Giorno del ricordo/ Mattarella: nessuno deve avere paura della verità

“Sono passati quasi vent’anni da quando il Parlamento istituì, con una significativa ampia maggioranza, il Giorno del Ricordo, dedicato al percorso di dolore inflitto agli italiani di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi nella drammatica fase storica legata alla Seconda Guerra Mondiale e agli avvenimenti a essa successivi”. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che questa mattina ha ospitato al Quirinale la celebrazione del “Giorno del Ricordo”. Alla cerimonia sono intervenuti il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, Giuseppe De Vergottini, lo storico Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea alla Luiss Guido Carli, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
La legge, ha aggiunto il Presidente, con puntuale completezza, recita: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Vessazioni e violenze dure, ostinate, che conobbero eccidi e stragi e, successivamente, l’epurazione attraverso l’esodo di massa. Un carico di sofferenza, di dolore e di sangue, per molti anni rimosso dalla memoria collettiva e, in certi casi, persino negato. Come se le brutali vicende che interessarono il confine orientale italiano e le popolazioni che vi risiedevano da secoli rappresentassero un’appendice minore e trascurabile degli eventi della fosca epoca dei totalitarismi o addirittura non fossero parte della nostra storia”.
In realtà, ha detto ancora il Capo dello Stato, “quel lembo di terra bagnato dall’Adriatico, dove per lungo tempo si è esercitata, con fatica e con fasi alterne, la convivenza tra etnie, culture, lingue, religioni, ha conosciuto, sperimentandoli e racchiudendoli, tutti gli orrori della prima metà del Novecento, passando – senza soluzione di continuità – dall’occupazione nazifascista alla dittatura comunista di Tito. Un territorio colmo di ricchezza, di bellezza e di cultura, alimentato proprio dalle sue differenze, che ha subìto il destino immeritato di veder sorgere sul proprio suolo i simboli agghiaccianti degli diversi totalitarismi: le Foibe, il campo di prigionia di Arbe, la Risiera di San Sabba”.
La legge sul “Giorno del Ricordo”, dunque, “ha avuto il merito di rimuovere definitivamente la cortina di indifferenza e, persino, di ostilità che, per troppi anni, ha avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane vittime della repressione comunista”.
“La furia dei partigiani titini si accanì, in modo indiscriminato ma programmato, su tutti: su rappresentanti delle istituzioni, su militari, su civili inermi, su sacerdoti, su intellettuali, su donne, su partigiani antifascisti, che non assecondavano le mire espansionistiche di Tito o non si sottomettevano al regime comunista”, ha ricordato Mattarella. “Le violenze anti-italiane, nella maggior parte dei casi, non furono episodi di, inammissibile, vendetta sommaria. Rispondevano piuttosto a un piano preordinato di espulsione della presenza italiana”, ha aggiunto, prima di ricordare “figure luminose” quali il vescovo di Fiume e poi di Trieste/Capodistria, Antonio Santin, che “non esitarono, dopo aver difeso la popolazione slava dall’oppressione nazifascista, a denunciare, con altrettanta forza d’animo, la violenza e la brutalità dei nuovi occupanti contro gli italiani”.
“Nessuno deve avere paura della verità”, ha rimarcato il Presidente. “La verità rende liberi. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato. La nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti e non ha avuto timore di scavare anche nella storia italiana per riconoscere omissioni, errori o colpe”.
“La complessità delle vicende che si svolsero, in quegli anni terribili, in quei territori di confine, la politica brutalmente antislava perseguita dal regime fascista, sono eventi storici che nessuno oggi può mettere in discussione”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Va altresì detto, con fermezza, che è singolare e incomprensibile che questi aspetti innegabili possano mettere in ombra le dure sofferenze patite da tanti italiani. O, ancor peggio, essere invocati per sminuire, negare o addirittura giustificare i crimini da essi subiti. Per molte vittime, giustiziate, infoibate o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti, l’unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani”.
“Siamo oggi qui, al Quirinale, per rendere onore a quelle vittime e, con loro, a tutte le vittime innocenti dei conflitti etnici e ideologici”, ha proseguito Mattarella. “Per restituire dignità e rispetto alle sofferenze di tanti nostri concittadini. Sofferenze acuite dall’indifferenza avvertita da molti dei trecentocinquantamila italiani dell’esodo, in fuga dalle loro case, che non sempre trovarono rispetto e solidarietà in maniera adeguata nella madrepatria. Furono sovente ignorati, guardati con sospetto, posti in campi poco dignitosi. Tra la soggezione alla dittatura comunista e il destino, amaro, dell’esilio, della perdita della casa, delle proprie radici, delle attività economiche, questi italiani compirono la scelta giusta. La scelta della libertà”.
Ma, ha osservato Mattarella, “nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra e nel clima della guerra fredda e dello scontro ideologico, che in Italia contrapponeva fautori dell’Occidente e sostenitori dello stalinismo, non furono compresi e incontrarono ostacoli ingiustificabili. Grazie al coraggio, all’azione instancabile e a volte faticosa delle associazioni degli esuli istriani, dalmati e della Venezia Giulia, il tema delle foibe e dell’esodo è oggi largamente conosciuto dalla pubblica opinione, è studiato nelle scuole, dibattuto sui giornali. Le sofferenze subite dai nostri esuli, dalle popolazioni di confine, non sono, non possono essere motivo di divisione nella nostra comunità nazionale. Al contrario, richiamo di unità nel ricordo, nella solidarietà, nel sostegno”.
Ribadito “lo stupore e la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo”, per Mattarella “il rischio più grave di fronte alle tragedie dell’umanità non è il confronto delle idee, anche tra quelle estreme, ma l’indifferenza che genera rimozione e oblio”.
“Sono passati ottanta anni da quella immane tragedia che colpì i nostri concittadini nelle zone di occupazione jugoslava”, ha ricordato il Presidente. “Oggi possiamo guardare, con sguardo più limpido e consapevole, al grande, concreto, storico progresso politico, culturale, di amicizia e di cooperazione che la democrazia e il percorso europeo hanno recato in quelle zone un tempo martoriate da scontri etnici e ideologici. Progresso ulteriormente consolidato dall’inserimento, da qualche giorno, della Croazia nel prezioso ambito di pienezza dell’Unione rappresentato dall’area Schengen”.
La storia “ci ha insegnato che la differenza è ricchezza, non una malapianta da estirpare. Che i muri e i reticolati generano diffidenza, paura, conflitti. Che il nazionalismo esasperato, fondato sulla repressione delle minoranze, sulle pretese di superiorità o di omogeneità etnica di lingua e cultura, produce inevitabilmente una spirale di violenza e di guerra. Che le ideologie basate sulla negazione dei diritti individuali, in nome della superiorità dello Stato o di un partito, lungi dal risolvere le controversie, opprimono i cittadini e sfociano in gravissime tragedie. Che la prepotenza e l’uso della forza non producono mai pace e benessere, ma generano violenza e gravi ingiustizie”.
“La civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia – ha rimarcato il Presidente – è l’unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come purtroppo ci insegnano – ancora oggi – le terribili vicende legate all’insensata e tragica invasione russa dell’Ucraina. Un tentativo inaccettabile di portare indietro le lancette della storia, cercando di tornare in tempi oscuri, contrassegnati dalla logica del dominio della forza. Così come la presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con coraggio e decisione il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali”.
“Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea hanno fatto, insieme, passi di grande valore. Lo testimoniano – come è stato poc’anzi ricordato – Gorizia e Nova Gorica designate insieme unica capitale europea della cultura del 2025. I giovani che vivono ai confini dei nostri Paesi, mantenendo l’orgoglio delle proprie identità, hanno acquisito la consapevolezza di appartenere a un’area con un futuro comune che presenta grandi opportunità – economiche, sociali, culturali – che soltanto la convivenza, la compresenza, il dialogo, la pace possono offrire. Dialogo – ha detto ancora Mattarella – che si alimenta e si fortifica nell’attenzione costante e reciproca ai diritti delle rispettive minoranze”.
“Anche per quanto riguarda la comprensione storica, – ha annotato il Presidente – si è fatta molta strada nella collaborazione. Si tratta di rispettare le diverse sensibilità e i differenti punti di vista. Sapendo che la lezione della storia ci insegna a non ripetere errori e a non far rivivere tragedie, men che mai a utilizzarle come strumento di lotta politica contingente. Scrive Claudio Magris, acuto interprete della storia e della cultura del confine orientale: “Ancor più inammissibile e sacrilego sarebbe se gli italiani e gli slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci, in una terra il cui senso – come hanno visto i grandi scrittori triestini – è la compresenza di culture, l’oppressione o scomparsa di una delle quali significa una mutilazione per tutti”. Le prevaricazioni, gli eccidi, l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia costituiscono parte integrante della storia del nostro Paese e dell’Europa”.
“Alle vittime di quelle sopraffazioni, ai profughi, ai loro familiari, rivolgiamo oggi un ricordo commosso e partecipe. Le loro sofferenze non dovranno, non potranno essere mai sottovalutate o accantonate”, ha concluso Mattarella. “Troveranno corrispondenza, rispetto e solidarietà a seconda di quanto saremo in grado di proseguire sulla strada di pace, di amicizia, di difesa della democrazia e dei diritti umani, intrapresa con l’approvazione della Costituzione Repubblicana, con la scelta occidentale ed europea, con la costante politica per il dialogo, la comprensione, la collaborazione tra i popoli”. (aise)

È salito a oltre 11.000 vittime (ma altre fonti parlano di più di 16 mila) il bilancio del terremoto che si è verificato nella notte fra domenica e lunedì nel sud della Turchia e nel nord della Siria. Stando alle cifre fornite dall’Autorità per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad) di Ankara, le persone che hanno perso la vita nel sisma in Turchia sono circa 8.500. In Siria invece le vittime sarebbero più di 2.600. In questo caso la cifra è stata fornita da media internazionali mentre i canali del governo di Damasco riportano cifre inferiori, aggiornate a ieri.


La visita ai principali insediamenti della comunità italiana dispersa e minoritaria in Messico, condotta dal presidente del Comites e dal personale dei consolati della capitale e di Veracruz, è diventata un “viaggio nella memoria” denso di nostalgia ed emozioni. “È stato un faccia a faccia tra Comitato, Consolato e popolo”, ha detto all’ANSA il presidente Giovanni Buzurro, che ha descritto come riuscita questa prima missione che ha condotto per tre giorni alla fine del mese scorso, perché è riuscito a raccogliere una buon numero di residenti.
Popolare e nazionale, decisamente italiano. Sergio Mattarella va al festival di Sanremo, prima volta di un presidente nella storia repubblicana, e si guadagna una standing ovation dal pubblico del teatro Ariston, spettatori magari abbienti ma non necessariamente snob.
A tutti è capitato almeno una volta nella vita di copiare un compito in classe. Una pratica deprecabile, certo, ma (entro certi limiti) decisamente diffusa. Purtroppo come spesso accade il mondo digitale offre oggi l’opportunità di replicare su vasta scala quello che fino a prima era relegato a un singolo episodio. E qui insorgono i veri problemi. Al punto dal richiedere l’intervento di ministeri e dipartimenti.
Passano le settimane, ma nonostante le precipitazioni i livelli delle acque del lago di Garda stentano ad aumentare. Al termine dell’ultima problematica stagione irrigua, le istituzioni confidavano nell’autunno, la stagione da sempre considerata delle piogge, per mettere acqua in cassaforte in vista dei mesi più caldi. Ma così non è stato. Lo sguardo è rivolto alle prossime settimane, le ultime a disposizione, confidando soprattutto nel disgelo di un (si spera) denso manto nevoso affinché si possano alimentare gli affluenti che poi invaseranno il lago. «Se entro metà aprile, il lago non riuscirà ad assestarsi almeno a +90 centimetri sopra lo zero idrometrico, potremo essere costretti a fare i conti con ulteriori difficoltà rispetto a quelle riscontrate nel 2022», ha affermato sabato pomeriggio senza tanti giri di parole il vice presidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni in occasione dell’assemblea annuale dell’ente comprensoriale.
Nel giorno in cui l’Italia consegna alla Libia una nuova motovedetta per il pattugliamento delle coste, si apprende che milizie libiche hanno utilizzato una di delle imbarcazioni per minacciare e tentare di sequestrare quattro pescherecci italiani ma non sono riuscite grazie all’intervento della nave militare italiana “San Marco”.
Il 14 settembre 1872 nasce l’opera della Misericordia quando un gruppo di Buenos Aires decide di unirsi per creare un grande asilo per aiutare le famiglie indigenti, dando lavoro e istruzione ai propri figli. Dopo aver occupato altre proprietà, il sindaco Torcuato de Alvear ha concesso loro un terreno tra le vie Azcuénaga, Peña, Larrea e Pacheco de Melo, consegnato a titolo di proprietà in perpetuo per asilo. Fiore all’occhiello dell’attività architettonica di Morra a Buenos Aires è stato appunto il complesso della Recoleta, la cui direzione dei lavori è stata affidata a un altro collega italiano, Francesco Pinaroli.
Sarò a Kiev “nelle prossime settimane, prima del 24 febbraio”, “l’ho concordato con il presidente ucraino Zelensky” che sta lavorando “a un piano per aprire un dialogo. Bisogna intensificare gli sforzi” di dialogo “ma non si può impedire al popolo ucraino di essere libero”. Questo l’annuncio di Giorgia Meloni a Berlino al termine dell’incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Quando l’Italia dei piccoli e suggestivi borghi dove il tempo sembra essersi fermato, dove la cultura, la storia, l’architettura e la cucina chiamano gli italiani sparsi nel mondo. Un invito per visitare questi piccoli tesori del grande patrimonio delle eccellenze italiane. Un richiamo per vedere le incantevoli meraviglie naturali, culturali e artigiani e conoscere la gastronomia locale e i prodotti che in questi borghi vengono manufatti. 