Caso Emanuela Orlandi: la soluzione è vicina?

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064609613 dabedc73 61ce 415a 81e0 9e7fd8fe69c6“Sul caso Orlandi Papa Francesco e il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, vogliono che emerga la verità senza riserve“. Era iniziata con questa frase consegnata al Corriere della Sera da Alessandro Diddi, Promotore di Giustizia della Città del Vaticano, e si è conclusa con le parole di speranza pronunciate da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, uscito dal Sant’Uffizio dopo oltre 8 ore di faccia a faccia con il penalista, quella che probabilmente è la giornata più importante dal 1983, anno della scomparsa di Emanuela, a oggi.

A distanza di 40 anni, infatti, il Vaticano e la famiglia dell’allora 15enne camminano fianco a fianco nella ricerca della verità. Ma cosa ha chiesto Pietro Orlandi alla giustizia d’oltretevere? Ha chiesto, e messo a verbale, di ascoltare alcune persone, che secondo lui sarebbero a conoscenza di circostanze fondamentali per ricostruire i passaggi della vicenda.

I nomi citati da Pietro Orlandi

Si tratta dei cardinali Re e Sandri, dell’ex comandante della gendarmeria vaticana Giani, del suo vice Alessandrini e dei procuratori Capaldo e Pignatone. “Dal cardinal Re che all’epoca stava sempre a casa nostra – ha sottolineato Orlandi – e aveva relazioni strette con l’avvocato Egidio. Sapeva tutto quello che accadeva e qualche anno fa l’ho incontrato e mi ha detto che della storia Emanuela ha letto qualcosa. Dirmi così dopo tanti anni… è una delle persone a cui venivano mandati i cinque fogli sul trasferimento di Londra”.

“Un’altra persona da ascoltare – ha aggiunto, parlando con i giornalisti dopo l’incontro con la magistratura Vaticana – è l’ex comandante della gendarmeria Giani, che ha fatto delle cose particolari sulla trattativa di Capaldo. Lui e Alessandrini”. Pietro Orlandi ha chiesto a Diddi di sentire anche Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che archiviò l’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela quando era capo della Procura di Roma. “Un’altra persona è il cardinal Sandri e lui dovrebbe essere a conoscenza che la prima telefonata è arrivata il 22 giugno”, ha spiegato ancora uscendo dal Vaticano. “Le cose verbalizzate oggi non possono finire domani, devono avere per forza delle risposte e mi auguro che le persone che ho nominato vengano tutte ascoltate perché da lì possono uscire delle risposte”, ha concluso Orlandi.

La chat tra cardinali

Ma non si è limitato a ricostruire verbalmente quegli anni il fratello di Emanuela. L’uomo, 66 anni, ha anche consegnato una memoria scritta Diddi, nella quale sono allegati anche gli screen shot di una chat tra un cardinale e un altro ecclesiastico con precisi riferimenti a Emanuela. “Ho parlato della trattativa avvenuta sulle indagini e dei documenti che ho in mano, della questione della pedofila che coinvolge alti prelati e di come queste cose potrebbero essere collegate. Ho trovato in Diddi molta disponibilità e l’intenzione di collaborare con la magistratura italiana”, ha aggiunto.

“L’auspicio è che si possa fare luce dopo tanti anni e scrivere una pagina di storia, e sarebbe la prima volta in cui Italia e Vaticano avrebbero un vero scambio reciproco di elementi”, ha detto l’avvocato Laura Sgrò che, in tutti questi anni, non ha mai abbandonato la famiglia Orlandi.

È stata lei ad accompagnarlo all’ingresso, prima di lasciarlo solo al colloquio nella sua veste di testimone. Un incontro che il 66enne aspettava da ben due anni e che apre uno scenario nuovo di collaborazione. Di soffiate, dritte, delusioni, colpi di scena e vicoli ciechi in questi quattro decenni ce ne sono stati tanti. Quindi meglio non illudersi. Ma, grazie alla spinta di Papa Francesco, il vento sembra davvero cambiato e la verità un po’ più vicina.

agi.it




Alessandro Parini, l’italiano ucciso a Tel Aviv, era un ragazzo semplice, riservato e modesto

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alessandro pariniUn turista italiano, Alessandro Parini, 35 anni di Roma, è stato ucciso in un attentato compiuto con l’auto lanciata sulla folla sul lungomare di Tel Aviv.

Altri due italiani sono rimasti feriti.

“La semplicità, la riservatezza, e la modestia” erano i segni distintivi di Alessandro Parini: a dirlo sono i genitori lasciando la casa del figlio a Monteverde, a Roma. “Dove è arrivato e i traguardi da lui ottenuti – aggiungono – non li conosceva nessuno, solo lo studio per cui lavorava. Alessandro era fatto così”.

Il gruppo di italiani coinvolto nell’attentato rientrerà oggi in Italia. Secondo quanto si apprende i connazionali saranno accompagnati nel primo pomeriggio dal personale dell’ambasciata italiana all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv da dove prenderanno un volo diretto a Roma.

La Farnesina ha espresso “orrore e sgomento per il vile attentato”. Giorgia Meloni “esprime profondo cordoglio per la morte di un nostro connazionale, Alessandro Parini, nell’attentato terroristico avvenuto a Tel Aviv”, riferisce una nota di Palazzo Chigi. “Il Presidente Meloni – si legge nel comunicato – esprime vicinanza alla famiglia della vittima, ai feriti, e solidarietà allo Stato di Israele per il vile attentato che lo ha colpito”. Meloni e il governo sono in contatto con le autorità israeliane per seguire gli aggiornamenti e l’eventuale coinvolgimento nell’attacco di altri cittadini italiani.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso la sua esecrazione per il vile atto terroristico che, a Tel Aviv, ha provocato, insieme al ferimento di altri turisti, la morte del giovane avvocato italiano Alessandro Parini, rivolgendo ai suoi familiari e amici i sentimenti di cordoglio e di vicinanza della Repubblica e suoi personali. Ha espresso inoltre al Presidente dello Stato d’Israele, Isaac Herzog, le condoglianze della Repubblica Italiana.

La salma di Alessandro Parini “dovrebbe rientrare nei prossimi giorni in Italia”, ha detto a SkyTg24 il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sottolineando la “vicinanza del governo” alla famiglia e ricordando di aver “parlato a lungo con il padre. “Uno degli italiani (feriti nell’attentato di Tel Aviv, ndr) potrebbe essere dimesso nel giro di poche ore – ha detto ancora Tajani -. L’altro credo abbia bisogno ancora di qualche giorno”. Il ministro ha assicurato che “i nostri funzionari dell’ambasciata in Israele stanno seguendo personalmente” gli avvenimenti “in stretto contatto con le autorità israeliane”. La vittima, Alessandro Parini, e i due feriti “non facevano parte dello stesso gruppo”, ha aggiunto Tajani.

La procura di Roma avvia indagine
La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per l’attentato terroristico avvenuto ieri a Tel Aviv è costato la vita ad Alessandro Parini. I pm del gruppo antiterrorismo della Capitale, coordinati dall’aggiunto Michele Prestipino,hanno ricevuto una prima informativa da Ros e Digos: si procede per omicidio, attentato con finalità di terrorismo e lesioni.

L’ATTENTATO
A confermare l’identità della vittima italiana e il ferimento degli altri due è stato in serata il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato con il padre di Parini per esprimere vicinanza e cordoglio.

Parini, ha riferito ancora Tajani, “era appena arrivato a Tel Aviv per turismo con un gruppo di amici”. Quando “un’auto a folle velocità” si è lanciata sui passanti sul lungomare. L’attentatore una volta uscito dall’auto, che si è capovolta, – secondo la polizia – avrebbe anche tentato di sparare sulla folla ed è stato poi ucciso dalla reazione delle guardie di sicurezza.

La polizia israeliana ha confermato che l’autore dell’attentato terroristico di ieri sera a Tel Aviv è un arabo israeliano di Kfar Kassem a nord est di Tel Aviv. I media israeliani – dopo una prima versione – avevano successivamente riferito del possibile furto dell’auto da parte di sconosciuti e che quindi non poteva essere stato lui l’autore dell’attacco. Ipotesi poi smentita. La polizia ha poi fatto sapere che l’attentatore è stato neutralizzato da due agenti arrivati sul luogo dell’attentato.

L’episodio ha riacceso immediatamente la tensione già alta in questi giorni e il premier Benyamin Netanyahu ha richiamato altri riservisti dopo quelli dell’aviazione. La zona dove è avvenuta l’attentato è molto frequentata da turisti, affluiti in gran numero durante le festività pasquali. Hamas e la Jihad islamica non hanno mancato di manifestare la loro soddisfazione per l’attacco definito “un’operazione di alto livello”.

Dopo aver colpito a Gaza e in Libano, il richiamo dei riservisti e il rafforzamento delle truppe nei Territori è un chiaro messaggio ad Hamas, Hezbollah e Iran. La tensione, già alle stelle, è stata aggravata dall’altro attentato palestinese in Cisgiordania, con l’uccisione di due giovani sorelle (21 e 16 anni) e il grave ferimento della madre (48 anni). Anche a Gerusalemme, sulla Spianata delle Moschee, la situazione sembra appesa a un filo, pur in mancanza per il momento di gravi incidenti, con la polizia che continua a presidiare in forze il luogo. Dopo la pioggia di razzi lanciati da Gaza (uno dei 44 è caduto su una casa pur senza provocare vittime) e dalle fazioni palestinesi legate ad Hamas dal sud del Paese dei Cedri, Israele ha risposto nella notte colpendo tre siti in Libano e oltre dieci nella Striscia, compresi due tunnel e varie postazioni della fazione armata. L’esercito libanese ha annunciato invece di aver smantellato una rampa di lancio in un campo agricolo nel sud. La risposta di Israele sembra al momento fermarsi qui e – secondo analisti – appare circoscritta, tenendo conto della forte pressione internazionale per spegnere l’incendio, a partire da Mosca, e l’opposizione del mondo arabo a Israele. L’attentato palestinese è stato compiuto sulla strada 57 nel nord della valle del Giordano in Cisgiordania, vicino allo svincolo di Hamra. Le due vittime (secondo alcuni rapporti, anche di nazionalità britannica) viaggiavano insieme alla madre – tutte dell’insediamento ebraico di Efrat, vicino Betlemme – sulla stessa auto che è stata crivellata da colpi d’arma da fuoco da un altro veicolo, finendo poi fuori strada. L’attentatore palestinese si è dato alla fuga e ora è ricercato dalle forze di sicurezza. “Le nostre forze sono adesso impegnate nella caccia ai terroristi. E’ solo questione di tempo, non molto tempo, e salderemo il conto”, ha detto Netanyahu in visita sul luogo dell’attentato per la prima volta pubblicamente con il ministro della Difesa Yoav Gallant, il cui licenziamento è stato congelato.

ansa.it




Messico, Michela Lussu e l’assistenza pisicoterapeutica agli italiani (VIDEO)

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michelalussuvert 1Casa Italia, il programma quotidiano preserale della Rai per gli italiani nel mondo condotto da Roberta Ammendola, ha intervistato —attraverso un servizio di Alessandro Galassi— Michela Lussu, psicoterapeuta sarda residente a Città del Messico da quattro anni.

Nel filmato Michela racconta i motivi che l’hanno portata a decidere di trasferirsi nel Paese dei Maya e degli Aztechi e le difficoltà affettive che ha dovuto affrontare e risolvere, situazione che l’ha spinta a offrire servizi di assistenza psicoterapeutica agli espatriati.

La decisione di lasciare l’Italia ha «stravolto la mia vita, anche professionale» —spiega la psicologa laureata all’università LUMSA di Roma— «perché io lavoravo in uno studio tradizionale a Milano, per cui decidere di venire qua implicava trasferire tutto il mio lavoro e quindi comprendere che cosa significava realmente vivere in questo Paese».

«Nella terapia una delle cose maggiormente importanti è dare un nome a quello che proviamo», ha aggiunto. Questo «significa parlare di emozioni e, in lingua italiana, l’emozione ha diverse parole […] per essere descritta. Ogni parola ha un significato proprio, con una sfumatura diversa che varia da cultura a cultura per cui l’obiettivo è conservare la lingua per sentirsi, oltre che maggiormente capiti, anche più liberi emotivamente».

Presentiamo di seguito il servizio di Rai Italia sottotitolato in spagnolo da Puntodincontro. Casa Italia può essere visto su Raiplay anche dal Messico senza necessità di utilizzare una VPN, collegandosi a questo link.

Foto: Rai Italia

puntodincontro.mx




È in corso il convegno delle Camere di commercio italiane in Nordamerica

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cameredicommerciovertVenerdì sera si è tenuto presso la residenza dell’ambasciatore italiano in Messico, Luigi De Chiara, il ricevimento inaugurale del convegno regionale nordamericano delle Camere di Commercio Italiane, con la partecipazione delle associazioni di Città del Messico, New York, Miami, Chicago, Houston, Montreal, Vancouver e Toronto.

«Nei prossimi giorni» —ha detto De Chiara durante l’incontro, a cui hanno partecipato circa 80 persone— «si svolgerà un evento che considero molto importante: l’incontro delle Camere di Commercio Italiane in Nord America. Il fatto che sia stato organizzato qui è un riconoscimento del nuovo interesse che il Messico sta suscitando nel mondo, Italia compresa. Diversi fattori stanno collocando questo Paese sulla mappa mondiale come uno dei luoghi più interessanti e il fenomeno del Nearshoring sta portando molti investimenti».

«Grazie per la loro presenza a Mario Pozza e Domenico Mauriello, rispettivamente presidente e segretario generale di Assocamerestero» —ha aggiunto Lorenzo Vianello, presidente della Camera di Commercio Italiana in Messico (CCIM)— «e grazie a Faribah Gallardo, direttrice generale della CCIM e a tutta la sua squadra per l’organizzazione di questo evento».

«Una delle indicazioni del Presidente Pozza» —ha proseguito— «durante il convegno internazionale delle Camere Italiane a Perugia in ottobre è stata quella di aggiungere contenuti agli incontri e sarebbe assurdo sprecare il potenziale delle nostre Camere di Commercio nel mondo, un braccio fondamentale per l’internazionalizzazione dell’Italia. Per questo motivo abbiamo deciso di focalizzare questo convegno nordamericano su due settori: l’industria automobilistica, dove crescono gli investimenti italiani, e l’agroindustriale, dove la tecnologia del Bel Paese potrebbe favorire la coltivazioni per migliorare ulteriormente la produttività e la competitività di un comparto che è già di primo livello».

«Il programma di lunedì 3 aprile» —ha spiegato Vianello— «prevede la collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, la banca di sviluppo che ci ha messo a disposizione la sua piattaforma di connettività imprenditoriale per incontri B2B, e con il gruppo Gran Bajío, qui rappresentato da Julio Di-Bella Roldán. Con il sostegno dei governi statali di Guanajuato, Querétaro e del Comune di San Miguel de Allende avremo incontri veramente produttivi. Apprezzo anche la presenza della Camera di Commercio Italiana in Guatemala. Siamo stati da loro invitati al convegno delle Camere di Commercio Italiane in America Latina che si terrà a fine aprile. Sebbene in Messico il legame economico sia con il Nord America, i legami culturali sono indubbiamente latinoamericani e in futuro questi due aspetti saranno sempre più intrecciati».

«Il nostro impegno in questi giorni» —ha detto Mario Pozza— «è rivolto a un’area molto importante per il Sistema Italia, un sistema di piccole e medie imprese, ma ad alto valore di contenuto. Con la nostra presenza qui, vogliamo consolidare questa capacità, contando sulle nostre camere di commercio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la settimana scorsa durante l’incontro nazionale del sistema camerale ha ringraziato le nostre associazioni per l’impegno con cui promuovono i prodotti ed i servizi italiani nel mondo. Vogliamo continuare a crescere e offrire opportunità alle imprese del Bel Paese, ma anche a quelle locali. Voi soci siete l’orgoglio dell’Italia perché trasmettete la storia, la cultura e il saper fare di una nazione che non ha materie prime, ma trasforma».

Alberto Milani, presidente della Camera di commercio italo-americana di New York e rappresentante eletto delle associazioni camerali della regione, ha spiegato che l’ente newyorkese è stato fondato nel 1887 da un importatore di olio d’oliva che si era recato a Washington per negoziare tariffe e dazi doganali. «Siamo stati testimoni della storia» —ha sottolineato— «e dopo il Covid due aspetti importanti sono cambiati per sempre: la logistica di come spostare le persone e come spostare le merci. Il nearshoring e la corretta ubicazione dei centri di distribuzione, insieme al corretto utilizzo della tecnologia, sono le chiavi del successo futuro».

I partecipanti al convegno si sono trasferiti a San Miguel de Allende, dove oggi, 3 aprile, sono in programma conferenze e incontri B2B che coinvolgeranno anche rappresenanti di società italiane e nordamericane.

da puntodincontro.mx




La LUISS lancia le borse di studio per gli studenti Italo-Canadesi

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cittadino canadese“Dopo le missioni negli Usa, in Brasile e in Argentina, l’Università Luiss “Guido Carli” è sbarcata in Canada per consolidare il proprio impegno globale. Tra lunedì 13 marzo e venerdì 17 marzo, infatti, il Prorettore con delega all’Internazionalizzazione, Raffaele Marchetti, è stato nel Paese degli Aceri per incontrare istituzioni e Università. In particolare, Marchetti, che è anche docente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha avuto una serie di colloqui volti a rafforzare la partnership con la McGill University e l’Université de Montréal, così come con la Camera di Commercio Italiana ed il Consolato Generale d’Italia a Montréal. Naturalmente, non poteva mancare una visita al ‘Cittadino Canadese’, il giornale italiano più antico in Canada”. Ad accoglierlo in redazione sono stati l’editore Basilio Giordano e il direttore Vittorio Giordano, che lo ha intervistato per l’ultimo numero del settimanale edito a Montreal.
“Proprio nel corso di un’intervista in redazione, il Prorettore ha ufficializzato il lancio delle borse di studio per studenti e studentesse canadesi di origine italiana (come già fatto per gli Italo-discendenti statunitensi e latino-americani).
“Siamo orgogliosi – ha dichiarato il Prof. Marchetti – di porre le basi per un’ulteriore espansione del nostro modello di formazione universitaria, con l’obiettivo di includere nuovi talenti che provengono dal Canada. A loro vogliamo offrire la possibilità di studiare a Roma, sfruttando le borse di studio rivolte a studenti di origine italiana, oltre alle 90 borse per studenti stranieri già stanziate per l’anno accademico 2023-2024”.
Studiare in uno degli Atenei più prestigiosi al mondo è un’occasione imperdibile che i nostri giovani dovrebbero cogliere al volo.
“Come Università leader in Italia nelle Scienze Sociali, ci occupiamo di Politica, Diritto, Business e di Economia & Finanza. Siamo un’Università bilingue, la metà dei corsi di laurea sono in inglese e, secondo l’ultima classifica dell’agenzia di ranking QS, siamo la numero 14 al mondo per Scienze Politiche. Siamo più di una Università: abbiamo forti collegamenti con la Confindustria e il governo, formiamo funzionari governativi, consulenza; circa il 25% dei diplomatici italiani viene dalla Luiss e qualche volta i nostri professori diventano Ministri. Siamo un’Università internazionale, con diversi accordi in giro per il mondo. L’anno scorso abbiamo firmato un progetto di una ‘laurea trilaterale’ con chi studia Business Administration un anno a Roma, uno a Washington, uno a Pechino e consegue tre lauree. I ragazzi prendono il titolo americano pagando solo le tasse della Luiss, molto più basse di quelle d’oltreoceano. Non solo i giovani: facciamo sempre più formazione executive per aziende e funzionari pubblici in Italia e all’estero. Magari in futuro potrebbero esserci anche dei rapporti con i governi del Québec e del Canada”.
Ma il motivo principale della missione in Canada è quello di coinvolgere le Comunità italiane all’estero.
“Per la Luiss la diaspora italiana nel mondo è un partner strategico e per me, personalmente, l’Italia è formata da un centinaio di milioni di persone, alcuni residenti nella penisola e altri all’estero. Siamo la prima Università italiana che ha creato delle borse di studio per studenti di origine italiana in Canada. Non è necessario il passaporto, basta un’autocertificazione sui legami con un nonno o bisnonno italiano. Possono fare un pezzo della loro formazione a Roma, conseguendo una laurea o un master, in inglese o in italiano, e rafforzando, allo stesso tempo, il vincolo con l’Italia.
Si tratta di borse di studio che coprono interamente le tasse e, in alcuni casi, anche le spese di alloggio. Per un corso di laurea di 3 anni sono circa 40 mila euro e per un master di 2 anni sono circa 26 mila euro. Alcune borse coprono anche l’alloggio, quindi altri 7/8 mila all’anno, circa 20 mila in 3 anni. E non ci sono vincoli di età. Come negli Usa con la NIAF, anche in Canada ci piacerebbe dialogare con un partner associativo per incrementare le borse e sviluppare ulteriori progetti, magari uno nel Canada anglofono ed uno in quello francofono. Ci piacerebbe anzi creare un coordinamento a Roma, coinvolgendo anche il Ministero degli Esteri, per ragionare su questi temi. Secondo noi, l’Italia ha sottovalutato, se non addirittura in qualche momento storico dimenticato, gli italiani nel mondo. Il nostro è un progetto culturale che mira a riportare il tema nel dibattito politico italiano. Partiamo dagli studenti per fare molto di più”.
Bisognerebbe, quindi, cambiare la percezione degli italiani all’estero in Italia.
“Non siamo solo 59 milioni, di cui oltre 6 all’estero. Nel mondo ci sono decine di milioni di persone che hanno diritto al passaporto italiano e che non riescono ad ottenerlo per inefficienza amministrativa: a San Paolo i tempi di attesa sono di 10/15 anni. A questi si aggiungono tutti coloro che hanno un attaccamento, più o meno forte, per l’Italia e che sono comunque parte di una Comunità politica in senso ampio, anche se non legalistica. L’Italia è un paese diasporico, cioè fatto da alcuni cittadini in Italia e forse la maggior parte fuori dall’Italia, un paese diffuso in tutti i continenti, formato da 100/150 milioni di persone. Probabilmente sono San Paolo e Buenos Aires, e non Milano e Roma, le due città italiane più grandi al mondo. Sarebbe un passaggio culturale giusto e opportuno”.
Al docente di Relazioni Internazionali, era doverosa una domanda sulla situazione geopolitica attuale. “Al netto della questione ucraina (l’invasione russa è ingiustificabile), mi sembra che si vada verso una ricompartimentalizzazione del mondo, ciascuno all’interno della propria sfera di influenza. Ci saranno molti meno contatti con Cina e Russia in termini economici, sociali, politici e culturali. Ad essere centrale sarà la tensione tra Stati Uniti e Cina. Molto dipenderà anche dai paesi a metà strada, come l’India o quelli sudamericani. Sarà un mondo multipolare, la fine dell’egemonia americana è un fatto. Nel 2030 saremo in un mondo molto più diviso, speriamo non un mondo in guerra””. (aise) 




La “tempesta” Stormy si abbatte su Donald Trump

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103900656 9a811fdf 9f11 450b 867a 7bb01b003429Il caso che vede coinvolto Donald Trump riguarda il pagamento di 130 mila dollari in nero, avvenuto nel 2016, in piena campagna presidenziale, per comprare il silenzio della porno star Stormy Daniels, che aveva minacciato di rivelare di aver fatto sesso nel 2006 con il tycoon, in occasione di un torneo di golf. La donna aveva contattato, con il suo agente, nell’ottobre 2016, il direttore di un magazine, Enquirer, offrendogli la storia in cambio di soldi. Venne coinvolto l’avvocato di Trump, Michael Cohen, che anticipò di tasca propria 130 mila dollari per evitare che la storia emergesse. Trump poi vinse le elezioni e, una volta entrato alla Casa Bianca, versò i soldi sul conto dell’avvocato. Il tycoon ha sempre detto che si trattava del pagamento di un onorario e non per il caso della donna.

Chi è Stormy

Il suo vero nome è Stephany Gregory, 44 anni, di Baton Rouge, Louisiana. Repubblicana, attrice per cinque anni in film per adulti, poi regista. Il nome d’arte è un omaggio a Stormy, il nome della figlia del chitarrista dei Motley Crue, band heavy metal californiana degli anni ’80, e alla marca di whisky Jack Daniels.

La donna ha raccontato di aver conosciuto Trump quando lei aveva 27 anni e lui 60, nel corso di un torneo di golf in Nevada. Secondo il suo racconto, Trump le avrebbe detto che gli ricordava la figlia Ivanka, e che le avrebbe offerto una parte nella serie tv “The apprentice”. La sera avrebbero fatto sesso, un incontro durato pochi minuti. Il tycoon ha sempre negato. Quando nel 2011 Trump annunciò una sua prima candidatura, lei provò a vendere la storia a un magazine, ma l’avvocato del tycoon, Cohen, minacciò di fare causa e il magazine cancellò tutto. Nel 2016 Stormy ci ha riprovato. Poi ha raccontato tutto nel 2018. Cohen, messo sotto processo, è stato condannato a tre anni di carcere per il pagamento in nero alla donna e per aver mentito al Congresso.

Chi è Alvin Bragg

Afroamericano, 49 anni, cresciuto ad Harlem, il quartiere nero di New York, studi ad Harvard, Bragg ha dedicato anni in difesa dei diritti civili, al punto da essere stato finanziato nella sua campagna per diventare procuratore dal filantropo George Soros, che mise mezzo milione di dollari. Soros finanzia tutti i candidati che si battono contro le carcerazioni di massa. Entrato alla procura nel 2007, Bragg è diventato nel gennaio 2021 capo di quella del distretto sud di Manhattan. Dopo iniziali titubanze, ha ripreso in mano il caso Trump-Stormy.

Le accuse

Il dipartimento Giustizia si è già espresso sulla storia, decidendo di non intervenire. Il pagamento di una persona per non farla parlare è considerato un “reato minore”, ma la procura ritiene che questo sia avvenuto in violazione della legge sui finanziamenti elettorali. Trump ha sempre negato di averlo fatto per non compromettere la campagna elettorale, ma la procura non gli ha creduto. Il Gran giurì – è una giuria formata da ventitré cittadini estratti a sorte e che decidono se le prove raccolte dalla procura sono sufficienti per portare una persona a processo. Non è il procuratore distrettuale Alvin Bragg a decidere dell’incriminazione di Trump, ma il gran giurì. Per incriminare una persona serve la maggioranza dei voti.

agi.it




Florida. “Il David di Michelangelo è pornografico” e la preside viene licenziata ma Firenze la invita per darle un riconoscimento

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david di michelangeloUna preside è stata licenziata per aver mostrato le immagini del David di Michelangelo ai suoi allievi di prima media. Avviene negli USA, nella scuola Classical School di Tallahassee, in Florida, dove Hope Carrasquilla è stata costretta a dare le dimissioni dopo le polemiche di alcuni genitori al consiglio scolastico. Il caso ha fatto il giro del mondo. Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha contattato la preside, invitandola in città per offrirle un riconoscimento.

LA PRESIDE LICENZIATA PER IL DAVID DI MICHELANGELO: L’AMERICA È IPER-SESSUALIZZATA

Nel corso di una lezione di Storia dell’arte sul Rinascimento sono state mostrate le immagini di alcuni dei più grandi capolavori di Michelangelo, tra cui proprio il David. Venuti a conoscenza del fatto, tre genitori hanno espresso le loro rimostranze al consiglio scolastico, che l’ha convocata per comunicarle il licenziamento.

Secondo quanto raccontato da Carrasquilla al Corriere della Sera, la questione del David di Michelangelo non è un caso unico: “Si parla di evoluzione. Un altro genitore si lamentava per lo studio del riscaldamento globale…”, ha raccontato.

Per evitare polemiche, l’istituto ha stabilito che l’insegnante deve mandare una lettera di notifica ai genitori quando vengono trattati temi ‘controversi’. Ad esempio quando in quinta elementare, nella lezione di Scienze, si studia il ciclo vitale degli animali e la riproduzione umana. “Stavolta sono stata coinvolta perché l’insegnante d’arte mi ha chiesto se mandare la lettera”, ha spiegato la preside “ho detto di sì, l’ho mandato da chi se ne occupa e lì c’è stato l’intoppo, la lettera non è partita“. Da qui la polemica: “Una madre pensava che il David fosse pornografico. Altri due genitori erano dispiaciuti perché la lettera che avevamo mandato l’anno scorso per notificare che, quando studiamo il Rinascimento ci sono nudi artistici, quest’anno non era stata mandata”.

Il Classical School di Tallahassee è un istituto di studi classici legato all’Hillsdale College, noto college conservatore. “Mi addolora che succeda in una scuola di studi classici. In America abbiamo una società iper-sessualizzata. Ma gli studenti dovrebbero capire che non c’è niente di sbagliato nel corpo, niente di cui vergognarsi”.

ag. dire- www.dire.it




Silli: «In 5 anni l’Italia ha restituito al Messico più di mille oggetti»

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silliconferenzapalacionacionalvertNel corso della conferenza mattutina odierna del Presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador, si è svolta la presentazione dei 43 reperti archeologici restituiti dall’Italia dopo essere stati sequestrati dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Hanno partecipato il sottosegretario italiano agli Affari esteri, Giorgio Silli, la ministra della Cultura del Messico, Alejandra Frausto, e il direttore dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, Diego Prieto. Erano presenti l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Luigi De Chiara, il Vice Capo Missione dell’Ambasciata d’Italia, Tommaso Coniglio, il Vice Addetto alla Difesa a Washington, Tenente Colonnello Alessandro Barone, e l’ufficiale di collegamento dei Carabinieri con i Carabinieri cileni, Maggiore Stefano Carella.

«Voglio ringraziarla, signor Presidente, per l’invito a partecipare a questa importante conferenza stampa» —ha detto Silli— «dedicata al recupero del patrimonio culturale messicano trafficato illegalmente».

«Rivolgo» —ha proseguito il sottosegretario— «un saluto particolare alla ministra della Cultura Alejandra Frausto, che nei giorni scorsi abbiamo avuto l’onore di ospitare in Italia, rafforzando ulteriormente i legami tra i nostri Paesi, che amiamo definire due superpotenze culturali».

«La cooperazione bilaterale sta vivendo un momento particolarmente felice. Il Comandante Generale dei Carabinieri, Generale Teo Luzi, ha recentemente compiuto una visita in Messico, che ci ha permesso di approfondire i nostri legami nel settore della tutela del patrimonio culturale con nuove iniziative di formazione della Guardia Nazionale e dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia. Il generale Luzi ha inoltre annunciato la storica apertura a Città del Messico di un ufficio dell’addetto militare italiano che sarà presieduto da un ufficiale dei Carabinieri e le cui attività si rifletteranno anche nella nostra cooperazione culturale».

«Speriamo inoltre di rafforzare ulteriormente la collaborazione nell’ambito dell’UNESCO, ampliando la nostra alleanza in difesa del patrimonio culturale di altre nazioni».

«L’Italia, come il Messico, è profondamente convinta che il patrimonio culturale costituisca parte integrante dell’identità di tutte i Paesi. Ci riconosciamo perfettamente nello slogan coniato dal governo messicano Il mio patrimonio non si vende, si ama e si difende».

«È importante sottolineare che questa è solo la più recente di una serie di restituzioni che sono state effettuate negli ultimi cinque anni e che hanno permesso di riportare in Messico più di 1.000 pezzi illegalmente esportati nel nostro Paese. Sicuramente non sarà l’ultima volta».

«Questo straordinario risultato è frutto della notevole capacità e dedizione del Comando carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che agisce sulla base di una delle normative più avanzate a livello mondiale nella lotta al traffico dei beni culturali. Tuttavia, un risultato di questa portata non avrebbe potuto essere raggiunto senza l’eccezionale collaborazione tra le nostre rispettive autorità».

«Voglio citare da parte italiana il ministero della Cultura e il ministero degli Affari esteri e da parte messicana i ministeri della Cultura e degli Affari esteri, l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia e la Guardia Nazionale. Mi unisco al Presidente López Obrador e alla ministra Frausto per congratularmi ancora una volta con tutti gli attori coinvolti in questa meravigliosa operazione che onora i nostri Paesi e le straordinarie culture millenarie che rappresentiamo».

Da sinistra, l’ambasciatore d’Italia in Messico Luigi De Chiara, il vice Capo missione Tommaso Coniglio,
il Vice Addetto alla Difesa a Washington, Tenente Colonnello Alessandro Barone,
e l’ufficiale di collegamento dell’Arma dei Carabinieri con i Carabinieri cileni, Maggiore Stefano Carella.

da puntodincontro.mx




La Francia nega l’estradizione di 10 terroristi italiani

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130326689 c79f9bb9 321f 486f 927d 88839b2a7a8fLa Corte di Cassazione francese ha confermato oggi il rifiuto di estradare dieci ex terroristi rossi italiani che vivono in Francia da decenni e che l’Italia richiede alla Francia perché condannati in via definitiva per atti terroristici durante gli anni di piombo.

La Cassazione d’oltralpe ha quindi validato definitivamente la decisione della Corte d’appello di Parigi, che nel giugno 2022 si era opposta alla consegna di queste persone all’Italia affermando che va rispettato il loro diritto alla vita privata e familiare cosi’ come il loro diritto a un processo equo.

Il ministro francese: “Piena fiducia nella collaborazione con l’Italia”

“Prendo atto della decisione della Corte di Cassazione”, afferma all’AGI il ministro della Giustizia francese, Eric Dupond-Moretti, che aggiunge di aver avuto un colloquio telefonico con il suo omologo italiano, Carlo Nordio, al quale ha “riaffermato di avere piena fiducia nella Giustizia italiana e nella qualità della collaborazione fra Italia e Francia in materia giudiziaria”.

agi.it




Il Financial Times: la cucina tipica italiana in realtà è americana. E gli italiani si incazzano

pasta carbonara

pasta carbonaraNella prima domenica di primavera, complice forse il sonno perduto a causa del passaggio all’ora legale, in Italia è impazzata la polemica su un articolo del ‘Financial Times’ che mette in discussione le tradizioni culinarie di casa nostra. Un pezzo, quello a firma Marianna Giusti, che ha fatto saltare sulla sedia lettori comuni, associazioni come Coldiretti e politici, pronti a salire sulle barricate in difesa della cucina italiana, tra l’altro fresca di candidatura a patrimonio dell’Umanità e in una settimana già caldissima per le polemiche sulle farine di insetti. Proviamo a mettere ordine, partendo proprio dall’articolo della discordia.

I PROTAGONISTI DELL’ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES

La prima notizia, che forse non farà piacere a chi ha bollato come impreciso e insulso l’articolo del quotidiano economico britannico, è che il reportage è stato scritto da una italiana, che ha intervistato un italiano per sfidare l’intoccabilità del tema. Il succo del ragionamento del lungo articolo scritto per FT Weekend è che, sono parole della giornalista Giusti, “la nostra cucina nazionale, con la sua reputazione di tradizione e autenticità, è in realtà basata su bugie”. Per farlo, Giusti si è affidata all’accademico Alberto Grandi, autore del libro ‘Denominazione di origine inventata’ (2018), da cui è nato anche un podcast di successo. Grandi, come spiegato nell’articolo del FT, ha dedicato la sua carriera a sfatare i miti del cibo italiano.

UN ATTACCO ALLA CUCINA ITALIANA?

“Quando una comunità si sente deprivata del suo senso di identità a causa di un qualsiasi shock storico o frattura con il passato, inventa tradizioni che fungano da miti fondativi”, afferma Grandi. Nel caso italiano, questo shock sono i tempi duri della Seconda guerra mondiale dopo il Ventennio fascista. “La nazione aveva bisogno di un’identità che aiutasse a dimenticare le difficoltà passate, mentre chi era emigrato in America necessitava di miti che potessero dare dignità alle loro umili origini“, sottolinea la giornalista del Financial Times.

Ma non ci sono solo nobili sentimenti dietro questa idolatria del cibo nostrano. “Attorno al mito di un’antica tradizione culinaria, non toccata dalle moderne mode alimentari, sono cresciute intere aziende“, scrive Giusti. Che non manca di fare notare come anche la politica abbia capito il valore delle tradizioni culinarie, con alcuni partiti che ne hanno fatto un cavallo di battaglia. L’accademico Grandi non esita a parlare di “gastronazionalismo. Ma i nostri nonni sapevano che si trattava di bugie. La loro tradizione era provare a non morire di fame“.

LA CARBONARA

La contestata teoria di Grandi è che “la cucina tipica italiana è in verità più americana di quanto non sia italiana“. Ciò perché le migrazioni di massa di fine Ottocento e inizio Novecento verso gli Stati Uniti hanno prodotto profondi intrecci tra le culture gastronomiche di partenza e di arrivo. Ed ecco il primo esempio che ha fatto rabbrividire gli italiani: la pasta alla carbonara è una ricetta americana nata in Italia, viene scritto nell’articolo del FT citando lo storico del cibo Luca Cesari. Come noto, sono molte le ipotesi sull’origine di uno dei più celebri piatti della cucina romana, e per estensione italiana. Secondo Cesari, la maggioranza degli esperti è concorde nell’indicare che la prima carbonara è stata cucinata dallo chef italiano Renato Gualandi nel 1944, in una cena a Riccione per l’esercito degli Stati Uniti. “Gli americani avevano un bacon favoloso, un’ottima panna, del formaggio e tuorlo d’uovo in polvere”, sono le parole riportate dello chef.

Insomma, altro che panna vietata e ‘o guanciale o morte’. E Giusti segnala che in una ricetta della carbonara pubblicata a Chicago e risalente al 1952, si parlava di “bacon italiano” e non di “guanciale”. Ma non solo: nella rivista ‘La Cucina Italiana’ del 1954 ci sarebbe una ricetta della carbonara con groviera, e in quella del ristorante di Roma ‘Tre Scalini’ del 1958 addirittura con “prosciutto e funghi affettati e saltati“. Con il guanciale che avrebbe soppiantato il bacon solo negli anni Novanta, alla faccia della storia.

IL PARMIGIANO

Secondo esempio di una tradizione che tradizione non sarebbe: il parmigiano reggiano. Che sì, ammette Grandi, ha oltre mille anni di storia. Ma prima degli anni Sessanta, spiega l’accademico, veniva prodotto in forme da 10 kg (contro i 40 attuali) racchiuse da una crosta nera. E soprattutto aveva una consistenza molto diversa da quella che conosciamo e apprezziamo oggi: era più grasso e più morbido, tanto che “qualcuno diceva addirittura che un segno della qualità di questo formaggio era che colasse una goccia di latte quando veniva pressato”.

La ricetta originale del parmigiano reggiano l’avrebbe preservata solo il Wisconsin, grazie agli immigrati italiani dei primi anni del Novecento, afferma Grandi. Nessuna evoluzione, al contrario di quanto accaduto in Italia, ma una fedeltà rimasta totale alla ricetta originale: e quindi chi volesse conoscere la tradizione del parmigiano, dovrebbe recarsi in Wisconsin.

LA PIZZA

Ma Grandi si spinge ancora più in là, provando ad abbattere un altro monolite come la pizza. “I dischi di pasta con sopra alcuni ingredienti” esistono ovunque nella cultura mediterranea, fa notare: dalla piada alla pita, passando anche per la pizza. Che però fino a metà del secolo scorso era un alimento mangiato da pochissimi italiani, quasi sempre poveri: secondo l’accademico, i soldati italo-americani spediti nella terra dei loro avi durante la Seconda guerra mondiale si stupivano del fatto che non ci fossero pizzerie nel Belpaese, comunicandolo con disappunto nelle proprie lettere alle famiglie. E secondo Grandi, il primo ristorante a servire esclusivamente pizza non aprì in Italia, ma a New York nel 1911.

I DOLCI: DAL PANETTONE AL TIRAMISÙ

E concludiamo questa carrellata di attacchi provenienti dal fuoco amico con due dessert: il panettone, che secondo Grandi prima del XX secolo era “una focaccia sottile e dura farcita con un po’ di uvetta, mangiata dai poveri e senza alcun legame con il Natale”. Dunque il panettone lievitato con la sua tipica forma a cupola che mangiamo oggi è solo una invenzione industriale, creata dall’intuizione di Angelo Motta negli anni Venti, dichiara Grandi. Che ne ha anche per il tiramisù: “In un Paese normale a nessuno importerebbe dove e quando è stato inventato un dolce“, dice sorridendo. Prima di ammettere che al ruolo di giurato nella prossima edizione del Mondiale di Tiramisù che si svolgerà a Treviso “non mancherebbe per nulla al mondo, nemmeno per una cena con il Papa”.

Perché magari non sarà fatta solo da piatti dalla tradizione storica come qualcuno vorrebbe farci credere, ma la cucina italiana resta amatissima da tutti. Anche da chi ne parla male.

ag DIRE – www.dire.it