Riconoscimento dei titoli di studio italiani in Australia, come funziona?

“Tra i temi discussi recentemente dall’ambasciatore Paolo Crudele e il ministro dell’immigrazione Andrew Giles (Minister for Immigration, Citizenship and Multicultural Affairs) vi è stato il riconoscimento dei titoli di studio italiani e le difficoltà spesso incontrate da chi si accinge a far riconoscere le proprie qualifiche. “Ho posto sul tavolo il tema del riconoscimento dei titoli e delle modalità selezione che le autorità australiane adottano per alcune figure professionali e che talvolta sono anche un po’ un ostacolo alla comunicazione tra i due Paesi”, ha dichiarato l’ambasciatore in un’intervista con SBS Italian. “Le riflessioni che mi sono state portate dai Comites, dai Coasit, dal modo dell’associazionismo italiano in generale — ho voluto formalmente anche comunicarle al ministro competente”. In questo nostro segmento sull’immigrazione abbiamo chiesto all’agente d’immigrazione Emanuela Canini di spiegarci come funziona in generale il riconoscimento dei titoli di studio italiani”. A intervistare Canini sono stati Carlo Oreglia e Francesca Rizzoli per “Sbs Italian”, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.
“”La situazione del riconoscimento dei titoli è molto complessa, perché non esiste una procedura unica per tutto e per tutti”, ha spiegato Canini.
Innanzitutto ci sono diversi livelli di riconoscimento e il primo è quello governativo tramite il cosiddetto CEP, Country Education Profile, spiega Canini.
“Il CEP è praticamente un database che descrive tutti i sistemi d’istruzione del mondo e dove i livelli di qualifiche vengono paragonati al sistema australiano”, ha affermato. “Quindi non riconosce la qualifica nel contenuto ma soltanto il livello, cioè se una laurea brasiliana ad esempio presa da una certa università può essere paragonata al livello di laurea australiana, oppure può essere paragonata solo a un diploma avanzato”.
In questo senso le lauree italiane triennali sono normalmente riconosciute a livello di laurea australiana, anche se in alcuni casi per alcune occupazioni serve la laurea magistrale o quella di vecchio ordinamento da cinque anni, spiega Canini.
Per quanto riguarda i diplomi italiani, invece, normalmente questi vengono riconosciuti a livello di certificato IV e non a livello di diploma.
“Questo database è quindi un punto di riferimento per gli enti che si occupano del riconoscimento professionale delle varie occupazioni e che di conseguenza creano la propria procedura”, ha affermato Canini.
C’è poi un secondo livello che regola il sistema, e in Australia ogni occupazione ha il suo ente specifico, spiega Canini.
“A seconda di quello che ci dobbiamo far riconoscere e del tipo di visto che dobbiamo fare, ci saranno dei requisiti che dobbiamo far valutare”, spiega Canini.
“Quindi gli ingegneri faranno la procedura con l’ordine professionale degli ingegneri e cioè Engineers Australia; chi fa un mestiere — ad esempio cuoco, carpentiere, muratore e così via — dovrà rivolgersi all’ente che si chiama TRA (Trades Recognition Australia); chi si occupa di marketing farà il riconoscimento con un altro ente che si chiama Vetasses, e così via”.
È importante però notare che non stiamo parlando solo di riconoscimento di titoli accademici, spiega Canini, perché molti di questi enti richiedono anche un certo numero di anni di esperienza lavorativa svolti con certe modalità e in certi tempi, mentre altri richiedono anche un certo livello d’inglese.
“Alla fine il governo ha delegato questi enti, che sono gli specialisti del settore, di occuparsi di queste procedure come meglio credono”, spiega Canini.
“Alcuni Paesi anglosassoni sono facilitati nel riconoscimento dei titoli per alcune occupazioni perché il loro sistema d’istruzione è molto simile, oppure ci sono degli accordi internazionali che includono un certo numero di Paesi che hanno questi vantaggi”.
Purtroppo le università italiane non rientrano in questi accordi, per cui gli italiani si ritrovano comunque a fare la procedura standard come tanti altri, ha concluso l’agente d’immigrazione”. (aise)
da SBS Italian

È ufficiale, Donald Trump è in corsa per la Casa Bianca. La campagna per le presidenziali del 2024 entra nel vivo mentre ancora si contano i voti del Midterm.
“Restituiremo tutto. Torniamo alla vita normale. La pace per l’Ucraina si sta avvicinando. Per tutto il nostro Paese”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo messaggio video notturno.
Il ‘grande giorno’ dell’annuncio di Donald Trump è arrivato. O, almeno, dovrebbe.
“L’Italia non mantiene l’impegno fondamentale nel meccanismo di solidarietà europea, non faremo quanto era stato previsto, ovvero accogliere 3.000 migranti attualmente sul territorio italiano”. Lo ha dichiarato il portavoce del governo francese, Olivier Veran. Parlando ai microfoni di Bfm-Tv, ha detto che la Francia non accoglierà “un po’ più di 3.000 persone” sbarcate in Italia, “di cui 500 entro la fine dell’anno” nell’ambito del meccanismo di solidarietà europea.
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Il voto di Midterm non è ancora consolidato, la maggioranza del Congresso è tutta da scoprire, ma una cosa è certa: la campagna per le presidenziali inizia domani e parte dalla Florida. Dice Donald Trump: “Stanno succedendo tante cose buone”. E se lo dice lui, che spesso ne combina di cattive, allora almeno questo è vero.
L’ultima edizione del Rapporto Italiani nel mondo, edito a cura della Fondazione Migrantes, presentata ieri a Roma è stata l’occasione per puntare nuovamente l’attenzione sui flussi migratori in partenza dall’Italia, sulle caratteristiche delle nostre comunità all’estero e, di conseguenza, sullo sviluppo di progetti mirati al loro coinvolgimento nella promozione del Sistema Paese e delle relazioni economiche. Aspetti che verranno illustrati a breve anche a Lucca durante la presentazione dell’edizione 2022 organizzata dall’Associazione Lucchesi nel Mondo, che da più di cinquanta anni opera su queste tematiche in sinergia con le istituzioni pubbliche e private del territorio e nazionali.
“Una volta ho giocato contro tuo padre. Complimenti, hai onorato la sua memoria”. Le parole che l’asso del Real Madrid, Ferenc Puskas, gli disse dopo la Coppa dei Campioni persa contro l’Inter a Vienna sono la sintesi più felice della carriera di Sandro Mazzola, la leggenda dell’Inter che ha compiuto ieri 80 anni: figlio di Valentino, capitano del Grande Torino, e capace di legare a sua volta il proprio nome a quello di una squadra unica e di una formazione da declinarsi come un mantra, tutto d’un fiato, “sartiburgnichfacchetti”.
Gli italiani non hanno mai smesso di emigrare e in un anno il Bel Paese ha perso lo 0,5% della popolazione residente.