La mamma di Alberto Trentini: “Non ho sue notizie dal 15 novembre, chiedo a Meloni di riportarlo a casa”

alberto trentini lido venezia

alberto trentini lido veneziaDi Alberto Trentini, il giovane cooperante veneziano detenuto in un carcere in Venezuela, non si sa praticamente nulla. E la sua stessa famiglia non lo sente dal 15 novembre dello scorso anno. Lo ha confermato questa sera in collegamento con la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” la madre del cooperante.

Armanda Trentini ha detto di aver sentito per l’ultima volta suo figlio il 15 novembre dell’anno scorso e poi da allora di aver saputo qualcosa solo dall’avvocato che li assiste. “Ci hanno avvertiti che era in stato di fermo, da allora di Alberto non abbiamo avuto notizie, nessuno ha potuto chiedere di poter parlare con un avvocato, contattare la sua famiglia, nulla”, ha detto la donna in trasmissione.

Trentini era arrivato nel Paese sudamericano il 17 ottobre scorso, per una missione con le ong “Humanity e Inclusion”.

A metà novembre, mentre viaggiava da Caracas a Guasdalito, è stato fermato a un posto di blocco e arrestato. “Alberto è un cooperante – così ancora la mamma – ha scelto questo mestiere perché ama aiutare chi ne ha necessità, ne aveva fatto la sua missione. Ha studiato per questo. Aveva scelto questa Ong che si occupava di persone con handicap perché si era innamorato di una ragazza che viveva lì, era in Venezuela per starle vicino. Non ci spieghiamo quanto accaduto e da tre mesi non lo sentiamo”.

La donna ha ricordato anche che il figlio assume dei farmaci: “Ci è stato riferito che sta discretamente bene e che può prendere il suo farmaco”, ha detto spiegando che a seguirli è l’avvocata Alessandra Ballerini “che ci informa grazie ai contatti con la Farnesina e altre istituzioni, ma da Alberto non abbiamo mai saputo nulla, la nostra disperazione è questa”.

“Io mi aspetto intanto che arrivi una telefonata di Alberto, è un desiderio che abbiamo dal 15 novembre, ho scritto anche una lettera alla presidente Meloni, anche lei è una madre, mi aspetto che me lo porti a casa, che percorri delle strade anche facendosi aiutare come è stato fatto per la nostra giornalista Cecilia Strada. Bisogna portare Alberto a casa”, ha concluso la donna visibilmente commossa.

da fanpage.it




Messico, il pianista Lluis all’Istituto italiano di cultura

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emiliolluispuntohorL’Istituto italiano di cultura (Iic) di Città del Messico apre il ciclo di concerti in collaborazione con l’associazione culturale ‘Martes de Ópera’ con un omaggio ai 60 anni di carriera concertistica del maestro Emilio Lluis. Il pianista, che si è esibito nell’auditorium dell’Iic in diverse occasioni, suonerà nella sede di Coyoacán opere di Bach, Beethoven, Brahms e Rachmaninoff giovedì 20 febbraio alle ore 19:00.

Emilio Lluis ha iniziato gli studi di pianoforte all’età di sei anni, avendo dimostrato fin da piccolo una grande predisposizione per la musica. In Messico, dal 1958 al 1977, ha studiato con gli illustri pianisti Carmela Castillo de Ruvalcaba, José Luis Cházaro, Carlos Barajas e Ma. Teresa Rodríguez.

Dal 1965 ha tenuto numerose esibizioni tra cui recital e concerti come pianista di musica da camera e come solista con orchestre sinfoniche. Alla fine degli anni settanta ha studiato in Canada con il celebre pianista Peter Katin e nel corso della sua carriera ha partecipato e frequentato diversi corsi di pianoforte con Jörg Demus, Daniel Ericourt e Rosalyn Tureck. Ha vinto diversi primi posti in concorsi pianistici e si è esibito sia in Messico che all’estero.

Foto: mnh.inah.gob.mx




Milano, Torino e Genova nella top 10 delle città più ‘camminabili’ al mondo

milanocentropuntovert

milanocentropuntovertImmagina di poter raggiungere, nella città in cui vivi, tutto ciò che ti serve – il panettiere, la scuola, il parco, il cinema o la palestra – in un quarto d’ora a piedi o in bici. Sembra un sogno, vero? Eppure non lo è. Si tratta, piuttosto, del concetto di città a 15 minuti, inventato da Carlos Moreno, professore alla Sorbona di Parigi, conosciuto a livello internazionale per i suoi lavori pionieristici sulle città sostenibili. Ma è una soluzione possibile per tutti i cittadini?

A questo quesito ha cercato di rispondere un gruppo di scienziati, guidato dal ricercatore Matteo Bruno del Sony Computer Science Laboratories di Roma e composto da Bruno Campanelli, Vittorio Loreto e Hygor Piaget Monteiro Melo, pubblicando sulla rivista Nature Cities uno studio che ha analizzato oltre 10.000 città, tra cui 50 centri urbani italiani.

Tra questi ultimi, Milano, Torino, Livorno, Genova, Bologna e Firenze sono gli unici a garantire servizi a 15 minuti (a piedi) per almeno il 90% della popolazione. A Roma, invece, il 71% della popolazione vive in un’area 15 minuti. E a Napoli il 60%.

Non sorprende che gli agglomerati urbani europei siano i più a misura di pedone. In una classifica delle grandi città (quelle con più di mezzo milione di abitanti), 45 delle prime 50 posizioni si trovano nel Vecchio continente. Milano è arrivata prima. In media, un milanese impiega circa sette minuti a piedi per raggiungere i servizi e il 98% della popolazione cittadina vive in quartieri 15 minuti. Risaltano, inoltre, Torino al terzo posto (96%) e Genova al nono (96%) In Asia, Kyoto, in Giappone, e Taipei, la capitale di Taiwan, sono tra le città più percorribili a piedi.

Le città nordamericane sono notevolmente assenti dalla top 50. Molte di esse sono state progettate attorno alle automobili, con quartieri residenziali che si estendono lontano dai servizi centrali. Gli abitanti di Vancouver hanno le passeggiate più brevi della regione, ma la loro città si classifica solo al 53° posto nel mondo. Manhattan è stata classificata come una zona con un’elevata percorribilità a piedi, ma altri quartieri di New York City hanno abbassato la media.

Il risultato del lavoro dei ricercatori è una mappa interattiva, accessibile tramite il portale 15min-City, che permette di visualizzare l’accessibilità di tutte le città coinvolte nello studio.

Fonte: The Economist / Foto: blog.urbanfile.org

puntodincontro.mx




Licia Colombo, Presidente Comites Santo Domingo: “Rapporto con la rete diplomatica ottimo, ma la Farnesina dovrebbe dedicare maggiori risorse alle sedi consolari e alle Ambasciate, per garantire un servizio più efficiente”

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image 110 426x570Da 39 anni risiede nella Repubblica Dominicana, dove ha impeccabilmente costruito la sua carriera nel settore del turismo e dell’aviazione, diventando contestualmente un punto di riferimento per i connazionali residenti: Licia Colombo, con grande passione e dedizione, da tempo lavora alacremente per promuovere iniziative culturali, sociali e di supporto alla collettività, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra la Comunità italiana residente e le Istituzioni.

“Sebbene questo impegno richieda molto tempo da sottrarre alle proprie attività imprenditoriali – ci spiega – sono convinta che lasciare un segno concreto per il benessere della nostra Comunità sia un obiettivo di fondamentale valore”.

Terminati gli studi in Inghilterra e in Italia, acquisita una solida specializzazione nel settore del turismo, Colombo ha fondato e diretto un tour operator in grado rappresentare alcuni tra i più prestigiosi gruppi italiani ed europei, oltre a diverse realtà emergenti nel panorama turistico internazionale. Successivamente, intrapreso un nuovo percorso nel settore aeronautico, ha legato il suo nome a Neos, grande compagnia aerea italiana, in qualità di rappresentante commerciale per il Paese, esperienza questa che le ha consentito di consolidare ulteriormente le competenze nel trasporto aereo e nelle dinamiche di collegamento tra l’Italia e la Repubblica Dominicana.

“Proprio la mia lunga esperienza a contatto con i connazionali residenti e la profonda conoscenza della realtà locale a livello sociale, commerciale e personale – aggiunge la Presidente – mi hanno portato a entrare a far parte del Com.It.Es con l’obiettivo di apportare un miglioramento per tutti attraverso proposte concrete”.

In modo assolutamente volontario, aggiungiamo noi, e con una passione davvero contagiosa.

Colombo, partiamo proprio da qui. Cosa significa per lei rappresentare, in qualità di Presidente del Comites, la Comunità italiana che vive a Santo Domingo? “Per me è una grande responsabilità, ma anche un’opportunità unica per fare la differenza. Sono una persona pragmatica e abituata a lavorare con obiettivi concreti, grazie alla mia lunga esperienza nel settore commerciale, questo approccio mi ha permesso di affrontare con determinazione le sfide legate a un ruolo così importante. Nonostante le risorse limitate che il governo ci mette a disposizione, ho sempre cercato di massimizzare i risultati e di portare a termine i progetti che mi sono prefissata. Posso dire con orgoglio che, lo scorso anno, il Comites di Santo Domingo è stato uno dei pochi a ricevere due finanziamenti per altrettanti progetti significativi, entrambi portati a compimento con successo. Questo risultato mi rende non solo fiera, ma anche consapevole del valore del nostro lavoro per la Comunità. Tuttavia, il mio impegno non si ferma qui, so che c’è ancora molto da fare e, nonostante le difficoltà, continuo a lavorare con determinazione per garantire che il nostro Comites riceva il supporto e le opportunità che merita”.

E’ possibile tracciare un profilo che ben rappresenti gli italiani che vivono lì? E come si è integrata la nostra comunità? “Tracciare un profilo unico della Comunità italiana in Repubblica Dominicana è complesso, proprio per la sua straordinaria varietà, essendo composta da persone provenienti da percorsi di vita e ambiti professionali molto diversi: abbiamo pensionati che scelgono di trascorrere qui gli ultimi anni della loro vita in un ambiente sereno e accogliente, imprenditori di successo che promuovono con orgoglio il Made in Italy a livello internazionale, piccoli commercianti, ristoratori e importatori che contribuiscono a diffondere la nostra cultura gastronomica e professionisti o lavoratori che si integrano nel tessuto economico locale. In un certo senso, possiamo dire che la comunità italiana in Repubblica Dominicana rappresenta una “piccola Italia”, caratterizzata da una straordinaria capacità di adattamento e intraprendenza. Questo è favorito anche dalla facilità di apprendimento della lingua spagnola e dall’ospitalità del popolo dominicano, che accoglie con entusiasmo nuove culture e persone provenienti da altri Paesi. È proprio questa sinergia tra le due culture che permette alla nostra Comunità di sentirsi parte di un contesto dinamico e inclusivo”.

Grande esperta di turismo, impossibile non chiederle consigli di viaggio per gli italiani interessati a visitare il Paese. “La Repubblica Dominicana, più che un’isola, è un grande Paese che sorprende per la varietà dei suoi paesaggi e delle esperienze che offre. Qui, si passa dalle iconiche spiagge caraibiche, che molti immaginano guardando le pubblicità, alle imponenti montagne, tra cui il Pico Duarte, la vetta più alta dei Caraibi, che supera i 3.100 metri. Il territorio è arricchito da colline, laghi, fiumi, penisole e piccole isole che circondano il Paese, senza dimenticare la bellezza dei due mari che lo bagnano: il Mar dei Caraibi e l’Oceano Atlantico, con barriere coralline mozzafiato. La Repubblica Dominicana non si limita al classico turismo balneare, è una destinazione ideale per chi cerca esperienze più dinamiche, come il trekking, il rafting, o le escursioni in montagna, per gli appassionati di storia e cultura, il Paese offre la prima città del Nuovo Mondo, Santo Domingo, il cui centro storico, patrimonio UNESCO, sta vivendo un’importante opera di ristrutturazione. Non mancano esperienze uniche, come l’avvistamento delle balene nella baia di Samaná durante l’inverno o le gare internazionali di kitesurf a Cabarete. Insomma, è una meta che accoglie tutti: dalle famiglie con bambini piccoli agli avventurieri e agli anziani in cerca di relax. La Repubblica Dominicana è una destinazione che consiglio senza esitazione: un mix perfetto di natura, cultura, storia e avventura, capace di regalare emozioni a ogni tipo di viaggiatore”

Come definirebbe il rapporto fra il Comites da lei presieduto e la rete diplomatica italiana? “Il rapporto con la rete diplomatica italiana è eccellente, caratterizzato da una forte sinergia. L’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas, che dirige l’Ambasciata da quasi tre anni, ha avviato numerosi cambiamenti significativi, sia nel rafforzamento dei rapporti con le Istituzioni locali che nel miglioramento dell’operatività dell’Ambasciata stessa. Questo processo è stato particolarmente complesso, considerando che l’Ambasciata è rimasta chiusa per molti anni, causando ritardi nell’erogazione di documenti essenziali, come passaporti e certificati. Pur comprendendo le difficoltà legate alla carenza di personale e alle sfide organizzative, siamo consapevoli che ci sia ancora molto lavoro da fare. Il Comites si sta impegnando al massimo per supportare i connazionali, in particolare attraverso il progetto “Sportello Comites”, un servizio che funge da “anticamera” dell’Ambasciata, offrendo assistenza nella preparazione di documenti, nelle procedure di iscrizione all’AIRE e in altre pratiche fondamentali. È un aiuto concreto e prezioso per la nostra Comunità. Detto ciò, ritengo che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dovrebbe dedicare maggiori risorse alle sedi consolari e alle Ambasciate, al fine di garantire un servizio più efficiente, nonostante i progressi registrati nell’ultimo anno, la strada da percorrere è ancora lunga, e continueremo a fare il possibile per sostenere i nostri connazionali e agevolare il lavoro della rete diplomatica”.

Ricordo più bello da Presidente? “Devo dire che ci sono stati molti momenti belli nel mio percorso come Presidente, quindi non ne ho uno in particolare, ogni successo per me rappresenta un momento meraviglioso. Per esempio, come dicevo, ottenere due finanziamenti per il Comites è stato un traguardo enorme, considerando che non era mai successo prima nella Repubblica Dominicana. Un altro momento significativo è stata l’apertura della Biblioteca del Comites lo scorso ottobre, un progetto a cui tenevo moltissimo e che mi ha dato grande soddisfazione. Anche il lavoro svolto per ottenere accordi con diverse assicurazioni locali è stato un successo importante: abbiamo reso possibile la copertura assicurativa per i viaggiatori italiani, in particolare per chi trascorre lunghi periodi nel Paese, a prezzi molto vantaggiosi. Un altro traguardo di cui vado fiera è l’accordo stipulato con l’Istituto Europeo di Oncologia, che offre ai cittadini italiani sconti sulla “telemedicina” e sulla “second opinion”. Attualmente sto lavorando per mettere in contatto l’istituto con i più grandi centri oncologici locali, in modo da creare una collaborazione proficua. È un progetto ambizioso su cui lavoro da oltre un anno, e quando verrà realizzato sarà sicuramente uno dei momenti più belli di questo mio percorso. Ogni passo avanti è per me una grande gioia e motivo di orgoglio, perché significa contribuire concretamente al benessere della nostra Comunità”.

E il più brutto? “A dire il vero, non ricordo momenti davvero brutti, perché cerco sempre di mantenere un atteggiamento positivo e proiettato verso il futuro.
Ciò che però mi disturba è quando alcune persone, soprattutto sui social, scrivono commenti inutili o diffondono critiche infondate per attirare attenzione o screditare il lavoro che facciamo, questo è particolarmente fastidioso perché la maggior parte del nostro impegno non è visibile: si tratta di documenti, pratiche e un lavoro continuo che non possiamo certo trasmettere in diretta per dimostrarlo. Vorrei che le persone comprendessero che il nostro impegno è volontario, nessuno di noi riceve un compenso per ciò che facciamo, anzi, spesso sosteniamo spese personali, ad esempio, io vivo a quasi tre ore dalla Capitale e mi reco lì quasi ogni settimana per il Comites, coprendo personalmente tutte le spese di viaggio. Inoltre, il tempo che dedico al Comites è tempo sottratto alla mia attività imprenditoriale, e anche questo ha un costo. Nonostante tutto, lo faccio perché amo la comunità italiana e sento il desiderio di restituire qualcosa al Paese che mi ha accolto per gran parte della mia vita. Non permetto che certi commenti negativi mi influenzino, preferisco non rispondere a chi scrive queste cose, perché le loro parole, insignificanti per me e per il mio Comites, si commentano da sole. Mi concentro piuttosto sul lavoro che posso fare e sui risultati che possiamo ottenere per la nostra Comunità”.

Siete in contatto anche con Comites che operano in altre parti del mondo? “Sì, siamo in contatto con altri Comites, in particolare attraverso una piattaforma di comunicazione attiva che collega i rappresentanti dei Comites del Sud America. Questo spazio ci consente di condividere idee, best practices e progetti che ogni Comitato porta avanti nei rispettivi Paesi, favorendo così una collaborazione reciproca che arricchisce le nostre iniziative e promuove una visione comune per il rafforzamento della Comunità italiana all’estero”.

Prossime iniziative in programma? “Tra le nostre iniziative in programma quest’anno, uno dei progetti di maggiore importanza è sicuramente l’accordo con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), che mira a stabilire collaborazioni con alcuni dei principali centri oncologici locali. Questo permetterebbe di accedere a servizi di alta qualità grazie alle nostre assicurazioni private, favorendo una connessione diretta con un’eccellenza internazionale come l’IEO, che è riconosciuto tra i primi dieci al mondo nel suo settore. Credo fermamente che tale accordo potrà rappresentare un valore significativo per tutti, portando benefici concreti sia ai pazienti che ai professionisti del settore. Un’altra priorità è il rafforzamento dello sportello Comites, per il quale è fondamentale garantire il finanziamento da parte del Ministero. Questo servizio rimane un punto di riferimento cruciale per i nostri connazionali, e continueremo a lavorare attivamente affinché venga supportato nel lungo periodo.
In merito alla biblioteca, quest’anno stiamo preparando un progetto di biblioteca itinerante, con l’intento di rendere i libri più accessibili a tutti i cittadini italiani, offrendo loro la possibilità di ritirare o donare libri in diverse località del Paese. Un’iniziativa che mira a rafforzare la nostra identità culturale e a favorire l’accesso alla lettura. Infine, stiamo lavorando in stretto contatto con l’Ambasciata per cercare di risolvere le difficoltà relative alla fornitura dei passaporti, sebbene questo aspetto non dipenda direttamente da noi, faremo il possibile affinché il Ministero possa inviare più personale, accelerando così il processo e migliorando l’efficienza dei servizi per la nostra Comunità. C’è un altro progetto molto rilevante su cui stiamo lavorando, ma per il momento preferisco non entrare nei dettagli, poiché siamo ancora in fase di sviluppo. È un’iniziativa complessa, ma sono fiduciosa che, se tutto procederà come previsto, riusciremo a portarla avanti. Tuttavia, il suo successo dipende in larga parte dal supporto del nostro governo, quindi non possiamo fare altro che incrociare le dita e sperare che venga accolto positivamente”.

Intervista di Marco Finelli per Gazzetta Diplomatica




San Francisco: il Consolato chiama a raccolta le associazioni italiani e italo-americane della Bay Area

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11sanfranciscoNei giorni scorsi il Consolato Generale d’Italia a San Francisco ha ospitato l’incontro annuale delle associazioni italiane e italo-americane della Bay Area.
Presenti, riporta la sede consolare, i rappresentanti si associazione storiche e delle nuove reti professionali nate per iniziativa di connazionali impiegati nel settore tecnologico e del business. Con tutti sono state discusse iniziative per rafforzare i legami commerciali, culturali e scientifici tra l’Italia e la Bay Area.
Il Console Generale Sergio Strozzi, in particolare, ha sottolineato l’importanza di rafforzare i legami tra le associazioni italo-americane storiche e la crescente rete di professionisti italiani attiva nell’ecosistema dell’innovazione nella circoscrizione.
Strozzi ha quindi ringraziato i membri delle associazioni per la loro costante dedizione alla promozione del patrimonio italiano e dei legami all’interno della comunità dei connazionali. Un impegno, è stato sottolineato, che ha un ruolo vitale nel preservare e valorizzare il contributo italiano nella California settentrionale, anche in relazione alle crescenti attività di Innovit – Italian Innovation and Culture Hub e alle iniziative dell’Istituto Italiano Cultura, la cui direttrice, Alberta Lai, ha partecipato all’incontro.
In questa occasione sono state presentate le prossime iniziative e gli eventi organizzati in tutti i settori, con un focus specifico sui programmi educativi e di promozione della lingua italiana, e sui progetti pensati per arricchire la comunità per tutto il 2025.
Presenti all’incontro rappresentanti di ITAL Foundation, BAIA (Business Association Italy America), San Francisco Italian Athletic Club Foundation, San Francisco Italian Athletic Club, Little Italy San Jose, Museo ItaloAmericano, Italian Community Services, Colombo Club of Oakland, Le Donne d’Italia, La Scuola International School, ISSNAF Bay Area Chapter, Comites San Francisco, San Francisco Italian Heritage, Leonardo Da Vinci Society, Fogolâr Furlan San Francisco, Circolo Marchigiano, Madonna del Lume, Order Sons and Daughters of Italy – Grand Lodge of California, CIBA – Cucina Italiana nella Bay Area, Italian American Heritage Foundation, Forze dell’ordine della California Columbia Association, South San Francisco Festa Italiana, Associazione Nazionale Carabinieri sez. San Francisco USA, Mind the Bridge, Italian Commerce Association, Toscana Club Sacramento, Italian American social club San Francisco, Dante Alighieri Society of Santa Cruz County, CIAO Bay Area e Italian American Bar Association of Northern California. (aise) 




Toronto: l’Ambasciatore Cattaneo nella sede del Comites

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7comitestorontoAlla sua prima visita ufficiale a Toronto, il nuovo Ambasciatore italiano in Canada, Alessandro Cattaneo, ha incontrato ieri il Comites presieduto da Michela Di Marco.
L’incontro, riporta il Comites sulla sua pagina facebook, ha rappresentato “un momento significativo, poiché è la prima volta che un Ambasciatore visita la sede del Comites della circoscrizione consolare di Toronto”.
Nel corso della visita, “sono stati trattati temi fondamentali, tra cui i servizi consolari e il supporto ai connazionali, il ruolo della comunità italiana e italo-canadese in Canada, che continua a prosperare e integrarsi con successo nella società, la promozione e preservazione della lingua e della cultura italiana. Si è discusso su come tramandare queste ricchezze alle generazioni future, e su come il Comites possa svolgere un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo e il lavoro con le istituzioni”.
L’Ambasciatore Cattaneo “ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme e di quanto sia fondamentale e necessaria la funzione del Comites nel fungere da punto di riferimento e nel fare da ponte tra la comunità e le istituzioni italiane. Un ringraziamento speciale va al Console Generale d’Italia a Toronto, Luca Zelioli, e alla Console Giulia Romani per aver organizzato e facilitato questo incontro così significativo e fruttuoso”.
La visita dell’Ambasciatore, conclude il Comites, “rappresenta un altro importante capitolo nelle relazioni tra Italia e Canada, e ci stimola a continuare a lavorare insieme per un futuro ancora più forte e unito”. (aise) 




L’ANSA: “Trentini sta bene”

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albertotrentiniArrivano le prime notizie sullo stato di salute del cooperante veneziano Alberto Trentini, recluso in carcere in Venezuela da oltre due mesi.

Una “prova certa” sulle buone condizioni è giunta attraverso un canale che tiene aperto un dialogo con le autorità venezuelane.

Un’informazione accolta con un sospiro di sollievo dai familiari che nelle scorse settimane avevano fatto appello al governo di interessarsi al suo caso, come avvenuto per la giornalista Cecilia Sala, e di impegnarsi per farlo tornare a casa. “Siamo pieni di speranza. La voglia di vederlo e di sentirlo è grande” ha commentato Armanda, la mamma del cooperante arrivato in Venezuela il 17 ottobre scorso per una missione con le ong Humanity e Inclusion e arrestato a un posto di blocco il 15 novembre mentre viaggiava da Caracas a Guasdalito. I genitori del quarantacinquenne da tempo sono mobilitati, con appelli ed altre iniziative, per accendere i riflettori sulla vicenda.

“Nessuna notizia ufficiale è mai stata comunicata da nessuna autorità Venezuelana né Italiana e di fatto, da quasi due mesi, nulla sappiamo sulle sorti di Alberto, tenuto anche conto che soffre di problemi di salute e non ha con sé le medicine né alcun genere di prima necessità”, avevano detto nelle scorse settimane spiegando che dal giorno del suo arresto nessuno era riuscito a vederlo o a parlare con lui.

Una situazione di totale black-out che aveva portato i parenti del cooperante veneto a chiedere l’intervento del Governo per “porre in essere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari, aprendo un dialogo costruttivo con le istituzioni Venezuelane, per ripotare a casa Alberto e garantirne l’incolumità”.

Un appello per la sua liberazione è arrivato anche dai genitori di Giulio Regeni durante la trasmissione di Fabio Fazio ‘Che tempo che fa’. “Chiediamo che il governo si dia una mossa perché è passato troppo tempo, non si sa dove sia. Vogliamo che torni a casa sano e salvo” ha detto Paola Deffendi, la mamma del ricercatore italiano ucciso in Egitto.
E nei giorni scorsi nella sua Venezia è stato organizzato un flash mob sul molo di piazzetta San Marco in cui è stato esposto uno striscione con la foto del giovane cooperante e l’hashtag #freealberto.

ansa.it




Crosetto rivuole l’immunità parlamentare “contro il potere dei magistrati di distruggere la reputazione delle persone”

camera, aula informativa sugli esiti del vertice nato di washington

camera, aula informativa sugli esiti del vertice nato di washington

Guido Crosetto ha un sogno: “un grande patto istituzionale tra i poteri dello Stato”. Il ministro della Difesa è nel fulcro, fondente, del caso Almasri. E intervistato dal Corriere della Sera parla del “conflitto con i magistrati”: “Non parlo di atteggiamenti della magistratura in generale, ma di sue frange, pezzi di correnti che pensano che il potere legislativo ed esecutivo debbano essere sottoposti a una sorta di controllo e autorità morale che si sono auto-attribuiti, tenendo sotto scacco gli altri”. Almastri, appunto. Ma quello per Crosetto è solo “un piccolo pezzo del puzzle, pur clamoroso. Non esiste automatismo nell’iscrivere sul registro degli indagati un premier, ministri, un sottosegretario! Esiste sempre la possibilità del magistrato di valutare i fatti come deve. Tanto varrebbe eliminare la norma dell’obbligatorietà dell’azione penale: ognuno di loro la usa come gli pare”.

Il vero “potere” che io temo, da parte dei magistrati è la capacità di distruggere la reputazione di una persona. Migliaia di cittadini sono sottoposti alla gogna di indagini, magari anche di condanne che poi, dopo anni, finiscono in assoluzioni. Nel mentre, la loro vita è stravolta. Non parlo di Berlusconi, ma di esponenti di tutti i governi, da Renzi a Mastella, da Calogero Mannino alla Boschi fino all’ex deputato del Pd Stefano Esposito. Chi paga per loro? Perché il magistrato che ha fatto svolgere 500 intercettazioni incostituzionali all’onorevole Esposito può alzarsi e sventolare la Costituzione all’inaugurazione dell’anno giudiziario e il giorno dopo ricominciare a violarla? Qui c’è un problema di responsabilità, non solo nei confronti di terzi, ma verso se stessi e verso il ruolo fondamentale che dovrebbero svolgere in democrazia: la terzietà del giudice”.

Insomma, invoca l’immunità parlamentare? “Lo dico io che non sono parlamentare e non ne usufruirei, ma se la nostra Costituzione è considerata “la più bella del mondo”, perché quella è l’unica parte che è stata cassata? Era uno dei capisaldi dell’equilibrio tra poteri. In tutte le nazioni chi esercita funzioni così delicate gode, finché dura il mandato, di una protezione”.

“Può un governo avere il potere di decidere in fretta, stando al passo con i tempi, sempre più rapidi, delle scelte? Lo fa Trump, ma anche autocrazie che oggi si muovono con disinvoltura e ci scavalcano. Possono decidere in un giorno, noi in tre anni. Vorrei, che ogni potere avesse i suoi compiti e limiti. Non solo un esecutivo rapido, e pronto a decidere, ma un Parlamento non ridotto, come è da troppi anni, a fare il passacarte di decreti legge, bensì un organo “davvero” legislativo e di controllo. Negli Usa, il presidente può decidere su alcune materie, ma è sottoposto all’approvazione del Senato su molte altre. Chi si presenta davanti al Senato Usa — militare o industriale che sia — trema: deve dare testimonianza di verità. Lì c’è davvero la rappresentanza e la forza di un Paese. In Europa, per anni, ci siamo illusi che i nostri temi indirizzassero il mondo, impiccandoci a regole che sono già obsolete. Penso al cambiamento climatico. Intanto, gli altri se ne sono infischiati e sono andati avanti. La democrazia è fatta di decisioni, controlli, sanzioni, se serve. Non immobilismo”.

Per Crosetto la chiave per placare Trump sui dazi è la spesa sulla Difesa: “L’Italia è molto sotto il 2%. Alla fine, la Nato ci chiederà non meno del 2,5-3%. Quei fondi vanno scorporati dal Patto di stabilità. Se l’Europa non fa nemmeno questo, oltre a modernizzarsi e sveltire i suoi processi decisionali, è destinata a un declino precipitoso. Alla totale irrilevanza”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Tajani al Corriere: «Se l’America procede non saremo impreparati. Abbiamo una strategia»

captura

capturaL’Italia si impegna a fare da «ponte» tra gli Usa e l’Europa per evitare quella «guerra dei dazi» minacciata da Donald Trump che «farebbe danni sia agli americani che a noi». Ma se il presidente Usa dovesse andare avanti, noi «non ci faremo cogliere impreparati: siamo già al lavoro per trovare soluzioni che non mandino in crisi le nostre aziende e il benessere dei nostri cittadini». È preoccupato dalla svolta che potrebbe prendere l’equilibrio economico mondiale per le minacce di Trump, ma vuole rassicurare tutti Antonio Tajani, ministro degli Esteri e del Commercio con l’estero.

Sembra che l’Italia e l’Europa stiano aspettando la mannaia del boia o sperando in un atto di clemenza.

«Non stiamo giocando una partita d’attesa. Primo, perché siamo i migliori ambasciatori dell’Europa presso gli Stati Uniti, per gli ottimi rapporti che abbiamo costruito. Secondo, perché sappiamo come reagire».

Il ruolo di ambasciatori come si svolge?

«Sono i fatti a parlare. Una guerra non serve a nessuno. Nessun’altra economia al mondo è integrata come quella Usa-Ue. Le aziende europee negli Usa impiegano 3,5 milioni di americani. E un altro milione di posti di lavoro americani dipende direttamente dal commercio con l’Europa. Di tutti i beni americani all’estero, due terzi sono in Europa. E gli Stati Uniti forniscono oltre il 50% del nostro Gnl. Il volume degli scambi Ue-Usa è di 1,5 trilioni di euro, che rappresentano il 30% del commercio globale. C’è molto in gioco per entrambe le parti».

Quindi non avrebbe senso per Trump imporre dazi?

«È chiaro che servirà negoziare. E mi sembra proprio che Trump stia dando i primi segnali di volontà di negoziare: guardate al confronto con il Messico, all’intesa che è stata raggiunta ieri. Tutti sappiamo benissimo che il commercio di tutti i Paesi del mondo, anche gli Usa, si nutre di libera circolazione: di prodotti, idee, persone. E il business di tutto ha bisogno tranne che di barriere tanto materiali (muri) che immateriali (dazi). Ce lo insegna la storia: la Repubblica di Venezia divenne egemone nei traffici commerciali tra Oriente e Occidente e verso il Nord anche perché non vi erano dazi».

Quale è il rischio di un innalzamento dei dazi?

«II primo è quello che proprio Trump ha annunciato di voler ridurre: l’inflazione. I dazi sui beni importati, ovviamente, si trasferiscono sui prezzi di vendita aumentandoli».

Quindi come si reagisce se Trump andrà avanti comunque?

«L’Italia ha una posizione particolare, è il secondo Paese per varietà merceologica da export dopo la Cina. Per questo, e lo stiamo già facendo con tavoli aperti con le industrie, i produttori, bisogna lavorare per esplorare nuovi mercati. Abbiamo un piano strategico per Messico, India, Indonesia, Vietnam, i Paesi del Golfo, l’Estremo Oriente e tutta l’Africa. C’è un business plan già in fase avanzata».

Insomma, bisogna limitare il commercio con gli Usa?

«No, bisogna collaborare, venirsi incontro. Comprare e investire di più in America perché loro facciano altrettanto. La nostra Difesa già ha rapporti molto stretti con gli Usa e tutta l’Europa dovrebbe convergere verso una Difesa comune per poter agire insieme».

Anche alzando la spesa militare, come chiede Trump?

«Noi siamo disponibili ad arrivare al 2%, non certo al 5%, anche tenendo conto che siamo il Paese con più militari in missione. Si può fare scorporando le spese dal patto di stabilità, emettendo eurobond e anche attingendo a fondi del Next Generation Ue e a quelli del Mes non utilizzati».

Se non bastasse?

«In Italia da tempo tutti sappiamo che dobbiamo far calare i costi di produzione per dare competitività ai nostri prodotti. E questo sarà decisivo anche in caso di introduzione di dazi. Per ridurre i costi di produzione in Europa serve una vera politica industriale che tagli burocrazia e costo dell’energia, il che potrebbe di fatto “sterilizzare” l’aumento dei prezzi a causa dei dazi».

Come? Il modo più facile è tagliare posti di lavoro…

«Assolutamente da evitare. Per questo pensiamo servano nuove regole meno vincolanti delle norme sul cambiamento climatico; meno burocrazia, per ogni nuova regola che entra, due devono essere eliminate. E poi serve un cambio di passo della Bce, che deve lavorare in maggiore connessione con l’Ue, anche sul piano del rapporto tra euro e dollaro».

L’Italia si muoverà anche da sola avendo un rapporto privilegiato con gli Usa?

«Noi vogliamo appunto essere un ponte. Certo ogni Paese ha propri prodotti che magari, come è stato finora, difende individualmente. Ma è molto meglio agire uniti».

Lo dice anche all’opposizione e ai magistrati, che — secondo voi — vi stanno attaccando ferocemente?

«Sono fatti. Noi vogliamo solo fare una riforma della giustizia che serve a renderla più efficiente e giusta. Non facciamo la guerra a nessuno. Una giustizia che funziona, rapida, sicura è un altro fondamentale tassello per aumentare il peso economico del Paese e attirare investimenti. Dovrebbe essere un obiettivo primario per tutti».

dal Corriere della Sera




Prodi (CGIE): reagire con il doppio della motivazione al dimezzamento dei fondi

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31mariachiaraprodiIl Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha avviato le attività del 2025 “con grande slancio” e determinazione per “incidere sul dibattito politico nazionale”. Specie su tre questioni, veri obiettivi strategici per il 2025 dichiarati dalla Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi: messa in sicurezza del voto all’estero, riforma della legge sulla cittadinanza e nuova mobilità con incentivi al rientro.
Queste attività, secondo quanto si legge nel comunicato stampa di inizio anno del CGIE, saranno portate a sintesi durante due momenti nodali: la riunione del Comitato di Presidenza, convocata per la settimana del 31 marzo, e l’Assemblea plenaria, che si svolgerà a partire dal 16 giugno.
Nel comunicato stampa il CGIE non poteva non sottolineare, però, le difficoltà incontrare a causa di una Legge di bilancio 2025 che ha definito “lesiva della parità di trattamento tra cittadini residenti fuori dai confini nazionali e in patria”. In particolare, facendo riferimento alla mancata perequazione automatica delle pensioni superiori al minimo erogate dall’INPS ai residenti nel mondo, ma anche all’eliminazione dell’indennità di disoccupazione per i rimpatriati che hanno perso il lavoro all’estero e l’inasprimento delle tasse relative alle richieste di riconoscimento della cittadinanza, anche per via giudiziaria. Misure concepite, “senza chiedere il parere obbligatorio del Consiglio Generale previsto dalla legge”.
“Il CGIE è a fianco di tutte le categorie di italiani all’estero pesantemente svantaggiate dalla legge di Bilancio – ha affermato la Segretaria generale Prodi –. Se noi cittadini siamo tutti chiamati a uno sforzo per rispondere alle necessità finanziarie del nostro Paese, è pur vero che il mancato adeguamento della pensione per gli italiani all’estero e l’incremento delle tasse per la domanda di cittadinanza colpiscono al cuore la relazione di fiducia e di accoglienza che i connazionali, o futuri connazionali, possono aspettarsi dall’Italia.
Come CGIE non lasceremo sole queste voci, che abbiamo raccolto e portato al Parlamento e per le quali abbiamo lottato con tutti i mezzi”.
Pur accogliendo con soddisfazione l’incremento di seicentomila euro sullo stanziamento precedentemente previsto a favore dei Comites, il Consiglio Generale lamenta di essere stato “penalizzato da un finanziamento che gli consente di svolgere meno della metà delle attività previste dalla sua legge istitutiva”.
“Rivendichiamo la centralità del Consiglio Generale nella vita democratica del nostro Paese – ha aggiunto in conclusione Prodi – perché rivendichiamo la centralità dei sette milioni di italiani all’estero. Il 2025 sarà l’anno cruciale per la vita del nostro Consiglio. Invitare a collaborare con noi tutte le reti della rappresentanza e dell’associazionismo non è un esercizio di forma, ma la volontà di dimostrare che la partecipazione degli italiani all’estero è possibile e reca profitto al Paese intero. Reagire con il doppio della motivazione al dimezzamento dei fondi è un modo per scommettere sulla capacità delle istituzioni di riconoscere che occuparsi di italiani all’estero non è un costo ma un investimento”. (aise)