Odoguardi (MAIE) a Boston: l’incontro con il Comites e con i principali esponenti della comunità italiana

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odoProsegue la missione di Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America, negli Stati Uniti. Sabato 25 e domenica 26 giugno tappa a Boston, dove il coordinatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero ha incontrato il presidente del Comites locale e i principali esponenti della comunità italiana del posto.

Tra le varie riunioni, quella con Giuseppe Mazza, responsabile del primo Comites nato in quella città americana, persona bene integrata nella comunità italiana, conosciuto e apprezzato da molti.

Mazza è titolare di un’agenzia di viaggi da moltissimi anni e nel suo percorso ha fatto parte di diverse associazioni che promuovono l’italianità nella circoscrizione consolare di Boston. E’ fondatore di una scuola italiana ed è molto conosciuto nel Rhode Island, dove vive con la propria famiglia.

Si è congratulato con Odoguardi per l’importante incarico di coordinatore MAIE Nord America: “Considero il Movimento Associativo l’unica forza politica che può davvero sostenere i connazionali residenti oltre confine e difendere i loro diritti di italiani nel mondo”, ha detto ad Odoguardi, secondo cui è fondamentale il contributo che Mazza potrà dare per la crescita del MAIE in quel territorio.

Sempre a Boston, Odoguardi si è riunito con il presidente del locale Comites, Alberto Mustone, e con una delle persone più rappresentative della comunità italiana, Domenico Susi, già consigliere Comites. Sul tavolo, diversi i temi trattati, iniziando dalle problematiche degli italiani ivi residenti, fino ad arrivare ai servizi consolari, alla cultura, al made in Italy. Dalla discussione è emersa la mancanza, da parte delle autorità consolari, di un rapporto stretto e periodico con i Comites e con le locali associazioni italiane.

“La missione di due giorni a Boston è stata importantissima – dichiara Odoguardi -: ho potuto farmi un’idea dei principali problemi da affrontare per essere ancora più vicini ai nostri fratelli italiani e per assisterli come si deve nel rapporto con le nostre autorità diplomatico-consolari. Ringrazio il presidente del Comites e i principali esponenti della comunità italiana per avermi dedicato del tempo e per essere stati così precisi nell’indicarmi quali sono i desiderata dei connazionali. Mi impegnerò fin da subito a trovare soluzioni adeguate alle loro richieste, per fare in modo di farli sentire più vicini a tutto ciò che è Italia”.

Conclusa la missione a Boston, oggi il coordinatore MAIE Nord America è in partenza per Toronto, Canada, dove lo attendono altri importanti incontri con le associazioni italiane del posto e con una delegazione di imprenditori italo-canadesi.

da italiachiamaitalia.it




Draghi al G7: eliminare per sempre la dipendenza energetica dalla Russia

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181216039 41844c0d ca6f 4d8a a8f1 a80f6183c373La battaglia non è persa anzi. Dopo la frenata a Bruxelles, il premier Draghi rilancia l’obiettivo di arrivare ad un tetto sul prezzo del gas.

E lo fa di fronte agli altri leader del G7: “Dobbiamo eliminare per sempre la nostra dipendenza dalla Russia”, dice senza mezzi termini. “Anche quando i prezzi dell’energia scenderanno, non è pensabile tornare ad avere la stessa dipendenza della Russia che avevamo”, sostiene.

La sponda è quella degli Stati Uniti che insiste sul ‘price cup’ al petrolio con l’apertura di Berlino e il consenso di Parigi.

Ma al vertice su questo punto non sono previste conclusioni, il lavoro di mediazione per trovare una soluzione proseguirà per via diplomatica.

La proposta va valutata nei “dettagli”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Michel, “la misura deve colpire la Russia e non i Paesi europei, ha osservato ipotizzando che un tetto al prezzo possa essere imposto utilizzando come leva i servizi di trasporto e quelli assicurativi.

Dalle Alpi bavaresi dove oggi si è aperto un G7 all’insegna del sostegno all’Ucraina (Francia e Regno Unito sottolineano la possibilità di invertire la rotta nel conflitto; “le democrazie unite sono imbattibili”, il messaggio che arriva dal summit) i capi di Stato e di governo discutono di economia globale.

Rilanciano un piano di investimenti nei paesi in via di sviluppo in chiave anti-Cina, ribadiscono la necessità di affrontare il tema dell’inflazione, della sostenibilità fiscale, dell’imminente crisi alimentare.

Occorre “mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, compensare le famiglie e le imprese in difficoltà, tassare le aziende che fanno profitti straordinari”, è la ricetta del Capo dell’esecutivo italiano.

Il presidente del Consiglio vede un pericolo all’orizzonte: bisogna evitare – ammonisce – gli errori commessi dopo la crisi del 2008, la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo. E comunque “porre un tetto al prezzo dei combustibili fossili importati dalla Russia – argomenta – ha un obiettivo geopolitico oltre che economico e sociale”.

Draghi prende la parola insieme agli altri Grandi. Arrivando intorno a mezzogiorno aveva sottolineato con il padrone di casa, il Cancelliere Scholz, la splendida cornice delle Alpi bavaresi nella quale si tiene il vertice, poi un saluto con il presidente americano Biden prima di prendere parte ai lavori della prima sessione, posizionato tra il primo ministro canadese Trudeau e il presidente del Consiglio europeo Michel.

E uno scambio di battute con tutti, in particolare durante la passeggiata (con successiva foto di famiglia) ai piedi del castello di Elmau con il presidente francese Macron.

Il presidente del Consiglio si aspetta un segnale concreto dal vertice soprattutto sul fatto che si sblocchi il grano in Ucraina per evitare che ci sia una carestia senza precedenti.

“Va fatto molto prima di settembre quando arriverà il nuovo raccolto”, l’appello, “dobbiamo accelerare i nostri sforzi sul fronte della sicurezza alimentare” dando il massimo sostegno alle Nazioni Unite, perché possa procedere più velocemente nel suo lavoro di mediazione”, osserva il premier.

Per Draghi inoltre occorre fare di più per i progetti in aiuto ai Paesi di sviluppo, coinvolgendo anche la banca mondiale e spingendo sulle “rinnovabili”.

agi.it




G7 al via: sul tavolo il no all’oro russo, il grano, il petrolio e il sostegno a Kiev

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192459985 3c243f8f 18cd 44ce a3d6 c738ee3437efIl sostegno all’Ucraina, le sanzioni alla Russia, l’aumento dei prezzi dell’energia, la scarsità di materie prime e la minaccia di una carestia mondiale. Ma anche clima e pandemia.

Fari puntati sul G7 che si apre nel castello bavarese di Schloss Elmau. Il cancelliere tedesco Scholz è appena arrivato, tra poco sarà la volta del presidente americano Joe Biden e di quello francese Emmanuel Macron.

I sette Grandi della Terra si riuniscono per ribadire soprattutto l’appoggio a Kiev. Si va verso la misura del divieto di importazione di nuovo oro dalla Russia e, a pochi giorni dal vertice della Nato a Madrid, a un maggiore aiuto dal punto di vista militare e finanziario da parte dei Grandi alla difesa dell’Ucraina.

Anche l’Italia è pronta a fare la propria parte: un nuovo decreto interministeriale per l’invio di armi, il quarto, dovrebbe vedere la luce nei prossimi giorni, il provvedimento avrà il via libera del presidente del Consiglio Mario Draghi e del ministro della Difesa Guerini e sarà anticipato al Copasir.

Il presidente americano propone un price cap al petrolio: la discussione è aperta, ma Biden deve superare le resistenze non solo della Germania. L’Italia – il premier Draghi insisterà sulla necessità di un tetto al prezzo del gas – si aspetta anche un segnale concreto soprattutto sulla partita del grano: un segnale politico per un approccio più inclusivo e multilaterale.

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Il Castello di Elmau sede del G7 

Una settimana fa, in occasione della visita a Kiev, il presidente del Consiglio ha rilanciato il tema. “Quello che occorre fare è molto complesso: assicurare l’uscita delle navi dai porti ucraini, sminare le acque, custodire l’uscita delle navi da parte di Paesi terzi in modo che questo non diventi un pretesto da parte delle navi russe di entrare e attaccare l’Ucraina. Vari Paesi si sono offerti per alcuni di questi porti, chiaramente l’unica soluzione possibile è una risoluzione delle Nazioni Unite”, ha spiegato.

“Bisogna anche pensare alla distribuzione di questo grano nei Paesi che hanno più bisogno, quindi una delle richieste che farò al segretario generale delle Nazioni Unite, nel prossimo incontro del G7, sarà di avere una linea temporale, un programma”, ha osservato.

Dunque, al vertice – al quale prendono parte, oltre alle istituzioni europee con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione europea von der Leyen, i leader dei Paesi di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – si discuterà di un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia e della crisi del grano e dell’aumento dei prezzi alimentari.

Il premier Draghi chiede di pensare a una soluzione prima del vertice di Ankara fissato per il 5 luglio, considerato che la Turchia può svolgere un ruolo di primo piano in questa partita.

Ma sulle Alpi bavaresi si parlerà anche di sostenibilità, di sicurezza, della trasformazione digitale e soprattutto del clima, dossier sul quale si attendono dei passi in avanti, anche grazie all’insistenza proprio della Germania.

A prendere parte alle sessioni saranno anche i rappresentanti di Argentina, India, Indonesia, Senegal e Sud Africa. Ma il focus del vertice sarà soprattutto la difesa dell’Ucraina.

Lunedì è prevista la presenza da remoto del presidente ucraino Zelensky.

La guerra in Ucraina entra in una nuova fase: dopo il G7 ci sarà il vertice della Nato e Zelensky tornerà a chiedere il massimo sostegno da parte dei Grandi e dell’Alleanza atlantica.

agi.it




Cosa succede da oggi in America dopo la sentenza della Corte Suprema sull’aborto

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155940175 f5239057 a385 40d1 8dd1 750e704d8d43Con l’annullamento della sentenza storica ‘Roe v Wade’, che quasi cinquant’anni fa stabilì il diritto all’aborto, più di metà dei cinquanta Stati americani potranno immediatamente vietare il ricorso all’interruzione di gravidanza, impattando la vita di decine di milioni di persone.

Storicamente la Corte Suprema, quando ribaltava una sentenza, lo faceva per ampliare i diritti, mentre stavolta li riduce. Ma troverà molti Stati conservatori pronti a raccogliere l’invito.

Ventisei sono quelli che aspettavano il via libera, di questi tredici sono in grado di dichiarare subito illegale l’aborto. In maggioranza sono Stati del Sud e del Midwest.

La Louisiana, per esempio, ha una legge che può entrare in vigore subito. L’Idaho, tra trenta giorni. Il Michigan ne ha una che, al momento, è ferma in tribunale. Un altro gruppo di Stati vuole vietare l’aborto nei primissimi stadi, quando ancora le donne non sanno neanche di essere incinte.

Uno è la Georgia, dove l’aborto verrà vietato al sesto mese di gravidanza. Il Texas ha messo in campo una serie di divieti su più livelli, con la costituzione di una sorta di ‘stato di polizia’ per denunciare chiunque aiuti una donna a procedere all’interruzione di gravidanza.

Per abortire, milioni di persone dovranno affrontare viaggi di migliaia di chilometri o fare a casa, da soli, di nascosto, come negli anni ’50. Secondo il Centro per i diritti riproduttivi, più del 58 per cento delle donne in età fertile – una percentuale equivalente a quaranta milioni di persone – vive in Stati che sono contrari all’aborto.

La decisione della Corte non significa che, automaticamente, c’è una legge nazionale che ne stabilisce il divieto. Quella spetterà al Congresso, con la possibilità che, se le previsioni per le elezioni di Midterm a novembre verranno confermate, sia alla Camera sia al Senato i repubblicani anti-abortisti saranno maggioranza. Ma bisogna vedere con quali numeri.

Per essere approvata, una legge ha bisogno della maggioranza dei rappresentanti della Camera e di almeno 60 voti al Senato, e poi della firma del presidente degli Stati Uniti, in questo caso Joe Biden, un cattolico ma contrario a limitare i diritti delle donne. Al momento al Senato la situazione vede cinquanta Democratici e cinquanta Repubblicani.

I conservatori dovrebbero cercare di conquistare almeno una maggioranza di otto senatori, e poi puntare sull’appoggio di quei moderati incerti, tra cui Joe Manchin, che spesso ha oltrepassato il confine per votare assieme ai Repubblicani.

In ogni caso restano gli Stati in cui questo diritto persisterà, come California e New York. Rimane un dato statistico: con questa decisione gli Stati Uniti diventano una delle quattro nazioni al mondo ad annullare il diritto all’aborto dal 1994, e il più sviluppato.

Gli altri Paesi sono Polonia, Salvador e Nicaragua. L’unica possibilità che l’America progressista ha di salvare la ‘Roe v Wade’ è di farlo attraverso una legge, vincendo nettamente le elezioni di novembre. Missione quasi impossibile, ma di fatto da oggi l’aborto sarà il tema centrale su cui i Democratici punteranno per rianimare un elettorato meno motivato di due anni fa.

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Trump sospettava un “Italy Gate” nella vittoria di Biden

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(ANSA) – WASHINGTON – L’ex capo del Pentagono Christopher Miller, su richiesta di Donald Trump, si è attivato per verificare le voci secondo cui l’Italia potrebbe aver avuto un ruolo nella vittoria presidenziale di Joe Biden nel 2020.
La conferma ufficiale delle indagini statunitensi sul cosiddetto “Italy Gate” è arrivata nell’ultima udienza pubblica della commissione parlamentare d’inchiesta sull’assalto al Campidoglio, che si è concentrata sulle pressioni dell’allora presidente sul Pubblico Ministero per l’annullamento il risultato della votazione.
In un verbale inviato alla Camera, Miller ha testimoniato che, su insistenza dell’allora capo di gabinetto della Casa Bianca Mark Meadows, aveva telefonato all’addetto militare statunitense a Roma per indagare sui sospetti che i satelliti italiani (Leonardo, NDR) avessero trasferito voti da Donald Trump a Joe Biden.
La voce, che si è rivelata una teoria del complotto, è stata descritta come “pura follia” all’udienza dall’ex Ministero Pubblico numero due Richard Donoghue, che aveva ricevuto una richiesta simile per indagare in quella direzione.
L’udienza ha anche rivelato che alla fine di dicembre 2020 Trump ha chiesto al Dipartimento di Giustizia e poi al Dipartimento per la sicurezza interna di sequestrare le macchine elettorali dagli stati in cui aveva perso, sempre come parte dei suoi sforzi per dimostrare brogli nelle elezioni. Una mossa che sarebbe stata senza precedenti.
Trump è stato così frustrato dall’inerzia del Pubblico Ministero di fronte alle sue accuse di brogli elettorali che ha cercato di silurare il procuratore generale ad interim Jeffrey Rosen, sostituendolo – come lui stesso ha confermato – con un oscuro ma compiacente dirigente dello stesso dipartimento, Jeffrey Clark, la cui casa è stata sequestrata ieri dall’FBI.
Dalle dichiarazioni è emerso che il 23 dicembre 2020 Trump ha chiamato o incontrato Rosen quasi ogni giorno, premendo in varie direzioni, anche perché nominasse un procuratore speciale per indagare su sospetta frode elettorale.
Il suo vice Donoghue ha affermato che in una conversazione di 90 minuti con Trump alla Casa Bianca il 27 dicembre gli ha detto senza mezzi termini che le sue accuse di frode erano infondate.
“Volevo essere franco perché ci è diventato chiaro che c’erano molte persone che gli sussurravano all’orecchio, alimentando accuse e teorie del complotto”, ha detto. Uno di queste era la “ItalyGate”.
Quando Rosen ha detto al presidente nella stessa riunione che il Dipartimento di Giustizia non poteva schioccare le dita e cambiare l’esito delle elezioni, il magnate avrebbe risposto: “Quello che ti sto chiedendo è semplicemente di dire che (le elezioni, NDR) sono corrotte e lasciare il resto a me e alla Camera repubblicana”.
Rosen ha inoltre avvertito Trump che se avesse nominato Clark al suo posto, avrebbe affrontato “centinaia di dimissioni” al ministero e avrebbe perso tutta la leadership del dipartimento. (ANSA).




A New York c’è anche una Statua della Libertà che “parla” italiano

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2c550328 1c52 460e 8200 19d4a4ddcf01 1140x815La Statua della Libertà che non ti aspetti è a Chelsea, sulla High Line. Ed ha tutt’altro che l’espressione severa che scruta l’orizzonte dell’Oceano.

È una Lady Liberty differente, con il volto che ricorda un cartone animato, ed ha un’anima tutta italiana, sia nell’ideazione sia nella realizzazione. Questa opera d’arte contemporanea è una replica in bronzo ideata da Paola Pivi e prodotta dall’antica Fonderia Artistica Battaglia, a Milano.

“You know who I am”, tu sai chi sono, è frutto di una riflessione personale dell’artista, che vive in Alaska ormai da anni. Paola Pivi scava nelle emozioni di chi negli Stati Uniti ha trovato la libertà e il successo, ma anche di chi li ha rincorsi invano. Ecco come nasce l’idea di realizzare sei maschere per rappresentare sei differenti volti della speranza, in una scultura che cambierà pelle nel corso del tempo, fino alla primavera del 2023. I ritratti stilizzati sono un’opera nell’opera e si alterneranno su una perfetta replica in scala di Miss Liberty, ottenuta da un calco in gesso del modello originale in bronzo di Frédéric-Auguste Bartholdi. È la prima volta che Paola Pivi si è confrontata con la fusione del bronzo. Uno dei sei volti di “You know who I am” è ispirato al figlio dell’artista, adottato in India e diventato cittadino americano dopo una lunga battaglia legale durata quattro anni. Le altre cinque maschere sono la sintesi di altrettante storie.

High Line – Maria Teresa Zonca

Come quella di Marco Saavedra, in prima linea nell’attivismo comunitario. Messicano, si è trasferito dopo un lungo e faticoso viaggio nel quartiere newyorkese di Washington Heights nel 1992. La sua è una storia di lotte per i diritti civili, che passa anche da detenzione e sciopero della fame, fino all’autodeportazione. Marco Saavedra, però, ce l’ha fatta e l’anno scorso ha ottenuto dagli Stati Uniti l’asilo. Durante la pandemia, il ristorante della sua famiglia ha fornito centinaia di pasti gratis ai membri della comunità. In un’intervista rilasciata a Jeff Rian nel 2006 Paola Pivi confida di essersi avvicinata all’arte contemporanea per caso, frequentando l’Accademia d’Arte di Milano a 24 anni. Voleva imparare a disegnare, ma più per passatempo.

Poi ha disegnato una maglietta, e, nel 1997, realizzato un olio su tela raffigurante un camion ribaltato, pensato mentre era in coda, nel traffico. L’arte contemporanea è stata dapprima un divertimento per lei, poi si è trasformata in ragione di vita. I suoi lavori sono stati esposti in tutto il mondo.

Ma ci sono altre opere in mostra nell’estate culturale della High Line. “Windy” ad esempio. E’ all’altezza della 24ma strada, sempre a Chelsea. L’ha realizzata Miriam Bennani ed è una scultura rotante che ricorda un tornado, ispirato proprio alla costante trasformazione della High Line. All’altezza della 12ma Strada, invece, c’è un’opera di Nina Beier, “Women & Children”. E’ una fontana composta da sculture in bronzo recuperate, con l’acqua che sgorga dagli occhi, creando lacrime che ricordano un cartone animato, simbolo, secondo l’artista, di fragilità. Ed ancora, all’altezza della 30ma Strada, in cima a un palo d’acciaio spicca “Untitled”, il drone astratto di Sam Durant. Infine sulla High Line, il grande murale di Jordan Castell, “The Baayfalls”, ritratto di Fallou, donna di Harlem, e di suo fratello Baaye Demba Sow.

High Line commissiona e produce ogni anno opere appositamente per il parco, che si conferma punto di riferimento per l’arte contemporanea a cielo aperto, accessibile a tutti gratuitamente.

Da La Voce di New York – Maria Teresa Zonca




La Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato il diritto all’aborto

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144115394 daf33465 92ae 414c 828f 9e023f7d6a97La Corte Suprema americana ha cancellato la storica sentenza Roe v. Wade che per oltre 50 anni aveva protetto il diritto all’aborto. Ora gli Stati sono liberi di vietare l’interruzione di gravidanza.

Si tratta di un “terremoto costituzionale” che avrà conseguenze sugli anni a venire.

I tre giudici liberal – Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan – hanno votato contro: “Con dispiacere – per questa Corte, ma soprattutto per i molti milioni di donne americane che oggi hanno perso una fondamentale protezione costituzionale – dissentiamo”.

La cancellazione della sentenza è stata sostenuta da cinque giudici conservatori, tra cui i tre nominati dall’ex presidente Donald Trump.

Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, non si è unito alla maggioranza, facendo presente di non volere il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade ma di sostenere la legislazione del Mississipi che vieta gli aborti dopo 15 settimane.

Missouri “primo Stato a proibire aborto”

Dopo la decisione della Corte Suprema Usa, il Missouri è il primo Stato statunitense a vietare l’aborto, tranne che per le emergenze sanitarie.

Il governatore repubblicano, Mike Parson, ha infatti firmato la legge che innesca il divieto di aborto elettivo nello Stato. “Nulla nel testo, nella storia o nella tradizione della Costituzione degli Stati Uniti ha dato ai giudici federali non eletti l’autorità di regolare l’aborto”, ha aggiunto il governatore.

“Questo è un giorno monumentale per la santità della vita”, ha fatto notare il ministro della Giustizia dello Stato, Eric Schmitt.

Sono 26 gli Stati nehli Usa che aspettavano il via libera, di questi tredici sono in grado di dichiarare subito illegale l’aborto. In maggioranza sono Stati del Sud e del Midwest

Giudice Alito, “Roe vs Wade sbagliata fin dall’inizio”

“La Roe vs Wade è stata sbagliata fin dall’inizio in modo eclatante”. Lo scrive il giudice della Corte Suprema Samuel Alito nel dispositivo con cui è stata annullata la storica sentenza con cui nel 1973 si stabilì il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti.

“Il suo ragionamento – aggiunge – è stato eccezionalmente debole, e la decisione ha avuto conseguenze dannose”. “Ha infiammato il dibattito – continua – e allargato le divisioni”.

agi.it




Italia, paese di ultracentenari

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catturaIn Italia i centenari residenti in Italia sono 17.177, l’83,4% dei quali costituito da donne. È quanto emerge dal report Istat.

Negli ultimi 10 anni, dopo una costante crescita fino al 2015 (massimo storico con oltre 19mila individui), la popolazione super longeva ha avuto una riduzione dovuta in larga misura a un effetto strutturale: l’ingresso in questa fascia di età delle coorti, meno numerose rispetto alle precedenti, perché costituite dai nati in corrispondenza del primo conflitto mondiale.

A seguito dell’aumento dei contingenti iniziali delle coorti nate alla fine del primo dopoguerra si osserva invece a partire dal 2020 una nuova crescita dei sopravviventi più longevi. Secondo l’Istat, sono 7.262 le persone che hanno raggiunto o superato la soglia dei 105 anni dal 1 gennaio 2009 al 1 gennaio 2021 (851 uomini e 6.411 donne). Tra questi, ben 1.111 erano ancora vivi al 1 gennaio 2021, 6.151 invece sono deceduti durante questo arco di tempo.

L’incremento di questa popolazione, a differenza dell’andamento degli ultracentenari nel complesso, è costante in tutti gli anni considerati. Si è passati da 472 individui viventi al 1 gennaio 2009 ai 1.111 del 2021 (+135,8%) e per tutte le coorti c’è stato un aumento superiore al 100%.

Il diverso andamento tra ultra-centenari, nel complesso, e la popolazione di almeno 105 anni di età può essere in parte spiegato dal fatto che quest’ultima è molto selezionata e comprende solo in minima parte i nati durante la Prima guerra mondiale; hanno raggiunto i 105 anni di età, al 1 gennaio 2021, solo i nati nel primo anno di conflitto (il 1915), e quindi non si osservano ancora in questo segmento di età gli effetti strutturali dovuti alla scarsa numerosità dei nati durante la guerra che invece si riscontrano per chi ha tra 100 e 104 anni.

Quante sono le persone con più di 110 anni? Negli ultimi 12 anni anche gli individui di 110 anni e oltre sono cresciuti nel numero, passando da 10 a 17. Nel 2020, anno segnato dalla pandemia da Covid 19, non c’è stata una crescita di decessi nella popolazione dai 105 anni e più, a differenza delle altre fasce di età di anziani.

Analizzando le probabilità di morte di questa sotto-popolazione dal 2009 al 2020 (deceduti/popolazione residente al 1 gennaio, per 100), si nota come il valore relativo al 2020 sia in linea con quello degli anni passati: circa 66 decessi ogni 100 individui. A livello di ripartizione territoriale – aggiunge l’Istat -si evidenziano invece alcune differenze: al Nord, zona più colpita dalla pandemia, si registra il valore più alto della serie (71 ogni 100), al Centro il valore più basso (54 ogni 100). Probabilmente le misure di contenimento adottate nell’anno hanno preservato questa fascia di popolazione da altre infezioni.

Le differenze con il resto della popolazione sono verosimilmente legate al fatto che chi ha 105 anni e più fa parte di una popolazione geneticamente selezionata, più resistente. Inoltre quasi 9 di queste persone su 10 vivono ‘protetti’ in famiglia, mentre il 12% risiede in una convivenza.

Le donne sono le più longeve. Al 1 gennaio 2021 quasi il 90% della popolazione che ha raggiunto o superato i 105 anni è composta da donne. Le donne di 105 anni e più sono 988 (88,9%) contro 123 uomini (11,1%). Solo 17 individui hanno raggiunto e superato i 110 anni di età, e sono tutte donne. Lo rivela l’Istat.

Alla stessa data la persona più anziana d’Italia era residente in Lombardia, deceduta nel mese di maggio 2022, quasi 20 giorni dopo aver spento 112 candeline. L’uomo più anziano era residente invece in Piemonte, deceduto nel 2021 a 109 anni e 293 giorni. A oggi la persona vivente più anziana in Italia è una donna residente nelle Marche che è alle soglie dei 112 anni; tra gli uomini il decano risiede in Toscana e ha quasi 110 anni.

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Per la siccità si va verso un decreto ‘ad hoc’ per la dichiarazione dello stato di emergenza

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161115775 37e51cb4 7e0e 4992 9a4b 5db2f54d88f7Per rispondere alla siccità che attanaglia l’Italia è stato istituito un coordinamento tra i tutti i ministeri interessati e la Protezione civile sul fronte delle infrastrutture, delle competenze regionali e degli eventuali ristori e si va verso un decreto ‘ad hoc’ per la dichiarazione dello stato di emergenza.

Dopo una riunione a cui hanno partecipato il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, il sottosegretario Gian Marco Centinaio e il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, è stato affidato alle Regioni il compito di individuare i criteri da far pervenire alla Protezione Civile che predisporrà un Dpcm per il Consiglio dei Ministri.

È stato deciso che “si potrà proclamare lo ‘stato di eccezionale avversità atmosferica’”, per quanto concerne il settore agricolo, e sempre su proposta delle Regioni, “qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile”.

Le Regioni sono in pressing: il loro presidente, Massimiliano Fedriga, ha chiesto che siano messi a disposizione i fondi del Pnrr per la realizzazione di nuovi invasi e per ammodernare gli impianti già esistenti per “sprecare meno”.

“La situazione è diversificata”, ha spiegato Curcio, “c’è una sofferenza nei bacini nella zona nord occidentale e in quella nord orientale del Paese, ma anche al centro ci sono criticità, anche se diverse. La criticità riguarda anche l’agricoltura e l’approvvigionamento energetico. Non piove da settimane, il cuneo salino è risalito di decine di chilometri e inquina l’acqua irrigua. Le tendenze non sono positive, nelle prossime settimane non ci sara’ una inversione di tendenza. Tra l’altro questi periodi di siccita’ potranno essere alternati da possibili momenti di piogge intense”.

Nel frattempo si moltiplicano le iniziative a livello locale di governatori e sindaci come la chiusura delle fontane, il divieto di lavaggio delle auto e di innaffiare orti e giardini fino allo stop all’erogazione dell’acqua potabile di notte.

In Emilia Romagna, l’Autorità del bacino del Po ha chiesto un calo del 20% di prelievi per continuare l’irrigazione e quindi portare a compimento il raccolto e i Comuni sono stati invitati a emettere ordinanze per ridurre l’utilizzo dell’acqua potabile nei servizi non indispensabili, come lavare le auto o innafiare gli orti e riempire le piscine private.

In Lombardia il presidente Attilio Fontana ha chiesto ai cittadini di “fare uso parsimonioso dell’acqua” e il suo assessore all’agricoltura, Fabio Rolfi, ha annunciato un tavolo per studiare le possibilità di recuperare le acque reflue per irrigare i campi.

In Piemonte gli invasi sono ai minimi storici, con una riduzione in media del 50% e le acque del Po mai così basse da 70 anni. Il governatore Alberto Cirio ha chiesto che per la sua regione sia anticipato lo stato di emergenza senza attendere le altre visto che i numeri già lo giustificano.

Tra l’altro le sorgenti di montagna stanno registrando tra il 50 e il 90% in meno di portata d’acqua e l’allerta riguarda 145 Comuni soprattutto nel Novarese e nell’Ossolano, dove il Lago Maggiore è sceso di un metro.

La Coldiretti stima in 900 milioni i danni nella regione. Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha chiesto di “accelerare sulla dichiarazione dello stato di emergenza nei territori più colpiti ma anche e soprattutto sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie”.

L’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche ha avvertito che si profila una drammatica contingenza ambientale ed economica a ha aggiunto che è la linea del Garda l’ultima speranza idrica per ristorare l’esangue fiume Po e contrastare la risalita del cuneo salino, che ormai sta pericolosamente marciando verso i 20 chilometri all’interno della pianura di Ferrara.

Nel report settimanale si segnala come la carenza d’acqua stia ormai coinvolgendo anche non facili rapporti transfrontalieri internazionali quali la gestione delle acque del lago Maggiore con la Svizzera e del fiume Isonzo con la Slovenia.

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La Corte Suprema ha esteso il diritto al porto d’armi negli Usa

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175315510 4647a730 8820 4e4b 99e6 4f2bd5d793afA meno di due mesi dalla strage nel supermercato di Buffalo, e a un mese da quella nella scuola elementare di Uvalde, la Corte Suprema Usa ha preso una decisione storica, estendendo il diritto a portare le armi anche lontano da casa e senza bisogno di provarne la necessità.

Con una votazione di 6 a 3, la Corte ha accolto il ricorso di due persone che avevano citato lo Stato di New York per le limitazioni al porto d’armi. Nello Stato serviva provare la “necessità” per poter girare con le armi.

I giudici supremi hanno dichiarato incostituzionale questa legge che era in vigore dal 1911, aprendo la strada a un ‘libera tutti’ sulle armi in un Paese dove dall’inizio dell’anno ci sono state già 279 sparatorie in cui sono rimaste ferite o uccise almeno tre persone.

Le conseguenze riguarderanno 83 milioni di americani, quelli dello Stato di New York e di altri sette Stati, più la capitale Washington, dove sono state presentate cause simili.

Per la Corte Suprema il Secondo Emendamento, che dà diritto a portare le armi, resta il principio madre che vale per tutti gli Stati. E questo viene sancito mentre il Senato fatica ad approvare una legge di riforma che limiti l’accesso alle armi per le persone con problemi mentali, e aumenti i controlli sugli acquirenti.

La decisione della Corte Suprema ha creato reazioni opposte, polarizzando ulteriormente il Paese. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si è detto “profondamente deluso”, e ha lanciato un appello agli americani “perché facciano sentire la loro voce”.

Duro il commento del sindaco di New York, Eric Adams: “Mettiamola giù semplice, questa decisione della Corte Suprema metterà i newyorkesi ancora più a rischio di finire vittime della violenza delle armi”.

Tutt’altro clima tra i ‘pro-guns’. I vertici della Nra, l’organizzazione di produttori e possessori di armi, hanno definito la disposizione della Corte una “vittoria monumentale” e una “decisione spartiacque” che garantisce agli “uomini buoni e le donne buone d’America” di poter girare armati anche lontano da casa e senza bisogno di giustificarsi.

La sentenza darà nuova linfa al mercato delle armi che fa degli Stati Uniti un Paese diverso da tutti gli altri: sono 390 milioni le armi possedute da privati, più di tutto il resto del mondo. Ma c’è anche altro sul tavolo.

La sterzata conservatrice preoccupa i progressisti che vedono sempre più probabile un’altra decisione molto attesa e molto temuta: quella che dovrebbe annullare la sentenza del 1973 che stabili’ il diritto all’aborto.

Con una proporzione di sei giudici conservatori a tre, e dopo che la bozza della sentenza era stata anticipata nelle scorse settimane, la possibilità che gli Stati Uniti tornino indietro di cinquant’anni è molto alta.

agi.it