Tragedia nel mare di Crotone, 45 morti

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104709156 f07a16a3 9bcb 4b37 b876 d7803853f0bfIl Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il proprio “dolore” per la tragedia avvenuta all’alba di oggi davanti alle coste di Steccato di Cutro, a una ventina di chilometri da Crotone: “È indispensabile – ha affermato – che l’Unione Europea assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani, impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie, nel sostegno alla cooperazione per lo sviluppo dei paesi da cui i giovani sono costretti ad allontanarsi per mancanza di prospettive”.

Per il Capo dello Stato “è una ennesima tragedia del Mediterraneo che non può lasciare nessuno indifferente”.

Intanto Proseguono le ricerche in mare. Impegnate motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.

Un bambino di 7 anni e un altro di pochi mesi sono finora tra i morti accertati ma il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi. Il barcone dei migranti, che era molto carico, si è spezzato in due a causa del mare molto agitato. Molte persone risultano ancora disperse.

Le forze di polizia ritengono che sul barcone  viaggiassero tra i 150 e i 180 migranti, provenienti per lo più da Iran, Pakistan e Afghanistan.

Sono 80 i migranti finora tratti in salvo di cui 21 ora in ospedale. Accovacciati tra le dune basse di sabbia e la vegetazione mediterranea, avvolti nelle coperte termiche fornite dai soccorritori, i volti terrei scrutano a pochi metri di distanza i cadaveri allineati sulla battigia, coperti da lenzuola, vicino ai pezzi di legno che rimangono del vecchio motopeschereccio andato in frantumi. Tra i superstiti tanti ragazzi, minorenni, ma non bambini: i più piccoli sono morti annegati quando il barcone sul quale viaggiavano tra i 150 e i 180 migranti, è stato sbattuto contro gli scogli dal mare molto agitato. Al momento la macchina dei soccorsi, carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza, vigili del fuoco, personale del 118, è impegnata a recuperare altri cadaveri dalle acque vicino alla riva.

migranti naufragio crotone 43 vittime
© Simone Puccio

La spiaggia nel crotonese dove sono stati rinvenuti i corpi

“Prego per ognuno di loro, per i dispersi e per gli altri migranti sopravvissuti”. Così Papa Francesco al termine dell’Angelus. “Ringrazio quanti hanno portato soccorso e coloro che stanno dando accoglienza. La Madonna sostenga questi nostri fratelli e sorelle”.

agi.it




New York. Il Made in Italy alla Fiera del Coterie

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downloadSponsorizzati dall’Italian Trade Agency (ITA) – l’ente che promuove il commercio estero – settanta marchi italiani del settore abbigliamento e accessori donna, dal 20 al 23 febbraio hanno occupato buona parte dei trentamila metri quadrati degli spazi espositivi.

Coterie, con ricorrenza semestrale, offre visibilità ad aziende provenienti da tutto il mondo e rappresenta una delle principali manifestazioni internazionali del settore moda.

La prima edizione del 2023, pero, sembra essere partita in salita con i corridoi meno affollati del solito. La tre giorni, difatti, solitariamente si svolge durante la settimana della moda di New York quando si se concentra en città buyer e osservatori del settore. Stavolta, invece, è avvenuta mentre a Milano partiva la fashion week. Comprensibili alcuni toni scontenti visto che gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato extraeuropeo per il “Made in Italy”.

Fiat 500 al Coterie / foto F. Troiano

Dopo il lungo period di blocco causato dalla pandemia da Covid 19, l’Italian Trade Agency infatti si vede particularmente impegnata nell’organizzazione di eventi di sponsorizzazione e networking per le aziende italiane del settore moda.

Il direttore Antonino Laspina conferma gli sforzi in un comunicato ufficiale: -“ITA si impegna a sostenere i nostri brand ed è fortemente coinvolta, non solo in senso economico, ma anche emotivo. È una gioia sosteniendoe le loro vittorie e ne abbiamo viste alcune importanti ultimamente. I nostri marchi presenti a Coterie passati e di oggi sono stati accolti da rivenditori di fama mondiale di altissimo livello, come Saks Fifth Avenue”.

Nel 2022 gli Stati Uniti hanno importato prodotti dall’Italia per un valore di 13,34 miliardi di dollari, con una crescita del +10,4% rispetto al 2021 che supera di oltre il 48% il valore importato nel 2019 pre-pandemia. L’Italia, con una cuota de mercato che sfiora il 5%, si colloca al quarto posto nel 2022 tra i principali Paesi fornitori degli Stati Uniti, dopo China (11%), Vietnam (33%) e India (10,4% ).

Il Direttore dell’ICE Antonino Laspina

Rispetto alla passata edizione di settembre, gli stand nostrani – incrementati di un terzo con diversity new entry – sono stati anche di fattura più importante. Il bresciano Maurizio Miri, alla prima esperienza Coterie, ha portato a New York giacche e tailleur che rimandano alle tendenze dell’alta moda.

Tessuti in preziosa fibra di bambù, lane e bottoni in filigrana realizzati esclusivamente in Italia, danno il senso della dimensione sartoriale. Al design, pari a quello dei grandi brand, Miri ha accostato l’unicità di un taglio da lui stesso brevettato. “I revers delle giacche sono realizzati a taglio vivo – ci ha spiegato il designer – ma solo per l’occhio, perché all’interno (del taglio) seppure impercettibili ci sono le cuciture. Questo impedisce al capo di sfilacciarsi, un dettaglio rilevante se parliamo di precisionzza nella confezione di un abito”.

Il marchio Salvatore Martorana, invece, ha puntuado a catturare i buyer statunitensi con cashmere di alta sartorialità italiana e, in particolare, siciliana. La línea Nuvola esposta al Javits Centre es una colección preciosa de capispalla realizada en cachemira doppio. Due pezzi di tessuto sovrapposti che grazie ad un ago speciale vengono “fusi” così da sembrare un’unica stoffa. Da qui cappotti reversibili dalle linee morbide classiche e giacche prese in prestito dal guardaroba maschile, capi che evocano una moda senza tempo. Palette dai toni della terra, dal bianco al beige e al cammello, sfumature di blu accostate al verde, parlano di raffinatezza.

“La nostra azienda parte dal prestigio del lavoro sartoriale e su misura dei nostri padri – ci ha raccontato il proprietario, Nicola Martorano – l’innovazione risiede nella conoscenza profonda del cashmere e nella scelta di allargare i confini con l’impiego di questa fibra e con sue qualità. Insieme a questo, la manifattura pone i nostri capi in un settore cosiddetto di nicchia, motivo per cui negli Stati Uniti aspiriamo a coinvolgere adquirenti della distribuzione di lusso”.

stand Giada Curti al Coterie / foto F. Troiano

Direttamente da Altaroma, invece, la diseñadora Giada Curti. Con alle spalle anni di realizzazioni y passerelle haute couture per la kermesse dell’alta moda romana, la stilista laziale è arrivata a New York determinata ad espugnare il mercato a stelle e strisce.

Lussuosi capi da sera, gone in seta a stampa floreale e lurex pastello, perfetti anche per il giorno. Una collezione resort pensata per le passerelle più esigenti del fashion. Già presenta nelle boutique degli Hamptons a Long Island e en Texas, la Curti ha i requisiti perfetti per conquistare gli USA.

Una fotografatissima cinquecento rossa straripante di fiori, posta nella lounge al centro del Padiglione Italia, ha rievocato lo stile di vita italiano. Calzature, borse, cinture, guanti e bijoux lo hanno fatto risplendere. Francesco, del brand napoletano Artigiano del Guanto si è detto entusiasta di essere ritornato a Coterie. “È la nostra seconda volta. No nostante la sorpresa del cambio di date, questa kermesse ha confermato che il nostro lavoro è apprezzato. I nostri buyer sono tutti ritornati e più entusiasti”. Il laboratorio in attività da cinquanta anni realizza guanti per marchi come Giorgio Armani, Coccinelle y Max Mara. Ogni esemplare è fatto a mano con procedimiento antiche, dallo stretching della pelle, alla cucitura e alle applicazioni.

Stand Artigiano del guanto al Coterie /foto F. Troiano

Caratteristiche similar appartengono al brand Mela Jewelry che impiega l’artigianato di alto livello per le perle barocche. Manuela Girone y Francesco Di Tommaso, moglie y marito sono i fondatori e la forza creativa dietro al marchio di Bari già realtà robusta negli Stati Uniti, dove continua ad attrarre adquirenti. I materiali grezzi di altissima qualità come perle e pietre semipreziose, incastonate e attorcigliate a seta, cotone e corda rendono le loro creazioni sostenibili.

Così come sostenibile è il marchio RE49, brand friulano delle calzature realiza interamente con materiali di riciclo. Tele di ombrelloni, neumaticos, materiale delle vele delle imbarcazioni fino al jeans y ai tessuti degli interni auto. La giovane azienda è finalista del premio Compasso d’Oro y già vincitrice di premi en Nord Europa. RE49 si è presentata a Coterie per la prima volta, con tutte le caratteristiche perché gli USA, dove l’economia circolare è una realtà forte, li accolgano con successo.

Filomena Troiano – La Voce di New York

Stand Re49 al Coterie /foto F. Troiano



New York. È italiano l’autore del Charging Bull

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downloadÈ una mattinata gelida a Bowling Green, nel cuore del distretto finanziario di New York. Il sole splende nel cielo, ma la temperatura sfiora lo zero. È il freddo dell’inverno newyorkese, che quest’anno è stato clemente con la città ma che a tratti torna a farsi sentire.

Eppure, in fila come soldatini, decine di persone aspettano il loro turno per farsi una foto. Vogliono tutte lo scatto con il Charging Bull, il toro di bronzo che dal 1989 è simbolo del potere di Wall Street. “Sapete chi è lo scultore?”, chiediamo ai turisti pronti con il telefono in mano. C’è una coppia di francesi, una donna brasiliana, un gruppo di turisti cinesi e due amici della Florida: nessuno sa la risposta.

“È Arturo Di Modica, un italiano”. A spiegarlo è Antonino Laspina, che insieme a Luciano Moresco, Fabrizio Bartolizzi, Dionisio Cimarelli e Nicola Fiasconaro porta avanti da mesi un progetto per creare un’associazione che mantenga in vita la memoria del maestro siciliano venuto a mancare il 19 febbraio 2021.

Arturo Di Modica – wikimedia

Nato a Vittoria il 26 gennaio 1941, Modica si trasferì a New York nel 1973, a poco più di trent’anni, aprendo uno studio a Crosby Street, nel bel mezzo di Soho. L’idea del toro arrivò nel 1987, dopo aver assistito al crollo del mercato azionario, e per la realizzazione impiegò due anni.

“Se la autofinanziò – racconta Laspina – e il 14 dicembre dell’89, quando ormai era buio e per strada le persone iniziavano a farsi più rade, si presentò a Wall Street con la statua sul retro di un camion, posizionandola illegalmente fuori dal New York Stock Exchange Building”.

Un’azione sovversiva fatta senza alcuna garanzia di successo, tanto che la polizia, qualche ora più tardi, rimosse la statua e la posizionò a Bowling Green, con la promessa di levarla presto dalla strada. Ma l’attrattiva del toro furente fu da subito troppo forte.

I passanti iniziarono ad essere incuriositi da quel blocco di bronzo da 3.200 chili e in poco tempo lo fecero diventare un’attrazione turistica. Il successo fu immenso: da quel punto, The Charging Bull, non venne mai più mosso.

Oggi è una delle attrazioni più visitate di New York, ma agli occhi della gente rimane senza autore. Così, grazie anche al fondamentale sostegno di Stefania Drago, moglie di Arturo Di Modica, Laspina, Moresco, Bartolizzi, Cimarelli e Fiasconaro hanno iniziato la loro campagna.

Turisti davanti al Toro di Wall Street – Foto di Terry Sanders

Sono partiti dalle autorità newyorkesi, rendendole consapevoli della fama che Di Modica, con la sua opera, ha portato alla città. “L’idea è quella di arrivare a una valorizzazione della figura dell’autore – continua Laspina – che comprenda non solo il Toro di Wall Street, ma anche tutte le altre sue opere disperse nelle gallerie di tantissimi collezionisti, arrivando a farne un censimento completo della produzione. Se tutto funziona come previsto, dovremmo arrivare entro qualche anno ad organizzare mostre e convegni a lui dedicati”.

Tutt’attorno, mentre parla, le persone davanti al toro continuano ad aumentare e i banchetti a vendere riproduzioni in plastica dai prezzi poco convenienti. “Quanto per questa?”, chiediamo ad un venditore. “80 dollari”, risponde, e dal tono con cui lo dice sembra abituato a venderne parecchi.

“Oltre alla simbologia – specifica Laspina – la scultura è anche una testimonianza perfetta di quanto l’Italia sia in grado di esprimere talenti artistici anche in epoca contemporanea, capaci di interpretare i valori dei giorni nostri e trasformarli in opere iconiche”. Un modo per far comprendere ai turisti come l’arte italiana non si limiti soltanto alla ben nota espressione rinascimentale, ma spazi anche di epoca in epoca fino ai giorni nostri.

”Grazie della spiegazione – dice un turista a Laspina – non l’avevo mai sentita”. L’obiettivo è che questa frase non venga ripetuta più.

Le statuette del Toro di Wall Street – Foto di Terry W. Sanders

Nicola Corradi per La Voce di New York




Italia e Repubblica Dominicana: il viaggio di Juan Bosch in Europa prima del 27 febbraio 1963

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logo el nuevo diario 2020Il 27 gennaio 1963, per la prima volta, un presidente della Repubblica Dominicana si trovava nella penisola italiana, e scrivo la parola presidente perché quel giorno Juan Bosch in quella condizione o status tenne un incontro ufficiale con il Presidente della Repubblica d’Italia dopo aver trionfato con il 60 per cento dei voti del popolo dominicano alle elezioni del 20 dicembre 1962.

Juan Bosch doveva insediarsi il 27 febbraio 1963, e già a gennaio era in viaggio con il trattamento riservato ai capi di Stato, proprio mentre il presidente della Repubblica italiana Antonio Segni lo riceveva al Quirinale. Entrambi i leader hanno anche pranzato con le rispettive mogli.

Nella storia dominicana e mondiale, solo in circostanze eccezionali un Capo di Stato si è insediato nel giorno in cui si celebra la data dell’Indipendenza o della fondazione di detto Stato, e Bosch ha avuto la fortuna di prestare giuramento il 27 febbraio come Presidente della Repubblica dominicano.

La sua visita in Italia è stata preceduta da un incontro a inizio gennaio a Washington con il Presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy, ed è stato successivamente ricevuto anche in Europa dal Presidente della Francia Charles De Gaulle, dal Cancelliere Capo del governo tedesco Konrad Adenauder e dal primo ministro inglese Harold McMillan.

L’importanza dell’Italia nella storia dominicana:

downloadJuan Bosch è stato il primo presidente dominicano che in quella condizione o status politico ha visitato l’Italia e la stessa Europa. Rafael Trujillo visitò la Francia per la prima volta nel 1939, ma non era più Presidente della Repubblica.

Prima di Bosch, nessun altro presidente dominicano era stato nel vecchio continente per conto del governo della Repubblica Dominicana.

Negli ultimi anni è già stata prestata attenzione al ruolo svolto dall’Italia nella genesi del popolo dominicano e della nazione dominicana.

L’Italia è la penisola italiana e la sua gente, la sua cultura, le sue diverse entità statali che da secoli sono identificate con questo nome in tutta Europa e nel mondo.

Dal punto di vista dell’organizzazione dello Stato, lo Stato italiano è in realtà relativamente giovane: fu fondato nel 1861 come Regno d’Italia e divenne Repubblica d’Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale, avvenuta tra il 1939 e il 1945.

Per stabilire il rapporto tra il popolo dominicano e la nazione e l’Italia come sempre, dobbiamo evidenziare la presenza di Cristoforo Colombo (Cristoforo Colombo), navigatore genovese, nella scoperta e conquista dell’isola di Hispaniola.

Continuiamo con la menzione del primo arcivescovo residente nella città di Santo Domingo, attuale capitale della Repubblica Dominicana. Si chiamava Monsignor Alessandro Geraldini, di Amelia, Italia. Fu con Geraldini che iniziò la costruzione della prima Cattedrale d’ America, centro di espressione della Fede e della cultura cristiana nel Paese.

D’altra parte, vale la pena ricordare che la maggior parte degli storici dominicani si è interessata molto poco allo studio delle somiglianze stabilite da Don Emilio Rodríguez Demorizi tra Juan Pablo Duarte e Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini – Fondatore nel 1831 della Giovane Italia -. Il famoso storico dominicano Emilio Rodríguez Demorizi mette a confronto nel suo libro “En Torno a Duarte” con il fondatore nel 1838 della Società Segreta La Trinitaria, Juan Pablo Duarte, che forse si ispirò anche alle lotte e dalle idee che andava sviluppando Mazzini, precursore dell’idea di una Repubblica d’Italia unita.

Quando Duarte viaggiò attraverso l’Europa meridionale, la Giovane Italia e la Giovane Europa di Mazzini erano in preparazione. Quelle organizzazioni fondate nel 1831 hanno preceduto la Società Segreta La Trinitaria fondata da Duarte nel 1838.

Mazzini era ligure, in particolare di Genova.

Dobbiamo ricordare che un italiano di Genova, Giovanni Battista Cambiaso, è stato uno dei fondatori della Marina Dominicana che ha combattuto nella guerra navale contro gli haitiani per l’indipendenza dominicana.

Cognomi come Billini, Bonetti, Campillo, Imbert, Bonelli e altri provenivano da soldati reclutati dall’esercito di Napoleone inviati nell’isola di Santo Domingo per rimuovere la prima occupazione haitiana dal territorio dominicano: quella di Toussaint L’Ouverture.

Quei soldati e i loro discendenti entrarono poi a far parte delle milizie che combatterono per la nascente organizzazione nazionale.

Difendevano un territorio che era la dimora di un popolo dominicano già esistente, con caratteristiche culturali proprie, perché il Popolo e la Nazione dei Dominicani esistevano già prima che gli haitiani si ribellassero al potere francese nella parte occidentale dell’isola spagnola .

Quando José Núñez de Cáceres proclamò l’Indipendenza alla fine del 1821 all’inizio del 1822, ebbe luogo la Seconda Occupazione haitiana da parte degli schiavi dell’ex colonia francese riuniti nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola.

Dopo che la Repubblica Dominicana fu proclamata e fondata nel 1844 da Juan Pablo Duarte e dai Trinitari, il popolo dominicano (creoli e mulatti che avevano accumulato esperienza militare combattendo contro inglesi, francesi e altri invasori) iniziò le guerre di difesa che consolidarono la loro indipendenza, nonostante le invasioni militari haitiane.

I dominicani di origine italiana furono sempre presenti in quelle lotte per la sovranità nazionale.

L’Italia da allora è sempre stata uno dei Paesi che ha contribuito con tante cose buone allo sviluppo nazionale dominicano.

Victor Manuel Grimaldi Céspedes – da El Nuevo Diario




Rigopiano. Esplode la rabbia dei parenti per le 25 assoluzioni

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162133863 777c9796 b817 469f b8ff c5be6a2f05b6Il gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea ha condannato 5 imputati per la tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola avvenuta 6 anni fa dove hanno perso la vita 29 persone. I condannati sono: l’ex sindaco Ilario Lacchetta a 2 anni e 8 mesi per omicidio plurimo colposo per  la “omissione dell’ordinanza di inagibilità e di sgombero dell’Hotel Rigopiano”.

Condanna a 3 anni e 4 mesi ciascuno per Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio ritenuti responsabili come dirigenti della Provincia  per la loro condotta relativa al “monitoraggio della percorribilità delle strade rientranti nel comparto della S.P. 8, e alla pulizia notturna dalla neve ovvero a quella relativa al mancato reperimento di un mezzo sostitutivo della turbina Unimog  fuori uso, nonché alla mancata chiusura al traffico veicolare del tratto stradale della provinciale nr 8 dal bivio Mirri e Rigopiano”.

Condannati a sei mesi di reclusione ciascuno per falso l’ex gestore dell’albergo della Gran Sasso Resort Bruno Di Tommaso e il redattore della relazione tecnica di intervenire sulle tettoie e verande dell’hotel Giuseppe Gatto.

Condannati, inoltre, in solido gli imputati Ilario Lacchetta, Paolo D’Incecco, Mauro Di Blasio, Bruno Di Tommaso e Giuseppe Gatto al pagamento delle spese processuali.

L’accusa aveva chiesto, invece, condanne per 151 anni di reclusione per i 29 imputati e una società.

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Italia. Sarà emergenza acqua?

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714abc5f756888d6b6bc384a7c116bda“Dati alla mano, è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata”.

Lo dichiara in un comunicato Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di bacino (Anbi), citando dati del Cnr. Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, una percentuale fra il 6% e il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti ad una siccità severa o estrema.

L’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche – si legge ancora nella nota – settimanalmente registra il peggiorare di una situazione, che appare irrimediabilmente compromessa, anche a fronte di prossime e comunque auspicate precipitazioni. L’assenza di pioggia a febbraio torna a fare intravvedere lo spettro della siccità anche lungo le zone
tirreniche dell’Italia centrale.

Le temperature miti del mese in corso fanno sì che il già scarso manto nevoso nelle regioni alpine si assottigli ulteriormente.

Secondo Anbi drammatica la condizione del fiume Po che, lungo tutta l’asta, registra portate al di sotto del minimo storico ed ovviamente inferiori al 2022. Segnali di sofferenza idrica si palesano in Centro Italia,

dove costante è la decrescita di livello del fiume Tevere, dall’Umbria fino alla foce. La portata dell’Aniene è meno della metà della media storica; in calo anche i fiumi Sacco e Liri. Il lago di Bracciano rimane a un livello più basso di 14 centimetri rispetto al 2022. Calano i livelli dei fiumi in Campania, mentre i volumi negli invasi artificiali della Basilicata subiscono una piccola contrazione. Crescono ulteriormente le riserve d’acqua invasata nei serbatoi nel Nord della Puglia.

Per Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi, “accade che al Sud si sia costretti a rilasciare in mare quantitativi d’acqua esuberanti le capacità degli invasi e che al Nord si capitalizzi solo una piccola parte del già iniziato scioglimento delle nevi. Questo, non solo di fronte alle immagini di autobotti già in azione nel Piemonte, ma ad allarmanti segnali provenienti da altre zone d’Europa: dalla Francia, dove si è alla vigilia del razionamento idrico in alcune zone del Paese, alla Gran Bretagna, dove è già iniziato il contingentamento negli acquisti di alcuni prodotti agricoli”.

Per Gargano “è necessario dare il via a interventi per aumentare le riserve d’acqua: dall’efficientamento delle opere esistenti alla realizzazione di nuovi bacini multifunzionali, come previsto dal Piano Laghetti, proposto da Anbi e Coldiretti”.

 




Il Brasile celebra la Giornata dell’Emigrante Italiano

italiani fuggono all'estero. 107mila nel 2015, tanti giovani

italiani fuggono all'estero. 107mila nel 2015, tanti giovani
Il ritratto di una famiglia italiana emigrata in Brasile presente nella mostra “Memorie e Migrazioni”, storia delle migrazioni dalla fine dell’800 sino ai gioni nostri, presso il Galata Museo del mare, Genova, 06 ottobre 2016.

Il Brasile ha celebra ufficialmente ieri la Giornata dell’Immigrato Italiano, istituita nel 2008 per onorare il più grande movimento migratorio internazionale della storia del Paese.
La data è stata scelta per commemorare il 21 febbraio 1874, quando la nave La Sofia arrivò a Vitória, capitale dello stato dell’Espirito Santo, nel sud-est del Paese, segnando l’inizio del processo migratorio di massa degli italiani verso il Brasile.
Secondo il disegno di legge che ha istituito la celebrazione, redatto dall’ex senatore Gerson Camata (1941-2018), l’obiettivo è quello di “rendere omaggio all’immigrato italiano che, provenendo da terre così lontane, si è stabilito qui ed è diventato parte integrante del nostro persone.”

La “Spedizione Tabacchi” partì dal porto di Genova e portò gli italiani a Espírito Santo dal Trentino. Prima di allora, però, c’erano già segnalazioni della presenza di coloni nello stato meridionale di Santa Catarina, tanto che c’è una disputa sull’origine del fenomeno.
La controversia sorse perché, nel 1836, una colonia chiamata Nova Itália, composta da circa 30 famiglie liguri, si stabilì nell’attuale São João Batista, a Santa Catarina. Ma i critici sostengono che l’arrivo dei coloni nel sud nella prima metà dell’Ottocento fu un movimento isolato, mentre la “Spedizione Tabacchi” iniziò di fatto l’immigrazione di massa degli italiani in Brasile.
La nave La Sofia portò in Brasile 386 persone, la maggior parte con passaporto austriaco, poiché gli immigrati provenivano principalmente dal Trentino, annesso all’Italia solo dopo la prima guerra mondiale.
La spedizione fu organizzata da Pietro Tabacchi, un mercante che, fallito nella prima metà dell’Ottocento, si recò in Brasile per sfuggire ai creditori.

ansalatina




Cuba. L’influenza del cinema italiano nella promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo

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giovanna de luca en la dante aligieriDa tempo i film italiani godono di grande popolarità a Cuba e nei festival internazionali. Recentemente l’Ambasciata d’Italia a Cuba ha organizzato presso il Centro Dante Alighieri dell’Avana un incontro con la Professoressa Giovanna Caterina De Luca, Direttrice Artistica del Nuovo Festival del Cinema Italiano.

Tale spazio è stato opportuno per discutere di come il cinema italiano contribuisca attualmente alla promozione della nostra lingua e cultura nel mondo. Dopo l’ampio dibattito sviluppatosi tra intellettuali e specialisti in materia, da entrambe le nazioni.

TTC ha avuto l’opportunità di intervistare in esclusiva la signora De Luca.

Che rilevanza ha secondo Giovanna Caterina il cinema italiano per il pubblico latinoamericano e soprattutto cubano?

“Il pubblico latinoamericano ha un comune denominatore, comprensione, sistemi familiari, modi di pensare; come l’italiano. È la prima volta che vengo a L’Avana ed è molto simile a Napoli, la mia città natale; cultura, costumi. Ci sono molti sentimenti in comune con l’America Latina, quindi è più facile identificarli”.

Quanto ha influito il cinema italiano nell’avvicinare il pubblico latino alla lingua e alla cultura italiana?

“Molte produzioni cinematografiche sono sostenute da progetti regionali, come nelle regioni meridionali. Alcuni hanno investito molti soldi affinché tu possa scoprire il posto, un pezzo d’Italia. La terra rossa, il suo mare, la cultura, i costumi italiani ed è anche un’attrazione per il turismo. Il cinema invita indirettamente lo straniero a scoprire il luogo dove il film è stato girato.

Secondo te, quale sarebbe la sfida più grande per i cineasti italiani per catturare l’attenzione del grande pubblico, con l’attuale attrazione digitale dei social network e delle piattaforme di comunicazione e di Internet?

“La sfida è avere uno stile unico che possa mantenere la base nazionale ma sia aperto ad altre culture”.

Caterina De Luca considera il Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latinoamericano dell’Avana un evento importante e attraente per il pubblico italiano?

“Sì, tutta la produzione cubana è bella e attraente, soprattutto per gli italiani che visitano Cuba. Si innamorano prima dei cubani e del popolo. I cubani riflettono molto bene la loro cultura”

Quali sono i nuovi obiettivi e progetti di lavoro che ha Caterina De Luca?

“L’obiettivo che ho d’ora in avanti è quello di dare uno spazio maggiore ai giovani. Sono loro che dovrebbero avere una visione diversa del passato” puntualizza infine l’intervistata.




Putin: “Non saremo noi a usare l’atomica per primi”

putin delivers state of the nation address before federal assembly

putin delivers state of the nation address before federal assembly

“L’obiettivo dell’Occidente è portare la Russia a una sconfitta strategica, vogliono eliminarci per sempre.

Non si rendono conto che è in gioco l’esistenza stessa della Russia” ma noi “raggiungeremo i nostri obiettivi”.

Vladimir Putin  parla per un’ora e 45 minuti all’Assemblea Federale a Mosca e fa il punto sulla guerra in Ucraina e la situazione economica e sociale della Russia. “Parlo in un momento molto complesso e decisivo di cambiamenti radicali che definiranno il futuro del nostro paese e popolo”, aggiunge il presidente russo. E Putin cita anche l’Italia: “La Russia sa essere amica e mantenere la parola data, lo dimostra il nostro aiuto ai Paesi europei, come l’Italia, durante il momento più difficile della pandemia di Covid, esattamente come stiamo andando in aiuto nelle zone del terremoto”.

La Russia “sospende” l’applicazione dello Start, l’ultimo trattato sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore con gli Usa, perché non può permettere agli ispettori americani di visitare i siti nucleari russi mentre Washington è intenta a infliggere “una sconfitta strategica” a Mosca. Ha detto il presidente Putin . “Sospendiamo il trattato, ma non ce ne ritiriamo”, ha sottolineato Putin. Il presidente russo ha invitato il ministero della Difesa e Rosatom a essere pronti per dei test sulle armi nucleari. “Non le useremo mai per primi, ma se lo faranno gli Stati Uniti dobbiamo essere pronti. Nessuno deve farsi illusioni: la parità strategica non deve essere infranta”, ha detto Putin

LE REAZIONI

Il discorso del presidente russo determina la reazione degli Usa. “Nessuno sta attaccando la Russia. C’è una sorta di assurdità nell’idea che la Russia sia sottoposta a una qualche forma di minaccia militare da parte dell’Ucraina o di chiunque altro”, ha dichiarato ai giornalisti il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan.
“A un’anno dall’inizio dell’invasione non vediamo nessun segno che Putin si prepari alla pace. Anzi si prepara a nuova guerra, prepara più truppe e si è messo in contatto con la Corea del Nord e con l’Iran per le armi”. Lo ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg durante un conferenza stampa con l’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell ed il ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba. “Nessuno ha attaccato la Russia, sono loro gli aggressori. La responsabilità dell’escalation della guerra”, ha poi aggiunto Stoltenberg, “è di Putin”.

LA FORZA MILITARE

“La forza di deterrenza nucleare della Russia è dotata al 90% di armi avanzate: un livello che dovrebbe essere esteso all’intero esercito” sottolinea Putin.   “È impossibile sconfiggere la Russia sul campo di battaglia” e “più useranno sistemi a lungo raggio, più dovremo tenere lontana la minaccia dai nostri confini, è chiaro e naturale. L’obiettivo dell’Occidente è portare la Russia a una sconfitta strategica, vogliono eliminarci per sempre. Non si rendono conto che è in gioco l’esistenza stessa della Russia”, prosegue il leader russo. Secondo Putim, la Russia voleva una soluzione pacifica in Ucraina per evitare l’intervento militare, ma l’Occidente giocava “con carte false” per ingannare Mosca.  “La Russia produce nuove tecnologie che “migliorano la preparazione al combattimento dell’esercito e della Marina”. Ha detto il presidente nel discorso sullo Stato della Nazione. “Queste tecnologie esistono, e il ritmo della loro produzione e applicazione sta migliorando”.

L’UCRAINA

L’Ucraina “voleva dotarsi di armi nucleari – afferma Putin – Non avevamo dubbi che a febbraio avevano pronte operazioni punitive nel Donbass, dove già avevano fatto bombardamenti e questo era in contraddizione con la risoluzione dell’Onu. Loro hanno fatto cominciare la guerra, noi usiamo la forza per fermare guerra.  “Kiev non solo voleva attaccare il Donbass, ma anche la Crimea”. “L’Occidente ha preparato l’Ucraina a una grande guerra e oggi lo riconosce. L’Occidente ha già speso 150 miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina, il flusso di denaro non diminuisce”. “Il popolo ucraino è ostaggio del regime nazista di Kiev”.  “Non siamo in guerra con il popolo dell’Ucraina”: ha detto Putin. Il capo del Cremlino ha accusato Kiev e i suoi protettori occidentali di aver “occupato il Paese politicamente, militarmente ed economicamente”, dopo aver sostenuto che il regime di Kiev “tiene in ostaggio il suo popolo”.

L’OCCIDENTE

“Negli anni ’30 l’Occidente ha aperto la strada al nazismo in Germania e “adesso fa lo stesso in Ucraina”. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin davanti al Parlamento. Putin ha accusato l’Occidente di appoggiare anche milizie naziste in Ucraina, perché agli occidentali “non interessa niente, e sono pronti a usare chiunque” contro la Russia.  “Perdona loro Signore, perché non sanno quello che fanno…”. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin parlando della diffusione delle nuove teorie di genere in Occidente. “Ci sono anche preti che approvano i matrimoni omosessuali”, ha aggiunto. “Siamo obbligati a proteggere i nostri figli e lo faremo. Proteggeremo i nostri bambini dal degrado e dalla degenerazione”: lo ha detto Vladimir Putin nel suo discorso all’Assemblea federale, denunciando la “catastrofe spirituale in Occidente”, dove “la distruzione della famiglia, dell’identità culturale e nazionale, la perversione e l’abuso dei bambini, fino alla pedofilia, sono dichiarate la norma della loro vita e i sacerdoti sono costretti a benedire i matrimoni tra persone dello stesso sesso”.

L’ECONOMIA

“L’economia russa ha superato tutti i rischi”, ha detto sottolineando tra l’altro che nel 2022 il calo del Pil è stato del 2,1% rispetto alle previsioni molto peggiori del marzo del 2022, dopo l’avvio dell’operazione militare in Ucraina. “Abbiamo tutto per garantire la sicurezza e lo sviluppo del Paese”, ha aggiunto. “L’obiettivo strategico è portare la nostra economia a nuovi confini, è un momento di sfide e possibilità, da come le realizzeremo dipende la nostra vita”. “Espanderemo la cooperazione economica con altri Paesi e costruiremo nuovi corridoi logistici”. “Grazie a una buona bilancia dei pagamenti della Russia, non abbiamo bisogno d’inchinarci e mendicare soldi all’estero”. La Federazione Russa ha stanziato oltre un trilione di rubli a sostegno della sua economia per contrastare le sanzioni (occidentali): fondi che saranno reperiti non con emissione (di titoli) ma con un forte contributo del mercato: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin parlando al parlamento, citato dalla Tass. Il capo del Cremlino ha aggiunto che molte industrie nell’ultimo anno non solo non hanno diminuito la loro produzione, ma l’hanno anzi aumentata, e che anche l’agricoltura ha mostrato una crescita a due cifre”. “Oggi a queste 4 regioni” dell’Ucraina (ndr) “sotto il nostro appoggio diretto voglio dire che adesso siamo con voi, faremo di tutto perché in questi nostri territori torni la pace, la ripresa sociale e economica per far ripartire le imprese e il lavoro e costruiremo strade moderne come in Crimea”. “Chi ha portato i fondi all’estero, è stato saccheggiato, derubato, ha perso tutto, erano certo risorse legalmente detenute. Aggiungerò un semplice dettaglio: nessuno dei semplici cittadini del Paese è dispiaciuto per chi ha perso i capitali all’estero, per chi si è comprato yacht e ora ha i fondi bloccati”, ha detto Putin aggiungendo che “per l’Occidente sono cittadini di seconda classe”. “Ma c’è una seconda scelta: lavorare per la propria patria e questi imprenditori sono tanti e qui è il futuro del business”. “Invece che produrre tecnologia e creare posti di lavoro in Russia, i grandi uomini d’affari investivano in yacht all’estero”. Un duro attacco agli oligarchi che si sono arricchiti a partire dalla stagione delle privatizzazioni degli anni ’90, quando le aziende dello Stato venivano vendute “quasi per niente”. Riferendosi ai sequestri di yacht e altri beni degli oligarchi russi all’estero, Putin ha aggiunto: “Nessuno dei comuni cittadini è dispiaciuto per coloro che hanno perso i loro capitali, yacht e palazzi all’estero”. “Non supplicate (l’Occidente) per riavere i vostri soldi – ha insistito Putin -, Non investite all’estero ma in Russia. Lo Stato e la società vi sosterranno”.

IL FRONTE INTERNO

“La maggioranza assoluta dei russi ha espresso il proprio sostegno all’operazione militare speciale”, ha detto sottolineando che “il Mar d’Azov è “tornato a essere un mare interno della Russia”.   “Coloro che sono sulla strada del tradimento devono essere ritenuti legalmente responsabili, ma non ci sarà una caccia alle streghe”. “L’Occidente non solo ha scatenato una guerra militare e informatica e non è riuscita a ottenere nulla e nulla riuscirà a ottenere. Poi ci ha imposto sanzioni che hanno provocato la crescita dei prezzi e la perdita dei posti di lavoro, sono vittime delle loro stesse decisioni e i cittadini lo sanno”.  “Le elezioni a settembre e le presidenziali nel 2024 saranno tenute nel rispetto della legge”. “Nella difesa della Russia tutti noi dobbiamo coordinare le nostre forze e i diritti per supportare il diritto supremo e storico: il diritto della Russia a essere forte”. “La Russia ci è stata consegnata dai nostri antenati, e noi dobbiamo preservarla e passarla” alle generazioni future. Su ciascuno di noi c’è una grandissima responsabilità per difendere il nostro paese e liquidare la minaccia del regime neo nazista. “Le sanzioni anti-russe sono soltanto un mezzo, mentre l’obiettivo è, come dichiarano gli stessi leader occidentali, cito direttamente: ‘far soffrire i nostri cittadini'”. “Ecco che tipo di “umanisti” sono” , ha proseguito Putin. “Vogliono far soffrire le persone in modo da destabilizzare la nostra società dall’interno. Ma i loro calcoli non hanno dato buoni risultati”.”La Russia risponderà a qualsiasi sfida. Perché siamo tutti un unico paese. Siamo un grande popolo unito. Siamo fiduciosi nel nostro potere. La verità è con noi. Grazie”. Così il presidente russo Vladimir Putin ha chiuso il suo discorso all’assemblea federale dopo circa 1 ora e 45 minuti.

ansa.it




Angela Celentano: test del Dna sulla modella venezuelana dà esito negativo: «Non è lei». Ma c’è una pista turca

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angela celentano turchia isola 1149x768Il test del Dna sulla ragazza venezuelana ha dato esito negativo: non è lei Angela Celentano. Oggi, martedì 21 febbraio, è arrivato il risultato dell’esame svolto su una ragazza venezuelana. Una fotografia della modella ha riacceso le speranze della famiglia. Perché la ragazza avrebbe anche una voglia di caffè nello stesso punto in cui lo aveva la bambina. La modella ha attualmente 31 anni. I genitori, Catello e Maria, quando l’hanno vista avrebbero notato una straordinaria somiglianza con la piccola sparita nel 1996 e in particolare con le altre due sorelle. Inoltre, la trentunenne presenterebbe una voglia sulla schiena: «Proprio come l’aveva la nostra piccola», avrebbero detto all’avvocato Ferrandino. La ragazza sarebbe figlia di un uomo in vista nel paese.

A rendere noto che i risultati sono negativi è stato l’avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia di Angela Celentano: «La comparazione tra il dna dei signori Celentano e quello della giovane donna attenzionata è stata effettuata. Purtroppo non vi è corrispondenza genetica», ha fatto sapere il professionista che coordina una squadra di consulenti composta dall’avvocato Enrica Visconti, dal generale Luciano Garofano e dal social team della “Manisco World”, presieduto da Virginia Adamo.

La scomparsa

Angela Celentano è scomparsa il 10 agosto del 1996. La bambina, che all’epoca aveva 3 anni, stava partecipando, con il padre Catello, la madre Maria e le sue sorelle Rossana e Naomi, a una gita sul Monte Faito organizzata dalla Comunità frequentata dalla sua famiglia. Ovvero quella della Chiesa evangelica pentacostale di Vico Equense. Il prelievo del Dna nei confronti della giovane venezuelana non è avvenuto seguendo le normali vie formali di identificazione. Ma in laboratorio sono giunti campioni sufficienti per un’identificazione. Quello del Dna è un test certo, che non può sbagliare. Oggi è quindi atteso il responso in un senso o nell’altro. I genitori di Angela hanno trovato una somiglianza molto forte tra la ragazza venezuelana e le loro due figlie. Il presunto riconoscimento è avvenuto mentre la ragazza era in Europa per un impegno lavorativo nel campo della moda.

L’esame del Dna

Luciano Garofano, ex generale dei Ris, che si sta occupando in prima persona dell’analisi del campione di Dna. aveva detto nei giorni scorsi che l’esame era già in corso: «Siamo oltre metà del percorso. La quantità di Dna prelevato alla ragazza in questione era sufficiente per l’esame e tra lunedì sera e martedì mattina avremo la risposta». Garofano aveva poi spiegato che la somiglianza somatica tra la ragazza venezuelana e le sorelle della Celentano «è una questione soggettiva, mentre il Dna è una prova concreta. Dal confronto del campione in nostro possesso con quello dei genitori di Angela Celentano avremo o la certezza totale, sottolineo al 100%, di un rapporto filiale, oppure la sua esclusione».

La pista turca

Il mese scorso invece si era parlato di una pista turca dietro la scomparsa della bambina. La gip di Napoli Federica Colucci ha chiesto di continuare a indagare sull’ipotesi che la bambina sarebbe stata rapita e oggi vivrebbe sull’isolotto di Buyukada in Turchia. Un’indagine nata dalla testimonianza della signora Vincenza Trentinella. Secondo la quale un prelato chiamato Don Augusto le avrebbe rivelato la confidenza ricevuta da una donna durante una confessione. Oggi Celentano vivrebbe sull’isolotto con un uomo che crede suo padre. Trentinella ha dato agli investigatori anche il nome del presunto finto padre di Angela Celentano. Si chiamerebbe Fahfi Bey. La donna ha consegnato agli inquirenti un numero di telefono che lo stesso Bey aveva scritto su un bigliettino.

da open.online