Draghi in Algeria: “Siglata intesa con l’Algeria per difendere cittadini e imprese dalle conseguenze della guerra”

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213535769 cf0c315b 4866 4eab bb8b b692d6a618bdAGI – L’Italia vuole sostituire nella maniera più ampia e rapida possibile i circa 30 miliardi di metri cubi di gas che importa ogni anno dalla Russia.

Per questo motivo il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato al palazzo presidenziale “El Mouradia” di Algeri il presidente Abdelmadjid Tebboune.

Eni e Sonatrach hanno firmato un accordo per aumentare l’import di gas dall’Algeria.

“Subito dopo l’invasione dell’Ucraina – afferma Draghi – avevo annunciato che l’Italia si sarebbe mossa con rapidità per ridurre la dipendenza dal gas russo. Gli accordi di oggi sono una risposta significativa a questo obiettivo strategico, ne seguiranno altre. Il Governo – aggiunge – vuole difendere i cittadini e le imprese dalle conseguenze del conflitto. Voglio ringraziare i ministri Di Maio e Cingolani e l’Eni per il loro impegno su questo fronte”.

Sempre oggi si è tenuto un vertice a palazzo Chigi sulle mosse italiane per essere meno dipendenti dal gas di Mosca.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, ha incontrato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’intelligence, Franco Gabrielli, l’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà.

Sulla “illegale aggressione russa contro l’Ucraina” il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sottolinea che “stanno emergendo atrocita’ a danno della popolazione ucraina. Condanniamo con fermezza questi fatti e i responsabili devono essere assicurati alla giustizia”.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, si è recato a Tokyo, in Giappone, per incontrare il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi.

Con Kishi ci sarà domani un incontro bilaterale volto ad approfondire temi di comune interesse, quali l’evoluzione del quadro geopolitico globale e regionale, alla luce dei drammatici eventi in Ucraina, nonché gli sviluppi della cooperazione bilaterale ed industriale tra Italia e Giappone.

Sabato Berlusconi si è dichiarato “deluso e addolorato” da Putin che “si è assunto una gravissima responsabilità di fronte al mondo intero”.

In Italia c’è un partito trasversale putiniano? “No – risponde l’ex Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini – vedo un partito attivo di Putin in Europa. In Italia constato che Meloni ha fatto una scelta di responsabilità nazionale, perché sta sostenendo una posizione atlantica e filo Nato”.

E Salvini? “Più a malincuore – dice Casini – con qualche esitazione, però è nel governo e vota le cose che dice Draghi. Per cui direi che in Italia stiamo meglio che altrove”.

Su Berlusconi Casini commenta. “È stato onesto: non ha smentito di esser amico di Putin ma alla fine ha detto onestamente che è uno degli amici delusi. L’abbaglio collettivo nei confronti di Putin lo abbiamo preso tutti d’altra parte”.




Covid, Filadelfia reintroduce obbligo di mascherina al chiuso

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pandemia nuove misure endemia covid newyork usa cdc nyc starbucks terry w sanders 620x430Agli abitanti di Filadelfia sarà nuovamente richiesto di indossare la mascherina nei luoghi al chiuso a partire dal 18 aprile, dopo un considerevole aumento dei casi di Covid-19 registrati nella città capofila della Pennsylvania.

A deciderlo è stato il sindaco dem James F. Kenney, in stretta consultazione con la commissaria per la salute cittadina Cheryl Bettigole.

La nuova regola imporrà di mantenere la mascherina in ambienti chiusi come ristoranti, scuole e negozi. Filadelfia diventa la prima grande città degli Stati Uniti a reimporre tale mandato, che era stato gradualmente rimosso in tutto il Paese (New York inclusa) con l’avvicinarsi della primavera.

La “città dell’amore fraterno”, in particolare, aveva deciso di rilassare le proprie misure anti-Covid per i suoi 1,5 milioni di abitanti più di un mese fa, quando l’ondata Omicron si era ormai esaurita dopo aver fatto registrare contagi da record nelle prime settimane dell’anno nuovo.

L’arresto, però, non si è rivelato perpetuo: la media di nuovi positivi è tornata ad aggirarsi pericolosamente intorno ai 150 nuovi casi giornalieri, ma pur sempre con meno di 50 ricoverati.

Colpevole della nuova impennata è la contagiosissima variante Omicron 2, che ha determinato secondo Reuters un aumento di casi di quasi il 70% nell’arco di una settimana in tutta la Pennsylvania.

“Potremmo essere all’inizio di una nuova ondata COVID, come quella che ha appena colpito l’Europa”, ha detto Bettigole. Che però ha aggiunto: “Non crediamo ci sia alcun motivo per farsi prendere dal panico o per evitare le attività che ci piacciono, la nostra città rimane aperta”.

da La Voce di New York




Il San Remo Music Awards è già una realtà a L’Avana

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f0038348La Sala Avellaneda del Teatro Nacional, dalla notte di mercoledì  6 aprile, ha accolto la competizione d’interpretazione nella quale 16 giovani di nove province cubane partecipano in quattro serate di gala che contano su una giuria di lusso formata da Waldo Mendoza, Haila María Mompié, David Torrens, César (Pupy) Pedroso y Jorge Luis Robaina, e la preziosa guida del maestro Joaquín Betancourt.

È impossibile contare i cubani che hanno cantato temi di Raffaella Carrá, Laura Pausini o Eros Ramazzotti, o quelli che hanno tra i loro piatti preferiti pizza e spaghetti.
Certamente la cultura italiana è calata profondamente nei gusti, nei costumi e nelle radici dell’Isola grande delle Antille, per cui non è casuale che il San Remo Music Awards sia giunto in Ispano-America con Cuba come prima sede.
Con la volontà di rinforzare i vincoli tra le due nazioni, questo appuntamento culturale è iniziato martedì 5 nei giardini dell’Hotel Nazionale con una gala notturna che ha visto protagonisti Alejandro Falcón, il Quartetto di
Corde dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, Gastón Joya e il suo gruppo, il Septeto Habanero e la cantante spagnola Pilar Boyero, famosa interprete di coplas.
Oltre ai colori che diversi generi musicali interpretati hanno impresso alla cerimonia inaugurale, la prima di un documentario sulla partecipazione  del gruppo Moncada nel Festival di SanRemo, in Italia, è stata pretesto per riconoscere questo emblematico gruppo.
Il suo direttore, Jorge Gómez, si è riferito ai «vincoli storici e autentici del nostro paese con la musica italiana».
Hanno assistito alla festa musicale Fernando León Jacomino,vice ministro di Cultura; Tatiana Viera, coordinatrice di Obiettivi e Programmi del Governo Provinciale de L’Avana, e Flavio Ferrari, gestore artistico del San Remo Music Awards.Artisti d’Italia, Stati Uniti, Messico e Spagna accompagnano i musicisti cubani sino a domenica 10 aprile, seducendo il pubblico appassionato nella capitale.

La Sala Avellaneda del Teatro Nacional, dalla notte di mercoledì  6 aprile, ha accolto la competizione d’interpretazione nella quale 16 giovani di nove province cubane partecipano in quattro serate di gala che contano su una giuria di lusso formata da Waldo Mendoza, Haila María Mompié, David Torrens, César (Pupy) Pedroso y Jorge Luis Robaina, e la preziosa guida del maestro Joaquín Betancourt.
Il Club 500, il Café Cantante, l’Avenida Italia, conosciuta come Galiano, e lo stesso Hotel Nacional sono le altre sedi di questa festa della cultura italiana nella quale la gastronomia, gli affari, la moda e i concerti faranno sentire la presenza dell’Italia in questa città delle Antille.( GM- Granma Int.)




Aggiornamento COVID-19: l’Australian Electoral Commission rende note le misure di sicurezza per le elezioni

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16x9Il New South Wales ha registrato un calo dei nuovi casi di COVID-19 durante il fine settimana. Lunedì ha riportato 13.468 casi rispetto ai 15.683 di domenica e ai 17.597 di sabato.

 

Lunedì, il Chief Health Officer del Victoria, Brett Sutton, ha twittato che gli studenti con doppia vaccinazione nello stato hanno il 60% in meno di probabilità di contrarre il COVID rispetto agli studenti non vaccinati. Gli studenti che hanno assunto tre dosi hanno il 67% di probabilità in meno di contrarre l’infezione.

La Commissione elettorale australiana (AEC) ha annunciato diverse misure di sicurezza per contenere il COVID-19 in vista delle elezioni federali del 21 maggio.

L’AEC ha affermato che i centri per il voto sono aperti a tutti gli australiani iscritti, indipendentemente dal loro stato di vaccinazione.

Il principale organismo elettorale australiano ha affermato di non avere il potere di controllare lo stato di vaccinazione di coloro che partecipano alla campagna o alla giornata elettorale, ma i lavoratori elettorali temporanei devono essere vaccinati contro il COVID-19 come condizione di lavoro.

È improbabile che le squadre di voto mobile dell’AEC visitino tutte le strutture di assistenza agli anziani o gli ospedali a causa del rischio più elevato di COVID-19 in questi contesti. I residenti in queste strutture possono visitare un vicino centro elettorale o utilizzare il voto postale.

Il voto è obbligatorio in Australia.

L’AEC ha affermato che gli elettori potrebbero subire ritardi nei seggi elettorali a causa delle misure di sicurezza COVID-9.

Il capo dell’AEC Tom Rogers ha detto ai microfoni di Radio National che stanno lavorando a un’opzione di voto telefonico per coloro che risultano positivi al COVID-19 la mattina delle elezioni e non hanno ancora votato per posta.

L’Australian Technical Group on Immunization (ATAGI) ha affermato che continuerà a moniotorare le ricerche internazionali sull’utilizzo di dosi di richiamo di vaccino anti COVID-19 nei minori di età compresa tra i 12 e i 15 anni.

ATAGI ha affermato che non raccomanda che gli adolescenti di età compresa tra 12 e 15 anni ricevano una dose di richiamo del vaccino Pfizer contro il COVID-19.

“I dati attuali suggeriscono che la malattia grave correlata al COVID è molto rara negli adolescenti di età compresa tra 12 e 15 anni, in particolare dopo la somministrazione di una dose di vaccinazione contro il COVID-19”, ha affermato in una dichiarazione il gruppo consultivo nazionale australiano sui vaccini.

La Therapeutic Goods Administration (TGA) ha già dato la sua approvazione per l’uso del vaccino Pfizer in questa fascia di età.

All’inizio di quest’anno, ATAGI aveva approvato dosi di richiamo Pfizer per i ragazzi di 16 e 17 anni.

Centri per il tampone in ciascun stato e territorio:

NSW | Victoria | Queensland | South Australia | ACT | Western Australia | Tasmania | Northern Territory


Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti.

Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.

da sbs.com




Tampone, vaccino, Esta: guida completa di cosa serve per viaggiare negli Usa (ora)

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In tutto il mondo – Stati Uniti compresi– le restrizioni pandemiche per fronteggiare il Covid-19 stanno infatti progressivamente lasciando spazio alla normalità, nonostante il carovita.

In prossimità della bella stagione (e dell’inaugurazione di nuovi voli diretti per New York da Milano-Malpensa e Napoli-Capodichino), ecco la guida completa per viaggiare nella Grande Mela e nel resto degli States nei prossimi mesi:


  •  Passaporto

First things first. Prima di partire per gli Stati Uniti è bene controllare che il proprio passaporto sia valido, ossia che non sia scaduto e che abbia una validità residua di almeno 6 mesi dalla data del vostro viaggio.

Lo stesso vale anche per eventuali bambini che viaggino con voi: l’iscrizione nel passaporto dei genitori non è in questo caso sufficiente.


  • Visto ESTA (online)

L’ESTA (acronimo per Electronic System for Travel Authorization) è un sistema automatizzato che consente ai cittadini di 40 Paesi “amici” degli Stati Uniti – Italia inclusa – di potersi recare oltreoceano per un massimo di 90 giorni (ed esclusivamente per fini turistici) senza necessità di visto “fisico”.

Il visto classico è invece tutt’ora richiesto per soggiorni più lunghi o di natura diversa, come ad esempio per rimanere a lavorare e/o studiare negli States.

La procedura online per ottenere l’ESTA è rapida e relativamente agevole, ed è completabile su questo sito in pochi minuti in maniera del tutto autonoma.

NB: Durante la compilazione del form vi sarà chiesto se gli Stati Uniti sono la vostra destinazione finale o semplicemente transiterete in un aeroporto americano ma siete in viaggio per un altro Paese: in entrambi i casi, comunque, vi sarà richiesto di munirvi di ESTA.

NB-2: Nel modulo vi verrà inoltre chiesto dove allogerete una volta arrivati negli USA, oltre a un contatto del vostro ospite* (nel caso scegliate un albergo, il numero o l’email della reception). Pertanto è consigliato occuparsi prima dei biglietti aerei e dell’alloggio e solo dopo della richiesta ESTA, che viene solitamente approvata nel giro di pochissime ore.

* Questo può essere una persona fisica (amico/parente/affine) o una struttura ricettiva. Se usate Airbnb, solitamente è il contatto del vostro host. Fate attenzione però: buona parte degli annunci su quest’ultimo sito, specialmente a Manhattan, non è del tutto legale secondo la legge di New York (che ha introdotto stringenti requisiti per dare ospitalità a pagamento, come mezzo per contrastare l’emergenza abitativa cittadina). Una buona prassi è perciò quella di chiedere in anticipo delucidazioni al vostro host.


  • Certificato di vaccinazione

Se non siete cittadini o residenti americani, in aeroporto vi verrà chiesto di esibire un certificato di vaccinazione completa anti-Covid. In particolare,si è considerati “completamente vaccinati” 2 settimane (14 giorni) dopo:

a) Inoculazione di un vaccino monodose (es: Johnson&Johnson; AstraZeneca);

b) Seconda dose di un vaccino a più dosi (es: Pfizer; Moderna);

c) Serie completa di un vaccino COVID-19 accettato in uno studio clinico;

d) Seconda dose di qualsiasi mix di vaccini somministrati ad almeno 17 giorni di distanza l’uno dall’altro (es: Pfizer+Moderna).

Per gli italiani, basterà mostrare un certificato verde che attesti la somministrazione di almeno due dosi di vaccino anti-Covid.

Non è per ora richiesto che i viaggiatori abbiano ricevuto la terza dose booster.


  • Test di negatività al Covid (max 72 ore prima della partenza)

Un uomo si sottopone ad un test molecolare per il COVID-19

Oltre al vostro certificato verde, in aeroporto a ogni passeggero oltre i 2 anni verrà richiesto di mostrare un documento che accerti la negatività a un test anti-Covid (rapido o molecolare), oppure la recente guarigione dal Covid-19.

Nel primo caso (test anti-Covid), i risultati non dovranno essere precedenti ai 3 giorni prima della partenza (es: se la partenza è la mattina del 9 agosto, bisognerà essere in possesso del risultato non prima della mattinata del 6 agosto).

Qualora invece siate guariti di recente dal Covid-19, potrete viaggiare munendovi di due documentI. Anzitutto, vi servirà il certificato di positività a un test anti-Covid (rapido o molecolare) effettuato non più di 90 giorni prima della partenza. A questo dovrete poi accompagnare la lettera del vostro medico o di un operatore sanitario che dichiari la vostra idoneità a viaggiare.

Trovate in ogni caso maggiori informazioni sul sito dei CDC.

(NB: Non è ancora chiaro quando e se l’obbligo di effettuare un test anti-Covid verrà ritirato. In una conferenza stampa del 5 aprile, il consigliere della Casa Bianca Jeffrey Zients, coordinatore delle politiche anti-Covid di Biden, ha negato che l’obbligo di test per gli stranieri che viaggiano in aereo verso gli USA verrà rimosso a breve. Le compagnie aeree statunitensi, al contrario, spingono affinché la misura venga rimossa al più presto, per facilitare l’approdo di turisti da tutto il mondo).

Per ogni altra informazione si rimanda alle indicazioni ufficiali dei Centers for Disease Control and Prevention.


  • Prepararsi per il ritorno in Italia

Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

Qualora siate viaggiatori di piacere, ecco come prepararsi al ritorno in Italia.

  1. Compilare qui il digital Passenger Locator Form (PLF) in forma digitale o cartacea;
  2. Presentare in aeroporto la certificazione verde Covid-19 (certificato di vaccinazione, certificato di guarigione o test molecolare o antigenico negativo) o altra certificazione di vaccinazione riconosciuta come equivalente (come i cartellini cartacei del CDC) *.

Dal 1° marzo 2022, per gli arrivi da tutti i Paesi extraeuropei valgono le stesse regole già vigenti per i Paesi UE, e quindi non è più necessario esibire un test negativo prima del ritorno in Italia.

* Solo in caso di mancata presentazione di una delle certificazioni di cui sopra, si applica la misura della quarantena per un periodo di 5 giorni con l’obbligo di sottoporsi a test molecolare o antigenico al termine del periodo.

Per ogni altra informazione si rimanda al sito Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri.


La spiaggia di Coney Island, New York, nel mese di agosto (Foto di Terry W. Sanders)

Perfetto: ora siete pronti per la vostra esperienza a stelle e strisce…. O quasi. Sì, perché oltre che con le suddette linee-guida nazionali bisogna fare i conti anche con le indicazioni dei 50 singoli stati.

Ma niente paura! Un viaggiatore dotato di ESTA, doppia dose di vaccino e un test negativo avrà accesso praticamente ovunque e in qualsiasi momento.

Qualche impercettibile differenza riguarda infatti i soli viaggi interni agli USA, e quasi esclusivamente i cittadini americani o chi abbia già un permesso di soggiorno. Spostandosi per via aerea entro il territorio statunitense, non è in alcun caso richiesta l’esibizione di un certificato di negatività al Covid-19, sebbene i CDC e le compagnie aeree spesso incoraggino i viaggiatori a farlo con prezzi di favore.

Ecco un riassunto delle misure attualmente in vigore per spostarsi domesticamente tra i 50 stati:

  • Alabama (nessuna restrizione);
  • Alaska (nessuna restrizione: test non richiesto ma gratis in alcuni aeroporti)
  • Arizona (nessuna restrizione);
  • Arkansas (nessuna restrizione);
  • California (nessuna restrizione);
  • Colorado (nessuna restrizione);
  • Connecticut (nessuna restrizione);
  • Delaware (nessuna restrizione);
  • Florida (nessuna restrizione);
  • Georgia (nessuna restrizione);
  • Hawaii (nessuna restrizione);
  • Idaho (nessuna restrizione);
  • Illinois (nessuna restrizione; a Chicago obbligo di quarantena e test negativo per i non vaccinati provenienti dagli stati qui in rosso);
  • Indiana (nessuna restrizione);
  • Iowa (nessuna restrizione);
  • Kansas (nessuna restrizione);
  • Kentucky (nessuna restrizione, ma viaggi sconsigliati per i non vaccinati);
  • Louisiana (nessuna restrizione);
  • Maine (quarantena di 10 giorni per chi proviene da stati ad alta contagiosità – al momento nessuno);
  • Maryland (nessuna restrizione);
  • Massachusetts (nessuna restrizione formale, ma viaggi consigliati ai soli vaccinati);
  • Michigan (nessuna restrizione);
  • Minnesota (nessuna restrizione);
  • Mississipi (nessuna restrizione);
  • Missouri (nessuna restrizione);
  • Montana (nessuna restrizione);
  • Nebraska (nessuna restrizione);
  • Nevada (nessuna restrizione);
  • New Hampshire (nessuna restrizione);
  • New Jersey (nessuna restrizione);
  • New Mexico (nessuna restrizione);
  • New York (nessuna restrizione);
  • North Carolina (nessuna restrizione);
  • North Dakota (nessuna restrizione);
  • Ohio (nessuna restrizione);
  • Oklahoma (nessuna restrizione);
  • Oregon (nessuna restrizione);
  • Pennsylvania (nessuna restrizione);
  • Portorico (nessuna restrizione);
  • Rhode Island (nessuna restrizione);
  • South Carolina (nessuna restrizione);
  • South Dakota (nessuna restrizione);
  • Tennessee (nessuna restrizione);
  • Texas (nessuna restrizione);
  • Utah (nessuna restrizione);
  • Vermont (nessuna restrizione);
  • Virginia (nessuna restrizione);
  • Washington, DC (nessuna restrizione);
  • Washington (nessuna restrizione);
  • West Virginia (nessuna restrizione);
  • Wisconsin (nessuna restrizione);
  • Wyoming (nessuna restrizione).

da La Voce di New York




Leclerc domina in Australia, ritiri per Sainz e Verstappen

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064901309 37aa436f cf17 447e 84c6 4bd8cca58bcaAGI – Pole position, vittoria e super giro veloce: un favoloso Charles Leclerc domina il weekend in Australia e si prende il secondo successo stagionale, mandando in estasi scuderia e popolo ferrarista.

Il monegasco chiude davanti alla Red Bull di Perez e alla Mercedes di Russell, mentre Max Verstappen è costretto al secondo ‘zero’ in tre gare a causa di un ritiro per problemi alla sua monoposto. Peccato per l’altra Ferrari di Sainz, fuori dopo un paio di giri a causa di un’uscita di pista.

Grande allungo in vetta al mondiale piloti per Leclerc, che vola a 71 punti a +34 su Russell, che scavalca in un colpo solo proprio i ritirati Sainz e Verstappen.

Tra due settimane sarà ‘marea rossa’ ad Imola per una Ferrari che sta letteralmente volando e facendo sognare in questo inizio di stagione. In partenza Leclerc e Verstappen mantengono le rispettive posizioni, subito dietro invece un ottimo Hamilton si prende il terzo posto con un doppio sorpasso su Perez e Norris, sopravanzato anche da Russell.




La missione di Draghi in Algeria per sciogliere il nodo delle forniture di gas

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081243368 3d201159 e419 4151 9e3f 0fa7e341257fCercare alternative al gas russo per ridurre “il prima possibile” la dipendenza energetica dell’Italia da Mosca. Mario Draghi vola ad Algeri nel quadro dell’offensiva diplomatica avviata dal governo già nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del conflitto in Ucraina, con l’obiettivo di rafforzare gli accordi con il paese nord africano, incrementare l’approvvigionamento di gas per sostituire almeno in parte quello di provenienza russa ed evitare quindi di “finanziare la guerra di Putin”.

Una strategia che proseguirà nei prossimi mesi e che, secondo quanto si è appreso, porterà a breve il presidente del Consiglio a visitare Angola e Congo già entro la seconda metà di aprile. Il programma di Draghi, che arriverà nella capitale algerina intorno alle 13,30, prevede una cerimonia formale di deposizione di una corona di fiori al Monumento del Martire, una serie d’incontri con la comunità imprenditoriale italiana in Algeria, vari incontri istituzionali bilaterali e multilaterali, ma soprattutto il faccia a faccia con il presidente della Repubblica algerina, Abdelmajid Tebboune, con il quale il premier dovrebbe sottoscrivere una serie di accordi di natura politica con lo scopo d’incrementare la cooperazione energetica tra i due Paesi e investimenti nelle energie rinnovabili.

I due presidenti, si apprende, presenzieranno alla firma di una serie di accordi tra Eni e Sonatrach per consentire un maggior afflusso di gas algerino all’Italia attraverso il gasdotto TransMed che via Tunisia porta il metano a Mazara del Vallo, in Sicilia.

Con Draghi ci sarà anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Firmeremo un accordo importante sul gas che ci permetterà di fronteggiare gli eventuali ricatti russi sul gas“, ha affermato domenica il titolare della Farnesina a Maddaloni, nel Casertano dove ha inaugurato un punto di ascolto della Croce Rossa per i profughi.

Parole che hanno suscitato la reazione di Mosca: “Non è la Federazione Russa a ricattare l’Europa con il gas, ma piuttosto è l’Ue che ricatta la Russia con sanzioni e forniture di armi a Kiev“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Di Maio è anche tornato ad auspicare una rapida conclusione del conflitto: “È solo la soluzione diplomatica che può portare alla pace – ha spiegato – e per fare questo io credo che serva un grande coinvolgimento dell’Unione Europea che ha il dovere di promuovere tutte le azioni che servono con una grande conferenza di pace per arrivare prima al cessate il fuoco e poi dopo a un accordo legato alle questioni che sono sul tavolo”.

Sulla linea della diplomazia è anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle: “La ferma condanna alla Russia e l’appoggio all’Ucraina non sono negoziabili. Il passaggio successivo – ha sottolineato – è la prospettiva che ci diamo, bisogna lavorare costantemente per una soluzione politica. Ritengo che occorra un disegno strategico da parte dell’Ue e della Nato”.

Enrico Letta, segretario del Partito democratico, è intervenuto infine sulla reazione dell’Europa. “Credo che si sia comportata con una unità molto maggiore di quanto ci si potesse aspettare. Sono state importanti la visita di Metsola e von der Leyen. L’Europa ha fatto una scelta di campo molto significativa: stare dalla parte degli oppressi. Ora dobbiamo chiederci quanto noi siamo disposti a pagare e mettere in campo misure compensative affinché il dramma non diventi anche una terza recessione. Per fare questo c’è bisogno di un’intesa europea: qui sta il nocciolo della questione”, ha affermato.

AGI.IT




Ucraina-Russia, Di Maio: “Dopo Pasqua riapriamo nostra ambasciata a Kiev”

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dimaio fg ipa“Riapriremo subito dopo Pasqua la nostra ambasciata a Kiev”. Lo ha deciso il ministro Luigi Di Maio dopo la riunione di coordinamento di questa mattina alla Farnesina per fare il punto sulla guerra in Ucraina. “Siamo stati gli ultimi ad andare via da Kiev e saremo tra i primi a tornarci”, ha detto Di Maio all’Unità di Crisi insieme all’ambasciatore Zazo in collegamento da Leopoli e all’ambasciatore Starace da Mosca.

“Un altro gesto per dimostrare sostegno al popolo ucraino, un modo concreto per affermare che deve prevalere la diplomazia – ha ribadito il titolare della Farnesina – Nei prossimi giorni verranno effettuati tutti i controlli necessari per il trasferimento a Kiev, tutto dovrà essere fatto in condizioni di sicurezza e in coordinamento con gli altri partner europei”.

“Allo stesso tempo – ha detto – dobbiamo intensificare il pressing diplomatico per portare Putin al tavolo della mediazione e arrivare intanto a un cessate il fuoco”.




Venezuela. La povertà che distrugge il futuro

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ranchosCARACAS – La recente ricerca Encovi “Encuesta de Condición de Vida 2021”, un’indagine sulle condizioni di vita del venezuelano realizzata dalla “Universidad Católica Andrés Bello” (alle prime edizioni hanno partecipato anche l‘“Universidad Central de Venezuela” e l’“Universidad Simón Bolívar”), ha messo in evidenza, traducendola in numeri, una tragedia che è alla vista di tutti: l’incremento delle povertà. Questa ha raggiunto livelli tali da dare ragione a chi ritiene che il Paese ha vissuto negli ultimi venti anni un progressivo processo di deterioramento. In altre parole, un incremento inarrestabile della povertà che contrasta con l’opulenza di cui fanno sfoggio una nuova borghesia, nata all’ombra del Governo, ed una élite di vecchia data, che riesce sempre a trovare gli strumenti per sopravvivere ad ogni avversità.

Il sogno della “rivoluzione chavista” è solo quello: un sogno. Di esso nulla è rimasto, perché nulla è stato creato per realizzarlo. Come sostiene Iñigo Errejón, nel suo ultimo libro “Con todo, de los años veloces al futuro”, “la rivoluzione non è conquistare il ‘Palazzo d’Inverno’ ma avere la capacità di raccogliere i rifiuti nelle strade ed assicurare acqua e cibo il lunedì seguente”. E non sono solo acqua e cibo che mancano in Venezuela, ma anche servizio elettrico, carburante, ospedali e scuole… Cioè il minimo che uno stato moderno, con una politica sociale normale, dovrebbe garantire ai cittadini. La “rivoluzione chavista”, stando alle cifre pubblicate nell’edizione 2021 di Encovi, è stata un’occasione perduta per il 95 per cento dei venezuelani condannati alla povertà e, soprattutto, per quel 75 per cento che versa nell’indigenza più assoluta. La loro miseria fa a pugni con l’opulenza in cui vive il 5 per cento della popolazione, tra viaggi all’estero, auto di lusso, mansarde acquistate a Madrid, Parigi, Londra, Roma o Miami, feste, banchetti ed ogni altro tipo di eccessi.

“Encuesta de Condición de Vida (Encovi) 2021” offre le uniche statistiche a disposizione dei venezuelani. Non che questo Governo non ne abbia ma sembrerebbe non avere interesse a renderle pubbliche. Ma, se i numeri si possono occultare, non si può fare altrettanto con i bambini che chiedono cibo in ogni angolo di strada, con i giovani senza lavoro e senza futuro che ingrossano l’esodo venezuelano, con gli anziani venditori ambulanti e con i disperati che chiedono un piatto di minestra alle porte di conventi e di mense pubbliche.

“Encovi” fotografa due Paesi. Da un lato, il 5 per cento della popolazione che spende oltre 30 dollari a piatto per una cena, negli eleganti ristoranti o locali notturni del quartiere “Las Mercedes”, dove si erigono enormi torri vuote, modelli di architettura futurista e d’avanguardia e osceni monumenti al riciclaggio di denaro; e, dall’altro, il 95 per cento dei venezuelani che guadagna meno del necessario per assicurarsi i tre pasti quotidiani. “Encovi” stima che tre venezuelani su quattro vivono con meno di due dollari al giorno, la frontiera tra la povertà e la miseria assoluta. Da un lato, quindi, i proprietari di Ferrari, Audi o Lamborghini, che fanno rifornimento in stazioni di benzina vuote perché vendono il carburante a prezzi internazionali e pertanto sono accessibili solo a chi può pagare in dollari; e dall’altro, i proprietari di utilitarie del 1970 o 1990, che devono fare ore e ore di fila, a volte trascorrendo la notte all’addiaccio, per fare il pieno presso la stazione di benzina che vende carburante a prezzo sussidiato.

La ricerca condotta dai professori delle maggiori università del Paese, racconta anche la realtà di 8,1 milioni di lavoratori disoccupati, obbligati a reinventarsi per sopravvivere. Ovvero, a vendere caffè in strada, sigarette, ad offrire prodotti di seconda mano o a liquidare le poche cose acquistate in passato con grandi sacrifici. Si stima che siano oltre 500mila le aziende private, piccole o grandi, che hanno chiuso definitivamente. Sono aziende che non riapriranno, nonostante la svolta liberista del governo. Ma non basta consegnare alberghi, industrie espropriate, supermercati o proprietà dello Stato a investitori stranieri per creare posti di lavoro. Si stima che dal 2014 ne siano stati letteralmente bruciati circa 4,4 milioni.

Nei quartieri più poveri delle città, quelli che le circondano quasi volessero porle in assedio permanente, si sopravviveva, fino a qualche anno fa, grazie ai “bonus” che assegnava il Governo a discrezione. Ammortizzatori che hanno aumentato la dipendenza dallo Stato dei gruppi sociali più bisognosi, ed anche più numerosi. E che hanno mantenuto l’illusione di un Governo del Welfare, preoccupato per il benessere dei suoi cittadini. Ora che le risorse economiche risultano insufficienti, i dirigenti puntano il dito verso l’embargo economico decretato dagli Stati Uniti considerandolo responsabile della crisi. Ma, in realtà, questa deriva, come da anni segnalano economisti e tecnici, non dall’embargo, che è di data recente, ma dall’incapacità del Governo di gestire i beni pubblici e, in particolare, l’industria più importante del Paese, permettendo che il cancro della corruzione la distruggesse lentamente. L’industria petrolifera, per rinascere dalle ceneri, avrà bisogno di tempo. Ed è proprio quello che non ha, visto che i paesi industrializzati hanno avviato un profondo processo di trasformazione tecnologica orientata verso la produzione di energia pulita, consone con la protezione dell’ambiente.

L’ulteriore svalutazione della moneta, in risposta al processo di iperinflazione che vive il paese da ormai troppi anni, non è altro che una operazione di estetica. Risolverà il problema immediato inerente alle operazioni bancarie, ma allo stesso tempo impoverirà ancor più la popolazione. In effetti, come accaduto in Italia durante la transizione dalla lira all’euro, la tendenza truffaldina sarà ad “arrotondare” verso l’alto i prezzi. Lo ha già fatto il Governo, nello stabilire il costo della benzina sussidiata. Questa è passata da 0,005 bolívares il litro a 0,1. Ovvero, paragonato ai prezzi precedenti, il litro di benzina è passato da 5 mila a 10 mila bolívares. Quella decisa dal Governo Maduro è la terza svalutazione in 20 anni. E, in soli 13, ha cancellato ben 14 zeri dalla moneta, segno che l’iperinflazione non è stata assolutamente sconfitta né controllata.

È in questo contesto, che si svolge il “Tavolo di dialogo” tra Governo ed Opposizione. Un incontro il cui obiettivo era assicurare elezioni libere, trasparenti e democratiche; tema che, invece, non è stato ancora affrontato. Mentre la delegazione dell’Opposizione pare disorientata nel labirinto costruito da quella del Governo, il paese si appresta ad affrontare una ulteriore ronda elettorale dalla quale, stando agli esperti in materia, uscirà ulteriormente rafforzato. L’autocrazia elettorale venezuelana, oggi, approfitta delle profonde divisioni che dilaniano l’opposizione per continuare al potere. Il cammino verso una vera democrazia e la crescita economica pare sempre più lontano.

Mauro Bafile – da La Voce




I Pink Floyd tornano con un brano dedicato all’Ucraina (video)

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image004.2022 04 07 17 59 40Poche ore fa con una lunga intervista rilasciata da David Gilmour al Guardian e poi con un post condiviso sui canali social ufficiali dedicati ai Pink Floyd, è stata annunciata per la mezzanotte tra il 7 e l’8 aprile l’uscita di una nuova canzone della leggendaria formazione britannica in supporto al popolo ucraino. Il brano è intitolato “Hey hey rise up” e segna la prima nuova musica della band dall’album “The Division Bell” del 1994, a cui ha fatto seguito nel 2014 il disco “The Endless River”, contenente per lo più materiale registrato ai tempi delle sessioni del precedente lavoro di studio e pubblicato anche come una sorta di tributo al tastierista Rick Wright, scomparso il 15 settembre 2008.

La canzone è stata realizzata da Gilmour e Nick Mason in collaborazione con il bassista Guy Pratt, Nitin Sawhney alle tastiere, ed è interpretata da Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. Il brano è stato registrato lo scorso 30 marzo, proprio a partire dalla voce di Andriy, estrapolata da un suo video live condiviso su Instagram in cui lo si vede eseguire a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow” scritto da Stepan Charnetskii nel 1914 e tornato popolare in tutto il mondo lo scorso mese in protesa all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Per accompagnare “Hey hey rise up”, i cui proventi saranno devoluti a favore dell’Ukraine Humanitarian Relief Fund, è stato realizzato un video diretto da Mat Whitecross e girato lo stesso giorno della registrazione della traccia. “Abbiamo registrato la canzone e i video nel fienile dove abbiamo tenuto le nostre dirette in streaming della serie ‘Von Trapped Family’ durante il lockdown”, ha spiegato David Gilmour: “È lo stesso luogo in cui abbiamo fatto ‘Barn Jams’ con Rick Wright nel 2007. Janina Pedan ha costruito il set in un giorno e abbiamo fatto cantare Andriy sullo schermo mentre suonavamo, quindi noi quattro avevamo un cantante, anche se non fisicamente presente con noi”.

In attesa dell’arrivo di “Hey hey rise up” sulle principali piattaforme digitali, sul canale YouTube ufficiale dedicato alla formazione di “The dark side of the moon”, è stato pubblicato il filmato del nuovo brano dei Pink Floyd – che già lo scorso 11 marzo avevano mostrato il loro sostegno all’Ucraina annunciando che la musica della band e di Gilmour erano state rimosste dai servizi di streaming in Russia e Bielorussia, suo paese alleato.

“Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina”, si legge nei titoli iniziali del video, che continuano con la storia di com’è nata “Hey hey rise up”: “Il cantante della band ucraina BoomBox Andriy Khlyvnyuk ha concluso il suo tour negli Stati Uniti e ha fatto ritorno a casa a Kiev per difendere il suo Paese. Tre giorni dopo ha pubblicato su Instagram un video in cui canta la canzone ucraina ‘The Red Viburnum In The Meadow’. Ora i Pink Floyd si sono uniti ad Andriy per supportare il suo messaggio di resistenza”.

Nella clip, riportata più sotto, si vedono David Gilmour e Nick Mason alla batteria suonare la canzone accompagnati da Guy Pratt, Nitin Sawhney e con Andriy Khlyvnyuk che si esibisce in un video proiettato su una parete alle spalle dei musicisti. Le riprese della performance sono intervallate da immagini delle varie manifestazioni per la pace che si sono svolte recentemente, tra cui anche una svoltasi in Piazza Duomo a Milano (come si vede nel videoclip dei Pink Floyd al 50esimo secondo), o degli orrori del conflitto in corso.

Nel 2014 David Gilmour aveva scritto indelebilmente la parola “fine” per l’avventura dei Pink Floyd: ai microfoni della BBC il chitarrista aveva parlato dell’ultimo album della band, “The Endless River” e aveva detto: “Be’, Rick Wright se ne è andato. Questa è l’ultima cosa che pubblicheremo: sono sicuro che questo disco non avrà seguito”. E aveva aggiunto: “È un peccato, ma questa è la fine”. L’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenze della guerra devono aver fatto cambiare idea a Gilmour.

“Non mi piace quando le persone legano le proprie motivazione alla famiglia, ma il fatto di avere parenti ucraini sicuramente ha influenzato questo progetto”, ha spiegato il chitarrista dei Pink Floyd al Guardian in un’intervista rilasciata oggi per annunciare l’uscita di “Hey hey rise up”. Ha aggiunto: “Ho nipoti per metà ucraini, mia nuora Janina è ucraina – sua nonna era a Kharkiv fino a tre settimane fa. È molto anziana, non autosufficiente e Janina e la sua famiglia sono riuscite a portarla in Svezia la settimana scorsa”.

Alla vista del video condiviso su Instagram da Andriy Khlyvnyuk in cui lo si vede intonare a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow”, David Gilmour ha quindi deciso di mettersi in contatto con il cantante dei BoomBox. Con la band ucarina il chitarrista ha raccontato di aver suonato in uno show nel 2015 al Koko a Londra in supporto di Belarus Free Theatre, i cui membri erano stati imprigionati, ma senza Andriy che per alcuni problemi con il visto non era riuscito a raggiungere il luogo dello spettacolo.

“Recentemente avevo letto che Andriy aveva lasciato il suo tour americano con i Boombox, era tornato in Ucraina e si era unito alla difesa territoriale. Poi ho visto questo incredibile video su Instagram, in cui lui si trova nella piazza di Kiev con questa bellissima chiesa con la cupola dorata e canta nel silenzio di una città senza traffico o altri rumori di sottofondo a causa della guerra. È stato un momento potente che mi ha spinto a volerlo trasformare in musica”, ha spiegato David Gilmour, che ad Alexis Petridis del Guardian ha inoltre raccontato che, “dopo aver trovato gli accordi per ciò che Andriy stava cantando e aver scritto un altro passaggio”, ha pianificato immediatamente una sessione di registrazione con il batterista Nick Mason, il bassista e collaboratore di lunga data dei Pink Floyd Guy Pratt e il musicista, produttore e compositore Nitin Sawhney per le tastiere. Con loro, quindi, Gilmour ha lavorato al brano campionando la voce di Khlyvnyuk dal video condiviso su Instagram.

Narrando di quando ha proposto il progetto a Mason, David Gilmour ha ricordato: “Ho chiamato Nick e gli ho detto: ‘Ascolta, voglio fare questa cosa per l’Ucraina, Sarei davvero felice se tu suonassi in questo pezzo e sarei felice se fossi d’accordo di pubblicarlo come Pink Floyd.

E lui si è detto subito assolutamente d’accordo, su tutto”. E ancora: “Sono i Pink Floyd se siamo io e Nick, e questo è il più grande veicolo promozionale. Voglio dire, è qualcosa a cui ho lavorato per tutta la mia vita adulta, da quando ho 21 anni. Non lo farei per altre ragioni, ma questa è di vitale importanza, vale la pensa che le persone capiscano cosa sta succedendo là e di dover fare quello che è in loro potere per aiutare a cambiare la situazione. E il pensiero del supporto mio e dei Pink Floyd, fra i tanti, potrebbe contribuire a risollevare il morale delle persone nelle aree colpite: hanno bisogno di sapere che il mondo intero li sostiene”.

da Rockol.it