Il Po è in secca. Allarme rosso siccità

4336946 1232 poinsecca

4336946 1232 poinseccaResta critica la situazione del Po a causa della siccità e se per contenere i problemi servirebbe una pioggia continua per un mese e mezzo, è ora di ragionare su nuovi interventi e su una programmazione futura. A lanciare l’ennesimo allarme sono i geologi. “La situazione è ancora critica sotto il profilo delle precipitazioni piovose e nevose, oltre che delle temperature superiori alla media soprattutto a Nord del Po – premette Roberto Perotti, Presidente Ordine Geologi Lombardia – Dobbiamo agire subito con interventi strutturali atti a correre ai ripari anche da calamità di questa entità. Verificare le reti e intervenire sulle perdite! La Lombardia presenta una notevole geodiversità e conseguentemente sistemi acquiferi molto diversi tra loro. Approfondire gli studi e prevedere nuovi impianti di captazione”.

“Ci troviamo all’inizio di un secondo anno decisamente anomalo, ma che si porta dietro la penuria di precipitazioni piovose e nevose dello scorso anno. Il risultato – aggiunge Perotti – non potrà essere migliore del 2022, casomai peggiore. Temo che l’unica variabile che possa riportare alla quasi normalità un complesso sistema idrico e tutti i suoi utilizzi, siano intense precipitazioni della durata di oltre un mese e mezzo, in modo diffuso. Ma questo potrà servire solo a breve termine, ossia forse per superare l’Estate. Un altro inverno analogo a quello a cavallo tra il 2022 e il 2023 ci riporterà a condizioni sempre peggiori”.

Il distretto del fiume diviso in due. In alcune zone della parte centro/occidentale i tempi di ritorno arrivano anche a 50 anni. Ma nei prossimi giorni potrebbe piovere

“Dobbiamo agire subito con interventi strutturali atti a correre ai ripari anche da calamità di questa entità. Il paradosso della Pianura Padana è che si trova generalmente nei periodi primaverile/estivo e autunnale a situazioni di precipitazioni abbondanti che portano a esondazioni, allagamenti e dissesti idrogeologici importanti. In questi ultimi due anni ci troviamo a combattere una realtà esattamente opposta a quella cui ci siamo adoperati per decenni a difenderci, con arginature, vasche di laminazione in grado di contenere milioni di metri cubi d’acqua, ecc”.

Cosa fare per difenderci dalla siccità? “Certamente una maggiore attenzione la si sta ponendo nella distribuzione e nella razionalizzazione delle acque dei grandi invasi. Acqua che ha molteplici utilizzi – ha continuato Perotti – uno tra questi la generazione di energia idroelettrica. Acqua che necessariamente deve scorrere a valle, ma che allo stato attuale non sarebbe in alcun modo utilizzabile per il sistema irriguo”.

“Proviamo pertanto – aggiunge il presidente dei geologi lombardi – a prendere in esame dapprima le acque destinate al consumo umano e zootecnico, che certamente hanno la priorità. La Lombardia presenta una notevole geodiversità e conseguentemente sistemi acquiferi molto diversi tra loro. La situazione idrogeologica regionale o comunque del nord Italia presenta peculiarità differenti in virtù del fatto se ci troviamo in ambito montano, collinare o di pianura. Se la conoscenza degli acquiferi di pianura si può ritenere ad un buon livello, anche dettato dalla presenza di numerosi pozzi per molteplici scopi, non si può dire altrettanto per la collina e la montagna”.

“In questi due ambiti morfologici, l’assetto idrogeologico è certamente molto più complesso e il ruolo del geologo è proprio quello di fornire utili indicazioni sulle caratteristiche e produttività potenziale di questi acquiferi. Questo è possibile solo attraverso studi e approfondite ricerche idrogeologiche di dettaglio”.

“Ma iniziamo a ragionare sull’esistente – insiste Perotti – In collina e montagna è più facile avere realtà di approvvigionamento idrico, anche di grossi centri abitati mediante sorgenti. Siamo però certi di conoscere i reali quantitativi (la portata) che sono in grado di dare? Sono monitorate in continuo per valutare quale sia il loro tempo di esaurimento? Siamo certi di captare tutta l’acqua potenziale, o una parte la si perde e non lo sappiamo? Domande queste alle quali un geologo sarebbe in grado di dare le adeguate risposte e magari proporre nuovi impianti di captazione, ma solamente a seguito di specifici studi”.

“Un altro intervento strutturale altrettanto importante è la verifica delle reti e di eventuali perdite. Vista la difficoltà e complessità di collegamenti in ambito soprattutto montano e vista la fragilità legata anche a dissesti, spesso si perdono ingenti quantitativi di acqua semplicemente lungo le reti di distribuzione. Laddove sono invece presenti pozzi dobbiamo invece pensare se sono realmente efficienti così come quando sono stati realizzati. Per fare questo occorre effettuare opportune prove di portata per verificare se è mutato qualcosa.

Ad esempio, che non si siamo intasati i tratti filtranti piuttosto che ammalorata la parte impiantistica. Dobbiamo ancora una volta ragionare e pensare a interventi programmati a lungo termine e non solo all’occorrenza. Dobbiamo pensare che soprattutto il settore idrogeologico è un settore di studio estremamente complesso e che necessita di studi accurati.

agi.it




Tajani: «Così i mercenari di Mosca spingono i migranti in Italia»

download

whatsapp image 2023 03 14 at 08.53.38 1Ministro Antonio Tajani, vicepremier e titolare degli Esteri, lei è stato per due giorni in Israele e Palestina e adesso si sposta in Egitto. Qual è finora il bilancio della sua missione?

«Il bilancio della missione in Israele e Palestina, dove ho visto i due presidenti, i due premier e i ministri degli Esteri, è un bilancio positivo. Ma non basta essere felice degli incontri a Gerusalemme e Ramallah. Al presidente palestinese ho portato i saluti del suo amico presidente israeliano Herzog; lui, Abu Mazen, mi ha detto di salutare Berlusconi, e lo stesso ha fatto Netanyahu. Ma i frutti di queste missioni internazionali, e di quelle del presidente del Consiglio si vedranno fra giorni, fra settimane. Abbiamo iniziato a piantare semi per far crescere nuove iniziative di politica estera e di politica economica».

Intanto però ci sono emergenze davvero preoccupanti: per l’Europa la guerra in Ucraina, per l’Italia innanzitutto le migrazioni di massa…

«Le rispondo rivelandole una cosa del mio incontro col premier israeliano Netanyahu: dopo i primi convenevoli e i primi saluti (gli ho anche regalato la nuova maglia rosa del Giro d’Italia), quando mi ha chiesto come vanno le cose gli ho risposto con sincerità: l’Italia è nel mezzo di una crisi migratoria che sta finendo fuori controllo. Ne abbiamo discusso per lunghi minuti, lui ha guardato sulla grande cartina che è sulla parete della sala riunioni i luoghi da cui provengono i flussi. Mi ha spiegato che la grande rotta di migranti irregolari che entravano in Israele passava dal deserto del Negev, al confine fra Israele ed Egitto. Ma lì hanno costruito una barriera e con l’aiuto delle autorità egiziane gli ingressi irregolari in Israele sono finiti. Ma poi ha detto anche: “Voi siete circondati dal mare, per voi è molto più difficile”».

Dopo avere esposto il problema, il premier israeliano ha dato un suo parere?

«Molto semplice, ha fatto diciamo una valutazione geopolitica: se 4 o 5 paesi europei non prendono l’iniziativa e assumono delle azioni comuni non verrete a capo di questa crisi, e tutta l’Europa potrebbe essere minacciata».

Sia lei che il ministro della Difesa Crosetto avete denunciato che potrebbero esserci i mercenari del gruppo Wagner dietro gli arrivi di molti migranti: la Wagner è in Africa, in Libia, in molti paesi dell’Africa subsahariana. Ma davvero sono loro a spingere i migranti?

«Innanzitutto ci sono le notizie che sono sotto gli occhi di tutti: in un Paese senza il controllo di una autorità centrale come la Libia, i mercenari della Wagner dopo aver sostenuto una delle parti nella guerra civile del 2019 sono rimasti in molte zone. Noi abbiamo indicazioni che li dicono molto attivi e in contatto con bande di trafficanti e di miliziani interessati al traffico di migranti. La Wagner ha un ruolo diretto nella destabilizzazione della Libia, e non hanno paura di nessuno: in Ucraina stanno combattendo rivaleggiando con il Ministero della Difesa regolare, sono in contrasto con i capi militari di Putin, e anche questo è sotto gli occhi di tutti».

Ma è realistico credere che sia la Wagner il problema che fa impennare gli arrivi di migranti in Italia?

«Loro sono un fattore decisivo in Libia, ma so bene che le cause strutturali sono una crisi geopolitica di proporzioni mai viste da anni. Le faccio un elenco: in Tunisia una crisi economica senza precedenti mette in difficoltà istituzioni che sono già in crisi da anni, con un presidente che viene definito da molti come un autocrate ma che è l’unico presidente su piazza. La Tunisia è letteralmente popolata da migranti sub-sahariani che da settimane hanno quasi invaso il Paese e che si preparano a un salto verso l’Europa. Poi c’è la Turchia…»

Ma con la Turchia l’Italia e l’Europa tutto sommato hanno buoni rapporti, e c’è un impegno a fermare gli imbarchi…

«Si, ma la Turchia e la Siria hanno avuto un terremoto che ha fatto decine di migliaia di morti, che ha devastato centinaia di migliaia di abitazioni. Un terremoto che spingerà migliaia di persone a partire. Ci sono gli ingredienti per una crisi economica che inevitabilmente produrrà nuove migrazioni».

L’altro fronte da cui provengono migranti è la Libia…

«In Libia la crisi politica va avanti da anni, paradossalmente in questa fase le maggiori partenze sono state registrate dalla Tunisia. In Libia le diverse autorità con cui parliamo hanno interesse a stabilizzare il loro ruolo e a fermare le partenze irregolari, a patto che possano riuscirci in un Paese popolato da centinaia di milizie e gruppi criminali».

Ancora una domanda su Netanyahu: alla vigilia della sua visita in Italia il premier aveva detto che si aspettava dal governo di Roma il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. Qual è la sua posizione?

«La posizione del governo italiano è quella che gli abbiamo esposto la presidente Meloni e io stesso. Vogliamo essere il miglior amico di Israele in Europa, ma con l’Europa vogliamo lavorare per una pace, un accordo con i palestinesi nella formula “due popoli, due Stati”. E in questa formula l’Italia considererà anche il tema della capitale di Israele. Netanyahu è un amico, ha capito perfettamente».

  •  Autore: Anna Maria Greco
  •  Testata: il Giornale



“Olivetti in Messico”, inaugurata la mostra del design, comunicazione e architettura dell’azienda italiana in terra messicana

mostraolivettivert

mostraolivettivertNel contesto delle celebrazioni legate alla Giornata del design italiano in Messico, è stata inaugurata ieri all’Università Anáhuac della capitale la mostra Olivetti in Messico – Design, comunicazione e architettura.

L’esposizione, realizzata su una superficie di circa 250 mq con oltre 200 opere, illustra la dimensione concreta della politica dell’Olivetti in America Latina (Messico, Brasile, Argentina e Colombia), con una particolare attenzione al ruolo della società nella diffusione della cultura in Messico.

«La mostra di Olivetti fornisce uno spaccato sull’importanza del ruolo svolto dall’azienda in Messico negli anni ’50 e ’60», ha commentato l’ambasciatore d’Italia in Messico Luigi De Chiara al termine dell’evento.

«Olivetti» —ha aggiunto— «ha rappresentato l’utopia di un capitalismo umanizzato, di una civiltà industriale a misura di essere umano oltre che un esperimento pionieristico sul rapporto fra comunità, sistema di produzione e ambiente che li ospita di cui si dibatte molto oggi. Questa utopia, sotto forma di progetto industriale e sociale, è stato un modello replicato anche in Messico seguendo gli stessi criteri umanistici che si stavano attuando in Italia».

Una delle sezioni della mostra —curata da Pier Paolo Peruccio, docente del Politecnico di Torino e da Alessandro Colombo, docente del Politecnico di Milano— è dedicata ai Giochi Olimpici del 1968, per i quali Olivetti venne incaricata dell’allestimento dell’intero sistema mediatico dell’evento, dal progetto architettonico delle 19 sale stampa, il disegno degli arredi e la progettazione dei materiali promozionali, fino alla campagna pubblicitaria della manifestazione.

Nel corso della mattina hanno inoltre avuto luogo all’Università Anáhuac la conferenza magistrale di Ludovica Serafini, Testimonial e Ambasciatrice del Design Italiano in Messico per il 2023, e una tavola rotonda nella quale diverse voci italiane e messicane hanno discusso della storia e dell’attualità dell’esperienza di Olivetti (ANSA).

puntodincontro.mx




Haiti sempre più violenta: Medici senza Frontiere chiude l’ospedale di Cité Soleil

download

downloadL’ong Medici senza frontiere (Msf) ha annunciato oggi l’abbandono “temporaneo” dell’ospedale Cité Soleil nella capitale di Haiti, Port-au-Prince, a causa dell’escalation di violenze che rende la situazione attualmente “insostenibile” dal punto di vista della sicurezza.

“Di fronte a rischi insostenibili per la sicurezza siamo costretti a chiudere temporaneamente l’ospedale” si legge in un comunicato dell’ong, dove si sottolinea che “dal 28 febbraio la violenza si è diffusa in tutta Port-au-Prince, lasciando sotto il fuoco incrociato coloro che sono rimasti” e “senza altra scelta che fuggire”.

Nella nota si afferma che sono in corso “violenti scontri tra gruppi rivali pesantemente armati che si svolgono a pochi metri dal complesso ospedaliero” e che in tali condizioni Msf “non è più in grado di garantire la sicurezza dei pazienti o del personale”.

L’ong si dichiara consapevole che la decisione “avrà un grave impatto sulla gente di Cité Soleil” e che si vede costretta a prendere la decisione suo malgrado.
“Msf lavora ad Haiti da oltre 30 anni, abbiamo chiesto pubblicamente di fermare i combattimenti intorno all’ospedale e di rispettare le attività mediche, in modo che il personale possa riprendere il proprio lavoro il prima possibile e continuare a fornire assistenza sanitaria alle persone di Cité Soleil”, prosegue il comunicato.
L’ong denuncia che, a causa della ripresa della guerra tra le fazioni armate dell’isola, il numero dei pazienti è aumentato in modo significativo in tutti i centri ospedalieri da loro gestiti.
“Negli ultimi giorni, le nostre squadre hanno ricoverato fino a 10 volte il numero abituale di persone con ferite da arma da fuoco. Da quando sono ripresi i combattimenti nel quartiere di Bel Air il 28 febbraio, abbiamo accolto molti bambini, donne e anziani”, dice il dottor Freddy Samson, responsabile dell’attività medica di Msf.
“È terribile vedere il numero delle vittime collaterali di questi scontri. È difficile dire quante persone siano ferite in totale in tutta la città perché molte persone sono troppo terrorizzate per lasciare i loro quartieri”, ha aggiunto.
(ANSA).




8 Marzo, la Festa che non c’è. Già 20 donne uccise da inizio anno

07b4ecfaa92734963c0f233342f2c1c9

07b4ecfaa92734963c0f233342f2c1c9L’8 marzo si dice sia la Festa della Donna ma ancora una volta c’è poco da festeggiare ed allora preferiamo raccontare la Giornata Internazionale della Donna per porre i riflettori sulla condizione femminile: un anniversario ancora segnato dai femminicidi (sono già 20 le donne uccise da inizio 2023), dalla violenza fisica, psicologica e economica in una società dove la donna ancora fatica a sedere in posti apicali, ha poca rappresentanza in politica e continua a dover scegliere tra famiglia e lavoro.

È “giusto” che le donne possano esprimere le “loro capacità in ogni ambito, non solo in quello familiare, ed essere remunerate in modo uguale agli uomini a parità di ruolo, impegno e responsabilità. I divari che ancora sussistono sono una grave ingiustizia”. Lo afferma il Papa nella prefazione al volume “Più leadership femminile per un mondo migliore: il prendersi cura come motore per la nostra casa comune”, pubblicata dalla Stampa. “Questi divari, insieme con i pregiudizi verso le donne sono alla base della violenza sulle donne. Ho in molte occasioni condannato questo fenomeno” perché “la violenza sulle donne è una piaga aperta frutto di una cultura di sopraffazione patriarcale e maschilista. Dobbiamo trovare la cura per sanare questa piaga, non lasciare sole le donne”, conclude il Papa.

ansa.it




Usa: l’Ambasciatrice Zappia in missione a Houston

7cera

7ceraMissione a Houston per l’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, che ieri ha partecipato alla inaugurazione della CERAweek, primaria rassegna annuale USA sull’energia, mentre domenica sera ha preso parte al lancio dell’VIII edizione del “Taste of Italy”, fiera dedicata esclusivamente all’agroalimentare italiano.
La CERAWeek comprende un’ampia rassegna di incontri e di eventi con la partecipazione di speaker istituzionali tra cui l’Inviato Speciale USA per il Clima, John Kerry e la Segretaria all’Energia Jennifer Granholm, nonché dei vertici dei principali gruppi industriali del settore, tra cui l’ENI per l’Italia.
L’Ambasciatrice, inoltre, è intervenuta domenica sera a Houston all’evento di lancio di “Taste of Italy”, organizzata dalla Camera di Commercio Italo-americana e che vede quest’anno la partecipazione di oltre sessanta imprese dell’agroalimentare provenienti dall’Italia – in prevalenza PMI – e i principali gruppi di distributori e ristoratori provenienti da vari Stati USA oltre che dal Texas. Sono previsti in totale oltre 300 partecipanti alla manifestazione.
“Houston ospita in questi giorni la leadership italiana in campo energetico, con grandi gruppi come ENI e altre imprese altamente innovative, e allo stesso tempo l’eccellenza dell’agroalimentare italiano, con produttori legati al territorio, che coniugano autenticità, tradizione e innovazione” ha commentato l’Ambasciatrice Zappia, aggiungendo che “il sistema Italia negli Stati Uniti lavora a sostegno di queste realtà per continuare a rafforzare la presenza di eccellenze italiane negli USA”. (aise) 




Il Reddito di Cittadinanza ha i giorni contati

++ emendamento costa reintroduce reati per reddito cittadinanza

++ emendamento costa reintroduce reati per reddito cittadinanza

Il reddito di cittadinanza potrà essere chiesto fino al 31 agosto 2023 e comunque potrà essere erogato al massimo solo fino a fine anno. Lo si legge nella bozza di testo sul nuovo sussidio contro la povertà che si chiamerà Mia, Misura di inclusione sociale, e sostituirà il Reddito, un provvedimento in 12 articoli che di fatto separa le platee tra famiglie con over 60, minori o disabili e quelle senza queste categorie.

Anche i minorenni con almeno 16 anni saranno tenuti all’obbligo di partecipazione attiva, formazione e lavoro nel nuovo sussidio contro la povertà se non impegnati in un percorso di studi. È quanto emerge dalla bozza di riforma del Rdc. Nel Mia sono tenuti a questo obbligo “tutti i componenti il nucleo familiare maggiorenni ovvero minorenni che abbiano adempiuto agli obblighi scolastici”. Sono esclusi dall’obbligo i beneficiari della Mia over 60, nonché i componenti con disabilità. Possono essere esonerati dall’obbligo i componenti con carichi di cura (figli minori di tre anni di età o disabili in condizioni di gravità).

Nel nuovo sussidio contro la povertà i minori saranno esclusi dalla scala di equivalenza e avranno diritto, se usufruiscono dell’assegno unico e universale, di 50 euro al mese nel Mia in quota fissa. Lo si legge nella bozza di riforma del Reddito di cittadinanza. “Il parametro della scala di equivalenza – si legge nella bozza – è pari a 1 per il primo componente adulto del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne che non usufruisce dell’assegno unico e universale, fino a un massimo di 2,1 e ulteriormente elevato a 2,2 in presenza di componenti in condizione di disabilità grave o non autosufficienza. I componenti minorenni o maggiorenni che usufruiscono dell’assegno unico e universale non sono conteggiati nella scala di equivalenza e, per ciascuno di essi, è riconosciuto un importo mensile della Mia in misura fissa, pari ad euro 50. Non sono conteggiati, altresì, nella scala di equivalenza i componenti per tutto il periodo in cui si risiedono in strutture a totale carico pubblico”.

Cgil, preoccupazione e perplessità su bozza riforma – La Cgil esprime “preoccupazione e perplessità” sulla bozza di riforma del Reddito di cittadinanza che introduce un nuovo sussidio contro la povertà che dovrebbe chiamarsi Mia, Misura per l’inclusione attiva. “Non condividiamo il metodo e il merito – spiega la segretaria confederale Daniela Barbaresi – non siamo stati chiamati su una partita importante che richiederebbe un confronto approfondito. Siamo in una situazione delicata con l’inflazione che avanza e colpisce soprattutto le famiglie in una situazione di povertà, il tema è prioritario. Quanto al merito – prosegue – la povertà è un fenomeno complesso, non basta la presa in carico dal punto di vista economico. C’è il disagio abitativo, la povertà educativa, ci vuole una presa in carico complessiva. Andrebbe poi chiarito l’aspetto economico. Dalla prima lettura il giudizio non è positivo”.

Freni, con Mia passiamo da sussidio a politiche attive – “Il Mia nasce dalla volontà di risolvere il tema delle politiche attive e di spostare quello che oggi è un sussidio sul tema della politica attiva. Quindi, ovviamente, non è una retromarcia. Si era detto che si sarebbe cambiato il Reddito di cittadinanza. Si era detto che si sarebbe immaginata una misura che avrebbe consentito a chi non può lavorare di essere sostenuto e a chi non vuole lavorare di dover lavorare per forza, se la vuole. E questo si sta facendo. Con il Mia ci sarà, entro certi limiti, con determinate possibilità, la concorrenza tra lavoro e Reddito di cittadinanza”. Lo ha detto Federico Freni, sottosegretario al ministero dell’Economia, parlando ad Agorà Rai Tre.

Tridico: ‘Un errore toglierlo a chi non ha lavoro’ – “Per i cosiddetti non occupabili cambia poco, il reddito di cittadinanza si conferma essere fondamentale come contrasto alla povertà. C’era da fare un lavoro sulle politiche attive, su tutto ciò che c’è attorno alla misura e questo mi sembra che vada nella giusta direzione”. È quanto ha detto il presidente dell’Inps Pasquale Tridico a 24 Mattino su Radio 24, in una prima valutazione della possibile riforma del reddito di cittadinanza in cantiere da parte del governo Meloni. Tridico ha sottolineato inoltre che “il reddito minimo è una misura prevista dall’Unione Europea, tutti coloro che stanno al di sotto di una certa soglia devono avere un reddito. L’Italia dovrà fare i conti con le direttive della Commissione Europea sul reddito minimo, consentire a coloro che pur non trovando il lavoro perdono il reddito. Mi sembra effettivamente una grande criticità”. “Noi abbiamo tanti inattivi e abbiamo progetti di inclusione che spesso non vengono svolti da Comuni e centri per l’impiego – ha sottolineato ancora – qui mi sembra che ci sia una spinta molto forte in questa direzione”.

Secondo le anticipazioni del Corriere ci sarà comunque una stretta sul sussidio anche per le famiglie senza persone occupabili. Per queste potrebbe arrivare la riduzione del contributo per l’affitto, oggi fissato al massimo a 280 euro al mese, ma anche la riduzione della durata dell’assegno dopo la prima richiesta. Al momento il Reddito di cittadinanza si può chiedere senza limiti solo aspettando un mese tra una domanda e l’altra (la durata per ogni domanda se non cambiano le condizioni della famiglia è di 18 mesi) mentre la nuova misura potrebbe prevedere la riduzione della durata per la seconda domanda a un anno. Per le famiglie con persone occupabili la durata dovrebbe scendere a un anno per la prima domanda e a sei mesi per la seconda. Se poi si vorrà fare una terza domanda si dovrà aspettare un anno e mezzo. Il nuovo sistema dovrebbe essere pensato per spingere le persone quanto più possibile a cercarsi un lavoro estendendo la possibilità di mantenere l’assegno a fronte di retribuzioni fino a 3mila euro l’anno a tutti i tipi di lavoro dipendente. La nuova misura dovrebbe rivedere anche il requisito sugli anni di residenza in Italia necessari per ottenere il sussidio portandoli da 10 a 5 rispondendo così alle richieste dell’Unione europea e dovrebbe modificare la scala di equivalenza che ha prodotto disparità a favore dei nuclei con un solo componente e a scapito delle famiglie numerose (il primo componente ora vale uno a fronte dello 0,2 dei minori).




L’Europa boccia l’auto elettrica

204310028 6927e9bd eb33 442f 9f07 13c3ee74cb9f

204310028 6927e9bd eb33 442f 9f07 13c3ee74cb9fIl voto alla riunione degli ambasciatori Ue sul Regolamento che prevede lo stop dal 2035 alla vendita di auto nuove diesel e benzina è stato rinviato a data da destinarsi. “Il Coreper (la riunione degli ambasciatori) tornerà sulla questione a tempo debito”. Lo rende noto un portavoce della presidenza svedese dell’Unione.

Oggi doveva tenersi il voto degli ambasciatori in vista del via libera definitivo in programma al Consiglio di martedì. Tuttavia le perplessità della Germania, unita alla contrarietà di Polonia e Italia (e l’astensione di Bulgaria) hanno fatto saltare tutto l’iter. Il Parlamento europeo aveva già dato la sua approvazione finale il 14 febbraio scorso.

Il braccio di ferro

Il rischio è che il provvedimento, uno dei più simbolici e importanti della legislatura, riceva un’imbarazzante bocciatura. E per evitare questo scenario, la presidenza svedese dell’Ue ha optato per un nuovo rinvio, come già avvenuto mercoledì. Prende tempo per fornire ulteriori garanzie a Berlino in particolare sul ruolo che possono avere i biocarburanti per azzerare le emissioni inquinanti.

Il quadro si è complicato da quando – martedì sera – il Governo italiano ha fatto sapere che voterà contro il regolamento. Con l’astensione di Germania e Bulgaria e la contrarietà di Polonia e Italia il provvedimento (che richiede una maggioranza qualificata, 55% dei Paesi che rappresentino il 65% della popolazione) non passa.

La posizione dell’Italia

Il ministro per le Imprese e il Made in Italy, a Bruxelles per il Consiglio Competitività, ha confermato la posizione. E ha chiarito che allo stato attuale non c’è nulla che Bruxelles possa offrire per fargli cambiare idea.

L’Italia vota contro come segnale per quanto riguarda tutta l’attività che la Commissione, le istituzioni europee, faranno, e faremo insieme a loro, nei prossimi mesi che riguarderanno gli altri dossier che sono ancora aperti. Non soltanto quelli inerenti l’automotive ma anche quelle inerenti il packaging piuttosto che l’eco-tessile, dossier nei quali noi chiediamo ragionevolezza”, ha spiegato l’esponente del Governo Meloni, orgoglioso del fatto che “l’Italia è tornata in campo come grande Paese, fondatore dell’Unione europea, che sa bene quali siano davvero il sentimento e la necessità di questo Continente”. “Noi siamo un Governo pragmatico che guarda innanzitutto agli interessi nazionali e alla sostenibilità del sistema sociale che è conseguenza della sostenibilità del sistema produttivo. E vorremmo che altrettanta consapevolezza e ragionevolezza ci siano nelle Istituzioni europee”, ha spiegato

Tuttavia qualche margine di trattativa c’è e soprattutto ci sarà nel 2026 con la revisione generale (prevista nel Regolamento che è ai voti) ma soprattutto perchè ci saranno un nuovo Parlamento europeo e una nuova Commissione che secondo Urso sarà “più capace di interpretare a fondo quali siano gli interessi e gli ideali della nostra casa comune europea”.

“Non mettiamo in dubbio le date del 2035 o del 2050. Noi chiediamo che ci sia una riflessione sulla base di dati concreti che sono sotto gli occhi di tutti e che hanno portato le associazioni di imprese europee e i lavoratori europei a chiedere un cambio di passo alla Commissione”, ha evidenziato il ministro. Noi tuteliamo l’impresa e il lavoro italiano ed europeo e credo che sia questo uno dei punti fondamentali di un’Europa che voglia essere solidale e competitiva a livello globale”.

E ciò vale in particolare per la neutralità tecnologica su cui insistono tanto Roma e Berlino. “Chiediamo che siano modificate le tappe e le modalità a quegli appuntamenti affinchè siano sostenibili. Per esempio non vediamo perchè debba essere considerata soltanto l’elettricità. Non è una religione, è una tecnologia come altre. Se altre tecnologie, per esempio pensiamo ai biocombustibili, possono permetterci di raggiungere lo stesso obiettivo perché non dobbiamo utilizzarle?”, ha chiesto Urso.

L’altro elemento di critica rivolta alla strategia europea attuale è la scarsa disponibilità di terre rare e materie prime, indispensabili per la transizione green, ma attualmente custodite nelle mani della Cina. “Non possiamo passare dalla subordinazione all’energia fossile della Russia che stiamo pagando a caro prezzo, e lo stanno pagando soprattutto gli ucraini che combattono quella guerra anche a nome nostro, a una subordinazione alle materie prime che sono appannaggio della Cina e alla tecnologia green che oggi in gran parte si realizza in Asia”, ha avvertito il ministro per le Imprese. “Passeremmo dalla padella alla brace. Non ce lo possiamo permettere, non possiamo lasciare ai nostri figli questa eredità”.

agi.it

 




Denise Pipitone: DNA su una ragazza della Bosnia

denise: legale madre, depositati in procura esami olesya

denise: legale madre, depositati in procura esami olesya

“Siamo stati informati ieri sera per mezzo dei vari messaggi che ci sono pervenuti. Non eravamo a conoscenza di nulla. Rimaniamo in attesa di eventuali notizie concrete, sempre con i piedi a terra. Non possiamo permetterci illusioni dolorose”. È quanto scrivono sul loro profilo social Piera Maggio e Pietro Pulizzi, genitori di Denise Pipitone, la bambina scomparsa il 1 settembre 2004 a Mazara del Vallo. L’intervento dei genitori della bimba scomparsa è avvenuto dopo che, ieri sera, durante la trasmissione televisiva ‘Quarto grado’ è stata data la notizia che i carabinieri avrebbero prelevato in un campo rom a Roma il dna di una ragazza bosniaca di 20 anni che potrebbe essere Denise Pipitone.

Sono fughe di notizie che colpiscono al cuore una madre e un padre in attesa. E queste cose non dovrebbero accadere”. Lo dice all’ANSA l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio e Pietro Pulizzi. Ieri sera, durante la trasmissione tv ‘Quarto grado’, in onda su Rete 4, è stata data la notizia che i carabinieri avrebbero prelevato un campione salivare da una ragazza 20enne di origini bosniache che vive in un campo rom nella Capitale.

ansa.it




New York. La cucina napoletana al West Village

img 3368 1140x815

downloadSi respira aria di mare nella serata organizzata dall’Accademia Italiana della Cucina al ristorante Mr. Capri sull’ottava strada.

Prodotti tipici della Campania e aromi freschi hanno accompagnato un menù studiato per convincere i giurati presenti tra i tavoli (tra cui il Console Cesare Bieller e il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Fabio FInotti), che hanno assaggiato e dato il loro voto a un entree di zucchine, vongole e bottarga, un antipasto di parmigiana di melanzane, un risotto agli agrumi e gamberi, un coniglio all’ischitana e infine la più classica delle delizie al limone.

img 3368 1140x815Il tutto accompagnato da vini della zona: Capafresca, Rosé extra dry, Taurasi Terradora Single Vineyard,
Greco di Tufo Terradora e Montevetrano Colli di Salerno.

Cucina di qualità per gli ospiti di un’accademia che proprio nel 2023 compie settant’anni. Il 29 luglio 1953, infatti, all’Hotel “Diana” di Milano, Orio Vergani, Dino Buzzati, Luigi Bertett, Marino Parenti fondarono il gruppo, che sei anni dopo aprì a New York la prima delegazione all’estero.

Nata con l’obiettivo di proteggere e promuovere la tradizione gastronomica italiana sia in Italia che all’estero, l’Accademia ha creato nel tempo diversi programmi, tra cui un centro di studi, attività editoriali e degustazioni. A New York ha due “anime”: oltre a quella che ha organizzato la serata a Mr. Capri, c’è anche quella di Soho, diretta da Berardo Paradiso.

Un’istituzione che ha anche un ruolo formativo, nel momento in cui, dopo lo studio approfondito dei problemi che interessano la gastronomia italiana, formula proposte e pareri su richiesta di uffici pubblici, enti, associazioni e istituzioni, operando per promuovere iniziative che possano contribuire a far conoscere i valori tradizionali della cucina italiana.

A New York, la delegata Roberta Marini, insieme alla sua squadra affiatata, porta avanti i valori dell’Accademia cercando nella città le realtà che ogni giorno lavorano per portare la vera Italia, quella della qualità e delle tradizioni, anche negli Stati Uniti. Lo fa scoprendo locali e muovendosi tra i vari quartieri della città. Non solo Manhattan, infatti, tra le mete visitate dagli Accademici, ma anche Brooklyn e il Queens: un modo per far comprendere ai newyorkesi, di origine o di adozione, come l’eccellenza si trovi anche oltre le classiche vie del centro città.

Nel caso di Mr. Capri, però, non è stato necessario spostarsi. Ispirato all’isola di cui porta il nome, il ristorante porta i sapori delle coste nel West Village. Due sale che contengono in totale circa 75 persone, curate dal proprietario Alessandro Passante e da suo fratello Mario Passante, direttore culinario del locale. Sono cresciuti da una famiglia di ristoratori, con una madre chef che gli ha insegnato i trucchi del mestieri, e si sono specializzati nella cucina regionale caprese: piatti di pesce, pasta e una varietà di cocktail da abbinare alle ordinazioni in perfetto stile americano.

Risotto gamberi e agrumi

Anche l’arredamento, curato dallo Studio Valerius, è luminoso e curato, con richiami alla bellezza dell’isola ed elementi decorativi importati direttamente Capri.

“Un piacere essere qui stasera – ha commentato la Delegata Marini – e poter presentare davanti a tutti voi il nostro nuovo libro Italian Cuisine in Comics, un regalo per chiunque voglia imparare i segreti della cucina italiana divertendosi”.

Applausi e soddisfazioni tra i circa 40 ospiti della serata, che per qualche ora, in una fredda serata newyorkese, si sono sentiti avvolti dal calore del sole di Capri.

da La Voce di New York