Italian Exhibition Group: nuovo ufficio congiunto in Messico con Deutsche Messe

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punto incontro“Due dei più importanti organizzatori fieristici in Europa —Italian Exhibition Group (IEG) e Deutsche Messe AG (attraverso la sua controllata Hannover Fairs Mexico) — hanno aperto un ufficio congiunto nella città di León dello Stato di Guanajuato per facilitare il supporto ai loro programmi di eventi in Messico”. A rilanciare la notizia è Massimo Barzizza su “Punto d’incontro”, portale online che dirige a Città del Messico.
“All’inaugurazione erano presenti il Governatore Diego Sinhue Rodríguez, il Presidente Municipale di León, Alejandra Gutiérrez, l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Luigi De Chiara, il Direttore Generale di IEG, Corrado Peraboni, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione di Dutsche Messe, Jochen Kockler.
Bernd Rohde, direttore generale di Hannover Fairs Mexico, ha sottolineato che l’alleanza mira ad espandere e internazionalizzare la piattaforma di entrambe le società nel Paese. “Noi ci specializziamo in tecnologia, beni strumentali e settore manifatturiero, mentre IEG è esperta di consumi, sport, economia circolare, acqua e riciclo. Ci completiamo a vicenda molto bene nei nostri portafogli di prodotti”.
Il dirigente ha spiegato che l’ufficio di León fungerà da sede aziendale per gli eventi che si terranno anche a Guadalajara, Città del Messico, Monterrey e Mérida.
IEG —leader in Italia per manifestazioni fieristiche — ha firmato alcune settimane fa con Deutsche Messe AG — il più grande operatore del settore in Germania — un protocollo d’intesa non vincolante finalizzato alla costituzione di una impresa comune paritetica che unirà le attività delle due società in Messico, Usa e Canada”. (aise) 




Carolyn R. Bertozzi, l’italoamericana Nobel per la chimica

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download“È Carolyn R. Bertozzi l’unica donna vincitrice di un Nobel scientifico nel 2022. L’italoamericana, nata a Boston nel 1966 e docente dell’Università di Stanford, si è aggiudicata il premio per la Chimica con Morten Meldal e K. Barry Sharpless”. Come riferisce Alessandro D’Ercole in un articolo pubblicato da La Voce di New York, “è stata premiata insieme ai due colleghi per avere sviluppato la tecnica della “click chemistry”, la chimica a scatto e la “chimica bioortogonale”, un termine coniato dalla stessa Bertozzi per indicare le reazioni che avvengono negli esseri viventi senza interferire con i processi biochimici al loro interno.
La sua è una carriera eccellente: nel 2010 è stata la prima donna a ricevere il Premio Lemelson-MIT, è membro dell’Accademia nazionale delle scienze, dell’Istituto di medicina e dell’Accademia nazionale degli inventori. Nel 2014 è diventata capo della rivista scientifica ACS Central Science dell’American Chemical Society e quest’anno ha ricevuto il Premio Wolf per la chimica.
Tutto questo dopo aver conseguito la laurea con lode in chimica presso l’Università di Harvard, dove ha lavorato con il professor Joe Grabowski alla progettazione e alla costruzione di un calorimetro fotoacustico.
Nel 1993 ha conseguito il dottorato di ricerca in chimica presso l’Università della California, a Berkeley, con Mark Bednarski, occupandosi della sintesi chimica di analoghi di oligosaccaridi. Durante la sua permanenza a Berkeley, ha scoperto che i virus possono legarsi agli zuccheri del corpo. Durante il terzo anno di laurea, a Bednarski fu diagnosticato un cancro al colon, che lo portò a prendere un congedo e a cambiare il suo percorso professionale iscrivendosi alla facoltà di medicina, lasciando Carolyn a completare il proprio lavoro anche senza una supervisione diretta.
Medal, 68 anni, insegna invece all’Università di Copenaghen e ha contribuito a sviluppare e perfezionare la chimica a scatto inaugurata dall’americano Barry Sharpless, nato a Philadelphia nel 1941 con una carriera all’istituto californiano Scripps”. (aise)




Neuroscienze: ricerca italiana scopre la relazione tra emicrania e sensibilità alla luce

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5emicraniacefaleaTra i numerosi sintomi del mal di testa c’è l’ipersensibilità alla luce, che induce chi ne soffre a cercare di passare più tempo possibile al buio durante le fasi acute. A livello scientifico questa esperienza comune è stata considerata a lungo in contraddizione con il fatto che il mal di testa porta a una diminuzione dell’attività dei neuroni nella corteccia visiva. Come fanno infatti i neuroni meno attivi a portare a una trasmissione maggiore, addirittura eccessiva, degli stimoli visivi? Lo svela uno studio nato dalla collaborazione tra l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa e il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, e pubblicato sulla prestigiosa rivista “Journal of Headache and Pain”, dedicata alle ricerche sul mal di testa. Durante l’emicrania, i neuroni sono effettivamente meno attivi ma allo stesso tempo riescono a sincronizzarsi in modo più veloce così che la risposta collettiva della corteccia visiva è in grado di propagarsi con un’efficacia addirittura eccessiva che porta all’ipersensibilità.
Un modello matematico per comprendere i comportamenti dei neuroni durante l’emicrania
“Il nostro studio mostra che i neuroni nella corteccia sono meno attivi in risposta a uno stimolo visivo – spiega Nicolò Meneghetti, primo autore del lavoro e studente PhD dell’Istituto di BioRobotica -. Questo succede a causa di un potenziamento, nelle persone con mal di testa, dei neuroni “inibitori” il cui ruolo è quello di diminuire l’attività cerebrale. Meno attività però non significa per forza che le informazioni non continuino a viaggiare: non solo i neuroni continuano a parlare tra di loro, ma proprio i neuroni inibitori sincronizzano le comunicazioni impacchettandole più velocemente di quanto non succeda senza emicrania, portando quindi a una trasmissione troppo efficace dell’informazione visiva”.
“Per capire i comportamenti patologici dei neuroni partiamo sempre da un modello matematico del comportamento sano e poi studiamo come le modifiche che la malattia induce nei singoli neuroni portino a cambiamenti nella dinamica della rete e quindi a malfunzionamenti – spiega Alberto Mazzoni, responsabile del Laboratorio di Neuroingegneria Computazionale della Scuola Superiore Sant’Anna e co-coordinatore del progetto – Questo è possibile solo con una collaborazione molto stretta tra chi acquisisce i dati e chi li analizza e modella, ovvero i neurofisiologi e i neuroingegneri. I risultati di oggi in particolare non sarebbero stati possibili senza Matteo Caleo, professore al CNR di Pisa e all’Università di Padova, che ha ideato il lavoro e ne ha guidato gli aspetti sperimentali fino alla tragica e prematura scomparsa di questa primavera. Il lavoro è dedicato a lui”.
Emicrania e non solo…
Questa scoperta apre la strada non solo a possibili cure mirate per gli effetti visivi del mal di testa, ma anche alla comprensione dei meccanismi di altre patologie che ci rendono ipersensibili alla luce. “L’emicrania – conclude Meneghetti – condivide alcune caratteristiche comuni con altre malattie, come ad esempio l’epilessia. Il nostro modello potrebbe quindi aiutare a spiegare alcune caratteristiche di queste patologie e a trovare nuove soluzioni per combatterle”. (aise) 




Haiti: torna il colera

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haiti colera 1140x530L’ONU sostiene gli sforzi del governo haitiano per contenere un’epidemia di colera a seguito della conferma di due casi positivi e dell’identificazione di altri casi sospetti nella capitale, Port-au-Prince. In una dichiarazione rilasciata lunedì, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affermato che è essenziale che tutte le parti interessate “lavorino insieme in questo momento di crisi”.

I casi sono stati identificati utilizzando il meccanismo di sorveglianza del colera, istituito dalle autorità haitiane e sostenuto dalle Nazioni Unite. Il primo caso è stato confermato come positivo al National Public Health Laboratory di Port-au-Prince domenica 2 ottobre. Altri casi sospetti sono attualmente in fase di studio.

L’ONU sta monitorando attivamente la situazione e sta lavorando con le autorità nazionali per organizzare una risposta di emergenza a questo potenziale focolaio, incentrata non solo sulla limitazione della diffusione della malattia, ma anche sul dire alle famiglie come intraprendere un’azione immediata di salvataggio nelle loro comunità locali.

In una nota diffusa dal portavoce di Guterres, si legge che “Il Segretario Generale è profondamente preoccupato per la salute e la sicurezza delle persone ad Haiti in seguito alla conferma di due casi positivi di colera e di molteplici casi sospetti nella capitale, Port-au-Prince. Le Nazioni Unite sono pronte a schierare squadre di risposta alle emergenze per sostenere le comunità colpite non appena sarà assicurato un accesso sicuro e le forniture di carburante saranno sbloccate”.

Il Segretario Generale chiede infatti “un accesso immediato e illimitato sul terreno per facilitare la consegna di carburante per scopi umanitari. Le consegne di carburante al porto sono state bloccate da metà settembre, il che ha sconvolto non solo la vita quotidiana del popolo haitiano, ma anche la capacità e la capacità delle Nazioni Unite e della comunità internazionale di rispondere a una crisi aggravata”.

Guterres fa appello a tutte le parti interessate a lavorare insieme in questo momento di crisi, per garantire che i guadagni realizzati negli ultimi 12 anni nella lotta contro il colera non vengano erosi.

Secretary General of the United Nations (UN), Antonio Guterres – ANSA/EPA/OMER MESSINGER / POOL

Un ulteriore supporto consisterà in una sorveglianza ampliata, una maggiore fornitura di acqua e servizi igienici, l’apertura di centri per il trattamento del colera e il rafforzamento della gestione dei casi. Squadre specializzate di risposta alle emergenze sono pronte per essere schierate a sostegno delle comunità colpite.

Tuttavia, il Country Team delle Nazioni Unite ha affermato, in una dichiarazione rilasciata domenica sera tramite l’ufficio del coordinatore residente, che nell’attuale contesto di insicurezza e illegalità intorno alla capitale diventi essenziale che a queste squadre sia garantito un accesso sicuro alle aree in cui sono stati confermati casi sospetti, per contribuire a mitigare il rischio di un’epidemia ampia o dirompente.

Nel 2010 è iniziata una grave epidemia di malattia trasmessa dall’acqua, che si ritiene sia stata importata dalle forze di pace delle Nazioni Unite. In occasione del decimo anniversario di due anni fa, Guterres aveva affermato che le Nazioni Unite erano profondamente dispiaciute “per la perdita di vite umane e le sofferenze causate”.

“Le Nazioni Unite chiedono a tutti i cittadini haitiani di rimanere vigili e di adottare misure proattive per prevenire la diffusione di casi all’interno della comunità”, conclude la dichiarazione

Le misure che l’ONU raccomanda a tutti gli haitiani di adottare per proteggersi dalla malattia includono acqua bollente per bere e cucinare, lavarsi le mani regolarmente con sapone e acqua trattata (bollita o clorata) e proteggere il cibo dai parassiti (roditori e insetti). Chiunque mostri sintomi di diarrea acquosa acuta e vomito, afferma la dichiarazione del Country Team, dovrebbe consultare immediatamente un medico e cercare di rimanere idratato utilizzando sali per la reidratazione orale che possono essere preparati a casa combinando un litro di acqua pulita, sei cucchiaini di zucchero e ½ cucchiaino di sale.

Ai neonati dovrebbe essere somministrato almeno mezzo litro di sali per la reidratazione orale al giorno, mentre i bambini dovrebbero ricevere un litro. Gli adulti dovrebbero consumare tre litri al giorno.

In conclusione, le Nazioni Unite hanno dichiarato che si impegnano a stare fianco a fianco con il popolo haitiano e le autorità mentre cercano di contenere questo focolaio.

da La Voce di New York




Nuovo governo con formula ‘slim’ (Lamberto Dini) o large (Giulio Andreotti)?

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172921566 877cd7ce 9b16 46d3 ab49 454f83ffc4a7Quale può essere la squadra di Governo ideale? La formula ‘slim’ di Lamberto Dini che ebbe solo 16 ministri oppure quella ‘large’ di Giulio Andreotti con ben 32 dicasteri?

Nel 1999 la riforma Bassanini (Governo Prodi I) accorpò i ministeri con portafoglio che diventarono solo 12. Il ministero dell’Economia raggruppò Tesoro, Bilancio e Finanze. Il ministero delle Infrastrutture accorpò Trasporti, Lavori pubblici e Marina Mercantile.

Il ministero delle Attività produttive mise insieme Industria, Partecipazioni statali, Poste e Telecomunicazioni e Commercio con l’Estero. I successivi Governi D’Alema I e II, Amato II e Berlusconi II ebbero però tra i 25 e i 26 ministri.

Come è possibile? Tutto dipende dal numero dei vicepresidenti del Consiglio e dal numero dei ministri senza portafoglio, come, ad esempio, i Rapporti con il Parlamento, le Politiche Giovanili, la Funzione Pubblica e le Riforme Istituzionali.

Negli ultimi 30 anni il Governo più magro fu quello di Lamberto Dini (pre riforma Bassanini) che tenne per sé l’interim del Tesoro e si affidò a soli 16 ministri, tutti tecnici. Dini non nominò alcun ministro senza portafoglio ed affidò, ad esempio, i Rapporti con il Parlamento al sottosegretario Guglielmo Negri.

Il Governo ‘extralarge’ degli ultimi 30 anni fu l’Andreotti VII con ben 32 ministri, tra cui ben 10 senza portafoglio. Chi ricorda Carmelo Conte alle Aree urbane e Calogero Mannino agli Interventi per il Mezzogiorno? C’erano anche Rosa Russo Jervolino agli Affari sociali e Margherita Boniver per gli Italiani all’estero. La Marina Mercantile (con portafoglio) fu affidata a Ferdinando Facchiano.

La riforma Bassanini del 1999 per i ministeri con portafoglio fu successivamente modificata. Nel 2001 il Governo Berlusconi II spacchettò il ministero delle Attività produttive e aggiunse il ministero delle Comunicazioni. Il ministero delle Politiche sociali fu diviso in due: Lavoro e Salute.

Nel 2006 il Governo Prodi II aggiunse il ministero per il Commercio internazionale (togliendolo alle Attività produttive), creò il ministero della Solidarietà sociale, fece rivivere i ministeri dei Trasporti e dell’Università. La legge finanziaria 2008 impose il ritorno a soli 12 ministeri con portafoglio.

Il Berlusconi IV fece risorgere nel 2009 il ministero per la Salute (Ferruccio Fazio). Nel 2013 Enrico Letta raggruppò Beni culturali e Turismo. Nel 2018 il Governo Conte I raggruppò Turismo e Politiche agricole. Nel 2019 marcia indietro del Conte II: il Turismo tornò ai Beni culturali.

Nel 2020 Conte divise Istruzione e Università. Nel 2021 Draghi tolse l’energia al ministero per le Attività produttive per affidarla, insieme all’Ambiente, a Cingolani (Transizione ecologica). I ministeri dei Beni culturali e del Turismo tornarono a essere due. Attualmente con Draghi ci sono 15 ministri con portafoglio e 8 senza portafoglio.

agi.it




Papa Francesco: “Putin, fermati. Zelensky, ascolta”

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115118556 9ce46593 a294 4949 9750 4f5e81463d0dPutin fermati, Zelensky ascolta. Tregua. Veri negoziati, su proposte serie e volti a garantire l’integrità territoriale ucraina e il rispetto delle minoranze. Di fronte al tremendo pericolo di una catastrofe nucleare, Papa Francesco implora e invita i protagonisti della guerra in Ucraina (che, ricorda, è stata scatenata dall’aggressione russa) l’uno a fermarsi e l’altro a non essere sordo elle prospettive di dialogo. E ai paesi terzi, e alla comunità internazionale, di non lasciarsi tirare dentro l’escalation: tutto il Pianeta rischia, non lo dimentichino.

Angelus con pochi precedenti, oggi in Piazza San Pietro. Nessuna spiegazione del Vangelo, nessuna catechesi. Bergoglio si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico addirittura con qualche secondo di anticipo e legge, scandendo le parole, da un testo preparato in precedenza. Ma non sono parole fredde. Al contrario: il Pontefice pare rabbuiato e preoccupato. Ne ha ben donde. “L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione”, esordisce di fronte ai circa trentamila pellegrini in Piazza. A Roma, dopo settimane di gran caldo, è tornata l’aria fresca, persino preautunnale. Il sagrato della Basilica è più affollato del solito.

“Per questo”, perché la situazione si fa sempre più preoccupante, “oggi vorrei dedicarvi l’intera riflessione prima dell’Angelus. Infatti, questa terribile e inconcepibile ferita dell’umanità, anziché rimarginarsi, continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi” spiega.

Aggiunge: “Mi affliggono i fiumi di sangue e di lacrime versati in questi mesi. Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori”.

Sia chiaro, “certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! È angosciante che il mondo stia imparando la geografia dell’Ucraina attraverso nomi come Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia e altre località, che sono diventate luoghi di sofferenze e paure indescrivibili”.

Ugualmente “che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? È assurdo”. Ma l’uomo non ascolta, non riflette di fronte all’evidenza della tragedia. “Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il-fuoco”.

Subito. Subito “tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili”, quasi intima Bergoglio, che ha aumentato – se possibile – negli ultimi tempi gli interventi sulla crisi ucraina, ma ha anche dovuto constatare l’inefficacia di molti appelli. Il dialogo, le negoziazioni, le soluzioni saranno durevoli e rispettate “se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni”.

Rispetto della vita umana, rispetto dei diritti dell’uomo: entrambi sono calpestati e umiliati, in questi giorni, e il Papa denuncia “la grave situazione creatasi negli ultimi giorni, con ulteriori azioni contrarie ai principi del diritto internazionale“. Anche perché la posta in gioco si fa sempre più alta, crescono i rischi e sono azzardi mortali: “aumenta il rischio di un’escalation nucleare, fino a far temere conseguenze incontrollabili e catastrofiche a livello mondiale”.

Chi ha scatenato il disastro, e ora minaccia l’atomica, si fermi per “amore del suo stesso popolo” (l’inciso è molto significativo), chi si difende non vada al di là del legittimo diritto alla difesa, e si dimostri un vero statista. “Il mio appello si rivolge innanzitutto al Presidente della Federazione Russa, supplicandolo di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte”, dice allora il Papa. Che, “addolorato per l’immane sofferenza della popolazione ucraina a seguito dell’aggressione subita”, rivolge “un fiducioso appello al Presidente dell’Ucraina ad essere aperto a serie proposte di pace”.

Ma non basta, perché in questo ennesimo episodio della Terza Guerra Mondiale combattuta pezzo a pezzo ha un ruolo anche la comunità internazionale, esistono le superpotenze che qualcosa possono fare: nelle sedi istituzionali preposte e nei canali diplomatici più adatti.

“A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle Nazioni chiedo con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo”.

Come dire: il nucleare non risparmierebbe nessuno, la guerra non sarà una guerra circoscritta. Al contrario. Allora, “per favore, facciamo respirare alle giovani generazioni l’aria sana della pace, non quella inquinata della guerra, che è una pazzia”.

Dopo sette mesi di sangue sparso inutilmente, di strage senza senso “si faccia ricorso a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora eventualmente non utilizzati, per far finire questa immane tragedia. La guerra in sé stessa è un errore e un orrore“. Fermatevi, siamo ancora in tempo. Lo chiede una voce di uomo che grida tra le macerie della Terza Guerra prossima ventura.

agi.it




L’Italoamericano/ Seattle: chiude la chiesa cattolica di Nostra Signora del Monte Vergine

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“Quest’autunno, la chiesa cattolica di Nostra Signora del Monte Vergine, che ha 107 anni, non sarà aperta per le messe, i battesimi, i matrimoni e le confessioni. In un comunicato di due pagine dell’Arcidiocesi di Seattle, pubblicato a luglio, i parrocchiani hanno appreso che le loro suppliche e proteste erano giunte a un punto morto: la storica chiesa costruita per soddisfare i bisogni spirituali della comunità d’immigrati italiani di Seattle stava per chiudere. La notizia, sebbene attesa, è stata comunque un duro colpo”. Ne scrive Rita Cipalla su “L’ItaloAmericano.org”, magazine online diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
“È una storia che si sta ripetendo in molte comunità in tutto il Paese: meno persone che frequentano la Messa, meno sacerdoti disponibili per celebrare i sacramenti, meno soldi per mantenere edifici centenari. Prima della pandemia da Covid-19, circa 360 fedeli partecipavano alla Messa settimanale a Nostra Signora del Monte Vergine, rispetto ai circa 480 parrocchiani di sette anni fa.
Il COVID-19 ha decimato gli incontri di persona e le chiese sono state seriamente colpite. Meno partecipanti significano meno dollari, e le entrate delle parrocchie sono diminuite di circa un terzo negli ultimi cinque anni. Nell’Arcidiocesi di Seattle, la partecipazione alle messe è diminuita di oltre il 15% dal 1999 al 2018. Sebbene la popolazione della città sia aumentata drasticamente nello stesso periodo, i battesimi a Seattle sono diminuiti di oltre un quinto e i matrimoni in chiesa si sono dimezzati.
2italoamericaCiò che è ancora vivo, tuttavia, sono i forti legami emotivi che legano la comunità italoamericana di Seattle alla parrocchia di Mount Virgin. Generazioni di famiglie vi hanno praticato il culto e fatto amicizia per tutta la vita, vi si sono sposate e sono state sepolte. L’annuncio dell’Arcidiocesi è stato accolto con un misto di emozioni, tra cui tristezza, rabbia e persino sospetto.
Più di un secolo fa, Nostra Signora del Monte Vergine, situata nel quartiere di Mount Baker, era il cuore della comunità italiana di Seattle. La parrocchia fu istituita senza confini geografici, in modo da poter rispondere ai bisogni spirituali dei fedeli di lingua italiana ovunque vivessero in città.
Mount Virgin fu fondata nel 1911 sul sito di una vecchia chiesa chiamata St. Boniface, che aveva servito la comunità tedesca. Con l’arrivo dei nuovi immigrati dall’Italia, la chiesa divenne uno dei primi luoghi in cui si recavano per ottenere informazioni sul lavoro o aiuto per l’alloggio.
Nel giro di pochi anni, il parroco, padre Ludovico Caramello, un gesuita carismatico ed energico di Torino, decise che era necessaria una nuova chiesa. Raccolse fondi sia in America che dai suoi numerosi contatti in Italia e, nel 1915, il suo sogno di una nuova chiesa fu realizzato.
Costruita in stile rinascimentale su una collina scoscesa che domina giardini lussureggianti, Mount Virgin ha alte vetrate ad arco e un campanile nella parte anteriore. La parrocchia prese il nome dal famoso monastero benedettino di Montevergine, nell’Italia meridionale.
Pochi anni dopo, nel 1918, fu costruita nelle vicinanze una scuola parrocchiale che aprì con 162 studenti. Guidata dalle suore domenicane di Tacoma, la scuola rimase in funzione per più di 60 anni.
Sebbene Nostra Signora del Monte Vergine sia cambiata poco nel corso dei decenni, il quartiere ha subito una trasformazione significativa. Nel 1940 e di nuovo negli anni ’90, le famiglie della parrocchia sono state sfollate a causa della costruzione e dell’espansione del tunnel di Mount Baker, l’ultimo tratto della I-90, che si trova adiacente alla chiesa.
Negli anni ’80, molti italoamericani avevano lasciato il vecchio quartiere per trasferirsi altrove in città o in periferia. Nuovi gruppi di immigrati li hanno sostituiti e le Messe hanno iniziato a essere celebrate in più lingue, tra cui vietnamita, lao e cinese.
Dal punto di vista dell’Arcidiocesi, per la chiusura di Nostra Signora del Monte Vergine è stato seguito un giusto processo. In effetti, il piano per esaminare le parrocchie del sud di Seattle e raccomandare quelle da chiudere è stato elaborato circa otto anni fa. Negli ultimi mesi sono stati organizzati incontri con le parti interessate e sessioni di ascolto in cui i parrocchiani hanno potuto riunirsi ed esprimere le loro preoccupazioni. È stata avviata una campagna di scrittura di lettere e una pagina Facebook “Save Mt. Virgin”.
Ma i sentimenti di frustrazione e delusione ribollivano sotto la superficie. In una delle riunioni comunitarie tenutesi questa primavera, la sala della chiesa era quasi piena. Si sono sentite più volte grida di “perché lo state facendo?”. Un oratore ha dato voce a ciò che molti sentivano: “Sono stato battezzato qui. Mia nonna si è sposata qui. Togliere questa chiesa sarebbe come togliere le radici della comunità italiana”.
Nel decreto ufficiale di soppressione, i funzionari della Chiesa hanno osservato che la chiesa non serviva più al suo scopo originario: “La parrocchia è stata istituita come parrocchia per la comunità di lingua italiana, ma non serve più al suo scopo originario di offrire la Messa in italiano”. Il documento prosegue citando le quattro comunità culturali che la chiesa serve attualmente: Vietnamita, Cinese, Laotiana e Anglofona, la maggior parte delle quali non vive nel quartiere.
Anche dopo la chiusura della chiesa, alcune dozzine di parrocchiani si sono riuniti ogni settimana fuori dal suo portone chiuso per pregare in quieta protesta. Un comitato laico ha incontrato esperti di diritto canonico per vedere se fossero possibili vie alternative per evitare la chiusura e un appello formale, originariamente indirizzato all’ Arcivescovo Paul Etienne e rifiutato, sta ora per essere esaminato dal Vaticano, un processo che potrebbe richiedere fino a tre mesi.
Non è chiaro quale sia il destino della proprietà; secondo alcuni potrebbe ospitare programmi sociali della diocesi. Mentre si aspetta una risposta dal Vaticano, il terreno non può essere venduto, né la chiesa demolita. Ogni assetto della parrocchia, ha dichiarato l’arcidiocesi, verrà utilizzato seguendo il volere della comunità”.




Putin annette alla Russia i nuovi territori

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050814837 a5a8251c 2539 4d90 871e 5b043d482027Il presidente russo, Vladimir Putin, presiederà l’atto di annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, a cui parteciperanno anche i leader filo-russi dei territori separatisti.

Alle 15 (le 14 in Italia) al Cremlino Putin parteciperà alla cerimonia di firma dei trattati di adesione alla Russia delle quattro regioni dell’Ucraina, sulla base dei referendum che, secondo Mosca, hanno sancito la “volontà di autodeterminazione” delle popolazioni locali. Secondo i risultati diffusi dalle autorità filo-russe al termine dello spoglio, tra l’87,05 e il 99,23% degli elettori nei territori parzialmente controllati dalle forze russe nell’Ucraina orientale e meridionale ha sostenuto l’annessione alla Russia.

I referendum però sono stati bollati come una ‘farsa’ dal mondo occidentale: Nato, Ue e Usa hanno già detto che non hanno alcuna intenzione di riconoscerli. Durante l’evento, che si svolgerà nella sontuosa sala San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino, Putin pronuncerà un discorso “importante”, ha annunciato la Presidenza russa.

Nella stessa stanza, il presidente russo firmò il 18 marzo 2014 il trattato di annessione alla Russia della penisola ucraina della Crimea e della città di Sebastopoli. Nel pomeriggio sulla Piazza Rossa sarà organizzato un grande concerto per celebrare i nuovi territori, a cui potrebbe partecipare anche il leader del Cremlino, la cui presenza non è stata ancora confermata ufficialmente.

Nel 2014 la firma dell’annessione della Crimea fu un bagno di folla, con un atto che riunì più di 120.000 persone nel centro di Mosca.

Nella tarda serata di ieri, Putin ha firmato decreti che aprono la strada all’annessione formale alla Russia delle regioni occupate di Kherson e Zaporizhzhia. I decreti, resi pubblici dal Cremlino affermano che Putin ha riconosciuto le due regioni come territori indipendenti. È questo un passaggio intermedio necessario prima dell’annuncio, previsto per l’atto finale di oggi.

Mosca, in quella che rischia di essere una ulteriore escalation del conflitto, ha assicurato che difenderà la sua sovranità, compresa la Crimea e i nuovi territori che potrebbero diventare parte della Federazione.

“Alcuni politici americani resteranno delusi se pensano che la nostra disponibilita’ a difendere il nostro territorio non si applichi alla Crimea o ai territori che potrebbero diventare parte della Russia sulla base di una libera espressione della volontà popolare”, ha avvertito l’ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov.

“Non stiamo minacciando nessuno, ma confermiamo che, come ha affermato il presidente Putin il 21 settembre, la Russia è pronta a difendere la sua sovranità, integrità territoriale e il suo popolo con tutti i sistemi d’arma a disposizione”.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha convocato una riunione urgente del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale che si terrà nelle stesse ore della cerimonia a Mosca.
Putin ha accusato i Paesi occidentali di cercare di scatenare un sanguinoso massacro nella Comunita’ degli Stati Indipendenti (Csi).

A suo dire “ciò viene fatto per impedire la formazione di un ordine mondiale più giusto” e “l’Occidente sta cercando di riaccendere vecchi conflitti, creando nuovi problemi e crisi”. Ma, ha avvertito Putin, secondo il quale la guerra in Ucraina è figlia del collasso dell’Urss, “l’egemonia unipolare sta inesorabilmente crollando e questa e’ una realta’ oggettiva che l’Occidente rifiuta categoricamente”.

L’annessione delle regioni ucraine alla Russia, “non ha posto nel mondo moderno”, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Qualsiasi decisione di procedere all’annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, non ha valore legale e deve essere condannata (…) È un’escalation pericolosa”, ha avvertito.

“Oggi, come in passato, una democrazia sta lottando per la sopravvivenza contro l’aggressione di un’autocrazia straniera” ma “io sono convinta che la democrazia prevarrà ed è nostro dovere difendere la democrazia”, ha sottolineato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

agi.it




L’uragano Ian lascia la Florida al buio e devastata

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143754606 f6b1c482 9f93 4b66 9a2a 315ec27a415cNonostante la riduzione d’intensità che lo ha fatto retrocedere da “uragano” a “tempesta tropicale”, Ian continua la sua strada di devastazioni verso la Carolina del Sud, lasciando la Florida in gran parte al buio e sommersa dalle inondazioni.

Stamattina il Centro nazionale degli uragani aveva annunciato l’indebolimento dell’uragano, i cui venti viaggiano ora fino a 105 chilometri all’ora, ma ha sottolineato che il rischio di ondate di tempesta potenzialmente mortali”, ovvero l’innalzamento del livello del mare lungo le coste della stessa Florida e poi anche delle vicine Georgia e Carolina del Sud, resta elevato fino a domani.

Nell’area dell’arcipelago Usa delle Keys, una barca colma di migranti ha fatto naufragio e le guardie costiere sono ancora alla ricerca di una ventina di persone dopo che 7 si sono riuscite a mettere in salvo.

Secondo i meteorologi il cambiamento climatico può intensificare rapidamente la forza delle tempeste tropicali dando ai residenti poco tempo per prepararsi

Secondo i meteorologi il cambiamento climatico può intensificare rapidamente la forza delle tempeste tropicali dando ai residenti poco tempo per prepararsi

Quando ha raggiunto ieri sera le coste della Florida, la velocità dei venti della tempesta era superiore ai 240 chilometri orari; in pochissimo tempo sono scesi in alcuni punti fino a 30-40 centimetri di pioggia e si prevede che prima di spostarsi a nord portera’ ancora precipitazioni intense e venti forti.

Oltre 2,5 milioni di persone e attività sono rimaste senza energia elettrica in tutta la Florida su un totale di 11 milioni e il numero potrebbe ulteriormente aumentare, secondo le autorità.

Per gestire le emergenze, i soccorritori e i tecnici stanno ancora aspettando che il peggio sia superato.

Diversi aeroporti hanno cancellato i voli, quello di Jacksonville ha chiuso. In alcune zone le ondate provenienti dall’Oceano erano alte anche pia’ di 3 metri. Secondo il Centro nazionale degli uragani, le inondazioni sono state “catastrofiche”.

Il presidente Usa Joe Biden ha dichiarato lo stato di catastrofe naturale, una decisione che permette di sbloccare fondi federali aggiuntivi per le regioni colpite. Persino una caserma dei pompieri e’ stata inondata con due metri di acqua, impedendo le operazioni di soccorso.

Secondo i meteorologi, non e’ escluso che nell’avvicinarsi alle coste della Carolina del Sud, dove dovrebbe arrivare domani, Ian torni ad aumentare di intensità e torni ad essere un uragano. Il direttore dei servizi meteo Usa, Ken Graham, ha detto in una conferenza stampa che di questa tempesta “parleremo per anni”.

Il Pentagono ha fatto sapere che 3.200 uomini della Guardia nazionale sono gia’ arrivati in Florida mentre altri 1.800 sono attesi.

agi.it




Meloni: “Sarà una squadra di livello e non vi deluderà”

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095800901 a0892f65 1ae1 4416 b73b 133560bedda2“Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a eventuali ministri di un governo di centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quella di Speranza & Co. vi assicuro che stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà. Non credete alle bugie che circolano”. Così su Twitter la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, all’indomani del confronto con Matteo Salvini durato circa un’ora con in primo piano tutte le “priorità e urgenze” che la coalizione deve affrontare. Il primo faccia a faccia dopo le trionfali elezioni di domenica. “Unità di intenti e grande collaborazione”, professano da Fratelli d’Italia e Lega.

“Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi, incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri e sono prive di fondamento retroscena di stampa su presunti veti, così come le notizie già smentite da Palazzo Chigi su un ‘patto’ Meloni-Draghi“, si sottolinea da via della Scrofa.

Il colloquio avviene all’indomani del primo faccia a faccia con Antonio Tajani, in rappresentanza dell’altro principale partito alleato, Forza Italia. E se, da una parte, corrisponderebbe al vero – lo confermano tutti i partiti – che al momento la discussione sulla squadra è ancora in alto mare; sono fitte le indiscrezioni che circolano tra i corridoi dei palazzi della politica.

Il nodo del Viminale

Il nodo centrale riguarda la guida del Viminale, rivendicata dal segretario leghista come naturale sbocco di una sua partecipazione al governo. Non è chiaro se di questo, nello specifico, i due leader abbiano parlato ieri pomeriggio. Ma le voci di un loro scontro sul tema sembrano state diffuse ad hoc per alimentare il pressing sulla presidente di FdI. La quale – secondo fonti leghiste – avrebbe alcune perplessità sull’opportunità di affidare un tale ruolo a Salvini.

Anche se da via della Scrofa si smentiscono tutte le ricostruzioni di stampa su “presunti veti”. Quel che è certo è che Salvini vuole una “squadra forte, capace, composta da uomini e donne di cui si fida”, spiega un ‘big’ della Lega.

Anche se il ‘capitano’, nei giorni scorsi, ha “aperto a una mediazione sul tema con i governatori, in quella nuova fase di confronto che auspica porti a una distensione”.

Salvini poi rivendica un ruolo centrale per sé e in questo contesto il Viminale appare, appunto, il “naturale sbocco”. Ma la trattativa è appena iniziata e non è detto che l’esito del confronto lo riporterà all’Interno. Le incognite sono diverse, compresi i processi per il blocco degli sbarchi di migranti.

Il precedente di Savona

Anche perché il Viminale, come Esteri, Difesa ed Economia, di prassi sono oggetto di un confronto con il vertici istituzionali. Un big di Fratelli d’Italia ricorda, in tal senso, il caso di Paolo Savona. Anche se tutte le parti in causa confidano che non si arriverà mai a un problema di quel tipo perché si arriverà con una proposta priva di criticità.

Per il Viminale resta aperta l’opzione di un tecnico come il prefetto Matteo Piantedosi, che con Salvini lavorò a lungo al Viminale, magari affiancato da un vice ministro leghista. A quel punto la seconda scelta di Salvini potrebbe essere semmai il Lavoro.

Sul tavolo resta sempre l’ipotesi dei due vice premier. Mentre crescono le quotazioni di Elisabetta Belloni agli Esteri. Per quanto riguarda FI, molto presto ci sarà un incontro tra Meloni e Silvio Berlusconi. Tajani sembra destinato a fare il capo delegazione in un governo in cui FI si attende di avere almeno quattro ministri.

Anche la partita delle presidenze delle Camere non è in alcun modo risolta considerato che FdI non sarebbero propensi a ‘consegnare’ una Camera all’opposizione. Intanto, nella Lega c’è chi spinge ad alzare la posta mettendo anche sul tavolo, come tattica preventiva, l’ipotesi di un appoggio esterno. Mentre il pressing di Salvini è sull’agenda.

“Per ringraziare i milioni d’italiani che hanno scelto la Lega e il centrodestra siamo già al lavoro, giorno e notte, non sulle poltrone, i nomi e i ministeri, ma sulle emergenze vere del Paese e quindi affrontare il caro bollette, il problema sicurezza, la qualità della vita”, scandisce il segretario leghista.

“Già domani ho convocato a Roma i quasi 100 nuovi parlamentari della Lega da tutta Italia per meritarci la fiducia che il popolo italiano ci ha dato. Quindi, al lavoro, uniti, questo ci chiede la gente senza polemiche ma con le idee chiare in testa”.

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