Il piano di Londra per impedire che i russi rubino il grano dall’Ucraina
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
La Gran Bretagna lavora con gli alleati a creare una ‘coalizione di volenterosi’ per inviare navi da guerra nel Mar Nero e così proteggere i mercantili che trasportano grano ucraino: obiettivo rompere il blocco russo e fornire “un corridoio protetto” da Odessa attraverso il Bosforo. Lo scrive il Times.
Gabrielius Landsbergis, il ministro degli Esteri lituano, ne ha discusso con Liz Truss, il ministro degli Esteri. La coalizione potrebbe vedere la presenza di navi di alcuni Paesi Nato e altri che dipendono dal grano, per esempio l’Egitto.
Nuove foto satellitari proverebbero il saccheggio del grano ucraino da parte dei russi, scrive la Cnn. Le immagini sono state scattate sul porto di Sebastopoli, in Crimea: si vedono due navi portarinfuse battenti bandiera russa che attraccano e caricano quello che potrebbe essere grano ucraino rubato.
agi.it
Ucraina e piano pace Italia, Russia: “Non lo abbiamo ancora visto”
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
La Russia “non ha ancora visto” il piano di pace italiano per la crisi in Ucraina. A dichiararlo nel corso di un punto stampa il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Non l’abbiamo ancora visto, speriamo che ci venga consegnato attraverso canali diplomatici e familiarizzeremo con esso”, ha detto Peskov.
Poco prima, con un post su Twitter, il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, aveva bocciato il piano definendolo basato su “fake”. “L’Occidente ha abbracciato il desiderio di creare ‘piani di pace’ che dovrebbero portare a una soluzione della crisi in Ucraina. E andrebbe bene se si trattasse di avanzare opzioni che almeno in qualche modo tengano conto della realtà. Ma questo è solo un puro flusso di coscienza”, ha scritto Il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev in un post su Telegram.
Riferendosi sempre alle notizie di stampa sul piano italiano in quattro fasi, Medvedev ha affermato che “si ha la sensazione che non sia stato preparato da diplomatici” e che sia basato su “menzogne ucraine”.
Parlando poi delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, Medvedev ha affermato che “non torneranno in Ucraina” e ha definito “le proposte per l’autonomia del Donbass nel quadro dello Stato ucraino ovvie sciocchezze e proiezioni a buon mercato”.
“Le decisioni sul loro destino – ha sottolineato Medvedev – sono state prese dalle repubbliche del Donbass alla fine e non torneranno indietro. Questo è inaccettabile per tutti coloro che ricordano il destino degli accordi di Minsk e l’uccisione di civili della Lpr e della Dpr”, ha scritto ancora su Telegram, commentando le indiscrezioni trapelate sul piano italiano per risolvere la crisi ucraina.
adnkronos
Ucraina, Russia: “Valutiamo piano di pace Italia”
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
La Russia “sta valutando” il piano di pace proposto dall’Italia per trovare un accordo sull’Ucraina. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Andrei Rudenko, citato dalla Tass.
“Lo abbiamo ricevuto di recente e lo stiamo valutando”, ha affermato il numero due della diplomazia di Mosca.
Dal canto suo Kiev aveva già fatto sapere che stava studiando il piano messo a punto dall’Italia per mettere fine alla guerra. A dichiararlo il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Oleh Nikolenko, citato dal Kiev Independent.
Mosca ieri aveva fatto sapere di essere “pronta a continuare i negoziati con Kiev, che sono stati fermati su iniziativa della parte ucraina”. Ad affermarlo l’assistente del presidente della Federazione russa Vladimir Medinsky, che guida la delegazione russa.
“Abbiamo compiuto un grande errore nel 2014 e non possiamo ripeterlo oggi”, ha affermato Emine Dzhaparova, vice ministra degli Esteri ucraino, nel corso della Lectio Magistralis alla Luiss su tema ‘Ucraina e Unione Europea: insieme’, riferendosi all’annessione della Crimea e alla propaganda russa che l’ha giustificata. “Nulla è impossibile, invece tutto è possibile, diciamo nel mio Paese”, ha aggiunto la ministra, raccontando la propria personale esperienza della guerra, “un’esperienza terribile, non solo riguardo il ‘male’ che ovviamente porta la guerra. Perfino la mattina, anche dall’estero, guardando Whatsapp e cercando i propri cari se sono ancora vivi”, la guerra è sempre presente.
“Ringrazio la comunità internazionale per il supporto, un sostegno pratico che non ci fa sentire da soli”, ha detto ancora, ricordando i primi negoziati “impossibili con i russi nei quali Mosca aveva parlato chiaramente dei territori che voleva occupare. Invece, l’integrità territoriale non deve mai essere messa in discussione”
“Perché la Russia ci ha attaccati?” si chiede Dzhaparova, spiegando che “Putin ragiona come uno zar, questa è la sua cultura, lui vive in una bolla, e non capisce il mondo moderno, vive su un altro pianeta, non conosce il significato della democrazia e giustifica i suoi crimini attraverso pretesti storici”.
adnkronos.it
La strage di Capaci, trent’anni dopo. Una storia di mafia e depistaggi
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
Un tempo tragico, oscuro e colmo di tensione. Cinquantasette giorni separano la strage di Capaci da quella di via D’Amelio. Trent’anni i due eccidi da una verità piena la cui ricerca e’ ancora oggetto di processi e nuove indagini.
Gli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si consumarono in un contesto d’incapacità e complicità che va ben oltre il livello della mafia, in un quadro, certificato da una sentenza, di “colossale depistaggio”.
Il verdetto del processo Stato-mafia, sulla presunta trattativa tra pezzi delle istituzioni e i vertici di Cosa nostra, del 20 aprile 2018, aveva aperto scenari inediti, poi parzialmente richiusi dalla sentenza d’appello segnata da una serie di pesanti assoluzioni.
“Avevano già iniziato a farli morire”
Il 23 maggio del 1992, Giovanni Falcone, direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia e candidato alla carica di procuratore nazionale antimafia, era appena atterrato all’aeroporto di Punta Raisi con la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato.
Alle 17.58, sull’autostrada Trapani-Palermo, nei pressi di Capaci, la tremenda esplosione che li uccise con gli uomini della scorta. Circa 500 chili di tritolo piazzati dentro un canale di scolo esplosero mentre transitavano le Croma.
La prima auto blindata – con a bordo i poliziotti Antonino Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo – venne scaraventata oltre la carreggiata opposta di marcia, su un pianoro coperto di ulivi. La seconda Croma, guidata dallo stesso Falcone, si schianto’ contro il muro di detriti della profonda voragine aperta dallo scoppio. L’esplosione divoro’ un centinaio di metri di autostrada.
Poco più di un mese dopo, il 25 giugno, Paolo Borsellino denunciò la costante opposizione al lavoro e al metodo di Falcone di parti consistenti delle istituzioni: “Secondo Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione. Oggi che tutti ci rendiamo conto di qual è stata la statura di quest’uomo, ci accorgiamo come in effetti il Paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò a farlo morire il primo gennaio del 1988, quando il Csm con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Meli”.
A un certo punto, raccontò Borsellino, “fummo noi stessi a convincere Falcone, molto riottoso, ad allontanarsi da Palermo. Cercò di ricreare in campo nazionale e con leggi dello Stato le esperienze del pool antimafia. Era la superprocura”. La mafia “ha preparato e attuato l’attentato del 23 maggio nel momento in cui Giovanni Falcone era a un passo dal diventare direttore nazionale antimafia”.
Palermo-Beirut
Paolo Borsellino, 51 anni, da 28 in magistratura, procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano dopo aver diretto la procura di Marsala, pranzò a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia. Poi si recò con la sua scorta in via D’Amelio, dove vivevano la madre e la sorella. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa cento chili di tritolo a bordo, esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti.
La strage di via d’Amelio dove morì Paolo Borsellino
Erano le 16.58. L’esplosione, nel cuore di Palermo, venne avvertita in gran parte della città. L’autobomba uccise Emanuela Loi, 24 anni, la prima donna poliziotto in una squadra di agenti addetta alle scorte; Agostino Catalano, 42 anni; Vincenzo Li Muli, 22 anni; Walter Eddie Cosina, 31 anni, e Claudio Traina, 27 anni. Unico superstite l’agente Antonino Vullo.
Trattative. La “prova regina” e il verdetto ribaltato
Dopo 30 anni restano tanti buchi neri. La sentenza di primo grado del processo Stato-mafia, che ha condannato boss, ex alti ufficiali del Ros come Mario Mori e politici come Marcello Dell’Utri, a giudizio di molti aveva dato linfa e impulso a nuove inchieste a Caltanissetta sulle stragi.Tre poliziotti sono a processo con l’accusa di essere i tasselli di una complessa strategia di depistaggio delle indagini sull’eccidio di via D’Amelio. Ilda Boccassini, ex pm a Caltanissetta da ottobre ’92 a dicembre ’94, ha parlato di “prova regina inconfutabile circa il fatto che Scarantino stava dicendo delle sciocchezze: si era ancora in tempo per tornare indietro e fermarsi”. Non lo si fece.
Il 23 settembre 2021 verdetto ribaltato. La Corte d’assise d’appello di Palermo, dopo tre giorni di camera di consiglio, nell’aula bunker del Pagliarelli, ha assolto il senatore Marcello Dell’Utri, “per non avere commesso il fatto”, e gli ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, “perché il fatto non costituisce reato”.
Pena leggermente ridotta a 27 anni al boss Leoluca Bagarella; confermati i 12 anni al medico mafioso Antonino Cinà, fedelissimo di Bernardo Provenzano. Rispondevano del reato di minaccia a un corpo politico. La trattativa, ma intesa come dialogo per fare cessare la stagione delle bombe e degli attentati, senza alcuna concessione da parte dello Stato, non fu reato.
Borsellino quater è Cassazione
Ergastolo per i boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, sì alle condanne dei falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta per calunnia: è la sentenza pronunciata il 5 ottobre scorso in via definitiva dalla Cassazione che ha confermato la decisione emessa dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta nel novembre 2019 nel processo Borsellino quater.
Se per Pulci è stata confermata la condanna a 10 anni dì reclusione, per Andriotta – condannato in appello a 10 anni – i giudici del Palazzaccio hanno disposto solo un lieve sconto di pena, pari a 4 mesi.
Sostanzialmente confermato il verdetto pronunciato dai giudici d’appello, i quali, da parte loro, avevano condiviso le conclusioni contenute nella sentenza di primo grado, nelle cui motivazioni, depositate nell’estate 2018, si sosteneva che, sulle indagini relative alla strage di via D’Amelio – nella quale, il 19 luglio 1992, il giudice Paolo Borsellino morì con gli agenti della sua scorta – ci fu “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.
“I giudici di merito – scriveva la Cassazione nella sentenza depositata a novembre 2021 – non mancano di confrontarsi con le persistenti ‘zone d’ombra’ sulla vicenda della strage di via D’Amelio, rimarcando comunque la paternità mafiosa dell’attentato. A proposito di tali ‘zone d’ombra’, la sentenza impugnata – ricorda la Cassazione – richiama la ‘sparizione’ dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, le dichiarazioni di testi intervenuti nell’immediatezza della deflagrazione, dichiarazioni rivelatrici di contraddizioni che gli accertamenti svolti non hanno consentito di superare”, nonché “l’anomalia del coinvolgimento del Sisde nelle indagini” e i “condizionamenti esterni e interni” sull’inchiesta.
Nella “sintesi ricostruttiva offerta dalla sentenza impugnata”, osservano ancora i giudici del ‘Palazzaccio’ citando la Corte d’appello nissena, “la strage di via d’Amelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa nostra, in quanto stretta da paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il ‘maxiprocesso'”: i “dati probatori relativi alle richiamate ‘zone d’ombra’”, ricorda la Suprema Corte ripercorrendo le sentenze di merito, “possono al più condurre a ipotizzare la presenza di altri soggetti o di gruppi di potere (co-)interessati all’eliminazione’ di Paolo Borsellino”, ma ciò “non esclude il riconoscimento – si legge nella sentenza odierna – della ‘paternità mafiosa’ dell’attentato di via D’Amelio e della sua riconducibilità alla ‘strategia stragista’ deliberata da Cosa Nostra, prima di tutto, come ‘risposta’ all’esito del maxiprocesso”.
Nel luglio 2020 si è chiuso in Corte d’Assise d’Appello a Caltanissetta, il Falcone bis: condannati i boss Salvo Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro, Lorenzo Tinnirello. Vittorio Tutino assolto come in primo grado. Il 14 giugno tocca alla Cassazione.
Per l’accusa, il boss palermitano di Cosa nostra Salvo Madonia è stato uno dei mandanti della strage, mentre gli altri sarebbero stati coinvolti nella fase esecutiva dell’attentato. Nel corso del processo, alcuni collaboratori di giustizia hanno detto che “oltre a dovere uccidere il giudice Giovanni Falcone, si dovevano eliminare Maurizio Costanzo, Michele Santoro e Pippo Baudo per allontanare l’attenzione dalla Sicilia e creare un certo allarme nel centro Italia”. Ognuno “aveva un compito ben preciso e Messina Denaro diede 5 milioni di lire ciascuno per quella trasferta. A un certo punto arrivo’ l’ordine di tornare in Sicilia”.
Poliziotti alla sbarra: “Colossale e inaudito depistaggio”
E’ alle battute finali il processo di primo grado sul presunto depistaggio delle indagini successive alla strage di via d’Amelio. L’11 maggio scorso, al termine della sua requisitoria, il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione per Mario Bo e a 9 anni e 6 mesi ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, i tre poliziotti, ex componenti del Gruppo Falcone Borsellino, accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.
“Questo gigantesco, inaudito depistaggio – ha detto De Luca ha voluto coprire delle alleanze strategiche di altro livello di Cosa nostra, che in quel momento riteneva di vitale importanza. Tutti sapevano che Scarantino era un personaggio delinquenziale di serie C“. E’ finita archiviata, invece, da tempo, a Messina, l’indagine a carico di alcuni magistrati sulla presunta manipolazione di Scarantino.
L’ultimo padrino
Fissata per il 22 giugno, con la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, l’udienza del processo in Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta nei confronti di Matteo Messina Denaro accusato di essere stato tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Chiamato a deporre in aula, in quella data, un perito che riferirà sulle trascrizioni effettuate su una conversazione ambientale.
Il superlatitante nell’ottobre del 2020 in primo grado venne condannato all’ergastolo. Capo della mafia trapanese, ricercato dal 1993, è ritenuto uno dei responsabili della linea stragista di Cosa nostra imposta dai corleonesi di Totò Riina con il quale, avrebbe pianificato negli anni ’90 l’attacco alle istituzioni. Il boss di Castelvetrano era già stato condannato per le bombe al nord Italia del 1993. Resta l’ultimo padrino.
da agi.it
Alessandro Sciarroni da San Benedetto del Tronto a Montréal
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
“In “Save the last dance for me”, Alessandro Sciarroni collabora con i danzatori italiani Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini, sui passi di un ballo bolognese chiamato Polka Chinata. È una danza di corteggiamento originariamente eseguita solo da uomini e risalente ai primi del Novecento: fisicamente impegnativo, quasi acrobatico, richiede che i danzatori si abbraccino, volteggino mentre si piegano sulle ginocchia quasi a terra”. Così scrive Giulia Verticchio sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Vittorio Giordano.
“La performance è atletica e tecnica, ma fatta anche di tenerezza e complicità. Il progetto di recupero di questa “danza in estinzione” è stato realizzato in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro bolognese che ha fatto rivivere l’antica tradizione grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Alessandro Sciarroni ha scoperto questa danza nel 2018.
Il progetto, nel suo complesso, consiste in una performance eseguita dai due danzatori e da una serie di laboratori volti a diffondere e ravvivare questa tradizione popolare e salvarla dall’oblio.
Alessandro Sciarroni è un artista italiano attivo sulla scena internazionale nell’ambito delle performing arts con una formazione nel campo delle arti visive e della ricerca teatrale. I suoi lavori vengono presentati in festival di danza e teatro contemporanei, musei e gallerie d’arte, così come in spazi non convenzionali rispetto ai tradizionali luoghi di fruizione che prevedono il coinvolgimento di professionisti multidisciplinari.
Nel 2019 ha vinto il Leone d’Oro per la Danza alla Biennale di Venezia. Il Cittadino Canadese lo ha incontrato, in occasione del Festival TransAmériques (FTA), il festival di danza e teatro che si tiene a Montréal a ogni anno, e che ospita per la prima volta un suo progetto: “Io vengo da San Benedetto del Tronto, ho studiato beni culturali all’Università di Parma e da lì ho approcciato l’arte contemporanea e la recitazione. Sono attore teatrale di formazione e ho lavorato per anni come interprete per una compagnia di teatro contemporanea, sviluppando una forma d’arte ibridata da diverse discipline, tra cui la danza, il circo, lo sport, le pratiche corporali. Cerco di creare uno scambio emozionale ed empatico tra gli interpreti e gli spettatori”.
“In Save the last dance for me, la danza folkloristica è un vettore di memoria, una dialettica tra patrimonio vivente e arte contemporanea. Quando Giancarlo Stagni ha riscoperto questa danza c’erano in totale 5 persone al mondo che la conoscevano. In quanto arte immateriale, può saltare anche delle generazioni e poi essere riesumata. Noi cerchiamo di perpetuarla tramite esperienze immersive e abbiamo un buon riscontro di supporto e apprezzamento sia dalle istituzioni locali e regionali che dalle realtà artistiche internazionali”.
“Conosco il Canada, avendo già lavorato a Vancouver e Ottawa, e conosco bene Montréal e il suo frizzante clima di grande ispirazione. Ho collaborato e fatto ricerca con il Circuit-Est centre chorégraphique e abbiamo presentato dei progetti alla Usine C – Centre de création et de diffusion. La dignità di questa danza popolare che ha più di 100 anni e rischiava di sparire per sempre, combinata alla musica dance così attuale, non può non conquistare il cuore dello spettatore”.
Save the last dance for me al FTA di Montréal ha diverse date e location: il 28 e 29 maggio, alle ore 16, al Marché Maisonneuve (4445 Rue Ontario Est), con ingresso gratuito; il 31 maggio e il 1º giugno, alle ore 18, presso la Cité-des-Hospitalières (251, avenue des Pins); il 2 (alle ore 19h) ed il 3 giugno (alle ore 17h30), alla Casa d’Italia (505, rue Jean-Talon Est)”.
A Robecco d’Oglio, il Comune ‘perfetto’ dove nessuno si è candidato sindaco
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
“Stamattina mi ha chiamato un ragazzo e mi ha detto: “Posso ancora candidarmi sindaco? Ah, non si può più? Peccato…”.
Marco Pipperi, il primo cittadino di Robecco d’Oglio, 2332 abitanti al confine tra Cremona e Brescia, accarezza la fascia tricolore ripiegata sulla sua scrivania: “Visto com’è bella? L’ho fatta appena lavare, è pronta per il Commissario”. I termini per presentarsi come candidato alla sua successione sono scaduti sabato 14 maggio alle ore 12. Troppo tardi per il giovane aspirante.
Il piccolo Comune in mezzo alle campagne solcate dall’affluente del Po non avrà un nuovo sindaco visto che Pipperi, 47 anni, scaduto il terzo mandato non può ripresentarsi e l’amministrazione sarà affidata a un uomo o una donna di nomina prefettizia.
“E io non mi do’ pace a non avere un successore perché questo non è un Comune con dei problemi particolari, anzi”, spiega all’AGI mostrando i vasti e bei locali della settecentesca Villa Barni della Scala, sede del municipio.
Elenca le virtù: “Non abbiamo debiti e i bilanci sono sani; gli edifici pubblici sono tutti a norma e ben sistemati; le strade quasi tutte asfaltate; le comunità di migranti, per lo più indiani che lavorano nelle cascine, sono ben integrate. Abbiamo un’età media un po’ più alta della media, ma c’è un bel gruppo di bambini e ragazzi che qui possono frequentare asilo, primaria e secondaria; c’è tanto volontariato e un’associazione culturale molto attiva”.
E allora, perché i rettangoli sui muri destinati ai manifesti elettorali sono desolatamente liberi? Nicola, che sta pulendo gli angoli della strada dalle erbacce e dai petali di papaveri appassiti, dice la sua: “Non sono per nulla stupito, credo che nessuno voglia prendersi la responsabilità, basta una firma sbagliata, e lo vedo anche io che lavoro per una municipalizzata delle pulizie, e sei finito”.
Il signor Luigi ha 78 anni e arriva con un bello sprint nel parco della Villa comunale. Idee chiarissime e rudi: “Solo un cretino potrebbe pensare di candidarsi. Se non sei un delinquente, non sei tutelato. Chi rispetta le leggi è un imbecille. Sono solo guai”.
Di coinvolgimenti in inchieste della Procura nella storia di Robecco ce n’è solo uno: “Successe a un ex sindaco a assessore di lungo corso – ricorda Pipperi -. Finì in un’indagine per un affidamento diretto dato a un’impresa per risolvere in fretta un problema alle fogne per cui si allagarono le case dei robecchesi. Ma era il 1992, anno di Mani Pulite, e in un clima da caccia alle streghe era facile finire davanti ai magistrati”.
Non lontano da qui, a Crema, la sindaca Stefania Bonaldi è stata da poco archiviata dopo essere stata indagata per lesioni colpose perché un bambino si era schiacciato le dita nella porta di un asilo comunale. Un caso che aveva fatto impennare il dibattito sul costo rischi—benefici per chi dedica il suo tempo alla vita politica.
Pipperi è cresciuto in Forza Italia e fa il consulente finanziario: “Nessuno della mia giunta si è candidato perché questi 15 anni sono stati impegnativi. Tutti abbiamo un altro lavoro e ora agli amministratori non viene più richiesto solo, come un tempo, di avere conoscenza del territorio e saper interpretare i bisogni dei cittadini, requisiti comuni a molti. Un tempo non era raro vedere il sindaco tagliare l’erba al parco o accompagnare gli studenti a scuola, adesso sono chiamati a preparare complessi piani economici o bandi per il Pnrr, ruoli che spetterebbero ai tecnici. E poi, per la scarsità di risorse, ci tocca spesso scegliere se nominare un consulente o dare un contributo economico a una famiglia in difficoltà”.
Pierangelo Migliorati è il titolare di uno dei bar più frequentati e anche il presidente dei bambini e ragazzi che indossano la maglia bianca e rossa del Robecco calcio. Sta discutendo sull’organizzazione della prossima stagione con uno di suoi atleti: “Candidarmi io? Beh, me lo hanno chiesto in tanti, mi basterebbe attraversare la strada – scherza, indicando i pochi metri che lo separano dall’ingresso nella Villa comunale – . Ma non ci penso proprio, non fa per me. E’ vero che come volontario organizzo tanti eventi, ma ci sono troppe responsabilità quando sei sindaco e io, come tutti, non ho voglia di affrontarle”.
Ha anche una sua teoria ‘sociologica’: “Questo è un paese che non ha un’identità sua perché sta a cavallo tra due province. Non c’è una grande unità. La gente non sa se tifare la Cremonese o il Brescia. Ora mi scusi, la lascio che mi aspetta lo spiedo a casa”. Tipico piatto bresciano, in effetti.
Una speranza per il futuro la concede il sindaco: “Nei mesi scorsi, eravamo già consapevoli che sarebbe stato molto difficile trovare un candidato perché in questi anni eravamo l’unica lista, senza opposizione. Abbiamo accolto la richiesta di un gruppo di ventenni che ci aveva chiesto di poter prepararsi alla politica. Abbiamo fatto una decina d’incontri per dargli i primi strumenti. Nessuno di loro, e penso sia giusto così perché gestire un Comune, anche se piccolo, è impegnativo, si sentiva pronto per rappresentare la città nella carica più alta. Alla fine gli ‘adulti’ che si erano fatti avanti in un primo momento come possibili sindaci non hanno compiuto l’ultimo passo per motivi vari. Sono fiducioso però che dopo un anno di Commissariamento, alla prima chiamata al voto, ci sarà il mio sostituto”.
E quella telefonata arriverà puntuale.
agi.it
Concerto del Giubileo della Regina Elisabetta: Queen e Diana Ross
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
Dopo che lo scorso aprile in un’intervista il chitarrista Brian May si era lasciato sfuggire che i Queen avrebbero potuto suonare al Giubileo di Platino della Regina Elisabetta II d’Inghilterra – Elizabeth Alexandra Mary di Windsor -, è ora arrivato l’annuncio ufficiale: la band un tempo capitanata da Freddie Mercury si esibirà il prossimo 4 giugno al concerto previsto a Buckingham Palace per festeggiare i 70 anni di regno della sovrana britannica.
Il gruppo di “We will rock you”, che attualmente conta in formazione con May il batterista Roger Taylor e il cantante Adam Lambert, però, non sarà da solo ad animare l’evento. Come riportato sul sito ufficiale dedicato alle iniziative per il Giubileo di platino, la line up infatti includerà anche Diana Ross, Elton John, Duran Duran, Craig David, Ella Eyre, Elbow, Alicia Keys, Hans Zimmer, Mabel, George Ezra, Jax Jones, Celeste, Andrea Bocelli, Sigala, Nile Rodgers e Sam Ryder, visto in gara all’Eurovision Song Contest 2022 in rappresentanza del Regno Unito.
Oltre alle esibizioni musicali, per cui il musicista di Pinner contribuirà con una performance preregistrata essendo lui impegnato in tournée in Europa, l’evento sarà caratterizzato anche dalla partecipazione – in presenza o da remoto – di star del cinema, dello spettacolo, della tv e dello sport come – tra gli altri – Sir David Attenborough, Emma Raducanu, David Beckham, Stephen Fry, rappresentanti del Royal Ballet e Dame Julie Andrews.
L’iniziativa, battezzata “BBC’s Platinum Party at the Palace”, sarà trasmessa in diretta sulla BBC con la conduzione affidata a Kirsty Young e Roman Kemp. Stando a quanto segnalato sul sito platinumjubilee.gov.uk, per il “Platinum Party” è stato progetto un palcoscenico composto da tre palchi collegati da passerelle e 70 colonne – a rappresentare i 70 anni di regno di Sua Maestà – che creeranno “un’esperienza a 360 gradi di fronte a Buckingham Palace e al Queen Victoria Memorial”.
In passato Brian May aveva già celebrato la monarca inglese suonando per il Giubileo d’oro della Regina Elisabetta nel 2002. In quell’occasione il musicista eseguì un assolo di chitarra dell’inno nazionale britannico in cima a Buckingham Palace. Annunciando la partecipazione al “Platinum Party” dei Queen con Adam Lambert, a cui sarà affidata l’apertura del concerto, in una dichiarazione disponibile sul sito dedicato al Giubileo, Brian May ha affermato:
“Vent’anni dopo aver suonato per il Giubileo d’oro della Regina, siamo molto felici di essere nuovamente invitati. Inoltre, c’è stato un momento in cui mi sono chiesto: ‘Dopo il tetto di Buckingham Palace, dove posso andare?’ Ebbene… vedrete!”.
Dal canto suo Diana Ross, che avrà invece il compito di chiudere l’evento di due ore e mezza con la sua prima performance dal vivo nel Regno Unito in 15 anni, ha fatto sapere: “Ho avuto l’onore di incontrare la Regina molte volte nella mia vita, anche quando ero con la mia famiglia. Sua Maestà continua a essere un’ispirazione incredibile per molte persone in tutto il mondo e sono felice di ricevere un invito a esibirmi in un’occasione così importante e storica”.
da rockol.it
Guerra Russia – Ucraina: i Ministri degli Esteri si riuniscono a Torino
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
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Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, presiederà domani a Torino la riunione dei Ministri degli Esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, inclusi i 27 membri dell’Unione Europea. La 132ma riunione del Comitato dei Ministri segnerà la conclusione del semestre di Presidenza italiana e il passaggio di consegne alla Presidenza irlandese.
L’incontro si svolgerà nel contesto dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, la quale, di conseguenza, è stata esclusa dall’Organizzazione.
La riunione offrirà ai ministri un’occasione per mostrare sostegno e solidarietà nei confronti dell’Ucraina e del suo popolo. I ministri potranno inoltre ribadire la loro unità verso i valori del Consiglio d’Europa: pace, democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali, nonché la convinzione della necessità di una cooperazione multilaterale fondata su questi valori. Inoltre, definiranno le misure per rafforzare la capacità dell’Organizzazione nel portare avanti la sua missione in questo nuovo contesto politico.
La sessione, presieduta dal ministro Di Maio, fornirà ai ministri la possibilità di esaminare lo stato dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto sulla base del rapporto annuale della Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić. Allo stesso modo, discuteranno il ruolo che riveste l’Organizzazione nel risolvere conflitti e crisi in Europa e la sua cooperazione con l’Unione europea.
Inoltre, la sessione darà modo ai ministri di prendere decisioni sull’attività dell’Organizzazione in aree quali: intelligenza artificiale e criminalità informatica, libertà di espressione, lotta contro il discorso d’odio, monitoraggio del Consiglio d’Europa, in particolare una migliore protezione di diritti sociali, diritti fondamentali e ambiente, partecipazione delle organizzazioni della società civile e istituzioni nazionali dei diritti umani, giustizia riparatoria, cultura e patrimonio culturale, diritti dei minori, tutela dei diritti di donne e ragazze migranti, rifugiate e richiedenti asilo, e dialogo interreligioso. Al termine della sessione ministeriale, l’Italia cederà la Presidenza del Comitato dei Ministri all’Irlanda. Il Ministro degli Affari Esteri irlandese Simon Coveney presenterà le priorità della Presidenza del suo Paese. (aise)
Al via su Madison Avenue il festival del Made in Italy
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
“L’ambasciatrice Mariangela Zappia e Kevin Kim, commissioner per lo “small Business Services” della città di New York, hanno inaugurato con un simpatico taglio del nastro l’atteso “Italy on Madison” la settimana di eventi che segna il rilancio, dopo la pandemia, dello stile italiano del design della moda e della gastronomia concentrati nella via dello shopping per eccellenza a Manhattan”. Ne scrive Emma Pistarino su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara. “L’evento, organizzato dall’ITA e dal suo direttore Antonino Laspina col sostegno prezioso delle partnership di quartiere e dei piccoli e grandi marchi che hanno sede su Madison Avenue, durerà dal 18 al 25 maggio. Davanti alla sede dell’Ice sulla 67 esima strada incorniciata da due Lamborghini fiammanti, il commento del commissioner Kim è stato: “fin dall’inizio del suo mandato, il sindaco Adams ha messo al primo posto la ripresa economica e la pubblica sicurezza. Ha sempre sostenuto che la prima favorisca la seconda”. New York sta tornando. Quest’implacabile energia è ciò che rende unica la città”.
Kim ha raccontato del suo amore per il Belpaese dove, durante i mondiali del ‘90, ha assistito ai festeggiamenti degli italiani con “una passione mai vista prima”. Il punto centrale del suo discorso, però, è stato lo sforzo suo e del sindaco nel promuovere e proteggere le piccole imprese, alcune delle quali coinvolte anche nell’Italy on Madison. Solo due giorni fa, Adams si è ripromesso di ridurre le multe che toccano le piccole realtà commerciali newyorkesi, consentendo loro di risparmiare $1.9 milioni l’anno.
I tre partner che hanno affiancato ITA nell’organizzazione di questa intensa settimana di eventi, sono stati il Madison Avenue Business Improvement District, diretto da Matthew Bower, che ha voluto lodare i business italiani per la sostenibilità ed eccellente manifattura dei loro prodotti. Bower ha poi ringraziato molto l’ITA per l’impegno costante dimostrato nei confronti delle aziende italiane in generale sparse per New York e in particolare delle oltre 70 che si trovano su Madison Avenue. Bower ha ricordato a tutti “Italy salutes New York”, un progetto ideato sempre dall’ITA poco dopo l’attacco alle torri gemelle per evidenziare le difficoltà vissute dai piccoli business dopo l’attentato.
Alfredo Cerullo, CEO della Grand Central Partnership, si è detto pronto a sostenere Italy on Madison anche negli anni a venire perché lo considera estremamente importante per l’economia cittadina.
“I nostri clienti acquistano in maniera molto attenta”, ha spiegato Cerullo. “Vogliono prodotti che dimostrino unicità, qualità e stile. È proprio questo che ricevi quando compri italiano. Ma con la manifattura tricolore si ottengono anche la passione e l’amore che vengono inseriti dentro ad ogni creazione”.
Da ultimo James Mettham, italiano di seconda generazione e direttore esecutivo della Flatiron 23rd Street Partnership ha suggerito al pubblico di scendere qualche decina di isolati più sotto, per apprezzare la parte di Madison Avenue vicina al Flatiron dove il buon cibo incontra il design e l’arredamento italiano.
Nei prossimi giorni, la via dello shopping e del lusso newyorkese offrirà al pubblico occasioni per visitare showroom d’alta moda, assistere a seminari vari, ricevere gadget di qualità, bere e mangiare in compagnia durante aperitivi e degustazioni. Laspina ha definito l’evento “un festival dello shopping, una celebrazione dei negozi, dei ristoranti e degli showroom di Madison Avenue”.
Il calendario degli incontri è fitto. Il 19 si terrà nella sede dell’ITA l’Italy on Madison Design Day, una serie di conferenze e seminari dedicati alla storia del design italiano negli USA. Nelle stesse stanze, il 23 maggio, verrà dato spazio alle donne, con un incontro intitolato Women in Wine – The Italian Perspective. Tra il 20 ed il 22, invece, al Eataly Flatiron si potranno degustare alcune birre italiane per “un nuovo twist alla Dolce Vita”.
Molti dei negozi che partecipano all’iniziativa sempre aperta al pubblico avranno il marchio riconoscibile nelle loro vetrine e offriranno ai visitatori aperitivi e piccoli regali. Tra i partecipanti a questa prima edizione ci sono Acquatalia, Aquazzurra, Armani, Buccellati, Canali, Davide Cenci, Ippolita, Isaia, Marina Rinaldi, Marina B, Max Mara, Monnalisa, Punto Ottico, Sermoneta Gloves, Tods, Zegna, B&B Italia, Molteni&Dada, Natuzzi Italia, OnMadisonPark/Arclinea NY e Poliform”.
da La Voce di New York/aise
La Turchia ha bloccato l’avvio dei negoziati per Svezia e Finlandia nella Nato
scritto da Fatti Nostri | 24 Maggio 2022
La Turchia ha bloccato l’avvio dei negoziati in seno alla Nato per l’adesione di Finlandia e Svezia.
In una riunione riservata degli ambasciatori della Nato a Bruxelles, il rappresentante turco ha bloccato la votazione sulla loro richiesta di adesione, che era stata depositata ufficialmente al quartier generale della Nato nelle prime ore della mattinata.
L’incontro era stato convocato nella speranza di concordare un processo di adesione accelerato, ma a causa della posizione di Ankara, la procedura non è iniziata. L’ambasciatore turco ha chiarito che al momento non può dare il consenso all’avvio.
Progressi sulle richieste di adesioni alla Nato di Svezia e Finlandia saranno possibili solo se i due Paesi nordici “assumeranno passi concreti per venire incontro alle preoccupazioni della Turchia sulla sicurezza nazionale”, riferisce una nota della presidenza turca.
Il consigliere per la politica estera del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, oggi ha avuto colloqui con le controparti di Svezia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna e gli Stati Uniti durante le quali è stata discussa la proposta di allargamento della Nato a Stoccolma e Helsinki, aggiunge la nota. “È stato sottolineato che, se le attese della Turchia non saranno soddisfatte, il progresso della procedura sarà impossibile”.
Erdogan chiede ai due Paesi nordici di consegnare i membri del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che la Turchia considera organizzazione terroristica, sul loro territorio e di ritirare l’embargo sulle vendite di armamenti.