Le eliche delle navi stanno decimando gli squali balena?

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unnamedLe collisioni letali tra gli squali balena e le grandi navi sono ampiamente sottovalutate e potrebbero essere il motivo per cui le popolazioni di questa specie, già in pericolo di estinzione, stanno diminuendo. A condurre questa ricerca, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sono stati i biologi marini della Marine Biological Association (Mba) e dell’università di Southampton.

Il numero di squali balena è diminuito negli ultimi anni in molte località, ma non è del tutto chiaro il motivo per cui ciò sta accadendo. Poiché gli squali balena trascorrono molto tempo nelle acque superficiali e si radunano nelle regioni costiere, gli esperti hanno teorizzato che le collisioni con le navi potrebbero causare sostanziali morti di squali balena, ma in precedenza non c’era modo di monitorare questa minaccia.

Scienziati di 50 istituti di ricerca e università internazionali hanno monitorato i movimenti degli squali balena e delle navi in tutto il mondo per identificare le aree di rischio e le possibili collisioni. I dati sui movimenti tracciati dal satellite di quasi 350 squali balena sono stati inviati al Global Shark Movement Project, guidato da ricercatori dell’Mba. Il team ha mappato gli ‘hotspot’ degli squali che si sovrapponevano alle flotte globali di navi mercantili, petroliere, passeggeri e pescherecci – i tipi di grandi navi in grado di colpire e uccidere uno squalo balena – per rivelare che oltre il 90% dei movimenti degli squali balena ha incrociato le rotte navali.

“L’industria della navigazione marittima, che ci consente di reperire una varietà di prodotti di uso quotidiano da tutto il mondo, potrebbe causare il declino degli squali balena, che sono una specie estremamente importante nei nostri oceani – ha affermato Freya Womersley, ricercatrice Pho dell’università di Southampton, che ha condotto lo studio nell’ambito del Global Shark Movement Project – collettivamente dobbiamo dedicare tempo ed energia allo sviluppo di strategie per proteggere questa specie in via di estinzione dalle spedizioni commerciali ora, prima che sia troppo tardi, in modo che il pesce piu’ grande della Terra possa resistere a minacce che si prevede si intensificheranno in futuro, come il cambiamento del clima oceanico.”

agi.it




Italia in mostra a Nairobi tra enogastronomia e foto

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malindikenya“Le specialità italiane e tutto il loro contorno di bellezza e di storia del nostro paese sono in mostra fino a fine mese all’interno dell’Artcaffè Merket di Rhapta Square a Nairobi. L’iniziativa, denominata “Italian Month”, che è stata inaugurata lo scorso 6 maggio alla presenza della Vice Ambasciatrice d’Italia in Kenya Lorenza Gambacorta, mira a far scoprire ai keniani i sapori e l’atmosfera della cultura e della cucina italiana”. A rilanciare la notizia è Freddie del Curatolo su “MalindiKenya.net”, portale che dirige a Nairobi.
“La nostra Ambasciata ha partecipato attivamente all’organizzazione dell’evento che proseguirà fino al 31 maggio, così come l’Istituto Italiano di Cultura con il quale è stata allestita la mostra fotografica “Italian Beauty”, dodici scatti dell’artista italiano Leonardo Mangia.
Le immagini, che raccontano alcuni dei paesaggi urbani più iconici ed affascinanti della nostra penisola, raccolgono scatti di Roma, Venezia, Matera, Torino, Udine, Trieste e delle Cinque Terre.
L’area del supermercato e l’enoteca-cantina sono stati trasformati in un paese delle meraviglie pieno di scene, prodotti ed evocazioni dell’Italia.
Gli acquirenti in questo modo saranno in grado di scoprire, assaggiare e portare a casa autentici e tradizionali articoli italiani, dalla pasta e prosecco al gelato e pizza, formaggio e vino e altro ancora.
Ogni settimana di maggio le attività legate all’enogastronomia di casa nostra presenteranno diverse esperienze di degustazione ed eventi per dare vita alla diversa natura della cucina italiana, tra cui il cibo di strada italiano, la pizza e la birra, l’arte dell’aperitivo e molti altri.
“Il cibo italiano ha la capacità di unire le persone – ha affermato il CEO del Gruppo Artcaffè Sagi Vaknin – Curando le migliori esperienze e fornendo i prodotti più autentici, i residenti di Nairobi saranno in grado di ricreare lo spirito della dolce vita a casa, in vero stile Artcaffé”.
I clienti sono “guidati” nel viaggio da una apecar con una scritta inequivocabile: “La vita è bella””. (aise)




Ucraina, Draghi a Biden: “Putin pensava di dividerci ma ha fallito”

draghi biden afp

draghi biden afpPutin pensava di dividerci ma ha fallito“. Così il premier Mario Draghi, incontrando il presidente americano Joe Biden alla Casa Bianca. “Dobbiamo utilizzare ogni canale per la pace, diretto e indiretto, per un cessate il fuoco” in Ucraina “e l’avvio di negoziati credibili” ha detto il presidente del Consiglio.

“Le nostre nazioni sono unite in modo forte e la guerra in Ucraina ha ulteriormente rafforzato l’unione – ha sottolineato – Siamo uniti nel condannare l’invasione in Ucraina, uniti nelle sanzioni e nell’aiutare l’Ucraina come ci ha chiesto il presidente Zelensky“.

Il premier ha affermato che “in Italia e in Europa le persone adesso vogliono la fine di questi massacri, di questa violenza e di questa macelleria e le persone pensano cosa possiamo fare per portare la pace”.

“Quello che sta succedendo in Ucraina ha portato un drastico cambiamento nell’Ue, eravamo vicini e ora siamo ancora più vicini e so che possiamo contare sul vostro sostegno come un sincero amico dell’Ue e dell’Italia” ha detto Draghi.

“Dobbiamo continuare a lavorare insieme per abbassare il costo dell’energia, per evitare il rischio di crisi alimentari nei Paesi poveri” ha rimarcato il premier.

Biden, dando il benvenuto a Draghi nel bilaterale alla Casa Bianca, ha affermato rivolto al premier: “Sei un buon amico e un grande alleato“, “abbiamo molte cose di cui parlare”. L’incontro è un’occasione per ricambiare “l’ospitalità che mi hai mostrato a Roma” l’anno scorso, in occasione del G20, ha aggiunto il presidente americano, che ha fatto riferimento alla “lunga storia di legami condivisi” tra i due Paesi e al modo in cui tanti italoamericani “sono orgogliosi” delle loro origini.

“C’è una cosa che apprezzo di te, il tuo sforzo di unire la Nato e l’Ue e ci sei riuscito. Era difficile credere che andassero di pari passo, era più probabile che si sarebbero divise ma tu sei riuscito a farle andare di pari passo” ha detto Biden rimarcando che la “cooperazione dell’Italia è fondamentale”.

C’è anche la segretaria al Tesoro Janet Yellen nella delegazione che accompagna Biden. Ci sono poi Jon Finer, assistente del presidente e primo vice consigliere per la sicurezza nazionale americana, Wendy Sherman, vice segretario di Stato, Thomas Smitham, incaricato d’affari all’ambasciata americana a Roma, Karen Donfried, assistente del segretario di Stato per agli Affari europei ed euroasiatici, Amanda Sloat, direttore per l’Europa del Consiglio per la sicurezza nazionale, e Joanna Pritchett, direttore per gli affari dell’Ue del Consiglio di sicurezza.

All’incontro Draghi è accompagnato dall’ambasciatrice italiana a Washington, Mariangela Zappia, Antonio Funiciello, capo di gabinetto, Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico, Luigi De Leverano, consigliere militare, Francesco Giavazzi, consigliere economico, Paola Ansuini, portavoce, e Ferdinando Giuliano, consigliere per l’informazione.

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Il presidente francese Macron propone una Comunità politica europea

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183820111 d42f4527 a567 47b5 a63a 40fa89779b87L’Europa dev’essere all’altezza dei tempi. Lo chiedono i suoi cittadini. E per farlo deve cambiare le proprie regole, a partire dal vincolo dell’unanimità in Consiglio. E, in generale, dei Trattati che spesso finora l’hanno resa un gigante dai piedi d’argilla. Dovrà inoltre allargarsi, aprirsi ai Paesi che vorranno farne parte ma dovrà farlo in modo più celere, senza per forza passare dall’odissea del processo di adesione.

Ma questa rivoluzione è tutt’altro che semplice. I leader delle istituzioni europee, riuniti a Strasburgo per la cerimonia conclusiva della Conferenza sul Futuro dell’Europa, davanti ai cittadini che dopo un anno di lavoro partecipativo hanno presentato 49 proposte e 300 raccomandazioni su come realizzarle, hanno aperto le porte a tutte le riforme necessarie.

Von der Leyen: “I trattati si cambiano, se necessario”

Allo stesso tempo, però, ben tredici Stati dell’Unione (su ventisette) hanno firmato una lettera in cui chiariscono che l’Europa attuale “funziona così com’è” e non ha bisogno di “tentativi spericolati e prematuri” per cambiarne i trattati. “Il punto è che ci avete detto dove volete che vada questa Europa. E ora spetta a noi prendere la strada più diretta per arrivarci, o usando tutti i limiti che possiamo fare all’interno dei Trattati, oppure, sì, cambiando i Trattati se necessario”, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso.

“Ho sempre sostenuto che il voto all’unanimità in alcuni settori chiave semplicemente non ha più senso se vogliamo essere in grado di muoverci più velocemente. O che l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo maggiore, ad esempio nella salute o nella difesa, dopo l’esperienza degli ultimi due anni. E dobbiamo migliorare il modo in cui la nostra democrazia funziona su base permanente. Voglio essere chiara che sarò sempre dalla parte di coloro che vogliono riformare l’Unione europea per farla funzionare meglio“, ha aggiunto.

Macron: “Ue indipendente ed efficace”

Completamente schierato con von der Leyen anche il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, presidente di turno dell’Unione. L’Ue chiesta dai cittadini, secondo Macron, si basa su due requisiti: “indipendenza ed efficacia” e non solo in tempi di crisi e di guerra, ma sempre.

“Essere efficaci significa decidere rapidamente in modo unito, saper investire massicciamente nei posti giusti, non lasciare nessuno sul ciglio della strada, cioè essere europei. Di fronte a questo, dovremo anche riformare i nostri testi, è ovvio. Voglio chiarire oggi che uno dei percorsi di questa riforma è la convocazione di una convenzione di revisione del Trattato. E’ una proposta del Parlamento europeo, e sono d’accordo. Sono favorevole”, ha detto Macron.

Il significato del 9 maggio

Con la promessa di affrontare la questione “con la necessaria audacia e libertà” con i leader dei 27 Stati membri al vertice previsto per il 23 e 24 giugno. Dovrà quindi convincere i tredici che si sono già detti contrari, tra cui Polonia, Romania, Finlandia, Svezia e Ungheria. Il 9 maggio di Strasburgo, in cui si celebra la Giornata dell’Europa, non poteva non essere condizionato dal 9 maggio di Mosca.

“Due volti molto diversi” dello stesso giorno, ha affermato Macron. A Mosca “il desiderio di mostrare forza, intimidazione e un discorso decisamente guerriero” del presidente Vladimir Putin. Invece a Strasburgo “l’associazione di cittadini, parlamentari nazionali ed europei” per “pensare al futuro” del Continente.

“Questo progetto di pace, stabilità, prosperità, aggiungerò oggi di giustizia sociale e ambizione ecologica, è un progetto che dobbiamo continuare a completare, per renderlo più democratico, più unito e sovrano”, ha esortato Macron. E non può non farne parte l’Ucraina. Anche al costo di trovare una nuova collocazione considerato che “il processo di adesione di Kiev potrebbe richiedere anni o addirittura decenni”.

Per questo Macron ha proposto la creazione di una “Comunità politica europea” che “permetterebbe alle nazioni europee democratiche che aderiscono alla nostra base di valori di trovare un nuovo spazio per la cooperazione politica, la sicurezza, la cooperazione energetica”. “Farne parte non pregiudicherà la futura adesione all’Unione europea, nè sarebbe chiusa a coloro che l’hanno lasciata”, ha spiegato Macron porgendo la mano anche alla Gran Bretagna.

da agi.it




Mattarella: “Guerra brutale scatenata dalla Russia”

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073110094 f5accf08 50c8 4a03 8ae2 6e6114f627c2“In queste giornate, caratterizzate dalla violenza e dalla brutalità della guerra scatenata dalla Federazione Russa nei territori dell’Ucraina, non possiamo fare a meno di ricordare in particolare i soldati italiani vittime della Seconda guerra mondiale”. A dirlo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero in occasione della 93esima adunata nazionale degli Alpini, a Rimini.

“Alla loro memoria, al loro sacrificio e a quello di tutti i caduti delle nostre Forze Armate, ai sentimenti di pace che maturarono dolorosamente – rileva ancora il Capo dello Stato – in quel conflitto e che ci hanno restituito un’Europa priva di guerre per oltre mezzo secolo, dedichiamo questo giorno, insieme all’augurio più intenso per il successo dell’evento”.”L’Associazione Nazionale Alpini celebra a Rimini la 93esima adunata nazionale, nella conferma del contributo straordinario sempre offerto, dalla sua fondazione, alle attività di volontariato, con quei sentimenti di fratellanza e solidarietà che hanno caratterizzato la presenza delle Penne Nere sul territorio. Le muove un forte sentimento di appartenenza mai venuto meno, con saldi legami tra i membri dell’associazione, risorsa preziosa anche nell’ambito del sistema della Protezione Civile della Repubblica”. Scrive ancora il Presidente della Repubblica.

“Alpini impegnati anche contro la pandemia”

“Gli Alpini in servizio e in congedo – riprende Mattarella – hanno partecipato, a buon titolo, alle iniziative di contrasto alla pandemia, collaborando con le articolazioni del Servizio Sanitario Nazionale e le istituzioni locali. L’occasione della sfilata di Rimini sarà un’opportunità per esprimere l’affetto e l’apprezzamento che l’intero Paese nutre nei loro confronti”.

“Tappa alla memoria della Storia del corpo”

“L’adunata nazionale rappresenta, altresì, tappa della memoria della storia del Corpo, che tanta parte ha avuto nella realizzazione dell’unità nazionale, dalle battaglie sull’Ortigara, a Caporetto, al Monte Grappa. Rivolgo il mio pensiero a quanti ‘sono andati avanti’ e rendo omaggio al labaro dell’A.N.A., testimone della dedizione e del coraggio degli Alpini. In queste giornate, caratterizzate dalla violenza e dalla brutalità della guerra scatenata dalla Federazione Russa nei territori dell’Ucraina – ricorda il Capo dello Stato – non possiamo fare a meno di ricordare in particolare i soldati italiani vittime della Seconda guerra mondiale”.

“Alla loro memoria, al loro sacrificio e a quello di tutti i caduti delle nostre Forze Armate, ai sentimenti di pace che maturarono dolorosamente in quel conflitto e che ci hanno restituito un’Europa priva di guerre per oltre mezzo secolo, dedichiamo questo giorno, insieme all’augurio più intenso per il successo dell’evento», conclude.

agi.it




Funes: un emigrante che ritorna e un borgo che rinasce

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bellunesinelmondo“Maggio ha portato una novità positiva a Funes, piccola frazione del comune di Chies d’Alpago, paese che, nel corso degli anni, ha risentito del fenomeno dell’emigrazione”. Ne scrive Irene Savaris nell’ultimo numero di “Bellunesi nel mondo”¸ mensile dell’omonima associazione, diretto da Dino Bridda.
““Fenomeno, quello dello spopolamento”, afferma il sindaco Gianluca Dal Borgo, “che ha interessato molte valli della provincia di Belluno. La gente se ne è andata in cerca di lavoro, dove questo era disponibile, dove c’erano le grandi industrie, dove venivano offerti vari servizi. In più, nel caso specifico di Funes, la frana del Tessina, che incombe sull’abitato, ha accelerato l’esodo. Ora, però, si nota una tendenza al ritorno. Stanno arrivando degli imprenditori che investono nelle ristrutturazioni di case, casere e alberghi. Il nostro è un territorio genuino, rimasto preservato dall’inquinamento, adatto al turismo verde, garanzia anche in questo periodo di Covid. L’imprenditore Gilio Munaro fa parte di questa schiera di emigranti, rimasti attaccati al paese d’origine, ed il suo importante investimento speriamo possa fungere da esempio”.
Sì, perché Gilio Munaro non ha mai dimenticato le sue origini, ed è rientrato ogni anno, per un periodo, al paese. Ha rilevato l’intera casa di famiglia, ne ha acquistata una adiacente ed ha creato un edificio da adibire sia a residenza sia a uso turistico.
Gilio Munaro, figlio di un emigrante rimasto invalido, ha lasciato ben presto il suo paese. A dieci anni, grazie all’opera dei Padri Giuseppini del Murialdo, essendo figlio di un invalido, iniziava la sua vita in collegio, con la prospettiva di frequentare un istituto che gli offrisse una preparazione professionale. Fu così che, dopo un passaggio a Roma e a Viterbo, approdò a Torino, dove ottenne il diploma di meccanico. A 19 anni vinse un concorso per entrare in Fiat, e al Lingotto fece carriera, diventando funzionario dirigente di “tempi e metodi”; dal 1962 al ’72 fu a Torino, poi spostato alla Fiat di Cassino, quindi, dieci anni dopo, gli fu offerta una possibilità di carriera alla Cartiera Ermolli di Moggio Udinese.
Con la sua esperienza riportò la cartiera alla produttività, ma il desiderio di continuare la sua crescita personale lo portò, nel 1996, a fonda re una società propria, a Gorizia, assieme a due soci veneti. L’esperienza acquisita gli permise di inventare un nuovo tipo di imballaggio, e la sua azienda, la Metalpak, iniziò a produrre carta e film metallizzati venduti in tutta Europa. Nel 2002, avendo figli e nipoti scelto altre strade, cedette la sua azienda, che ancora oggi ha cinquanta dipendenti, rimanendone consigliere.
Non pago, dopo vari viaggi di specializzazione che lo portarono in Spagna e in Arizona, nel 2010 ritornò alla Cartiera Ermolli, diventandone presidente. Il suo impegno e la sua intraprendenza hanno fatto crescere la Cartiera e, riconoscente, nel 2019, il comune di Moggio Udinese gli conferì la cittadinanza onoraria. Da due mesi, a 79 anni, ha lasciato gli impegni di lavoro, per dedicarsi alla ristrutturazione di questo grande edificio, che si affaccia sulle colline dell’Alpago.
Quando è nato vi abitavano 37 persone, poi il numero è andato via via assottigliandosi, fino a rimanere deserto nel 2005. I parenti emigrati in giro per l’Italia, gli hanno ceduto le loro quote e così hanno fatto i vicini, e lui ha creato una struttura turistica. La zona è stupenda, il lago di Santa Croce e la foresta del Cansiglio sono sicuramente un grande richiamo, ma si tratta anche, probabilmente, della sua più grande sfida.
A rendere ulteriormente attraente la casa, ci ha pensato il fratello Vincenzo Munaro, valente e famoso artista, che opera tra Belluno e Gorizia. Vincenzo ha studiato la storia del suo paese e, sollecitato dal fratello, ha creato delle grandi formelle – delle grandissime piastrelle – che verranno posizionate all’interno di cornici in cemento per poi essere protette da uno schermo trasparente.
Tra i soggetti si incontrano i ritratti dei genitori e dei nonni, scorci del paese di Funes, scene di emigrazione e ricordi del paese. Biglietto da visita sarà la vecchia latteria, anch’essa restaurata dalla comunità, nella quale troveranno dimora altre variopinte piastrelle. Le opere di Vincenzo Munaro si inseriscono armonicamente in un paesaggio per certi versi da favola, rispecchiandone i colori, le luci e le atmosfere, preservando la storia di Funes”.




Times Square vuole essere come Las Vegas

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guerra ucraina newyork nyc terry w sanders invasione russia proteste manifestazioni guerra di putin timessqaure 2Times Square è il centro di una serie di nuovi progetti che puntano forte su turismo ed entertainment, tra cui hotel  extra-lusso, miglioramenti alle attrazioni turistiche già esistenti e il primo casinò di Manhattan!

Prima che la pandemia svuotasse i negozi, gli uffici ed i teatri, il distretto di Times Square contava 66.000 lavoratori, ossia circa il 15% dell’intera economia della Grande Mela.

Negli anni passati si è registrato un generale recupero dell’attività del quartiere, sebbene il turismo abbia performato meglio rispetto alla ripresa produttiva: il tasso di occupazione degli hotel ha toccato l’80% rispetto ai livelli pre-pandemia, mentre il livello di rientro degli impiegati negli uffici si è alzato al 37%.

Mentre lo Stato di New York cerca di stimolare la ripresa economica accelerando l’ottenimento delle licenze relative all’apertura di casinò statali, alcuni dei più grandi sviluppatori della città si stanno già rivolgendo verso Las Vegas in cerca di ispirazione. Come ad esempio la SL Green Realty che vorrebbe costruire un casinò nel centro di Manhattan, proprio a Times Square.

Times Square il 24 dicembre, 2021 (Foto di Terry W. Sanders)

Sono molti i pesi massimi del real estate interessati ad investire nel quartiere, ingolositi dal ritorno dei turisti internazionali. Extell Development ha appena inaugurato un Hard Rock hotel con un doppio attico da “rockstar” e piscina all’aperto, mentre la L&L Holding ha in progetto per il 2023 l’apertura di un hotel da $2.5 miliardi, il TSK Broadway, che comprenderà uno stage per concerti affacciato direttamente su Times Square.

Alcuni non hanno in progetto di costruire, ma solamente l’acquisizione, a prezzi scontatissimi, di alcuni esercizi commerciali già avviati, come la MCR e la Island Capital Group di Andrew Farkas, che hanno acquisito lo Sheraton di Time Square per $373 milioni, praticamente la metà di quello che valeva nel 2006. Queste le parole di Tyler Morse, il CEO di MCR che, a proposito dell’accordo appena siglato, ha offerto alla città il nuovo mantra di Times Square: “People want to be with other people”.

E dopo due anni così, come dargli torto.

Costruttore Italiano al centro di un progetto da 180 unità a Hollywood

È opera di un costruttore italiano l’acquisto di un terreno a Hollywood su cui verte un importante progetto immobiliare, che si aggiunge alla crescente catena di sviluppi multifamiliari della South Florida.

Il Gruppo Calta, con sede a Coral Gables e guidato dai fondatori e fratelli Ignazio e Gaetano Caltagirone e dal managing partner Igor Blatnik, ha pagato $9,5 milioni per la proprietà di 1,6 acri al 2215 Hollywood Boulevard, dove il gruppo sta progettando la costruzione di un palazzo di otto piani e 180 unità.

I Caltagirone, che fanno parte di una dinastia immobiliare Italiana, investono nel sud della Florida dal 2008 ed hanno più di 150 milioni di dollari allocati in diversi progetti, incluse case unifamiliari di lusso a Coral Gables, Pinecrest e South Miami.

I due fratelli hanno lasciato l’azienda di famiglia in Europa ed iniziato a comprare case unifamiliari a Hollywood e Hallandale Beach durante la recessione, che, a loro detta, hanno ristrutturato e venduto nel 2012 a due grandi fondi.

Il progetto di Hollywood è il loro primo sviluppo multifamiliare.

da La Voce di New York

 




“Un negoziato è possibile, ma si aspetta Putin e il 9 maggio”

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134458550 8c81c402 6473 41d3 bb08 6bf46e4e34baL’Italia è uno dei Paesi che “crede in una possibile soluzione diplomatica” alla guerra in Ucraina, e anche se “siamo ancora nel pieno del conflitto, potrebbero aprirsi finestre di opportunità e noi potremmo cercare di dare un nostro contributo per cercare di riavviare il percorso negoziale”. Lo ha spiegato all’AGI, in un colloquio dal suo ufficio all’ambasciata italiana a Kiev, l’ambasciatore Pierfrancesco Zazo, uno dei primi rappresentanti diplomatici a fare ritorno nella capitale dopo il ritiro dei russi e dopo che, all’inizio del conflitto, era stato fra gli ultimi a lasciarla.

Il primo passo, ha osservato, “dovrebbe essere il cessate il fuoco, e poi un possibile accordo di pace, come più volte evidenziato dal ministro Di Maio”.  L’Italia – ha ricordato – è uno dei Paesi, con Usa, Regno Unito, Francia, Germania, Polonia e Turchia, che ha dato la sua disponibilità a fungere da garante se ci dovesse essere l’accordo”.

Grazie alle buone relazioni bilaterali che Roma aveva prima della guerra sia con Kiev che con Mosca, l’Italia è stata da subito candidata a un ruolo diplomatico nella crisi: “E’ stato riconosciuto all’Italia di avere la predisposizione di capire i diversi punti di vista e la capacità di trovare un punto di contatto. Quando è iniziata la guerra, il ministro era appena stato a Kiev e Mosca. Ci chiesero di farci portavoce con il Cremlino delle conseguenze catastrofiche che avrebbe avuto una escalation”, ha spiegato l’ambasciatore.

L’apertura del presidente Zelensky, che ha ipotizzato un ritiro russo alle posizioni precedenti il 24 febbraio, secondo Zazo “è importante e indicativa del suo desiderio di fermare la guerra” anche se “è difficile per gli ucraini cedere sul Donbass”.

Sul tema della neutralità rispetto all’Alleanza atlantica, dovrà andare di pari passo con una prospettiva concreta di ingresso nell’Unione europea, ma la questione delle garanzie si è invece fatta “particolarmente complessa” e, ha spiegato Zazo, “gli ucraini vorrebbero che fra i Paesi garanti ci fosse anche la Cina”, che invece per ora ha mantenuto toni prudenti.

Il primo obiettivo è il cessate il fuoco

“E’ una sfida molto importante in questo contesto, ma noi crediamo veramente in una soluzione negoziale, nonostante le obiettive condizioni di difficoltà e il fatto che più si va avanti e più la situazione si incancrenisce. Per ora prevale una componente emotiva, e molto dipenderà da che cosa succederà nei prossimi giorni in Russia”.

“Dobbiamo evitare l’escalation, e il primo obiettivo è il cessate il fuoco”. L’Onu, che ieri ha adottato all’unanimità dei Paesi del Consiglio di sicurezza il primo documento in cui auspica una soluzione pacifica alla crisi, “ha incontrato qui difficoltà enormi per riuscire a realizzare i corridoi umanitari. Ho incontrato l’inviato speciale per la crisi,  Amin Awad, che ha avuto lo stesso ruolo in Siria e ha detto che i problemi nel riuscire a organizzare i corridoi sono gli stessi, al di là degli aspetti politici”.

Si attende il 9 maggio

Ora però gli occhi sono tutti puntati sul 9 maggio e su quello che la Russia sta preparando in vista del  Den’Pobedy o giorno della vittoria (sul nazismo alla fine della Seconda guerra mondiale ndr): “E’ difficile fare previsioni – ha spiegato Zazo – al momento siamo nel pieno dell’intensificazione del conflitto, i russi cercano di impadronirsi dell’intero Donbass e della fascia costiera sul Mar Nero. Ma vediamo una forte resistenza ucraina, e alla vigilia del 9 maggio possiamo dire che quegli obiettivi minimi che Mosca puntava a raggiungere probabilmente non verranno conseguiti”. Ora “gli Ucraini parlano solo di resistenza armata, perché, pensano ‘più resistiamo e più siamo in posizione di forza’”.

Ma il Paese è in attesa “della prossima mossa di Putin: per il 9, gli scenari sono vari, una mobilitazione generale o il proseguimento delle attività militari in modo meno intenso”. I negoziatori ucraini, ha spiegato ancora Zazo, “hanno riferito della sensazione che le controparti russe non avessero mandati precisi dal presidente. L’unico progresso può venire da un colloquio diretto fra i presidenti, come ha proposto Zelensky in diverse occasioni”.

Una iniezione di fiducia all’Ucraina è derivata dal “fatto di essere riusciti a salvare Kiev” oltre che “dal grande sostegno dei Paesi occidentali”.

Kiev e l’appoggio dell’Italia

Dell’Italia, l’Ucraina apprezza particolarmente “non solo il fatto che sosteniamo le sua aspirazioni europee, ma anche gli sforzi del governo italiano per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico e la grande generosità nell’accoglienza dei rifugiati”.

Zazo, che a Kiev aveva già lavorato come primo consigliere, 20 anni fa, ed è sposato con una signora ucraina (russofona), fin dal suo arrivo come ambasciatore all’inizio del 2021 ha notato un cambiamento profondo nella società del Paese.

“Una delle cose che più mi ha colpito – ha spiegato – è che ora i giovani guardano a occidente, parlano inglese: il processo di desovietizzazione è stato molto rapido. Vent’anni fa l’Ucraina era divisa a metà: nella parte russofona, a Est, i partiti filorussi erano ancora molto forti. Ora si continua a parlare russo, non è vero che ci sia una discriminazione, ma anche i russofoni si sentono ucraini. Con la guerra nel Donbass, e, prima ancora, con le rivoluzioni arancione e Maidan, e grazie a 30 anni di indipendenza, la Russia ha perso il cuore degli ucraini.

La riapertura dell’ambasciata

All’ambasciata italiana, l’attività non si è mai interrotta: fra gli ultimi a lasciare Kiev dopo l’inizio dell’attacco russo e fra i primi a tornarci dopo il ritiro delle forze di Mosca dal Nord del Paese, l’ambasciatore Pierfrancesco Zazo ha lavorato per un mese e mezzo da Leopoli.

Riposizionarsi a Leopoli è stata una scelta giusta – ha detto – Assieme al collega francese abbiamo avuto una posizione privilegiata per il mantenimento dei contatti con gli esponenti del governo e del parlamento ucraini, che viaggiavano spesso da Kiev. Ora che siamo tornati, dando immediatamente seguito a una nota verbale con cui invitavano i diplomatici a fare ritorno nella capitale, abbiamo rafforzato i già ottimi rapporti con il governo e le forze politiche, sottolineando la nostra solidarietà e vicinanza”.

Ma un altro punto importante, ha sottolineato l’ambasciatore, è che “riaprire l’ambasciata significa credere nell’azione diplomatica”; e, ancora, “rafforzare i rapporti economici”.

L’Italia, ha spiegato Zazo, “è la terza economia europea, la seconda industria manifatturiera con un sistema economico per certi versi complementare a quello ucraino e potrà svolgere un ruolo importantissimo negli sforzi di ricostruzione del Paese”.

Roma “sostiene le  aspirazioni europee dell’Ucraina e una crescente integrazione economica ucraina nell’Unione europea potrebbe avere aspetti positivi per l’Italia: è un Paese che dispone di risorse umane qualificate, di un’ampia disponibilità di materie prime e minerali rari, non solo nel Donbass, e di grandi potenzialità nel settore agroindustriale”.

ag.it




Il Tesoro “congela” il superyacht Scheherazade, sarebbe quello di Putin

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195115883 4d821239 bd14 4829 9421 82fb0e2929b2Congelato all’ormeggio di Marina di Carrara il superyacht Scheherazade, che apparterrebbe al presidente russo Vladimir Putin.

Il ministero dell’Economia ha annunciato che “gli accertamenti condotti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ai sensi dell’art.11 del decreto legislativo n. 109/2007, hanno evidenziato la presenza di significativi collegamenti economici e di affari del soggetto che ha la disponibilità, anche come titolare effettivo, dell’imbarcazione Scheherazade con elementi di spicco del governo russo e con altri soggetti compresi nella lista di cui all’allegato I del Regolamento (UE) n. 269/2014 del Consiglio del 17 marzo 2014, concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. L’imbarcazione, battente bandiera delle Isole Cayman e ormeggiata a Marina di Carrara, era da tempo all’attenzione delle autorità competenti”.

Sulla base di questi elementi, “il Comitato di sicurezza finanziaria ha proposto al Consiglio dell’Unione europea l’inserimento di tale soggetto nella suddetta lista. Su proposta dello stesso Comitato, il Ministro dell’economia e delle finanze, Daniele Franco, ha adottato il decreto di congelamento, ai sensi dell’articolo 4-bis del d.lgs. 109 del 2007, dell’imbarcazione Scheherazade, nelle more dell’adozione della misura restrittiva proposta all’Unione europea dallo stesso Comitato di sicurezza finanziaria”, aggiunge la nota.

Il superyacht è lungo 140 metri, ha sei ponti e due piazzole per gli elicotteri È stato varato il 5 luglio 2019 dai cantieri tedeschi della Lürssen Yachts e consegnato nel giugno 2020 al misterioso proprietario che è definito “collegato” al governo di Mosca.

Dato il riserbo da sempre mantenuto da parte del costruttore e del suo equipaggio, poco è noto del vero proprietario dello Scheherazade, tuttavia sembra che la proprietà dell’imbarcazione sia riconducibile a Vladimir Putin, attuale Presidente della Federazione Russa, sebbene lo stesso Putin lo abbia negato. Lo affermano i giornalisti del team del dissidente russo Alexsej Navalny secondo i quali lo Scheherazade sarebbe stato pronto a partire da Marina di Carrara nei prossimi giorni.

agi.it




L’ex presidente del Boca Juniors Angelici omaggia le sue origini marchigiane producendo vino

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guachonews“Per tutti è e sarà sempre “El Tano” Angelici, con chiaro riferimento alle sue origini italiane. Daniel Angelici, ex presidente del Boca Juniors dal 2011 al 2019, trae la sua italianità dal padre Remo, scomparso nel 2010, che era emigrato in Argentina nel 1948 da Cupra Marittima, calmo paese adriatico in provincia di Ascoli Piceno. La nuova sfida del Tano, una marca di vini, guarda a tutto questo, alla sua storia familiare, al legame con l’Italia. La spiega l’etichetta: il vino di Angelici si chiama Cupra”. A scriverne è Lorenzo Mosca su Gaucho News, portale che si occupa di Argentina e dei suoi legami con l’Italia, ideato e diretto da Eugenio Balsamo.

07daniel“Diversi sono gli elementi grafici che riassumono la storia di Daniel Angelici, le sue origini, l’Italia. Con numeri romani c’è l’anno di nascita del padre, 1930, la sua, 1964 e poi richiami alla Repubblica italiana e all’Argentina, un pallone da calcio.
Al principio Angelici non ha pensato al vino come attività imprenditoriale da aggiungere alle altre che porta avanti, dalla consulenza legale alla tecnologia, passando per il gioco. Nell’evento di presentazione ha raccontato del desiderio di sviluppare un progetto con i suoi figli. A Cupra Marittima ha parenti che producono vino e quindi “abbiamo deciso di intraprendere qualcosa insieme, fare vino è un modo per trasmettere loro la nostra cultura”.
Il debutto di Daniel Angelici nel settore vitivinicolo c’è stato nel 2019, anno in cui la lasciato la presidenza del Boca Juniors a Jorge Amor Ameal. “Ho cominciato ad avere più tempo a disposizione”, poi la sua passione per il vino e la frequente presenza a Mendoza, terra per eccellenza del vino argentino, poiché socio di un casinò, hanno fatto il resto.
Spiega di avere impiegato un capitale iniziale di 80mila dollari e cominciato a comprare uve da diversi produttori della celebre Valle de Uco, affittando uno spazio per elaborare la prima vendemmia, 8mila bottiglie nel 2020, di cui già 5mila vendute. La quantità sale a diecimila per il 2021 e a ventimila come previsione per il 2022. Prevale, chiaramente, il Malbec lasciando l’altra metà a blend e rosato, quest’ultimo chiamato Incoronata in omaggio alla mamma. E guarda all’export a cominciare da Brasile e Stati Uniti, ma con l’obiettivo Europa”.