Milano. Lascia sola in casa la neonata per andare dal fidanzato. La piccola muore 6 giorni dopo

144910383 0653cee6 58b7 4d3a a77b 0f4372e2b37b

144910383 0653cee6 58b7 4d3a a77b 0f4372e2b37bUna bimba di un anno e mezzo è morta dopo essere stata abbandonata in casa per sei giorni dalla madre. La donna, 37 anni, è stata fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il corpo della piccola è stato scoperto all’alba di mercoledì in un appartamento in via Parea, periferia est di Milano. La madre era andata via di casa lasciando da sola la figlia nel lettino per raggiungere il compagno in provincia di Bergamo giovedì scorso.

Accanto al letto della piccola c’erano un biberon col latte e una boccetta mezza vuota di En, un potente farmaco ansiolitico. Stando alle prime indagini della Squadra mobile e del pm di turno Francesco De Tommasi, la donna, nei sei giorni in cui ha lasciato la figlia, nata da un precedente relazione, sarebbe anche passata da Milano per accompagnare il compagno che doveva svolgere delle commissioni di lavoro.

E in questa breve tappa non sarebbe passata a verificare le condizioni della piccola. Nel sopralluogo in casa gli investigatori della Polizia hanno trovato di fianco al lettino un biberon di latte e l’ansiolitico. Per chiarire le cause del decesso il magistrato ha disposto l’autopsia.

“Ero consapevole che potesse morire” avrebbe detto la donna, interrogata a lungo la notte scorsa. È apparsa lucida, da quanto appreso, e non ha dato segnali evidenti di problemi di natura psicologica.

agi.it




New York: i tesori archeologici trafugati rientrano in Italia al Museo delle “arti salvate”

21voceny

cattura“Centoquarantadue reperti archeologici di grande rilevanza storica e artistica, oggetto di traffici illegali e recuperati dalle autorità giudiziarie di New York grazie alla collaborazione con il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, torneranno in Italia nel primo e unico al mondo Museo dell’“Arte salvata”, aperto il 15 giugno scorso a Roma”. Ne scrive Rosa Coppola su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Così come spiegato stamani (ieri – ndr) da Roberto Riccardi, Generale di Brigata del Comando Tutela Patrimonio Culturale, presente alla cerimonia di restituzione tenutasi presso il District Attorney’s Office di New York, l’idea di aprire un Museo delle “Arti salvate” al pubblico “consentirà di ospitare tutti i reperti in attesa di successiva e precisa destinazione”.
“Il ministro Franceschini ha sposato subito l’idea, supportandola immediatamente”, ha aggiunto. “Per quanto riguarda invece l’attività svolta, ritengo sia ancora una volta un concreto segno della collaborazione delle Autorità statunitensi per il recupero dei beni culturali trafugati. Il mio ringraziamento al Procuratore, al Colonnello Matthew Bogdanos e ai suoi collaboratori”, ha concluso.
“Si tratta della seconda significativa restituzione all’Italia di opere in pochi mesi”, ha ricordato invece il Console Generale a New York Fabrizio Di Michele, “dopo quella di 200 reperti dello scorso dicembre, in occasione della quale avevamo esposto varie opere d’arte presso il Consolato Generale e l’Istituto di Cultura. La restituzione delle opere conferma l’eccellente livello di cooperazione tra le competenti autorità dei due Paesi, che permette di riportare in Italia tesori di valore inestimabile”.
I beni restituiti, che coprono un ampio arco temporale che va dal 2500 A.C. al VI secolo D.C., verranno formalmente consegnati al Console Generale alla presenza del Procuratore Distrettuale della New York County Alvin Bragg e del Generale di Brigata Roberto Riccardi del Comando Tutela Patrimonio Culturale”. (aise) 




Berluscon e Salvini: “Al voto, al voto!”

download

downloadGiorgia Meloni e Matteo Salvini si sentono dopo i mesi di gelo seguiti alla strappo sul Mattarella bis.

Mario Draghi ha concluso le sue comunicazioni al Senato da circa un paio di ore. Il discorso del presidente del Consiglio e la successiva telefonata a Meloni segnano un punto di non ritorno per Lega e Forza Italia

Il segretario leghista è a Villa Grande quando sente la leader di Fratelli d’Italia, sta partecipando al vertice con Silvio Berlusconi e i centristi Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa (mentre Giovanni Toti di Italia al centro è uscito ufficialmente da ieri dal cosiddetto centrodestra di governo).

L’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio della sera precedente è andato male: Draghi ha detto a Salvini che Luciana Lamorgese e Roberto Speranza sono “intoccabili”, rifiutando le sue richieste di un cambio radicale nella compagine di governo.

Ed è così che Lega e FI preparano, già dalla mattina, una risoluzione congiunta in cui si chiede la formazione di un governo nuovo, segnato da una forte discontinuità nell’agenda.

L’intervento di Draghi peggiora la situazione, durissimo nei confronti del partito di via Bellerio, e inaccettabile sul piano fiscale anche per FI.

“Mi sembra che il presidente Draghi sia stato netto e chiaro, ha chiarito che l’unica condizione per andare avanti è che quel modello di Parlamento con una maggioranza molto ampia possa continuare a fare le cose, resta da capire se un Parlamento così balcanizzato possa farlo”, dice Lupi, pessimista, lasciando il Senato per raggiungere la residenza di Berlusconi.

A Villa Grande, si infittiscono le telefonate di Salvini con Meloni, e il pressing dell’alleata per il voto anticipato. Al vertice è presente anche Giancarlo Giorgetti ma l’orientamento del centrodestra di governo per il voto è ormai netto.

La riunione è ancora in corso quando in Transatlantico un leghista di alto peso afferma: “Matteo e Berlusconi vogliono andare a votare”.

Poco dopo tocca al capogruppo a Palazzo Madama ufficializzare la richiesta contenuta nella risoluzione, che era già pronta dalla mattina. “La stimiamo, presidente, dia vita a un governo nuovo segnato da discontinuita’ e noi ci siamo”, scandisce Massimiliano Romeo, rivolto a Draghi.

La replica del presidente del Consiglio chiude ogni possibilità di trattativa, con il centrodestra di governo che esprime stupore per la decisione di porre la fiducia sulla risoluzione di Pierferdinando Casini (“Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato approva”).

Raccontano che sia stato Berlusconi il più determinato a mantenere il punto e a confermare che Lega e FI avrebbero votato solo la loro risoluzione e quindi non avrebbero partecipato al voto su quella di Casini.

Nella riunione del gruppo FI al Senato era già emerso che la strada più percorribile sarebbe stata quella del voto. A dare la linea la capogruppo Anna Maria Bernini, poi interviene Andrea Cangini per esprimere il suo dissenso. “Così andiamo tutti a casa. Siete contenti?”, dice Mariastella Gelmini.

“A noi la linea la da Berlusconi”, è la replica della senatrice Licia Ronzulli. Gelmini poi annuncerà che lascia il partito, dopo l’esito del voto. Ormai i rapporti con Berlusconi erano logori già da un po’, c’è dispiacere ma si tratta di una decisione attesa, si commenta da Villa Grande.

Nella Lega c’è entusiasmo, misto a timore per il voto anticipato. Alla buvette, Roberto Calderoli, mentre è ancora in corso lo spoglio del voto sulla risoluzione, spiega che dalle sue simulazioni su legge elettorale e collegi, il centrodestra è ampiamente davanti al campo largo, “a maggior ragione che ora è diventato camposanto”.

Ma, tra i dirigenti di alto livello, c’è anche chi è più scettico. “Ora ci scateneranno una campagna mediatica devastante per attribuirci tutta la colpa della crisi, vedremo i sondaggi da qui a due settimane”, è il refrain di alcuni leghisti, soprattutto gli ex governisti, che hanno perso la partita. Giorgetti si limita a esprimere amarezza generale. “Si poteva concludere in maniera più dignitosa”, commenta il ministro all’AGI.

Dopo il voto, Salvini – che aveva tenuto ad annunciare ai giornalisti, in buvette al Senato, che il suo partito non avrebbe votato la risoluzione Casini, e quindi la fiducia a Draghi – vede i parlamentari nell’auletta dei gruppi alla Camera.

“Draghi e l’Italia sono state vittime, da giorni, della follia dei 5 stelle e dei giochini di potere del Pd”, afferma dopo essere stato accolto dagli applausi dei suoi.

“L’intero centrodestra era disponibile a proseguire senza i grillini, con Draghi a Palazzo Chigi e con un governo nuovo e più forte. Il Pd ha fatto saltare tutto”, sostiene.

“Speriamo che questo sia l’ultimo Parlamento dove centinaia di persone cambiano casacca e poltrona”. Il segretario leghista saluta i parlamenatari e poi raggiunge Berlusconi a cena sull’Appia antica.

agi.it




La crisi di governo. Draghi chiede la fiducia sulla risoluzione Casini. Lega, Fi e M5s non la voteranno

>>>/ lega e fi non votano la fiducia a draghi, verso le elezioni

>>>/ lega e fi non votano la fiducia a draghi, verso le elezioni

Lega, M5s e Forza Italia non votano la fiducia a Draghi al Senato. “Se non partecipano al voto mancherà il numero legale? E manca il numero legale”

E’ quanto ha detto la presidente del Senato, Elisabetta Casellati rivolgendosi al segretario generale di palazzo Madama – a microfono aperto e udibile – subito dopo l’annuncio del M5s che non parteciperà al voto sulla fiducia al governo.

Stessa decisione annunciata da Forza Italia e Lega.

Si avvicinano – così – lo scioglimento del Parlamento e il voto. È l’epilogo di una giornata drammatica vissuta tra Palazzo Madama, Palazzo Chigi e il Quirinale e della crisi aperta dal M5s. “In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti”. Lo scrive su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

Anche Mattarella è sceso in campo per indurre il centrodestra a non far cadere il governo, parlando con i leader della maggioranza. Si trattava di accettare il nuovo patto proposto dal presidente del Consiglio: ‘Siete pronti? La risposta non dovete dare a me, ma agli italiani’, aveva detto nelle comunicazioni della mattina. ‘Il sostegno che ho visto nel Paese, mi ha indotto a riproporre un patto di coalizione e a sottoporlo al vostro voto, voi decidete. Niente richieste di pieni poteri’, ha detto Draghi nella replica prima di chiedere la fiducia, che Forza Italia e Lega hanno annunciato che non voteranno, lasciando l’Aula. Non appena è iniziata la chiama sulla fiducia, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha lasciato l’Aula di Palazzo Madama. 

ANSA




Gazprom: “Niente gas all’Europa”

download

downloadGazprom ha dichiarato “cause di forza maggiore” per lo stop alle forniture di gas all’Europa. La comunicazione, secondo quanto scrive la Reuters, è contenuta in una lettera inviata dal colosso energetico russo, che Rwe, il più grande produttore tedesco di energia e importatore di gas russo, ha confermato di aver ricevuto.

“Vi preghiamo di comprendere che non possiamo commentare i suoi dettagli o la nostra opinione legale”. Nella missiva si afferma che Gazprom non ha potuto adempiere ai propri obblighi di fornitura a causa di circostanze “straordinarie” al di fuori del suo controllo.

La società ha affermato che la misura di forza maggiore è entrata in vigore in maniera retroattiva dalle consegne a partire dal 14 giugno.

Il gasdotto Nord Stream 1 è attualmente in fase di manutenzione. La lettera metterebbe al riparo Gazprom dal pagamento di penali per le forniture interrotte.

Una fonte del trading che ha chiesto di non essere identificata, riporta la Reuters, ha detto che la lettera riguardava le forniture attraverso il gasdotto Nord Stream 1, chiuso per la manutenzione annuale, che dovrebbe essere completata il 21 luglio.

Già il 14 giugno, Gazprom aveva ridotto la capacità del gasdotto al 40%, citando il ritardo di una turbina mantenuta in Canada dal fornitore di apparecchiature Siemens Energy.

Il Canada ha inviato la turbina per il gasdotto Nord Stream in Germania in aereo il 17 luglio dopo la riparazione i lavori. Ci vorrà un’altra settimana prima che la turbina raggiunga la Russia.

Un portavoce del ministero ha affermato che si trattava di un pezzo di ricambio che doveva essere utilizzato solo da settembre, il che significa che la sua assenza non poteva essere il vero motivo della caduta dei flussi di gas prima della manutenzione.

La Borsa di Francoforte ha in parte accusato la notizia, tagliando il guadagno finale al +0,74% dell’indice Dax, dopo aver toccato un massimo al +1,5%.

“La Germania dovrà pagare di più per l’energia, alcuni settori della loro industria manifatturiera e il costo della vita in generale subiranno un colpo. Se la loro economia subirà un colpo, ciò si estenderà all’intera zona euro”, ha affermato David Madden, analista di mercato presso Equiti Capital.

agi.it




Amadeo Peter Giannini, l’uomo che creò Bank of America dando prestiti ai non abbienti

23banca

23banca“Sappiamo tutto di Al Capone e della delinquenza italiana esportata negli Usa. Quasi nulla dell’uomo che ha fondato l’impero finanziario più grande del mondo, pur considerando negativo aspirare ad accumulare molto denaro. Lo aveva anche quantificato: “Oltre i 500 mila dollari bisogna andare dallo psichiatra”. Il suo nome è Amadeo Peter Giannini, nato nel 1870 a San Jose, figlio di poverissimi immigrati liguri”. A scriverne è Milena Gabanelli nella sua “dataroom” sul Corriere della sera online.
“Rimasto orfano di padre a 7 anni, a 12 inizia a lavorare di notte come facchino da un grossista di ortaggi, a 19 ne diventa socio, e nel giro di pochi anni il magazzino diventa uno dei più grandi di San Francisco. Nel frattempo, si sposa, fa qualche investimento immobiliare, e all’età di 31 anni decide di vendere le proprie quote agli altri soci per dedicarsi alla famiglia e vivere di rendita. Ma è qui che inizia la vera carriera di Giannini. Il suocero lo convince ad entrare nel consiglio d’amministrazione di una banca locale, la Columbus Saving and Loan Society.

APRE BANK OF ITALY IN UN SALOON
Quello che vede non gli piace: i prestiti si fanno a chi i soldi già li ha e non ha difficoltà a restituirli, mentre tutt’intorno, migliaia di immigrati che vogliono far fortuna e hanno bisogno di qualcuno che gli dia fiducia, sono costretti ad andare dagli usurai, e pagare alle banche un tasso del 6% per mandare soldi in Italia. Dal suo lavoro con agricoltori e mercanti Giannini sa che interi gruppi sociali non possono aprire conti di risparmio o ottenere prestiti dalle banche nonostante siano persone operose che non prendono dei grossi rischi, e preme per allargare il credito a queste categorie, ma i dirigenti della banca gli dicono: «È così che funziona». Dalla banca si dimette, e con 150 mila dollari presi in prestito dal patrigno e un altro centinaio da una decina di amici, nel 1904 apre in un ex saloon Bank of Italy. I clienti se li va a cercare fra gli immigrati italiani e di tutti i Paesi: «Non tenete i vostri piccoli risparmi sotto al materasso, venite a depositarli in banca e io faccio prestiti a partire da 25 dollari per comprare sementi, tenere in piedi una lavanderia o sistemare il negozio, e come garanzia guardo i calli sulle mani». Per trasferire i soldi alla famiglia in Patria chiede solo il 3%. In un paio d’anni conquista la fiducia di tutta la popolazione attiva e i depositi superano il milione di dollari.

TERREMOTO E RINASCITA DI SAN FRANCISCO
Il 18 aprile del 1906 il terremoto distrugge San Francisco. Nonostante devastazione e incendi Giannini riesce a portare in salvo dalle macerie la cassaforte con dentro monete, oro e titoli e, per proteggerla dai saccheggiatori, la nasconde sotto a un carico di ortaggi, su un carretto trainato da due cavalli. Mentre tutte le banche decidono di restare chiuse fino al ritorno della normalità, Giannini nel giro di una settimana apre sul molo un banchetto di legno con sopra l’insegna di Banca d’Italia e il cartello: «Business as usual». E poi informa tutti i suoi correntisti che la banca avrebbe continuato a prestare denaro a chi vuole ricostruire la casa o il negozio diroccati.
Emette credito sulla forza di una faccia, un impegno e una stretta di mano, annotando i nomi su un foglietto di carta.
Quattro mesi dopo il San Francisco Examiner scrive: «North Beach è stato il primo quartiere ad aver ripreso il suo aspetto. In 4 mesi i residenti hanno rimesso in piedi 542 strutture». Molti citano l’intraprendenza e la rapidità di azione di Giannini come un fattore determinante nella ripresa di San Francisco. E dai rendiconti della Banca il 96% ha restituito i prestiti.

DONA LA BANCA AI DIPENDENTI
Negli anni successivi compra una piccola banca dopo l’altra, aggiungendo sportelli a Bank of Italy e seguendo lo stesso principio: aiutare chi non ha accesso al credito. «Ogni banca – dice – è un ente di servizio pubblico. Se non lo è, dovrebbe esserlo». Negli Usa all’epoca non esistono le Casse di risparmio o le Casse rurali come in Europa, ma ci sono istituti per facoltosi e benestanti. In 20 anni il capitale di Bank of Italy arriva a 300 milioni di dollari. Il 9 novembre 1924 il New York Times riporta l’annuncio che Giannini ha avviato un piano che consente ai dipendenti di diventare proprietari della Banca: «L’hanno costruita, dovrebbero possederla», dichiara. Giannini ha cominciato a distribuire ogni anno ai suoi dipendenti una «compensazione extra» da utilizzare, se lo desiderano, per comprare azioni della banca. «C’è una grande opportunità nella banca per ciascuno di loro, e penso che questo piano apra loro una grande speranza. Inoltre, l’iniziativa renderà l’occupazione in Bank of Italy ricercatissima, e ciò garantirà all’istituto un personale leale e vigile».

I PROFITTI IN AIUTO AI CONTADINI
Non ha mai accettato un dollaro in più del suo stipendio. Il 24 gennaio del 1928, quando la Banca ha 289 filiali in California, Giannini rifiuta di accettare il 5% dei profitti della Bancitaly Corporation come sua quota dei guadagni, e li mette a disposizione dell’Università della California per lo sviluppo dell’agricoltura. La somma è di 1,5 milioni di dollari.
In quegli anni si è avvicinato all’industria del cinema che dalla Costa Est si è spostata a Los Angeles. Crede in Charlie Chaplin quando nessuno gli dava i soldi per produrre quello che è poi diventato il suo capolavoro: «Il monello». Chaplin gli chiedeva 14 mila dollari, Giannini si innamora della sceneggiatura e decide che non deve lavorare in economia: gliene dà 50 mila e chiede in cambio il 25% degli incassi. Quando la pellicola esce nelle sale, al botteghino Usa si classifica al secondo posto.

NASCE BANK OF AMERICA
La grande mossa arriva nel 1930, quando fonde Bank of Italy con Bank of America, una piccola banca di New York. Contro di lui tutto l’establishment bancario, che da tempo lo ostacola e sminuisce chiamandolo «il fruttivendolo italiano». Il suo business si allarga e i grandi banchieri, invidiosi dei suoi successi, continuano per anni a fargli una guerra spietata, fino ad accusarlo di falsificare i conti.
Durante la Grande Depressione degli Anni ’30, mentre molte banche falliscono perché hanno investito in azioni che si sono svalutate e non hanno più patrimoni, Bank of America non ne risente perché finanzia l’economia reale. La sua determinazione è sempre stata una sola: «Le buone condizioni di accessibilità al credito possono fornire ad artigiani e piccole imprese gli strumenti per crescere, e la loro crescita sarà la base per la crescita anche della nostra banca».
Oltre ai piccoli prestiti alle persone comuni, Giannini accetta anche clienti più rischiosi che vogliono investire nei vigneti, aiutando così l’industria del vino a svilupparsi. Quando Walt Disney supera il budget per le riprese di Biancaneve, Giannini approva un prestito di 1,7 milioni di dollari. A lui si rivolge nel 1932 Joseph Strass, progettista del Golden Gate, che da 14 anni non riesce a trovare un finanziatore. Amadeo finanzia il progetto con sei milioni di dollari. A convincerlo è la certezza che il ponte avrebbe aiutato la popolazione di San Francisco a uscire dal clima di depressione economica che aleggia sulla città, e impone a Bank of America di non percepire alcun interesse.

LASCIA UN PATRIMONIO DI 480 MILA $
Ha reso il credito ragionevole, vedendo la banca realizzare un profitto. Giannini muore nel 1949 all’età di 79 anni. Bank of America è diventata la più grande banca del mondo, con un patrimonio di 7 miliardi di dollari e 526 filiali in più di 300 città degli Stati Uniti. Alla sua morte, il New York Times scrive: «Un accurato inventario dei suoi beni ha stabilito che ammontano a 489.278 dollari, una piccola somma per un uomo della sua statura e del suo successo». Nel testamento, di 6 pagine, Giannini lascia tutto alla Bank of America-Giannini Foundation, un fondo filantropico fondato nel 1945, il giorno del suo settantacinquesimo compleanno, destinato a promuovere la formazione dei dipendenti e a finanziare la ricerca medica. E conclude scrivendo «non teorizzate sul bene, fatelo». Oggi se si va sul sito di Bank of America e si digita «Giannini», non esce niente.

OGGI REGNA IL MASSIMO PROFITTO
Non si è avverato ciò che Giannini prevedeva: raccogliere da una comunità risorse finanziarie per restituirle alla società, a chi le merita e ha idee per sviluppare iniziative utili. Per lui l’accumulo di ricchezza era negativo, mentre in America, e ovunque nel mondo, è il patrimonio personale a distinguere i personaggi degni del maggior rispetto.
Oggi il banchiere massimizza il valore dei suoi azionisti e il manager, pagato per aumentare il valore delle azioni, usa i soldi dei risparmiatori per comprare e vendere, cioè speculare.
Quindi vediamo operazioni indecenti come il riacquisto da parte della banca di azioni proprie, così sale il prezzo delle azioni e la remunerazione del manager. Chi è al corrente di queste operazioni di buy back? Il manager stesso, perché delibera l’acquisto di un certo numero di azioni ma non dice quando, pur sapendolo, perché ci sono informazioni che ha soltanto lui. Banche e Fondi si comprano le azioni a vicenda per apparire bravi davanti ai loro investitori. Oggi c’è da qualche parte uno come Giannini? Magari sì, nelle banche piccole e ben gestite, ma per farlo emergere bisognerebbe dire ai piccoli imprenditori: «Votate il vostro banchiere!»”. (aise)




“Sids Partnerships Award”: l’ONU premia l’Italia

premio 1140x815

catturaL’Italia premiata alle Nazioni Unite con il “Sids Partnerships Award”, nella categoria sociale, per l’impegno a sostegno della lotta ai cambiamenti climatici.

Il riconoscimento, andato anche all’Alleanza dei piccoli stati insulari (AOSIS), è stato assegnato al progetto italiano di formazione “AOSIS Fellowship”, realizzato a favore dei giovani funzionari dei Paesi dell’Alleanza coinvolti in un periodo di formazione, dalla durata di un anno, presso le Nazioni Unite, con l’obiettivo di rafforzare le capacità negoziali e amministrative sulla lotta ai cambiamenti climatici e sulla protezione dell’ambiente e degli oceani.

premio 1140x815Il programma di Borse di studio AOSIS rappresenta un’opportunità unica per i giovani professionisti in quanto riescono ad ottenere formazione pratica ed esperienza su questioni di diritto, politica e scienza utili ai processi di intermediazione e negoziazione.

Il premio, alla sua prima edizione, rappresenta il supporto concreto fornito dall’Italia al gruppo SIDS (comprendente 38 Stati Membri dell’ONU), maggiormente esposto all’impatto negativo del cambiamento climatico, a fenomeni metereologici estremi e in generale a shock esterni (da ultimo la pandemia da Covid-19 e la crisi alimentare ed energetica).

Il premio è stato ritirato dal Vice Rappresentante Permanente dell’Italia, l’ambasciatore Stefano Stefanile, che ha sottolineato l’importanza del partenariato sviluppato dall’Italia con AOSIS, volto a rafforzare il multilateralismo e sostenere l’azione comune per lo sviluppo sostenibile.

da La Voce di New York




Salvini-Berlusconi: “Conte ha rotto il patto di fiducia. Noi pronti al voto”

200032370 9b0be75b 24f3 4d0b 9dec ef8c90dc20d0

200032370 9b0be75b 24f3 4d0b 9dec ef8c90dc20d0“Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e il segretario della Lega, Matteo Salvini, hanno avuto un lungo e cordiale incontro oggi in Sardegna. I leader del centrodestra di governo hanno esaminato e approfondito la situazione politica.

È quanto si legge in una nota congiunta dei due leader del centrodestra. “Le nuove dichiarazioni di Giuseppe Conte – contraddistinte da ultimatum e minacce – confermano la rottura di quel ‘patto di fiducia’ richiamato giovedì dal Presidente Mario Draghi e alla base delle sue dimissioni”, si legge ancora.

“I leader di Forza Italia e Lega, con il consueto senso di responsabilità, hanno dunque concordato di attendere l’evoluzione della situazione politica, pronti comunque a sottoporsi anche a brevissima scadenza al giudizio dei cittadini”. È quanto si legge in una nota congiunta di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini al termine dell’incontro a Villa Certosa.

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi confermano “che sia da escludere la possibilità di governare ulteriormente con i 5 stelle per la loro incompetenza e la loro inaffidabilità”. È quanto si legge in nota congiunta la termine dell’incontro tra i due leader del centrodestra a Villa Certosa.

agi.it




Incendi e caldo in Europa: migliaia di evacuati, centinaia di morti

portogallo incendio fg ipa

portogallo incendio fg ipaMigliaia di persone sono state evacuate a causa degli incendi che sono divampati in particolare nell’Europa meridionale e che hanno distrutto un’area più grande della Val d’Aosta, con una portata tre volte superiore alla media degli ultimi dieci anni. A essere maggiormente colpite sono Spagna, Portogallo e Francia. Inoltre sono centinaia le persone che hanno perso la vita per il caldo. In Portogallo, ad esempio, le temperature che hanno raggiunto i 47 gradi centigradi hanno causato il decesso di almeno 238 persone solo nell’ultima settimana, come ha spiegato il ministero della Salute di Lisbona. Ma nel nord del Portogallo anche un pilota è morto quando il suo aereo anfibio Fire Boss che guidava nel tentativo di domare le fiamme, si è schiantato nell’area di Foz Coa, vicino al confine con la Spagna. E’ la prima vittima degli incendi in Portogallo, dove almeno 160 persone sono state ferite a causa delle fiamme e centinaia sono state evacuate.

Gli incendi stanno devastando anche diverse aree della regione francese sud-occidentale della Gironda, dove sono state evacuate oltre 12mila persone. I forti venti, infatti, hanno impedito ai vigili del fuoco di domare gli incendi. Le fiamme divampate a sud di Bordeaux hanno devastato quasi 10mila ettari. “L’inendio continuerà a diffondersi finché non sarà stabilizzato”, ha affermato Vincent Ferrier, vice prefetto di Langon in Gironda.

In Spagna i vigili del fuoco stavano combattendo una serie di incendi dopo giorni di temperature insolitamente elevate che hanno raggiunto i 45,7 gradi centigradi. Nel sud del Paese, vicino alla Costa del Sol, più di tremila persone sono state evacuate dalle loro case a causa di un grande incendio nei pressi della città di Mijas. Molti sono stati portati al riparo in un centro sportivo, hanno detto i servizi di emergenza.




Musica: la nuova discoteca italiana che fa ballare tutta New York

83f4b380 1c43 4a72 bac8 420886b11c67 1140x815

catturaHa tante anime, come New York. La prima è divertimento puro, sfrenato, senza costrizioni. È la sala al secondo piano, un ambiente rustico, ma con investimenti da milioni di dollari nelle luci e nell’acustica, capace di riunire oltre settecento persone e i migliori Dj al mondo. Sotto, poi, c’è la “Whisper Room”, un lounge intimo, dove far correre di bocca in bocca i segreti della città. Divanetti in pelle, un palco per le esibizioni di cabaret o burlesque e il lungo bancone del bar a cui affidarsi per calmare le fatiche della giornata. All’ultimo piano, il rooftop che si affaccia sull’Hudson, dove prendere una pausa dalle danze e riposarsi, chiacchierando tra amici.

“La discoteca Musica nasce in Italia, ma quando abbiamo deciso di portare questo progetto qui sentivamo che avrebbe dovuto rappresentare il più possibile la nightlife di New York, che è estrema, ma anche intima, sempre creativa. Per capirci, volevamo concentrare in un unico palazzetto i tipi di serata più in voga”, ci racconta Francesco Belcaro, che con Rocco Ancarola si è unito al Gruppo Cipriani e all’imprenditore Tito Pinton dando vita alla discoteca più grande in città.

Lo incontriamo proprio all’interno di Musica, nel quartiere di Hell’s Kitchen, sulla cinquantesima strada, dove si trova la West Side Highway. Sono le otto di sera, le porte non sono state aperte al pubblico e nella sala principale è un continuo via vai di security, bartender, manager; mentre i dj fanno le prove per la serata. Chiunque sia italiano e viva qui da un po’ di anni di sicuro avrà incontrato almeno una volta Francesco – padovano, altissimo, dai modi sempre gentili – da vent’anni anima delle notti newyorchesi tricolori.

Una serata alla discoteca Musica – Tommy Zuma

“Sono arrivato nel 2002, ero molto giovane. Ho subito capito che il lavoro d’ufficio non faceva per me, così in breve tempo, insieme a un socio, ho creato un’agenzia di eventi”. Quella che poi sarebbe diventata la “Made in Italy”. “Peroni è stato il primo grande cliente, stava entrando nel mercato americano; con loro abbiamo organizzato molte cose”. Quando oggi Belcaro si guarda indietro, quel che vede con orgoglio sono le decine di eventi a sua firma che hanno dato vita a una solida rete di socialità per la comunità di immigrati italiani. Parliamo di serate nei maggiori club di Manhattan, quelle legate alla settimana della moda, o le cene da Armani. L’appuntamento più elegante ed esclusivo è sicuramente il ballo in maschera, che avviene a febbraio all’interno dello Standard Hotel, per ricordare il carnevale veneziano. “Quando mandiamo una email, arriva a 50mila persone. Ci sono anche tanti americani”.

Nel tempo, “Made In Italy” è diventata adulta, insieme al suo fondatore. Oggi il gruppo vanta impegni legati non soltanto all’ospitalità e al marketing, ma anche al real estate. Musica è la nuova sfida. “Avrebbe dovuto aprire qualche anno fa, poi la pandemia ha bloccato tutto. Ma non è l’ennesimo club – assicura Francesco, mentre si avvicinano le dieci, l’ora in cui le porte si spalancheranno”.

Francesco Belcaro con un’amica alla discoteca Musica – Agenzia Octonano

Questa è una giornata speciale, si festeggia il suo compleanno e anche l’ultima serata della stagione. “Come ho spiegato, ha varie anime – continua – si rivolge a fette di pubblico molto diverse che sicuramente ricercano un tocco di italianità. È più di una discoteca. Al centro ha la musica, ovviamente, ma c’è anche lo spettacolo. In aggiunta, è una succursale di Cipriani. Le grandi compagnie potranno rivolgersi a noi per i loro party perché, ad esempio, avranno la libertà di poter arredare le stanze come vogliono; mentre, a volte, nei ristoranti Cipriani non possono a causa delle pareti storiche”.

Francesco Belcaro ripete più volte la parola “spettacolo”. Secondo lui è questo il vero trend oggi a New York. “C’è una riscoperta del musicista, del cantante, del bassista, se vogliamo, non solo del dj. La gente ha voglia di esperienze”.

Ma c’è un’altra tendenza in atto ed è quella del ritorno delle discoteche a Manhattan. Lui la spiega benissimo: “Quindici anni fa, prima dell’esplosione dei social media, la notte newyorchese era in mano a grandi marchi, come quello, ad esempio, del Pacha. Dettavano legge, senza capire bene quale fosse lo spirito della città. Noi del settore sapevamo che senza i promoter giusti, la gente giusta, queste realtà non sarebbero durate”. E, infatti, diverse hanno chiuso. Tra il 2015 e il 2016, la scena dei club si è spostata velocemente a Brooklyn. “Cambiava il concetto. Bastava solo comprare il biglietto, non c’era selezione, neanche il lusso delle bottiglie che arrivano ai tavoli. Alcuni, come il Brooklyn Mirage, hanno fatto storia”.

Una serata alla discoteca Musica – Tommy Zuma

Manhattan però negli ultimi anni ha ripreso a scalpitare. Ci si è accorti, infatti, che il mercato c’era ancora: rivedendo lo stile, gli incassi sarebbero stati sicuri. “Dopo il Pacha, c’è stato un gap. Oggi abbiamo invece vari club. Musica, Nebula (aperta nel 2021), Paradise Club, Marquee, sono grossi e importanti, e ospitano sempre grandi nomi alla consolle”.

Con un sindaco come Eric Adams – il primo “fruitore” della nightlife newyorchese, anzi politico convinto che la ripartenza dell’economia passi anche da questo settore – Belcaro crede davvero che nei prossimi anni sarà approvata una legge che permetterà a chi detiene una licenza per la vendita di alcool di operare tutta la notte. “Allora Manhattan diventerà un rave senza pause”.

Prima che la notte entri nel vivo a Musica, spinta dal ritmo e dalle note del famoso dj Sasha Barbot, Maurizo Marchiori, che cura il brand, ci fa uscire fuori, dove ancora c’è una lunga fila di gente in attesa di entrare. Ci mostra una porticina decorata ogni quattro mesi da un artista diverso. “Questo palazzetto ha l’obiettivo di diventare una community – ci spiega Marchiori, che con Annalisa Menin ha creato l’azienda Octonano – Così abbiamo avuto l’idea di dare le “chiavi” (un codice, in realtà) a 50 personaggi-influencer che cambiano ogni volta.

Queste persone potranno accedere quando vogliono in discoteca, senza dare il nome all’ingresso o aspettare in fila. Magari dopo essere state a cena con amici, per chiudere la serata come se fossero a casa loro”. O da Musica, la dimora di chi ama fare le ore piccole.

da La Voce di New York – Donatella Mulvoni e Manuela Cavalieri