E’ Vienna la città più vivibile al mondo, Milano 49esima

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150331510 2b558cd8 fdc9 4000 a71f 341d116ae584Vienna torna a essere la città più vivibile al mondo e conquista il primo posto dell’indice 2022 stilato dall’Economist per stabilire la classifica delle città in cui si vive meglio al mondo. Tra le italiane, Milano è al 49mo posto e fa meglio di New York al 51mo e di Pechino al 71mo. Sorprende il declino delle metropoli spagnole: Madrid perde 24 posizioni e scivola al 43mo posto, Barcellona arretra dal 16mo al 35mo posto.

In forte ascesa la Germania con Francoforte settima, Amburgo 16ma e Dusseldorf 22ma che scalano tutte una trentina di posizioni. Dopo il 2018 e il 2019, la capitale dell’Austria è per la terza volta ai vertici dell’indice redatto dall'”Economist Intelligence Unit” (Eiu), l’unità di ricerca e analisi del settimanale inglese, prendendo in considerazione le città considerate “destinazioni d’affari”, centri economici e finanziari oppure con una forte domanda di visitatori.

La città del Prater strappa il primato alla neozelandese Auckland, che ha perso ben 33 posti a causa dell’estensione dei lockdown anti-Covid. Gli esperti hanno premiato la stabilità di Vienna, la sua offerta culturale e d’intrattenimento e l’assistenza sanitaria, nonchè la qualità delle infrastrutture con il punteggio massimo di 100 su 100. I fattori culturali e ambientali sono quasi ideali.

L’Europa domina la top 10

L’Europa domina ampiamente la Top 10 con sei città: Copenaghen e Zurigo, che completano il podio dietro Vienna, Ginevra, Francoforte settima e Amsterdam nona. Anche il Canada ha fatto bene: Calgary è arrivata in terza posizione congiunta, seguita da Vancouver al quinto posto e Toronto all’ottavo.

La giapponese Osaka e l’australiana Melbourne hanno condiviso il decimo posto. Parigi è 19ma, 23 posizioni in più rispetto allo scorso anno, e Bruxelles 24esima, appena dietro la canadese Montreal.

Beirut, devastata da un’esplosione portuale nel 2020 e alle prese con la paralizzante crisi finanziaria libanese, non è stata inclusa nella classifica delle destinazioni d’affari. Nemmeno la capitale ucraina Kiev, dopo che l’invasione russa del 24 febbraio ha costretto l’Eiu a interrompere la sua ricognizione sulla città. Mosca, da parte sua, perde 15 posizioni e scivola all’80esimo posto. Una maggiore censura accompagna il conflitto in corso”, osserva il rapporto. “Le città russe stanno inoltre vedendo restrizioni alla cultura e all’ambiente a causa delle sanzioni economiche occidentali”.

Altri centri dell’Europa orientale sono stati considerati meno stabili a causa delle “aumentate tensioni diplomatiche” dovute alla guerra in Ucraina. La capitale della Siria dilaniata dalla guerra, Damasco, ha mantenuto il suo posto di città meno vivibile del pianeta.

agi.it




Bufera sul Comites di Zurigo. Il Tar ordina di ricontrollare i voti

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giustiziastatuaBisogna ricontrollare i 104 voti non assegnati alla lista “Il ponte”. È quanto stabilisce l’ordinanza emessa ieri, 22 giugno, dal Tar del Lazio in merito al ricorso proposto da Alessio Tacconi, Vincenzo Maurello, Rosanna Chirichella, Leonardo Canonico, consiglieri del Comites di Zurigo della lista “Il Ponte” che chiedono l’annullamento dei risultati delle elezioni del 3 dicembre scorso.
Sul piatto della bilancia 104 voti non attribuiti alla lista in questione.
Nel ricorso, come riassume l’ordinanza, si contestano i verbali delle operazioni elettorali del seggio n. 1 ZH del 4 dicembre 2021 da cui emerge che 104 voti di preferenza espressi per la lista il Ponte sono stati dichiarati invalidi. Da qui, anche per un meccanismo dei cosiddetti “resti” la lista sarebbe stata penalizzata nel risultato finale, dunque nella composizione del Comites e nella distribuzione delle cariche.
L’ordinanza ora dispone il riconteggio, rilevando, tra l’altro, che “il comitato elettorale circoscrizionale, pure a fronte dell’opposizione del Presidente e di un altro componente, non ha proceduto al riesame dei 104 voti contestati e provvisoriamente non assegnati dal seggio elettorale alla lista “Il Ponte”, provvedendo alla proclamazione degli eletti, e ciò – a giudizio del Collegio – proprio in violazione del predetto art. 20 della legge 286/2003”. Articolo che recita, al comma 4, “il comitato elettorale circoscrizionale procede al riesame delle schede contenenti voti contestati e provvisoriamente non assegnati e, tenendo presenti le annotazioni riportate a verbale nonché le contestazioni e i reclami presentati, decide sull’assegnazione dei voti stessi”.
Il Tar, dunque, ritiene “necessario disporre una verificazione a cura del Direttore Centrale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale – Direzione centrale per i Servizi Consolari e Visti, Servizi agli Italiani all’estero”.
La verifica avrà come obiettivo “esaminare le n. 104 schede riportanti i voti alla lista “Il Ponte” onde accertare la validità delle stesse; procedere al conseguente riconteggio dei voti assegnati a tutte le liste partecipanti e di procedere, in base all’esito di tale operazione, all’attribuzione dei seggi alle stesse liste”.
La verifica, si legge ancora nell’ordinanza, “potrà essere delegata dal Direttore centrale per i servizi consolari ad un funzionario di adeguata competenza, il quale procederà ad elaborare una relazione descrittiva delle operazioni compiute e degli esiti; le operazioni di verifica dovranno essere svolte alla presenza dei difensori delle parti in causa che vorranno intervenire, previa comunicazione a cura del funzionario verificatore del giorno, del luogo e dell’ora; la relazione, corredata dalle osservazioni e dalle opposizioni che i difensori delle parti riterranno di esprimere (e che il funzionario verificatore avrà cura di riportare), dovrà essere trasmessa alla segreteria della Sezione entro il 20 settembre 2022, per essere depositata agli atti di causa, a tal fine fissandosi, sin d’ora, l’udienza pubblica del 25 ottobre 2022 per la definizione nel merito del giudizio; la corresponsione del compenso al verificatore sarà disposta con la sentenza che definirà il giudizio nel merito”.
Valutati gli interessi coinvolti, il Tar ha anche deciso di “non sospendere l’efficacia degli atti impugnati nelle more dell’espletamento della disposta verificazione”.
L’udienza pubblica è stata convocata il 25 ottobre 2022. (aise) 




Raphael Gualazzi e il suo “Bar del sole”: “La musica va rispettata”

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152700887 7cea65d9 c4d8 4dec 8035 ac6a2a8d7427A Urbino, la sua città natale, Raphael Gualazzi era solito suonare il pianoforte in un vecchio bar, decorato da soli di porcellana regalati negli anni da turisti e studenti del posto. Le prime settimane il suo pubblico era composto da un amico, la fidanzata di questo e i soliti frequentatori del bar.

Nello spazio di un anno, centinaia di persone affollavano la via del Bar del Sole per ascoltarlo suonare e quello fu l’inizio di una lunga e bellissima, carriera, e così oggi Gualazzi, jazzista di fama mondiale, ma anche ormai uno dei più sbrilluccicanti nomi del pop italiano, ha deciso di ritornare, perlomeno concettualmente, al passato con un disco in cui rielabora dieci capolavori del repertorio cantautorale italiano, un disco intitolato proprio “Bar del sole”.

Perché un disco di cover?

Preferisco chiamarle rivisitazioni, oppure commistioni. La parola “cover” mi ricorda mio cugino che diceva negli anni ’90: “Se vuoi venire a suonare Roma devi fare e cover”. Devo dire che questa musica ci è stata di ispirazione ed è stato proprio nutrimento dell’anima fare questo progetto. Nel percorso musicale da interprete, da musicista e da cantante è veramente importante essere ispirati e stimolati da esperienze musicali, proprio come mi è successo quando ho fatto il direttore alla Notte della Taranta o ho suonato alla scala di Milano. In questo periodo sto lavorando ad un album di inediti e anche ad un sacco di collaborazioni, ma questo album e l’incursione dentro un repertorio del genere mi ha permesso veramente di acquisire un sacco di stimoli e di sensazioni nuove rispetto la musica. Soprattutto per il fatto che mi ha rimesso in contatto con le mie origini e con la mia infanzia, era un repertorio che ascoltavo da bambino prima di cominciare ad ascoltare la musica africana, americana…prima di ascoltare quella roba lì. Da bambino ascoltavo cantautori italiani, eravamo negli degli anni ’80 e con i miei genitori ascoltavo Pierangelo Bertoli, Antonello Venditti , Cocciante e così via e quindi ascoltavo questa musica ed era molto bello.

Come hai scelto le canzoni per questo disco? Hanno influito i ricordi, volevi omaggiare determinati autori…?

In realtà questa scelta è stata fatta insieme con un team, ovviamente con il produttore artistico Vittorio Cosma e insieme al team editoriale e di produzione di Sugar; si sentiva l’esigenza di creare un progetto che descrivesse un pochino una via di uscita da questo periodo di Covid, dall’emergenza sanitaria e dalle emergenze politiche e ambientali. Insomma, in un momento di grande confusione e caos, la musica accompagna, come avrebbe detto Freud: “una sublimazione degli stati emotivi sociali”, quindi ho cercato proprio la sublimazione, la leggerezza, nel concetto del Bar del Sole, che è un luogo dell’anima ancor prima di essere il luogo reale ed essere il bar del cuore di chiunque nasce in un paese e ascolta buona musica. Quindi questo repertorio è stato scelto soprattutto in base ai testi e come i testi sono importanti rispetto a questo concetto. Poi sicuramente ci sono anche degli aspetti emotivi, anche personali, legati alla mia infanzia, oltre che la grande stima.

Come nel caso di “Pigro” di Ivan Graziani, no?

Ivan Graziani era amico di mio padre, che negli anni ‘60 ha collaborato con lui come batterista. Sono rimasto amico con lui, ho la stessa età di Filippo Graziani, che è il secondo figlio, ed avevo questa canzone che era la mia preferita quando ero piccolo che era “Pigro”.

Ci sono anche dei brani che sono rimasti fuori da questa selezione?

Si, è stata una selezione importante, molto curata, con dei ripensamenti, e poi le cose nascono anche quando le stai facendo. Ti rendi conto che una cosa che avevi preso in considerazione prende una forma inaspettata e non sta venendo bene. Non è mai completamente prevedibile quello che succede nella musica, per fortuna. Però devo dire che sono molto contento, ci vorrebbero più capitoli.

Al pubblico piacerebbe sicuramente…

È decisamente un’idea allettante, dall’altra parte però ho anche tanta voglia di riproporre musica composta da me, senza nulla togliere a questo progetto che adoro. Devo tanto a questo progetto in termini di ispirazione.

Visto l’approccio evidente di rivisitazione che hai avuto rispetto a questi brani, ce n’è uno di questi che ti ha sorpreso, che non pensavi potesse venire così bene rifatto da te, che hai un’identità artistica molto forte ed è chiaro che ci metti la tua impronta?

Devo dire che è difficile sceglierne uno in particolare a cui sono più affezionato, proprio perché si è scelto di creare degli arrangiamenti molto coerenti ma diversi tra loro. Forse quello che spicca di più come originalità è “Amore caro amore bello”, proprio perché è stata questa scelta super trasversale, Vittorio ha inserito questo organo elettronico con i suoi arpeggiatori, con una sua ritmica anni ’80 che conferisce essenzialità e minimalismo al brano, a differenza dell’originale molto arrangiato, maestoso e molto emotivo. Ma mi ha sorpreso lui (Vittorio) in quella maniera perchè ha dimostrato che si possono toccare degli angoli dell’emotività attraverso la musica anche proprio nella riduzione, nel rendere essenziale, nel levare degli elementi, e sceglierne pochi ed evidenziando la qualità di quello che si propone, riportando la melodia al suo sentore autentico. È interessante l’arrangiamento che ha fatto, ti arriva subito questo brano qua; sempre ammirando la bellezza dell’originale che rimarrà sempre il migliore brano.

Quando ho letto la track list mi sono detto: ha scelto tutti brani definitivi, cioè brani che toccano un punto oltre il quale non si può andare, che è una caratteristica che sentiamo sempre meno nella musica italiana.

Io credo che i brani anzitutto sono stati al loro tempo dei grandi e immensi successi. Ma quando penso a “Centro di gravità permanente”, “Il mondo” hanno melodie infinite, le accosto a “Volare” o “Con te partirò”. Quelle melodie lì fanno parte della cultura italiana, sono la bellezza con cui abbiamo contaminato altri generi musicali del mondo. La parte melodica è importante nella storia musicale. Non si sarebbe potuto affrontare un disco del genere con un tipo di produzione sbrigativa o economica, perché certi capolavori vanno trattati con rispetto e anche gli editori, la gente che ne è in possesso da tanti punti di vista, sa bene di che si sta parlando. La musica va rispettata e celebrata.

Questo disco interviene in qualche modo nel tuo rapporto con la musica?

La musica è come un partner, tu pensi di averlo scelto, ma in realtà sei tu che sei stato scelto; la musica in assoluto ti sceglie e sceglie dove incontrarti e tu devi lasciarle lo spazio perché questo avvenga e per fare queste cose ci vuole disponibilità, tempo e impegno.

Non ci sono brani stranieri né brani particolarmente contemporanei nel disco…

In realtà ci siamo concentrati in un periodo storico preciso, gli anni ‘60/’70/’80, dove il cantautorato si è espresso al suo massimo. Io quello che ricercavo era un contatto con le mie origini, io da quando avevo 9 anni fino ad adesso ho sempre ascoltato e suonato prevalentemente in inglese, ma non perché non riconoscessi la bellezza della musica italiana, ma proprio perché sono stato ispirato da un mondo diverso. Avevo proprio la necessità di ricollegarmi con me stesso, con quello che fa parte di un’infanzia che si dimentica, che si rimuove da un certo punto di vista, e ho usato queto periodo cantautorale che mi ricollegava all’infanzia proprio per fare questo. Per questo non ho fatto scelte di rivisitazione rispetto a brani più recenti.

Hai parlato di un nuovo lavoro di inediti, io ricordo benissimo di “Ho un piano”, mi ricordo nitida la tua volontà di aprirti anche dal punto di vista produttivo. Hai in mente di fare ancora un passo oltre e magari confrontarti anche con sonorità più urban con dei featuring veri e propri?

Io non escludo nessun tipo di contaminazione perché, ammetto, proprio come sto facendo con diverse collaborazioni, con diversi produttori e autori, diventa sempre più interessante questo gioco musicale sulla lingua italiana e sulla musica. Per il momento rimango molto aperto alle contaminazioni, poi ci sarà una fase di selezione e di ragionamento rispetto alla direzione giusta che si vuole dare al progetto, al momento siamo in una fase diciamo “quantitativa” e di libertà, di creazione senza nessun tipo di concetto o senza posizionamento, deve esserci anche il momento di libero arbitrio; poi dopo, pian pianino, si capisce bene dove ti sta portando il flow della creazione. Non escludo niente, perché secondo me ci sono anche un sacco di persone del genere rap che sicuramente hanno delle cose da dire, delle verità da raccontare e siamo in un momento storico in cui non solo i giovani, che ormai sono il presente, ma in generale questo mondo non vuole più sentire cose patinate, le favole. Magari qualcuna si, ma vuole sentire anche la verità, che si affrontino dei problemi reali della vita, delle cose che fanno parte della nostra realtà. È giusto dare il nostro punto di vista, dare il nostro contributo nella riflessione su alcune tematiche sociali, o ambientali o di qualsiasi natura, il tutto attraverso l’arte. L’arte racconta la verità, poi qualcuno la fa in forma più autoironica, come posso essere io, qualcuno la fa in maniera più monumentale e seriosa. Io mi diverto molto a fare il mio mestiere e spero di portare sempre la musica davanti a tutto, perché è la cosa che mi interessa di più.

Il settore della musica negli ultimi due anni è stato certamente messo a dura prova, probabilmente è stato il settore più colpito dalle restrizioni dovute alla pandemia, ma ha anche permesso ai lavoratori dello spettacolo di capire qual è il rapporto che li lega alle istituzioni, tu in questo senso c’hai pensato?

Ho una mia filosofia rispetto a queste cose. Prima di tutto bisogna guardare la storia, perché è importante. Quando Mozart suonava in teatro non esisteva quella concezione wagneriana del momento: il golfo mistico, le luci spente a fine atto, no, le luci erano accese, la gente mangiava nel teatro, rideva, applaudiva quando voleva, era un momento ricreativo, la gente si godeva la musica. Poi arriva Beethoven, che diceva “Io vengo a suonare a casa di voi nobili, però se io non ho l’attenzione e il silenzio io non suono”, è stato il primo a chiedere il rispetto per talento e musica. Poi Wagner ha proprio idealizzato l’opera con luci spente, applausi a fine atto, il golfo mistico per farci star dentro l’orchestra… così che niente fosse inquinato alla vista dei musicisti che suonavano. Aldilà di questo, credo che il ruolo dei musicisti, ma soprattutto di tutti quelli che lavorano intorno alla musica e che la rendono possibile, da quello che guida in bilico nella neve di inverno per raggiungere dei paesini e portare tutta la produzione in un teatrino, fino a quello che parte e sta sotto il sole d’estate con 45 gradi in Salento a montare palchi, questi tipi di mestiere intorno alla musica, che rendono possibile tutta quella bellezza, vanno tutelati e protetti. Io, per quanto potevo, li ho sostenuti perchè credo che sia importante tutelare i lavoratori intorno allo spettacolo, perché se non ci sono loro non c’è lo spettacolo. C’è una verità rispetto al ruolo nell’intrattenimento, ma noi non siamo una scimmietta, siamo delle persone con una dignità, ed è un lavoro molto bello e ci sono tante soddisfazioni, ma anche tante fatiche come in tanti altri lavori.

AGI.IT




Non è vero che i biliardini rischiano di sparire

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unnamedNessuno toglierà i biliardini dai bar e dalle spiagge. Lo assicura l’Agenzia delle Dogane confutando le false notizie circolate nelle ultime ore su una ipotetica nuova regolamentazione che metterebbe a rischio uno dei giochi preferiti dagli italiani.

“Nessuna nuova regolamentazione è intervenuta per modificare la normativa di settore già esistente. I biliardini, come sempre, potranno essere liberamente installati in tutti i luoghi aperti al pubblico in continuità con le regole del passato e secondo le modalità già previste”, spiega l’Agenzia delle Entrate in un comunicato stampa.

Cosa prevede la norma Una norma del 2012 ha inserito i biliardini fra quegli apparecchi le cui caratteristiche devono essere disciplinate da interventi ministeriali: ciò con l’intento di garantire la sicurezza dell’esercizio. A titolo esemplificativo per comprendere l’utilità dell’intervento, tra i diversi documenti che il produttore deve presentare per la commercializzazione del prodotto sono presenti anche quelli che garantiscono gli standard di sicurezza dei giocatori previsti dalle normative europee. Queste regole valgono naturalmente solo nei luoghi aperti al pubblico e non per la vendita di biliardini a privati.

Un intervento normativo del 2020 ha consentito all’Agenzia d’intervenire come ente di regolazione. Conseguentemente, nel 2021, nei mesi di maggio e giugno, sempre per salvaguardare i biliardini già installati nei luoghi aperti al pubblico ed evitare che una norma inapplicata del 2012 portasse a centinaia di sequestri su tutto il territorio nazionale, l’Agenzia ha adottato regole semplificate di autodichiarazione che non prevedono più una autorizzazione ma un semplice nulla osta.

Sotto l’aspetto tributario, tali apparecchi sono assoggettati, da oltre venti anni, all’imposta sugli intrattenimenti. Anche in questo caso, nulla è cambiato con la nuova regolamentazione ed è quindi oggettiva l’inesattezza delle informazioni riportate sui media. Da ultimo, l’Agenzia sempre con l’intento di garantire lo svolgimento di questo importante intrattenimento, si è fatta promotrice di una nuova norma di semplificazione, che in questi giorni risulta essere in discussione in Parlamento. Verrebbero in tal senso eliminati, dagli obblighi certificativi posti dalle leggi oggi in vigore, proprio i biliardini. Inoltre, l’Amministrazione, quale organo tecnico di settore, ha sempre fornito parere istruttorio favorevole a interventi normativi aventi analogo fine e valore sociale.

“Si rassicura tutto il settore e tutti i giocatori – afferma il Direttore Generale Marcello Minenna – che anche per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il calcio balilla rappresenta uno dei giochi della storia e della tradizione di tutti noi italiani da salvaguardare e promuovere anziché da ostacolare, non essendo in alcun modo assimilabili ad apparecchi con vincita in denaro come videolottery e slot.”

agi.it




Spagna. Arrestato mafioso italiano appartenente alla ‘Ndrangheta

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imagen de la detencion de vittorio raso en 2020 bcc5La polizia di Castelldefels ha arrestato il capo della mafia calabrese, Vittorio Raso, in un controllo di routine. È un membro di spicco dell’organizzazione criminale italiana ‘Ndrangheta, ricercato da due anni dopo che l’Alta Corte nazionale lo aveva erroneamente liberato.

Gli agenti hanno fermato il suo veicolo a un controllo del traffico e quando ha consegnato loro la documentazione, hanno verificato che era falsa. La polizia ha prelevato le sue impronte digitali e verificato che corrispondessero a quelle del boss mafioso su cui sono registrati diversi mandati di cattura emessi dalle autorità italiane e spagnole.

L’uomo resta trattenuto presso la questura di Gavà, come hanno confermato  fonti della polizia. Dovrebbe andare in tribunale a partire da giovedì.

La Polizia nazionale spagnola aveva già arrestato Vittorio Raso a Barcellona nell’ottobre 2020, in forza di un ordine europeo di arresto e resa (OEDE) delle autorità italiane per reati di appartenenza a un’organizzazione criminale, estorsione e traffico di droga. Secondo quanto riportato dallo stesso corpo poliziale al momento dell’arresto, era “uno dei boss più ricercati d’Italia per il suo ruolo di cerniera, tra i grandi boss e gli esponenti della base”.

Tuttavia, dopo aver ascoltato una sua dichiarazione in videoconferenza, che il prigioniero ha fatto dalla Ciutat de la Justícia de L’Hospitalet, il giudice dell’Alta corte nazionale lo aveva rilasciato, sostenendo che nell’arresto iniziale emesso dall’Italia si parlava solo del reato di estorsione anche se poche ore dopo la dichiarazione la polizia italiana ha spiegato che era ricercato anche per traffico di droga in quanto leader della ‘ndrangheta, Purtroppo quando è arrivata questa comunicazione il Raso era già stato rilasciato. In quella occasione gli agenti della Polizia nazionale si erano recati nello stesso appartamento di Diagonal Mar dove era stato arrestato, ma di lui non hanno trovato traccia.

Stavolta non è stata la Polizia Nazionale ad ammanettare il boss mafioso, ma un controllo di routine da parte della polizia locale di Castelldefels.

da niusdiario.es




Scissione 5 Stelle, Conte: “Fine del Movimento? Non scherziamo”

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conte contrariato fgLa scissione avviata ieri da Luigi Di Maio segna la fine del Movimento 5 Stelle? “I nostri principi e i nostri obiettivi non sono più validi? State scherzando?”. Così il leader del Movimento, Giuseppe Conte, risponde ai cronisti lasciando la sua abitazione per raggiungere la sede di Campo Marzio dove si sono riuniti poco dopo i vertici del M5S.

Con Conte sono arrivati alla spicciolata Paola Taverna, Stefano Patuanelli, Carlo Sibilia, Mariolina Castellone, Nunzia Catalfo. Altri ‘big’ sono collegati da remoto.

“L’appoggio al governo non è in discussione”, ha detto il ministro e capodelegazione M5S al governo, Stefano Patuanelli, lasciando la sede del partito. A chi gli chiede se si aspettasse l’addio di Di Maio, “sì – ha risposto – era nell’aria”.

Oggi alla Camera è stata formalizzata la nascita di ‘Insieme per il Futuro’, il nuovo Gruppo a cui ha dato vita Di Maio dopo l’addio al Movimento. Il presidente della Camera, Roberto Fico, in apertura di seduta ha annunciato la nascita della formazione, dando lettura dei deputati che hanno aderito.

adnkronos.it




Come funziona il ‘sistema’ napoletano per rubare i rolex

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unnamedChi rapina gli orologi di lusso a Napoli, soprattutto Rolex? Quanto ci guadagna? E soprattutto chi li acquista? E da chi? Alla prima domanda, la risposta è facile: le paranze. Si chiamano così i piccoli gruppi composti da due/tre persone perennemente alla caccia in città e non solo di possibili vittime, ignari alimentatori di un commercio che ha anche a volte parvenza di legalità, e fino a prima della pandemia arrivavano da tre rioni della città: i Quartieri Spagnoli, la Sanità e i Decumani. Adesso, raccontano all’AGI esperti investigatori della polizia, tutti rapinano tutto e il rischio, non avendo la ‘fortuna’ di essere rapinati da ‘specialisti’ del settore, è quello di essere vittime di violenza, mentre un abile componente della paranza è in grado di sfilare l’orologio dal polso senza lasciare nemmeno un graffio, senza ricorrere alla minaccia con armi.

L’allarme a Napoli in queste settimane è alto per presenze record di turisti anche stranieri e anche facoltosi. Ieri è stata la volta dell’attore francese Daniel Auteuil, ma nel mirino delle paranze, in tempi di ‘magra’, sono quasi sempre finiti i calciatori del Napoli. Ultimo Osimehn, il primo Marek Hamsik, che nel 2008 fu rapinato del Rolex. E poi Behrami, Fernandez e Zuniga. Qualche anno fa all’ex moglie di Edinson Cavani, Maria Soledad, fu rapinata un orologio ‘Piaget’ da 18mila euro nel quartiere Fuorigrotta, stessa sorte per la moglie di Lavezzi. E una rapina la subi’ anche Lorenzo Insigne nel traffico di Chiaia

Di recente è stato Luca Esposito, genero del boss Patrizio Bosti, elemento di vertice del clan Contini, a raccontare il sistema di riciclaggio degli orologi. “Ho sempre gestito online i miei affari. L’ultimo calciatore tramite cui ho acquistato orologi è (omissis, ndr).  Ho pagato tramite una mia card su conto estero lituano per complessivi 36.400 euro. Poi ho dato 500 euro a (omissis, ndr), più altri 2.000 a un intermediario. L’orologio è stato venduto a un cliente tedesco. I calciatori acquistano gli orologi a prezzo di listino”.

Nel settore dei diamanti c’è lo stesso vantaggio economico del settore degli orologi. “Il centro del commercio italiano è Roma. I dealer mondiale durante il Covid si sono tutti trasferiti a Dubai. Dealer mondiali sono quelli di Hong Kong, con i quali io sono in rapporto. I soldi transitano su conti correnti o vengono regolati con permute. Vengono spesso venduti tramite pagine social. I dealer spesso ricevono solo la provvigione, senza anticipare nulla”, ha detto ai pm della Dda in un verbale poi ritrattato.

Le rapine vengono compiute nelle località dove è possibile trovare gente più che benestante, confermano all’AGI gli investigatori interpellati. In estate Ibiza, Mykonos, Cannes, a Barcellona e in Costa Azzurra, tra Monaco e Antibes. In inverno a Milano, Torino e Roma. Non a caso, proprio a Torino nel 2018 è morto a 36 anni Nunzio Giugliano, rampollo della famiglia di camorra un tempo egemone nel quartiere di Forcella, dopo un incidente stradale mentre era inseguito in scooter dalla polizia. Giugliano era per gli inquirenti a capo di una banda specializzata in Rolex.

Il valore di un orologio scippato e rivenduto nel mercato parallelo è decurtato del 30 per cento, se è in buono stato. Gli orologi rubati vengono acquistati per lo piu’ da ricettatori napoletani che hanno contatti con mercati dell’Est asiatico, cosi’ come li aveva Luca Esposito prima del suo arresto. Cina e Hong Kong prevalentemente, e prima della guerra, Russia. Il pagamento avviene su conti online, su carte ricaricabili, in conti esteri intestati a prestanome. Prima dell’acquisto, l’orologio viene quasi sempre ispezionato da un intermediario di fiducia che si occupa anche della spedizione.

agi.it




La pericolosa escalation di tensione tra Russia e Lituania

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190146912 957e60ba 4c46 4904 b0cb 68a9f178569bLa Russia ha chiesto alla Lituania di revocare immediatamente il blocco del transito di beni soggetti a sanzioni Ue verso l’exclave baltica di Kaliningrad, altrimenti sarà costretta a “contromisure”. Vilnius ha replicato che non si tratta di una decisione unilaterale bensì dell’applicazione delle nuove sanzioni decise dall’Unione Europa in seguito all’invasione dell’Ucraina. Da sabato scorso non possono quindi essere più trasportati su rotaia dal resto della Federazione all’ex territorio tedesco – rimasto isolato dal resto della Russia dopo il crollo dell’Urss – acciaio, carbone, materiali da costruzione e tecnologie avanzate come i semiconduttori di ultima generazione.

Il blocco copre così tra il 40% e il 50% dei beni che Kaliningrad scambia con la Russia attraverso la Lituania, ha spiegato Anton Alikhanov, governatore dell’Oblast. Alikhanov ha invitato la popolazione a non precipitarsi a svuotare gli scaffali e ha spiegato che i prodotti colpiti dalle restrizioni arriveranno via mare, sia pure in modo più lento e costoso.

Di “decisione illegale” e “senza precedenti” ha parlato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “La situazione è più che seria e richiede una profonda analisi prima che venga adottata qualsiasi misura o presa qualsiasi decisione”, ha affermato Peskov.

Dopo aver convocato l’incaricata d’affari lituana ad interim a Mosca, Virginia Umbrasene, il ministero degli Esteri russo ha definito “apertamente ostili” le azioni di Vilnius e ha chiesto “l’immediata cancellazione di queste restrizioni”.

“A meno che il transito commerciale tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio della Russia non venga pienamente ripristinato nel prossimo futuro, la Russia si riserva il diritto di agire in difesa degli interessi nazionali”, aggiunge la nota, che accusa la Lituania di aver violato i suoi “obblighi legali internazionali”, a partire dalla “dichiarazione congiunta del 2002 della Federazione Russa e dell’Unione Europea sul transito tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio russo”.

Toni molto più duri sono stati utilizzati da Andrej Klimov, vicepresidente della Commissione Esteri del Consiglio federale, la Camera alta russa, che ha evocato in modo esplicito il rischio di un conflitto armato. Secondo il senatore russo, quello di Vilnius è un “comportamento inaccettabile” che “mette in pericolo l’intero blocco politico-militare” della Nato e che, in assenza di una marcia indietro, “scioglierà le mani” di Mosca perché risolva il problema “con ogni mezzo”.

L’Alleanza Atlantica, prosegue Klimov su Telegram, “”de jure avvia un blocco inaccettabile di un’entità costituente della Federazione Russa attraverso le mani di uno dei suoi paesi membri” e “quest’ultima può essere valutata come un’aggressione diretta contro la Russia, costringendoci letteralmente a ricorrere con urgenza a un’adeguata autodifesa”.

Una minaccia da non prendere sottogamba. Se Mosca decidesse di passare alle maniere forti e chiudere il corridoio di Suwalki, una striscia di 80 chilometri tra Polonia e Lituania che separa Kaliningrad dalla Bielorussia, le tre nazioni baltiche si troverebbero isolate. E le forze armate di Mosca e Minsk si esercitano da tempo per una simile eventualità.

Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri ha, da parte sua, accusato la Russia di mentire e ha specificato che il parziale blocco non è un’azione unilaterale bensì l’applicazione di un capitolo delle sanzioni Ue che entrava in vigore il 17 gennaio. Di fatto, non è impedito il transito di merci dalla Russia a Kaliningrad ma solo il trasporto dei beni di cui è ora vietata l’esportazione dall’Unione Europea alla Russia. Da Mosca obiettano però che i flussi sono diretti dalla Russia alla Russia. Una questione di non immediata interpretazione, tanto che sabato scorso il viceministro degli Esteri lituano, Mantas Adomenas, aveva affermato – a bando già attivo – di essere in attesa di “chiarimenti dalla Commissione Europea sull’applicazione delle sanzioni europee al transito commerciale verso Kaliningrad.

“Il trasporto di passeggeri e merci non soggetti al regime di sanzioni Ue da e per la regione di Kaliningrad prosegue attraverso il territorio della Lituania. La Lituania non ha imposto restrizioni unilaterali, individuali o aggiuntive a questo transito”, ha poi puntualizzato una nota del ministero degli Esteri del Paese baltico, “la Lituania sta attuando in modo coerente le sanzioni dell’Ue.

“Conformemente alle sanzioni Ue ci sono restrizioni a importazioni ed esportazioni in relazione ad alcune merci, inclusa la proibizione del transito di quei beni nel territorio Ue. E la Lituania non fa altro che attuare le linee guida previste dalla Commissione”, ha poi spiegato in conferenza stampa l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Josep Borrell, “ma verificheremo ancora gli aspetti legali per assicurarci di essere in piena osservanza delle regole”.

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Ucraina, Borrell: “Blocco Russia del grano è vero crimine guerra”

borrell4 afp

borrell4 afpÈ ”un vero crimine di guerra” il blocco del grano ucraino da parte della Russia. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, da Lussemburgo. ”Chiediamo alla Russia di sbloccare i porti. E’ inconcepibile, è inimmaginabile che milioni di tonnellate di grano siano bloccate in Ucraina quando nel resto del mondo la gente soffre la fame”, ha detto Borrell affermando che ”questo è un vero crimine di guerra, non posso pensare che duri ancora”.

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New York. Parlano con mille inglesismi e sono di Abbiategrasso

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crop 3“Hai mai avuto esperienze positive di car-wrappling a Milano? Fammelo sapere, intanto vado a farmi una bella shower, mentre aspetto la call di un mio facility operation manager che mi deve schedulare il planning. Semmai dopo ci sentiamo in una conference-call. Intanto mia moglie è impegnata in alcune faciity-soft in giardino anche perché lei è veramente brava ultimamente nel problem solving.

La faccio spesso lavorare con me perché ha molte skills fra cui la capacità di gestione di subcontractors e di budget. Stasera usciamo insieme alla crew per una serata friendly e molto trendy in una location splendida. A me del resto piace la semplicità, l’essere easy ed essere sempre clear quando mi esprimo. Mia figlia sta crescendo bene, è la make-up artist di una start-up che si occupa del fashion. Sono brand importanti quelli che nascono nel suo ambient. Ha un fidanzato molto cool che lavora full-time come brand ambassador di una ditta che produceva all’estero ma che adesso ha fatto reshoring…”.

-Scusa ma cosa stai dicendo? Puoi spiegare meglio che non ho capito niente?-

“Guarda non ho capito assolutamente anch’io quello che ho detto ma se dici così vuol dire che non sei in grado. Ho usato tutti quei termini perché fa molto figo e pensavo che tu mi apprezzassi e pensassi: ‘Ma guarda che invidio, questo è proprio uno avanti’. Del resto in Italia adesso tutti parlano così. Bisogna dire una parola in inglese almeno ogni tre parole in italiano. Sennò sei fuori. O anche inventarne qualcuna come il nostro governo che usa, per esempio, smart-working, come se significasse lavoro da casa e invece vuol dire un’altra cosa. Ma dove vivi scusa? Secondo me hai bisogno di farti un bel cooling break, altro che pausa rinfrescante. Il termine pausa rinfrescante la usano solo i poveretti, come te”.

-Sai che forse hai ragione. Di dove sei tu, per curiosità?

-“Sono di Abbiategrasso. Ma ultimamente la chiamo “Have fat”. Non è più carino?”

-Sì, decisamente sì. Comunque ho capito tutto…adesso è molto più chiaro-

Mario Comaschi, da La Voce di New York