Dalle riforme all’Ue, le sfide politiche di Meloni

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160435602 1a5aeeb7 7d4b 41e7 b1aa 2fc61dc65a05Oltre alle urgenze economiche dei rincari energetici e della manovra, da licenziare entro la fine dell’anno, il nuovo governo di Giorgia Meloni ha davanti alcune sfide di carattere più politico. Tra i progetti di riforma contenuti nel programma di centrodestra spiccano l’autonomia differenziata, bandiera leghista, e il presidenzialismo, caro a Fratelli d’Italia. Due riforme che – a dire di Giorgia Meloni – devono procedere parallelamente anche perché si compensano a vicenda.

Per l’autonomia esiste già una bozza di legge quadro cui ha lavorato il ministro uscente degli Affari europei Mariastella Gelmini insieme ai governatori leghisti Attilio Fontana e Luca Zaia. E ora bisogna vedere se il nuovo ministro, l’ex lumbard Roberto Calderoli, proseguirà sulla strada tracciata da Gelmini, dopo che altri progetti – quello del centrosinistra avviato da Gianclaudio Bressa; poi quello della ministra leghista Erika Stefani – sono finiti in un nulla di fatto. In passato, Calderoli si è dichiarato non favorevole alla strada della legge quadro, che prevede un lungo percorso parlamentare, diversamente, per esempio, dalle inteste tra Stato e Regioni avviate da Bressa.

Dopo la foto di rito, la premier e i 24 ministri con i loro familiari si sono trattenuti per un brindisi con Mattarella. In mattinata ci sarà il passaggio della campanella e il primo Cdm

Per quanto riguarda il presidenzialismo, l’introduzione dell’elezione diretta del presidente della Repubblica incontra, sulla carta, il favore di tutti i partiti del centrodestra. Ma nell’accordo quadro sul programma, siglato in campagna elettorale, non si entra nei dettagli della riforma e del nuovo assetto istituzionale che si vorrebbe dare allo Stato. Si tratta di un percorso comunque lungo e pericoloso. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi poi sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali (per evitare il referendum la legge deve essere approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti). Il percorso dei una riforma in senso presidenziale, se FdI pretenderà che proceda in parallelo con quello dell’autonomia, potrebbe quindi rallentare l’approvazione del progetto caro ai leghisti.

Altro tema prioritario, questo più urgente, è la riforma delle pensioni. Il centrodestra ritiene che serva subito una azione che non faccia tornare in campo unicamente i criteri introdotti dalla riforma Fornero, a inizio gennaio. La Lega propone ‘quota 41’, ovvero la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi. A questa ipotesi – questo potrebbe essere il compromesso che tenga conto delle disponibilità nelle casse dello Stato – si potrebbero associare dei limiti di età.

Tra le proposte economiche sul tavolo, vi sono anche il taglio del cuneo fiscale proposto da FI, la rottamazione delle cartelle di Equitalia su cui preme la Lega e l’estensione della flat tax prevista per le partite Iva. Il governo Meloni poi sarà sicuramente un esecutivo che si porrà l’obiettivo di aumentare, per quanto possibile, il sostegno alla famiglia e alla natalità. Così come al ‘made in Italy’ e alle aziende che si occupano di turismo.

Fratelli d’Italia da tempo ha ingaggiato una battaglia contro il Nutriscore e la direttiva Bolkestein sulle spiagge. Infine, tra le principali sfide che ha davanti la nuova premier c’è il test europeo. Meloni, che arriva dopo i mesi di grande collaborazione tra le istituzioni europee e il governo di Mario Draghi, deve dimostrare di essere all’altezza del predecessore ‘ingombrante’ e non perdere la centralità ritrovata in Europa.

In primo luogo, si attende che la premier, malgrado le ambiguità dimostrate dai suoi due alleati di governo, confermi la collocazione dell’Italia, fermamente a sostegno dell’Ucraina, nel solco tracciato da Nato e Ue. In secondo luogo, saranno importanti le mosse di Meloni sui fronti dell’attuazione del Pnrr, della trattativa europea sul price cap e sulla gestione dell’immigrazione e degli sbarchi.

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L’effetto Whatsapp impoverisce la lingua?

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102340387 6679ae8a 15f1 4a1f 9343 ced05ab6e6f6Cosa distingue un millennial da un boomer oppure un soggetto della Generazione Z da uno Alpha? In genere, la velocità di scrittura sui social, sugli smartphone e, segnatamente, su WhatsApp. Rapida, rapidissima, ultraveloce. Spesso per simboli, contrazioni e abbreviazioni. Ciò che fa titolare al quotidiano spagnolo El Paìs che gli adolescenti “più digitano, peggio scrivono”. E questo null’altro è che “l’effetto WhatsApp”. Tant’è che alcuni insegnanti ritengono che l’immediatezza dei social network “generi problemi di ortografia, grammatica e coerenza testuale”. È così?

L’Agi l’ha chiesto al professor Michele A. Cortelazzo, 70 anni, docente di Linguistica italiana all’Università di Padova, da appena venti giorni in pensione ma in ogni caso sempre ancora molto attivo, figlio di Manlio, per anni decano degli etimologisti e dei dialettologi italiani scomparso nel 2009. Di ritorno da Fiume per una conferenza su questi stessi argomenti, il professore dice che sì, effettivamente, ciò che caratterizza la scrittura giovanile è il suo essere “veloce e frammentaria”.

Professore, ha notato un degrado nel modo in cui i suoi studenti scrivono le tesi, i paper, i testi in genere?

“Ho avuto la fortuna di insegnare in corsi di laurea tipo lettere dove ci vanno studenti appassionati di letture, perciò il mio punto di vista può esser distorto. Sinceramente non ho notato decadimenti vistosi, se non in qualche caso. Naturalmente è come allenare la Nazionale di pallavolo, se prendi i venti migliori quelli continuano a giocare meglio. Per esperienza personale non vedo differenze, ma quel che credo stia succedendo è che c’è una forte frammentarietà, ed è forse quel che mi preoccupa di più. Non siamo più abituati a scrivere e leggere complessivamente e, soprattutto, testi che abbiano una loro complessità, con un inizio e una fine. Praticamente più che aver sostituito l’oralità con la scrittura abbiamo inserito l’oralità nella scrittura”

Cioè scriviamo come parliamo e questo cosa comporta?

“È vero che negli ultimi vent’anni si è scritto come mai era accaduto prima in termini quantitativi, però il tipo di scrittura che si è sviluppata è per lo più un parlato, colloquiale, con le caratteristiche della casualità del discorso. Quando si dialoga si sa da dove si parte ma non si sa mai dove si arriva. E il più delle volte si arriva a litigare, ci si sovrappone, ci si dà sulla voce…”

Sul modello talk show…

“Esattamente. E chi è abituato ad esempio a una scrittura articolata rimane sempre con l’amaro in bocca perché pensa alla quantità di altre cose che avrebbe potuto dire. Questo capita spesso proprio a chi partecipa ai talk show, perché c’è una contingenza nel dialogo che prescinde da ogni programmazione, da ogni pianificazione che è invece la caratteristica propria della scrittura. Questa idea che ci insegnano a scuola di fare prima la scaletta nella scrittura digitata, dialogica, crolla del tutto. Questo, secondo me, è il tratto caratteristico maggiore, al di là degli errori lessicali che ci possono essere, perché se si scrive velocemente si scrive in genere la prima parola che viene in mente non pensando invece che ce ne potrebbe essere una migliore”

La povertà linguistica è inevitabile su WhatsApp, sui social?

“Più che povertà direi banalità linguistica. Difficilmente si va alla ricerca della parola più adatta. Si scrive la prima parola che viene in mente, che spesso è la più generica. Ecco, quel che viene meno è lo sforzo della scrittura a favore della velocità e della spontaneità che è tradizionalmente tipica del parlato”.

Il risultato sono una scrittura e un parlato dalla struttura sincopata?

“Sì, è sincopata, trascurata materialmente. Io stesso, se scrivo un sms o un messaggio WhatsApp, se ho sbagliato di digitare una doppia non torno indietro a riscriverla, cosa che farei con qualunque altro testo. Lascio stare perché tanto è concesso, è nelle cose. Allora c’è questa trascuratezza complessiva”.

Questa trasandatezza alla fine a cosa porta?

“Tutto questo va benissimo se resto su WhatsApp o quel che è, il guaio arriva quando parte dei giovani non particolarmente acculturati non sanno poi fare il salto quando scrivono qualche cosa che dovrebbe essere più elaborato. Il problema non è tanto che la scrittura è digitata e ha queste caratteristiche che sono funzionali a quel tipo di comunicazione. Va benissimo così, perché le regole sono quelle, le condividiamo, ne capiamo l’utilità e ogni tipo di comunicazione ha i suoi parametri e i suoi perimetri. Il problema si pone quando un ragazzo, che fin da giovane è abituato a scrivere così: è svantaggiato quando deve scrivere testi più complessi? È esattamente come un ragazzo d’un tempo, oppure è svantaggiato perché inconsciamente tende a trasferire questa stessa modalità anche nella scrittura più elaborata? Per molti, non so quanti siano, è esattamente così. Quando cominciano a scrivere qualcosa di più elaborato il salto non lo fanno”.

Però un fatto è certo, oggi – mediamente – si scrive di più.

“L’aumento della scrittura che indubbiamente c’è stato è un aumento fittizio dal punto di vista meramente qualitativo. L’aspetto principale è che si tratta di scrittura in assenza di pianificazione. La frammentarietà in quell’ambito comunicativo va bene, ma il rischio è che poi in molti si adagino e non sappiano fare il salto in avanti esiste davvero”

Si può dire che questo fenomeno dell’aumento della scrittura come messaggistica si è accentuato anche come riflesso dalla pandemia?

“La pandemia ha fatto un’altra cosa. Ha molto ampliato il parlato, perché abbiamo scoperto molti sistemi molto facili e poco costosi di videoconferenza, penso a Zoom, Teams, Google Meet, Webex, eccetera, e questo è coerente con il fatto che anche molti giovani attraverso il telefonino oggi abbiano abbandonato la scrittura in favore dei vocali. E non tanto per effetto della pandemia ma è lo sviluppo tecnologico stesso che, come sempre accade, conduce su certi binari, su certe cose e fa arretrare su altre. In questo caso penso che la scrittura digitale sia un danno per il fatto che certe cose funzionano meglio se si scrivono in modo elaborato. Il pensiero va avanti ma la vera innovazione intellettuale progredisce solo attraverso la scrittura elaborata, non c’è niente da fare”.

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La Meloni sale al Colle. Solo 11 minuti il suo colloquio con Mattarella

giorgia meloni mattarella

giorgia meloni mattarellaConsultazioni lampo per il centrodestra.

Undici minuti in tutto dura il colloquio con il capo dello Stato Sergio Mattarella, al termine prende la parola solo Giorgia Meloni: FdI, ovviamente, ma anche Lega, Forza Italia e i centristi di Noi Moderati l’hanno indicata come premier “all’unanimità”, dice.

“Attendiamo le determinazioni del Presidente della Repubblica e già da ora siamo pronti, vogliamo procedere nel minor tempo possibile”, assicura parlando al Quirinale. “Le urgenze sono moltissime a livello nazionale e internazionale”, aggiunge ringraziando Mattarella per il “suo magistero”.

Mattarella ha convocato per le ore 16,30, al Quirinale, l’onorevole Giorgia Meloni. La prassi, spiegano al Quirinale, prevede che il capo dello Stato si prenda una pausa di riflessione dopo l’incontro di questa mattina con la delegazione di centrodestra.

L’unica a prendere la parola, con una dichiarazione stringata, è infatti stata Meloni che poi si è intrattenuta qualche minuto con gli alleati nel cortile del Quirinale. Silvio Berlusconi è apparso sorridente: aiutato da Matteo Salvini a scendere gli scalini, ha stretto la mano alla futura premier. Qualche scambio di battute ancora e poi tutti nelle proprie macchine, Meloni diretta verso i suoi uffici di Montecitorio. “È andata bene. Le idee sono abbastanza chiare”, dichiara ai cronisti che la attendono.

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La politica californiana sui migranti: modello per altri Stati?

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california mappausa“Siamo uno Stato… dove il 27% sono immigrati”. Così Gavin Newsomgovernatore della California, dopo avere firmato una legge che permetterà a tutti i residenti del Golden State di ottenere una carta di identità statale applicabile anche a quelli senza documenti di autorizzazione legale di residenza in Usa.
In California, come in altri Stati, si usa spesso la patente automobilistica come documento di identità. Il Golden State offre due tipi di queste patenti, una che richiede prova di documenti di residenza legale o cittadinanza e una seconda accessibile a tutti, anche quelli senza questi tipi di documenti. Ambedue le patenti possono essere usate come identificazione, ma la prima è anche valida per accedere agli aerei perché soddisfa requisiti federali di identificazione.
Per coloro che non guidano è possibile ottenere una carta d’identità statale che fino al cambiamento della nuova legge richiedeva documenti di residenza legale. Con la nuova legge anche gli individui senza patente e senza documenti di residenza legale negli Usa potranno ottenere un documento utilissimo per aprire conti in banca, ricevere alcuni benefici governativi e avere accesso più facile alla sanità. Gli studenti senza permessi di residenza legale avranno accesso più facile alle rette statali, molto più basse di quelle pagate da studenti internazionali, e altri benefici per potere finanziare le loro carriere accademiche. La nuova legge, AB 1766, è stata sponsorizzata dal parlamentare statale Mark Stone, democratico di Scotts Valley, zona di Santa Cruz, e andrà a beneficiare 1,6 milioni di individui. Il 22% degli 11 milioni di individui in America senza autorizzazione di residenza legale vive in California.
Possedere un documento statale che identifichi un individuo rappresenta un riconoscimento del proprio contributo alla società. Spesso si tratta di persone che svolgono i lavori più umili. Molti lavorano nell’agricoltura, indispensabile non solo per i californiani, ma anche per tanti altri Stati dove i prodotti agricoli vengono esportati.
L’identificazione permette anche più inclusione e incoraggia questi residenti a partecipare attivamente a tutti gli aspetti della vita sociale. I genitori saranno più propensi a partecipare all’istruzione dei loro figli con consultazioni dei loro maestri. Inoltre riduce la paura di fornire testimonianze in caso di reati osservati. Incoraggia anche le donne che potrebbero essere vittime di violenza domestica a riportare gli abusi.
La carta di identità statale per tutti, senza riguardo di status migratorio, si collega all’accesso alle patenti automobilistiche. Oltre alla California altri 15 Stati considerati liberal lo permettono ma anche lo Utah, “red State”, ossia conservatore, lo concede. L’idea è di facilitare l’integrazione di persone che contribuiscano con il loro lavoro all’economia e allo stesso tempo di assicurarsi che tutti gli automobilisti siano preparati a guidare e di conseguenza ridurre gli incidenti stradali. La concessione della patente, che in alcuni di questi Stati può essere usata come carta di identità, riconosce anche il valore degli immigrati come validi membri della società al livello pratico ma anche umano.
Ciò non avviene in tutti gli Stati. Come si è visto recentemente alcuni Stati conservatori hanno cercato di usare i migranti per sottolineare gli aspetti negativi dell’immigrazione. Va ricordato che il mese scorso il governatore Ron DeSantis della Florida ha ingannato una cinquantina di richiedenti asilo facendoli trasportare dal Texas a Martha’s Vineyard, nel Massachusetts. DeSantis gli aveva promesso trasporto e lavoro, ma intendeva solo imbarazzare l’amministrazione di Joe Biden per la questione dell’immigrazione non autorizzata. DeSantis se ne è vantato anche in un’intervista alla Fox News, emittente conservatrice di Rupert Murdoch, poi però è stato denunciato per trasporto illegale di migranti da uno Stato all’altro.
Newsom ha preso un’altra strada sui migranti, riconoscendo il loro valore e la loro umanità. Per reiterare l’azione poco ammirevole di DeSantis, il governatore della California si è recato in Texas attaccando il suo possibile rivale in future elezioni nazionali poiché ambedue hanno dato segnali di ambizioni presidenziali. Newsom in un’intervista al Texas Tribune Festival ha dichiarato che DeSantis era venuto nel Lone Star State per trovare vittime da usare per scopi politici e poi sfruttare la sua trovata per raccogliere fondi. “Che cosa ci dice questa sua azione sul suo carattere e quello del Partito Repubblicano che hanno celebrato questo atto di crudeltà e disumanità?, ha domandato retoricamente Newsom.
La strada della California sotto la guida di Newsom è stata reiterata dal governatore, il quale di è detto fiero della nuova legge “che supporterà gli immigrati che rendono il nostro Stato ogni giorno più forte”. La strada per l’inclusione e la valorizzazione dei migranti potrebbe divenire esempio per gli altri Stati americani come è accaduto in altri casi in cui la California, lo Stato più popoloso e ricco del Paese, ha dimostrato la sua leadership. Potrebbe allo stesso tempo servire da modello in altre parti del mondo che devono affrontare lo spostamento di persone costrette a lasciare i loro paesi alla ricerca di un futuro migliore.

Domenico Maceri, professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California – da aise.it




È morto Franco dei Ricchi e Poveri

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downloadAveva 80 anni. Lo hanno annunciato all’ANSA i Ricchi e Poveri insieme alla famiglia: “È andato via un pezzo della nostra vita. Ciao Franco”. Franco lascia la moglie e una figlia.

Era uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e poveri, nato nel 1967 e ribattezzato così da Franco Califano perchè, diceva, erano “ricchi d’idee, ma poveri di soldi”. Nati come un quartetto polifonico, formato da due voci maschili, ‘il baffo’ Franco Gatti e ‘il biondo’ Angelo Sotgiu, e due voci femminili, ‘la brunetta’ Angela Brambati e ‘la bionda’ Marina Occhiena, i Ricchi e Poveri persero la stessa Occhiena, che lasciò il gruppo nel 1981, e continuarono il viaggio come trio.

Dopo una carriera costellata da grandi successi internazionali come Sarà perchè ti amo, Che sarà, Se m’innamoro, La prima cosa bella, Mamma Maria e Voulez vous danser, nel 2016 fu Franco Gatti a lasciare i Ricchi e Poveri per dedicarsi di più alla sua famiglia, dopo aver perso tragicamente il figlio. “Una semplice scelta di vita”, disse, augurando ai suoi compagni ancora tanti successi. Un anno dopo il suo abbandono, Angela e Angelo decisero di tentare l’avventura in duo. La grande reunion, sul palco di Sanremo, con il rientro trionfale di Franco e di Marina fu un colpo messo a segno dal manager Danilo Mancuso e consacrato sul palco del teatro Ariston da Amadeus, nel 2020, in occasione dei 50 anni del brano ‘La prima cosa bella’ e della prima partecipazione al Festival del 1970: una carrellata di hit e una divertente gag con Fiorello, un picco di ascolti di quel primo festival di Sanremo targato Amadeus. Per Franco tornare a cantare all’Ariston fu una sorta di risarcimento artistico e morale visto che proprio a Sanremo, pochi anni prima, nel 2013, era stato raggiunto dalla tragica notizia della morte improvvisa del figlio Alessio, a soli 23 anni, trovato senza vita nella sua abitazione di Nervi, a Genova. In quella circostanza Franco era stato costretto ad abbandonare Sanremo dove avrebbe dovuto esibirsi con i Ricchi e Poveri e ritirare un premio alla carriera.

“Se ne va un pezzo di storia della musica italiana, un uomo che ha affrontato con grande dignità le dolorose sfide della vita. Ciao, Franco”. Lo scrive su twitter Giorgia Meloni a proposito della morte di Franco Gatti dei Ricchi e Poveri.

“Oggi Genova perde un illustre concittadino: si è spento all’età di 80 anni Franco Gatti, storico componente dei Ricchi e Poveri. A nome della città le più sentite condoglianze alla famiglia. Genova e l’Italia salutano un pilastro della storia della musica italiana che ha fatto cantare intere generazioni”.

Così il sindaco di Genova, Marco Bucci ricorda Gatti Anche il presidente della Regione Giovanni Toti a nome della Giunta esprime “profondo cordoglio” per la morte del cantante. “Con Franco Gatti, il “baffo” dei Ricchi e Poveri – commenta Toti – se ne va un grande protagonista della musica italiana, uno degli interpreti più amati. Il gruppo genovese, vincitore del Festival di Sanremo nel 1985, 2 anni fa era tornato insieme dopo 40 anni sul palco dell’Ariston. L’ultima esibizione che resterà nel cuore degli italiani. Alla sua famiglia e a tutte le persone care – conclude il presidente – vanno le mie più sentite condoglianze”.

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Meloni – Berlusconi: pace fatta e si parla dei Ministeri

++ meloni berlusconi, c.destra andrà unito alle consultazioni ++

++ meloni berlusconi, c.destra andrà unito alle consultazioni ++

Cinque ministeri, tanti quanti la Lega che però conta anche il +1, cioè Giancarlo Giorgetti all’Economia, da qualcuno considerato come tecnico.

Nel giorno in cui il centrodestra ricompone lo scontro dell’ultima settimana, inizia a prendere forma anche la squadra di governo, che tutti vogliono “forte” e “coesa”.

E soprattutto, pronta non appena Sergio Mattarella dovesse conferire l’incarico per il nuovo governo a Giorgia Meloni. La leader di Fdi concede all’alleato di Forza Italia quella “pari dignità” invocata fin dall’esito delle urne, dove gli azzurri sono usciti penalizzati nonostante la percentuale elettorale vicinissima a quella leghista, per via della suddivisione dei collegi. Ma Silvio Berlusconi, almeno per ora, non ottiene il bottino più ambito: il ministero della Giustizia, tiene il punto la premier in pectore, andrà a Carlo Nordio, magistrato in pensione e neoeletto deputato di Fratelli d’Italia.

Per Elisabetta Casellati, la favorita di Fi per il ruolo di Guardasigilli, potrebbero invece aprirsi le porte di un nuovo ministero delle Riforme (non c’è questa delega nel governo Draghi).

Anche Università e ricerca e P.a. dovrebbero rientrare nel portafoglio azzurro: nel primo caso la casella potrebbe essere occupata da Annamaria Bernini mentre per il dopo-Brunetta si parla di Alessandro Cattaneo o anche di Sestino Giacomoni, entrambi potrebbero anche andare a presidiare il Mef come sottosegretari.

Niente da fare nemmeno per il Mise mentre, nello schema delineato a via della Scrofa, Fi conquisterebbe il ministero della Transizione ecologica. Al posto di Roberto Cingolani andrebbe Gilberto Pichetto ma l’energia potrebbe tornare a via Veneto, con lo Sviluppo economico che in questo caso andrebbe a Guido Crosetto.

“Sono all’estero, non so niente” twitta il cofondatore di Fdi, nome ricorrente nel totoministri, ipotizzato in vari ruoli, compreso quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

A Forza Italia spetterebbe la Farnesina con Antonio Tajani che, nella richiesta del Cavaliere, dovrebbe ricoprire anche il ruolo di vicepremier. Su questo una riflessione sarebbe ancora aperta ma anche in casa Lega si dà per scontato il doppio ruolo per Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture.

Gli altri 4 ministeri per il partito di via Bellerio (oltre al Mef, fuori quota) sarebbero l’Agricoltura, dove resta in pole l’attuale sottosegretario Gian Marco Centinaio, gli Affari regionali e l’autonomia destinato a Roberto Calderoli dopo il passo indietro rispetto alla presidenza del Senato, il ministero dell’Interno dove il nome più forte rimane quello del prefetto Matteo Piantedosi, che ha già ricoperto il ruolo di capo di gabinetto quando al Viminale c’era Salvini.

Il quarto ministero potrebbe essere l’istruzione o la famiglia – per cui circola il nome di Simona Baldassare – o ancora la disabilità, cui in un primo momento sembrava potesse rimanere l’attuale ministro Erika Stefani, anche se le sue quotazioni sarebbero in calo.

Al Lavoro sembra mettere tutti d’accordo al momento Marina Calderone, che guida il consiglio dell’ordine dei consulenti del lavoro.

A Palazzo Chigi, come sottosegretario alla presidenza, Meloni dovrebbe portare con sé il fidatissimo Giovanbattista Fazzolari ma nei giorni scorsi si era ipotizzato, nel caso Fazzolari avesse assunto le deleghe all’attuazione del programma, anche a una figura tecnica. Un nome era quello di Giuseppe Chiné, attuale capo di gabinetto di Daniele Franco. Ma si racconta che Giorgetti abbia chiesto di tenerlo al Mef, se davvero toccherà a lui sedere alla scrivania di Quintino Sella.

Ancora scoperta la casella della salute ancora contesa tra Fi ed Fdi ( con i nomi di Bertolaso e Rocca).nergia”, scrive sui social il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi pubblicando anche una foto con la leader di FdI, entrambi sorridenti.

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A Roma la 7ª riunione del Comitato bi-nazionale per la gestione dei fondi di controvalore Italia-Cuba

17sereni

17sereniSi è riunito giovedì scorso a Roma il Comitato bi-nazionale Italia-Cuba per la gestione dei fondi di controvalore, strumento di sostegno ai rapporti economici bilaterali derivante dagli accordi di conversione del debito firmati nel 2016.
La delegazione cubana era guidata dalla Vice Ministra del commercio estero e della cooperazione Ana Teresita Gonzalez Fraga, che a margine della riunione ha avuto un colloquio con la Vice Ministra degli esteri Marina Sereni.
I fondi di controvalore – anche nell’attuale complessa fase economica – continuano a rappresentare una buona pratica tra i due Paesi e una concreta opportunità per le ONG e gli imprenditori italiani che operano a Cuba.
Dopo un rallentamento nel biennio 2020 e 2021, dovuto principalmente alla pandemia, è ripresa l’esecuzione dei progetti finanziati con i due fondi di controvalore, dedicati sia a iniziative di cooperazione allo sviluppo (fondo ODA) sia a progetti di carattere commerciale e investimenti produttivi (fondo NODA).
Nel corso della riunione del 13 ottobre del comitato sono stati analizzati i progetti in corso e presentate nuove proposte. (aise) 




Canada. Energia, aumenti fino al 100% in bolletta

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03 anthony indraus bb9jwutmpuk unsplashLa crisi energetica investe anche il Canada. E le super bollette che già stanno facendo dannare gli Italiani nel Belpaese sono in arrivo anche qua: durante l’inverno ormai alle porte, i Canadesi dovranno aspettarsi “conti” salatissimi per il gas naturale o l’elettricità, con aumenti tra il 50 e il 100%. Alcuni consumatori potrebbero vedere le loro bollette aumentare addirittura fino al 300%, mentre altri potrebbero vedere aumenti minimi, ma la tendenza generale è chiara, secondo Joel MacDonald, fondatore di EnergyRates.ca

“In alcune province – ha detto MacDonald a CTV – questi aumenti saranno attenuati dalla struttura del mercato, ma in linea generale le bollette energetiche saranno molto alte”. Il motivo principale dell’aumento del costo dell’energia domestica è la crescita del prezzo del gas naturale, che genera l’8,5% dell’elettricità del Canada. Infatti, secondo Statistics Canada, la maggior parte dei canadesi – il 61% – utilizza sistemi tradizionalmente alimentati a gas, come forni e caldaie, per riscaldare le proprie case. Una percentuale più piccola – 29 per cento – utilizza sistemi elettrici, mentre il resto ricorre a pompe di calore, stufe oppure altri sistemi di riscaldamento.

In questo momento, ha affermato MacDonald, i prezzi del gas naturale sono spinti al rialzo da una combinazione di conflitti geopolitici in Europa, la transizione globale verso le energie rinnovabili, la domanda stagionale, la tassa federale sul carbonio e la fluttuazione ciclica dei prezzi del gas su periodi di circa vent’anni. Alcuni di questi fattori sono prevedibili. Alcuni, come la guerra in Ucraina, non lo sono. La guerra ha ridotto la fornitura globale di gas naturale, facendo generalmente aumentare i prezzi. Ha anche ridotto l’accesso dell’Europa alla risorsa. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno aumentato le proprie esportazioni di gas naturale in Europa ed il Canada ha aumentato le proprie esportazioni negli Stati Uniti, riducendo ulteriormente l’offerta del Canada. Il gas naturale è attualmente cinque volte più costoso in Europa che in Canada, ha detto MacDonald, ma con il calo delle nostre forniture le cose cambieranno.

“Ne stiamo inviando di più e inizieremo a vedere il mercato canadese e il prezzo del gas naturale in Canada avvicinarsi al prezzo globale di quanto non lo sia mai stato storicamente”, ha detto.

A guidare ulteriormente la domanda di gas naturale in Europa c’è una lacuna nella sua fornitura di energia generata dalla transizione del continente verso le energie rinnovabili. È in una fase, ha detto MacDonald, in cui né il suo settore in rallentamento dei combustibili fossili né il suo fiorente settore delle rinnovabili possono soddisfare il suo fabbisogno energetico. Quindi, la domanda internazionale di gas naturale è in aumento.

“Questo inverno si preannuncia costoso – ha detto a CTV Michelle Leslie, senior manager delle infrastrutture e dei progetti d’investimento presso Deloitte Canada -: le previsioni dicono che farà freddo e nevicherà, soprattutto nelle parti centrali del Paese e nelle province marittime. E se le previsioni ci azzeccano… ciò alimenterà la domanda di sistemi di riscaldamento e quando la domanda aumenta crescono anche i prezzi”.

E poi c’è la carbon tax federale, che si applica sia al gas naturale che all’elettricità generata utilizzando combustibili. Dare un prezzo all’inquinamento da carbonio è ampiamente riconosciuto come il metodo più efficiente per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere l’innovazione, ma può tradursi in bollette elettriche e per il riscaldamento domestico più pesanti.

Quanto e quanto velocemente le bollette energetiche domestiche dei residenti rifletteranno questi aumenti dipenderà dalla provincia o dal territorio in cui vivono. Questo perché i meccanismi di mercato all’interno di alcune province e territori agiscono per mitigare o ritardare gli aumenti.

Marzio Pelù-  Il Corriere Canadese




Manuela Paterna Patrucco, presidente dell’Associazione dei Piemontesi in Messico

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downloadVive da quarant’anni in terra messicana e da 15 ha contribuito a fondare l’Associazione dei Piemontesi in Messico. Il 2022 rappresenta per la presidente Manuela Paterna Patrucco un incrocio degli anniversari di due tappe importanti della sua vita.
“Era infatti nel 1982 quando mio padre, Luciano Paterna, che era un direttore dell’Istituto bancario San Paolo di Torino, decise di trasferirsi a Città del Messico con la sua famiglia, sua moglie Marisa Patrucco, sua figlia Mónica Paterna e io, la primogenita. Si assunse la rappresentanza di tre banche: il San Paolo, la Bancomer Mexican Bank e la banca Eni di Roma – racconta con emozione la presidente -. Provenienti tutti da Torino con origini trentine, siciliane e venete, arrivammo in un paese che ricordo allora molto tranquillo: gente cordiale, disponibile ad aiutare, forse più introversa e conservatrice di noi italiani degli anni Ottanta, ma molto accoglienti. Il Messico mi apparse subito come una terra magica e un po’ surreale”.
“Come in tutte le rose, ci sono anche le spine – continua Patrucco -. Sotto il profilo lavorativo, il trasferimento in Messico non fu purtroppo promettente come inizialmente aveva immaginato il padre di Manuela, che spiega: “Non trovò fortuna in Messico. Gli affari non erano redditizi e decise di tornare in Italia. I miei genitori divorziarono e, in mezzo a una tale tempesta, mia madre, mia sorella, mia nonna rimanemmo in Messico, terra che a noi piacque sin dal primo giorno. Continuammo a lavorare, studiare e trovare un nuovo significato alla nostra presenza in un Paese così lontano dall’Italia. Mia madre Marisa Patrucco lavorò con successo come insegnante d’italiano, sino a diventare la direttrice della Società Dante Alighieri a Città del Messico”.
Manuela Paterna studiò Psicologia e ottenne due master, in fotografia e in didattica universitaria, lavorando come fotografa e accademica in varie Università di Città del Messico: “Nel 1984 sposai Antonio Oaxaca Muñiz, che avevo conosciuto ancor prima di arrivare in Messico, ed ho avuto due figli, Stefano di 34 anni ed Emiliano, di 27. Abbiamo la grande gioia di essere i nonni di mio nipote Luca, figlio di Stefano, al quale abbiamo sempre trasmesso il nostro amore per il Messico e l’Italia. Mia sorella studiò interpretariato e traduzione e lavorò in Messico fino al suo ritorno in Italia nel 2009. Ha un figlio nato in terra messicana, Maximiliano, e due figli nati in Italia, Leonardo e Pierluca, che ci fanno visita spesso in Messico”.
Nel 2007 Manuela Paterna fondò l’Associazione Piemontesi in Messico, con Anna Maria Coggiola, Ives Calligaris, Guadalupe Appendini, Marisa Patrucco, Stefano Oxaca Paterna, Giorgio e Anna Berea e Andrea Romo Chavez. Attualmente conta una quarantina d’iscritti. La vice presidente, Anna Maria Coggiola, è stata eletta nel dicembre 2021 nel Comites (Comitato degli Italiani all’Estero) del Messico. Tra i soci vi sono imprenditori nel settore della moda (come la famiglia Demichelis), della ristorazione (Emiliano Oaxaca, Franco Padoan e Luis Coggiola), oltre ad Enrica Berra, ex direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Città del Messico e Guadalupe Appendini, giornalista e scrittrice. L’Associazione Piemontesi in Messico organizzò nel 2008 l’evento “Piemonte Cinema”, con la presentazione di film girati in terra sabauda. Nel 2011, la sede della Società Dante Alighieri di Città del Messico ospitò la mostra “Piazze del Piemonte”, con il patrocinio del Consiglio regionale di Palazzo Lascaris. Una mostra che fece poi tappa anche all’Istituto Italiano di Cultura nelle città di Chipilo e Puebla. Rispettando la tradizione gastronomica e sportiva piemontese, ogni anno vengono organizzate la Bagna Cauda e una partita di calcio Torino-Juventus, con in campo giovani tifosi granata e bianconeri.
Con “Porte Aperte”, all’Istituto Italiana di Cultura, con la collaborazione dell’Associazione Italiana di Assistenza vengono presentati film italiani e video culturali, oltre a una fiera gastronomica, con gare bocciofile e racconti per bambini. Con la Società Dante Alighieri e lo storico Riccardo Cannelli, è stato inoltre promosso uno spettacolo per far conoscere l’Unità d’Italia. Buoni i rapporti con l’Associazione dei Trentini, con i quali sono stati organizzate varie manifestazioni. Il prossimo evento si svolgerà il 2 giugno 2023, con l’inaugurazione della mostra fotografica “La rejas de Chapultepec”, in collaborazione con il Comites Messico. Il tema della mostra sarà “tra sacro e profano”, per far conoscere tradizioni e cultura dell’Italia. Conclude Manuela Paterna: “Aver vissuto in Messico per quarant’anni, creando una famiglia che ama entrambi i Paesi rappresenta un grande risultato per me. L’amore per due Paesi fa sì che ogni giorno si coltivi la tolleranza e il rispetto per ciò che è estraneo e diverso. Il pensiero può essere più inclusivo, capace di cogliere i problemi locali e globali. I bambini bilingui sviluppano la capacità di vedere lo stesso problema da diversi punti di vista. Sono grata di essere nata in una terra meravigliosa come l’Italia e di essere cresciuta in Messico, luogo altrettanto meraviglioso”. (renato dutto\aise) 




AstroSamantha è tornata sulla Terra

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211141160 33d67a6f 6811 4726 8bcd c164dfd8ba3bSamantha Cristoforetti e i suoi colleghi astronauti della quarta squadra lanciata da SpaceX nella Stazione Spaziale Internazionale sono tornati sul pianeta Terra dopo 170 giorni nello spazio. L’ammaraggio della navicella che si era sganciata circa cinque ore prima dalla ISS nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste della Florida, è avvenuto regolarmente e i quattro astronauti hanno già lasciato la capsula Crew Dragon SpaceX, accolti dalla nave di appoggio della Nasa.

La navicella spaziale Crew Dragon Freedom, rallentata da quattro paracadute, è ammarata  alle 22h55 (ora italiana) come previsto.

L’equipaggio di Freedom aveva iniziato la sua missione lo scorso 27 aprile; oltre alla quarantacinquenne italiana Cristoforetti, che rappresenta l’Agenzia spaziale europea (Esa) ed ha comandato la Stazione internazionale per 15 giorni, ne facevano parte gli americani Kjell Lindgren, 49 anni, Jessica Watkins, 34 anni, e Bob Hines, 47 anni.

Le squadre della nave di recupero Megan, e di due imbarcazioni veloci, sono ora impegnate a mettere in sicurezza la Dragon e a garantire che la navicella spaziale sia sicura per le operazioni di recupero; viene poi issata sul ponte principale di Megan e solo allora l’equipaggio verrà fatto uscire dalla navicella per i controlli medici.

I 4 astronauti saranno poi trasportati in elicottero a Jacksonville per imbarcarsi su un aereo diretto a Houston.

La missione ha dovuto rinviare il rientro sulla terra di un paio di giorni rispetto ai programmi, a causa delle condizioni di mare agitato dell’Oceano dove era atteso l’ammaraggio.

agi.it