NYC. Addio a Zampetta, l’italiano che ha fatto rifiorire il Luna Park di Coney Island

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030009af27f06483454b2168431aaf0fIl Luna Park di Coney Island, uno dei parchi di divertimento più visitati di New York per il suo carattere storico e sociale, ha avuto una rinascita per mano dell’imprenditore italiano Alberto Zamperla, morto questa settimana in Italia all’età di 71 anni.
L’uomo d’affari che ha aiutato Coney Island a riprendersi da decenni di declino è morto in un ospedale di Altaville, Vicentina, nel nord Italia, ha confermato suo figlio Alessandro, che ha detto che la causa doveva ancora essere determinata.
Considerato il “re delle ruote panoramiche” (un’attrazione fieristica costituita da una grande ruota che gira verticalmente), per la costruzione di attrazioni nei parchi di divertimento di tutto il mondo, Zamperla aveva fondato la sua azienda negli Stati Uniti nel 1976, nel New Jersey, e nel Canada, a Montréal.
Un decennio dopo, produceva già attrazioni per i parchi Disney.
“Era un uomo generoso, un visionario e un pioniere del divertimento che ha saputo regalare sorrisi a milioni di persone grazie alla sua eccessiva creatività”, si legge in un comunicato della sua famiglia.
Il Gruppo Zamperla è stato fondato dal padre di Alberto, Antonio, nel 1966, ma fa risalire le sue origini al suo trisnonno Angelo, che a metà dell’800 sposò un cavaliere del circo e divenne un acrobata.
Fino alla sua morte, Zamperla era stato presidente del conglomerato che progetta e produce montagne russe e altre attrazioni a tema, e che gestisce parchi di divertimento in tutto il mondo.
L’imprenditore aveva affidato per anni ai due figli il controllo quotidiano dei suoi parchi.
Antonio, il maggiore, si occupa della produzione, mentre Alessandro, presidente di Central Amusement International, gestisce il Luna Park e gli altri parchi divertimento.
Nel 2010, durante l’amministrazione di Michael Bloomberg a New York City, Central Amusement ha vinto un contratto dall’agenzia di sviluppo economico della città per far rivivere il Luna Park a Brooklyn.
È stato il quartiere fieristico per eccellenza che ha aperto nel 1903 e ha intrattenuto milioni di persone fino a quando la maggior parte è stata rasa al suolo dopo un incendio durante la seconda guerra mondiale.
Da quel momento il parco tradizionale per i newyorkesi entrò in una fase di declino.
Il Luna Park presenta ancora l’originale “Cyclone” del 1927, le montagne russe in legno di cui ne rimangono poche al mondo.
Alessandro Zamperla ha affermato che la società, che per prima ha speso circa 15 milioni di dollari per ristrutturare il Luna Park, ha investito un totale di circa 100 milioni di dollari dal 2010, la spesa più alta per qualsiasi proprietà.
“Mio padre adorava New York e Coney Island perché significa molto per noi come famiglia”, ha detto Alessandro.
Lo stesso Alberto Zamperla ha dichiarato in un’intervista al sito We the Italians nel 2018: “Senza togliere nulla a nessuno, posso ancora dire che l’impresa di cui sono più orgoglioso è aver potuto far rivivere il Luna Park di Coney Island, New York , nel 2010 e continuiamo a gestirla con soddisfazione e successo”.
Nel 2019, Zamperla è stata inserita nella Hall of Fame dell’Associazione internazionale dei parchi di divertimento e delle attrazioni.
“Sono un ragazzino”, ha detto al Financial Times nel 2016.
“E sarò ancora un ragazzino.” (ANSA).




Messico: intervista di fine anno di Punto d’Incontro all’Ambasciatore De Chiara

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29dechiaraPer la conclusione dell’anno in cui il mondo ha visto attenuarsi gli aspetti più gravi della pandemia di Covid-19 ma anche il ritorno di una guerra nel cuore dell’Europa, in Ucraina, l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Luigi De Chiara, ha dialogato con Punto d’Incontro parlando su diversi temi, come gli eventi importanti degli ultimi 12 mesi, alcuni punti in agenda per il 2023, i cambiamenti prodotti dall’arrivo del nuovo governo italiano, l’attenzione consolare ai connazionali residenti in Messico, il futuro del nuovo trattato tra Messico e Ue e i piani per il trasferimento dell’Ambasciata a Polanco.
Di seguito l’intervista integrale:
“D. De Chiara ha concluso inviando ai cittadini italiani in Messico i suoi migliori auguri per le feste di fine anno.
Ambasciatore, potrebbe fare un breve bilancio dei principali eventi del 2022 nell’ambito dei rapporti tra l’Italia e il Messico?
R. Il 2022 è stato caratterizzato, per quanto riguarda l’Ambasciata, dalla fine del Covid e quindi dalla possibilità di tornare a un livello di attività normale. Per me in particolare, ha significato la possibilità di poter tornare a viaggiare in Messico, che è un Paese molto vasto. Ho visitato tanti Stati dove abbiamo interessi economici importanti e una presenza considerevole di collettività italiane. La fine del Covid ci ha anche permesso di tornare a organizzare eventi presenziali in maniera molto più sostanziale di quanto non era successo l’anno precedente, a cominciare dalla celebrazione del 2 giugno, che è stata caratterizzata da un grande successo di partecipazione. Ci sono stati tanti eventi e tante attività anche nel settore artistico e culturale. È un anno che si conclude bene e che ci ha visti molto impegnati. Purtroppo, l’aggressione russa all’Ucraina e tutte le energie che ha drenato per quanto riguarda il governo, in particolare il ministero degli Affari esteri in Italia, non ci hanno consentito di realizzare la riunione della Commissione binazionale, che oramai aspetta dal 2020 di riunirsi qui a Città del Messico. Questo, però, non ha significato che non ci siano stati contatti, come ad esempio in occasione della riunione dell’Onu o dell’incontro del G20 a Bali. Direi, quindi, che è stato tutto sommato un anno molto positivo, caratterizzato, tra l’altro, anche da annunci importanti di nuovi investimenti, non solo di imprese che sono già nel Paese, ma anche di nuove aziende che si stanno approcciando per la prima volta al mercato messicano.
D. Quali saranno i principali eventi del 2023 nel campo della relazione bilaterale?
R. Nel 2023 contiamo senz’altro di riuscire a riunire la Commissione binazionale qui a Città del Messico, o o quanto meno di ricevere la visita del nuovo ministro degli Affari esteri italiano, che è anche vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, il quale ha già dichiarato in diverse occasioni che l’America Latina è una priorità. Lui ha maturato nelle sue vesti precedenti, non solo di presidente del Parlamento europeo, ma anche di commissario, una vasta esperienza internazionale, per cui confido che ci sarà la possibilità di realizzare questo viaggio. Peraltro, stiamo discutendo con Roma, già probabilmente a fine gennaio, di ricevere la visita del sottosegretario Giorgio Silli, competente per il Messico, per riannodare il dibattito, il discorso e il dialogo politico fra i nostri due Paesi.
D. Con l’arrivo del nuovo governo ci sono stati altri cambiamenti nell’organigramma del Ministero degli Affari Esteri collegati al funzionamento dell’Ambasciata d’Italia in Messico? Si prevedono modifiche alle strategie e priorità di politica estera in generale e in particolare nel caso del Messico?
R. Mi sembra che, per quanto riguarda l’installazione del nuovo governo, è chiaramente cambiato il vertice politico della Farnesina, ma da noi tradizionalmente non cambiano tante cose come succede in altri Paesi dove c’è maggior vincolo fra l’apparato tecnico e il vertice politico. Per quanto riguarda più in generale la politica estera, fin dai primi giorni del governo sono stati ribaditi i pilastri della politica estera italiana del secondo dopoguerra, che sono l’Unione europea e l’Alleanza atlantica. Sono state confermate anche le posizioni, che sono posizioni nazionali, indipendentemente dallo schieramento politico che si considera, di sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa, per cui non credo che a livello di grandi linee sia cambiato o cambierà granché. Questo vale anche per il Messico, dove i lineamenti fondamentali della collaborazione si trovano soprattutto in ambito multilaterale —Nazioni Unite e G20— su temi che fanno parte del nostro patrimonio politico, dalla riforma del Consiglio di sicurezza, fino alla promozione della sostenibilità. Per quanto riguarda il settore economico commerciale, mi sembra che nell’ultimo anno si sia parlato molto di più e con molto più interesse del Messico in Italia, quindi io spero e credo che avremo un’intensificazione dei rapporti economico commerciali bilaterali.
D. Pare che esistano discrepanze in Messico tra il ministero degli Affari Esteri e quello dell’Economia sulla convenienza di ratificare la sezione commerciale del TLCUEM 2.0 separatamente dagli altri capitoli del trattato. Ci sono possibilità reali di firmare il nuovo accordo nel corso del 2023?
R. In realtà questo bisognerebbe chiederlo al governo messicano. C’era un problema di carattere europeo di competenze esclusive o ripartite fra l’Unione europea e gli Stati membri, per cui alla fine è stato proposto un escamotage giuridico, che non modifica nella sostanza il contenuto del trattato, ma semplicemente permette un’applicazione anticipata della parte commerciale. La risposta della Cancillería messicana mi sembra che sia stata molto positiva. La Secretaría de Economía, per quanto ne so, si deve ancora esprimere, ma credo che sia un problema al momento legato più al cambio radicale che c’è stato con la nomina della nuova ministra, dei nuovi sottosegretari e anche di direttori generali, nel ministero federale dell’Economia, oltre alla contingenza del problema che si sta discutendo nell’ambito del T-MEC sul rispetto della parte del trattato che si riferisce alle problematiche energetiche. Quindi credo che la mancanza di un parere della Secretaría de Economía sia una situazione congiunturale e spero che il più presto possibile venga sciolta la riserva sulla soluzione proposta da parte europea e si possa arrivare alla firma dell’accordo. Peraltro il prossimo anno è previsto un importantissimo appuntamento: il vertice bilaterale tra la CELAC e l’Unione europea, che si svolgerà nel primo mese del semestre di presidenza della Spagna, che inizierà a partire dal 1º luglio del 2023.
D. Qual è la situazione attuale dell’organico della Cancelleria consolare e della rete dei Consoli onorari dell’Ambasciata? Le richieste dei nostri connazionali nel Paese riescono ad essere soddisfatte in modo rapido ed efficiente?
R. Diciamo che esistono sempre margini di miglioramento, in termini ideali, per offrire servizi sempre più tempestivi, sempre più di grande gradimento e soddisfazione da parte degli utenti del Consolato. Quest’anno, soprattutto per uno dei temi che sono più cari agli italiani residenti in Messico —il rinnovo del passaporto—, abbiamo acquisito tre nuove macchine per la rilevazione delle impronte digitali, che sono state affidate ai consolati onorari di Querétaro, Puebla e Monterrey. Questo renderà molto più facile la procedura e, soprattutto, non costringerà più gli italiani a dover venire a Città del Messico per rinnovare il passaporto. L’organico della sezione consolare resta quello di sempre. In Messico abbiamo un AIRE che credo abbia da poco superato le 26mila unità in tutto il Paese. Non dimentichiamoci che ci sono altre nazioni dell’America Latina dove l’AIRE conta centinaia di migliaia di connazionali. Chiaramente da parte dell’Ambasciata, e anche da parte del ministero degli Affari esteri, c’è molta innovazione di carattere digitale e siamo sempre tesi a dare un servizio migliore. Con la fine del blocco del turnover nella pubblica amministrazione in Italia sono ripresi i concorsi pubblici, anche al ministero degli Affari esteri, per cui sono confidente che nel prossimo futuro —nel giro di due o tre anni— verranno ulteriormente potenziati i servizi consolari, anche qui in Messico, in termini di personale addetto.
D. Potrebbe descrivere le caratteristiche e lo stato attuale del progetto di costruzione della nuova sede dell’Ambasciata e della residenza ufficiale dell’Ambasciatore d’Italia in Messico?
R. In realtà si parla, credo, da almeno vent’anni della questione di cambiare la sede dell’Ambasciata che attualmente si trova in Palmas e non è più adeguata —né in termini estetici, né in termini di funzionalità— all’immagine che un Paese come l’Italia vuole avere in Messico. Da un anno e mezzo in qua stiamo lavorando sull’ipotesi di costruire una nuova Ambasciata a Polanco. Sarà un miglioramento anche in termini di utenza, poiché sarà un luogo molto più facilmente raggiungibile rispetto all’indirizzo attuale. Stiamo perfezionando gli ultimi aspetti che riguardano il contratto di costruzione. Si tratta di un’opera piuttosto importante e già solo verificare la compatibilità della legislazione messicana con quella italiana non è stato un compito facile. Comunque io confido, se tutto va bene, che nei prossimi tempi saremo in grado di firmare il contratto, dare il via alla richiesta dei permessi e iniziare la costruzione. Credo che in un periodo di due anni e mezzo ai tre anni e mezzo dovremmo avere un’Ambasciata nuova fiammante a Polanco. Sarà anche una sede costruita nella prospettiva di un’ulteriore espansione della presenza e dei servizi che si offriranno. In questi mesi stiamo dialogando con il ministero della Difesa in vista della possibile apertura di un ufficio dell’addetto militare specifico per il Messico qui nella capitale del Paese e non più essere dipendenti dall’ufficio dell’addetto militare dell’Ambasciata a Washington. Si stanno gettando i semi per far sì che nel prossimo futuro si possa avere un’Ambasciata più funzionale, più efficace, con maggiori servizi, con un’immagine anche esteriore più adeguata alla crescita dei rapporti bilaterali tra l’Italia e il Messico.
D. Vuole inviare un messaggio di fine anno ai cittadini italiani in Messico?
R. Un augurio a tutti gli italiani in Messico di un Natale di grande serenità. Concludiamo bene il 2022, iniziamo ancora meglio il 2023 che sono sicuro ci porterà tante novità e tante cose positive sull’aspetto dei rapporti bilaterali fra l’Italia e il Messico”. (aise) 




Meloni: “Dureremo in carica 5 anni”

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163919567 4f9b4d5a f8ea 437a a51c 5ec12f5bdec5Quasi tre ore di conferenza stampa di fine anno. Giorgia Meloni non si è sottratta al fuoco di fila di 45 domande e alla fine emergono alcune notizie: sì al semipresidenzialismo, al controllo pubblico della rete tlc, alla riforma fiscale e della giustizia; no alla guerra russa in Ucraina e alla repressione iraniana.

In Libia e in Africa l’Europa non deve più indietreggiare a vantaggio di Russia, Turchia e Cina.

Il Msi ebbe “un ruolo importante”, tanto da partecipare all’elezione di Presidenti della Repubblica. Meloni ritiene che questo Governo “durerà 5 anni”.

Le principali risposte del Presidente del Consiglio

Russia e Ucraina

“Spero che prima o poi il governo russo si renda conto dell’errore che sta facendo” e decida di “fermare questa incomprensibile invasione. Fino a quando questo non accadrà noi difenderemo l’Ucraina”. “L’Italia è pronta a farsi garante di un eventuale accordo di pace. É la ragione per la quale penso di recarmi a Kiev prima della fine di febbraio. Perchè credo che il 24 di febbraio” a un anno dall’inizio della guerra in Ucraina “si possa fare una iniziativa. Di questo sto parlando con il presidente ucraino Zelensky. Fin quando non maturano le condizioni per una pace” occorre “continuare a sostenere l’Ucraina”.

Iran

Ciò che accade in Iran “per noi è inaccettabile e non intendiamo tollerarlo oltre, abbiamo sempre avuto un approccio dialogante ma, se queste repressioni non dovessero cessare e non si dovesse tornare indietro, l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare, con quale provvedimento dovrà essere oggetto di una interlocuzione a livello internazionale”.

Libia

“Il tema della stabilizzazione della Libia è un tema cruciale. Ho incontrato il ministro degli Esteri e avuto due colloqui telefonici con il primo ministro. Si tratta di una materia di cui dialogo con tutti gli interlocutori, anche con Joe Biden. Si sta lavorando per un percorso che porti a elezioni nel minor tempo possibile ma a monte c’è anche la riscrittura della carta costituzionale. Ciò non toglie che un dialogo anche sul contrasto agli scafisti e sui flussi migratori è già iniziato con le autorità presenti attualmente”.

Africa

“L’Europa ha indietreggiato. Poichè i vuoti si riempiono, sono arrivati Cina, Russia e Turchia. L’Italia per la sua posizione geostrategica puo’ essere capofila di un approccio europeo, che non sarà predatorio. Potremo così diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico”.

Presidenzialismo

“Non escludo un’iniziativa del governo” sul presidenzialismo ma se “ci fossero disponibilità a livello parlamentare, non avrei preclusioni”, il tema è “che non sarò così sprovveduta dal non capire atteggiamenti dilatori. Da gennaio incontreremo le opposizioni. Confermo che il presidenzialismo è una delle mie priorità ed è un obiettivo a cui tengo particolarmente. Credo che possa fare bene all’Italia una riforma che consenta di avere stabilità e governi frutto dell’indicazione popolare”. Il semipresidenzialismo alla francese “non è il mio sistema preferito” ma “quello sul quale c’è maggiore convergenza. Sono disposta a parlare di tutto ma la riforma la voglio fare”.

Msi

“Il Movimento sociale italiano ha avuto un ruolo importante verso la democrazia per milioni di italiani sconfitti dalla guerra. È stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra, democratico. Un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo”.

Qatargate

“Non è un ‘italian job’. Casomai potremmo dire a ‘socialist job'”.

Giustizia

“La riforma della giustizia è una priorità. Abbiamo scelto un ottimo ministro della Giustizia che è deciso ad andare avanti. Nei prossimi mesi lavoreremo alla riforma della giustizia” parlando in particolar modo della separazione delle carriere, delle intercettazioni e della prescrizione. Ci sarà una riforma che potrà aiutare l’Italia soprattutto per dare alla giustizia “un tagliando”.

Fisco

“Sul tema della riforma fiscale noi intendiamo andare avanti. In primis il taglio del costo del lavoro: bisogna fare molto di più’, l’obiettivo è il taglio di cinque punti. Il secondo è una tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare. Il tema del sostegno alla natalità è una nostra priorità e il tema della tassazione deve andare in questa direzione. E poi c’è il tema ‘più’ assumi e meno paghi'”.

Casa

“Sulla riforma del catasto si può tranquillamente fare una mappatura per migliorare la conoscenza che noi abbiamo delle costruzioni italiane ma sicuramente da questo Governo non partirà mai un aumento della tassazione sulla casa. Particolarmente considero la prima casa un bene sacro, non pignorabile e non tassabile”.

Confindustria

“Nella manovra ci sono dieci miliardi di credito d’imposta. Avrei voluto fare di più, ma non si può dire che non ci sia nulla per le imprese. La Confindustria e i sindacati hanno interessi legittimi e particolari, noi dobbiamo tenere conto dei saldi e del quadro complessivo”.

Covid

“Il ministro della Salute Schillaci ha immediatamente disposto un tampone per chiunque arrivi dalla Cina. Misura che rischia di non essere efficace se non presa a livello europeo. Per questo ho chiesto al ministro Schillaci di scrivere al commissario competente per chiedere che sia l’Unione europea a prendere un provvedimento in questo senso. Auspichiamo che l’Ue voglia operare in questo senso. Il modello di privazione della libertà conosciuto in passato non è efficace. E il caso cinese lo dimostra. L’idea è che si debba lavorare prioritariamente sulla responsabilità dei cittadini e non sulla coercizione. Sui vaccini c’è una campagna dell’Esecutivo che riguarda soprattutto gli anziani e i soggetti più a rischio che sono quelli su cui mi sento di fare l’invito più deciso”.

Bce

“La Bce ha la sua autonomia che rispettiamo, come la Bce deve rispettare quella della politica. Per come la vedo, nella situazione attuale sarebbe meglio evitare scelte peggiorative e sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno, senno’ si rischia di generare, se non panico, fluttuazioni che vanificano il lavoro dei governi”.

Intel

“C’è un investimento che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia. C’è la massima disponibilità, sto cercando di calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come facilitare, favorire, l’investimento”.

Auto

L’addio ai motori a combustione interna fissato dall’Unione europea al 2035? “Non lo considero ragionevole. Lo considero profondamente lesivo del nostro sistema produttivo. Mi pare che questa sia materia su cui ci sia una convergenza abbastanza trasversale in Italia, intendo approfittarne per porre questione con forza”.

Mps

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena “finora è stata gestita male. Oggi è stato fatto un aumento capitale, c’è una ristrutturazione che ci sembra abbastanza solida. Vogliamo assicurare una uscita ordinata dello Stato e creare le condizioni per creare le condizioni che ci siano più poli bancari italiani”.

Tlc e Tim

“Confermo che questo Governo si dà l’obiettivo duplice di assumere il controllo della rete, per una questione strategica, e di lavorare per mantenere i livelli occupazionali. Tutto il resto lo lasciamo alla dinamica libera del mercato”.

Expo 2030 a Roma o Riad?

“Intendo su questo spendermi anche in prima persona ma non posso garantire come andrà a finire. Non ci darei per vinti”.

agi.it




O Rey è morto! Addio a Pelé

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Addio a Pelè, leggenda del calcio mondiale.

Aveva 82 anni, era ricoverato all’Albert Einstein da fine novembre per un tumore.

Tantissime le manifestazioni di affetto per Pelé.

Se il calcio non si fosse chiamato così avrebbe dovuto avere come nome Pelé, scriveva Jorge Amado. E ora che Pelé non c’è più, portato via da un tumore più feroce dei tanti mediani che lo hanno picchiato in campo, con lui davvero se ne va anche una parte importante di questo sport, quella a misura d’uomo e di campione che ha caratterizzato il ventesimo secolo. D’altra parte Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare un bisillabo dalla popolarità siderale pur in assenza di social) del calcio e stato indiscutibilmente O Rei, come lo soprannominarono estasiati i suoi connazionali brasiliani. Un monarca illuminato che in una vita da copertina ha regalato record (unico calciatore a vincere tre mondiali, il primo a 17 anni, 1279 reti segnate in carriera…) e soprattutto sogni.     Generazioni di bambini hanno provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelé su un prato di periferia, un cortile, un campetto. E in effetti chiunque poteva ispirarsi per una piccola parte a lui, che era fuoriclasse in tutto: destro, sinistro, velocità, dribbling e colpo di testa. Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona). O Rei è stato con Muhammad Ali’ l’atleta piu’ celebre della storia, famoso nei punti piu’ remoti del mondo come nelle grandi capitali.

Nessun altro sportivo ha avuto piu’ spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le piu’ popolari del pianeta. ”Sono conosciuto piu’ di Gesù Cristo”, disse anni fa in un’intervista all’ANSA. Una frase che gli attirò critiche: ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiego’ – c’e’ una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesu’ con i suoi valori.     Ma nel mondo e’ pieno di gente che crede in altro: in Asia , ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi e’ Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”.     Nel mondo, più prosaicamente, c’è anche gente che crede che un altro fenomeno del calcio, Maradona, gli sia stato superiore.

“Falso – rispose in quell’intervista -, basta guardare i fatti.  Sapete quanti gol di testa ha segnato Diego? Ve lo dico io, nessuno: Pelé cento. E di destro?….in tutto io ho segnato quasi 1300 reti, vi dice niente questo dato? Il problema é che gli argentini non si rassegnano, mi hanno contrapposto prima Di Stefano, quindi Sivori, poi Maradona. Prendano atto del fatto che comunque io valgo più di tutti e tre”.     E’ stato intervistato e fotografato piu’ di qualsiasi altra persona: statisti e divi del cinema. E’ stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perche’ tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare. Lo Scia’ di Persia lo aspetto’ tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perche’ avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella citta’-colonia. In Colombia Pele’ fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla torno’ disciplinatamente sugli spalti.     Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie.

La rovesciata di Pelè in ‘Fuga per la vittoria – Youtube

Pelé è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti. Bauru’, la citta’ brasiliana dove comincio’ a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’e’ chi sostiene di essere guarito toccandola): di sicuro ha reso famosi anche i pochi che lo hanno fermato magari in una giornata di scarsa vena, tra questi Giovanni Trapattoni. Cento canzoni (due le incise lui stesso, nel 1969, assieme alla grande Elis Regina) narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria o iL gol di testa all’Italia nella finale del mondiale 1970, con Burgnich annichilito dalla sua sfida alla forza di gravità. Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, non ha mai saputo spiegare l’origine del suo nome, e in privato, lui cosi’ popolare e pubblico, regalava persino momenti di grande pudore. Nell’intervista con l’ANSA, prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Verrebbe da rispondergli: andava benone, Edson, fino a quando c’era il tuo sorriso a impreziosire il pallone. Adesso molto meno.

ansa.it




Benedetto XVI, condizioni gravi ma stabili

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download“La sua situazione non è cambiata rispetto a ieri”, dicono all’ANSA fonti in contatto con l’ex monastero Mater Ecclesiae.

Il Pontefice emerito ha trascorso la notte continuamente sotto il controllo dei medici e il monitoraggio proseguirà nelle prossime ore.

LA RINUNCIA DI RATZINGER

Dopo la clamorosa rinuncia dell’11 febbraio 2013 e un periodo di circa quattro settimane destinato alla preparazione del conclave, Ratzinger ha formalmente rinunciato al soglio pontificio il 28 febbraio 2013, aprendo così la fase cosiddetta della sede vacante. In quel momento ha lasciato per un breve periodo il Vaticano, volando in elicottero a Castel Gandolfo, dove ha trascorso il tempo del Conclave proprio per non influenzare nemmeno solo con la sua presenza indiretta, la scelta del nuovo Papa.

Ma dopo l’elezione di Bergoglio il 13 marzo del 2013, Benedetto XVI è rientrato in Vaticano per prendere possesso della sua nuova dimora, il monastero Mater ecclesiae sulla sommità del monte Vaticano, vicino alla riproduzione della Grotta di Lourdes.

Quasi nulla di ufficiale è mai trapelato sulla salute di Benedetto XVI, se non nelle dichiarazioni del suo storico segretario mons.Gaenswein che ha sempre parlato di una “testa lucida” ma di continui aggravamenti del fisico soprattutto per quanto riguarda i problemi di deambulazione che a un certo punto lo costrinsero anche ad utilizzare un girello.

Di recente, è stato lo scrittore e matematico Giorgio Odifreddi a rivelare che Ratzinger è da diverso tempo ormai afono. Non si sa se abbia mai contratto il covid ma certamente è stato vaccinato.

L’arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx, ha invitato i fedeli a stringersi in preghiera per Benedetto XVI, accogliendo l’appello di Papa Francesco. “Se il santo Padre Francesco ci dice che dobbiamo unirci in preghiera, lo faremo oggi in modo speciale con le giovani cristiane e i giovani cristiani”, ha affermato il cardinale a Bad Toelz, aprendo le giornate diocesane degli Sternsinger in Baviera.

ansa.it




Governo. La manovra è legge

con fiducia senato la manovra diventa legge

con fiducia senato la manovra diventa legge

Via libera dell’Aula del Senato alla fiducia sulla legge di bilancio.

I sì sono stati 109, 76 i contrari e un astenuto. Con la fiducia del Senato la legge di bilancio diventa legge.

L’Aula si è espressa con 107 sì, 69 no e 1 astensione.

“Sono soddisfatto di questa prima manovra economica. La considero una missione compiuta. Scritta in tempi record e in una situazione di contesto eccezionale non positivo, il bilancio che abbiamo presentato rispetta gli impegni presi con gli elettori e ha maturato prima la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee e ora ancora più importante, quella del Parlamento. Prudenza, coerenza e responsabilità costruiscono fiducia. Avanti così”. Così in una nota il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti sulla manovra approvata definitivamente al Senato.

“Per voi saranno briciole ma forse siete seduti da troppo tempo su questi banchi. Per noi è un impegno inderogabile e le porteremo a mille euro”. Così la capogruppo di Forza Italia in Senato Licia Ronzulli, rivolgendosi all’opposizione e rivendicando l’innalzamento delle pensioni minime a 600 euro per gli over 75 prevista in manovra.

“Alla prima prova seria di governo il vostro esecutivo ha fallito. Non ha rispettato le promesse elettorali, non ha affrontato nessun problema strutturale, non ha cambiato quanto fatto dal governo Draghi, che pure avete fatto cadere, sull’energia, non è neppure stato in grado di gestire decorosamente il processo di presentazione e approvazione della manovra”. Lo ha detto in Aula al Senato il leader del Terzo Polo Carlo Calenda in dichiarazione di voto sulla manovra. “Mi verrebbe da dire, nel dialetto che mi accomuna alla presidente Meloni, ‘Aridatece Mario’. Voteremo convintamente contro questa indecorosa legge di bilancio”, ha concluso.

ansa.it




USA. Bufera artica: 60 morti

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064300354 6515ead2 46cf 4588 b99a d6fcd2966832Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato questa notte la dichiarazione di emergenza per lo stato di New York, il più colpito dalla tempesta artica Elliot, in modo da facilitare gli aiuti federali. Ne ha dato notizia la Casa Bianca con un comunicato.

Con questa dichiarazione, il governo Usa approva aiuti al governo locale per far fronte alle conseguenze della tormenta. Il presidente ha anche autorizzato il Dipartimento degli Interni e l’Agenzia per le emergenze (Fema) a coordinare le azioni necessarie.

Intanto è salito ad almeno 60 morti il bilancio delle vittime della ‘bomba artica’ che ha sconvolto gli Stati Uniti negli ultimi giorni più’ di 30 nello stato di New York.

usa bufera artica biden dichiara emergenza stato new york
© JOED VIERA / AFP

Epicentro della crisi la città di Buffalo, meno di 280 mila abitanti abituati al rigore dell’inverno. Questa volta, è stato diverso con una tempesta che ha provocato incidenti, ucciso persone nelle loro auto bloccate nella neve e fatto fallire l’arrivo dei soccorsi per le urgenze. Finora si registrano almeno 34 morti solo in questa città nello stato di New York dove è stato imposto il divieto di circolazione per le auto.

Le condizioni meteorologiche estreme hanno fatto scendere le temperature sotto lo zero in tutti gli Stati Uniti durante il fine settimana, comprese le comunità del Texas lungo il confine con il Messico, dove alcuni migranti appena arrivati hanno faticato a trovare un riparo.

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USA. La bufera artica provoca decine di morti

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214918086 a09483c7 ab25 4eba b7c3 3aae46a5bb62Buffalo è rimasto l’epicentro americano della tempesta artica che ha provocato più di cinquanta vittime in tutti gli Stati Uniti. Più della metà viveva in questa città di 270 mila abitanti, nella parte occidentale dello Stato di New York, da giorni sepolta sotto la neve.

Il “bomb cyclone”, come lo chiamano gli americani, in questa area ha finora ucciso ventisette persone, tra cui molte rimaste congelate nelle auto bloccate dalla tempesta. Il bilancio delle vittime dovrebbe aumentare nelle prossime ore.

“È un tipo di tempesta – ha ammesso il sindaco, Byron Brown – che capita una volta nella vita, ma era previsto. Però affrontiamo anche venti forti che rendono la situazione ancora più dura”.

Dopo tre giorni di emergenza, in queste ore si registrano piccoli segnali di miglioramento. Migliaia di persone escono dalle case in cerca di cibo. I soldati della Guardia nazionale stanno distribuendo aiuti nelle comunità isolate.

A complicare le operazioni di soccorso, però, ci sono le auto abbandonate in mezzo alla strada e ora sepolte dalla neve. In alcune di queste sono state trovate persone morte congelate, soprattutto per arresto cardiaco. Un uomo di ventisette anni è morto nella sua casa di Lockport dopo che la neve aveva bloccato le tubature esterne di una caldaia e finito per convogliare in casa le esalazioni di monossido di carbonio.

La nevicata dovrebbe finire martedì mattina, ma nella notte cadranno altri dieci-dodici centimetri di neve, che si aggiungeranno al metro e dieci caduto finora. È stato un Natale al buio per più di dodicimila utenze, cifra che, considerando la media di coloro che vivono in una casa, significa che il blackout di acqua, riscaldamento e luce ha riguardato almeno trentamila persone.

Buffalo è nello Stato di New York, ma non è New York, che dista più di 500 chilometri: i turisti nella Grande Mela sognavano la nevicata per rendere più magica l’atmosfera natalizia. Hanno trovato un tempo rigido, con punte di -6 e -10, ma nient’altro. Non ci sono state nevicate, solo una leggera spruzzata il 23 dicembre, subito sostituita dal sole. Oggi le temperature si sono alzate e la situazione dovrebbe migliorare nei prossimi giorni.

Il freddo record ha interessato un’area vasta che va dai Grandi Laghi vicino al Canada al Rio Grande lungo il confine con il Messico. Circa il 60% della popolazione statunitense e’ stata raggiunta da un’allerta meteo e le temperature sono crollate drasticamente al di sotto del normale da Est delle Montagne Rocciose agli Appalachi.

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Il Papa: “Dio illumini le menti di chi può fermare le armi”

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112352743 22850047 98a9 43f7 89b2 4cf9c95576d3Il Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria, porti a tutti voi l’amore di Dio, sorgente di fiducia e di speranza; e porti insieme il dono della pace, che gli angeli annunciarono ai pastori di Betlemme: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama’”. Lo ha detto Papa Francesco nel messaggio natalizio Urbi et Orbi.

Il Pontefice ha inoltre richiamato all’attenzione la situazione grave in cui versa l’Ucraina, chiedendo di porre subito fine a questa “insensata guerra”.

“In quel piccolo viso innocente – ha detto Francesco – riconosciamo quello dei bambini che in ogni parte del mondo anelano alla pace. Il nostro sguardo si riempia dei volti dei fratelli e delle sorelle ucraini, che vivono questo Natale al buio, al freddo o lontano dalle proprie case, a causa della distruzione causata da dieci mesi di guerra. Il Signore ci renda pronti a gesti concreti di solidarietà per aiutare quanti stanno soffrendo, e illumini le menti di chi ha il potere di far tacere le armi e porre fine subito a questa guerra insensata! Purtroppo, si preferisce ascoltare altre ragioni, dettate dalle logiche del mondo”.

“L’attaccamento al potere e al denaro, la superbia, l’ipocrisia, la menzogna. Questi pesi impediscono di andare a Betlemme, escludono dalla grazia del Natale e chiudono l’accesso alla via della pace. E in effetti, dobbiamo constatare con dolore che, mentre ci viene donato il Principe della pace, venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’umanità”, ha osservato il Papa ricordando che “Gesù Cristo è anche la via della pace. Egli, con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, ha aperto il passaggio da un mondo chiuso, oppresso dalle tenebre dell’inimicizia e della guerra, a un mondo aperto, libero di vivere nella fraternità e nella pace. Seguiamo questa strada! Ma per poterlo fare, per essere in grado di camminare dietro a Gesù, dobbiamo spogliarci dei pesi che ci intralciano e ci tengono bloccati”.

Non solo Ucraina: il Papa ha rivolto un pensiero in particolare anche al Medioriente. “Il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace anche in altre regioni, in altri teatri di questa terza guerra mondiale. Pensiamo alla Siria, ancora martoriata da un conflitto che è passato in secondo piano ma non è finito; e pensiamo alla Terra Santa, dove nei mesi scorsi sono aumentate le violenze e gli scontri, con morti e feriti”.
“Imploriamo il Signore perché là, nella terra che lo ha visto nascere, riprendano il dialogo e la ricerca della fiducia reciproca tra Israeliani e Palestinesi”, ha sottolineato “Gesù Bambino sostenga le comunità cristiane che vivono in tutto il Medio Oriente, perché in ciascuno di quei Paesi si possa vivere la bellezza della convivenza fraterna tra persone appartenenti a diverse fedi. Aiuti in particolare il Libano, perché possa finalmente risollevarsi, con il sostegno della Comunità internazionale e con la forza della fratellanza e della solidarietà. La luce di Cristo illumini la regione del Sahel, dove la pacifica convivenza tra popoli e tradizioni è sconvolta da scontri e violenze. Orienti verso una tregua duratura nello Yemen e verso la riconciliazione nel Myanmar e in Iran, perché cessi ogni spargimento di sangue. Ispiri le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà nel continente americano, ad adoperarsi per pacificare le tensioni politiche e sociali che interessano vari Paesi; penso in particolare alla popolazione haitiana che sta soffrendo da tanto tempo.

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Usa nella morsa del gelo: è ‘Snow-apocalypse’

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163730363 f6e2110c 2186 4c87 b446 1825cde38234Più di duecento milioni di americani sotto la morsa della tempesta polare, un milione senza energia elettrica, il tutto alla vigilia del Natale quando si calcola che 110 milioni di persone si mettano in moto (anche se magari solo per tragitti brevi, 80 km o più da casa) per raggiungere i cari, tra il 23 dicembre e il 2 gennaio. Stato d’emergenza in dodici Stati, da New York al Kentucky, guardia nazionale schierata, 3400 voli cancellati soltanto oggi, avvisi a non uscire inviati sui cellulari di milioni di persone.

I media stanno chiamando la tempesta in molti modi, da “snowageddon” a “snowapocalypse” a “bomb cyclone“, ma alla fine basta aprire la finestra per sentire sul volto la “carezza” di una lama di ghiaccio che comincia a essere presente anche nella City, New York, dove la temperatura dovrebbe scendere nelle prossime ore a -6. Ma meno sei gradi, considerata la situazione generale americana di queste ore, è quasi da clima tropicale: in Wyoming, nelle scorse ore, la temperatura è passata da 3 a -16 nel giro di mezz’ora, in alcune zone di montagna dovrebbe toccare i -56. Ma ci sono anche i -30 nella notte di Chicago, i -11 a Dallas, Texas, nel sud del Paese.

Persino il presidente Joe Biden, nel suo messaggio natalizio, ha invitato a state attenti al gelo e a restare a casa, se possibile. Ma anche la casa non è sempre la situazione migliore. La tempesta polare sta facendo saltare i sistemi elettrici: secondo il sito poweroutage.us, più di un milione di utenti è rimasto senza corrente alle 8 di mattina.

Gli Stati più colpiti

Il North Carolina è il più colpito, con 147 mila utenze fuori gioco, 115 mila in Georgia, 70 mila in Connecticut e Texas, altre migliaia in Massachusetts, New Hampshire e New York. E la parola ‘utenzè puo’ indicare anche nuclei familiari, per cui le persone rimaste senza energia, acqua e riscaldamento potrebbero essere cinque milioni. Hollywood non ha inventato niente: qui ogni tempesta diventa davvero apocalittica.

L’aeroporto di Seattle, nello Stato di Washington, ha chiuso le piste a causa del ghiaccio, centinaia di voli sono stati cancellati. A Memphis e Indianapoli FeDex ha interrotto per ore il servizio di consegne perchè gli stabilimenti sono in tilt. Nella Nashville di Elvis Preasley neanche il suo rock bollente potrebbe fare molto in queste ore: fa -16 gradi, nella citta’ del Tennessee non faceva cosi’ freddo da ventisei anni. Alla neve e al vortice artico si aggiungono le piogge, che negli Stati Uniti portano a inondazioni: onde alte sei mesi nel Lago Erie e fino a otto nell’Ontario.

Situazione d’emergenza in New Jersey, allagamenti nello Stato di New York, dove i residenti di Hoover Beach sono stati fatti evacuare ieri sera. Solo a New York City, dove la neve non è ancora arrivata, nei due aeroporti più importanti è gia’ il caos. Migliaia di turisti in attesa di tornare a casa rischiano di restare a terra e di passare in aeroporto il Natale: nelle ultime quattro ore sono stati cancellati quasi 250 voli, di cui 190 in partenza dal La Guardia e 45 dal Jfk. Altri 29 sono stati annullati nel vicino Newark Liberty International, in New Jersey. Quando comincia a fare cosi’ freddo è troppo presto solo immaginare una tregua. Le previsioni indicano che la situazione restera’ d’emergenza per tutte le vacanze, almeno fino all’1 gennaio. Le bandiere americane esposte sulla North Main Street a Hudson, Ohio, sono così congelate da sembrare di pietra. C’è da capire: nella notte la temperatura è passata da 0 a -12.

Le bandiere di pietra sono diventate il simbolo di questa ondata artica, ma per i cultori del genere non c’è fretta: secondo le previsioni, ci sarà’ tutto il tempo per passare da Hudson e andarle ad accarezzare, come fanno adesso i turisti vicini al monumento dedicato a Balto, a Central Park, New York, dove la patina di ghiaccio si è formata sul muso dell’ husky siberiano più famoso della storia, lui si’ che adesso sente aria di casa.

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