L’uragano Ian devasta Cuba e si dirige in Florida

aftermath of hurricane ian in cuba

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Si contano tanti danni ma fortunatamente nessuna vittima a Cuba dopo il violentissimo passaggio dell’uragano Ian, martedì.

Il ciclone tropicale di categoria 3, i cui venti soffiano a velocità che vanno dai 180 ai 230 km/h, ha messo fuori uso l’elettricità in tutto il Paese caraibico e ha distrutto alcune delle più importanti coltivazioni di tabacco del Paese.

Secondo l’Unione Elettrica di Cuba, nella notte tra martedì e mercoledì i tecnici hanno cercato di ripristinare progressivamente l’elettricità per i circa 11 milioni di abitanti della nazione latinoamericana. Inizialmente il blackout era circoscritto alle sole regioni occidentali, per poi venire progressivamente meno in tutto il Paese.

Non si conterebbe per il momento nessuna vittima, anche grazie alle misure preventive predisposte dal Governo dell’Avana, che prima dell’arrivo di Ian ha dato ordine di evacuazione a decine di migliaia di persone e allestito 55 rifugi temporanei. Tanti invece i danni alle strutture, con inondazioni generalizzate, migliaia di case distrutte e alberi sradicati. Distrutta dai venti di Ian anche una delle più importanti piantagioni di tabacco di Cuba, situata vicino a La Robaina.

L’epicentro della tempesta sembrerebbe essere stata la città di Pinar del Ro, devastata dall’uragano per circa un’ora e mezza.

Mentre a Cuba si contano i danni, in Florida le autorità e la popolazione si preparano invece a tempeste ancora più potenti di quelle che hanno interessato l’isola caraibica, con un passaggio del tifone a categoria 4 (210-250 km/h).

Dopo aver oltrepassato le calde acque del Golfo del Messico, Ian si è infatti ulteriormente intensificato ed è in procinto di toccare la costa sud-occidentale della Florida, dove a 2,5 milioni di persone è stato già chiesto di lasciare le proprie case dal governatore GOP DeSantis.

La Voce di New York




Il centrodestra ha la maggioranza assoluta dei seggi tanto al Senato come alla Camera

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193614058 38b6dd3f e9b4 4ac3 8a3b 2fc243910f65Il centrodestra ha raccolto alle elezioni legislative del 25 settembre una maggioranza “chiara ma non schiacciante, non amplissima, soprattutto al Senato” e che non può prescindere da Forza Italia, partito che, pur ridimensionato, si rivela cruciale. L’analisi di YouTrend spiega quali siano i dati sui seggi conquistati dalla coalizione guidata da Fratelli d’italia e Giorgia Meloni: 235 deputati su 400 e almeno 112 senatori su 200.

Emilia Romagna e Toscana, cadono i fortini ‘rossi’

Bologna vista dall’alto è un puntino rosso in un mare azzurro confermandosi fortino (piccolo) della sinistra. Nella regione guidata da Stefano Bonaccini (Pd) il centrodestra (al 39%) ha preso quattro punti in più rispetto al centrosinistra. E anche qui il partito di Giorgia Meloni raggiunge consensi storici. Sempre in ambito regionale la coalizione di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia vince la sfida nei collegi uninominali: 3-2 al Senato e 7-4 alla Camera. Il Pd, in Emilia Romagna, rimane il primo partito con il 28% (Camera) tallonato da Fratelli d’Italia (25%).

In questo contesto, dove domina il centrodestra, Bologna appare come una sorta di villaggio di Asterix che issa la bandiera rossa. Qui il Partito democratico svetta ancora sugli avversari con percentuali sopra alla media e traina la coalizione di centrosinistra portandola sopra al 40%, in controtendenza rispetto ai dati sia nazionali che regionali.

Crolla anche il fortino rosso della Toscana che, per la prima volta nella storia, passa in mano alla coalizione del centrodestra che si afferma con il 38% di consensi contro il 34% del centrosinistra. Alla fine il conteggio delle sfide nei 13 collegi uninominali riporta una netta affermazione per la coalizione trainata da Giorgia Meloni: 10 seggi conquistati contro i tre del centrosinistra che evita il cappotto solo grazie ai risultati di Firenze. Decisivo in questo senso la vittoria dei due seggi alla Camera da parte dell’assessore fiorentino, Federico Gianassi e dell’ex sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, cosi’ come il successo al Senato della candidata di Sinistra Italiana-Europa verde, Ilaria Cucchi.

FdI sbanca sul territorio regionale ma manca il doppio sorpasso ai danni del Pd: al Senato è il primo partito con una differenza di soli 1.295 voti in piu’ rispetto ai dem, alla Camera invece si ferma subito sotto di 8.190 voti. La Lega e Forza Italia si attestano al 6,5% e al 5,5%.

Complessivamente la coalizione composta da FdI, Lega, Fi e Noi moderati raggiunge il 44,5% dei voti, sette punti in più rispetto al 37,5% del 2018. Vince nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali di Camera e Senato.

Il centrosinistra, composto da Pd, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Impegno civico, si ferma al 26,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 2018 quando il centrosinistra e Leu ebbero complessivamente il 25,7%. Sono pochi i collegi uninominali dove prevale il centrosinistra, anche in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana.

Il Movimento 5 Stelle, correndo da solo, ottiene il 15,2% dei voti e vince a sorpresa in oltre dieci collegi uninominali del sud, soprattutto nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Rispetto al 2018, quando ebbe il 32,2%, M5s cede il 17%. La lista Azione-Iv, non presente nel 2018, ottiene il 7,7%.

Nel centrodestra la parte del leone la fa Fratelli d’Italia che sestuplica i voti rispetto al 2018, passando dal 4,3% al 26,4%. Lega e Forza Italia quasi dimezzano i loro voti: il Carroccio passa dal 17,6% al 9%; FI dal 14,4% all’8,3%.

Il messaggio di Blinken

AGI – “Siamo ansiosi di lavorare con il governo italiano sui nostri obiettivi condivisi: sostenere un’Ucraina libera e indipendente, rispettare i diritti umani e costruire un futuro economico sostenibile. L’Italia è un alleato fondamentale, una democrazia forte e un partner prezioso”. È il commento del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in un tweet, all’indomani delle elezioni italiane.

agi.it




La Voce di New York/ Negli Usa, Canada e Centro America primo il Pd ma l’astensione dilaga

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circoscrizioneestero“Giorgia Meloni con l’alleanza di Centro-Destra (Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia) ha vinto nettamente un’elezione dove però il primo partito che prevale in assoluto non ha la fiamma nel simbolo ma è quello che gela il sistema democratico italiano: il partito di chi non è andato a votare conta circa il 36% degli italiani. Meloni orgogliosa si prepara ad entrare nella storia come la prima donna capo di un governo italiano e ieri notte, nel celebrare la vittoria ma riconoscendo il grave problema della massa d’Italiani che si è astenuta, ha usato i toni giusti: “Se vuoi entrare nella storia devi capire le responsabilità…. di governare per tutti gli italiani”. In un momento molto difficile anche sul fronte internazionale, sono parole sagge che, speriamo, siano seguite dai fatti”. Così scrive Stefano Vaccara, direttore de “La voce di New York”, che oggi pubblica sul quotidiano online l’analisi del voto nella ripartizione America Centrale e Settentrionale.
“Qui vogliamo analizzare il voto all’estero, che ancora una volta è interessante quanto preoccupante nel suo risultato statistico complessivo. Si inverte la tendenza rispetto all’Italia, con il PD che da solo, batte all’estero la coalizione di centro destra, e si conferma la prima scelta sia alla Camera che al Senato per chi vive fuori dai confini della madrepatria. Ma l’astensione all’estero sale e diventa ancora più traumatica di quella all’interno dei confini d’Italia. All’estero il 73% degli aventi diritto non ha votato. Nella ripartizione Centro—Nord America, è andata ancora peggio: gli astenuti sono il 79%.
Nella nostra ripartizione Centro-Nord America per lo scranno più ambito, quello al Senato, vince la già deputata del PD pei due legislature Francesca La Marca. La professoressa universitaria di letteratura nata in Canada da genitori siciliani, ha vinto contro un avversario temutissimo: Vincenzo Arcobelli di Fratelli d’Italia. L’ex pilota e addestratore militare residente da anni in Texas, attivo militante di destra fin dai tempi in cui Mirko Tremaglia organizzava i comitati tricolore nel mondo, ha sì raccolto tanti voti (8.257 voti in 189 sezioni su 190) ma non abbastanza per superare quelli ottenuti della neo senatrice La Marca, che tra Canada, Stati Uniti, Messico e i restanti paesi del centro America ne ha conquistati oltre mille in più: 9,882.
Da notare, in questa netta vittoria della candidata al Senato del PD (il suo “compagno” di lista, il medico di Filadelfia Pasquale Nesticò, ha raggiunto comunque un onorevole risultato con 4352 preferenze) che La Marca questa volta ha raccolto i suoi voti in modo più distribuito tra i territori della sconfinata circoscrizione elettorale. Infatti la neo senatrice preso 4137 voti nel suo Canada, ma ben 5.063 negli Stati Uniti (aggiungendo i 600 ottenuti in Messico e in America centrale). Ovviamente la corsa per il Senato, ancora più che alla Camera, obbligava tutti i candidati a essere competitivi nell’intera ripartizione. E questa volta La Marca, che appariva in passato troppo dipendente dal solo grande bacino di voti del Canada, ha superato la prova vincendo sul temuto avversario di Fratelli d’Italia che, invece, in Canada ha preso meno della metà dei consensi raccolti negli USA.
I due seggi in palio alla Camera sono andati rispettivamente uno al PD con Christian di Sanzo e uno ancora ad un candidato di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe (in coalizione con FI-Lega) che è quello che ha raccolto il maggior numero di voti.
Praticamente al fotofinish la corsa nel PD, con Christian Di Sanzo che con 5.806 voti supera Vera Rosati che ne totalizza 5.746, con subito dietro Michela Di Marco con 4.949 voti mentre resta staccato il “newyorkese” Gianluca Galletto con 2236 preferenze. Se questo conteggio verrà confermato, date le poche decine di voti di differenza e non sarà richiesto il riconteggio, l’affermazione dell’ingegnere-manager Di Sanzo, residente in Texas ma con trascorsi anche a Boston e in California, risulterà definitiva ma anche “fortunata” perchè le due candidate del PD, Rosati e Di Marco, dividendo la loro vasta riserva di voti canadesi hanno fatto perdere al Canada quel controllo sul seggio della Camera per il Centrosinistra, che durava dall’inizio del voto per gli italiani all’estero.
Più facile nei numeri la corsa di Andrea Di Giuseppe di Fratelli d’Italia che conquista 6820 voti e strappa il seggio alla deputata Fucsia Nissoli, candidata da Forza Italia nella stessa lista che si ferma a 4267. Terzo Federico Felli della Lega raccoglie 2958, mentre Antonio Zara si ferma a 1541.
Di Giuseppe, designer romano residente in Florida e già presidente del Com.It.Es, ha battuto l’esperta deputata Nissoli appoggiata apertamente da Silvio Berlusconi che aveva già vinto due volte il seggio alla Camera, la prima volta con grande sorpresa addirittura nella “piccola” lista Monti per poi migrare in Forza Italia. Ma questa volta Nissoli non è riuscita a raccogliere abbastanza voti in Canada (solo 1270 facendosi superare anche lì da Di Giuseppe che ha raccolti 1662) mentre si è fatta quasi “doppiare” negli Stati Uniti dal candidato di Fratelli d’Italia che ha preso 4541 voti negli USA mentre Nissoli si è fermata a 2530.
Gl altri risultati ci dicono che nel Nord-Centro America il MAIE (Movimento Associativo Italiani Estero) è il terzo partito ma non sfonda come invece è avvenuto in Sud America, mentre il M5S con il 7,9% prende qui circa la metà dei voti percentuali che invece riesce a ottenere in Italia; Azione-Italia Viva di Calenda e Renzi, con il 7,6% invece ha ottenuto la stessa percentuale italiana.
Gli aventi diritto in questa ripartizione erano 411.997. A votare (dati per la Camera) sono stati 86.904 (21,09%). E qui un altro dato preoccupante: le schede nulle: 11.789; schede bianche: 1.152. Schede contestate: 112.
La Repubblica italiana avrà presto una nuova guida, e due dei 3 rappresentanti eletti dal Nord Centro America siederanno sugli scranni dell’opposizione. Peggio per loro? Di questi tempi, come ha dimostrato Giorgia Meloni, unica a saper restare all’opposizione col suo partito mentre Salvini e Berlusconi partecipavano al governo Draghi, non avere responsabilità può catapultare alle prossime elezioni anche verso un’inaspettata rinascita politica”.

Stefano Vaccara – La Voce di New York




Meloni: “Questo è il tempo della responsabilità, questa una notte di orgoglio e riscatto”

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012544706 db9681a0 f0b0 4742 a5bc 07df69468144Alla fine cita San Francesco, ma all’inizio chiarisce che “l’indicazione degli italiani è molto chiara”. È un’indicazione “per un governo di centrodestra a guida FdI”, così la leader FdI ‘chiama’ Palazzo Chigi. Lo fa ringraziando gli alleati, lo fa dicendo che questa è anche la notte dell’orgoglio e del riscatto “di chi non c’è più e avrebbe meritato di vedere questa notte”.

Ma lo fa anche avvertendo, e assicurando, che “se vuoi entrare nella storia devi capire le responsabilità“. Quella di “governare per tutti gli italiani”, sottolinea.

“La situazione nella quale versano l’Italia e l’Ue – osserva Meloni dopo aver lamentato di avere subito una campagna elettorale “violenta” – è particolarmente complessa, e richiede il contributo di tutti, un clima sereno e quel rispetto reciproco alla base del confronto di qualsiasi sistema democratico”.

La leader FdI si propone di ricucire la distanza tra cittadini e istituzioni testimoniata dall’astensione, dato del quale si rammarica. Tocca le corde dell’orgoglio e dell’identità, Meloni, ma guarda avanti, a “quando questa notte sarà passata”, per osservare che “noi siamo a un punto di partenza: è da domani che dobbiamo dimostrare il nostro valore” e qui richiama tutti a ricordare che “questo è il tempo della responsabilità, quello in cui se si vuole fare parte della storia bisogna capire la responsabilità che si ha nei confronti di decine di milioni di persone”.

“L’Italia – sottolinea, rispondendo implicitamente a chi segnala una differenza tra ‘peso’ nel nuovo Parlamento e nel Paese – ha scelto noi e noi non la tradiremo, come non l’abbiamo tradita mai”. Tiene a rimarcare che “se saremo chiamati a guidare questa nazione, lo faremo per tutti e lo faremo con l’obiettivo di unire questo popolo”.

Dalla prime proiezioni della nottata, il partito di via Bellerio sembra aver dimezzato i voti delle passate Politiche (17,4%, nel 2018). Salvini è descritto come “silenzioso, concentrato sui dati e sorpreso” da chi ha avuto modo di osservarlo

La leader FdI ringrazia Salvini, Berlusconi, Lupi, l’intera coalizione “perché nessuno si è risparmiato in questa campagna elettorale e tutti abbiamo dato il massimo per arrivare a questo risultato”.

Poi ci sono i ringraziamenti alla famiglia, ai collaboratori, “perché se non hai persone che ti vogliono bene veramente certe cose non riesci a farle”. E, certo, ringrazia il suo partito, FdI, quelli che “non hanno mollato e non si sono abbattuti”. E la citazione finale è di San Francesco: “Comincia a fare quello che è necessario, poi quello che è possibile e alla fine ti scoprirai a fare l’impossibile. È quello che abbiamo fatto noi”.

agi.it




Il voto in Italia. Alle 19 aveva votato solo il 51%

elezioni: mattarella vota a palermo tra gli applausi

elezioni: mattarella vota a palermo tra gli applausi

Hanno aperto alle 7:00 di stamane e rimarranno aperti fino alle 23:00 i seggi per le elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, crocevia fondamentale per il futuro dell’Italia.

Alle 19:00 l’affluenza è stata di circa il 51% (Camera), in calo rispetto alle politiche del 2018, quando era stata del 59,24%. La partecipazione maggiore è stata registrata nelle regioni del Nord (in testa l’Emilia-Romagna con poco meno del 60%), mentre in quelle del Sud il calo è più evidente (fanalino di coda la Calabria con il 36%, complice il maltempo).

Alle 12:00 l’affluenza era stata del 19,21% (-0,22% rispetto al 2018).

Gli elettori chiamati al voto sono 50.869.304, di cui 4.741.790 all’estero. Per questi ultimi, i plichi sono stati spediti dalle rappresentanze diplomatiche italiane verso l’Italia, dove verrano conteggiati tra Roma, Milano, Napoli e Bologna.

Dei 46.127.514 elettori in Italia, il 51,74% sono donne e il restante 48.26% uomini. Tra di loro 2.682.094 maggiorenni che per la prima volta, dopo la recente modifica dell’articolo 58 della Costituzione, potranno votare non solo per la Camera dei Deputati, ma anche per eleggere il Senato della Repubblica (precedentemente riservato agli over-25).

Lo spoglio di staserà partirà dalle schede per l’elezione del Senato, per poi procedere con quelle della Camera.

Come si vota

Il voto si esprime tracciando un segno nello spazio contenente il contrassegno della lista prescelta e, in tale caso, è espresso sia per lista che per il candidato uninominale a essa collegato. Se è tracciato un segno sul nome del candidato uninominale il voto è espresso anche per la lista a esso collegata e, nel caso di più liste collegate, il voto è ripartito tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti nel collegio.

Non è previsto il voto disgiunto.

L’elettore che si rende conto di aver sbagliato nel votare può chiedere al presidente del seggio di sostituire la scheda, potendo esprimere nuovamente il proprio voto. A tal fine, il presidente gli consegnerà una nuova scheda, inserendo quella sostituita tra le schede deteriorate.

da La Voce di New York




L’Italia va alle urne. Alle 12 affluenza al 19,21% in linea con il 2018. Seggi aperti fino alle 23

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141103309 c96d901c 24ec 4614 9066 6d861fa2a8adAlle ore 12 è stata del 19,21% l’affluenza alle urne per le elezioni politiche (in Sicilia cittadini al seggio anche per le consultazioni regionali. I dati, resi noti sul sito del Viminale, sono relativi a 7.904 comuni su 7.904.

Nella precedente tornata elettorale, il 4 marzo 2018, sempre alle ore 12, aveva votato il 19,43%. Il dato di oggi, quindi, è in linea con quello di oltre quattro anni fa.
Alle 12 è stata la regione Emilia Romagna quella in cui si è votato di più: il 23,46% (il 22,70% nel 2018) a seguire la Lombardia, con il 22,40% (20,90% nel 2018).

La regione in cui si è votato di meno è la Campania, con il 12,45% (16,96% nel 2018); a seguire la Calabria, con il 12,84% (15,11% nel 2018).

Ancora non c’è, invece, un dato ufficiale dell’affluenza alle 12 dei siciliani al voto per rinnovare governo e parlamento regionali. L’ufficio elettorale della Regione non ha ancora fornito il numero legato alla prima rilevazione sui partecipanti alla consultazione. Manca ancora una manciata di Comuni. Intanto il sito nazionale Eligendo fa registrare un 14,77% di partecipazione per l’elezione di Camera e Senato: alla precedenti politiche il dato si era attestato al 14,28%.

Più di 50 milioni d’italiani, di cui circa 5 milioni residenti all’estero, votano per rinnovare la Camera dei Deputati (400 seggi) e il Senato della Repubblica (200 seggi). È la prima elezione dopo il taglio dei parlamentari deciso con la legge costituzionale del gennaio 2020.

Fino ad oggi i deputati erano 630 e i senatori 315. Si vota solo domenica 25 settembre dalle 7 alle 23. Gli italiani all’estero hanno votato in questi giorni per corrispondenza e hanno dovuto far pervenire il plico con le schede al proprio ufficio consolare, pena annullamento, entro e non oltre le 16 (ora locale) di giovedì 22 settembre.

Come vengono distribuiti i seggi

Quest’anno ci sarà la novità, introdotta con la legge costituzionale dell’ottobre 2021, dei diciottenni che potranno votare per il Senato. Nelle precedenti elezioni votarono per il Senato solo gli over 25. I seggi riservati agli italiani all’estero, che voteranno con un sistema proporzionale e con le preferenze, sono 8 per la Camera e 4 per il Senato.

I restanti 392 seggi per la Camera e 196 seggi per il Senato verranno assegnati con un sistema misto: i tre ottavi con l’uninominale secco (vince chi arriva primo nel singolo collegio); i cinque ottavi con il proporzionale e collegi plurinominali. Fanno eccezione la Val d’Aosta che alla Camera e al Senato ha un unico collegio uninominale e il Trentino Alto Adige che elegge 6 senatori con sistema uninominale.

Quando si rischia di annullare il voto

I residenti in Italia non avranno la possibilità di un voto disgiunto né di esprimere preferenze. Se l’elettore traccia un segno sul nome del candidato del collegio uninominale e un segno su un contrassegno di una lista non collegata ad esso il voto è nullo. Per il resto sarà sufficiente tracciare un segno o sul simbolo del partito oppure sul nome del candidato nel collegio uninominale. In quest’ultimo caso il voto sarà valido anche ai fini dell’elezione del candidato nel collegio plurinominale della lista collegata e, nel caso di liste collegate in coalizione, i voti saranno ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione dei voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale.

Le coalizioni

Le coalizioni sono soltanto due: il centrodestra composto da FdI, FI, Lega e Moderati; il centrosinistra con ‘Pd – Italia democratica e progressistà, ‘Alleanza Verdi-Sinistrà, Impegno civico e +Europa. Tutte le altre liste, incluse M5s e Azione-Iv, correranno da sole. Lo spoglio comincerà dalle schede del Senato dopo le 23 di domenica 25 settembre.

Gli sbarramenti

Ci saranno sbarramenti: non verranno assegnati seggi alle coalizioni che non avranno almeno il 10% dei voti nazionali e alle singole liste che non avranno almeno il 3%. Per le coalizioni non verranno sommati i voti delle liste collegate che non abbiano superato l’1% dei voti nazionali. Sugli sbarramenti ci sono norme speciali per tutelare le minoranze linguistiche e per le liste che ottengano più del 20% dei voti in una singola regione.

La regione più popolosa è la Lombardia che avrà ben 53 seggi alla Camera e 31 al Senato. Seguono la Campania con 38 seggi alla Camera e 18 al Senato e il Lazio con 36 seggi alla Camera e 18 al Senato. La Valle d’Aosta avrà un deputato e un senatore. Il Molise 2 deputati e un senatore. Il Trentino Alto Adige 7 deputati e 6 senatori. La Basilicata 4 deputati e 3 senatori. L’Umbria 6 deputati e 3 senatori. I residenti in Italia per votare dovranno mostrare la tessera elettorale e un documento di riconoscimento.

agi.it




È salvo l’inviato del Papa in Ucraina coinvolto in una sparatoria

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164529145 372994c7 6412 471a 9585 6feaf0262b35L’inviato del Papa in Ucraina, il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, è stato coinvolto in una sparatoria mentre si trovava insieme a due vescovi, uno cattolico e uno protestante, ed era accompagnato da un soldato, dopo aver caricato il suo pulmino di viveri ed essersi “inoltrato dove oltre ai soldati non entra più nessuno” perchè i colpi si fanno più fitti”.

Il convoglio ha fatto tappa prima a Odessa poi a Zaporizhia, con l’intenzione di raggiungere Kharkiv. Lo riferisce Vatican News, spiegando che nella seconda delle tappe previste “il gruppo è stato raggiunto da colpi d’armi da fuoco e il cardinale, insieme agli altri, si è dovuto mettere in salvo. Tutto alla fine, aggiunge l’agenzia, è andato bene e tutti gli aiuti sono stati consegnati”.

Il Vaticano, che non ha riferito chi fossero gli autori dell’attentato, ha assicurato che il gruppo coinvolto nella sparatoria sta bene e che la consegna degli aiuti è proseguita fino alla fine, compresi i rosari benedetti dal papa e “chi li ha ricevuti subito li ha appesi al collo”.

Il cardinale era già stato in Ucraina altre tre volte da quando e’ iniziata la guerra, l’ultima colta ad aprile per celebrare i riti della Settimana Santa per i cattolici del Paese e per pregare nella citta’ di Bucha, dove, dopo il ritiro dell’esercito russo, sono comparsi centinaia di cadaveri di persone torturate e giustiziate.

L’inviato del Pontefice sta proseguendo la sua quarta misisone in Ucraina dall’inizio della guerra. “Per la prima volta nella mia vita non sapevo dove fuggire … perchè non basta correre, bisogna sapere dove”, ha raccontato.

agi.it

 




Le Marche devastate dall’alluvione temono una nuova ondata di maltempo

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182921754 8d53cc12 8180 4210 bbd7 45ae75dbacb7Quello che doveva essere un’allerta gialla, annunciata dalla Protezione civile, giovedì pomeriggio si è trasformata in un nubifragio eccezionale che ha colpito prima l’alto Pesarese e, in particolare tutta l’area intorno al Monte Catria, e in serata Senigallia e i paesi dell’entroterra che vivono intorno ai fiumi Misa e Nevola. E le vittime sono di persone che abitavano in quella zona, 10 alla conta comunicata da Mario Draghi (ma all’appello mancano ancora 2 adulti e 2 bambini).

Così come i 50 feriti e i 100 sfollati vivevano tutti nei trenta chilometri che separano Barbara da Senigallia, dove il Misa sfocia nell’Adriatico. Oltre 2.600 le richieste di soccorso al 112 provenienti dalle due province, quasi mille i vigili del fuoco, gli operatori delle forze dell’ordine e i volontari della Protezione civile impegnati senza tregua dalla notte di giovedì. Hanno salvato tanta gente che aveva trovato rifugio persino in cima agli alberi.

Già giovedì sera erano state recuperati i corpi delle prime vittime e questa mattina, con l’aiuto del sole, i soccorritori hanno proseguito nel loro compito: cercare nel fango e nell’acqua chi mancava all’appello e pulire le strade principali per favorire il transito dei mezzi di soccorso.

Ha funzionato anche la macchina dei sindaci, che hanno scandito ordini e provvedimenti fino all’alba, persino via social, un intervento che ha limitato i danni. A ognuno di loro ha parlato il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che ha incontrato i vertici della Regione Marche e dei vigili del fuoco in mattinata ad Ancona, per poi spostarsi per un lungo sopralluogo sui luoghi colpiti dall’alluvione: “È caduta una quantità d’acqua straordinaria”, ha detto ai cronisti, anticipando “un approfondimento sul sistema di allertamento”.

Come atto dovuto si è mossa anche la procura di Ancona, che ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, ipotizzando i reati di inondazione colposa e omicidio colposo. Nel pomeriggio è arrivato anche il premier, Mario Draghi, che aveva presieduto un consiglio dei ministri durante il quale erano stati stanziati 5 milioni per i primi aiuti e dichiarato lo stato di emergenza.

“È un disastro che bisogna affrontare”, ha detto visitando Ostra, dove ci sono state 4 vittime nella frazione di Pianello, “Faremo tutto il possibile, tutto quello che è necessario. Il Governo ha assicurato i primi fondi. Ci vorrà molto di più”.

In mattinata il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva chiamato il governatore Francesco Acquaroli esprimendogli “solidarietà e gratitudine a tutti quanti stanno instancabilmente lavorando per i soccorsi”.

Il sole in tutta l’area colpita dall’alluvione ha accompagnato venerdì la macchina dei soccorsi, ma per sabato è annunciato un nuovo peggioramento delle condizioni con un nuovo allerta meteo che, questa volta, riguarderà tutta la regione.

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Una terza nave sconosciuta, la vera causa del disastro della Moby Prince

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125950728 2dcf6b23 1142 4daa 9afe 76ac68975f99Non un errore del comandante della Moby Prince, né la nebbia o qualunque altro fattore atmosferico, ma fu una terza nave a causare il disastro della Moby Prince. Una nave che non è stata mai identificata e rintracciata. A dipingere lo “scenario più probabile della tragedia” che il 10 aprile 1991 costò la vita a140 persone è la relazione conclusiva dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro.

Quella notte ci fu “un cambio di rotta improvviso della Moby Prince che virò a sinistra nel giro di 30 secondi a causa della comparsa di una terza nave”. Una “manovra di emergenza che la portò a collidere con la petroliera Agip Abruzzo” che a sua volta era avvolta in una nube di vapore acqueo dovuta alla probabile avaria dei sistemi idraulici e pochi minuti prima era stata colpita da un blackout ed era di fatto invisibile.

Cosa è successo

“Fu una terza nave di cui non è stato possibile accertare l’identità a provocare l’incidente” dice il presidente della commissione Andrea Romano. È stato “stabilito in maniera inequivocabile” che non ci fu alcuna esplosione a bordo della Moby Prince prima della collisione. Un risultato che chiude una lunga stagione d’ipotesi di attentato.

La presenza di una terza nave apre anche altre ipotesi di reato. Una è legata a un’imbarcazione, un ex peschereccio battente bandiera somala, la ’21 October II’, che era nel porto di Livorno per delle riparazioni. “Su questa nave abbiamo acquisito della documentazione e svolgiamo nella relazione finale delle supposizioni” ha spiegato Romano.

L’altra pista è quella delle bettoline (o bettolina). ”Sappiamo che si fa riferimento a esse già nelle comunicazioni radio del comandante Superina, della Agip Abruzzo, che dice nei primi momenti: ‘ci è venuta addosso una bettolina’. Qui facciamo riferimento parziale ad altri elementi, come quello di un tubo che fuoriusciva dalla Agip Abruzzo e che potrebbe, uso il condizionale, rimandare ad attività di bunkeraggio clandestino in cui avrebbero potuto essere coinvolte delle bettoline”.

Nella collisione del traghetto ‘Moby Prince’ con la petroliera Agip Abruzzo morirono 65 persone dell’equipaggio e 75 passeggeri. “La nostra attività si è interrotta prima della fine della legislatura – ha concluso Romano – sappiamo con ragionevole certezza che è stata una terza nave a provocare la collisione, purtroppo non possiamo darle un nome e dobbiamo limitarci a indicare alcune piste“.

La relazione finale della commissione d’inchiesta, approvata all’unanimità, ha portato avanti i lavori della prima commissione presieduta dal senatore Lai che aveva chiarito soprattutto cosa non era avvenuto, quali elementi non si fondavano su dati di fatto: non c’era nebbia, le 140 vittime erano sopravvissute a lungo e alcune fino al mattino, a testimonianza del comportamento eroico dell’equipaggio.

“È stato detto che chi doveva occuparsi del soccorso pubblico abdicò ai propri doveri. Il giudizio della Commissione del Senato non concordava con le risultanze dell’autorità giudiziaria e con la condotta colposa del comando del ‘Moby Prince’. Noi siamo partiti da lì” ha detto Romano, “La commissione da me presieduta ha cercato di appurare cosa è avvenuto abbiamo analizzato le condizioni meteorologiche e la posizione della petroliera e la rotta della ‘Moby Prince’. Vi erano stati malfunzionamenti o guasti nella nave? Di che tipo era l’esplosione nel locale eliche di prua della nave? Ci fu una turbativa esterna alla navigazione della nave? Abbiamo acquisito tutta la documentazione esistente”.

Cosa non è successo

“Siamo partiti quindi dalla situazione meteo – ha spiegato – la visibilità era buona, non c’era nebbia e le condizioni erano perfette. In quanto alla posizione della Agip Abruzzo, ci hanno aiutato documenti nuovi, in particolare le foto satellitari statunitensi desecretate nel 2018″, ha detto il presidente della Commissione d’inchiesta. “Il lavoro fatto per noi da geologo ci permette di affermare con certezza che la petroliera si trovava in una zona di non ancoraggio, di divieto di ancoraggio, dove non doveva stare”.

A proposito dei presunti guasti sulla ‘Moby Prince’ è stata affidata una perizia nuova al comandante Sergio Simone, esperto della Marina Militare, che permette di affermare che la nave era in piena efficienza e che non c’erano malfunzionamenti al momento della collisione.

“Per quanto riguarda l’esplosione nel locale eliche di prua – ha poi spiegato Romano – noi siamo ripartiti da zero con perizie svolte in coordinamento con le procure di Firenze e Livorno. Le perizie dicono che l’esplosione si produsse dopo la collisione e quindi non fu causa di quest’ultima. Ci dicono anche che i reperti che sono stati poi corrotti con tracce di esplosivo in un momento successivo”.

“Il nostro non è un giudizio sulle sentenze” ha concluso Romano, “ma sulla solidità di quelle sentenze che oggi sappiamo essere ampiamente infondate. Il rammarico è che se fosse stato fatto un lavoro diverso nell’imminenza della strage, avremmo avuto risposte più vicine alla verità da subito. Abbiamo dovuto percorrere un percorso tortuoso”.

agi.it




Odoguardi: “Le problematiche degli italiani all’estero prima di tutto”

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

Il candidato al Senato del MAIE risponde alle domande de “La Voce di New York”.

Vincenzo Odoguardi nasce in Italia, a Cosenza, il 2 marzo del 1964. Da 30 anni rappresenta un’eccellenza del Made in Italy nel mondo. Dopo il Master in Architettura presso l’Università di Liverpool e il Dottorato in Pianificazione Urbana presso la Northeastern University di Boston, si dedica a promuovere la Cultura Italiana all’estero, sostenendo i suoi connazionali sia come Presidente della Camera di Commercio che come Console Onorario d’Italia.

Da sempre vicino alle problematiche degli italiani all’estero, è stato uno dei fondatori del MAIE e oggi si candida al Senato nella Circoscrizione Estero – Ripartizione Nord e Centro America. “Il MAIE è l’unico movimento nato all’estero soltanto ed esclusivamente per le comunità italiane all’estero e in agenda ha soltanto i problemi delle comunità italiane nel mondo, non distoglie la sua attenzione da queste problematiche come fanno invece i partiti romani. La mia decisione di candidarmi è strettamente legata a queste caratteristiche del MAIE, non avrei potuto presentarmi con nessun altro partito che non rispettasse tali principi. Gli italiani all’estero vengono troppo spesso esclusi dai discorsi di Palazzo, quando invece meritano di essere riconosciuti e apprezzati per le loro potenzialità e ascoltati nelle loro necessità.”

Qual è secondo voi il problema più urgente dell’Italia e cosa proporreste per risolverlo? 

“I problemi dell’Italia sono molti. Molti di questi provengono dal fatto che  dovremmo ricordarci che i politici sono servitori degli italiani. Ciò significa che, in ordine di priorità, gli italiani precedono qualunque altra cosa, le problematiche degli italiani vengono prima di qualunque altra cosa. Quello che stiamo sperimentando, invece, è l’opposto: si vive in un clima di odio, l’uno contro l’altro, in cui l’obiettivo unico è quello di arrivare ad una posizione di potere. E in campagna elettorale si accentua ancora di più. Non credo sia questo il senso di essere servitore del popolo, che invece significa capire quali sono le problematiche e portarle avanti, in maniera congiunta, non disgiuntamente come si vede nella politica italiana”.

Il governo Draghi è stato un grande alleato degli Usa. Che posizione dovrà tener l’Italia nella prossima legislatura rispetto a Washington e nei confronti della guerra in Ucraina? 

Per rispondere a questa domanda è fondamentale tenere in considerazione che gli USA sono da sempre stati alleati dell’Italia, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, anche se forse non nel modo in cui avremmo voluto. La politica italiana è sempre stata una politica che si è avvicinata a quella statunitense, anche se alcuni partiti non sono particolarmente d’accordo”.

Le regole e le modalità del voto per gli italiani all’estero vi soddisfano o il sistema dovrebbe  essere cambiato ? E come?

Se parliamo di regole e modalità di voto per gli italiani all’estero apriamo un vaso di Pandora. Il voto per gli italiani all’estero è assolutamente antiquato, difficilissimo da gestire anche in termini logistici: non riesce a raggiungere il suo intento in una maniera soddisfacente. Le modalità di voto dovrebbero essere cambiate senza dubbio. L’ideale sarebbe farlo in una maniera più consona ai tempi moderni, che implichi la modalità elettronica, per esempio. Le proposte avanzate sono varie, ma nessun partito politico al governo le ha prese in considerazione. Di fatto, si tratta di uno dei punti che il MAIE ha inserito nella sua agenda”.

Pensate che l’istituzione del Com.It.Es (Comitato degli italiani all’estero) abbia bisogno di  essere riformato per servire i cittadini in maniera efficiente?

“I Com.It.Es sono nati dopo che è stato soppresso il dipartimento per gli italiani nel mondo. Credo che l’ente che debba farsi davvero carico delle comunità italiane nel mondo debba essere il proprio Ministero, il Ministero per gli italiani nel mondo. Il Com.It.Es, così com’è gestito e organizzato, è del tutto innecessario per gli italiani all’estero, scalfisce soltanto la punta dell’iceberg di quelli che sono i problemi degli italiani all’estero, ma non arriva a soluzioni utili o effettive”.

Quali sono le vostre difficoltà in questa campagna elettorale? Oltre a La Voce di New York, ci  sono state altre realtà istituzionali o private che hanno creato occasioni per farvi conoscere dai  cittadini iscritti all’Aire che fra pochi giorni dovranno votare per voi?

“Le difficoltà di questa campagna sono state e sono tantissime. In primo luogo c’è quella di riuscire a inviare e far recepire il messaggio alle comunità italiane che sono nel mondo, a causa del fatto che sono molto sparse sul territorio. Oltre La Voce di New York, nessuno ci ha invitato a prendere parte a un dibattito simile, così paritario. Sicuramente questa modalità allarga il potenziale bacino di utenza, dà una visibilità maggiore a tutti i candidati e lo fa attraverso un canale ufficiale e riconosciuto. In generale, la sensazione è che si continui a fare politica alla vecchia maniera, con i candidati che chiamano al voto, pensando all’individualismo della loro condizione, in quanto rappresentanti di un partito centrale a cui fanno riferimento. Al contrario noi chiamiamo a un voto che è per il Movimento, non per i singoli, ci consideriamo sempre un movimento, un’entità, un’associazione, un partito che è nato all’estero e per gli italiani all’estero. Questo è il messaggio diverso che vogliamo far arrivare ai nostri connazionali, nonostante le difficoltà di raggiungerli. C’è da dire che molte persone si sono allontanate dalla politica poiché insoddisfatte dal trattamento ricevuto; soprattutto tra gli italiani all’estero, che tendono a sentirsi proprio abbandonati dalle istituzioni. Ecco, il messaggio forte che dovrebbe passare attraverso qualunque mezzo, è che non è così, che gli italiani all’estero godono dello stesso rispetto, degli stessi diritti e delle stesse possibilità di chi risiede nel territorio nazionale. E questo vale tanto in campagna elettorale come tutto l’anno”.

da La Voce di New York