Draghi: “Sì a Finlandia e Svezia nella Nato”

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draghi finlandia afpLa richiesta di adesione di Finlandia e Svezia alla Nato è una chiara risposta all’invasione russa dell’Ucraina e alla minaccia che rappresenta per la pace in Europa, per la nostra sicurezza collettiva”. E’ quanto ha detto il premier Mario Draghi, rispondendo alle domande dei cronisti subito dopo le dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro finlandese, Sanna Marin, ricevuta questa mattina a Palazzo Chigi.

“L’Italia appoggia con convinzione la decisione della Finlandia così come quella della Svezia. Vogliamo velocizzare le procedure interne per rendere l’adesione effettiva nel più breve tempo possibile. E intendiamo sostenere la Finlandia e la Svezia in questo periodo di transizione”, ha aggiunto il presidente del Consiglio. Finlandia e Svezia “sono due Stati Membri dell’Unione Europea, che già cooperano strettamente con la Nato, della quale condividono i valori fondanti e di cui contribuiranno a rafforzare le capacità”.

“Nel 1995 la Finlandia è entrata a far parte dell’Unione Europea e da allora collaboriamo in modo molto stretto anche in questa sede. Nelle scorse settimane abbiamo mostrato grande unità nel condannare la Russia, sostenere l’Ucraina, cercare una soluzione negoziale alla crisi in corso. Intendiamo continuare a farlo, a partire dal Consiglio Europeo straordinario di fine mese”, ha affermato ancora, evidenziando che “i rapporti bilaterali sono eccellenti e negli ultimi anni hanno visto un progressivo rafforzamento, in particolare sul piano economico e commerciale. Auspico possano consolidarsi ulteriormente, soprattutto in settori innovativi come la farmaceutica, le biotecnologie, l’elettronica”.

ARMI A UCRAINA – “Vogliamo aiutare l’Ucraina a difendersi. L’abbiamo fatto in passato, lo faremo quando è necessario. Nella difesa dell’Ucraina, gli europei sono tutti insieme: siamo parte di una decisione presa dall’Unione Europea, siamo membri leali dell’Unione Europea”. Si tratta di una decisione che vedi gli Stati membri dell’Ue “tutti insieme, è una decisione dell’Unione europea e noi siamo membri leali dell’Ue”.

DIPLOMATICI ESPULSI – I 24 diplomatici italiani che verranno espulsi dalla Russia? “Anch’io ho avuto questa informazione pochi minuti fa. Non bisogna interrompere i canali diplomatici, è chiaro che si tratta di un atto ostile, non solo verso di noi ma anche verso l’Europa – sono stati espulsi anche diplomatici spagnoli, francesi – ma questo non deve portare all’interruzione dei canali diplomatici” perché è da lì “che si arriva alla pace”.

DIFESA EUROPEA – “Dobbiamo costruire una vera difesa europea, complementare alla Nato, per contribuire alla protezione dei nostri valori fondanti, delle nostre istituzioni. Questo è il momento delle scelte e vogliamo che l’Unione Europea scelga di essere protagonista”.

PNRR – “Dobbiamo muoverci per sostenere le famiglie e le imprese europee in questa fase di rallentamento” sottolinea Draghi. “Il Next Generation EU è una straordinaria occasione per riformare le nostre economie e mettere in campo gli investimenti necessari a renderle più eque, competitive, sostenibili. L’Italia è consapevole di questa sfida. Vogliamo muoverci con rapidità ed efficienza e utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione”.

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Arcobelli: le comunità all’estero si riapproprino della rappresentanza contro la partitocrazia dilagante

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gazzettadiplomatica“Per 11 anni ha svolto la funzione di Presidente del primo COM.IT.ES eletto nella circoscrizione consolare di Houston. Ex paracadutista della Folgore ed Ufficiale dell’Aeronautica Militare, una laurea in Scienze Aeronautiche, negli States dal 1993, Vincenzo Arcobelli è stato il più votato nelle recenti elezioni per il Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE)”. Ad intervistare Arcobelli è stato Marco Finelli, direttore della “Gazzetta diplomatica”.
“Siciliano di nascita, dal 1998 è Comandante Pilota Istruttore dell’Aviazione Civile, ha svolto funzioni di controllore e di addetto alla Sicurezza Volo. È impegnato nel sociale e a livello comunitario con diverse funzioni, coordinatore del Comitato dei Presidenti in USA, ha senz’altro contribuito a far salire il livello di attenzione nei riguardi della collettività italiana, attraverso attività ed eventi come la conferenza dei ricercatori italiani nel mondo, il riconoscimento legale da parte dello Stato del Texas del 2 Giugno come Italian National Day Heritage e, nel mese di ottobre, della settimana dedicata alla Cultura italiana. Si è prodigato poi in iniziative varie, quali la prima parata del Columbus Day, il concorso di Miss Italia nel mondo in Texas e l’Italian Film Festival presso il circolo culturale di Dallas.
D. Arcobelli, anzitutto complimenti per l’elezione al Consiglio Generale degli Italiani all’estero, un risultato che premia il suo impegno di questi anni. Quali sono gli obiettivi che vuole centrare nell’arco del suo mandato?
R. Prodigarmi affinché si possa giungere a risultati concreti ed oggettivi su tutti quegli aspetti decisivi per il futuro delle collettività italiane all’estero e valorizzare fattivamente il ruolo di promozione del Sistema Italia. A questo proposito è decisiva la condivisione d’intenti, la cooperazione, e il rispetto paritario fra i diversi livelli di rappresentanza delle comunità italiane. Naturalmente, come noto, sarà essenziale rilanciare il ruolo dei Comites e del CGIE, in stretta sinergia con il mondo dell’associazionismo, attraverso una loro riforma efficace, ma rivisitata ed aggiornata, rispetto all’articolato proposto dal CGIE anni orsono, chiedendo suggerimenti a tutte le componenti interessate al mondo dell’emigrazione.
D. In uno dei suoi primi discorsi dopo le elezioni, lei ha fatto riferimento a una “cinica partitocrazia che ha portato e porterà alla polverizzazione del CGIE, e degli organi dì rappresentanza dì base (Comites)”. Può spiegarci meglio?
R. Confermo, de facto oggi sono organi prevalentemente di parte, non autonomi ed indipendenti, stampella del solito partito monocolore, formato da PD e affiliati. Per i non addetti ai lavori potrebbe risultare di difficile comprensione, purtroppo le dinamiche normative del CGIE consentono l’assegnazione di ulteriori venti componenti di nomina governativa, individuati secondo criteri politici e di attività sindacali, patronati, CAF, tutti prevalentemente, per non dire esclusivamente, legati ai partiti di sinistra. Si potrebbe configurare, dunque, una sorta di filiale del Nazareno, con annesse indicazioni di voto sulle cariche interne, espresse apertamente dai dirigenti, come è accaduto nel 2016, durante la prima riunione di insediamento, che invece di regola dovrebbe essere riservata ai soli Consiglieri del CGIE. A tutto questo occorre aggiungere che ai Comites, Organi che poi eleggono i componenti territoriali del CGIE, è riservata la competenza esclusiva sulle questioni di ineleggibilità o incompatibilità di un proprio membro, quando legato ad un patronato. I Comites avendo interesse, per ovvie ragioni, di sollevare di rado tale questione, contribuiscono ad aumentare quello squilibrio sulla componente di parte che porterà appunto alla polverizzazione. Un atteggiamento questo che danneggia il significato nobile di un organo pluralista, equilibrato, indipendente, apartitico ed istituzionale per l’esclusivo interesse delle nostre comunità.
D. Quali sono i suoi principali interlocutori nella politica italiana?
R. Nella mia veste istituzionale come rappresentante al CGIE interagisco e dialogo con tutti i rappresentanti dei partiti, il Governo, il Parlamento, i Ministeri, e tutta l’Amministrazione che pone in essere politiche a favore della collettività italiana all’estero. A livello personale ed ideologico principalmente con la Presidente e i vari dirigenti di Fratelli d’Italia, considerati i trascorsi collaborativi con i Dipartimenti degli italiani nel mondo e degli Affari Esteri.
D. E in America?
R. Bisogna interloquire in modo bipartisan, infatti, dialoghiamo con il caucus dei parlamentari italoamericani, sui diritti civili, politici, e per preservare la storia, le tradizioni, la protezione del marchio italiano nel pieno rispetto dell’amicizia. Tuttavia, i rapporti più privilegiati li mantengo con i conservatori repubblicani. È grazie a questi contatti che in Texas, su mio sollecito, ogni anno, il 2 Giugno siamo riusciti a celebrare l’Italian Heritage Day, giornata Istituita addirittura con decreto governativo, su proposta del Senato unitamente alla Casa dei Rappresentanti dello Stato del Texas.
D. Può descriverci il senso di appartenenza all’Italia dei connazionali che vivono all’estero?
R. Quando si è lontani dalla Madrepatria si accentua l’identità che quando si vive in Italia generalmente si dà per scontata, ti mancano i sapori, i profumi, l’atmosfera, tutto quello che fa grande la nostra Nazione. L’Amore ed il senso di appartenenza aumenta notevolmente. Mi si faccia passare questa battuta: l’Italia è più amata e rispettata dai connazionali fuori confine.
D. Come si è integrata la nostra comunità negli States?
R. La comunità italiana è ben integrata negli USA, chi ha voglia di lavorare, studiare, ed aspira ad avere delle ambizioni, ancora oggi può raggiungere traguardi importanti. La meritocrazia e le qualifiche negli States sono ancora di primaria importanza.
D. Come commenta il recente incontro fra il premier Draghi e il Presidente Biden?
R. In linea generale, positivo. Il Presidente Draghi è tra le persone italiane più autorevoli e stimate a livello internazionale. Sia il precedente Presidente Trump come l’attuale Biden, dalle loro affermazioni pubbliche, hanno espresso molta considerazione, rispetto e senso di amicizia. Il messaggio del Presidente Draghi su quanto sta accadendo in Ucraina è stato forte e chiaro: bisogna cambiare strategia e giungere quanto prima alla fine del conflitto. A mio parere, pur non avendo un mandato, ha parlato da vero leader Europeo per difendere gli interessi europei, affermando il forte senso di appartenenza alla Nato. E, non a caso, ha ricevuto durante la sua visita l’Atlantic Council “Distinguished International Leadership Award”. Di converso, pur apprezzando la lunga e costante amicizia tra le due nazioni e il lavoro svolto dall’Italia in seno alla NATO, Biden non è stato altrettanto chiaro per contribuire ad utilizzare diverse strategie e soluzioni sul tema della crisi Russo-Ucraina.
D. Lei cosa pensa invece di questo conflitto?
R. Ritengo prioritaria l’azione diplomatica di tutti per porre rimedio agli effetti devastanti di perdite umane”. (aise) 




Ucraina, Russia: “Kiev si è ritirata da negoziati”

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kiev afp 0203“I negoziati non continuano, l’Ucraina si è di fatto ritirata dal processo negoziale”. Lo ha detto alla Tass il vice ministro degli Esteri russo Andrei Rudenko, sostenendo che da Kiev non è arrivata alcuna risposta alla proposta di trattato di pace presentata dalla Russia.

Pochi giorni fa era stato lo stesso presidente russo Vladimir Putin a dichiarare in un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che i i negoziati tra Russia e Ucraina sono “essenzialmente bloccati da Kiev”. Mentre secondo il Financial Times, Putin non avrebbe più interesse a risolvere diplomaticamente la guerra, ma vorrebbe invece impadronirsi di quanto più territorio possibile.

PESKOV – I paesi occidentali “sono diventati stati ostili” e conducono “una guerra ibrida” contro la Russia. A dirlo è il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, intervenuto una conferenza nell’ambito della maratona della Società della conoscenza, scrive l’agenzia stampa russa di Stato Tass. Secondo Peskov, l’Occidente sembra irritato “dall’esistenza stessa della Russia” e “pronto a fare qualsiasi cosa per impedire alla Russia di vivere come vuole”.

“Questo è un guerra diplomatica, guerra politica, questi sono tentativi di isolarci nel mondo, questa è una guerra economica”- ha affermato Peskov – “Sì, li chiamiamo ancora sottovoce Stati ostili, ma direi che questi sono già Stati ostili, perché quello che stanno facendo è guerra”, ha sottolineato il portavoce del leader russo. E’ impossibile isolare “politicamente, economicamente e diplomaticamente” la Russia, ha continuato Peskov, dicendosi certo che Mosca “vincerà e raggiungerà tutti gli obiettivi”. Quanto al leader del Cremlino, Vladimir Putin sa dove sta guidando la Russia e “l’intero paese lo sostiene”.

Per la Russia questa è una “tempesta perfetta” che rappresenta il “momento della verità” per proteggere i propri interessi. E Peskov si è detto certo che il confronto con l’Occidente si concluderà con la formazione di un mondo in cui la voce della Russia sarà ascoltata. “Alla fine, sono convinto che qualsiasi guerra finisca in pace. E questo mondo sarà quello in cui la nostra voce sarà ascoltata, dove saremo a nostro agio, dove saremo al sicuro e dove staremo fiduciosi in piedi “, ha affermato.

agi.it




L’ombra cupa della crisi che aleggia sul governo Draghi

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134135493 f5cdb709 be9e 45db bc1b dd31ff877917L’ombra di una crisi di governo aleggia sempre più cupa su Mario Draghi e i suoi ministri, complice la lunga serie di strappi e distinguo del Movimento 5 Stelle sulla questione delle armi da inviare in Ucraina, e non solo.

Ma se Giuseppe Conte e i suoi continuano a chiedere un voto e una discussione in Parlamento, giovedì il presidente del Consiglio si presenterà in Parlamento per riferire sullo stato dell’arte della crisi Ucraina, anche alla luce della fitta interlocuzione fra il premier e i partner internazionali.

Lo farà con la formula dell’informativa che non prevede voto né discussione fra i gruppi parlamentari. Se il M5s vorrà mettere al voto la linea del governo, quindi, occorrerà presentare una mozione, discuterla in conferenza dei capigruppo, calendarizzarla. Tempi lunghi. Il che, da una parte, potrebbe essere un vantaggio per il governo, che potrà prendere tempo sperando che la strada diplomatica alla soluzione della crisi finirà per essere quella battuta dai contendenti in campo.

Dall’altra, però, potrebbe allungare la scia di scontri e polemiche interne alla maggioranza, logorando il governo negli ultimi mesi di legislatura, quelli più delicati per una serie di dossier, a cominciare dal Pnrr e dalle riforme.

Per questa ragione il segretario dem tenta di raffreddare gli animi. “Io per quello in cui credo, per il modo di essere del mio partito, l’ultima cosa che temo è andare in Parlamento. Ci saremo giovedì prossimo, ascolteremo Draghi, interverremo. Ci saranno passaggi che richiedono dei voti? Li faremo”.

Arrivando a Sorrento per partecipare al Forum organizzato da Mara Carfagna, Enrico Letta appare sicuro sulla tenuta dell’esecutivo. “Non ho nessun dubbio che questo governo arriverà alla fine naturale della legislatura e che sia l’ultimo governo della stessa“, scandisce Letta con una rassicurazione che suona anche come un avvertimento. Come a dire: nessuno pensi di approfittarne per strappare un rimpasto e accontentare chi, all’interno dei partiti, reclama ruoli di primo piano. Insomma, se cade Draghi si va al voto, con tutto ciò che ne consegue per chi aspira a essere ricandidato in un parlamento a ranghi ridotti per il taglio dei parlamentari.

“Se ci fosse una crisi ora si andrebbe alle urne”, sottolinea Letta: “Ma arriveremo fino alla fine perché il Paese ha bisogno delle riforme chieste per il Pnrr, le abbiamo promesse”. Una linea che contrasta con i continui distinguo di Conte e dei suoi. Anche oggi, il presidente del M5s non ha mancato d’inviare un segnale al governo: “C’è’ una misura a me molto cara per il Mezzogiorno, da rendere strutturale, che invece è in scadenza: la decontribuzione per il Sud. Vorrei sapere il governo cosa ne pensa”.

Parole che sembrano rimarcare una distanza fra M5s ed esecutivo. Da parte del segretario Pd, gli ‘strappi’ di Conte e del M5s sono derubricati a “discussioni naturali in una fase di dibattito forte. Non sono minimamente infastidito da questo”, aggiunge Letta.

Nonostante questo, tuttavia, dal Nazareno viene segnalato che “rimangono tesi i rapporti con il M5s, anche dopo il duro confronto” fra Letta e Conte di pochi giorni fa. Letta, in ogni caso, è fermamente intenzionato a tenere il punto. E cioè: “Sostegno al popolo ucraino”, da parte del governo, come fatto finora. Dal Pd, infatti, spiegano che “se oggi si parla di negoziati è perché il popolo ucraino ha resistito anche quando i carri armati russi erano a trenta chilometri dalla capitale ucraina”.

Rimane la convinzione, in Letta, che alla fine si troverà “unità d’intenti” all’interno della maggioranza: “Io penso che sia un momento in cui qualunque governo e maggioranza vivrebbe delle tensioni, con il conflitto in corso dopo una pandemia, con effetti drammatici su economia. Sta a ciascuno di noi fare la sua parte per superarle. L’Italia ha una forte unità, mi sento di fare un appello perché questa forte unità delle forze politiche continui, con l’Italia protagonista nella ricerca della pace”.

agi.it




In Madison Avenue, a New York, rivive la “Dolce Vita” con la festa del Made in Italy

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4874feb9 6488 44ce b02a 9fe165c36446La via dell’esclusività mondana e dello shopping nella Grande Mela ospiterà per 7 giorni il mito della grande epopea e dello stile italiano esaltato da “la Dolce Vita”.

L’iconica strada di New York celebrerà  per una settimana il made in Italy con una serie di appuntamenti incentrati su moda, gioielli, cibo e design. L’iniziativa ‘Italy on Madison’, lanciata dall’ITA(Italian Trade Agency), incarna un momento di ripartenza nella Manhattan post-covid presentando il meglio del nostro paese dal 18 al 25 maggio.

La cerimonia del taglio del nastro si terrà mercoledì 18 maggio davanti alla sede dell’ITA, nell’Upper East Side(33 east 67 street), dove verrà esposta un’auto Lamborghini alla presenza delle istituzioni italiane a New York, oltre ai partner dell’iniziativa come Madison Avenue BID, Grand Central Partnership, e Flatiron. Quindi, oltre 30 negozi e ristoranti sulla Madison ospiteranno open house e aperitivi (e proprio l’aperitivo italiano sarà uno dei leitmotiv della campagna).

Una Lamborghini a Times Square, New York (commons.wikimedia, @Dietmar Rabich)

Tra gli appuntamenti in programma (la lista completa si trova su www.ItalyonMadison.nyc) c’è “Italian Jewelry on Madison: The Golden Days Ahead”, incentrata sul futuro della gioielleria italiana e dove circa 40 aziende presenteranno marchi leader focalizzati su design, innovazione, sostenibilità e tecnologia.

L’evento si terrà nella sede di Piazza Italia, al 346 di Madison Avenue, in un palazzo realizzato agli inizi del 1900 prendendo ispirazione dal Rinascimento italiano. “Italian Design on Madison”, invece, è una celebrazione dell’artigianato e ospiterà una tavola rotonda sull’evoluzione delle aziende italiane nel settore del design e dell’architettura, durante la quale diversi esperti rifletteranno sulla “nuova normalità” creata dalla pandemia, a partire dall’organizzazione degli spazi con il lavoro a distanza passando per i nuovi modelli delle abitazioni e quelli dell’ospitalità.

Per quanto riguarda l’enogastronomia, invece, ci saranno diversi seminari dal titolo “Glorious Italian Food & Wine”, dedicati a due pilastri dell’economia italiana: cibo e vino. Gli appuntamenti, che si terranno sia all’ITA che nella sede di Eataly, riguarderanno il ruolo delle donne nel settore del vino, le loro sfide e le nuove opportunità.

In programma anche un seminario sulle prospettive della ristorazione e la tutela dell’autentica cucina italiana, completato da una degustazione di alcuni piatti DOP (Denominazione di Origine Protetta) presso Eataly. Uno spazio importante sarà dedicato anche al calcio, con l’iniziativa “Calcio is back!”: la Lega Serie A aprirà un museo temporaneo per una settimana, dove si potranno ammirare trofei e magliette, oltre alla possibilità di giocare ai tornei di Fifa22 su PS5.

Antonino Laspina nel suo ufficio di New York – Foto di Terry W. Sanders

A sottolineare l’enorme importanza del commercio tra Italia e Stati Uniti è il direttore dell’ITA di New York e coordinatore degli Stati Uniti, Antonino Laspina. “L’Italia ha chiuso il 2021 con circa 12 miliardi di dollari nel settore della moda (tra accessori, scarpe, ecc.), una crescita del 25% rispetto al 2019. Un analogo importante risultato viene dal comparto enogastronomico, a dimostrazione della vitalità e dell’importanza di questi settori”, ha spiegato, sottolineando che ‘Italy on Madison’ è “un trampolino di lancio per annunciare imminenti campagne e opportunità a sostegno dell’incessante storia d’amore tra Roma e Washington”.

Tra i negozi e i locali che partecipano all’iniziativa ci sono Acquatalia, Aquazzurra, Armani, Buccellati, Canali, Davide Cenci, Ippolita, Isaia, Marina Rinaldi, Marina B, Max Mara, Monnalisa, Punto Ottico, Sermoneta Gloves, Tods, Zegna, B&B Italia, Molteni&Dada, Natuzzi Italia, OnMadisonPark/Arclinea NY, Poliform, Altesi, Bar Italia, Bocca, Eataly (Il Patio) Il Mulino uptown, La Pecora Bianca, Poppi, San Pietro, Serafina Always, Tarallucci e Vino  NoMad.

da La Voce di New York




Torneranno a giugno i corsi di italiano nelle scuole in Uruguay

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gente italia“Dovrebbero partire a giugno -e con tre mesi di ritardo- i corsi di italiano nelle scuole uruguaiane. L’annuncio è stato dato da Antonella Agostinis, dirigente scolastico dell’Ambasciata, nel corso dell’ultima seduta del Comites svoltasi nei giorni scorsi a Montevideo. Quello che è in attesa di essere approvato dal Ministero degli Esteri è un progetto pilota che presenta una grossa novità per quanto riguarda l’ente gestore incaricato di organizzare i corsi: il Casiu (Centro Assistenza Scolastica Italia Uruguay) ha chiuso i battenti e adesso l’eredità è stata raccolta dall’Associazione Trentini nel Mondo che per la prima volta in Uruguay si inserirà in questo campo”. Ne scrive Matteo Forciniti su “Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia.
“L’anno scolastico nel paese era iniziato il 7 marzo e da allora sui corsi di italiano era calato il silenzio prima di questa notizia che in tanti aspettavano. “Ci troviamo in un periodo dell’anno molto diverso dal solito ma questo ritardo è dovuto alla normativa ministeriale” ha spiegato Antonella Agostinis di fronte ai consiglieri del Comites.
“L’8 marzo del 2022 è stata emanata una nuova circolare, la numero 4, e a noi il decreto applicativo è arrivato il 14 marzo. Il 22 aprile l’Ambasciata ha inoltrato al Ministero il progetto presentato dall’ente gestore e adesso siamo in attesa dell’approvazione che speriamo di poter ottenere entro il mese di maggio. Non abbiamo ancora una data certa sull’inizio delle attività ma io credo che a giugno si potrebbe partire con i corsi che dureranno fino a alla fine di novembre”.
Sono 12 le scuole scelte in tutto l’Uruguay per portare avanti questo progetto pilota, 3 a Montevideo e tutte le altre nell’interno: Fray Bentos, Mercedes, Trinidad, Paysandú, Maldonado, Tacuarembó, Florida e Colonia.
In base alla nuova circolare i corsi saranno finanziati al 95% dall’Italia (con circa 31mila euro) mentre del restante 5% si dovranno far carico gli organizzatori. La modalità continuerà ad essere quella di due lezioni a settimane di 45 minuti ciascuna per un totale di 44 corsi con 1.584 ore in totale destinato a 880 alunni degli alunni del quinto e sesto anno delle scuole elementari.
“I trentini” -ha commentato il dirigente scolastico- “hanno dimostrato in questi anni grande affidabilità e professionalità. Basta pensare che il loro corso di aggiornamento dello scorso anno rivolto a 35 studenti si è classificato terzo al mondo. In questo periodo si stanno raccogliendo proprio le candidature dei docenti per cercare di iniziare al più presto”.
La convenzione tra i due paesi che regola l’insegnamento della lingua italiana è stata rinnovata nel settembre dello scorso anno con un’intesa firmata dall’Ambasciata e dall’Anep (Administración Nacional de Educación Pública).
“Uno dei punti principali di questo accordo riguarda i requisiti che vengono stabiliti per i docenti a quali è richiesto un livello alto di conoscenza della lingua, minimo con la certificazione B2 oppure essere madrelingua” ha puntualizzato la Agostinis.
Uno dei punti critici che è stato segnalato per l’ennesima volta dai consiglieri del Comites è quello dell’esclusione di alcuni dipartimenti dell’interno del paese dal progetto: “Vorremmo conoscere i criteri con i quali vengono scelti i dipartimenti dato che diverse zone sono state ancora una volta escluse”.
“Noi dobbiamo attenerci solo a quello che ci da Anep, quindi non dipende da noi” ha risposta l’Ambasciata.
Un’altra particolarità riguarda l’ingresso delle scuole private nel progetto (una a Montevideo, l’altra a Colonia), una scelta decisamente anomala rispetto a quanto è stato fatto in passato come ha denunciato Alessandro Maggi, consigliere della lista Unitalia: “Il ritorno dei corsi di italiano nelle scuole è senz’altro una buona notizia. Tuttavia, all’interno di questo progetto c’è una decisione ingiusta che riguarda le scuole private dato che, in genere, chi frequenta queste scuole ha altre possibilità economiche per poter accedere ai corsi di lingua. Sinceramente noi preferivamo la convenzione come era prima che riguardava soltanto le scuole pubbliche””




Casa Bianca: “Sosterremo l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato”

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214927654 601f29f7 70af 41c9 aa57 ea6173e56d3eIn una giornata, la 78/ma dall’inizio della guerra, senza grandi avanzamenti militari sul terreno, i ministri degli Esteri del G7 si incontrano in Germania per affrontare le prospettive di una crisi alimentare globale e proteggere i Paesi poveri dalle conseguenze del conflitto, che blocca le esportazioni di materie prime alimentari da quello che fino al 24 febbraio scorso era considerato il “granaio del mondo”.

Intanto, la Finlandia ha ufficializzato la sua candidatura all’adesione alla Nato, e l’Onu ha preannunciato un’inchiesta sui “crimini di guerra” commessi nelle scorse settimane.

Le sanzioni contro la Russia non porteranno la pace in Ucraina, porteranno solo a una crisi energetica, alimentare e finanziaria nel mondo. Lo ha affermato il vice rappresentante cinese alle Nazioni Unite, Dai Bing, in una riunione del Consiglio di sicurezza. “I bambini di tutto il mondo subiranno le conseguenze delle sanzioni”, ha aggiunto.

Mosca ha avvertito che sarà “costretta ad adottare misure di ritorsione” se Helsinki entrerà nell’Alleanza atlantica. “L’adesione della Finlandia alla Nato rappresenta un cambiamento radicale nella politica estera del Paese.

La Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia di tipo tecnico-militare che di altra natura, al fine di fermare l’insorgere di minacce alla sua sicurezza nazionale”, si legge in una nota del ministero degli Esteri.

agi.it




Gucci aiuterà le dipendenti USA per l’interruzione di gravidanza

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gucci collezione 100 anni 10 1140x815“La salute riproduttiva è un diritto umano fondamentale”. Con queste parole la maison Gucci difende le donne e il diritto all’aborto. Il marchio del lusso si è schierato contro la temuta sentenza della Corte Suprema che dopo 50 anni potrebbe fare marcia indietro sulla storica sentenza “Roe vs. Wade” rinviando ai singoli stati la decisione di proibire o restringere l’aborto.

La casa di moda che appartiene al gruppo Kering ha annunciato che rimborserà le spese di viaggio a tutte le dipendenti americane che avranno bisogno di accedere a servizi sanitari non disponibili nello stato di residenza.

Con la fondazione Chime for Change, lanciata con Salma Hayek e Beyoncé nel 2013, inoltre, Gucci continuerà a sostenere organizzazioni partner che “facilitano l’accesso alla salute riproduttiva”.

Ma Gucci non è sola nella lotta. Altri marchi hanno preso posizione sullo stesso tema. Levi’s la scorsa settimana ha lanciato un’iniziativa analoga per le dipendenti USA.

da La Voce di New York




Ucraina, Draghi: “C’è bisogno di un piano Marshall”

draghi mani afp

draghi mani afp“L’Ucraina ha bisogno di un piano Marshall per la ricostruzione”. Così il premier Mario Draghi in un passaggio del suo intervento all’Atlantic Council dove è stato insignito del Distinguished Leadership.

“L’invasione russa dell’Ucraina ha causato quello che chiamiamo un cambio di paradigma nella geopolitica. Ha rafforzato i legami tra l’Ue e gli Stati Uniti, ha isolato Mosca, ha sollevato profonde domande per la Cina. Questi cambiamenti sono ancora in corso, ma una cosa è certa: sono destinati a rimanere con noi per molto, molto tempo”, ha detto ancora il premier.

“Dobbiamo continuare a sostenere il coraggio degli ucraini, che combattono per la loro libertà e per la sicurezza di tutti noi. Dobbiamo continuare a infliggere costi alla Russia, muovendoci rapidamente con il nostro ultimo pacchetto di sanzioni. Ma dobbiamo anche fare tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco e una pace duratura”, ha affermato il premier.

“Spetterà agli ucraini decidere i termini di questa pace e a nessun altro – ha ribadito -. Nel frattempo, dobbiamo prepararci per il mondo in cui vivremo domani. Dobbiamo essere pronti a continuare a stare con l’Ucraina molto tempo dopo la fine della guerra. La distruzione delle sue città, dei suoi impianti industriali, dei suoi campi richiederà un enorme sostegno finanziario. L’Ucraina avrà bisogno del proprio Piano Marshall, proprio come quello che ha contribuito alle relazioni speciali tra Europa e Stati Uniti. E dovremo garantire che le sue istituzioni democratiche rimangano forti, stabili, vivaci. L’Ucraina è nostra amica. L’Ucraina rimarrà nostra amica”.

La guerra in Ucraina “minaccia la nostra prosperità e la nostra sicurezza energetica. Ma come ha fatto tante volte nella sua grandiosa storia, l’Italia ha ripreso slancio e siamo pronti a fare la nostra parte con gli europei e con gli alleati transatlantici per andare oltre questo momento tragico e ripristinare la pace”, ha detto in un altro passaggio del suo intervento all’Atlantic Council dove è stato insignito del Distinguished Leadership.

“Le scelte che l’Ue deve affrontare sono brutalmente semplici. Possiamo essere padroni del nostro destino o schiavi delle decisioni degli altri”, ha quindi affermato. E ha snocciolato le sfide che il Vecchio Continente ha davanti a sé: “Dovremo razionalizzare la nostra spesa per la difesa, evitando inefficienze e duplicazioni; accelerare la transizione energetica; rilanciare la ripresa economica; affrontare le disuguaglianze di vecchia data e nuove. Queste trasformazioni radicali richiedono un cambiamento nelle nostre istituzioni e possono richiedere cambiamenti nei nostri Trattati fondatori. Dobbiamo ricordare l’urgenza del momento, l’entità della sfida. Questa è l’ora dell’Europa e dobbiamo coglierla. Ciò che mi rende ottimista è che sappiamo di non essere soli. In un momento di profondo cambiamento, alcune cose rimangono le stesse. Lo stretto rapporto tra l’Ue e gli Stati Uniti. Quel legame senza tempo che ci rafforza entrambi”.

adnkronos




Genova: apre il Museo dell’Emigrazione Italiana

11mei

11meiNapoli, Palermo, il Veneto. Sono tante le città che raccontano il fenomeno migratorio italiano. Ma alla fine, per ospitare la sede nazionale del MEI – Museo dell’Emigrazione Italiana, inaugurato oggi, 11 maggio, è stata scelta la città più rappresentativa, la città di Genova.
Genova, i suoi 5 milioni di nominativi d’italiani migrati (grazie al database CISEI) che hanno trovato fortuna dall’altra parte del mondo, il suo forte legame con il fenomeno, la vicinanza al Galata e al Museo del Mare. Questi i motivi per cui il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha scelto il capoluogo ligure per ospitare questo nuovo, grande e significativo polo museale dedicato al fenomeno storica ed attuale della partenza. E ricordare quelle storie “è il compito di un circuito museale dedicato alla navigazione, all’emigrazione – ha detto prendendo parola durante l’inaugurazione Nicoletta Viziano, Presidente del Mu.MA -. È un museo che è stato creato con gli italiani nel mondo. Non è un museo di Genova, ma di tutti gli italiani che si occupano di emigrazione. Di tutti gli italiani che se ne sono andati ma che continuano a tenere l’Italia nel proprio cuore. Un museo aperto, di tutti, la casa degli italiani che dal mondo vengono a scoprire la storia dei propri nonni che dall’Italia sono partiti”.
“Molti anni fa, la prima volta che sono andato a Ellis Island, a New York, e ho potuto incontrare le emozioni straordinarie che dà quel luogo, ho pensato subito al perché in Italia non ci fosse un museo come quello. Quindi abbiamo immaginato che l’Italia dovesse creare un luogo importante, all’altezza delle storie straordinarie dei nostri migranti”. A dirlo è stato il Ministro Franceschini nel messaggio che ha inviato per l’inaugurazione del MEI. “La scelta è caduta su Genova – ha aggiunto – per quello che ha rappresentato e quello che è ancora oggi per la storia dell’emigrazione. La creazione di un luogo unico, pieno di interattività che potrà far rivivere le speranze, i dolori, i sacrifici, le storie degli emigrati italiani che non possono essere dimenticate, che vanno ricordate e che vanno tramandate alle future generazioni. Un luogo importante per il Paese”.
“Quando un museo è dedicato all’emigrazione italiana, la memoria si salda al nostro presente, alla storia delle nostre origini, di cui siamo figlie e figli – ha spiegato poi Pina Picerno, vicepresidente dell’Europarlamento -. E noi siamo figlie e figli di processi migratori, di dolore e speranza, di disillusione e di ricerca di un posto migliore, di ricerca della felicità. Anche per questo, il MEI è un polo attivo di sentimenti che ci raccontano, forse più di qualsiasi altro trattato, il tema della nostra carta d’identità”.
“La parola più importante per descrivere questo progetto è condivisione – ha evidenziato nel suo intervento Paolo Masini, Presidente del Comitato di indirizzo del MEI -. Questo è un museo fatto di storie, partecipato anche dai tanti piccoli musei dell’emigrazione in Italia. Ma questo è un museo degli italiani nel mondo. È il vostro museo. Abbiamo realizzato più di 40 protocolli d’intesa con tutto il mondo, con tante Case Italia in giro per il globo, cercando di capire quale fosse il modo migliore per raccontare questa storia. Questa è la più grande operazione di memoria collettiva di questo paese. Il fenomeno dell’emigrazione è un fenomeno importante e credo che questa sia la casa di tutti. Questa sarà tappa fondamentale per il Turismo delle Radici. Ed ha anche un obiettivo pedagogico, con le scuole, poiché il fenomeno dell’immigrazione e dell’emigrazione è lo stesso ed è un fenomeno naturale”.
Marco Bucci, Sindaco di Genova, ha voluto dedicare questo progetto, a nome dei genovesi, “a tutti quelli che non sono di Genova. La nostra città ha una tradizione, ospitale. Ha accolto tutti quelli di passaggio e che sono andati via da questo paese. Vogliamo che da qui ci sia ricordo e speranza per il futuro”.
Il governatore ligure, Giovanni Toti, dal canto suo ha voluto specificare come “se Genova ha un’anima, e ce l’ha, questa è fatta da quelle banchine dove erano sedute le persone che stavano per andare dall’altra parte del mondo, o in terre lontane a commerciare, a portare la Repubblica Marinara prima, il Regno d’Italia dopo e la Repubblica italiana infine. Tutti coloro che sono andati via tenendo a cuore questa città. E il MEI non poteva che non essere qui, perché questo non è solo il MEI, ma è un museo che racchiude un pezzettino dell’anima di Genova. Ricordarsi la storia è una buona mappa per tracciare il proprio futuro”.
Il nuovo complesso museale si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aeree, per una realtà avvincente, interattiva e multimediale dove conoscere e ripercorrere le tantissime storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Il museo è in stretta relazione con il Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni e in particolare con il vicino Galata Museo del Mare, che ospita la sezione sui viaggi transoceanici “Memoria e Migrazioni” e la sezione sull’immigrazione, “Italiano anch’io”. Un museo avvincente e empatico, multimediale e interattivo, dove “fare esperienza”; l’ultima frontiera dell’innovazione nei musei. Vedere, ascoltare, imparare e mettersi alla prova, negli allestimenti scenografici di uno degli edifici medievali più antichi della città, che in origine dava ospitalità ai pellegrini. (l.m\aise)