Argentina: più di un milione di bambini e adolescenti salta un pasto al giorno

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downloadSecondo una nuova indagine presentata dall’UNICEF, più di un milione di bambini e adolescenti in Argentina ha saltato un pasto – colazione, pranzo, merenda o cena – per mancanza di denaro, una situazione che riguarda anche 3 milioni di adulti. Il reddito insufficiente ha portato anche a una riduzione del 67% del consumo di carne e del 40% dell’assunzione di frutta, verdura e latticini.
L’instabilità lavorativa e il reddito insufficiente delle famiglie con bambini sono i principali fattori determinanti di questa situazione, secondo l’Indagine Rapida dell’UNICEF sulla situazione dei bambini e degli adolescenti del 2022, rappresentativa di tutte le famiglie con bambini e adolescenti del Paese e comparabile con le indagini condotte dall’agenzia nel 2020 e nel 2021. Secondo questa indagine, una famiglia su tre non riesce a coprire le spese correnti e il 50% non può permettersi le spese scolastiche, compreso l’acquisto di libri e materiale.

La mancanza di risorse si ripercuote anche sulla salute: una famiglia su quattro ha smesso di andare dal medico o dal dentista, quasi il 20% ha smesso di acquistare medicinali. Inoltre, più del 30% ha dovuto ricorrere ai risparmi o chiedere denaro ai parenti per soddisfare le esigenze di base. Di fronte alla mancanza di risorse, il 20% delle famiglie ha fatto ricorso all’indebitamento, principalmente con l’ANSES, con un prestito bancario o con usurai informali, situazioni che hanno messo ulteriore pressione sul reddito disponibile.
“Il sistema di protezione del reddito rimane un pilastro centrale per proteggere le famiglie più vulnerabili. L’indagine conferma che il 55% delle famiglie con bambini è raggiunto da qualche misura di protezione sociale”, ha dichiarato Luisa Brumana, Rappresentante dell’UNICEF in Argentina. “In situazioni di crisi economica, lo Stato deve garantire che i bambini e gli adolescenti siano protetti attraverso bilanci e politiche inclusive che consentano loro di sfuggire alla povertà e all’indigenza”, ha affermato.
Il rischio d’insicurezza alimentare si riflette anche nel fatto che il 36% delle famiglie con bambini ha smesso di comprare cibo perché non aveva soldi.
Nei casi in cui il padre non vive nel nucleo familiare, c’è un’ulteriore pressione sul reddito: una donna su due dichiara di non ricevere gli alimenti per i figli, mentre la percentuale sale al 63% se si considera chi li riceve solo sporadicamente. Questa situazione si aggrava nelle famiglie socialmente più vulnerabili. (aise) 




Eagles, il “live” dal Forum (VIDEO)

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91g ybynhbl. sy355 Se dovessero istituire il premio per il gruppo meno “empatico” transitato nello show business mondiale, gli Eagles concorrerebbero sicuramente per le posizioni di vertice perché raramente una band è stata un coacervo così ribollente di contraddizioni, ripicche, litigi, compromessi, incoerenze e contrasti, umani prima ancora che artistici. Neppure la scomparsa di Glenn Frey, co-fondatore, cantante, chitarrista, tastierista e compositore della band, avvenuta nel 2016, è riuscita a placare questa sorta di continua inquietudine anzi, ha rinfocolato polemiche figlie di scelte spesso assai discutibili.

Ma andiamo con ordine, partendo da ciò che, tutto sommato, non si può certo mettere in discussione, ovvero la scaletta di questo doppio album dal vivo, registrato durante tre serate al Forum di Inglewood nel settembre del 2018; di fatto, e non poteva essere altrimenti, è un greatest hits che contiene quasi una trentina di brani: tutti quelli che “non-si-potevano-non-fare”, tutti quelli che il pubblico si aspettava e che, chi era presente, era andato lì per ascoltare.

Nulla da dire neppure riguardo all’esecuzione dei brani stessi che al netto del fatto di essere, almeno in certi passaggi, fin troppo fedele alle versioni originali, risulta tecnicamente e musicalmente ineccepibile; ciò che manca, casomai, è il pathos, l’emozione, laddove si ha la netta impressione che la band, inclusi i nuovi elementi, reciti un copione ormai mandato a memoria, privo di guizzi o di trovate musicali, se non innovative, per lo meno stimolanti.

eagles – live from the forum – mmxviii. 2020. photo1Veniamo quindi alle contraddizioni, davvero tante: la band aveva affermato di voler chiudere la propria carriera, subito dopo la morte di Frey, salvo poi tornare rapidamente sui propri passi; a quel punto la maggiorparte dei fans aveva pensato che, di fronte ad un fatto umanamente così toccante, fosse possibile che i membri storici seppellissero una volta per tutte l’ascia di guerra richiamando, ad esempio, Bernie Leadon o Don Felder onde ricostituire una line-up il più possibile fedele all’originale: nulla di tutto ciò è avvenuto, tutt’altro.

L’inserimento di Vince Gill, cantante e polistrumentista country assai conosciuto negli States, e comunque assai valido musicalmente, è stata una scelta sicura, ma conservativa e tutto sommato tranquillizzante, anche in un’ottica di equilibri personali interni; l’ingresso di Deacon Frey invece, figlio di cotanto padre, è per certi versi ancora più discutibile e si presta a numerose critiche malgrado, in un’intervista radiofonica rilasciata nel 2017, il leader degli Eagles Don Henley avesse affermato: “E’ un musicista molto talentuoso e sembra adatto a quel ruolo – aveva dichiarato Henley – è entusiasta e sta lavorando sodo, con noi e per noi. Mi sembra appropriato“.

Ad oggi, non avendo ancora messo in cantiere nuovi brani insieme ai due nuovi arrivati, l’operazione è parsa, ai più, come un gesto cosmetico, finalizzato a reiterare una storia che, dagli anni ’80 sino ad oggi, ha messo in fila una serie infinita di pause, fermate, ripartenze, “arricchite” da una raffica di abbandoni, ritorni e sostituzioni da cui si sono salvati unicamente lo stesso Henley, Joe Walsh e Timothy B. Schmit.

Per essere chiari, Live from The Forum – MMXVIII, pubblicato in doppio cd e dvd, non aggiunge davvero nulla alla storia degli Eagles, e ciò pare evidente quanto incontestabile: Gill si è sicuramente ben inserito, esegue anche un brano del proprio repertorio, ma non incide, per lo meno al momento, in maniera rilevante. Stesso discorso per Frey, chiaramente troppo compresso dalla figura paterna e che, anche nei brani in cui si esibisce come solista, non pare avere ancora né il carisma nè l’impatto del genitore, specie in un contesto in cui, la ritrosia nello stare un passo indietro o addirittura l’esporsi il meno possibile, non risulta certo un fattore positivo.
Una band, anzi, tre membri storici, il figlio di un quarto membro storico, ed un gruppo di turnisti che cantano e suonano come grandi professionisti quali in effetti sono ma che, come detto, sembrano interpretare un copione già scritto.

Questo album non è certamente dedicato agli appassionati della band, ma è un “prodotto” indirizzato a chi era lì durante i concerti e desidera portarsi a casa un memorabilia di quelle serate, ai completisti, per i quali qualsiasi uscita discografica è inevitabilmente “da avere”, magari a qualche nuovo fan che, andando poi a ritroso, scoprirà certamente cose migliori. Soprattutto pare un doppio album che gli Eagles targati 2020 dedicano a sé stessi, una sorta di “We’re still here”, siamo ancora qui, volto ad esorcizzare gli anni passati, molti, ed i prossimi durante i quali questo insieme di artisti conta di navigare, seppur necessariamente a vista, finchè sarà possibile.

Se questa formazione produrrà nuova musica, coinvolgendo magari i nuovi entrati, allora sarà possibile ipotizzare un futuro, per lo meno prossimo, per questa leggenda vivente del rock mondiale; qualora ciò non succeda o, per lo meno, nel caso in cui i nuovi innesti non offrano un contributo rilevante in fase di scrittura, il rischio più evidente è che gli Eagles diventino, come hanno fatto altri gruppi, una sorta di cover-band di sé stessi, inanellando raffiche di concerti in cui riproporre all’infinito un repertorio che ha ormai quarant’anni di vita, e di farlo in maniera assolutamente conservativa, senza mai prendersi il rischio di azzardare qualcosa di differente.

Che i membri storici siano, in un certo senso, gelosi del “proprio giocattolo”, è un fatto del tutto palese e, rendere attivamente partecipi i nuovi elementi, è gesto difficile per chi ha sempre mostrato una notevole rigidità caratteriale; sarebbe tuttavia l’unico modo per dare nuova linfa ad un albero che ormai fatica a produrre nuovi germogli.

da musicalmind.altervista.org




Zaporizhzhia, pericolo di una catastrofe radioattiva

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downloadI bombardamenti sull’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia – dei quali i russi, che controllano l’area, accusano gli ucraini – possono portare “in ogni momento” a una catastrofe radioattiva che coinvolgerebbe l’intera Europa e ampie zone della stessa Russia. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente della Russia all’Onu, Vasily Nebenzya, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alle attività militari che stanno coinvolgendo la centrale. Nel caso un simile scenario si concretizzasse, “la piena responsabilità sarebbe dei sostenitori occidentali dell’Ucraina”, ha aggiunto Nebenzya.

Le accuse di Kiev, secondo Mosca, non sono logiche, in quanto la struttura è controllata dalle truppe russe, ha aggiunto Nebenzya. “Questa propaganda sta trovando spazio sui media occidentali ma non ha logica, le nostre truppe non avrebbero alcuna ragione di colpire una centrale che è sotto il nostro controllo”, ha detto Nebenzya.

Mosca vuole una missione Aiea

Una missione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) deve recarsi presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia “il prima possibile” ma perché ciò avvenga gli ucraini devono smettere immediatamente di colpire la struttura ha detto Nebenzya al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Per gli Usa è la Russia ad aver creato il rischio

A prescindere dalle responsabilità degli attacchi, è stata l’invasione russa dell’Ucraina a “creare rischi” per la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Lo ha dichiarato Bonnie Jenkins, sottosegretaria di Stato Usa per il controllo degli armamenti all’Onu. “La soluzione è semplice”, sottolinea Jenkins, “gli Usa chiedono alla Federazione Russa di ritirarsi immediatamente dal territorio dell’Ucraina”. La sottosegretaria ha poi ribadito l’appoggio di Washington alla richiesta ucraina di una demilitarizzazione dell’area. Va sottolineato come in nessun passaggio del suo intervento Jenkins attribuisca ai russi la responsabilità dei bombardamenti, come fa Kiev. La diplomatica ha sì accusato la Russia di “diffondere false informazioni accusando l’Ucraina della situazione” ma ha solo citato la posizione di Paese aggredito dell’Ucraina, senza menzionare nello specifico le attività militari che stanno interessando l’area.

Grossi, situazione seria e grave

La situazione presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia, rimasta coinvolta negli scontri tra forze russe e ucraine “è seria, grave” e si deve consentire “il prima possibile” una missione sul posto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Aiea, Rafael Grossi, in apertura della seduta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata a tale crisi. “La situazione è grave e l’Aiea deve essere autorizzata a svolgere la sua missione a Zaporizhzhia il più rapidamente possibile”, ha dichiarato Grossi in videoconferenza. “Il tempo stringe”, ha insistito il segretario generale dell’Aiea, che cerca da settimane di inviare una missione per ispezionare la centrale, “il tempo è fondamentale”.

Rischio non imminente

I bombardamenti che hanno colpito la centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia “al momento non pongono rischi immediati per la sicurezza nucleare”. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Aiea, Rafael Grossi, in apertura della seduta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata a tale crisi, sulla base delle analisi effettuate dai suoi esperti. “Qualsiasi attività militare che metta a repentaglio la sicurezza nucleare deve fermarsi immediatamente o potrebbe portare a conseguenze molto serie”.

agi.it




India: custodia cautelare per un italiano accusato di entrare illegalmente nel Paese asiatico. Rischia 8 anni di carcere

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federico negri 675x370.jpgSi chiama Federico Negri, ha 28 anni ed è originario della provincia di Alessandria. È stato arrestato per aver attraversato un ponte in Nepal ed essere entrato in India senza pagare la tassa necessaria per ottenere il visto ed entrare in India. Rischia otto anni di carcere.

la Repubblica, la madre del 28enne, Silvana Orsini, ha spiegato: “Mio figlio rischia fino a otto anni di carcere. Ero al telefono con lui quel giorno quando mi ha comunicato che stava entrando in India”.

Al momento del fermo da parte delle autorità indiane, Federico Negri stava per rientrare in Italia dopo aver effettuato un viaggio di due anni e mezzo tra la Cina e il Nepal.

In seguito all’arresto, la madre del 28enne, insieme al marito e alla figlia, si è rivolta alla Farnesina e ha chiesto aiuto anche al presidente della Repubblica per riportare il figlio a Pozzo Formigaro, località in cui la famiglia risiede.

Ad assistere Negri in collaborazione con un legale del posto, è l’avvocato Claudio Falleti che ha spiegato: “È stato arrestato il 5 luglio con l’accusa di essere entrato illegalmente nello stato dell’Uttar Pradesh, attraverso un ponte al confine tra Nepal e India – e ha aggiunto –. Ho chiesto al ministero una visita consolare in carcere per verificare le condizioni di salute di Federico. Chiediamo che il consolato sia presente alle udienze, è urgente che la Farnesina faccia tutto il necessario per tutelarlo. Stiamo formulando un appello contro la decisione del giudice che ha respinto la richiesta di liberazione su cauzione nell’udienza dell’8 agosto. Chiederemo che la magistratura superiore la riveda”.

Nella giornata di lunedì 8 agosto, era attesa la scarcerazione di Federico Negri ma l’arresto è stato convalidato e l’istanza rigettata. I legali, quindi, sono impegnati nella preparazione dell’appello mentre il giovane è recluso nel carcere indiano di Maharajganj da oltre un mese.

A comunicare l’arresto alla famiglia, è stato il maresciallo dei carabinieri di Pozzolo Formigaro: “Lo abbiamo saputo 4 giorni più tardi”.

Il 28enne di Alessandria era partito per la Cina poco prima dell’avvento della pandemia Covid. Per due anni è mezzo, ha vissuto in Cina, poi in Nepal, a Pokhara e Katmandu, svolgendo il lavoro di cuoco o d’imbianchino.

da Il Fatto Quotidiano




Enzo Odoguardi, ambasciatore del turismo di ritorno

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2Sono calabrese fino alla punta dei capelli. Nato e cresciuto in Calabria. Ci sono rimasto fino a 18 anni, e se oggi dovessi dirle qual è la mia terra di origine direi che è Cosenza e Trebisacce. Nato a Cosenza, vissuto a Trebisacce, conosco quella zona come le mie tasche. Poi ho studiato prima all’Università degli Studi di Reggio Calabria, poi in Erasmus in UK. Da lì sono andato a Boston per un corso di perfezionamento, e non sono più rientrato in Italia per motivi di lavoro. Mio padre avrebbe voluto che prendessi il suo posto come ufficiale postale, allora il posto fisso era l’obbiettivo principale di ogni famiglia calabrese, il sogno di ogni padre per un proprio figlio, ma è stato più forte di me. Un giorno ho trovato il coraggio di dire a mio padre che volevo partire per conoscere il mondo, perché viaggiare mi avrebbe permesso di conoscere altri mondi, e io avevo la necessità fisica di lasciare la Calabria e di evadere. Ho preferito la soluzione più rischiosa, certamente quella più complessa, ma venendo io da una famiglia umile, il mio sogno era quello di diventare un imprenditore, e sentivo che avrei potuto farlo da un’altra parte del mondo, lontano insomma dal silenzio e dalla monotonia della mia Trebisacce».

Doppia nazionalità, Italiana e Statunitense, originario di Cosenza, 58 anni appena compiuti, ricercato, elegantissimo, un fisico da atleta educato alla fatica della corsa, Enzo Odoguardi è oggi uno degli uomini di successo italiani più conosciuti a Boston, città capoluogo della contea di Suffolk e capitale del Commonwealth del Massachusetts, la città più grande dello Stato del New England.

Professionista affermato, frequentatore dei club più esclusivi di New York, interprete e immagine fisica del successo materiale e finanziario di intere generazioni italiane che oggi vivono e producono qui in America. Vive in una bellissima casa a Malden, una città che conta poco più di 50 mila abitanti, cuore geografico della contea di Middlesex nello stato del Massachusetts. I fotografi lo aspettano davanti a Palazzo Madama per via di una serie di incontri programmati già da settimane con il senatore Ricardo Antonio Merlo, membro del Gruppo Misto, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale sotto il Governo Conte 1 e poi ancora il Conte 2, oggi Presidente del MAIE, imprenditore docente universitario e giornalista nato a a Buenos Aires e rappresentante della circoscrizione elettorale dell’America Meridionale in Senato. Di cosa avranno parlato i due nessuno lo sa, ma di certo degli interessi economici che la grande comunità italiana delle Americhe coltiva sin dalla prima ondata di emigrazione italiana in USA e Canada, e dei bisogni impellenti della grande comunità italiana che vive quei paesi e quelle terre così lontane dall’Italia. Nessuno meglio di loro due sa infatti di cosa parliamo, e nessuno meglio di loro due potrebbe spiegare meglio agli osservatori politici italiani lo “stato di fatto” del nostro Made in Italy in America del Nord.

3Alle spalle Enzo Odoguardi ha un curriculum di tutto rispetto. Doppia laurea vecchio ordinamento in Architettura, prima all’ Università di Liverpool in Inghilterra, poi alla Università Mediterranea di Reggio Calabria, poi ancora alla Nord Est University di Bo- ston in USA. Si laurea brillantemente con una tesi sperimentale sulle prospettive architettoniche e urbanistiche di uno dei quartieri più degradati di Liverpool, tesi che discute felicemente con un professore italiano che aveva scelto Liverpool come sua sede ideale di vita e di crescita accademica. Oggi Enzo Odoguardi vanta la frequenza di prestigiosissimi corsi di perfezionamento in Inghilterra, Francia e Stati Uniti. Ha un curriculum alle spalle di grande impatto, da giovanissimo ricopre per un breve periodo persino l’incarico di “assistente” presso la cattedra di Urbanistica all’ Università Mediterranea di Reggio Calabria, ma desideroso di viaggiare per il mondo e mettere alla prova le sue competenze lascia molto presto la Calabria e vola al di là dell’oceano.

«Anni ’80, dopo aver concluso il mio ciclo di studi ho davvero incominciato a girare il mondo. Non ho mai fatto l’architetto e neanche l’urbanista. Ho lavorato in Africa, in Europa, nei paesi del Baltico, in Russia, Estonia Lettonia Lituania, nei Caraibi, e in tante altre zone calde del mondo. Ho fatto prevalentemente il direttore tecnico di multinazionali famose, e per lunghi anni sono stato responsabile di grossi progetti, come hotel e centri commerciali. Pensi che abbiamo fatto noi il più grande hotel italiano a Sharm-El-Sheikh in Egitto, il Coral Bay Hotel, ed abbiamo cooperato e partecipato alla realizzazione del più grosso centro commerciale d’Europa, di quell’epoca certamente, a Madrid, lo Xanadu. Ma questi sono solo due dei tantissimi esempi che potremmo fare. Nel 2000, sempre per realizzare un centro commerciale di dimensioni anche lì enormi, sono andato a vivere in Repubblica Dominicana, dove abbiamo messo in piedi il “Mega Centro” di Santo Domingo, allora era il più grande centro commerciale dei Caraibi. Poi lì mi sono fermato, perché ho trovato un campo aperto dal punto di vista imprenditoriale, un paese che cresceva esponenzialmente, una prateria tutta da conquistare, e soprattutto sotto il profilo paesaggistico uno dei posti più belli del mondo. Sarebbe stato un peccato non fermarsi laggiù».

4Oggi Enzo Odoguardi parla correntemente inglese, spagnolo, francese, arabo, russo, portoghese, ma ha conservato un eccellente italiano. Negli Stati Uniti la sua nuova vita professionale riparte come Direttore Generale di società multinazionali quotate in borsa, in cooperazione con RTKL, Domina Hotel e Resorts, Mills Corp, Loews Cineplex, De Laurentis Cineplex, e per anni lavora tra l’Europa, l’Africa, l’Asia, gli Stati Uniti e i Caraibi dove oggi risiede abitualmente. Iscritto all’AIRE, a Boston dal 1998, nel 2009 il Presidente della Repubblica gli conferisce la solenne onorificenza di “Commendatore” dell’Ordine della Stella della Solidarietà. Dottorato PHD, in Town Planning, Corso di perfezionamento in Urbanistica a Lille in Francia, Master in International Business a Lovanio in Belgio, a un certo punto della sua vita da giramondo Enzo Odoguardi diventa “Console Onorario” nella Repubblica Dominicana. La sua sede ufficiale diventa “La Romana”, città che conta quasi 150 mila abitanti, una delle città più ricche della Repubblica Dominicana distante circa 130 km dalla capitale Santo Domingo, la terza città del Paese, sede di un aeroporto i n t e rn az i o n a l e  che è uno scalo di grande importanza perché crocevia fondamentale delle mete turistiche che si trovano nelle vicinanze, Bayahibe e Casa de Campo, il più grande e lussuoso villaggio turistico di tutto il paese e probabilmente di tutti i Caraibi insulari, con territorio esteso fino a Bavaro Punta Cana.

“Il ruolo di Console Onorario oggi è ancora utilissimo, è una missione, da Console onorario puoi aiutare meglio i nostri connazionali all’estero, e puoi farlo più di quanto io stesso non immaginassi. Console onorario vuol dire lavorare per gli altri, e vuol dire farlo con spirito di servizio per quanti hanno bisogno di qualcosa, e io l’ho fatto in questa dimensione e la cosa mi ha riempito di mille gratificazioni. Molti immaginano che fare il Console onorario sia una vacanza, un incarico di prestigio e di rappresentanza, in parte lo è anche ma non solo. Guai però a pensare che i Consolati onorari non abbiamo un ruolo. Essi coprono i buchi sul territorio che non sempre la diplomazia ufficiale riesce a fare e lo si fa in forma assolutamente volontaria. Esperienza davvero esaltante, perché ti permette di incontrare continuamente la tua gente, italiani come te, figli di italiani come te, che con il paese di origine hanno lo stesso afflato e rapporto di amore viscerale che io ho con la Calabria. Fare il Console onorario come l’ho fatto io significa essere parte del tuo paese oltre Oceano ed essere un pezzo della storia della Repubblica Italiana. Non è poco mi creda».

La conoscenza del territorio e la sua alta managerialità porteranno Enzo Odoguardi ai vertici della Camera di Commercio Dominico Italiana, di cui diventa anche Presidente, così come diventa anche Presidente della Camera di Commercio Europea, l’Eurocamara, con sede a Santo Domingo, incarico questo che gli permette di portare a casa l’onorificenza di Gran Priore dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro di Malta OBSS, e di Gran Ufficiale dei Cavalieri Templari.

Alla base della onorificenza di “Commendatore”, che gli viene invece dal suo Paese, l’Italia, nel 2009, la motivazione ufficiale fa riferimento a progetti e atti di solidarietà tra la Repubblica Dominicana e l’Italia nel settore dello sviluppo imprenditoriale. È l’anno in cui l’Ambasciata d’Italia in Repubblica Dominicana congiuntamente con la Camera di Commercio Dominico-Italiana gli conferisce il “Premio Marco Polo” per l’imprenditoria Italiana di successo in Repubblica Dominicana. Ma non basta, nel 2020, viene insignito del Premio Leonardo Da Vinci con il titolo di “Ambasciatore per la imprenditoria Italiana in Nord America e Canada”.

megacentroCome italiano, dicevamo, e soprattutto come manager europeo Vincenzo Odoguardi vanta oggi un’esperienza esclusiva nella Repubblica Dominicana. Residente dall’ anno 2000 per il completamento del Centro Commerciale più grande dei Caraibi, il famosissimo “Mega Centro” di Santo Domingo, dal 2002 al 2005 costruisce circa 860 immobili di proprietà nella area di Boca Chica per incrementare il turismo italiano. Parliamo di una delle perle rare del turismo mondiale. Dal 2005 rileva un gassificatore di LPG nell’area di Azua di Compostela (OPUVISA) e importa il gas propano da Trinidad e Tobago, in Venezuela, per migliorare la vita sociale nella parte sud ovest della Repubblica Dominicana e Haiti, elevando la vendita della OPUVISA dal 2% al 24 % del fabbisogno nazionale in 24 mesi. Poi dal 2010 inizia a costruire hotels nell’area di Bahyaibe incrementando ulteriormente i rapporti economici e di lavoro con Italia.

Il suo profilo professionale parla di un manager che ha impiegato per questo investimento oltre 1000 persone, tra impiegati e operai, con un bacino di utenza utile di circa 2500 famiglie tra diretti e indiretti, numeri che non sono passati inosservati alla grande stampa economica degli States. Ma non a caso, dal 2010 Presiede la CCDI, che è la Camera di Commercio Dominico Italiana, riconosciuta dal governo italiano nel 1983, incrementando le transazioni di lavoro di industrie Italiane nell’isola pari a 74 milioni di euro circa, dati ufficiali riferiti al 2014, con un attivo di 19 nuove imprese Italiane presenti sul territorio Dominicano, investimenti supportati da una sinergia firmata tra la CCDI e il CEI RD.

Nel 2014 Presiede la Eurocamara, la Camera di Commercio Europea, sotto la tutela dell’Ambasciata Europea a Santo Domingo, e dal Marzo 2014 ricopre prima l’incarico di Viceconsole Onorario e successivamente di Console Onorario d’Italia servendo con il proprio lavoro cittadini italiani e dominicani nelle funzioni Consolari Onorarie.

9«Noi vogliamo aiutare gli italiani ad essere imprenditori, a diventarlo, favorendo l’imprenditoria degli italiani che vivono all’estero, mettendo insieme idee e progetti possibili da realizzare. L’emigrazione italiana è cambiata anche da noi in America del Nord. Chi emigra nel 2020 spesso non è più un operaio, ma è invece un professionista, un giovane manager, un potenziale giovane manager, e noi abbiamo il dovere di aiutarlo a crescere in questa realtà che lui ancora non conosce bene».

Concretamente cosa vuol dire?

«Pensi che una delle prime iniziative che abbiamo preso è il progetto di una Camera di Commercio del New England, che una volta realizzata consentirà maggiori transazioni economiche e commerciali con l’Italia. Io sogno che essa possa avere la sua sede finale a Boston. Ne faranno parte imprenditori tutti giovani, provenienti soprattutto da Massachussetts, Maine, New Hampshire e qualcuno dal Rhode Island. Per far questo cerchiamo nuovi progetti da promuovere e da proporre, cerchiamo giovani professionisti che vogliano sviluppare le loro peculiarità imprenditoriali. Siamo sempre insomma alla ricerca del meglio del Made in Italy in America, e lavoriamo continuamente alla promozione di imprenditori italiani che vogliano arrivare a veder realizzati i loro obbiettivi».

Solo investimenti economici? È solo pura finanza?

«Sarebbe un errore pensare questo. La finanza senza un cuore che batte non va da nessuna parte, mi creda. Per fare tutto questo cerchiamo soprattutto di preservare i nostri usi, costumi, soprattutto la lingua italiana nelle diverse aree del Paese. Dietro ogni imprenditore non lo dimentichi mai c’è sempre una storia familiare, un paese ombra che è lontano da qui e dove ognuno di loro è nato, ci sono sempre dei genitori e dei nonni che il giorno di Natale vogliono tutti a tavola e attorno allo stesso tavolo».

A cos’altro state lavorando?

«Un altro progetto in cui credo molto, e che stiamo portando avanti e quello di riuscire a dare ai nostri connazionali che vivono all’estero più servizi, agenzie insomma che possano sopperire ai famosi disservizi consolari. I nostri connazionali all’estero vanno aiutati a capire come fare per ottenere i documenti necessari per la cittadinanza, superando quella che è la “proverbiale” nostra burocrazia italiana, ma senza però mai tralasciare gli aspetti di aggregazione delle comunità in cui vivono».

7Cosa intende dire?

«Che la vita dei nostri connazionali all’estero non è fatta solo di pratiche e di progetti economici. È fatta anche di mille altre cose diverse. Pensi per esempio alle nostre feste civili e religiose, che ognuno di noi si è portato dietro e dentro dall’Italia come un tesoro incommensurabile. Pensi al significato che per ogni italiano che vive all’estero può essere la processione del proprio santo patrono, o la stessa Via Crucis della Settimana Santa. Sa quanta gente partecipa alla tradizionale Via Crucis di College Street a Toronto ogni anno? Almeno centomila persone, soprattutto italiani, ha idea di cosa significhi tutto questo per la Little Italy dell’Ontario? E vuole sapere quanti italiani ogni anno partecipano alla Festa di San Francesco di Paola che si tiene il prossimo mese di agosto a Chicago, nel cuore del polmone verde della City? Almeno 50 mila calabresi mi dicono, a cui si aggiungono poi le tante famiglie americane legate alla nostra Little Italy. Un vero e proprio raduno nazionale nel cuore dell’Illinois e ai margini del grande Lago Michigan. Nasce da queste considerazioni un altro nostro progetto interessante, e che presenteremo molto presto in Italia. Lo abbiamo chiamato “Il ritorno alle radici”, e questo permetterà ai nostri connazionali all’estero di fare turismo in Italia riscoprendo naturalmente le terre degli avi che sono emigrati in ogni parte dell’America ormai da generazioni».

In una parola sola?

«Promuovere il successo dei nostri italiani all’estero. Far sì che gli italiani possano continuare a contribuire alla crescita economica di questo nuovo paese che per loro è diventato il loro secondo paese di adozione. Ma far sì che lo facciano restando forte- mente collegati e legati alla propria terra di origine».

Per lei è stato tutto molto semplice quando è arrivato in America?

«Mi prende in giro? Quando io sono arrivato per la prima volta in America ero solo con me stesso, solo con i miei ricordi, solo con l’affetto lontano della mia famiglia, solo con i miei sogni. Ho lavorato duro, ho lavorato tanto e alla fine ho realizzato quello che desideravo di più nella mia vita. Ma nulla è semplice, e quando la tua meta è anche il successo economico, allora devi lavorare più di tutti gli altri e senza mai fermarti. Sa qual è la regola di vita per un manager affermato qui negli Stati Uniti? Lavorare 365 giorni all’anno. E come diceva mio padre, “perseverare”. Mai come in questo vale il detto che “Chi si ferma è perduto”».

10Ma c’è ancora dell’altro che bolle in pentola. Nel 2018 in cooperazione con la società Italiana SHD Italia, avvalendosi dei trattati di Cotonou per le aree ACP, Enzo Odoguardi riesce a finanziare tre Ospedali Rurali per la Repubblica Dominicana, completamente gratuiti. progetto non ancora completato. Finché quest’anno, inizi del 2022, non rientra definitivamente negli Stati Uniti dove oggi risiede attualmente. Importante, anzi molto importante è il ricordo che l’architetto Odoguardi ha invece lasciato nella gente comune di Trebisacce in Calabria. Franco Mundo, noto avvocato di professione ed ex sindaco della cittadina ionica, ce ne parla come di uno straordinario benefattore: «Un uomo che è sempre rimasto profondamente legato alla sua terra di origine e che non si è mai tirato indietro quando gli sono stati posti problemi reali legati alla sua vita di figlio naturale di Trebisacce. Pensi che quando si pose il problema del restauro del Monumento ai Caduti di tutte le Guerre nel centro del paese e il comune aveva bisogno di aiuto per avviare i lavori, il primo a farsi sentire fu proprio lui, Enzo Odoguardi. Dai Caraibi dove allora lui viveva, ha mandato al comune una offerta di 20, o 25 mila euro se non ricordo male, per realizzare quello che noi da soli non avremmo mai potuto fare, e se oggi il Monumento dei Caduti è così bello come lo si può vedere in rete, il merito è soprattutto di Enzo».

Architetto perché ha scelto di fare architettura?

«Perché già da ragazzo avevo capito che l’architettura sarebbe stata la materia che mi avreppe permesso di capire meglio i sistemi urbanistici del mondo. Architettura vuol dire colori forme disegni strutture fisiche, tutto ciò che ci appartiene e che si muove attorno a noi è architettura, e solo studiando bene l’architettura un ragazzo come me che aveva vissuto in un paesino di appena 8 mila abitanti, come allora lo era Trebisacce, avrebbe potuto sperare di uscire una volta per tutte da quel guscio che allora i

grandi urbanisti ricordo chiamano “La periferia del sud” e spiccare il volo. Architettura non è soltanto arte. Architettura è tutto quello che il genere umano è riuscito e ha saputo costruire e realizzare all’interno di un ambiente che noi definiamo “nostro”».

Che famiglia aveva alle spalle?

«Padre, madre, una sorella. Mio padre Domenico era il direttore dell’ufficio postale di Trebisacce. Ricordo ancora la sua delusione e il suo smarrimento quando io gli comunicai che avevo deciso di lasciare la Calabria per cercare lavoro altrove. Allora in Italia c’era la possibilità di poter prendere il posto del padre che lavorava alle Poste senza nessun concorso particolare, e lui aveva messo in conto che al suo posto sarei entrato io una volta laureato.

Era la magia del posto fisso che gran parte delle nostre famiglie rincorrevano per tutta la vita. Credo che per molti versi e molti nuclei familiari sia così ancora oggi in Italia».

Un giorno lei decide di partire, e suo padre come la prese?

«Quando lui mi chiese una spiegazione gli dissi la verità. Questo posto mi sta stretto. Ho bisogno di spazi più grandi. Ho bisogno soprattutto di capire cosa è meglio per la mia vita futura, ma sapevo perfettamente bene che Trebisacce non era il posto ideale per quello che io avrei voluto fare da grande. Volevo dimostrare a me stesso che avevo i numeri e la voglia per una evoluzione copernicana della mia vita, e comunque di quella che era stata la mia giovinezza a Trebisacce, senza nulla togliere alle mille cose belle che avevano segnato la mia infanzia calabrese».

Era una addio definitivo alla sua terra di origine?

«Assolutamente no. Almeno allora. Io allora sapevo di dover partire, sapevo di dover crescere, sapevo di dover conoscere altri mondi, ma sapevo anche che una volta completato il mio corso di formazione professionale sarei potuto tornare al mio paese e provare a essere utile alla mia gente e agli amici rimasti. Alla mia città, alla mia regione, alla mia nazione. Poi in effetti non sono più riuscito a tornare a casa in Calabria, ma ogni mia iniziativa, ogni mio progetto, ogni mia avventura professionale è sempre stata immaginata e realizzata come se io un giorno avessi dovuto far rientro in Calabria e ricominciare da dove ero partito».

5Cosa c’è oggi in Calabria che la porta così spesso a rientrare a casa?

«In Calabria ho lasciato la parte più bella della mia vita. A Trebisacce ci sono ancora mia madre e mia sorella Angela, i suoi bambini, e quindi davvero la parte più bella della mia vita. Riesco a tornare da loro due tre volte all’anno, ma è quanto basta perché io mi senta ancora parte viva della mia terra e del mio passato».

Architetto cosa rappresenta per lei il ritorno in paese?

«Il ritornare puntualmente a casa mia, in media tre volte all’anno, mi aiuta a capire meglio cosa abbiamo lasciato oggi al di là dei nostri confini nazionali, e provare a fare il paragone con quello che abbiamo invece all’interno dei confini calabresi e nazionali. Mi fa capire soprattutto cosa possiamo cambiare rispetto alle novità che trovo invece in ogni parte del mondo, innovazioni o sperimentazioni che in Calabria non sono ancora arrivate. Tutto questo andare su e giù continuamente mi aiuta anche a capire come si sono trasformate le varie generazioni, e cosa manca di più ai nostri connazionali all’estero del loro paese di origine, e soprattutto cosa di quello che essi ancora ricordano è rimasto in vita o è invece scomparso per sempre, distrutto dal tempo e dalla modernità della vita».

E a cosa serve tutto questo?

«A capire cosa si può ancora fare per i nostri connazionali che non vivono più in Calabria o in Italia, e cosa si può fare per loro per rendere meno pesante la loro condizione di emigrati all’estero. Questo confronto, questa analisi continua, questa interazione, questo raf- fronto tra ciò che era e ciò che è, tra ciò che vogliono e ciò che non è più possibile trovare, ci permetterà un giorno di realizzare all’estero un microclima, chiamiamolo così, ideale per tutti».

La sua a volte mi sembra quasi un’analisi sociologica, quasi antropologica.

«I miei maestri all’Università di Liverpool, e poi ancora di più alla Est University di Boston mi hanno insegnato che l’architettura è anche tutto questo messo insieme, e cioè questa voglia di studiare i popoli, di indagare i loro bisogni, di analizzare le varie generazioni che si sono succedute nel tempo, di interagire con loro e costruire per loro le condizioni ottimali per la loro sussistenza, una sorta di progetto umanitario, ma quando parlo dei colori dell’architettura intendo anche questo».

Trent’anni in giro per il mondo, ogni qual volta lei rientra in Calabria che idea si fa della sua terra? Come la ritrova?

«Vuole la verità? La ritrovo abbastanza immobile. È come se il tempo laggiù si fosse fermato per sempre. È come se i nostri paesi fossero avvolti in un foglio di cellofan, immobili, spaesati, isolati, bloccati da ogni condizionamento esterno, fissi nel loro silenzio arcaico e tradizionale».

Lei che ha costruito i più grandi complessi turistici del mondo, come la immagina la sua costa?

«Una potenziale miniera di ricchezza. La Calabria con le sue bellezze naturali non ha pari al mondo. Si potrebbe davvero fare di tutto laggiù. Si potrebbe realizzare in Calabria quello che è stato poi il modello caraibico nel mondo, grandi alberghi, grandi infrastrutture turistiche, grandi aree attrezzate, attrezzate di tutto, per far venire dalle zone fredde del mondo milioni di turisti tutto l’anno. Da ragazzo a Trebisacce e sul mio mare Ionio non ricordo di aver mai usato un cappotto o una sciarpa, se non per ripararmi dal vento di mare d’inverno. Ma il clima che abbiamo noi da quelle parti è come il clima che c’è in Florida e che potrebbe davvero cambiare il volto della mia terra. Sono sempre più convinto che la Calabria abbia oggi tutte le peculiarità ideali per uno sviluppo turistico globale, ma non solo quello».

1In che senso architetto?

“Vede noi italiani quando parliamo di turismo immaginiamo in genere e per lo più il turismo da spiaggia. Ma il mondo è già pieno di turismo da spiaggia. È arrivato il momento di capire e di convincerci che c’è anche un turismo alternativo alla spiaggia del mare. In questo periodo io vado su e giù da Boston ai Caraibi, alle Bahamas, dove ci sono le spiagge più belle del mondo, ma in Calabria abbiamo molto di più, ma davvero molto di più.

La Calabria è un caleidoscopio, in Calabria si potrebbe fare quello che non si può invece fare in gran parte del mondo, mare montagna, laghi, valli e colline, ma quale altra regione ha le bellezze che ha la nostra, con le testimonianze ancora vive della Magna Grecia, fino alla Costa dei Saraceni. Ma ha idea il mondo di cosa parliamo? Pensi solo ai castelli che abbiamo, e che potrebbero diventare mete da visitare e da riscoprire, e che segnano il passaggio di dominazioni e di conquiste le più varie e le più variegate. Ma nessuno forse ci ha mai pensato. Pensi alle fortune immense che per l’America sono stati Parchi Nazionali, ma noi in tema di Parchi naturali non abbiamo da invidiare nulla a nessuno»

E qual è l’Italia che oggi viene vista e giudicata?

«Nel mondo l’Italia per fortuna viene vista così come in realtà è. Il mondo guarda all’Italia come ad una delle terre più belle del mondo. L’Italia è così poliedrica e affascinante che diventa difficile assimilare in un viaggio soltanto la sua magia. Ecco perché oggi molti la considerano la terra del sogno, perché chi ci viene per la prima volta poi vuole ritornarci, perché si rende conto che quello che ha visto o assaporato è soltanto una piccola parte di essa».

Posso chiederle qual è oggi il dato distintivo dell’Italia all’estero?

«Senz’altro la ristorazione. Oggi la cucina italiana è una delle cucine più amate e più imitate nel mondo. In ogni parte del mondo troverai sempre e comunque un ristorante italiano che fa scuola. La nostra dieta mediterranea ha conquistato i 5 continenti e i nostri sapori sono unici al mondo, classificati ed etichettati come tali, riconosciuti e riconoscibili come tali. Non c’è migliore ambasciatore italiano dei nostri ristoratori, e dovunque un italiano decida di aprire un luogo di ristoro là troverai la tradizione italiana moltiplicata per mille. La gente ne parla, e di parola in parola, quel ristoratore e quel ristorante diventano di fatto a tutti gli effetti un’isola italiana in quel posto, anche il più lontano della terra.

E quando parlo di sapori e di tradizioni italiane parlo di sapori regionali, di tradizioni provinciali, di retaggi paesani, perché l’Italia all’estero è fatta di ognuno di noi, che porta a suo modo i ricordi del proprio passato e trasferisce il proprio passato in cucina o suoi luoghi di lavoro e di svago, qualunque sia la situazione presa in esame. È questa la vera bellezza dell’Italia nel mondo».

Che infanzia è stata la sua a Trebisacce?

«Un’infanzia molto felice devo dire. Avevamo poco, ma ci divertivamo con quel poco che avevamo. E ci bastava anche. Ricordo che giocavamo con i tappi delle bottiglie e ci sentivamo i ragazzi più appagati del mondo. O con i sassi, cercando di colpire e di far cadere le figurine dei giocatori Panini che all’epoca erano il nostro desiderio forse più recondito.

Credo che la Panini faccia ancora le figurine con cui noi passavamo in- tere giornate a giocare. Un’infanzia per niente tecnologica come quella che vivono oggi invece i nostri figli. Si stava quindi tutti insieme, fuori, per strada, difesi e guardati a vista dal quartiere dove vivevamo, mai immaginando che il futuro dei nostri figli sarebbe dipeso dagli smartphone o dai tablet.

La strada era la nostra vita. La strada era il nostro essere ragazzi. La strada era anche la certezza del nostro futuro».

E quale era la sua strada a Trebisacce?

«La strada dove noi vivevamo e dove io giocavo si chiamava Via Redipuglia. Poi col passare degli anni ne hanno cambiato il nome».

Architetto, ma la sua mam- ma non le chiede mai “Enzo perché non torni”?

«Non più. Sono passati ormai troppo anni da quando sono andato via, e nella vita si fa l’abitudine anche alla lontananza. Quando a casa apriamo questo discorso da cosa mi dice? Ma Enzo di cosa ti lamenti? Tu che hai l’ufficio sotto le palme e con il mare di fronte?».

Ma è mai venuta la sua mamma a vedere il suo mondo?

«Assolutamente sì, sia mamma Maria che mia sorella Angela. Le ho sempre invitate a casa mia, ma non solo qui in America oggi. Mia mamma oggi ha 82 anni, meravigliosamente ben portati, completamente indipendente, vive con mia sorella ma da sola, a casa sua, davanti al mare, dietro ha il giardino, si coltiva ancora da sola i suoi ortaggi, fa il suo vino e il suo olio, e lei è venuta a trovarmi anche quando stavo in Africa, e poi ancora quando mi sono trasferito in Russia, e poi naturalmente nella mia casa ai Caraibi. Come tutte le mamme dei nostri paesi c’è sempre stata, e ci sarà per sempre. Lei ha sempre seguito la mia vita, e ha sempre saputo tutto della mia crescita professionale. Spero solo che stia sempre bene».

6Oggi che famiglia ha qui a Boston?

«Ho una moglie straniera e quattro figli. Gli ultimi due arrivati sono due gemellini, bellissimi mi creda, un maschio e una femmina, Christof e Chanelle Marie, ma i primi due, Domenico e Alessandro, sono già adulti e lavorano a Boston».

In che lingua parlano alla nonna italiana e alla zia Angela?

«In italiano naturalmente. Rigorosamente in lingua italiana. Tutti gli anni io ho mandato i miei primi due figli grandi in Italia a casa dalla nonna perché conoscessero la mia terra di origine e la mia gente, ma soprattutto perché imparassero l’italiano. E poi li ho mandati a casa dalla nonna perché imparassero quello che io ritengo sia la regalità della lingua italiana, e cioè il dialetto delle mie terre. Oggi loro parlano correntemente almeno tre lingue diverse, più il dialetto calabrese. E per rafforzare la loro conoscenza del dialetto calabrese, in America a casa nostra, io ho parlato tantissime volte con loro proprio in dialetto calabrese, perché restasse sempre viva in tutti loro la bellezza superlativa di questa nostra lingua di origine. Quando stiamo tutti insieme a casa per delle feste o delle ricorrenze importanti, tra di noi passiamo senza colpo ferire dall’inglese all’italiano allo spagnolo e al dialetto, come se fosse la cosa più naturale di questo nostro mondo. Ed è bellissimo».

8Ha mai pensato un giorno di tornare definitivamente in Calabria?

«Non credo sia più possibile farlo. Ci sono varie stagioni della vita, e la mia stagione calabrese si è conclusa il giorno in cui ho deciso di partire. Gli interessi di vita  e di lavoro ormai sono così radicati qui in America che mi diventa davvero difficile, quasi impossibile, pensare di tornare a casa per sempre. Almeno per me. Tornare in Italia significherebbe fermare un processo di crescita che è iniziato tanti anni fa, il giorno in cui scelsi di lasciare Trebisacce e il mio mare».

Architetto qual è oggi il suo progetto ideale futuro?

“Lavorare per aiutare i nostri italiani all’estero a vivere meglio la propria condizione di emigrati all’estero. Lavorare per rafforzare la memoria storica dei giovani, figli di italiani che sono nati all’estero, e che dell’Italia hanno solo poche conoscenze. Fare l’impossibile per farli rientrare almeno una volta all’anno nei paesi di origine dei loro genitori, permettere loro di poter incontrare i vecchi parenti rimasti in Calabria, magari i vecchi nonni, fargli conoscere le loro origini direttamente, portandoli fisicamente sui territori dei loro padri, e convincerli che sono eredi di un Paese bellissimo e unico al mondo. Lavorare per rafforzare la fierezza di essere italiani, e di sentirsi diversi e migliori degli altri. Questo è il mio sogno. Questo sarà il mio progetto futuro. Dopo aver lavorato tanto per me stesso e per la mia famiglia, ora voglio dedicarmi agli altri, che sono arrivati in America o in altre zone del mondo come sono trent’anni fa ci arrivato io, da solo, e senza una lira in tasca. Ma con tanti ricordi nel cuore».

di Pino Nano – da Calabria Live

 




WhatsApp presenta le sue nuove funzioni

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downloadUscire silenziosamente dai gruppi, scegliere chi può vedere quando si è online e anche il blocco degli screenshot per i messaggi visualizzabili una sola volta. Sono le nuove funzioni di WhatsApp, annunciate questa mattina dal founder e CEO di Meta Mark Zuckerberg.

“Sono in arrivo nuove funzionalità per la privacy su WhatsApp: uscire dalle chat di gruppo senza avvisare tutti i partecipanti, decidere chi può vedere quando si è online e impedire gli screenshot dei messaggi visualizzabili una sola volta. Continueremo a creare nuovi modi per proteggere i vostri messaggi e mantenerli privati e sicuri come nelle conversazioni di persona” ha scritto Zuckerberg in un post su Facebook.

Uscire silenziosamente dai gruppi “Ci piacciono le chat di gruppo – entra nel dettaglio la società di Menlo Park – ma in alcuni casi non vorremmo farne parte per sempre. Adesso sarà possibile uscire da un gruppo in forma privata, senza che questo sia reso noto a tutti. Invece di notificare all’intero gruppo l’uscita di una persona, limiteremo la notifica ai soli amministratori. Questa funzionalità è disponibile a partire da oggi”.

Scegliere chi può vedere quando si è online  Vedere quando gli amici o i familiari sono online “ci aiuta a rimanere in contatto, ma tutti abbiamo avuto momenti in cui volevamo controllare WhatsApp senza far sapere di essere connessi. Per le volte in cui si desidera mantenere privata la propria presenza online, stiamo introducendo la possibilità di selezionare chi può o non può vedere quando si è online. Questa funzione sarà disponibile per tutti gli utenti a partire da questo mese”.

Blocco degli screenshot per i messaggi visualizzabili una sola volta. I messaggi visualizzabili una sola volta sono già un modo “estremamente popolare per condividere foto o contenuti multimediali che non devono essere conservati. Stiamo abilitando il blocco degli screenshot per i messaggi visualizzabili una sola volta in modo da garantire un ulteriore livello di protezione. Questa funzionalità è in fase di test e ci auguriamo di poterla rendere presto disponibile.

“Crediamo – fa sapere la compagnia – che la messaggistica e le chiamate debbano essere sempre private e sicure come lo sono le conversazioni che avvengono di persona, senza nessuno nei dintorni. WhatsApp protegge le chiamate e i messaggi privati degli utenti di default con una crittografia end-to-end, in modo che nessuno, a parte il destinatario, possa sentirli o vederli. Ma questa è solo una parte importante di come proteggiamo la vostra privacy. Nel corso degli anni abbiamo aggiunto nuovi livelli di protezione della privacy per offrirti modi diversi per proteggere i vostri messaggi, come ad esempio i messaggi che si autodistruggono, i backup crittografati end-to-end quando volete salvare la cronologia delle chat, la verifica in due passaggi per una maggiore sicurezza e la possibilità di bloccare e segnalare le chat indesiderate”.

agi.it




Vacanza mia cara… Ma quanto mi costi!

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downloadNon sarà l’estate dei record come facevano sperare i buoni dati di maggio e giugno, ma ad agosto il turismo in Italia potrà esibire molti cartelli di ‘tutto esauritò. Alla fine, insomma, il bilancio dovrebbe avvicinarsi a quello dell’ultimo anno pre-Covid, il 2019, malgrado la frenata di luglio causata dalla ripresa della pandemia e a dispetto di rincari medi di almeno il 10-15%.

Dalle gettonatissime località balneari alla montagna, dalle città d’arte ai borghi, il ritorno degli stranieri (soprattutto americani) e la voglia di vacanza degli italiani dopo due anni di pandemia stanno riempendo le strutture ricettive.

In particolare le due settimane a cavallo di Ferragosto si profilano da ‘sold out’, AGI ha provato a tracciare un primo quadro della stagione turistica prendendo in esame alcune delle aree più turistiche, dal mare turchese della Sardegna alla Riviera romagnola, dalle coste campane alle Dolomiti.

Friuli Venezia Giulia

Autentico “boom” turistico per il Friuli Venezia Giulia, nella top ten delle mete più gettonate in Italia dall’inizio dell’estate, con le due settimane a cavallo di Ferragosto con il “sold out” ampiamente garantito tra mare, montagna e gite sui laghi.

“Siamo di fronte a un bilancio ‘superpositivo’ per quanto riguarda il nostro turismo. E le prospettive sono ottime anche per la stagione invernale”, assicura l’assessore regionale al Turismo, Sergio Emidio Bini.

“In queste ore – spiega Bini all’AGI – stanno arrivando nuovi dati sulle percentuali di affluenza nelle due principali stazioni balneari (Lignano e Grado) che parlano di una fortissima affluenza con tendenza al tutto esaurito per queste settimane di agosto. Stessa cosa anche per quanto riguarda la montagna con alto numero presenze anche su tutti i servizi connessi. Siamo perciò – aggiunge Bini – a livelli record con cifre decisamente superiori sul 2019, periodo anti Covid. Percentuali? Posso solo rivelare che solo in montagna siamo sopra i budget previsionali rispetto al 2019″.

Ma un occhio particolare lo merita la spiaggia di Lignano Sabbiadoro che sta conoscendo, secondo gli ultimi dati, un trend a dir poco positivo. Basti pensare che tra maggio e giugno ha fatto registrare +21,9% di turisti italiani e +6,8% per quelli stranieri (totale +11,7% rispetto al 2019).

Trentino alto Adige

Le alte vette del Trentino Alto Adige si confermano un’attrazione naturale che richiama sempre più turisti italiani e che ha nelle Dolomiti la sua roccaforte. Nell’estate 2022 segnata dalle incertezze, tra guerra in Ucraina e colpi di coda della pandemia, il turista italiano non si è fermato a differenza di quello tedesco.

Sono però ritornati i vacanzieri anglosassoni, americani compresi. Frequentate tutte le vallate, dalla Val Gardena alle vicine Val Badia e Val di Fassa, dalla Val Pusteria alla Val d’Isarco, dalla Val di Non e Sole fino al lago di Garda.

Le escursioni sui sentieri di alta montagna, le passeggiate tra i boschi e le attività sportive in ambiente alpino, dalla biciletta tradizionale alla più futuristica e-bike, sono un richiamo fortissimo. Sulle strade di montagna e quelle di fondovalle il traffico è sostenuto.

Parlando con albergatori e ristoratori le aree di maggior provenienza sono Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte e quasi tutte le regioni del Meridione. Dati già significati sono quelli resi noti dall’autostrada A22 del Brennero.

Nel primo semestre del 2022 l’aumento del traffico pesante sull’importante arteria che collega l’Italia con il centro e nord Europa c’è stato un incremento, rispetto allo stesso periodo del 2019, di quasi il 4%.

Ci sono prenotazioni nelle strutture di alto livello, nei campeggi e negli appartamenti. Quest’ultima è sempre una formula di vacanza molto richiesta per le famiglie.

Per il momento il ‘tutto esaurito’ non è generalizzato ma il bilancio parziale da parte degli addetti ai lavori è sicuramente più che buono. Viene definita già “molto positiva” l’affluenza di turisti sulle rive del lago di Garda.

Lombardia

Tutto esaurito per i laghi lombardi nelle due settimane centrali di agosto. In lieve calo, ma comunque su buoni livelli, la montagna. Questo il quadro tracciato dalla Confcommercio Lombardia all’AGI sulle presenze turistiche in regione.

Secondo i dati forniti dall’associazione, infatti, sul lago di Garda e di Iseo c’è già il ‘sold out’. Bene anche il lago di Como dove si registra un 90% di occupazione e in alcune zone c’è il tutto esaurito.

Le strutture della Valtellina invece registrano un’occupazione al 70%, -5% rispetto al 2021 ma +10/15% sul 2020. Il coordinatore del settore alberghiero di Confcommercio Lombardia, Fabio Primerano, raggiunto telefonicamente dall’AGI, spiega: “La situazione lombarda è sicuramente positiva. Vanno molto bene le zone vicine ai laghi, dove siamo quasi al completo con turisti sia italiani che stranieri. Sul lago di Como c’è un ritorno a flotte dei turisti americani, anche grazie al cambio favorevole euro-dollaro”.

Invece “la Valtellina e la montagna vanno bene ma non benissimo. Bene anche le città, in particolare Milano, con un grande interesse per i musei”. La buona stagione di Milano viene confermata dal presidente della Federalberghi cittadina, Maurizio Naro: “Milano non è una città da Ferragosto, attualmente siamo a circa 30% occupazione nelle strutture alberghiere. Il consultivo 2019 era stato del 60%, ma rispetto all’anno scorso siamo a quasi il doppio (eravamo sotto il 20%)”.

Piemonte

“Ferragosto? Non c’è un posto libero”: Francesco Gaiardelli, presidente del Distretto turistico dei Laghi e della Vallate dell’Ossola, non nasconde la soddisfazione che, dopo due anni di lacrime e sangue, è oggi prevalente tra gli operatori di questa area dell’Alto Piemonte.

“Possiamo dire – spiega all’AGI- che questa stagione ci ha riportati a risultati pre-Covid. Anzi, si sta andando meglio: alberghi, campeggi, agriturismi, e anche le seconde case fanno registrare una presenza massiccia. E, dopo che nella scorsa estate abbiamo visto soprattutto un turismo di prossimità, oggi sono tornati in massa anche gli stranieri, soprattutto tedeschi ed olandesi”.

Il Distretto, che copre un’ampia area territoriale tra Lago Maggiore, Lago d’Orta, Lago di Mergozzo e Valli dell’Ossola, è oggi tra i più importanti attrattori di turismo della Regione Piemonte. Un turismo, quello che sceglie questo territorio, che è cambiato nel tempo.

“Oggi – dice Gaiardelli – la nostra parola chiave è outdoor. Le nostre montagne, e anche l’area dei laghi, offrono una serie di opportunità ai turisti che vogliono vivere esperienze all’aria aperta. Un successo particolare lo stiamo registrando per tutto quello che ha a che fare con le due ruote”.

“Le opportunità non mancano davvero con percorsi, che spaziano dalla Val Vigezzo alla Piana del Toce, dal Lusentino o da Domobianca alla Val Grande fino a Macugnaga. Itinerari facili con tragitti pianeggianti oppure più complicati, per bikers allenati a oltre 2.000 metri o, in alternativa, costeggiando le rive dei laghi”.

Liguria

Genova è la grande sorpresa di questa estate 2022 da record per la Liguria: lo dichiara all’AGI Aldo Werdin, presidente regionale di Federalberghi, tracciando un mini bilancio di questa prima parte di stagione.

“Il turismo in termini di presenze sta andando molto bene – spiega – Sono aumentate ovviamente rispetto ai due anni passati, contraddistinti dalla pandemia, e Genova è in costante crescita, con ottimi numeri: è una sorpresa”.

Werdin ricorda infatti che “luglio e agosto per il capoluogo ligure fino a pochi anni fa erano considerati bassa stagione, ora no. Complice anche la buona campagna di comunicazione nazionale e internazionale che è stata fatta, la città sta raccogliendo ottimi consensi”.

E se Genova conquista sul piano culturale, non sono da meno altre località liguri che catturano per il mare, il paesaggio o la buona cucina: “Ferragosto sta andando molto bene, ancora non tutto esaurito per via di qualche rinuncia dell’ultimo momento a causa del covid – osserva Werdin – Ma c’è anche tanta domanda e le cancellazioni vengono facilmente sostituite”.

“Il Levante sta andando molto bene, con le Cinque Terre a fare da traino, specie per le vacanze mordi e fuggi. Per presenze più stanziali, ci si sposta verso Levanto, Sestri Levante, il Tigullio in generale”.

Ad apprezzare la destinazione, tantissimi stranieri, in primis “gli americani, che sono tornati alla grande. Tra i nuovi turisti, tanti nordeuropei, provenienti da Finlandia, Norvegia, Svezia.

Emilia Romagna

Archiviato il problema degli improvvisi divieti di balneazione, la riviera romagnola si prepara al Ferragosto. “Molte chiamate ma nessuna disdetta“, dice all’AGI Giosuè Salomone, albergatore riminese e presidente dell’associazione Riviera Sicura.

“Abbiamo rassicurato i vacanzieri che il problema era solo momentaneo e che sarebbe stato risolto nel brevissimo. Così come è stato”. Ora la questione sarà capire come andrà questa stagione turistica, le cui aspettative erano molto alte.

Una stagione che “va”, commenta Salomone, “seppur meno bene” di quanto ipotizzato all’inizio. “Molti colleghi – spiega – lamentano che la stagione si è ulteriormente accorciata con un luglio appena accettabile e un agosto buono ma con una richiesta inferiore al 2021, malgrado fosse una stagione di pandemia”.

Guardando sui portali di prenotazione e cercando una sistemazione a Rimini per una famiglia con due genitori e due figli, c’è al momento ampia disponibilità con prezzi per strutture medie che si aggirano tra i 230 e i 360 euro al giorno.

Toscana

Sarà un agosto (e un Ferragosto) da quasi tutto esaurito per la Toscana delle vacanze. Dalle località di mare – di gran lunga le più gettonate – a quelle di montagna, passando per le città d’arte, la regione di Dante e del Rinascimento, del cacciucco e del Chianti, fa segnare un boom di presenze nel mese turisticamente più importante dell’anno.

Ma l’estate 2022, in questa regione, fa il ‘quasì pienone già da tempo. I primi segnali di forte ripresa si sono avuti già a giugno e le prenotazioni arrivate fino ai primi giorni di settembre sembrano confermare una tendenza positiva.

Dai dati resi noti in questi giorni da Coldiretti – che ha effettuato uno studio sulla disponibilità di letti in Toscana nelle principali piattaforme presenti sul web – si riscontrano disponibilità sempre più limitate per chi ancora non ha prenotato.

La parte del leone la fa la Maremma, con una saturazione dell’offerta che ha raggiunto il 96%, seguita a ruota da Versilia e Isola d’Elba (con il 94%). Se il mare è in assoluto la mèta prediletta da chi va in vacanza ad agosto, se la cavano bene anche la montagna (in primis il comprensorio dell’Abetone, in provincia di Pistoia) e gli agriturismi dell’entroterra che superano la soglia del 90% di saturazione della disponibilità.

E su percentuali analoghe si muovono anche le città d’arte: sia le grandi destinazioni (Firenze su tutti), ma anche i centri di medio-piccole dimensioni (da Siena a Pisa, fino a Pistoia). Ad arrancare, semmai, è il turismo termale che ancora non riesce ad agganciare la locomotiva della ripresa.

Tuscia

Con l’avvicinarsi dei giorni ferragostani anche la stagione turistica della Tuscia viterbese è pronta a entrare nel vivo. “Le zone del litorale e dei laghi stanno andando molto bene – spiega il presidente di Federalberghi Viterbo, Pierluca Balletti – le città d’arte, invece, non sono ancora al livello degli ultimi anni”.

Le temperature estive da record hanno fatto sì che le persone si riversassero dalle parti di Tarquinia e Montalto di Castro. “Il mese di luglio abbiamo fatto il pienone, e anche dall’8 al 21 agosto registriamo ottimi numeri”, dice all’AGI una dipendente di una struttura alberghiera tarquiniese.

Viterbesi, ma anche romani e umbri (specialmente ternani) affollano le spiagge del litorale nord del Lazio. La Tuscia è una terra frequentata anche da molti stranieri: numerosi tedeschi, ma anche statunitensi e nordeuropei, ad esempio norvegesi.

Tra le città d’arte più gettonate nel Lazio (e non solo) spicca Civita di Bagnoregio. E il turismo, anche viaggiando verso sud sulla cartina geografica, non smette di rappresentare un’importante risorsa.

Lo è, ad esempio, a Civitavecchia, il porto di Roma a due passi dal Viterbese: “Sicuramente anche il flusso crocieristico è tornato a ripartire”, ragiona con ottimismo un esercente. E con il Civitavecchia Summer Festival, che porterà in città artisti molto conosciuti come Francesco Renga (free entry) o Enrico Brignano, ad agosto ci si aspetta il pieno.

Campania

Luglio si è chiuso per la Campania con una percentuale di occupazione delle strutture superiore all’80%, per agosto il trend è in crescita e si va verso il sold out, almeno nelle località maggiormente attrattive per i flussi nazionali e internazionali.

È l’estate della ripresa e del rilancio. Per il capoluogo di regione, Federalberghi Napoli segnala un’occupazione media delle camere a luglio dell’80%. Livelli simili a quelli del 2019, l’ultima estate senza il Covid e con le Universiadi.

Numeri replicati anche in Costiera amalfitana, nella Penisola sorrentina e nelle isole, con il boom di Procida, spinta dal riconoscimento di Capitale italiana della cultura 2022.

Nei giorni a cavallo di Ferragosto e per la seconda parte del mese si prevede il definitivo consolidamento di questa tendenza. A scegliere questi luoghi, in prevalenza sono i campani e gli italiani, che anche quest’anno si stanno orientando sulla vacanza di prossimità; ma la novità è il ritorno in massa dei turisti stranieri, americani, tedeschi e giapponesi su tutti, che non fanno sentire la mancanza dei russi.

Federalberghi fa notare all’AGI che i visitatori arrivati dagli Usa rappresentano quasi il 50% dei turisti presenti in città, in controtendenza rispetto al recente passato. Anche il traffico aereo è in netta ripresa: dall’aeroporto di Capodichino sono passati 1,2 milioni di passeggeri a luglio, con un aumento del 7% rispetto al 2019.

Molto bene anche i Campi flegrei, trainati dal flusso di visitatori diretto a Procida, così come nel Cilento. Bene anche le aree interne. Mentre in località internazionali come Capri, Sorrendo o Amalfi è quasi impossibile trovare posto anche a settembre.

Sardegna

“Quest’anno sarà da record per quanto riguarda gli arrivi in Sardegna. I dati sono oltre le nostre previsioni e le aspettative sono ottime anche per il mese di agosto”.

Parole dell’assessore regionale al Turismo, Gianni Chessa, con pronostici di questa settimana finora confermati dai dati di giugno e soprattutto di luglio. Il mese scorso oltre 1,3 milioni di passeggeri sono sbarcati nei porti e negli aeroporti dell’isola, in crescita rispetto al 2021 e in aumento anche rispetto al 2019, con un dato superiore del 6,5% rispetto al periodo pre-pandemia.

Non è ancora un agosto da tutto esaurito. “I numeri di giugno, luglio e agosto”, conferma all’AGI Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna Confcommercio e vice presidente nazionale, “sono assolutamente in linea con quelli che si registravano di solito in un anno normale, come il 2019”.

“A luglio, ma anche ora ad agosto, abbiamo più turisti italiani nelle strutture alberghiere. Come presenze negli hotel per questo mese auspichiamo che si possa arrivare a una media tra l’80% e il 90%”, aggiunge.

“Una settimana di vacanza in una località balneare della Sardegna per due persone, a ridosso di Ferragosto, con una camera matrimoniale standard in una struttura alberghiera di 4 stelle, con trattamento di mezza pensione, costa in media non meno di 2.500 euro”.

agi.it




Pechino ammette: “Stiamo verificando la capacità di attacchi” a Taiwan

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135917056 d6f5c2c1 d1b3 43ee 87a1 c42465bf09b5L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha pubblicato la fotografia di un soldato dell’Esercito popolare di liberazione che segue una fregata taiwanese, a poche centinaia di metri, con un binocolo: sullo sfondo dell’immagine ci sono le montagne della contea di Hualien, sulla costa orientale di Taiwan.

Secondo l’esercito cinese, la foto è stata scattata da una delle sue navi militari nelle immediate vicinanze della costa di Taiwan: questo scatto potrebbe essere il più vicino alla costa taiwanese mai preso dalle truppe cinesi. La foto è diventata rapidamente virale sui social media cinesi.

L’esercito cinese ha anche diffuso il video di uno dei suoi piloti di caccia che mostra la costa e le montagne di Taiwan dalla sua cabina di pilotaggio in pieno volo.

Le forze armate di Taiwan hanno dichiarato di aver osservato “molteplici” aerei e navi cinesi che operavano nello Stretto di Taiwan sabato, ritenendo che stessero simulando un attacco all’isola principale della democrazia autogovernata.

Le forze di Taipei hanno “individuato più gruppi di aerei e navi comuniste che svolgevano attività intorno allo Stretto di Taiwan, alcuni dei quali hanno attraversato la linea mediana. Si è ritenuto che stessero conducendo una simulazione di attacco all’isola principale di Taiwan”, ha dichiarato il ministero della Difesa in un comunicato.

La versione del Comando orientale dell’Esercito popolare di liberazione cinese dice che il terzo giorno di esercitazioni militari cinesi nello Stretto di Taiwan si è focalizzato sulla “verifica della capacità di attacchi terrestri e marittimi” all’isola.

Nella breve nota quotidiana di aggiornamento sulle imponenti manovre avviate da Pechino in risposta alla visita a Taiwan della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, il Comando orientale ha aggiunto anche di avere proseguito le esercitazioni in mare e negli spazi aerei a Nord, Sud-Ovest e a Est dell’isola.




In America Latina manca un’educazione sessuale adeguata

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Due ragazze quattordicenni studenti del collegio di Gesù e Maria, una scuola femminile cattolica di Buenos Aires, descrivono le lezioni sul sesso a cui hanno assistito. L’anno scorso hanno imparato a conoscere la fertilità e gli organi sessuali. “È stato davvero imbarazzante!”, dice una di loro. Questo semestre a scuola hanno parlato del processo del parto, ma le studenti non sanno con certezza cos’altro gli sarà insegnato. Gli insegnanti si sono rifiutati di rispondere ad alcune delle domande che le compagne di classe hanno posto in forma anonima. “Hanno detto che non era appropriato parlarne a scuola e che potevamo chiedere queste cose ai nostri familiari”, dice l’altra.

L’educazione sessuale è frammentaria in tutta l’America Latina, un continente
prevalentemente cattolico. Sebbene sulla carta tutti i governi della regione debbano fornire i rudimenti dell’educazione sessuale, molte scuole non lo fanno.

Da un’indagine condotta nel 2020 in Brasile è emerso che solo un quarto degli insegnanti aveva seguito una formazione finalizzata all’educazione sessuale in classe. “Ci formiamo seguendo i nostri interessi”, dice Vicky Fernández Blanco, un’insegnante di scuola materna in Argentina, che spiega ai suoi alunni come chiedere il consenso prima di abbracciare un amico, e cose di questo genere.

Un problema generazionale
Alcuni paesi si comportano meglio di altri in questo campo. In Messico, dove la costituzione sancisce l’educazione laica, alcuni libri di testo della scuola pubblica mostrano, con semplici illustrazioni, che i ragazzi possono abbassarsi i pantaloni per conoscere i loro organi sessuali, mentre le ragazze possono usare uno specchio. In Argentina, nel 2011, il ministero dell’istruzione ha creato un libro di testo per aiutare i genitori a parlare ai figli di pubertà, masturbazione,
contraccezione e per spiegare che gli abusi sessuali nei confronti di minori sono un reato.

Ma in gran parte della regione l’educazione sessuale è indistinguibile da una lezione di biologia. Sebbene l’astinenza sia raramente promossa attivamente, le informazioni sui contraccettivi possono essere obsolete o limitate ai preservativi. “Ci hanno parlato di coito interrotto, il che non mi sembra un buon suggerimento”, dice Ariadna, una quindicenne di una scuola pubblica argentina. Gli insegnanti spesso non parlano di aborto, e questo perché, in alcuni paesi latinoamericani, l’interruzione di gravidanza è illegale. Inoltre i discorsi sul sesso riguardano quasi sempre la sfera eterosessuale. “Sarebbe stato bello sentire qualcosa sulla comunità lgbt+”, dice il diciottenne brasiliano Igor Farah.

Molti genitori, cresciuti nello stesso sistema, non sono in grado di colmare le lacune. A volte non hanno le conoscenze necessarie, dice Guadalupe, una
donna di 24 anni che lavora con associazioni di beneficenza e dà lezioni di educazione sessuale ai giovani nello stato messicano di Oaxaca. Nella sua città gli adulti hanno a lungo insegnato a figli e figlie che si può rimanere incinta stando seduta sulla tazza del gabinetto. Altri genitori sono semplicemente troppo pudichi e per questo è comune l’uso di eufemismi come “palomita” (colombina) per indicare la vagina.

Circa il 18 per cento delle nascite in America Latina è frutto di madri di meno di vent’anni

Molti bambini si rivolgono a internet. Ma questo complica le cose, secondo Yuri Pitti, che lavora presso l’Aplafa, un’organizzazione per la salute sessuale a Panama. “Prima la lotta era per l’accesso alle informazioni, oggi è sull’accesso alle informazioni corrette”, dice. I ragazzi giovani tendono ad avere aspettative irrealistiche sul sesso, soprattutto perché guardano film pornografici.

Forse a causa di un’educazione sessuale scadente, le gravidanze adolescenziali sono comuni in America Latina e nei Caraibi, anche se il tasso è diminuito. Circa il 18 per cento delle nascite nella regione è frutto di madri di meno di vent’anni. Solo l’Africa subsahariana ha numeri peggiori. Inoltre il covid-19 potrebbe aver interrotto i miglioramenti che erano in atto in questo campo. Nel 2020 a Panama il numero di ragazze incinte tra i dieci e i 19 anni è aumentato dell’8 per cento rispetto al 2019, probabilmente a causa del confinamento e della chiusura delle scuole. Anche le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento in alcuni paesi della regione.

Aria di cambiamento
Alcuni politici stanno cercando di cambiare le cose. Gabriel Boric, il nuovo presidente cileno di 36 anni, vuole “introdurre un’istruzione non sessista”. Vale a dire rendere obbligatorio, per bambini e bambine, l’insegnamento non solo
dell’educazione sessuale, ma anche della diversità sessuale e degli stereotipi di genere. Vuole che le scuole distribuiscano preservativi e che l’educazione sessuale includa argomenti come l’aborto, che presto potrebbe diventare legale in Cile.

Ad aprile il governo di Panama ha introdotto una legge sull’educazione sessuale che prevede che i bambini imparino come evitare gravidanze e malattie sessualmente trasmissibili, e come farsi aiutare in caso di abusi. Anche il partito Morena, al governo in Messico, sta progettando di includere l’educazione
sessuale nella sua legislazione sui diritti dei bambini. Questo vorrebbe dire che, sulla carta, gli insegnanti dovranno parlare di contraccettivi e argomenti simili. L’anno scorso la dittatura cubana ha annunciato che avrebbe aggiornato il suo “codice di famiglia” degli anni settanta. Se questa decisione sarà approvata da un referendum, le lezioni sulla sessualità saranno incluse nel programma scolastico.

In alcuni stati l’educazione sessuale è rimasta impantanata nelle guerre culturali. In Perù potrebbe essere approvata una normativa che consente ai genitori, se lo volessero, di impedire lo svolgimento delle lezioni di educazione sessuale. Per di più, se gli insegnanti non terranno conto delle preoccupazioni dei genitori, rischieranno di essere licenziati. “Con mis hijos, no te metas” (lascia stare i miei figli) è un’associazione di genitori nata in Perù nel 2016. Il gruppo si è diffuso in tutta la regione e ha già ottenuto il licenziamento di due ministri dell’istruzione nel paese. Inoltre Esdras Medina, il deputato che ha proposto la legge, è lo stesso che in passato ha dato la colpa delle inondazioni causate da El Niño all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole.

Nel 2006 anche il governo municipale di Santiago, la capitale del Cile, ha cercato di introdurre un libro di testo per adolescenti intitolato “Cento domande sulla sessualità adolescenziale”, che includeva capitoli su cos’è il clitoride, quanto è lungo in media il pene, le mestruazioni, le persone lgbt+ e come coltivare relazioni sane all’insegna di “rispetto reciproco, comunicazione e fiducia”. I conservatori si sono opposti, definendo il libro un manuale sessuale. Poco dopo un politico di centrodestra ha vinto le elezioni comunali e lo ha ritirato dalla circolazione. Il nuovo sindaco ha affermato, a torto, che il libro promuovesse il sesso anale come metodo per evitare gravidanze. Dato il clima conservatore, anche i piani di Boric potrebbero subire un contraccolpo simile.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale britannico The Economist.




Adesso tra Cina e Usa è ‘guerra fredda’

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114826740 d1dbca09 ed57 480d 9689 6cb8fa01618aLa Cina ha annunciato sanzioni contro la speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, per la visita a Taiwan e ha sospeso la cooperazione con gli Stati Uniti su otto dossier, tra cui gli incontri nel campo della Difesa e la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici.

La risposta di Pechino giunge nel secondo giorno di esercitazioni militari attorno all’isola, durante la quali l’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha continuato a testare la “capacità di combattimento” delle forze impiegate nelle aree in cui si svolgono le imponenti operazioni militari. Da Taipei, il ministero della Difesa di Taiwan ha segnalato un record di 68 aerei da combattimento e 13 navi da guerra cinesi che hanno solcato la linea mediana nello Stretto di Taiwan, condannando nuovamente le operazioni militari di Pechino.

Taiwan è pronta a rispondere alle minacce militari cinesi “a seconda delle necessità”, ha detto la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che ha definito “irresponsabili” le manovre dell’esercito cinese.

Taipei promette che difenderà la libertà e la democrazia dell’isola, elogiate da Pelosi durante la visita-lampo sull’isola. Anche oggi, da Tokyo, ultima tappa del tour asiatico della speaker democratica, Pelosi ha rinnovato il sostegno all’isola: “La Cina non isolerà Taiwan impedendoci di recarci lì”, ha detto.

La visita di Pelosi è stata “pacifica”, le ha fatto eco da Phnom Penh il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, a margine dei lavori dei ministri degli Esteri dell’East Asia Summit, e “non ci sono giustificazioni” per la reazione militare di Pechino, che è stata “estrema, sproporzionata e tendente all’escalation”.

La Casa Bianca ha convocato l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Qin Gang, per protestare contro le “irresponsabili” azioni militari della Cina nello Stretto, le più imponenti mai messe in atto, che Pechino difende, invece, come “legittime”.

Le critiche piovute dall’Occidente e dagli Stati Uniti non sembrano scalfire il governo cinese, per cui la questione dell’isola non riguarda la democrazia, ma la sovranità nazionale.

Questa è stata la secca replica del ministero degli Esteri, prima di annunciare le sanzioni alla speaker democratica e ai suoi familiari.

Pelosi è accusata di “insistenza” nel condurre la visita-lampo a Taiwan, e di non avere tenuto conto della “forte opposizione” e delle proteste della Cina. Pechino ha reagito sospendendo la cooperazione con gli Stati Uniti su otto dossier, tre dei quali relativi ai rapporti con gli Stati Uniti nella Difesa, e completamente annullati.

Gli altri cinque settori della cooperazione colpiti dalla sospensione sono quelli del rimpatrio degli immigrati clandestini, dell’assistenza giudiziaria, della lotta ai crimini transnazionali, alla droga, e, soprattutto, dei colloqui sul contrasto al cambiamento climatico.

Oltreché con gli Stati Uniti, la questione di Taiwan sta rendendo sempre più tesi anche i rapporti con i Paesi del G7, dopo la convocazione di ambasciatori e incaricati d’affari delle sette grandi economie, tra cui l’Italia.

La situazione appare particolarmente tesa con il Giappone: ieri, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva cancellato un incontro con il suo omologo, Yoshimasa Hayashi, a margine degli incontri a Phnom Penh dell’Asean, l’associazione che riunisce le economie del sud-est asiatico, e oggi il titolare degli Esteri di Pechino ha lasciato la sala degli incontri dell’East Asia Summit, assieme al capo della diplomazia di Mosca, Sergei Lavrov, quando Hayashi ha preso la parola.

Il Giappone aveva protestato per i missili balistici lanciati dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese durante le manovre nello Stretto, ben undici, cinque dei quali finiti in acque della Zona Economica Esclusiva di Tokyo, e il primo ministro, Fumio Kishida, ha chiesto oggi alla Cina la “cancellazione immediata” delle esercitazioni.

Nelle stesse ore, il ministero degli Esteri cinese ha convocato l’ambasciatore giapponese a Pechino, Hideo Tarumi, per protestare contro la posizione di Tokyo rispetto al comunicato del G7 e dell’Unione Europea, critico verso l’atteggiamento aggressivo di Pechino nello Stretto di Taiwan.

agi.it