica sul meteo che invece c’era stata nei giorni scorsi. Anche la Protezione Civile me lo ha confermato. C’erano stati alcuni allagamenti in città legati alla pioggia ma l’incidente è stato causato da un colpo di vento importante”.
La Procura di Busto Arsizio indaga per il reato di ‘naufragio, sommersione o disastro aviatorio’ previsto dall’articolo 248 del codice penale. Lo apprende l’AGI da fonti qualificate che precisano come l’ipotesi, tutta da verificare, viene formulata in questa fase delle indagini per effettuare tutti gli accertamenti del caso. Il reato prevede la reclusione da 5 a 12 anni per ‘chiunque cagiona il naufragio o la sommersione di una nave o di un altro edificio natante ovvero la caduta di un aeromobile di altrui proprietari’.
Le 24 persone (22 passeggeri più 2 di equipaggio) a bordo della barca partita da Lisanza, nei pressi di Sesto Calende, sono state colte di sorpresa da un forte temporale all’altezza di Arona mentre stavano festeggiando un compleanno. Il natante – una imbarcazione privata che effettua sul lago servizi di accompagnamento per turisti – si è ribaltato e poi si è inabissato.
Secondo quanto si è appreso quattordici dei naufraghi sarebbero riusciti a raggiungere la località Piccaluga, e sono stati soccorsi: quattro di loro sono stati portati in ospedale, 3 in codice verde e una in codice giallo.
La macchina dei soccorsi
Imponente la macchina dei soccorsi mobilitata: 9 le ambulanze e un’automedica giunte a bordo lago, con l’ausilio dei carabinieri di Gallarate, della Guardia Costiera del lago Maggiore e dei vigili del fuoco di Varese. Sul posto ci sono gli specialisti vigili del fuoco del soccorso acquatico, gli aerosoccorritori del reparto volo Lombardia a bordo dell’elicottero “Drago 150” e il nucleo sommozzatori di Milano, oltre alla Guardia Costiera con moto d’acqua e Carabinieri. Sono stati allertati inoltri tutti i gruppi di soccorso della zona.
agi.it
Con pale e stivali i volontari risollevano la Romagna
scritto da Fatti Nostri | 8 Giugno 2023
“Non siete qui solo per spalare. Siete qui per dare un messaggio: il mondo continuerà ad andare avanti, l’acqua non ha vinto. Anche solo vedervi girare per il paese darà alle persone molta speranza e vi assicuro che ne hanno un gran bisogno“. Riccardo è uno dei ragazzi che a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, accoglie le volontarie e i volontari che arrivano da ogni parte per dare una mano nei territori emiliano-romagnoli travolti dall’alluvione. Si arriva al gazebo, ci si registra, chi non è attrezzato afferra guanti, stivali, una pala o un preziosissimo tira acqua. Il “corso di formazione” di Riccardo dura pochi minuti e parte dalle nozioni tecniche: mai smaltire il fango nei tombini, mai operare a mani nude, mai muoversi da soli, mai sottovalutare un taglietto. Poi la parte più complicata, in cui Riccardo spiega che i volontari troveranno persone che rifiuteranno il loro aiuto e potrebbero anche avere paura di vederli arrivare alla porta di casa. “Quando prendete un oggetto qualsiasi non chiedete ‘questo dove lo butto?’. Sarà coperto di fango, ma per quelle persone è un ricordo della loro vita. Qualcuno vi risponderà male e vi manderà a quale paese. Ma voi chiedete scusa e andate avanti, anche se avete fatto del bene”. Evitare qualsiasi forma di conflitto, suggerisce chi è sul campo da giorni. E nei casi più difficili, segnalare la situazione ad un punto di coordinamento affinchè possano intervenire assistenti sociali o psicologi. E poi, a lavoro finito: “Alla persona che state lasciando chiedete sempre come sta il vicino o se è a conoscenza di qualche famiglia di quella strada che ha bisogno di aiuto“.
Da Bologna, oltre ai canali istituzionali, molti volontari partono appoggiandosi alle campagne messe in piedi dal basso: ad esempio quella di Plat e dalla Colonna solidale autogestita. Martedì si parte dal circolo anarchico Berneri per Forlì, mercoledì dalla Bolognina per Castel Bolognese. E via così. Sono giorni feriali ma si radunano almeno 60 persone per volta. Molti studenti, compresi gli Erasmus: “Finalmente sono utili anche loro”, scherza qualcuno sentendo parlare spagnolo. Per chi ha bisogno ci sono gli stivali a disposizione, recuperati con le raccolte di materiale o grazie al crowdfunding. Ma a sera bisogna riportarli puliti, o diciamo non troppo sporchi, perchè serviranno a qualcun altro il giorno dopo. Intanto c’è chi raccoglie i numeri di telefono e crea un gruppo su Telegram e Whatsapp, che servirà a gestire le informazioni per tutta la giornata. Poi c’è la conta delle macchine, sperando che bastino per tutti. Si parte.
La carovana che parte dal Berneri viene indirizzata alla sede dell’associazione Forlì città aperta, trasformata in un punto di accoglienza e smistamento dei volontari. Lì si sa dove andare perchè vengono raccolte le richieste di aiuto. Anche qui si distribuiscono gli attrezzi, ma bisogna lasciare nome di battesimo e numero di telefono: “Ci spiace dover fare così ma in questi giorni troppo materiale non è tornato indietro”, spiega una ragazza. Una squadra viene indirizzata verso una casa privata, un’altra verso un centro civico e si prosegue così. Ci vuole un po’ a coordinare il tutto o ad avere la disponibilità di strumenti. Qualcuno freme, altri con più esperienza (sono pochi giorni, ma valgono molto) predica calma: “Qui ci vuole molta buona volontà, ma anche tanta pazienza”. E infatti poco dopo arriva il tempo di cominciare a svuotare una cantina ancora allagata o spalare il fango. Finita una “missione”, ce n’è un’altra. E se non c’è, si gira per mettersi a disposizione. Arrivare al quartiere Romiti è un pugno allo stomaco: cataste di mobili alte due metri ad ogni lato della via, strade polverose a causa del fango essiccato, mezzi di soccorso, i segni lasciati dall’acqua sugli edifici fino alle finestre del primo piano. E abitanti stanchi, ma tutti all’opera. “Serve aiuto?”, chiedono i volontari. “Vi ringrazio ma no, sono a buon punto. Altri ragazzi come voi hanno già fatto molto qui. Meglio se andate a chiedere più avanti perchè magari c’è chi è più indietro”, rispondono spesso le teste che sbucano dai garage.
A sera ci si ritrova al punto di partenza. Tutti dello stesso colore, lasciato dal fango: una specie di ‘divisa civile’ che accomuna i tanti che, senza conoscersi fino al giorno prima, si sono ritrovati fianco a fianco per una catena umana di secchi o per spostare una lavatrice lungo le scale. Ora i volontari lasciano la pala e prendono un panino o il tè, buonissimo, preparato dalla signora marocchina che vive di fianco. Ognuno ha una storia, piccola o grande, da condividere con gli altri. “Un paio di volte la proprietaria della casa dove stavamo lavorando ci ha rimproverato perchè stavamo sporcando”, riporta quasi incredula una ragazza. “Io in una cantina mi sono trovato davanti un busto di Mussolini”, dice un altro. “Io invece mi sono ritrovato con un bicchiere in mano prima ancora di dare la prima spalata: una famiglia aveva appena scoperto di aver salvato il vino del nonno e hanno stappato per festeggiare”, racconta il più fortunato della compagnia. Poi si riparte, dopo aver cambiato i vestiti o almeno ricoperto i sedili con le buste di plastica: il giorno dopo l’auto serve per andare al lavoro o accompagnare i figli a scuola.
Il giorno dopo si parte da Plat. In magazzino ci sono i soliti stivali, ma anche 3.000 banane arrivate dalla bottega ExAequo come donazione per gli sfollati. A Castel Bolognese il punto di ritrovo è al palazzetto dello sport, in mezzo a decine di mezzi dei Vigili del fuoco. Di nuovo: assegnazione degli attrezzi, formazione delle squadre, distribuzione di “pizzini” di carta con indirizzi da raggiungere e numeri di telefono. Si va nelle abitazioni, nelle parrocchie, nelle scuole e in altri locali pubblici. Qualche missione, in un primo momento, va a vuoto: “Vi abbiamo chiamato per spostare i mobili della nonna che vive qui, ma ora è andata un po’ a riposare. Se possibile passate tra un po’ perchè io non so dove vanno messe le cose”, racconta il nipote, impegnato a sistemare la casa della parente dopo aver ripulito la sua, allagata allo stesso modo: “Non avevo altro è tolto tutta l’acqua con la spazzolina per il parabrezza dell’auto”, racconta il ragazzo. I mobili da spostare sono in cortile e vanno riportati dentro: le previsioni meteo non sono buone e la nonna ha paura che i mobili, cioè almeno quelli salvati dall’alluvione, ora si rovinino per la pioggia. Mentre i volontari spostano e puliscono, passa un vicino. “L’abbiamo presa brutta”, dice la signora. “A me è crollato il negozio. Si è aperta una voragine nel pavimento grande così”, è la risposta dell’uomo.
“In questi giorni ho buttato via metà della mia vita”, racconta un altro residente accogliendo i volontari chiamati per rimuovere il fango e oggetti di ogni tipo da un garage. Si definisce “un comunista di quelli di una volta”, tanto di una volta che ormai da 30 anni non va più a votare. “E ma a non andare a votare per 30 anni poi succedono queste cose”, commenta il volontario con la maglietta dell’Anpi di Cento. Neanche lui è un ragazzino: il volontario lo aveva già fatto in Friuli dopo il terremoto del 1976. Il “comunista di una volta”, invece, il volontario lo faceva pilotando gli aerei dell’anticendio boschivo. Ecco spiegati gli oggetti così strani che un po’ alla volta passano dal garage all’ammasso che si ingrossa in strada: “Io qui ci costruivo ultraleggeri”, racconta l’uomo.
Altra tappa, dopo aver percorso le strade del centro: polverose come quelle del giorno prima e quasi vuote, se non fosse per gli spostamenti di chi è all’opera. Un gruppo di volontari ha appena finito di tirare fuori da un archivio sotterraneo un mucchio di faldoni pieni di documenti, resi pesantissimi dall’acqua e dal fango. Spuntano perfino delle ossa, probabilmente reperti di qualche tipo. Il compito della squadra appena arrivata? Riportare giù gli stessi faldoni. Vola qualche sguardo stranito, ma senza proteste in due minuti la catena ricomincia. Al contrario. “D’accordo, li ho portati su. D’accordo, ora li riporto giù. Ma dopo non venitemi a cercare per riportarli su di nuovo…”, dice un operaio in pensione, siciliano trapiantato in Emilia-Romagna, che molti ormai conoscono perchè spala da giorni. “E dire che stasera avrei dovuto essere a Roma per la finale di Coppa Italia. C’ho anche rimesso 200 euro di biglietto. Ma qui c’erano delle persone da aiutare e in questi momenti si può pensare alle partite?”.
A sera, di nuovo, ci si ritrova al punto di partenza. Piadine, gelati, stivali da lavare. Ci si saluta, sapendo che difficilmente ci si incontrerà di nuovo. Molti il giorno dopo non potranno esserci perchè bisogna riprendere il lavoro o tornare a Trieste o andare all’università per una lezione obbligatoria. Molti invece ci saranno di nuovo e altri ancora, c’è da scommettere, arriveranno.