Haiti, epidemía di colera. Già 460 i morti in soli 3 mesi

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downloadIl ministero della sanità pubblica haitiano ha confermato che il colera ha causato la morte di 461 persone dall’inizio della epidemia tre mesi fa nel paese caraibico; una crisi sanitaria che si aggiunge in un Paese in stato di emergenza alimentare e devastato dalla criminalità.

Secondo l’ultimo bilancio ufficiale pubblicato giovedì scorso da Haiti Libre, le autorità sanitarie haitiane hanno confermato un totale di 1.576 casi mentre cercano di completare la verifica di altri 23.112 probabili. Il numero dei ricoverati con sintomi ammonta a 19.186 dalla dichiarazione del primo caso il 3 ottobre 2021

L’età media dei ricoverati è di 20 anni e l’incidenza è particolarmente rilevante tra i bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, con un totale di 7.700 casi probabili.

da Listin Diario




Muore Ratzinger e il Vaticano riapre il caso di Emanuela Orlandi

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160207484 d8a3eb16 4676 4c99 b9a7 4859581b14b7Proprio adesso, come mai? La domanda, in realtà, pare persino oziosa: ogni giorno dell’anno si presta al dubbio, quando si riapre un’indagine vecchia di quarant’anni. Eppure anche questa volta uno non può che chiederselo: proprio oggi, come mai. Soprattutto perché il caso che va a riaprirsi è quello di Emanuela Orlandi, che uscì da una lezione di musica in territorio vaticano, fu vista alla fermata dell’autobus per tornare a casa in territorio vaticano, e invece sparì e non se ne seppe più nulla. Oppure se ne seppe troppo, ma non se ne seppe il vero.

Dalle parti della Santa Sede si riferisce che “il promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha confermato questa decisione, anche sulla base delle richieste fatte dalla famiglia in varie sedi”, e come sempre in questi casi l’analisi del testo è utile. La decisione viene messa in carico al pubblico ministero d’Oltretevere, innanzitutto, e poi c’è una parola in più, un “anche” riferito alla famiglia. La richiesta di riprendere le indagini, riaprire l’inchiesta, scorrere centinaia di metri lineari di documenti già visti e forse anche di sviste è quindi del Promotore, su impulso della famiglia. Anche.

Come dire: non sono state solo le instancabili iniziative del fratello, ad avere scosso l’albero, ché il Vaticano è quercia millenaria e non basta nemmeno l’ascia. Qualcuno di più alto vuole, e vuole ora. Ora (la successione cronologica degli eventi aiuta quanto l’esame dei testi, da quelle parti) che Joseph Ratzinger giace nella tomba che fu di Giovanni Paolo II. Benedetto e Wojtyla: i due papi che più da vicino sono stati toccati dalla vicenda.

Le rivelazioni di padre Georg

Nelle polemiche molto vere e poco presunte che si sono scatenate, dal 31 dicembre in cui l’Emerito è tornato al Signore, il caso Orlandi è stato un elemento quasi spurio, e se si pone la domanda l’interlocutore ti guarda di tralice. Sì, ma è pur sempre emerso, anche se emerso solo di sguincio. Comunque monsignor Georg Gaenswein ha ammesso che ai tempi di Vatileaks, episodio numero uno, Gabriele il servitore infedele dal suo comodino prese i documenti; pertanto lui stesso, Georg il fedelissimo, mise la testa sul ceppo e, confessando l’ingenuità, invitò Ratzinger a calare la mannaia. Ratzinger però preferì ricorrere alla Grazia, da lui ben conosciuta per studi decennali. Resta a ogni modo il fatto che secondo alcuni esisteva anche, accanto a quelle carte, un Fascicolo Orlandi; mentre invece Gaenswein nega la circostanza.

Possibile che, in un Vaticano che siamo ormai usi a vedere come campo di scontro tra fazioni incattivite, qualcuno pensi di usare il Fascicolo magari per zittire l’altra parte? L’interlocutore di nuovo ti guarda di tralice. Sembrano poi minimaliste, o soddisfacenti solo in parte minimale, le spiegazioni che vogliono dietro la riapertura una enorme manovra diversiva, vuoi per coprire imbarazzanti vicende come quella del gesuita Rupnik, vuoi per annullare mediaticamente il risorgere di una fronda antibergogliana.

No, la risposta potrebbe ben essere altra: più facile, quindi più complessa.

La verità nei tempi

Emanuela, che aveva quindici anni e tutto il diritto di vivere, scomparve nel nulla e non stiamo qui a ripetere tutte le teorie sulla sua sorte, se non altro perché ogni volta che se ne parla è come girare nuovamente il coltello nelle ferite della famiglia. Di sicuro c’è solo che non se ne seppe più nulla, e che una spiegazione va data. Quella vera. Francesco in quel lontano 22 giugno 1983 non era a Roma, semmai a Rosario. Della faccenda probabilmente seppe poco o nulla per lo meno fino alla sua nomina cardinalizia, ed in più il suo stile e il taglio del suo pontificato prediligono un approccio più da pastore che non da principe della Chiesa. Alle corte: è ancor più difficile per uno come lui fare orecchie da mercante a chi chiede di sapere cosa sia successo a sua sorella. Sì, ma perché ora e non prima? Il quesito resta, sulle prime, irrisolto.

La verità va cercata probabilmente nei tempi. Il 31 dicembre muore Ratzinger, il 4 gennaio iniziano le polemiche, il 5 ci sono i funerali, il 6 il Pontefice chiede di non dare credito alle notizie false.  Il 9 si annuncia l’operazione verità su Emanuela. Si aggiunga, a questa successione, un elemento: Papa Bergoglio, con la scomparsa di Benedetto, è oggettivamente più solo e più libero. Soprattutto – a causa dell’età avanzante – la sua Chiesa è meno somigliante a quella che trovò, nominato vescovo di Buenos Aires e poi Vescovo di Roma.

Insomma, un’era si è chiusa: quella dei due papati senza soluzione di continuità. Che non sono però il suo e quello di Benedetto, ma quello di Benedetto e quello di Giovanni Paolo. Due tempi diversi dello stesso momento, in cui uno degli elementi di persistenza era proprio il caso Orlandi.

Riaprirlo andando  – si consideri il particolare – non tanto a cercare gole profonde dalla voce ormai flebile quanto piuttosto a esaminare con criterio filologico le carte, non solo vuol dire dare una chance alla famiglia di sapere la verità (sono molti i cold case risolti in questo modo), ma soprattutto dare alla Chiesa la possibilità, finalmente, di chiudere il capitolo. E aprire una nuova fase. Proprio adesso. Ecco perché.

agi.it




Italia protagonista al Ces di Las Vegas: l’Italian Investor Night accende l’Eureka Park

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9cesUn nuovo rinascimento italiano negli Stati Uniti: è l’impegno simbolico assunto dalla delegazione italiana al CES di Las Vegas, chiuso ieri, domenica 8 gennaio, dopo tre giorni di lavori durante i quali la delegazione ha incontrato innovatori e investitori americani all’interno del padiglione targato ICE. Un impegno sostanziato dalla prima presentazione internazionale di Innov.it, l’hub innovativo per il made in Italy inaugurato nelle scorse settimane a San Francisco.
Sabato 7 è stata, infatti, la giornata dedicata alle iniziative di rilievo nazionale: dopo l’Innovation Talk di Ceipiemonte, in cui sono intervenuti il presidente Dario Peirone, l’assessore regionale all’internazionalizzazione Fabrizio Ricca, e il CEO di Italdesign Antonio Casu, e prima di prendere il centro dell’arena per una lunga sessione di pitch moderata dal giornalista Luca Barbieri, le startup del padiglione, assieme a una platea di professionisti, hanno ascoltato un Innovation Talk dal tema “The New Italian Manufacturing”.
Il professor Carlo Bagnoli, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore dell’acceleratore VeniSIA, ha dialogato con tre rappresentanti dell’innovazione manifatturiera italiana: Barbara Sala, ceo della pmi innovativa Delcon, realtà di Bergamo attiva nel biomedicale che ha sviluppato con il New York Blood Center la bilancia per il sangue Milano, vincitrice del compasso d’oro; Enrico Zobele, presidente e ceo di Everel Group, azienda di componentistica che ha aperto un centro di Open Innovation; Mario Cammarota, manager R&D di Unox.
Introdotta dagli interventi della Console generale a Los Angeles Silvia Chiave e del Trade Commissioner ITA a New York e direttore esecutivo per gli Stati Uniti Antonino Laspina, e da uno speech del business futurist Alberto Mattiello, l’Italian Investor Night ha animato quindi l’Eureka Park con uno “Spritz&Pitch” che ha radunato innovatori e investitori internazionali in un’importante occasione di networking.
Il CES 2023 per l’Italia rappresenta un importante rilancio nel mercato statunitense, con il debutto nella più importante piazza dell’innovazione a livello mondiale di Innov.it, il primo Italian Innovation and Culture Hub nel mondo.
Inaugurato lo scorso ottobre al 710 di Sansome Street a San Francisco, Innov.it è uno spazio che aggrega le attività di sostegno agli ecosistemi tecnologici, scientifici e innovativi italiani con il suo Centro Innovazione, quelle di promozione della cultura e della lingua italiana dell’Istituto Italiano di Cultura, e quelle di promozione del Made in Italy all’estero e di internazionalizzazione delle imprese italiane di ICE. (aise)




Oggi festeggiamo il nostro Tricolore, simbolo dell’unità italiana

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download“Era il 7 gennaio 1797 quando i rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia innalzarono il primo Tricolore.

Sotto questi colori, con questi sentimenti, i nostri avi, nei decenni successivi, si batterono per realizzare l’unità d’Italia.

Il Tricolore accompagnò la guerra di liberazione e, scelto dai Costituenti come vessillo della Repubblica, costituisce il simbolo della unità e indivisibilità del Paese e di quel patrimonio di valori e principi comuni solennemente sanciti dalla nostra Carta costituzionale”. E’ il messaggio del capo dello Stato, Sergio Mattarella per la Giornata nazionale della bandiera.

In occasione del 226/o anniversario della Giornata nazionale della bandiera, il presidente Mattarella ha aggiunto che i valori e principi comuni espressi nel Tricolore “rappresentano la risorsa ideale e morale a cui attingere per affrontare le difficoltà che ogni nazione si trova ad attraversare. Espressione della passione civile del popolo italiano, il Tricolore esprime la volontà di uno Stato democratico, aperto alla collaborazione internazionale e vicino ai cittadini, che persegue, in primo luogo a favore dei giovani, le migliori condizioni per la costruzione del futuro, in un clima di pace, giustizia, coesione sociale. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”.

“In un famoso quadro del 1920 Cafiero Filippelli dipinge una donna intenta a rammendare un Tricolore. Un’immagine straordinaria, metafora del nostro impegno quotidiano. Ricucire ciò che è strappato, riannodare i fili del nostro stare insieme, riscoprirsi comunità: è questa la strada che intendiamo seguire per liberare le energie migliori della nazione e rendere l’Italia ancor più protagonista in Europa e nel mondo”. E’ il messaggio della premier Giorgia Meloni in occasione della Giornata nazionale della bandiera.

“Oggi l’Italia celebra la Giornata nazionale della bandiera. La nazione festeggia il Tricolore, nato nel 1797 a Reggio Emilia, che in questi 226 anni ha accompagnato e ispirato il cammino del popolo italiano. Consacrata nella Costituzione, la bandiera è il simbolo dell’unità nazionale, racchiude i valori di libertà, solidarietà e uguaglianza sui quali si fonda la nostra patria e incarna quello straordinario patrimonio storico, culturale e identitario che universalmente viene riconosciuto all’Italia”. “Nel mondo il Tricolore rappresenta lo spirito di sacrificio e la capacità di donarsi al prossimo dei nostri militari impegnati nelle missioni di pace, è la bandiera che i nostri diplomatici tengono alta nella difesa dell’interesse nazionale, sono i colori che i nostri connazionali all’estero hanno nel cuore e che mettono in ogni cosa che fanno”.

ansa.it




Il caffè è una cosa seria!

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downloadTrucchi e segreti si tramandano di generazione in generazione. Il caffè è una cosa seria: lo diceva Eduardo, ma per qualcuno è ormai una regola. “E non si risparmia” aggiunge Michele Sergio, professione avvocato, con il destino segnato per rappresentare la terza generazione della famiglia che gestisce uno dei caffè storici d’Italia, il Gambrinus di Napoli.

“In realtà è aumentato anche il caffè, come tutto del resto. Ma la gente non si lamenta. In fondo sono dieci centesimi”. Come dire che per uno dei momenti imprescindibili di piacere quotidiano si può anche accettare di spendere un po’ in più.

Ma cosa rende davvero speciale ‘na tazzulella ‘e cafè? 

“E qui potremmo discutere per anni, senza mai arrivare a una conclusione”.

Michele Sergio è cresciuto tra chicchi, sacchi di juta, macinini e macchine a pressione, senza dimenticare l’iconica cuccumella che Eduardo armeggiava in “Questi fantasmi” per una tazzina di caffè con un professore fuori scena.

“Ognuno ha la sua idea, ma alla fine tutto ruota attorno alla regola delle quattro ‘M’: miscela, macina, macchina e mano del barista”.

Senza dimenticare l’acqua…

“L’acqua rappresenta il 90% della bevanda ed è fondamentale che non sia troppo calcarea. Usare l’acqua di rubinetto significa mortificare tutti gli aromi che i produttori cercano con tanta cura e attenzione. Un buon caffè è come il vino: si possono scorgere tantissimi sentori differenti. E tutto dipende dalla qualità dell’acqua, dalla sua temperatura, che deve restare tra i 93 e i 96 gradi. Altrimenti si appiattiscono tutti i sentori”.

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Michele Sergio

Anche la miscela ha il suo ruolo?

“L’evoluzione di un chicco di caffè è lunghissima, da quando viene seminato, poi estratto, trasferito in Europa e in America. Ma i 15 minuti più importanti della sua vita sono racchiusi nel momento della tostatura. E in Italia e in tutto il mondo ognuno ha il suo metodo. Qui a Napoli, nei Quartieri Spagnoli una volta c’erano tante piccole botteghe che tostavano il caffè. Per questo è un prodotto artigianale, perché ci sono fasi di lavorazione che richiedono manualità e capacità umane. La qualità arabica è più leggera. La robusta possiede il doppio della percentuale di caffeina che c’è nell’arabica. La nostra miscela preferita contiene entrambe e il dosaggio è uno dei segreti del successo. Poi c’è la macchina “.

La terza ‘M’?

“A Napoli usiamo quella a leva, in altre città si usa quella automatica”.

Fa differenza anche questo?

“La macchina a leva è più artigianale. Conta molto l’esperienza di un barista. In quella automatica non è così. La leva è solo nostra”.

Poi c’è la ‘mano del barista’…

“Un barista si fa i muscoli con la macchina nell’alzare ad abbassare quella leva. Nel contare i secondi, che non devono essere più di 25, altrimenti il caffè viene bruciato. Nel tenere pulito il raccoglitore, nel misurare la pressione. E sa quanti dispetti si fanno i baristi? Modificano i parametri, smuovono qualcosa… Perché quello del barista è il ruolo più ambito. C’è una carriera anche in questo settore. E poi non le dico dell’invidia e delle corse a chi fa il caffè migliore. Avere un barista in grado di riparare la macchina, quando c’è fila al banco e qualcosa non va, è fondamentale”.

Meglio il caffè del bar o quello di casa?

“Anche questa è una disputa millenaria. Delle macchinette automatiche che si usano tanto in casa non parlo. Non le considero, ma più che altro per una questione di principio. Il caffè è un piacere, almeno quei cinque minuti che occorrono per una moka – non voglio arrivare alla cuccumella – ma il rumore del caffè che sale, l’aroma che si diffonde… Quei cinque minuti che sono tutti per noi, che siamo sempre al telefono, che corriamo tutto il giorno, che non abbiamo mai tempo, vogliamo prenderceli? E poi il caffè è un momento di aggregazione. Lei quando vuole vedere un amico, un parente, qualcuno cosa dice? prendiamoci una tazza di caffè”.

In fondo il caffè è di tutti.

“È quello che vogliamo dimostrare ottenendo il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Unesco. L’anno scorso hanno preferito portare la candidatura della lirica, ma quest’anno a marzo ci riproveremo, con un dossier più completo. Tra l’altro è archiviata ormai quella polemica tra le città in perenne competizione per la tradizione più antica, per il metodo migliore. Quest’anno ci presenteremo come ‘espresso italiano’ riunendo tutte le culture, anche grazie alla rete dei caffè storici, delle città che vivono di questa tradizione, come Napoli, Torino e Treviso”.

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Attese 100 mila persone per l’addio a papa Radzinger

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100130133 82d124a3 4ac1 4c66 9eb4 57d463f61845Una Città del Vaticano blindata si prepara ad accogliere fedeli, religiosi, capi di Stato e di governo per il funerale di Joseph Ratzinger.

Attese 100mila persone oggi a San Pietro. Intanto si è chiusa mercoledì la veglia per l’ultimo saluto al Papa emerito. Una grande dimostrazione di affetto con l’abbraccio collettivo di 200mila fedeli in tre giorni.  Le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici d’Italia per ricordare dalle Alpi al mare la giornata delle esequie.

San Pietro blindata

Come deciso dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto di Roma Bruno Frattasi, è prevista un’area di massima sicurezza dove sarà necessario sottoporsi ai controlli al metal detector.    Inoltre, sarà rafforzata l’interdizione dello spazio aereo sulla piazza. Disposta anche la presenza di elicotteri, tiratori scelti, reparti speciali interforze tra cui quelli dell’antiterrorismo, vigili del fuoco, 118 e polizia locale. Saranno oltre mille gli agenti delle forze dell’ordine impiegati. Vietata infine la vendita e il trasporto contenitori in vetro fino alle 14.

La messa presieduta da Papa Francesco

E’ tutto pronto per la celebrazione eucaristica per le esequie di Benedetto XVI questa mattina dalle 9.30 sul sagrato della Basilica di San Pietro. La messa, presieduta da Papa Francesco (sull’Altare, il decano del Collegio Cardinalizio Giovanni Battista Re), concelebreranno oltre 120 cardinali, più di 400 vescovi e 3.700 i sacerdoti. Più di mille i giornalisti accreditati, da oltre 30 Paesi, tra cui anche Asia, Africa, Sud America. La cerimonia sarà trasmessa in mondovisione.

A guidare la delegazione italiana ci sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Intanto sul sagrato di San Pietro è stata montata la grande struttura coperta che ospita l’altare per la celebrazione eucaristica e sulla facciata della Basilica è stato apposto un grande arazzo, sotto la balconata centrale, raffigurante un Gesù Cristo risorto.

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Delegazioni da tutto il mondo

Sono diverse le delegazioni che a titolo personale (le ufficiali sono quelle della Germania e dell’Italia) saranno questa mattina alle esequie del Papa emerito Benedetto XVI.

La Germania sarà rappresentata da Frank-Walter Steinmeier, presidente Federale; l’Italia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Secondo quanto si apprende saranno presenti dal Belgio il Re Filippo e la Regina Mathilde; dalla Spagna la Regina Sofia; dalla Lituania, il presidente della Repubblica Gitanas Nauseda.

Dalla Polonia il presidente della Repubblica Andrzej Duda, e seguito; dal Portogallo il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa; da San Marino i Capitani Reggenti Maria Luisa Berti e Manuel Ciavatta; dalla Slovenia, la presidente della Repubblica Natasa Pirc Musar; dal Togo il presidente della Repubblica Faure Essozinma Gnassingbe; dall’Ungheria la presidente della Repubblica Katalin Novak; dalla Repubblica Ceca, il primo ministro Petr Fiala; dal Gabon il primo ministro Rose Christiane Ossouka Raponda; dalla  Slovacchia il primo ministro Eduard Heger.

L’Ordine di Malta sarà rappresentato da Frà John T. Dunlap, Luogotenente di Gran Maestro; da Cipro, il ministro degli Esteri loannis Kasoulides; dalla Colombia il ministro degli Esteri Alvaro Leyva Duran; dalla Croazia il ministro per gli Affari europei Gordan Grlic Radman; dalla Francia il ministro dell’Interno Gerald Darmanin; dalla Gran Bretagna il Segretario di Stato per l’Educazione Gillian Keegan.

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La liturgia funebre di Ratzinger ricalca quella dei Papi in carica

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180128056 b6ddf99f 6f45 43d3 b4ee ea494cecdb15La celebrazione eucaristica per le esequie del Papa emerito Benedetto XVI, prevista giovedì 5 gennaio alle 9:30 sul sagrato della Basilica di San Pietro, “grosso modo ricalca quella riservata a un sommo Pontefice”. Con, ovviamente, alcune modifiche e adattamenti. A precisarlo è il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni. “La base è quella – ha sottolineato – con alcuni elementi originali, adattamenti dovuti alla particolarità della situazione, e altri mancanti, propri del Pontefice regnante”. Tra questi la supplica finale della diocesi di Roma e delle Chiese Orientali previste nei riti che chiudono i funerali dell’Ultima Commendatio (Ultima raccomandazione) e della Valedictio (Commiato).

Diverse saranno poi le letture, non quindi quelle previste dal Lezionario per le messe rituali. La Prima lettura sarà “Dal libro del Profeta Isaia 29, 16-19”, la Seconda Lettura “Dalla prima lettera di San Pietro apostolo 1, 3-9”.

Papa Benedetto XVI nel 2013 ha scritto una pagina indelebile nella storia millenaria della Chiesa. Lasciò per via della “età avanzante”. Criticato anche aspramente, pose una questione importante: un pontefice vecchio anziano stanco e malato, quanto può svolgere in piena libertà le sue funzioni pastorali e non solo?

Per il Vangelo si è scelto quello di Luca 23, 39-46, quello del “Buon ladrone” previsto nel Lezionario. “E uno dei testi più amati nelle liturgie funebri – ha sottolineato Bruni – perchè offre consolazione a chi perde una persona cara”.

Una curiosità dall’effetto simbolico: il personaggio del Buon Ladrone (negli Atti di Pilato lo si chiama Disma) è il primo Santo cristiano, l’unico canonizzato direttamente da Gesù. Tutta la preparazione della celebrazione eucaristica è stata comunque frutto di un lavoro di squadra dei cerimonieri pontifici che hanno tenuto conto del pensiero di Papa Francesco. Bergoglio presiederà la messa (pronuncerà l’omelia) ma sull’altare, a celebrare, ci sarà il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovan Battista Re.

Prosegue la ‘processione’ per visitare la salma del Papa emerito esposta a San Pietro. Intenso per il secondo giorno consecutivo l’afflusso di persone nella Basilica dove ieri hanno sfilato in 65mila. Papa Francesco presiederà giovedì prossimo i funerali di Benedetto XVI. Attesi molti vescovi tedeschi

Domani pomeriggio sul tardi la bara, in legno di cipresso, di Benedetto XVI sarà chiusa. Al suo interno verranno messe la medaglia e le monete coniate durante il Pontificato, il pallio o i palli del vescovo e il rogito, ossia un testo in cui è descritto brevemente il Pontificato. In particolare il rogito viene inserito in un tubo di metallo. Giovedì 5, giorno delle esequie – alle quali sono stati accreditati oltre 600 giornalisti da tutto il mondo -, la bara uscirà dalla Basilica vaticana alle 8:50 per permettere il Rosario dei fedeli.

Dopo la messa il feretro verrà portato nelle Grotte vaticane per la sepoltura, nella tomba che fu di Giovanni Paolo II. Qui, ha spiegato Bruni, verranno messi una fettuccia intorno alla bara, dei sigilli della Camera apostolica, della Casa pontificia e delle Celebrazioni liturgiche. Il feretro verrà poi posta in una bara di zinco e sigillato. La bara di zinco verrà collocata in un’altra bara di legno e poi sepolta. La tumulazione avverrà in forma privata.

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Ratzinger e i gatti, un feeling durato tutta la vita

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download“Ratzinger ha mostrato un enorme coraggio quando ha scelto di rinunciare al pontificato. E con altrettanto coraggio non ha mai voluto nascondere la sua grande attrazione per i gatti”. è una chiave di lettura originale della personalità del papa emerito, scomparso il 31 dicembre, quella che suggerisce la giornalista e scrittrice Carola Vai, autrice di “Gatti di Stato”, libro ricco di aneddoti sulla passione dei potenti della Terra per i felini.

“L’affetto di Benedetto XVI per i mici ha radici antiche – racconta Vai all’AGI – fin dai primi giochi infantili cominciò a condividere con loro tenerezze e malinconie. Durante gli anni dell’adolescenza trascorsi nella sua casa di Traunstein in Baviera c’era sempre qualche gatto appollaiato sopra la stufa. Certamente il gatto che ha avuto un posto speciale nel suo cuore è Chico, il soriano rossiccio che accompagnò molti anni della sua gioventù, durante l’insegnamento universitario a Ratisbona.

dnloadQuando fu eletto al soglio pontificio, il felino divenne così famoso da essere immortalato in un libro di Jeanne Maria Teresa Perego “Joseph e Chico”, dove Chico è il protagonista che racconta la vita del suo più caro amico, Joseph Ratzinger”.

Come spiega lei questa attrazione? “Il gatto è un animale estremamente sensibile e intelligente, ma riservato e silenzioso. Io credo che Ratzinger riconoscesse e apprezzasse queste qualità. Le trovava vicine al suo modo di essere. D’altro canto lui ha ricevuto molto dai suoi amici pelosi. Era piuttosto timido e impacciato, e la celebre foto di lui con un gatto sulle ginocchia ha fatto il giro del mondo, catturando la simpatia di chi lo considerava un uomo distaccato e freddo. In un certo senso ha contribuito a renderlo più affettuoso e amabile”.

I gatti hanno avuto un ruolo anche in alcuni dei suoi viaggi papali. È vero? “Certamente. Durante il viaggio apostolico nel Regno Unito nel 2010 l’ex pontefice era in visita all’Oratorio di San Filippo Neri di Birmingham. Venne attirato dal miagolio di un micio nero chiamato Pushkin, la mascotte dell’Oratorio. Si avvicinò e accarezzò il felino, per l’occasione agghindato con un nastro giallo e bianco. Le foto dell’incontro fecero il giro di tv e tabloid. Da allora Pushkin divenne un personaggio e cominciò a ricevere lettere dai suoi fan e dai suoi consimili, come i gatti di un convento carmelitano inglese che avevano voluto “presentarsi” a lui.

Un altro episodio da ricordare riguarda il suo viaggio negli Stati Uniti, nel 2008: lì incontrò Jan Fredericks, presidentessa di un’organizzazione impegnata ad affermare i diritti degli animali all’interno della comunità cattolica. La signora, che aveva ben nove gatti, raccontò di aver trovato molti spunti in comune con l’ex pontefice”.

Per un po’ di anni l’amore di Ratzinger per i gatti era noto solo negli ambienti del Vaticano, a rivelarlo a tutti è stato il cardinale Tarcisio Bertone. “Ratzinger era molto riservato, come è noto. Fin dal suo arrivo a Roma da prelato, cominciò silenziosamente ad adottare una piccola colonia di mici randagi che abitavano i cortili vaticani. Portava loro del cibo ogni mattina, e man mano il gruppetto dei felini che lo aspettava cresceva.

Il cardinale Bertone, a fianco di Ratzinger quando era prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, raccontò questo aneddoto. I suoi collaboratori assecondarono questa passione. Nei giardini vaticani fu allestita anche una cassetta per il ricovero di un micio nero chiamato Ciccio.

Tra i gatti prediletti da Ratzinger si ricordano anche Cortesina, Zorro e Contessa che lo hanno accompagnato negli ultimi anni della sua vita, quando si era ritirato al convento Mater Ecclesiae, durante le passeggiate nei giardini del Vaticano”.




Decine di migliaia di fedeli rendono omaggio alla salma di Papa Ratzinger

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205233825 0866ea89 bc7b 40f7 9706 df5de285f14dDecine di migliaia di fedeli – tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – hanno finora reso omaggio alla salma di Benedetto XVI. È quanto rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, mentre arrivano le prime conferme sulla presenza delle autorità straniere ai funerali del Papa emerito che si celebreranno sul sagrato della Basilica di San Pietro, giovedì 5 gennaio. Alle esequie saranno presenti, a quanto si apprende, il presidente polacco Andrzej Duda, la Regina Sofia, madre del Re di Spagna e il presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa.

La celebrazione delle esequie di Benedetto XVI desta non pochi interrogativi. Nulla di ufficiale è stato ancora predisposto e vista l’unicità del ruolo che ricopriva Ratzinger (prima volta di un Papa emerito) le procedure del protocollo saranno sicuramente decise ex novo da Papa Francesco. La Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II stabilisce le norme da seguire circa la vacanza della sede apostolica e l’elezione del Romano Pontefice e alcune di queste norme furono poi modificate da Benedetto XVI con il Motu Proprio Normas Nonnulas. Ora l’ipotesi più accreditata è quella che il protocollo possa ripercorrere, mutuandolo, il rito predisposto

Dal Vaticano si precisa che i funerali saranno “solenni ma sobri” – come richiesto dallo stesso Ratzinger prima di morire – e saranno celebrati sul sagrato di piazza San Pietro da Francesco (mentre per la morte di un Papa è il decano dei cardinali a farlo, ndr). Sarà la prima volta nella storia che un Papa celebra le esequie di un Papa emerito. Molto probabilmente concelebreranno con Bergoglio sull’altare, il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin e il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re.

Nulla ancora è confermato sul rito della Liturgia ma la volontà di Francesco è quella di rendere omaggio al suo predecessore con tutti gli onori dedicati a un Papa regnante. Quindi è probabile che la salma di Joseph Ratzinger varcherà la Porta della Morte, una delle cinque porte della Basilica di San Pietro che viene utilizzata per i feretri dei pontefici. Per quanto riguarda le delegazioni presenti: le ufficiali saranno quelle italiana e tedesca (non è stata ancora resa nota la composizione), le altre “a titolo personale”.

Per l’esposizione della salma all’omaggio dei fedeli, la Universi Dominici Gregis prevede che in caso di morte del Papa sono i cardinali a stabilire “il giorno, l’ora e il modo, in cui la salma del defunto Pontefice sarà portata nella Basilica Vaticana, per essere esposta all’omaggio dei fedeli” e che “predispongano tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice, che dovranno essere celebrate per nove giorni consecutivi”.

Per Ratzinger, Papa emerito sì ma non più regnante dal 2013, l’omaggio dei fedeli è stato stabilito in tre giorni, dal 2 fino al 5 gennaio, data del rito funebre, previsto alle 9:30 sul sagrato di San Pietro. Dopo un rito privato le spoglie sono state traslate dal Monastero Mater Ecclesiae nella Basilica vaticana, all’Altare della Confessione. Anche per il corpo di Ratzinger (come per Giovanni Paolo II) è stata utilizzata la Tanatoprassi, pratica post mortem che permette di conservare al meglio la salma, eliminando per alcune settimane il processo di decomposizione.

Sulla vestizione nessun paramento papale: per Ratzinger paramenti liturgici rossi e la mitra (senza il pallio né croce pastorale). Tra le mani del Pontefice emerito un rosario. E al posto dei comodi sandali, che lui aveva scelto, delle scarpe nere. Al dito vi è l’anello con l’effige di San Benedetto, un dono di monsignor Gino Reali, vescovo emerito della diocesi di Porto-Santa Rufina nel Lazio.

Ovviamente Ratzinger, dalle sue dimissioni, non ha più l’Anello del Pescatore, uno delle insegne che il Papa riceve durante la messa solenne d’inizio del suo pontificato e che viene poi annullato, insieme al Sigillo di piombo, dopo la sua morte. Dopo la celebrazione eucaristica dei funerali, avranno luogo l’Ultima Commendatio e la Valedictio. Il feretro del Pontefice emerito sarà portato nella Basilica di San Pietro e quindi nelle Grotte Vaticane per la tumulazione. La tomba sarà quella che fu di Giovanni Paolo II. Il luogo era stato indicato dallo stesso Ratzinger. Il sepolcro, nella cripta di San Pietro è rimasto libero dal momento della canonizzazione di Wojtyla, i cui resti sono stati trasferiti in una cappella vicino alla Pietà di Michelangelo.

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Casellati: “Prima dell’estate sarà pronta una proposta di riforma presidenzialista”

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145323961 66077259 c287 4e8b b576 5a9f81c4a849“Ritengo che la mia attività di ascolto” sulle riforme istituzionali “possa terminare entro la fine del mese di gennaio, ascoltando i rappresentanti di tutti i partiti o gli esperti indicati dalle varie forze politiche. La proposta sarà pronta quando avrò ascoltato le posizioni e le ragioni di tutti i gruppi parlamentari, sperando di trovare un punto di caduta. Trattandosi di una riforma costituzionale, l’obiettivo è quello di realizzarla tutti assieme con la maggior condivisione possibile”. Lo ha affermato ad Affaritaliani.it la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, parlando dei tempi per una riforma presidenzialista più volte evocata dalla premier Giorgia Meloni come priorità per la legislatura e da lei stessa indicata come necessaria al Paese in un intervento pubblicato stamane da alcuni quotidiani.

Sui tempi Casellati ha spiegato che “prima dell’estate la proposta del governo dovrebbe essere certamente pronta, ma è difficile per me oggi dare dei tempi certi. Dovrò anche ascoltare diversi costituzionalisti”.

L’ex presidente del Senato ha poi aggiunto: “E’ dalla nona legislatura che si discute di presidenzialismo, non è certo una novità di oggi. Se ne parla da molto tempo e non capisco davvero chi parla di missione impossibile visto che proposte e iniziative in questo senso sono arrivate in passato sia da destra sia da sinistra. Ritengo che oggi il tempo sia maturo per dare voce ai cittadini per eleggere direttamente il presidente della Repubblica o il premier, poi vedremo quale sarà la formula migliore da adottare”, ha concluso.

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