La Meloni: “L’Ucraina può contare sull’Italia”

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170648533 7a797601 87b2 4ab0 86af ca897111f7d7Fin dall’inizio della invasione russa dell’Ucraina, “l’Italia ha dato il suo deciso sostegno a Kiev: un sostegno finanziario, militare, umanitario e civile a 360 gradi. l’Ucraina e la Polonia sanno di poter contare su di noi, la Polonia rappresenta il confine morale e materiale dell’Occidente ed è una nazione a cui noi dobbiamo dire grazie per il sostegno straordinario che sta dando all’Ucraina. La Polonia può contare su di noi”. Giorgia Meloni, a Varsavia, in conferenza stampa con l’omologo polacco, Mateusz Morawiecki, ribadisce la forza del legame tra i due Paesi.

La visita, dopo la quale il premier volerà a Kiev, “dimostra la forza del legame che esiste tra le nostre due nazioni: che è un legame fatto di un interscambio di 29 miliardi di euro e siamo certi che questo possa crescere”, ha aggiunto Meloni, “ci sono in Polonia 2.600 aziende italiane e questo fa si che il nostro legame continui a crescere”

“Abbiamo parlato di future forniture di armi all’Ucraina affinché ci sia la pace e la stabilità”, ha dichiarato da parte sua Morawiecki, “vogliamo un’Europa forte. Condividiamo i valori cristiani e la visione dell’Europa delle patrie”, ha aggiunto”.

“Europa sia un gigante politico, non un mostro burocratico”

Con la Polonia “abbiamo una idea molto simile e compatibile di quello che deve essere l’Unione europea: noi vogliamo una Europa che sia un gigante politico e non un gigante burocratico e per quell’Europa lavoriamo”, ha detto ancora la presidente del Consiglio, “lavoriamo per una Europa in cui viga il principio di sussidiarietà: non faccia Bruxelles quello che può meglio fare l’Italia o la Polonia ma faccia quello che Roma o Varsavia non possono fare da sole”.

“All’ultimo Consiglio europeo la posizione polacca e quella italiana sono state molto compatibili sulla materia della competitività, delle imprese e sull’immigrazione”, ha proseguito, “la Ue ha bisogno di misure molto concrete per aiutare le sue aziende che non possono favorire qualcuno a discapito di altri. Se alcuni chiedono un allentamento sugli aiuti di Stato è bene che questo non produca una distorsione del mercato interno”.

“Noi abbiamo chiesto e ottenuto nelle conclusioni del Consiglio – ha aggiunto Meloni – che ci sia una piena flessibilità dei fondi esistenti e si tenga conto di questo anche nel dibattito che sia facendo sulle nuove regole del Patto di stabilità e crescita”.

Sulle armi sfumature diverse

Dopo il colloquio con Morawiecki, Meloni incontrerà il presidente Andrzej Duda. Poi, dopo la visita a sorpresa a Kiev del presidente Usa, Joe Biden, si recherà nella capitale ucraina. Una trasferta importante nel corso della quale Meloni ribadirà il pieno sostegno dell’Italia all’Ucraina nella sua guerra difensiva contro la Russia.

La Polonia è convintissima del sostegno militare a Kiev e fu la prima a prendere la decisione di fornire carri armati, trascinando altri Paesi occidentali in tale direzione, a partire dalla Germania. Bisognerà vedere quale può essere il punto d’incontro fra una posizione netta in favore della consegna di armi sempre più potenti, rappresentata da Varsavia, e una posizione più moderata, che ha assunto l’Italia.

Tragitto inverso per Biden, da Kiev a Varsavia

Mentre Meloni sarà in viaggio per Kiev, Biden tornerà invece a Varsavia, dove terrà un discorso al Castello reale ribadendo l’impegno degli Stati Uniti nella Nato, il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento dei legami politici ed economici con l’Europa orientale. Oltre al padrone di casa Morawiecki, saranno presenti i leader dei Nove di Bucarest, ossia il gruppo dei Paesi dell’Europa orientale membri della Nato (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia).

Non è ancora noto il programma preciso della visita di Meloni a Kiev. L’anno scorso, il suo predecessore, Mario Draghi, insieme con il presidente francese, Emmanuel Macron, e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, dopo la conferenza stampa congiunta si recarono anche a Irpin, alle porte di Kiev, dove i russi erano arrivati nel primo mese del conflitto.

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Abu Dhabi: una chiesa a fianco di una moschea e una sinagoga

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175644932 91d4279c a17b 4660 80fd a1cc157dbc8fÈ stata inaugurata, ad Abu Dhabi, la Chiesa di San Francesco, che fa parte della Casa della Famiglia Abramitica, che racchiude, all’interno di un unico sito, una Moschea, una Chiesa e una Sinagoga, edificate per vivere accanto, nel rispetto reciproco delle proprie differenze.

La Casa della Famiglia Abramitica costituisce il primo frutto del documento “Sulla Fratellanza Umana Per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”, voluto fortemente da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb e da entrambi sottoscritto il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi. La Moschea è stata inaugurata venerdì 17 febbraio 2023, la Sinagoga questa mattina, domenica 19 febbraio 2023 e, oggi pomeriggio, è stata inaugurata la Chiesa di San Francesco.

Sua Altezza lo Sceicco Saif bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli Interni, e sua eccellenza lo Sceicco Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza e della Convivenza, hanno inaugurato la Casa della Famiglia Abramitica, ponendo in luce la sua missione di faro per il dialogo interreligioso.

La Casa comprende tre luoghi di culto: una Moschea, una Chiesa e una Sinagoga. L’inizio del ricevimento dei visitatori èp previsto per il primo marzo prossimo. Sua eccellenza Muhammad Khalifa Al Mubarak, presidente della Casa della Famiglia Abrahamica, ha dichiarato: “L’istituzione della Casa della Famiglia Abrahamica è da considerarsi l’eredità del padre fondatore, il defunto Sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, nonché l’eredità dei valori su cui ha costruito il nostro Stato, la sua visione di pace, di comprensione e di rispetto reciproco in un paese che abbraccia oggi più di 200 nazionalità di tutto il mondo. Speriamo che questo edificio sia una fonte di speranza per le generazioni future e un faro che le unisca per sempre, nella comprensione reciproca e nella convivenza pacifica”.

Il Santo Padre ha inviato come suo rappresentante personale sua eminenza Michael Lewis Fitzgerald, sua eminenza Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già suo segretario personale e responsabile della Chiesa dedicata a San Francesco, nella Casa di Abramo.

Bergoglio: “La fede in Dio non sia mai motivo di odio”

Papa Francesco ha inviato anche un messaggio video, con cui ha affermato: “Con grande gioia si celebra oggi un altro importante passo sulla via della Fratellanza Umana. Il 4 febbraio 2019, dopo la firma del Documento sulla Fratellanza Umana, io e mio fratello il grande Imam dottor Ahmed Al Tayeb, Sua Altezza Mohammed bin Zayed Al Nahyan e Sua Altezza Mohammed bin Rashid Al Maktoum abbiamo firmato la prima pietra della Casa di Abramo per dare al mondo un chiaro messaggio: la fede in Dio non deve mai essere un motivo di inimicizia, di odio, di avversità, ma una fonte di fratellanza e di pace. La casa di Abramo, composta da tre luoghi di culto, che sono una Chiesa dedicata a San Francesco, una Moschea e una Sinagoga, è nata per realizzare il principio della Fratellanza Umana. È un messaggio che attesta come la fede in Dio deve solo alimentare sentimenti di bontà, di dialogo, di rispetto e di pace e mai quelli della violenza, dello scontro, dell’avversità o della guerra”.

Anche il Grande Imam Ahmed al-Tayyib, ha fatto pervenire un messaggio video e ha inviato a rappresentarlo il Dottor Muhammad Hussein al-Muharrasawi, ex Presidente dell’Università Al-Azhar, il quale, nel corso del suo discorso, ha detto: “La Casa della Famiglia Abramitica è una traduzione fedele delle disposizioni del Documento sulla Fratellanza Umana, che invita a garantire tolleranza e convivenza, libertà di credo e a proteggere i luoghi di culto”.

“Un nuovo mondo che ci unisca sempre di più”

Il Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite in Gran Bretagna e nel Commonwealth, Sir Ephraim Mirvis, ha dichiarato: “In questo giorno storico, ci siamo riuniti per celebrare la Casa della Famiglia Abramitica, edificio storico che ci unisce nell’amore di Dio. Da oggi in poi, entriamo in questo eccezionale luogo sacro per costruire un nuovo mondo che ci unisca sempre più, annullando i motivi di divisione”. È interessante notare come i tre luoghi di culto, di uguali dimensioni e statura, simbolicamente riflettano le tre diverse religioni e siano stati progettati dall’architetto internazionale, l’architetto sir David Adjaye, per incarnare i denominatori comuni tra le tre religioni abramitiche attraverso le loro dimensioni esterne complessive, con l’uso di simboli architettonici individuali che caratterizzano lo stile architettonico di ogni religione separatamente, ognuno dei quali assume la forma di un cubo di 30 metri di lato.

La Moschea è rivolta verso la Mecca, la Chiesa è rivolta verso est e la Sinagoga è rivolta verso Gerusalemme, mentre il giardino che collega i tre edifici riflette il simbolismo dei giardini e le implicazioni religiose delle tre religioni. Dopo la cerimonia di apertura, i tre luoghi di culto accoglieranno ciascuno i propri fedeli per praticare le proprie credenze, il proprio culto e le proprie cerimonie religiose.

A partire dal prossimo marzo, i visitatori potranno partecipare ai programmi del forum e prenotare visite guidate. La cerimonia è stata presieduta da sua eminenza Michael Lewis Fitzgerald, con la partecipazione di Sua Eccellenza Mons. Paolo Martinelli, Vicario Apostolico dell’Arabia del Sud, S.E. mons. Paul Hinder, Vescovo emerito e di numerosi prelati. Monsignor Gaid Yoannis Lazhi, Presidente della Fondazione per la Fratellanza Umana egiziana e Responsabile del Progetto e della Chiesa di San Francesco, nel discorso di apertura della Chiesa ha spiegato che “si tratta di un progetto nato dal grembo del Documento sulla Fratellanza Umana per aiutare tutti i credenti a vivere come fratelli nell’umanità”.

chiesa san francesco abu dhabi

Sua Santità Papa Francesco ha voluto che questa Chiesa venisse dedicata a San Francesco affinché lo spirito del Santo di Assisi sia la luce che guida tutti i fedeli che verranno qui a pregare. I valori della fede, della tolleranza, del dialogo, dell’amore e della fratellanza sono le fondamenta su cui è stata costruita questa Chiesa. La fede eè la luce che illumina la nostra esistenza e questa Chiesa è piena di luce. La tolleranza e la fede ci portano a vedere nell’altro un fratello da amare e da sostenere: Il dialogo costituisce la via della conoscenza reciproca e della convivenza pacifica.

L’amore costituisce il fulcro attorno a cui ruotano i valori della Chiesa, in quanto sull’amore incondizionato saremo giudicati. Dio è Amore e l’Amore, per sua natura, è universale. La Fratellanza è ciò che unisce tutti gli esseri umani. Non possiamo credere in Dio creatore senza credere nella fratellanza. Ogni volta che recitiamo la preghiera che Gesu’ ci ha insegnato noi siamo chiamati a vedere in Dio il ‘Nostro Padre’ e negli altri i ‘Nostri Fratelli'”. Monsignor Gaid ha poi sottolineato: “Ho avuto l’onore di partecipare a questo progetto fin dalla sua nascita e sono lieto di vivere con Voi questo momento di preghiera per ringraziare, innanzitutto, il Signore che ha guidato e guida questo cammino di ‘Fratellanza Umana’. Ringrazio il Santo Padre per il Suo instancabile lavoro volto ad avvicinare le persone e le nazioni, al fine di salvaguardare l’umanità dall’odio, diffondendo la pace”.

Monsignor Gaid ha ringraziato, inoltre, le Autorità degli Emirati Arabi Uniti per aver realizzato il Progetto in poco tempo e con grande successo ed ha concluso il suo discorso dicendo: “Chiediamo a San Francesco e alla nostra Madre Celeste Maria di benedire questa Chiesa e tutti Voi per la gloria di Suo Figlio, nostro Signore, Gesù Cristo!”.

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Santo Domingo. Sposo a sua insaputa: tradito dall’amico

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jpgI documenti dalla Farnesina rivelano la verità: il passaporto di De Simone è stato falsificato, la foto è di un altro salernitano.

«Sono sempre le persone vicine a farti del male». Amare parole di Alfredo De Simone , 40enne di Pastena, all’indomani d’una scoperta dal sapore agrodolce, che arreca sollievo, sì, ma pure dolore. L’enigma dello “sposo a sua insaputa” – il salernitano è divenuto famoso in tutt’Italia dopo esser venuto a conoscenza d’avere già una moglie dominicana richiedendo all’Ufficio anagrafe del Comune, a luglio 2020, lo stato di famiglia per il mutuo e le nozze con la sua amata Gilda Irollo , 33 anni – s’è risolto nella tarda serata di giovedì, quando l’avvocato Assunta Mutalipassi , all’esito d’intricate indagini difensive, ha ricevuto le sudate carte dal ministero degli Esteri, che a sua volta le ha ottenute dall’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo. Si dice che le fotografie parlano da sé: se è vero, allora urla quella che è in bella mostra sulla fotocopia del passaporto allegato alla richiesta – rivolta al Comune di Salerno – di trascrizione dell’atto d’un matrimonio celebrato il 10 luglio del 2014 nella Oficialía del Estado Civil di Santo Domingo.

La foto di un altro. I dati anagrafici sono quelli di Alfredo, sì, ma il volto immortalato non è suo. «Io quello lo conosco», ha riferito il malcapitato al suo avvocato non appena ha visto quella faccia. Era un suo amico, una vita fa. «Un amico di un amico, a dirla tutta», racconta il 40enne. «È di Salerno, è un mio coetaneo. Qualche volta ci siamo incontrati ed io gli ho parlato di questa vacanza nella Repubblica Dominicana. E poi è partito pure lui, e s’è innamorato così tanto di quel posto da rimanerci». Nel 2014, al tempo delle nozze misteriose, viveva lì. Ora abita di nuovo all’ombra del Castello Arechi. «Quando seppi dell’accaduto gli telefonai – ricorda Alfredo – e lui faceva il sorpreso: “Com’è possibile questa cosa?”, domandava. Poi s’è raffreddato ». Ora il motivo del gelo è chiaro. «M’ha fatto male – continua – sapere d’essere truffato da un amico, ma sono sempre le persone vicine a farti più male».

da lacittadisalerno.it




Berlusconi: “Criticato perché voglio la pace”

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195154996 731dd93d 2258 435b 8d4f 895823ef1af1Un macigno che piomba su Forza Italia e sul suo leader, Silvio Berlusconi. A scagliarlo è il presidente del Ppe, Manfred Weber. Poche righe, in cui la presa di distanza dalle parole del leader azzurro sull’Ucraina e Zelensky (“Giudico molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”. “Se fossi stato premier non lo avrei incontrato”) è netta. Poche righe sono sufficienti per lanciare l’affondo: “A seguito delle affermazioni di Silvio Berlusconi sull’Ucraina abbiamo deciso di annullare le nostre giornate di studio a Napoli”.

E la replica di Berlusconi non si fa attendere. Il leader di Forza Italia sceglie i canali social e via Facebook rilancia. “Con il mondo sull’orlo di una guerra nucleare tra Russia e i Paesi della Nato – scrive – io vengo criticato perché sto chiedendo che insieme ai sostegni per l’Ucraina, da sempre condivisi e votati da Forza Italia, si apra immediatamente un tavolo per arrivare alla pace. Questo è un dovere per un partito come il Ppe”.

“Il supporto per l’Ucraina non è facoltativo”, ha scritto Weber. Il leader del Ppe ‘salva’ però Antonio Tajani e Forza Italia, che “nel Ppe hanno il nostro pieno sostegno”. Così come Weber tiene a sottolineare che nulla cambia nei confronti del premier italiano e del suo esecutivo: “Proseguiamo la collaborazione con il governo italiano sui temi dell’Ue”, spiega in un tweet. Insorge Forza Italia, che giudica quantomeno “incomprensibili” le parole di Weber. Parole accolte con stupore dall’ex premier.

Berlusconi viene descritto come molto sorpreso dal tweet del presidente del Ppe. Lo stesso Weber che, solo la scorsa estate, a fine agosto, era stato ricevuto da Berlusconi ad Arcore. Al termine del lungo colloquio il Cavaliere sui suoi canali social scriveva: “Ho ricevuto oggi l’amico Manfred Weber”. Dal canto suo, il leader del Ppe aveva esortato gli elettori a votare “per Forza Italia, per coloro che credono in un forte processo di integrazione europea”. Questo avveniva meno di sei mesi fa.

Oggi il tweet di Weber cambia radicalmente la situazione. “Berlusconi è Forza Italia, Forza Italia è Berlusconi: non condivido perciò la decisione di rinviare la riunione di Napoli”, replica netto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Anche perchè Berlusconi e Forza Italia hanno sempre votato come il Gruppo Ppe sull’Ucraina come dimostrano gli atti del Parlamento europeo”, aggiunge. Ancor più netto il capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, Fulvio Martusciello: “Forza Italia aderisce da 25 anni al Ppe e il presidente Berlusconi ne incarna da sempre storia e valori. In Italia è interprete e garante dei valori cristiani ed europei su cui si fonda l’Unione Europea. Riteniamo pertanto inaccettabili le parole del presidente Weber”.

Non lesinano critiche i due capigruppo azzurri di Camera e Senato: “Le parole di Manfred Weber sorprendono e le respingiamo con energia e determinazione”, scandiscono Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, che rimarcano: “Forza Italia non ha mai lasciato alcun margine di ambiguità sulla crisi ucraina e il presidente Silvio Berlusconi ha chiarito a più riprese che non ha mai inteso venir meno all’impegno preso nel sostenere l’Ucraina, quindi non deviando in alcun modo dalla linea del partito.

Dentro Forza Italia esiste una sola linea e respingiamo – come abbiamo sempre fatto – ogni maldestro tentativo di dividerci”. Dunque, i due capigruppo si augurano “il chiarimento del malinteso e un ravvedimento di Manfred Weber”, al quale lanciano un avvertimento: non entri “nella vita interna di un partito, imponendo o escludendo i leader dello stesso. Questo è inaccettabile”. Parte il fuoco di fila dei parlamenmtari e esponenti di governo azzurri: il filo conduttore è non solo lo stupore ma soprattutto il ritenere inaccettabili le parole di Weber.

La convention del Ppe si sarebbe dovuta svolgere a Napoli dal 7 al 9 giugno e avrebbe portato in città tutti gli eurodeputati del Partito popolare (prima formazione politica a Strasburgo) per l’avvio della strategia della campagna elettorale in vista del voto del 2024. Alla convention del Ppe erano attesi, tra gli altri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi diversi esponenti del partito popolare, in particolare dei Paesi del Nord e dei Baltici, avevano chiesto di boicottare la partecipazione di Silvio Berlusconi in seguito alle sue prese di posizione contro il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

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I formaggi italiani sono i migliori del mondo, francesi arrabbiatissimi

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155338005 7edaf37b cad3 4c84 b107 3f72c63a0240La notizia che il miglior formaggio del mondo è italiano – anzi che i quattro migliori formaggi del mondo sono italiani e che, nella short-list dei primi 10, ce ne sono ben otto – non è stata digerita dai cugini d’Oltralpe.

A scatenare l’irritazione francese è stata la classifica di un sondaggio online pubblicato da TasteAtlas; una classifica che peraltro ha stabilito che tra i 100 migliori formaggi, il primo dei francesi è solo al tredicesimo posto.

L’affronto ha scatenato gli utenti di Twitter ma anche gli osservatori. C’è chi ha parlato di “provocazione”, chi di “arbitro truccato”, chi ha sostenuto che gli italiani semplicemente “sono più bravi nel marketing del proprio cibo”. E c’è chi si è scatenato: “50 formaggi e niente Camembert. È una sciocchezza. Non può essere vero.

Dove sono Morbier, Roquefort o St Nectaire? La tripletta dei migliori formaggi mai creati? Com’è possibile che la Mozzarella finisca davanti al Comté?”. Non hanno protestato solo gli internauti francesi: “Nessuno dei nostri prodotti è nella top 10. Noi, il Paese del formaggio…

Come è possibile?”, si è lamentata Marie-Sophie Lacarrau, conduttrice del telegiornale dell’ora di pranzo su TF1, il canale più popolare di Francia.

La classifica è stata stilata da un sito web croato, specializzato in cibo, fondato nel 2015 da una giornalista croata, Matija Babic. La piattaforma – che non è certo la ‘bibbia’ dei gourmet- si presenta come “una guida di viaggio ed esperienze sulla cucina tradizionale, che raccoglie ricette autentiche, recensioni di critici gastronomici e ricerche su ingredienti e piatti popolari”, “un atlante mondiale di piatti tradizionali, ingredienti locali e ristoranti autentici”.

Ogni anno ci sono ogni genere di classifiche, dai piatti più gustosi alle ‘specialità’ peggiori al mondo. Stavolta, la classifica dei formaggi. È il Parmigiano Reggiano il formaggio che svetta sul gradino più alto del podio, un podio peraltro 100% italiano: al secondo posto, il Gorgonzola piccante seguito a ruota dalla Burrata, dietro il Grana Padano. Lo Stracchino di Crescenza si è piazzato al sesto posto mentre la Mozzarella di Bufala Campana al settimo.

otto formaggi italiani tra i primi cento la rabbia dei francesi
© AGF

Mozzarella di bufala

Una vetta tutta italiana, interrotta solo da un discreto quinto posto per il messicano Oaxaca Cheese. Dopodiché l’Italia si è accaparrata praticamente tutto il resto, visto che il Pecorino Sardo e il Pecorino Toscano hanno ottenuto rispettivamente il 9° e il 10° posto. Solo il Queijo Serra da Estrala, un formaggio portoghese, è riuscito a inserirsi al 7imo posto nella top 10.

Da notare che gli internauti francesi avevano già notato la mancanza di passione per la cucina francese degli utenti del sito (che peraltro ha 760mila follower su Facebook e oltre 21mila follower su Twitter): in una precedente classifica, pubblicata a fine dicembre, la cucina francese era arrivata al 9° posto della classifica mondiale, dietro – smacco nello smacco – a quella degli Stati Uniti. E neanche a dirlo, ancora una volta gli italiani avevano conquistato il primo posto.

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Tajani a New York. L’intervista della “Voce”

partecipazione del ministro degli affari esteri antonio tajani allÕevento ÒmeetlifeÓ

catturaDal suono di quelle prime sirene è passato ormai un anno. Era il 24 febbraio 2022 e alle luci dell’alba la notizia fece il giro del mondo: “È iniziata la guerra, la Russia ha invaso l’Ucraina”. Si parlò per qualche settimana di un conflitto lampo e invece, dopo dodici mesi e una fase di stallo che sembra non avere soluzione a breve termine, i morti sono più di 100.000.

Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, è atteso all’ONU per rappresentare in prima persona la posizione dell’Italia nello scacchiere internazionale. Sarà il primo esponente del governo presieduto da Giorgia Meloni a recarsi in visita ufficiale negli Stati Uniti.

Il 22-24 febbraio alle Nazioni Unite si riuniranno il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale per fare il punto a un anno esatto dall’inizio della guerra in Ucraina. Lei verrà a New York per partecipare dal vivo. Che valore ha la sua presenza negli Stati Uniti?

“La mia presenza a New York a un anno dall’aggressione della Russia all’Ucraina è un chiaro segnale di sostegno al ruolo che l’ONU sta avendo in questa crisi, sia con la condanna dell’aggressione russa da parte dell’Assemblea Generale, sia attraverso l’azione del Segretario Generale Guterres per l’accordo sull’esportazione di grano dal Mar Nero. 

L’Italia ha da sempre un ruolo da protagonista nel sostegno al multilateralismo. Siamo il primo contributore di Caschi Blu tra i Paesi occidentali e tra i principali contributori al bilancio dell’ONU. Allo stesso tempo, promuoviamo anche una riforma del Consiglio di Sicurezza per renderlo più rappresentativo, democratico, trasparente, responsabile ed efficace nel rispondere alle crisi internazionali”.

L’Italia ha annunciato l’investimento più grande in Libia degli ultimi 25 anni nel comparto del gas e lei, insieme al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stato in visita a Tripoli. Che scenario vede per l’Italia sul piano energetico? Le sanzioni imposte alla Russia, a un anno di distanza dal conflitto, hanno ottenuto il risultato sperato o l’economia di Mosca ha saputo reggere il colpo come forse non ci si aspettava?

“L’Italia punta nell’immediato a rafforzare il ruolo di hub energetico in Europa, per la sicurezza del nostro Paese e dell’UE nel suo complesso, e a raggiungere l’autonomia dalle forniture russe entro il 2024, diversificando le fonti di approvvigionamenti e potenziando infrastrutture esistenti.

Grazie alla nostra posizione geografica, alla tradizionale amicizia che vantiamo con i Paesi del Mediterraneo e alla capacità delle nostre imprese, l’azione di questo governo si è distinta per aver rimesso il Mediteranno al centro dello scacchiere energetico europeo.

La visita a Tripoli con il Presidente Meloni si colloca in una più ampia azione dell’Italia a tutela dei propri interessi nel Mediterraneo – come dimostrano le mie recenti visite al Cairo, ad Ankara e a Tunisi, nonché quella del Presidente Meloni ad Algeri – e ha consentito la fima da parte di ENI di un importante accordo con la National Oil Corporation (NOC)”. 

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani a Tripoli con la Ministra degli Esteri del governo di unità nazionale libico Najla El Mangoush

All’inizio del suo mandato ha detto di voler essere il punto di riferimento per gli Italiani residenti all’estero. Dato che, durante la formazione del governo, non è stato ricreato il Ministero degli Italiani nel Mondo, in che modo la Farnesina e lei stesso siete intenzionati ad aiutare chi risiede fuori dai confini nazionali?

“Un punto di riferimento forte per i nostri connazionali all’estero già esiste: è la rete diplomatico-consolare che eroga servizi consolari e presta assistenza ai connazionali in difficoltà. Ci stiamo impegnando per una maggiore digitalizzazione dei nostri servizi, che consentirà non solo risparmi di spesa ma anche e soprattutto uno snellimento delle procedure burocratiche a tutto vantaggio dei connazionali. In prospettiva, prevediamo di fare passi avanti anche nell’attuazione del voto elettronico.

Oltre a questo, sosteniamo i nostri connazionali attraverso numerose iniziative in campo culturale e informativo, finalizzate a far conoscere la storia della nostra emigrazione nei paesi di destinazione”.

Il 3 febbraio ha incontrato il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, lavorando anche con lui per promuovere il progetto “Turismo delle radici” e valorizzando un turismo di ritorno delle comunità italiane all’estero. Cosa si aspetta per l’Italia da un progetto come questo? Un ritorno economico, di immagine o reputazionale?

“L’Italia ha il privilegio di godere di questo grande patrimonio rappresentato dalle sue comunità all’estero, più di 80 milioni di persone, che deve essere valorizzato e coltivato affinché possa durare nel tempo e tramandarsi di generazione in generazione. Dobbiamo considerare queste persone come nostri partner di eccellenza perché sono i primi ambasciatori del nostro Paese e i primi consumatori dei prodotti Made in Italy.

I viaggi delle radici consentono di creare o rinsaldare un legame con tutti gli italiani nel mondo, anche in termini di scambi culturali e di competenze che si possono generare.

Vogliamo creare un’adeguata offerta turistica per consentire ai nostri connazionali all’estero e ai loro discendenti di vivere l’Italia delle radici, permettere loro di investire nei piccoli Comuni italiani, di valorizzarli e considerarli come un luogo accogliente in cui tornare tutte le volte che vogliono e in cui sentirsi a casa”.

A fine gennaio ha avuto un incontro con l’Alto Commissario dell’UNHCR Filippo Grandi. In che modo l’Italia si sta coordinando con le Nazioni Unite per affrontare il tema dei migranti? Da un governo di centrodestra gli italiani si devono aspettare posizioni decise su questo tema?

“La collaborazione dell’Italia con le Agenzie delle Nazioni Unite operanti nel settore è fondamentale nell’attuazione della strategia migratoria italiana basata sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, su canali legali di migrazione e sui corridoi umanitari. 

I nostri rapporti con UNHCR sono eccellenti e caratterizzati da un’identità di vedute sulla necessità di fornire aiuti concreti soprattutto nei Paesi di transito. Insieme a UNHCR siamo già intervenuti, e continueremo a farlo, per creare opportunità alternative alle migrazioni nei Paesi prioritari per i flussi”.

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’Alto Commissario Filippo Grandi

Tornando agli italiani residenti all’estero, è sempre più evidente il fatto che i Consolati, almeno negli Stati Uniti, abbiano problemi con i fondi da destinare al loro personale. Il costo della vita aumenta, l’euro si è deprezzato rispetto al dollaro, ma gli stipendi non sembrano essersi adeguati a questa tendenza. Una speranza per migliorare la situazione poteva essere l’ultima legge di bilancio, ma pare che non vi siano stati cambi di passo significativi. Per la Farnesina questo è un problema prioritario? E nel caso, qual è la strategia per risolverlo?

“La valorizzazione del nostro capitale umano è e deve essere una priorità. Sin dai primi giorni dell’aggressione russa in Ucraina, e dell’instabilità economica internazionale che ne è conseguita, il Ministero degli Esteri ha adottato misure concrete a sostegno del proprio personale a contratto, non limitato unicamente ad aumenti contributivi. Abbiamo recentemente introdotto l’”Assegno per situazioni di famiglia”, che ha ripristinato una misura di sostegno al nucleo familiare del personale a contratto, di cui potrà beneficiare una platea più ampia di dipendenti, incluso il personale in servizio negli Stati Uniti. 

Siamo coscienti dell’effetto negativo che la svalutazione dell’euro ha sulla retribuzione del personale statunitense. Stiamo valutando come intervenire, d’intesa con altri Ministeri”.

Gli Stati Uniti insistono sul fatto che il contributo dei paesi europei alla NATO sia ancora troppo basso. L’Italia è pronta a soddisfare la clausola del 2% del PIL da destinare all’Alleanza Atlantica? 

“L’Italia si è sempre distinta, per impegno e determinazione, all’interno dell’Alleanza. Le nostre credenziali transatlantiche sono impeccabili. Abbiamo accresciuto in misura considerevole le risorse destinate alla difesa in rapporto al PIL rispetto al 2015. Soprattutto, abbiamo nel corso degli anni costantemente accresciuto il nostro contributo nazionale a operazioni e missioni dell’Alleanza e al dispiegamento dei suoi dispositivi di deterrenza e difesa in ogni dominio operativo.

Oggi siamo il primo contributore in termini di uomini per attività militari dell’Alleanza. Siamo orgogliosi di detenere il comando delle sue due principali missioni fuori area, in Kosovo e in Iraq, oltre a quello del battaglione multinazionale dispiegato in Bulgaria. Con le nostre forze terrestri siamo presenti in Ungheria e Lettonia; con quelle aeree, a rotazione, pattugliamo i cieli dell’intero fianco Est, dall’Islanda ai Balcani passando per la Polonia e la Romania, infine con quelle navali presidiamo l’intero bacino del Mediterraneo e partecipiamo a tutte le principali attività Alleate”.

Ritiene ci possano essere ripercussioni sul governo dopo le dichiarazioni di Berlusconi su Zelensky? Berlusconi ha espresso la posizione di Forza Italia o ha parlato a titolo personale?

“Il governo ha una posizione molto chiara sul conflitto in Ucraina. E Berlusconi è un uomo di pace che da sempre sta dalla parte dell’Occidente, della NATO e degli Stati Uniti. Lo dimostrano i fatti concreti. Tutta Forza Italia ha sempre votato alla stessa maniera. Si tratta di capire quale strada bisogna percorrere per ottenere una pace giusta, che garantisca l’indipendenza dell’Ucraina”.

da la Voce di New York – Nicola Corradi




La cittadinanza canadese? “No, grazie…” Richieste crollate dal 75% al 45% E la residenza permanente per molti resta un miraggio

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downloadL’idillio Canada-immigrati è finito. Lo dicono i numeri. L’Institute for Canadian Citizenship afferma infatti che i dati di Statistics Canada indicano un calo del 30% nell’adozione della cittadinanza dal 2001. Vediamo in che misura: nel 2021, solo il 45,7% dei residenti permanenti che risiedevano in Canada da meno di dieci anni è diventato cittadino. Un crollo, rispetto al 60% del 2016 ed al 75,1% del 2001.

L’amministratore delegato del gruppo, Daniel Bernhard, definisce il calo “allarmante” e sostiene che dovrebbe servire da “campanello d’allarme” per migliorare l’esperienza che i nuovi arrivati ​​hanno in Canada.

StatCan non spiega i motivi del calo, ma Bernhard indica come possibili fattori il costo della vita e le prospettive di lavoro del Paese. “Ci sono una miriade di problemi – spiega Bernhard – ma alla fine ciò che sta cambiando è che le persone hanno deciso di essere meno interessate ad essere ‘Team Canada’ “. E secondo Bernhard il declino influisce sulle prospettive economiche e sociali a lungo termine del Paese. “È un problema per tutti noi che abbiamo a cuore la futura prosperità ed il dinamismo del Canada”, dice, aggiungendo: “Dobbiamo risolvere questo problema per il futuro del nostro Paese”.

Il governo federale, com’è noto, ha affermato di voler aumentare l’immigrazione aggiungendo 1,45 milioni di residenti permanenti nei prossimi tre anni, a partire da 465.000 nel 2023 e aumentando a 500.000 nel 2025. Ma è il classico caso in cui “la mano destra non sa cosa fa la sinistra”, dal momento che il percorso per ottenere anche solo la residenza permanente – come ogni nuovo immigrato ben sa – è a dir poco un’odissea: infinite ed interminabili pratiche burocratiche, spesso ai limiti della logica e per buona parte incomprensibili, come è facile constatare consultando la sezione IRCC (Immigration, Refugees and Citizenship Canada) del sito del governo federale all’indirizzo www.canada.ca/en/immigration-refugees-citizenship.html …mille paletti che mettono a dura prova anche il più tenace degli “aspiranti canadesi”. Un percorso che, oltretutto, non dà nessuna garanzia di permanenza nemmeno ai lavoratori più qualificati, specie se provengono da Paesi (come l’Italia) che non godono di “programmi speciali”.

È inevitabile che, poi, gli aspiranti immigrati scelgano altri Paesi, più accoglienti. Ed è probabile che chi la residenza permanente l’ha già ci pensi due volte prima di diventare cittadino. Perché – guardando i numeri – è evidente che, oggi, “Welcome to Canada” è solo una bella favola alla quale non crede più nessuno.

Marzio Pelú – Corriere Canadese




Credito d’imposta, niente cessione per il superbonus

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183137218 77ba89dc cfe1 4cee ae2d e8ea0fe8cd27Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge con misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali. Non sarà più possibile effettuare l’opzione dello sconto in fattura né la cessione dei crediti d’imposta per i bonus fiscali.

Il testo interviene, in particolare, per modificare la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per gli interventi in materia di recupero patrimonio edilizio, efficienza energetica e “superbonus 110%”, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

L’oggetto dell’intervento non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico. Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto “sconto in fattura” né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti.

Si abrogano le norme che prevedevano la possibilità di cedere i crediti relativi a: spese per interventi di riqualificazione energetica e di interventi di ristrutturazione importante di primo livello (prestazione energetica) per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro; spese per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali o realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare, che provvedano alla successiva alienazione dell’immobile.

Si introduce anche il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di essere cessionarie di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali maturati con tali tipologie di intervento. Infine, il testo chiarisce il regime della responsabilità solidale nei casi di accertata mancata sussistenza dei requisiti che danno diritto ai benefici fiscali.

Con le nuove norme, ferme restando le ipotesi di dolo, si esclude il concorso nella violazione, e quindi la responsabilità in solido, per il fornitore che ha applicato lo sconto e per i cessionari che hanno acquisito il credito e che siano in possesso della documentazione utile dimostrare l’effettività delle opere realizzate.

L’esclusione opera anche per i soggetti, diversi dai consumatori o utenti, che acquistano i crediti di imposta da una banca, o da altra società appartenente al gruppo bancario di quella banca, con la quale abbiano stipulato un contratto di conto corrente, facendosi rilasciare un’attestazione di possesso, da parte della banca o della diversa società del gruppo cedente, di tutta la documentazione. Resta, peraltro, fermo che il solo mancato possesso della documentazione non costituisce causa di responsabilità solidale per dolo o colpa grave del cessionario, il quale può fornire con ogni mezzo prova della propria diligenza o non gravita della negligenza.

Il Consiglio ha concordato che le associazioni di rappresentanza delle categorie maggiormente interessate dalle disposizioni del decreto-legge saranno sentite dal Governo il prossimo 20 febbraio.

Al termine della riunione del Consiglio dei ministri il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come la situazione relativa ai crediti d’imposta sia “fuori controllo”.

“Abbiamo deciso di bloccare in futuro la cessione dei crediti d’imposta a regioni e comuni perché c’è stata una lievitazione di questi crediti che, ahimè, è avvenuta per una mancata pianificazione da parte del governo precedente”. Lo ha sottolineato il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in conferenza stampa al termine del Cdm.

Il governo Draghi – ha aggiunto Tajani – ha tentato di bloccare questo andamento, ma ormai era troppo tardi, la situazione era fuori controllo. Ecco perché è stato necessario intervenire e tamponare gli errori commessi in passato. Si tratta di un’azione per impedire che la mancanza di controllo in passato provocasse danni gravi all’economia”.

Ma l’approvazione del decreto ha subito scatenato reazioni preoccupate. In primo luogo delle categorie direttamente interessate. “La cessione del credito è nata nel 2016, ben prima dell’introduzione del superbonus, per favorire l’utilizzo delle detrazioni fiscali da parte delle famiglie meno abbienti. Negli anni successivi, il meccanismo è stato modificato in vari modi, discutibili come ogni cosa. Lascia quantomeno perplessi, se confermata, la scelta del Governo – dice il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa – di eliminare del tutto questo sistema. Attendiamo fiduciosi le notizie e le spiegazioni che saranno fornite, ma buttare il bambino con l’acqua sporca non sarebbe la scelta più saggia”.

E non mancano le reazioni politiche. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte si dice preoccupato “non tanto dall’affossamento di una misura ideata dal M5S”, ma dal “colpo letale al settore dell’edilizia, che negli ultimi due anni ha dato un contributo fondamentale alla crescita record del Pil. Qui si gioca sulla pelle di lavoratori e famiglie e si mette a repentaglio il futuro di almeno 25 mila aziende dell’edilizia, 130 mila posti di lavoro”.

Attraverso Facebook, Conte definisce il provvedimento “un’intollerabile presa in giro degli italiani, considerando le promesse elettorali del centrodestra sulla protezione dei bonus edilizi e la partecipazione di autorevoli esponenti del centrodestra alle tante piazze che si sono riunite a tutela dell’edilizia”. “Ci chiediamo infine come farebbe a restare un minuto di più al Governo un partito, come Forza Italia – conclude – che in Parlamento e a livello locale ha promesso e prospettato numerose iniziative a tutela del Superbonus e della cessione dei crediti d’imposta”.

“La scelta del governo di chiudere il bonus 110% è totalmente condivisibile. È un provvedimento che ha generato uno spreco di risorse mai visto nella recente storia repubblicana. Un provvedimento iniquo e che ha drogato il mercato. Brava Giorgia Meloni”. Lo scrive su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda. 

E per Azione interviene anche il vicesegretario e portavoce Mariastella Gelmini. “Sulla questione dell’acquisto dei crediti del superbonus la maggioranza sta andando in tilt e il governo si prepara a contraddire anche regioni guidate dalle stesse forze politiche che lo sostengono. A rimanere schiacciate da questa morsa rischiano di essere famiglie e imprese. Si può legittimamente essere critici sulla natura di questa misura agevolativa di cui tanto si è discusso, ma non si può consentire che a pagare le conseguenze di scelte politiche incerte e contraddittorie sia un intero comparto produttivo insieme a migliaia di onesti committenti che sulla possibilità di vendere i crediti hanno fatto legittimo affidamento. In merito al paventato stop totale alla cessione e allo sconto in fattura devono essere garantiti tutti gli interventi già in corso”.

agi.it




Addio ad Alberto Radius, grande chitarrista, anima del rock italiano (VIDEO)

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Alberto Radius, Gabriele Lorenzi e Tony Cicco dei "Formula 3", 1970GettyImages
Alberto Radius, Gabriele Lorenzi e Tony Cicco dei “Formula 3”, 1970

La sua carriera di session man resta nella storia: dall’introduzione di “Nel sole” di Al Bano alla chitarra elettrica de “Il tempo di morire” di Battisti, al lirismo psichedelico dello special di “Mi ritorni in mente” (“Quella sera sera, ballavi insieme a me, e ti stringevi a me”); suo il sound moderno e new wave de “L’era del cinghiale bianco”, “Patriots” e “La voce del padrone” di Franco Battiato (il passo veloce di “Cuccurucucu”, la sospensione della ritmica nel ritornello de “Il vento caldo dell’estate”). Poi Marcella BellaAliceMilvaPatty PravoAlberto CameriniGiuni Russo. Una volta suona con Stevie Wonder.

 

Alberto Radius e Lucio Battisti 1973GettyImages
Alberto Radius e Lucio Battisti 1973

Gli alternativi di oggi guardano a lui e lui apprezzava il nuovo rock: i Coma Cose lo chiamano a Sanremo per suonare “Il mio canto libero”; dei Maneskin diceva: “Sono rock. Hanno rubato dal passato e hanno rubato bene. Certo, un successo del genere è un mistero”. Apprezzato produttore, nel suo studio milanese ha prodotto oltre 300 album.

Alberto Radius e Lucio Battisti 1973GettyImages
Alberto Radius e Lucio Battisti 1973

“Non ho parole per descrivere uno dei risvegli più amari della mia vita. I ricordi riaffiorano nella mente, momenti di vita e di musica vissuti insieme. Solo qualche mese fa eri qui in studio a stringermi durante l’ascolto di ‘Quando ti manca il fiato’… ed ora è proprio uno di quei momenti in cui il fiato manca davvero. Oggi ci ha lasciati il mio mentore, il mio amico, la mia fonte d’ispirazione… ciao Alberto!”. Così Gianluca Grignani, su Facebook, ricorda Radius.

Della sua morte dà notizia la famiglia, come riporta Rolling Stone: “È con profondo dolore e tristezza che la famiglia del maestro Alberto Radius condivide la notizia della sua scomparsa. Dopo una lunga malattia, si è spento serenamente, accanto ai suoi affetti più cari. La famiglia del maestro Radius chiede, in questo difficile momento, che sia rispettata la privacy che lo ha sempre contraddistinto”. I funerali sabato a San Colombano al Lambro dove viveva.

da rainews.it




Jet a Kiev. Il Parlamento europeo approva

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

Via libera dell’Eurocamera alla risoluzione, presentata ad un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, in cui si chiede di fornire a Kiev “aiuti militari per tutto il tempo necessario”.

Nel testo si invita la Commissione a “prendere in seria considerazione la fornitura di aerei da combattimento, elicotteri, sistemi missilistici e un aumento
delle munizioni.

Il via libera è arrivato con 444 voti favorevoli, 26 no e 37 astensioni. La risoluzione chiede di utilizzare i beni russi congelati dall’Ue per ricostruire l’Ucraina, rafforzare le sanzioni contro Mosca e i suoi alleati e avviare i negoziati di adesione con Kiev quest’anno.

Il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen è arrivato a Kiev dove vedrà il presidente Volodomyr Zelensky. E’ la prima volta che un esponente israeliano arriva in Ucraina dall’invasione russa del Paese. Cohen – secondo un portavoce – annuncerà il ritorno dell’ambasciata israeliana in Ucraina per attività continue a Kiev. Cohen, secondo il ministero degli Esteri, dovrebbe vedere anche il suo omologo Dmytro Kuleba. Oltre a Kiev, Cohen andrà anche a Bucha e Babi Yar.

“Sono arrivato oggi per la prima visita di un ministro israeliano a Kiev dallo scoppio dei combattimenti. Nell’ultimo anno – ha detto Cohen – Israele si è schierato a fianco del
popolo ucraino e della parte dell’Ucraina. Oggi sventoleremo la bandiera israeliana presso l’ambasciata israeliana a Kiev, che tornerà ad attività continue al fine di rafforzare le relazioni tra i Paesi”.

L’esercito ucraino ha abbattuto la notte scorsa 16 missili russi durante il 15mo attacco su larga scala delle forze di Mosca, che ha colpito anche infrastrutture critiche in diverse regioni del Paese: lo ha reso noto l’Aeronautica militare ucraina, secondo cui le forze russe hanno lanciato oltre 30 missili. Lo riporta il Kyiv Independent.

La Russia ha colpito la notte scorsa obiettivi nel nord e nell’ovest del Paese, oltre che nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad, secondo qualto ha noto su Telegram il capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak. “Un altro attacco missilistico da parte dei russi. Hanno lanciato missili e UAV (droni, ndr) di notte. Purtroppo, ci sono attacchi nel nord e nell’ovest dell’Ucraina, così come nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad”, ha scritto l’alto funzionario.

Yermak ha aggiunto che le forze russe hanno cambiato tattica, utilizzando finti obiettivi per operazioni di sorveglianza prima degli attacchi e per confondere la difesa aerea di Kiev. “Tuttavia – ha sottolineato – le unità di difesa aerea hanno abbattuto la maggior parte dei missili e degli UAV del nemico”. Come riportato in precedenza, i russi hanno colpito infrastrutture critiche nella regione di Leopoli, hanno riferito le autorità locali su Telegram.

L’Aeronautica militare ha precisato che otto missili da crociera Kalibr sono stati lanciati da una fregata nel Mar Nero, 12 missili da crociera X-101/X-555 sono stato lanciati da due bombardieri strategici Tu-95 dal Mar Caspio e 12 missili da crociera X-22 sono stati lanciati da sei bombardieri a lungo raggio Tu-22 dalla frontiera russa della regione di Kursk. Inoltre, due missili guidati X-59 sono stati lanciati da due aerei tattici Su-35 dall’area occupata di Melitopol, nella regione di Zaporizhzhia.

Una nuova allerta aerea ha interessato quindi nella notte l’intera Ucraina, con esplosioni avvertite a Kremenchuk nell’oblast di Poltava, nell’Ucraina centrale, mentre il governatore dell’oblast di Leopoli, Maksym Kozytskyi, ha esortato i residenti a rimanere nei rifugi ed ha riferito che le forze russe hanno colpito ‘infrastrutture critiche’. A Pokrovsk, nell’oblast ucraino di Donetsk, si contano tre morti e 11 feriti in seguito all’attacco missilistico di ieri. Una persona è stata uccisa e altre sette sono rimaste ferite invece a Pavlograd, nella regione di Dnipropetrovsk.

Secondo il fondatore dell’organizzazione di mercenari russi Wagner, Yevgeny Prigozhin, la mancata avanzata di Mosca nel Donetsk è causata dalla mostruosa burocrazia militare della Russia. In battaglia “la lentezza dei progressi russi è dovuta alla mostruosa burocrazia militare: Bakhmut, l’epicentro dei combattimenti nell’Ucraina orientale, non sarà conquistata prima di marzo o aprile”, ha detto Prigozhin in un video su Telegram. E ha aggiunto che i progressi dipenderanno dall’invio di “riserve da parte dell’avversario”, criticando la Russia per non essere riuscita a conquistare la città entro la fine del 2022.

La Bielorussia si unirà all’offensiva russa in Ucraina “solo” se verrà attaccata, ha detto il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

La Nato accelera sulle munizioni, Lavrov minaccia – La nuova massiccia offensiva della Russia contro l’Ucraina, a un anno dall’invasione di terra, è in una fase di preparazione molto avanzata, se non addirittura “già
iniziata”: movimenti al confine di truppe e mezzi – aerei compresi – non sono passati inosservati, così come le navi nucleari nel Baltico e 4 caccia russi che lunedì hanno sfiorato l’Alaska. Stati Uniti ed Europa intendono quindi accelerare sulla consegna di armi a Kiev che le consentano di difendersi e vincere sul campo di battaglia. Unico modo – secondo l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell – per arrivare ad un negoziato, e quindi alla pace. Mentre da Mosca continuano invece ad arrivare minacce sempre meno velate all’Occidente, in attesa del discorso che il 21 febbraio Vladimir Putin terrà davanti al Parlamento russo.

La Russia invece starebbe subendo pesanti perdite durante il suo assalto continuato alla città di Bakhmut, secondo quanto affermano le autorità di Kiev, citate dai media ucraini. Il gruppo mercenario privato Wager e agli altri i gruppi militanti sostenuti dalla Russia attivi nell’Ucraina orientale starebbero perdendo fino all’80% di alcune delle loro unità d’assalto, ha dichiarato il viceministro della Difesa ucraino Hanna Malyar su Telegram.

Per gli alleati però non è ancora il momento di fornire i jet richiesti dagli ucraini per proteggere i propri cieli dove oggi sono stati intercettati, e in parte abbattuti, anche sei presunti palloni-spia sulla capitale. Per ora il premier svedese Ulf Kristersson, presidente di turno dell’Ue in visita a Kiev da Volodymyr Zelensky, ha proposto la creazione di una coalizione che decida sugli aerei da combattimento. Ma intanto la Nato ha deciso di incrementare urgentemente la produzione di munizioni, di artiglieria come di contraerea, che dopo 12 mesi di guerra cominciano a scarseggiare anche tra gli alleati.

Il segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato, al termine del Consiglio dei ministri della Difesa dell’Alleanza, che oltre agli Usa e alla Francia anche la Germania, la Norvegia e altri Paesi membri hanno firmato contratti con le aziende del settore per incrementare la produzione: “Si stanno rafforzando sia le linee produttive esistenti che investendo in nuove fabbriche”. “Siamo totalmente concentrati a fornire capacità e non solo mezzi”, ha quindi sottolineato il capo del Pentagono, Lloyd Austin, dicendosi convinto che “gli ucraini avranno buone possibilità di fare una differenza significativa sul campo di battaglia e di stabilire l’iniziativa. Ed essere in grado di sfruttare questa iniziativa in futuro”.

Un futuro che potrebbe essere imminente: “La guerra si deciderà questa primavera e questa estate”, ha previsto Borrell, ribadendo la necessità di “aiutare l’Ucraina a vincere”. Un attivismo che a Mosca non risulta ovviamente gradito. In Ucraina l’Occidente sta raggiungendo “il punto di non ritorno” cercando di circondare la Russia e trasformarla in uno “Stato canaglia”, ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov alla Duma, deciso a “porre fine al monopolio occidentale” e a costruire al suo posto “un sistema globale che impedisca di perseguire interessi egoistici e che sia basato invece su un equilibrio giusto e universale, come previsto dalla Carta dalle Nazioni Unite”.

La Russia ha intanto chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul sabotaggio al gasdotto Nord Stream di settembre scorso che secondo un’inchiesta del
giornalista di Seymour Hersh sarebbe stato causato dagli Usa con l’aiuto della Norvegia. “E’ stato un atto terroristico” degli Usa contro la Russia e contro la Germania, per far sì che “Berlino non abbia più un ruolo”.

Anche il delfino di Vladimir Putin, Dmitry Medvedev, non ha perso occasione per attaccare via Telegram l’Europa, nelle persone della presidente della Commissione Urusla von der Leyen (“una ginecologa che non capisce di economia”) e dello stesso Borrell, reo di “invocare una fine vittoriosa della guerra”. “La fine dell’Ucraina, ovviamente!”, ha replicato l’ex presidente russo. Parole che rendono difficile ipotizzare che possa aprire uno spiraglio di dialogo con questa leadership russa: nel dopoguerra, ha tagliato corto Borrell, “probabilmente avremo bisogno di nuovi leader in Russia, che magari aiutino la riconciliazione”.

agi.it