Referendum sulla Giustizia: non c’è il quorum, ha votato meno del 23%

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172951450 9bd6ec62 d004 4d92 a419 c5581fc2d508Secondo i primi exit poll i referendum sulla Giustizia non hanno raggiunto il quorum. Avrebbero votato meno del 23% degli aventi diritto, quindi una soglia che non è nemmeno la metà di quella necessaria per conferire validità alla consultazione, che è il 50% più uno degli elettori potenziali. Gli exit poll forniti da Opinio per la Rai dà una forbice di elettorato che è andato alle urne compreso tra il 19% e il 23%.

Alle ore 19 l’affluenza definitiva per il referendum sulla legge Severino era al 14,84%. I dati sono del Viminale. I dati di affluenza per gli altri 4 referendum sono similari.

“Le battaglie più difficili secondo me sono le più nobili. Su questo referendum la Lega ci ha messo la faccia, rivendichiamo quello che abbiamo fatto, lo faccio con orgoglio”. Così il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli. “I numeri che abbiano davanti sono abbastanza evidenti credo non possono essere ribaltati”, ha riconosciuto Calderoli parlando del mancato quorum.

“Devo comunque prendere atto che i ‘si sono largamente prevalenti anche nei due quesiti più ostici, superano il 50%, e in alcuni quesiti si è sfiorato il 70%. Mi spiace che non abbiamo raggiunto il quorum. Ringrazio quelli che – in base a una valutazione – sono i dieci milioni cittadini che hanno partecipato al voto”, ha aggiunto. “Abbiamo perso, non ci sono storie”.

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L’anticipazione della Bild: “Visita Draghi-Scholz-Macron a Kiev prima del G7”

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193242219 2038116b fb92 4648 bb5a 92a69d31a203Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, sta pianificando una visita a Kiev con il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e il presidente francese, Emmanuel Macron. Lo scrive il giornale tedesco Bild citando fonti francesi e ucraine; la visita – durante la quale i tre leader europei dovrebbero incontrare il presidente Volodymyr Zelensky – dovrebbe tenersi prima del vertice G7 di fine giugno.
Secondo Bild, con la loro missione Scholz, Macron e Draghi vogliono dare un segnale dell’unità europea.

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Tensione alle stelle tra Cina e Usa per Taiwan

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200323613 91ed3961 c15f 4c36 9f69 fdad37205d91Duro scontro a Singapore fra i ministri della Difesa cinese e americano, Wei Fenghe e Lloyd Austin.

A causare la lite è stata, ancora una volta, la questione di Taiwan. Pechino deve “astenersi da ulteriori azioni destabilizzanti nei confronti di Taiwan”, ha detto Austin al suo omologo in occasione del vertice ‘Shangri-La Dialogue’, secondo quanto riferisce il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Da parte sua, Wei ha invece avvertito che la Cina non esiterà a “distruggere in mille pezzi qualsiasi complotto di Taiwan” e che sosterrà “risolutamente l’unificazione da parte della madrepatria”.

“Se qualcuno osa dividere Taiwan dalla Cina, l’esercito cinese non esiterà a avviare una guerra, a qualsiasi costo”. È l’avvertimento che ha fatto il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe.

Secondo quanto riferiscono fonti ufficiali, nel colloquio fra i due esponenti di governo Wei ha sottolineato che “Taiwan è la Taiwan della Cina” e che Pechino non esiterà a “distruggere in mille pezzi qualsiasi complotto di Taiwan” e sosterrà “risolutamente l’unificazione da parte della madrepatria”.

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Sbs Italian/ Australia: cambiamenti in arrivo per il Temporary Graduate Visa?

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10viasa“Durante la scorsa settimana, sono stati moltissimi i giovani studenti provenienti dall’estero che hanno emesso grida di giubilo dopo che sulle bacheche dei social media è cominciata ad apparire una notizia riguardante l’ampliamento dei criteri per ottenere un Temporary Graduate Visa (Subclass 485)”. Così scrive Carlo Oreglia che per Sbs Italian ha intervistato l’agente d’immigrazione Emanuela Canini.
“Secondo queste notizie, tutti coloro che concludono un percorso di studi vocazionale della durata di almeno due anni potranno fare domanda per questo tipo di visto.
L’agente di immigrazione Emanuela Canini consiglia per ora di rimanere cauti: “fino a quando il parlamento non promulgherà questa legge, non vi può essere ufficialità di questa notizia. Durante l’ultimo periodo sono state molte le novità annunciate dal ministero, ma il governo sembra essere in netto ritardo nel promulgare le leggi necessarie per poterle implementare”.
L’insediamento di un nuovo governo ha inoltre giocato un ruolo nel rallentamento della macchina amministrativa australiana.
“Il fatto che autorità ed enti vari autorizzati dal governo abbiano diffuso questa notizia ci dà però speranza che questa sia un cambiamento che verrà certamente normato”.
“Per avere chiarezza dobbiamo però attendere lo strumento legislativo, il quale conterrà tutte le informazioni e le disposizioni del caso””. (aise) 




Draghi all’Eliseo da Macron. Nel ‘menù’ il sostegno a Kiev, l’energia e la fitta agenda europea

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192053205 1f6c262a 846b 4a6b 80ab 381e227ca92dIl presidente del Consiglio, Mario Draghi, è arrivato all’Eliseo per una cena di lavoro con il presidente francese, Emmanuel Macron. Macron ha accolto il premier nel cortile d’onore del palazzo presidenziale, i due si sono scambiati un abbraccio e una stretta di mano.

L’incontro, fa sapere palazzo Chigi, “sarà l’occasione per fare il punto sui dossier cruciali dell’agenda europea in vista dei prossimi appuntamenti: i Vertici del G7 e della Nato in programma a fine mese e il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno a Bruxelles”.

Tra i temi al centro del colloquio, “gli sviluppi della guerra in Ucraina e il sostegno a Kiev, la sicurezza alimentare, il rafforzamento dell’autonomia europea in materia di Difesa e di Energia, nell’ottica di una strategia energetica diversificata e di una minore dipendenza energetica dalla Russia”.

I due Presidenti potranno affrontare anche il tema della Libia, della migrazione e i seguiti della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Draghi e Macron, inoltre, discuteranno “delle ottime relazioni bilaterali tra Italia e Francia, in seguito alla firma del Trattato del Quirinale, e dell’importanza che il dialogo rafforzato si traduca anche in azioni e iniziative congiunte riguardo le questioni piu’ importanti dell’agenda europea e internazionale”.

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La Voce di New York: l’America dei pistoleri passa da una strage all’altra

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colt suspends ar 15 rifle production

È come la trama infinita di un film horror, la sceneggiatura di un dramma che continua a ripetersi di settimana in settimana. Le sparatorie non si fermano negli Stati Uniti e ogni giorno si è costretti a fare la conta dei morti.

Solo nello scorso fine settimana, almeno 15 persone sono morte e 60 sono rimaste ferite in una serie di scontri a fuoco in otto Stati diversi.

A Filadelfia, sono stati in tre a cadere vittima dei proiettili, cui si aggiungono 11 feriti. Non è successo nel ghetto o in zone malfamate, ma a South Street, un’elegante area di divertimento notturno con bar e ristoranti.

A Chattanooga, in Tennessee, tre persone sono state uccise e altre 14 ferite vicino a una discoteca. E poi South Carolina, Arizona, Texas, Georgia, Michigan e New York.

Nel Bronx, un uomo di 34 anni è stato ucciso mentre si trovava al volante di un’auto parcheggiata. È stato colpito a sangue freddo, con un proiettile sparato dritto alla testa in quella che è sembrata a tutti gli effetti un’esecuzione. Colpita anche una persona che si trovava accanto, ma che al momento non è un pericolo di vita.

Qualche ora prima, un ragazzo di ventuno anni che si è trovato in mezzo a un rissa scatenata a causa di un incidente in auto è stato colpito da numerosi colpi di pistola al torace e alle gambe.

Un altro ancora, tra Morris Avenue e la 172 street, è stato ferito al petto mentre si trovava nel sedile posteriore di un’auto ferma al semaforo. L’aggressore, a bordo di un suv, è poi scappato facendo perdere le sue tracce.

Casi di cronaca che quasi non fanno più notizia, tanto sono comuni. Nei primi cinque mesi del 2022, da gennaio a fine maggio, gli Stati Uniti hanno visto 8.031 morti per colpi di arma da fuoco, 15.119 feriti, 231 sparatorie di massa, 466 bambini colpiti, 1.924 teenager e 609 sparatorie non intenzionali.  

Il presidente Joe Biden, durante il suo discorso alla nazione del 3 giugno, ha esortato il Congresso ad agire immediatamente per approvare nuove leggi sul controllo delle armi. C’è poco, però, che Biden possa fare, se i parlamentari decidono di non collaborare.

Chris Murphy, un senatore democratico eletto in Connecticut che sta partecipando in prima persona ai negoziati bipartisan per la definizione del progetto di riforma sulle armi, ha fatto sapere che la proposta non includerà la messa al bando dei “fucili d’assalto” (le armi semiautomatiche a canna lunga di derivazione militare), né l’introduzione di controlli “globali” dei profili degli acquirenti.

Murphy ha dichiarato che il testo si concentrerà invece sul finanziamento dei programmi per la salute mentale dei cittadini americani, sul rafforzamento delle misure per la sicurezza delle scuole e su “modeste ma significative” proposte di controllo delle armi.

Tutto questo mentre la società civile, comprese le stelle dello sport, chiedono di fare qualcosa. I calciatori della nazionale Usa, nell’amichevole con l’Uruguay pareggiata 0-0, hanno portato al braccio una fascia arancione a sostegno della campagna per un controllo più severo sulla vendita delle armi.

La presa di posizione è arrivata dopo la lettera inviata al Congresso con la quale hanno chiesto “leggi più forti sulle armi” e per la quale il Commissario Tecnico Gregg Berhalter si è detto “davvero orgoglioso”. Nella lettera, firmata da giocatori e staff, la squadra ha implorato i legislatori di “stare con la maggioranza degli americani”.

Messaggi di questo tipo sino arrivati anche dall’Nba e in particolare dalla Gara-2 delle Finals per il titolo fra Golden State e Boston: i cestisti, prima d’iniziare la partita, hanno indossato t-shirt con la scritta “End Gun Violence”.

Gesti che per ora rimangono nell’aria, mentre le sirene della polizia e delle ambulanze continuano a riecheggiare tra le strade degli States.

Nicola Corradi – La Voce di New York




Medvedev contro occidentali: “Voglio farli sparire”. Di Maio: “Minacce pericolose”

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dmitry medvedev fgNuovo, durissimo attacco del vice presidente del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Dmitry Medvedev, contro l’Occidente. “Mi chiedono spesso perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio – ha scritto l’ex presidente, senza fare un minimo tentativo di smorzare i toni – Sono bastardi e degenerati. Vogliono la morte per noi, per la Russia. E finché sarò vivo farò il possibile perché spariscano”.

A stretto giro il commento del ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, che ha definito “gravissime e pericolose le affermazioni di Medvedev”. “Sono parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente anche perché arrivano dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo”, ha affermato. “Non è un segnale di dialogo, non è un’apertura verso un cessate il fuoco, non è un tentativo di ritrovare la pace, ma sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace”, aggiunge Di Maio.

“È doveroso smettere di alimentare tensioni con provocazioni e minacce: per arrivare alla pace – ribadisce il ministro- non basta l’apertura dell’Ucraina e la spinta della comunità internazionale, ma serve la Russia e la volontà di dialogo di Putin. “Le affermazioni che arrivano oggi, invece, non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace. Piuttosto danno linfa a una campagna d’odio contro l’Occidente, contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina”, conclude.

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Maggioranza ancora divisa sull’invio di armi all’Ucraina

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181314693 7d47be6c 2c56 4e13 b047 eef9a84951deLa posizione dell’Italia sulla crisi ucraina continua ad agitare le forse di maggioranza: Lega e Pd si confermano distanti soprattutto sulle modalità del sostegno al governo di Kiev, in particolare sull’invio di armi.

E lo stesso M5S continua a restare in bilico tra la posizione ‘governista’ del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio e quella più critica del presidente pentastellato, Giuseppe Conte. Intanto, il presidente del Copasir, Adolfo Urso, denuncia la ‘cyber war’ messa in atto da Mosca e definisce l’attacco delle autocrazie all’Occidente, “sistematico e permanente”.

“Spero non ci sia bisogno di votare nessun nuovo invio di armi” all’Ucraina – ripete Matteo Salvini – “spero che l’unica arma che si voglia usare è quella della diplomazia. Si deve riaprire il tavolo del dialogo in campo neutro, a me piacerebbe molto sia in Vaticano, spero si trovi una sede dove confrontarsi”, ribadisce il leader della Lega.

La data chiave è quella del 21 giugno, quando il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tornerà in Parlamento per riferire alla viglia del Consiglio europeo.

“Chi si appresta a contestare la linea del Presidente Draghi il 21 giugno, contesta la linea dell’Ue. L’Italia dall’inizio della guerra porta avanti le decisioni dell’Europa, siamo parte di un’alleanza, che piaccia o meno a Salvini e a Conte. La pace, equa e condivisa, e’ un obiettivo che dobbiamo raggiungere con i nostri partner”, replica il senatore Pd Andrea Marcucci.

Il conflitto in Ucraina e le ‘ricadute’ di politica interna coinvolgono direttamente il M5S, con il presidente dei pentastellati Giuseppe Conte che da settimane ha assunto una linea diversa rispetto a quella del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

I diretti interessati negano un contrasto, ma è lo stesso titolare della Farnesina a chiarire: “Io sto agendo come ministro degli Esteri sulla base di una risoluzione che ha votato il Parlamento ed è stata votata da quasi tutti i partiti in Parlamento, non solo quelli della maggioranza, ma anche alcuni di opposizione”.

“Siamo tutti d’accordo che dobbiamo arrivare alla pace, che serve una escalation che sia diplomatica e non miliare e fino ad ora tutti gli aiuti che abbiamo dato all’Ucraina, anche sul piano militare, si sono basati su una risoluzione del Parlamento e soprattutto sul principio di legittima difesa. Vi ricordo che in questo momento la Russia sta continuando ad avanzare in un Paese che non è la Russia e lo sta facendo con armi, carri armati e gli ucraini si stanno solo difendendo”.

Conte minimizza: “Non mi risulta che ci sia alcuno scontro con Di Maio – dice- ieri è venuto anche a salutarmi in due passaggi che abbiamo fatto in Campania e non ho mai avvertito negli incontri con lui che abbia una linea diversa da quella del movimento. Affronteremo la risoluzione del 21 giugno in modo sereno. Speriamo che sia appoggiata da tutta la maggioranza di governo, dall’opposizione, e da tutto il Parlamento”.

Intanto il presidente del Copasir rinnova l’allarme: “Al di là della seconda invasione russa in Ucraina, dobbiamo essere consapevoli del fatto che la guerra cibernetica è da tempo praticata in maniera sistematica e permanente dai sistemi autoritari e autocratici che si contrappongono all’Occidente“.

“Ecco perché – ha aggiunto – va ulteriormente accresciuto il nostro livello di resilienza anche se abbiamo un sistema di sicurezza già efficiente e nel giugno 2021, colmando una lacuna di anni, abbiamo finalmente attivato l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che lavora proprio in questa direzione”.

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New York: italiani in terrazza per la Festa della Repubblica

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6serafiniStraordinaria Festa della Repubblica a New York City celebrata sulla terrazza al nono piano del complesso Spring Place, con vista sul fiume Hudson e a “valle” dell’enorme torre dell’edificio del World Trade Center. Si è trattata di una delle migliori celebrazioni della Festa della Repubblica che si ricordi a New York grazie all’interessamento del Console Generale Fabrizio Di Michele che, per via della pandemia, l’ha potuta organizzare solamente un anno dopo il suo insediamento e in grande stile. A differenza dei ristretti saloni del Consolato (dove si teneva in passato) Spring Place ha permesso di invitare oltre 300 italiani provenienti da diversi stati degli Usa.
La Festa si è svolta la sera del 3 giugno, il giorno dopo quella ufficiale, per motivi logistici legati alla disponibilità della terrazza (necessaria per la sicurezza anti-Covid) ed è stata supportata da ben 33 sponsors tra cui Eni, Intesa San Paolo, ITA, Lamborghini e MaxMara.
Il programma è iniziato con gli inni nazionali dell’Italia e Usa, cantati da un gruppo di studenti della media e superiore della Scuola d’Italia a New York, seguiti dal saluto del Console Di Michele e quindi dallo spettacolo con musicisti e cantant, tra cui i soprano Maria Brea e Virginia Herrera-Crilly.
Tra gli ospiti anche un folto gruppo di abruzzesi, nella foto (da sinistra a destra): Roberta Marcenaro arrivata per la Festa da Washington D.C. ed originaria di Castiglione Messer Raimondo da parte della madre; Francesca Di Matteo di New York ed originaria da Pescara, il Console stesso (originario di Pescara) e questo giornalista di Giulianova. Nella foto mancano Roberta Marini, originaria da Teramo e Carmine Porello, direttore della Banca d’Italia a New York ed originario di Chieti, entrambi presenti. (aise) 




Russia, Farnesina convoca ambasciatore Razov

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roma seconda conferenza italia africaIl Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, ha convocato questa mattina alla Farnesina, su istruzione del Ministro Luigi Di Maio di concerto con Palazzo Chigi, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov.

L’Ambasciatore Sequi ha respinto con fermezza le accuse di amoralità di alcuni rappresentanti delle istituzioni e dei media italiani, espresse in recenti dichiarazioni dal Ministero degli Esteri russo. Il Segretario Generale della Farnesina ha inoltre rigettato le insinuazioni relative al presunto coinvolgimento di media del nostro Paese in una campagna anti-russa.

L’Ambasciatore Sequi ha rinnovato la condanna per l’ingiustificata aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa. Egli ha ribadito l’auspicio del Governo italiano che si possa giungere presto a una soluzione negoziata del conflitto su basi eque e di rispetto della sovranità ucraina e dei principi del diritto internazionale. Ha infine sottolineato l’importanza di definire rapidamente un’intesa per sbloccare le esportazioni di grano dai porti ucraini al fine di evitare gravi conseguenze per la sicurezza alimentare globale.

“E’ inaccettabile che la Russia dia lezioni di libertà all’Italia. E’ in Russia che quando si protesta contro la guerra si viene arrestati”, aveva ribadito stamani il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a Napoli per un dibattito sul Pnrr. “Qui siamo in un Paese libero – ha aggiunto Di Maio – dove i media stanno raccontando la guerra, e stanno raccontando che la Russia è l’aggressore, ed è giusto che sia così. Ricordiamo che fino al 24 febbraio l’Italia, i Paesi europei e tutti i nostri partner abbiamo cercato con tutte le nostre forze di trovare una soluzione diplomatica, ma la notte del 24 febbraio Putin ha deciso di aggredire l’Ucraina e questo è un fatto storico incontrovertibile”.

“Continueremo a lavorare per la pace e per un’escalation diplomatica, ma per volere la pace bisogna essere in due. L’Ucraina ha fatto importanti aperture negli ultimi mesi ma la Russia continua a intensificare i bombardamenti sul Donbass”, ha continuato Di Maio.

“Noi lavoriamo con un’iniziativa che ovviamente coinvolge tutti i Paesi del Mediterraneo, i nostri partner, le agenzie delle Nazioni Unite, e questa settimana – ha aggiunto – terremo un importante evento di dialogo con tutti i Paesi del Mediterraneo per trovare una soluzione che per esempio eviti una crisi alimentare che provocherà maggiori flussi migratori verso l’italia”.

“Siamo tutti d’accordo che dobbiamo arrivare alla pace e siamo d’accordo che serve un’escalation che sia diplomatica e non militare, e fino ad ora tutti gli aiuti che abbiamo dato all’Ucraina, anche di tipo militare, si sono basati su una risoluzione del Parlamento ma soprattutto sul principio di legittima difesa”, ha poi sottolineato.

“Ricordo che in questo momento la Russia sta continuando ad avanzare in un Paese che non è la Russia, e lo sta facendo con i carri armati, con armi, e gli ucraini si stanno solo difendendo”, ha aggiunto Di Maio.

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