Guerra Ucraina, Europarlamento: “Embargo totale su gas e petrolio Russia”
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
Il Parlamento Europeo chiede “un embargo totale e immediato sulle importazioni dalla Russia di petrolio, carbone, combustibile nucleare e gas“. La risoluzione è passata a larga maggioranza, con 513 voti favorevoli, 22 contrari e 19 astensioni. Gli eurodeputati italiani che hanno partecipato al voto si sono espressi tutti a favore, tranne Francesca Donato, eletta nella Lega e ora tra i Non Iscritti, che ha votato contro.
Le misure, chiede il Parlamento, dovrebbero essere accompagnate da un’azione volta a continuare ad assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Ue nel breve termine e da dettagliate tappe da seguire per eventualmente revocare le sanzioni “nel caso in cui la Russia adotti provvedimenti intesi a ripristinare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale e ritiri completamente le proprie truppe dal territorio ucraino”.
I deputati chiedono ai leader Ue di escludere la Russia dal G20 e da altre organizzazioni multilaterali, come l’Unhcr, l’Interpol, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Unesco e altre, per dare ” un segnale importante del fatto che la comunità internazionale non tornerà a lavorare come di consueto con lo Stato aggressore”.
Per rendere le sanzioni più efficaci, il Parlamento chiede che le banche russe siano escluse da Swift, di vietare l’ingresso nelle acque territoriali dell’Ue e l’attracco nei porti dell’Ue di qualsiasi nave battente bandiera russa, registrata, posseduta, noleggiata, gestita dalla Russia e il trasporto di merci su strada da e per Russia e Bielorussia.
I deputati chiedono anche di “sequestrare tutti i beni appartenenti ai funzionari russi o agli oligarchi associati al regime di Putin, ai loro rappresentanti e prestanome, nonché alle figure legate al regime di Aleksandr Lukashenko in Bielorussia”. Per gli eurodeputati, inoltre, le sanzioni nei confronti della Bielorussia dovrebbero rispecchiare quelle imposte alla Russia.
Riguardo alle atrocità, “che innegabilmente si configurano come crimini di guerra”, commesse dalle truppe russe in Ucraina e in particolare a Bucha e che hanno quasi completamente distrutto Mariupol, Volnovakha e altre città e villaggi, i deputati sottolineano che gli autori dei crimini di guerra devono essere ritenuti responsabili. Chiedono l’istituzione di un tribunale speciale delle Nazioni Unite per i crimini in Ucraina e che vengano intensificate le consegne di armi all’Ucraina, perché possa difendersi.
da adnkronos
Le rimesse degli italiani sono ancora una grande risorsa
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
MONTEVIDEO\ aise\ – “Le rimesse in uscita, ossia i soldi che i lavoratori stranieri mandano in Italia per motivi vari, sono spesso considerate alla stregua di “perdite”. In realtà, se confrontate con le rimesse in entrata, esse hanno un ruolo abbastanza modesto nell’economia italiana, ma significativo essendo una risorsa fondamentale per i Paesi a più basso tasso di sviluppo”. Si apre con queste considerazioni l’articolo a firma di Stefano Casini, pubblicato da La Gente d’Italia, storico quotidiano fondato e diretto da Mimmo Porpiglia.
“Cosa sono le rimesse?
Con il termine “rimesse” si intende il reddito che il lavoratore residente all’estero risparmia e spedisce nel proprio Paese, sempre come forma di sostegno alla famiglia di origine. Come evidenzia l’Unione europea, sono rimesse i soldi inviati sia dai lavoratori permanentemente residenti nel Paese ospite sia da quelli presenti temporaneamente come lavoratori stagionali. Dal punto di vista di un Paese specifico, esistono due tipi di rimesse: quelle in entrata e quelle in uscita.
Quelle in uscita sono le rimesse secondo l’accezione comune, ossia quelle dei lavoratori stranieri che mandano soldi nei loro Paesi di origine. Esistono però anche cittadini che lavorano all’estero mandando anch’essi soldi a casa. In questo caso si parla di rimesse in entrata.
Trovandosi l’Italia tra i Paesi del primo mondo, le rimesse in uscita sono maggiori rispetto a quelle in entrata, anche se questo è parzialmente influenzato dalle modalità di registrazione degli italiani all’estero, che spesso non avvengono tramite l’istituto ufficiale (AIRE) e quindi risulta impossibile calcolare esattamente tutto il danaro che si riceve nel nostro Paese. Da sottolineare che, gli stranieri residenti in Italia provengono generalmente da famiglie più indigenti rispetto agli italiani residenti all’estero.
Le rimesse italiane verso l’estero si sono dinamizzate negli ultimi 10 anni. Dopo un anno con molte rimesse come il 2011, sono calate per alcuni anni, per poi riprendere a crescere dal 2017. Nonostante le previsioni, secondo le quali la pandemia avrebbe causato un forte calo nelle rimesse (stimato dalla Banca mondiale al -8,7%), queste sono aumentate rispetto all’anno 2019, più o meno allo stesso livello del 2010. Dopo un calo di alcuni anni, le rimesse hanno ripreso ad aumentare. I dati si riferiscono esclusivamente ai canali “formali” (gli operatori di money transfer, le banche e le poste) ed escludono quindi quelli “informali” quali il trasferimento in contanti a seguito del viaggiatore, difficilmente quantificabili, come detto sopra.
Secondo la Banca d’Italia, altri Paesi europei non hanno visto un andamento dinamico come quello italiano a livello di rimesse verso l’estero. Questo fenomeno ci riconduce alla crisi economica italiana, che ha colpito fortemente i redditi degli stranieri. Dall’altra, le ragioni sono anche statistiche: nei tre anni tra il 2010 e il 2012 le rimesse sono state misurate in modo leggermente differente. L’importanza delle rimesse per i Paesi di origine
Le rimesse costituiscono una risorsa importantissima per i Paesi beneficiari: sono fondamentali per lo sviluppo delle economie locali e migliorano le condizioni materiali delle famiglie riceventi.
La Banca Mondiale sostiene che, in alcuni Paesi a basso tasso di sviluppo, le rimesse arrivano a coprire un terzo di tutti i flussi finanziari in entrata. In Paesi come Somalia e Libano, costituiscono più del 30% del PIL. Secondo le Nazioni unite, circa tre quarti delle rimesse sono usate per beni essenziali come il mangiare, le medicine, le spese scolastiche o gli affitti. Dal 1990, secondo la Banca Mondiale, le rimesse a livello globale superano i fondi dedicati agli aiuti allo sviluppo.
Per quanto riguarda le rimesse in uscita dall’Italia, non tutti i Paesi di destino sarebbero i Paesi riceventi, ossia beneficiari dei fondi per l’aiuto allo sviluppo. Il Bangladesh è il primo Paese per rimesse nel 2020
Le prime 10 nazioni destinatarie delle rimesse all’estero dall’Italia, nel 2020. I dati si riferiscono esclusivamente ai canali cosiddetti “formali” (gli operatori money transfer, le banche e le poste).
Un’importante limitazione alle rimesse è il costo delle stesse. Per via delle normative in vigore per via della lotta al riciclaggio di denaro e al terrorismo, i lavoratori stranieri devono scegliere canali ufficiali come le banche, le poste o gli operatori money transfer quando inviano denaro. Tutti questi strumenti, anche se consentono la tracciabilità dei flussi, hanno commissioni alte. Secondo la Banca mondiale, la commissione è, globalmente, intorno al 7%, raggiungendo quasi il 10% in alcuni Paesi africani, proprio una delle aree del mondo più povere.
Tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite figura anche l’abbassamento della commissione a meno del 3% entro il 2030, eliminando i costi di transazione e i corridoi di rimesse con costi più alti del 5 per cento In Italia, come nel resto dell’Occidente, su tutte le transazioni verso l’estero (al di fuori della comunità europea) è imposta la commissione ella banca stessa.
Il decreto 199/2018, voluto dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini, ha introdotto un’aliquota fissata all’1,5% da applicare solo ai trasferimenti personali verso l’estero, ma non a quelli commerciali. Con la legge di bilancio del 2021 questa disposizione è stata abrogata. Il panorama europeo delle rimesse in uscita
Secondo i dati della Banca mondiale, diversi da quelli della Banca d’Italia, avendo una nozione più ampia di “rimesse” che include tutti i trasferimenti personali, i lavoratori stranieri residenti in Italia avrebbero inviato a casa circa 10 miliardi di euro nel 2020. In entrata, invece, la cifra si attesterebbe intorno ai 9 miliardi. Comunque si tratta di circa lo 0,5% del pil nazionale. Il Lussemburgo è il Paese europeo con il più alto rapporto rimesse/pil
I Paesi Ue dove il rapporto tra rimesse in uscita e pil è più alto sono: Lussemburgo (19,4%), Malta (3,5%) e Cipro (3,3%). Nei tre i casi si tratta di nazioni da dimensioni ridotte e con bassi livelli di tassazione.
Nel 2020 l’Italia è quinta nell’Ue per rimesse in uscita e dodicesima a livello mondiale. Se tuttavia consideriamo le rimesse in rapporto al pil, il Paese giunge alla diciottesima posizione a livello europeo e alla 55esima nel mondo.
Rapportare le rimesse e il pil ci fa valutare il loro peso rispetto alla ricchezza nazionale. Nel caso dell’Italia si tratta di una cifra modesta soprattutto se consideriamo che le rimesse in entrata (i soldi mandati a casa dagli italiani che lavorano all’estero) rappresentano anch’esse lo 0,5% del pil, “riequilibrando” le somme che ogni anno vengono spedite dai cittadini stranieri nelle rispettive nazioni di origine”. (aise)
Il film che aveva previsto la guerra e che racconta come finirà
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
AGI – Dopo ‘Reflection’ del regista ucraino Valentyn Vasjanovy, attualmente in programmazione in Italia, arriverà nelle nostre sale cinematografiche l’11, il 12 e il 13 aprile distribuito da Wanted Cinema anche ‘Atlantis’ (Atlantyda, 2019), pellicola che ha vinto il premio Orizzonti per il Miglior Film alla Mostra di Venezia 2019 ed è stato candidato ai premi Oscar 2021 come miglior pellicola internazionale, senza rientrare nella cinquina finale.
Con questo film Valentyn Vasjanovy porta sul grande schermo il tema della violenza disumana della guerra e al contempo sviluppa un’importante riflessione sull’uomo e sull’anima dei soldati che sopravvivono.
Ancora una volta, Vasjanovy conferma la sua grande maestria con una regia curatissima nei minimi dettagli, lunghi piani sequenze e inquadrature geometriche e fisse, lasciando parlare le immagini del paesaggio e i suoi protagonisti. Il film sembra essere quasi frutto di una cupa premonizione.
Anno 2025. Ambientato in un futuro molto prossimo in Ucraina orientale diventata, dopo l’immaginaria fine della guerra contro la Russia, un deserto inadatto alla presenza umana, ‘Atlantis’ ci prospetta un probabile domani divenuto drammaticamente verosimile per la realtà dei fatti attualmente in corso. Con questo film, Valentyn Vasjanovy porta sul grande schermo i temi dell’orrore e della violenza disumana della guerra, ma anche la speranza di una salvezza. Il protagonista è Sergeij, interpretato da Andriy Rymaruk, ex soldato che soffre di disturbo da stress post-traumatico e tenta di adattarsi alla nuova realtà. Con una vita in pezzi e in una terra in rovina, Sergeij, quando la fonderia in cui lavora chiude, perso il lavoro e il più caro amico, trova un modo inaspettato per andare avanti unendosi alla missione volontaria “Black Tulip”. Lavorando al fianco di Katya – interpretata da Liudmyla Bileka – capisce che un futuro migliore è possibile. Imparerà a vivere senza la guerra e ad accettarsi così com’è? Forse solo grazie all’amore potrà uscire dell’incubo che la guerra ha costruito intorno a lui.
Valentyn Vasjanovy (nato a ytomyr, Ucraina occidentale, il 21 luglio 1971) è un regista, sceneggiatore e produttore ucraino. Si è formato alla scuola di Andrzej Wajda. Prima di ‘Vidblysk’ (Reflection, 2021) e ‘Atlantyda’ (Atlantis, 2019), nel 2014 è stato produttore, direttore della fotografia e montatore del film nella lingua dei segni ucraina ‘The Tribe’ di Myroslav Slabopyckyj, vincitore del Gran premio alla Semaine de la Critique di Cannes. In seguito, da regista ha diretto ‘Zvychayna sprava’ (2012), ‘Kredens’ (2013) e ‘Riven” ornoho’ (2017), film che ha rappresentato l’Ucraina all’Oscar come miglior film straniero 2018.
Valentyn Vasjanovy è rimasto in Ucraina durante l’invasione russa: “Resto a Kiev. Voglio essere tra persone consapevoli della loro appartenenza etnica, culturale e politica. Voglio essere tra queste persone per acquisire esperienze importanti che mi aiuteranno a creare storie vere su di loro”.
Il Papa sull’Ucraina: “Assistiamo all’impotenza dell’Onu”
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
“Nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza delle Organizzazioni delle Nazioni Unite”. Così Papa Francesco durante l’Udienza Generale incentrata sul viaggio apostolico a Malta. “Oggi si parla spesso di ‘geopolitica’, ma purtroppo la logica dominante è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, ideologica e militare”, ha sottolineato il Pontefice che ha aggiunto: “Lo stiamo vedendo con la guerra”.
Malta “rappresenta, in questo quadro, il diritto e la forza dei ‘piccoli’, delle Nazioni piccole ma ricche di storia e di civiltà, che dovrebbero portare avanti un’altra logica: quella del rispetto alla libertà e anche la logica della libertà, della convivialità delle differenze, opposta alla colonizzazione dei piu’ potenti”, ha continuato Francesco. “Lo stiamo vedendo adesso” e non solo in Ucraina. “Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo non impariamo, è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti”.
Paolo Bellini è stato condannato all’ergastolo per la strage di Bologna
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
La Corte d’Assise di Bologna, dopo poche ore di camera di consiglio, ha condannato Paolo Bellini alla pena dell’ergastolo con un anno di isolamento nel secondo processo per la strage alla stazione ferroviaria felsinea del 2 agosto 1980.
L’uomo, ex Avanguardia Nazionale, è stato dunque ritenuto il quinto attentatore della strage, che provocò 85 morti e 200 feriti, in concorso con i Nar condannati in via definitiva Fioravanti, Mambro e Ciavardini e con, in primo grado, Cavallini.
Bellini non era presente in aula al momento della lettura della sentenza. La Corte ha inoltre condannato gli altri due imputati: l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, dovra’ scontare sei anni mentre l’ex amministratore di condominio in via Gradoli a Roma Domenico Catracchia, accusato di false informazioni ai pm, ne avrà per quattro anni.
Bellini è stato imputato dopo che la Procura generale aveva avocato l’inchiesta sui mandanti, accusando da morti e quindi non processabili il capo della P2 Licio Gelli, Mario Tedeschi, Federico Umberto d’Amato e Umberto Ortolani.
A pesare sulla condanna all’ergastolo un filmato, girato da un turista, che secondo gli inquirenti ritrae Bellini a Bologna la mattina della strage, tesi rigettava dalla difesa.
Bolognesi (Associazione delle Vittime), è un magnifico risultato
“È un giorno importante perché si conclude in maniera positiva un lavoro di 40 anni”. È quanto afferma alla Tgr Rai dell’Emilia-Romagna Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime delle strage alla stazione di Bologna dopo la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini.
“Bisogna ringraziare in maniera principale la Procura Generale di Bologna – aggiunge – che ha fatto un’inchiesta eccezionale, un lavoro mastodontico e il nostro collegio di difesa che ha operato alacremente prima impedendo che fosse archiviato tutto poi adesso collaborando col corso processuale per approfondire certi aspetti che poi hanno portato a questo magnifico risultato”.
Draghi: “Punire i crimini guerra, Putin ne risponderà”
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
L’Italia “condanna le stragi di civili di questi giorni in Ucraina”: “I crimini di guerra devono essere puniti” e Putin, le autorità e l’esercito russo “dovranno rispondere delle loro azioni”. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi arriva a Torino per la firma del patto per la Città, 1,1 miliardi di euro in 20 anni messi sul tavolo dal governo per aiutare l’amministrazione sabauda a rientrare dal suo debito. Ma la drammatica situazione sul terreno del conflitto e le stragi di civili commesse dalle forze armate russe e documentate dagli inviati sul campo, sono il tema che il premier affronta subito e con parole molto nette.
La mattinata si apre con la decisione del governo italiano, sulla scia della presa di posizione di altri paesi, a cominciare da Berlino e Parigi, di espellere dal paese 30 diplomatici russi per ragioni di “sicurezza nazionale”. Una scelta da cui la Lega prende le distanze, ma che il premier rivendica. “E’ una decisione – dice – presa in accordo con i partner europei e atlantici“. Anche la Ue comunicherà di avere espulso 19 diplomatici russi accreditati presso l’Unione.
Le terribili immagini di Bucha e Irpin e le “atrocità commesse nelle altre località liberate dall’esercito ucraino scuotono nel profondo i nostri animi di europei e di convinti democratici”, dice Draghi iniziando il suo intervento nella sala Rossa del palazzo comunale di Torino. “Indagini indipendenti devono fare piena luce su quanto accaduto. I crimini di guerra devono essere puniti. Il presidente Putin, le autorità e l’esercito russo dovranno rispondere delle loro azioni”, aggiunge. Nelle stesse ore, il presidente ucraino Volodimyr Zelensky all’Onu parla di “crimini contro l’umanità” commessi dalle forze armate di Mosca e chiede per Putin e per i vertici del Cremlino una nuova Norimberga.
Draghi ribadisce “il sostegno dell’Italia e della Ue al popolo ucraino in lotta per la pace e per la libertà” e conferma che il governo sosterrà a Bruxelles la decisione della Commissione europea di varare il nuovo pacchetto di’ sanzioni nei confronti di Mosca. “L’Italia è pienamente allineata al resto dell’Unione Europea e appoggia con convinzione le misure restrittive presentate dalla presidente von der Leyen”. In serata arriva la conferma di una fonte dell’amministrazione americana, che anche gli Usa annunceranno nuove sanzioni contro la Russia domani, in coordinamento con i Paesi del G7 e della Ue.
“Al presidente Putin dico ancora una volta di porre fine alle ostilità, interrompere le stragi di civili e partecipare con serietà ai negoziati per il raggiungimento della pace”, continua Draghi che ripete le parole pronunciate al telefono pochi giorni fa proprio in un colloquio diretto con il capo del Cremlino: “La chiamo per parlare di pace”.
Ma sul terreno l’esercito russo parla ancora la lingua delle armi. Non solo la pace, ma anche la possibilità di un cessate il fuoco sembra una ipotesi lontana. La guerra scatenata da Mosca ha colpito al cuore l’Ucraina, ma anche per la Russia, “la guerra non ha senso – conclude Draghi – una guerra che anche per il popolo russo vuole dire solo vergogna, isolamento e povertà”
Orrore in Pennsylvania: italiana uccide il marito e cerca di seppellirlo in casa
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
Agli operai edili aveva spiegato che quella fossa lunga 2 metri e profonda 90 cm le serviva per seppellire il suo cane, e che ci avrebbe pensato lei da sola a riempirla. La versione non ha convinto però né la ditta né le forze dell’ordine della cittadina di Chalfont, in Pennsylvania.
Poco dopo la macabra scoperta degli inquirenti: il corpo da seppellire era quello del marito della donna, ucciso due settimane prima e ormai in stato di decomposizione.
La 48enne Anna Maria Tolomello, originaria di Carini (Palermo), ha a quel punto confessato l’omicidio del marito 65enne Giovanni Gallina, anche lui originario di Carini e trasferitosi tempo fa negli USA assieme alla moglie, con la quale gestiva una rinomata pizzeria a conduzione familiare: Pina’s Pizza.
Pur ammettendo l’omicidio, compiuto con un colpo di pistola calibro 38 alla tempia dell’uomo, la donna si è appellata alla legittima difesa, sostenendo che il signor Gallina aveva provato a soffocarla in camera da letto. Gli inquirenti ritengono la tesi della donna compatibile con le ferite mortali dell’uomo.
Gran parte del merito per la scoperta del delitto va a Phillip Gallina, figlio della coppia attualmente residente in Italia. Il giovane ha iniziato a preoccuparsi quando le comunicazioni con il padre si sono bruscamente interrotte, a partire proprio da quel 16 marzo identificato come la data dell’omicidio.
Chiedendo alla madre il perché di questo silenzio prolungato, la sig.ra Tolomello rispondeva vagamente che il padre fosse partito per un viaggio di lavoro e avesse dimenticato il cellulare in pizzeria. Intanto, però, la donna avrebbe gettato un materasso intriso di sangue nel cassonetto dietro la pizzeria e avrebbe accuratamente rimosso dalla pistola le sue impronte digitali.
All’ennesimo giorno di silenzio, però, Philip ha telefonato personalmente alla polizia di Chalfont, che ha subito mandato una pattuglia sul posto. Lì l’agghiacciante scoperta degli inquirenti. Sul capo della sig.ra Tolomello ora gravano accuse di omicidio criminale, abuso di cadavere, manomissione di prove e una serie di reati correlati.
da La Voce di New York
Fare rifornimento di benzina, un dolor di testa per i venezuelani
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
CARACAS – Il deterioramento dell’industria petrolifera e la vendita del carburante a due prezzi diversi hanno condannato la stragrande maggioranza dei venezuelani a ore e ore di attesa per fare il pieno di benzina, mentre i settori agiati della popolazione e i “furbetti” non ne fanno perché pagano in dollari.
La distribuzione del carburante, che scarseggia sempre più, permette ai militari che custodiscono i distributori di benzina e agli stessi benzinai di ottenere guadagni sia dal governo sia dagli automobilisti disposti a pagare un sovraprezzo pur di evitare interminabili attese che potrebbero superare le 24 ore.
Lamento quotidiano
Da anni, i venezuelani fin dal mattino si collegano ai “gruppi WhatsApp” e seguono le reti sociali per informarsi sull’andamento della rifornitura di benzina nelle stazioni di servizio nel paese. É il nuovo “sport nazionale” che occupa gran parte della giornata.
“Sapete se è arrivata la cisterna alla stazione di servizio di Bello Monte?”, “¿hanno iniziato a distribuire la benzina in quella della ‘Bolivariana’?” sono le domande ripetono con frequenza nelle “chat” per capire i tempi d’attesa per il loro turno.
Molti cominciano a fare la fila la sera del precedente. Dormono in auto, mangiano un panino e si portano il caffellatte per la colazione in un thermos.
La “Missione Benzina” – come alcuni la chiamano sarcasticamente alludendo alle “Missioni Sociali”, specie di ammortizzatori sociali “inventati” del governo – è diventata un vero e proprio “via crucis”. Sfida la pazienza dei cittadini, obbligati a tollerare i “coleados”, cioè coloro che pagano “sottobanco” il benzinaio o il soldato di turno per non fare la fila. Così l’attesa del resto delle persone diventa ancora maggiore. C’è anche chi, una volta fatto il pieno, torna a casa, svuota il serbatoio fino all’ultima goccia di benzina e si reca di nuovo a fare la fila. È la “riserva” da usare in caso di una crisi acuta di mancanza di benzina o in previsione di viaggi lunghi alla provincia
“Fino a quando saranno tollerati questi abusi e questa corruzione così sfacciata?”, ci si chiede nelle reti social.
La benzina è cominciata a scarseggiare nel paese già dal 2014, dopo anni di mancanza di investimenti e manutenzione all’infrastruttura estrattiva, amministrata dalla statale Pdvsa. Investimenti e manutenzione la cui carenza ha provocato una caduta dell’80% della produzione nazionale, secondo i “report” della Opec. È così la raffinazione del greggio e la sua trasformazione in carburante è calata da 500mila barili al giorno a circa di 50/60 mila. Sono stime rese note dagli addetti ai lavori, dagli esperti nella materia poiché le autorità competenti non forniscono più statistiche ufficiale. E non solo nell’ambito petrolifero, anche in quello macroeconomico, industriale, sociale, ospedaliero e via di seguito.
In Venezuela, la benzina ha due prezzi. C’è quello sussidiato, 0,10 bolívares il litro (0,023 dollari). E c’è quello “internazionale”, 0,50 dollari il litro. Per la benzina sussidiata, per la quale c’è da attendere ore e ore, è stato stabilito un tetto: 120 litri al mese per le auto e 60 litri per moto. Il rifornimento, poi, è possibile solo una volta la settimana e d’accordo all’ultimo numero di targa. Inoltre, non tutti i distributori di benzina sono autorizzati a distribuirla.
“ A me date 100 dollari”
La produzione e distribuzione della benzina dipende dalla holding petrolifera statale Pdvsa e le stazioni di servizio, un tempo gestite da operatori privati e società multinazionali straniere, sono ora proprietà dello Stato e date in gestione a industriali vicina al governo o militari in pensione. Altre, ancora, sono amministrate dai “colectivos” (gruppi per lo più violenti e armati filogovernativi). In alcuni quartieri, questa specie di “milizia civile” ordina le file degli automobilisti, mentre i militari forniscono l’accesso alle stazioni di servizio. Militari e benzinai fanno passare automobilisti che pagano 10 o 20 dollari per fare un pieno (che costerebbe almeno il doppio o il triplo, dipendendo dalla capacità del serbatoio della vettura). Insomma, un mercato nero a piena luce del sole, tollerato dal governo e gestito da chi dovrebbe fare rispettare la legge.
La gestione degli autogrill è stato anche motivo di attriti tra militari e milizi. Per porre fine a questi dissidi, prima che le due parti passassero dalle parole ai fatti, è stato necessario molte volte l’intervento di dirigente del partito di governo Psuv.
“A me date 100 dollari, il resto è per voi”, riferisce un “rider” d’aver ascoltato dire da un sergente agli addetti ai lavori in un distributore, all’inizio della giornata.
“Io voglio cambiarmi a un’altra stazione di servizio perché in questa appena racimolo 40 dollari al giorno”, afferma lo stesso “rider” di aver ascoltato dire da tenente.
Stando a indiscrezioni, alcuni “colectivos” esigono ai benzinai una “quota” di auto da rifornire a prezzi sussidiati, ad altri pretendono una parte del ricavato. La richiesta, sempre soddisfatta, viene fatta accompagnata dalla minaccia delle armi. Un argomento molto dissuasivo.
Ma non esiste un’unica e chiara organizzazione del sistema.
Collettivi e campagne
Un’inchiesta giornalistica, svolta da “Infobae.com”, avrebbe rivelato che parte del ricavato per la benzina andrebbe destinato, almeno nello Stato Táchira, al “protectorado”, una figura giuridica creata “ad hoc” dal governo per annullare il potere dei Sindaci e dei Presidenti regionali dell’Opposizione.
Nell’articolo si sostiene che quasi tre milioni di dollari al mese sarebbero consegnati dai benzinai all’organismo. È denaro che sarebbe poi investito per finanziare campagne politiche e i “colectivos” il cui ruolo è quello “difendere la rivoluzione” ad ogni costo e con qualsiasi metodo.
La giornalista Sebastiana Barraez spiega che “non è semplice sapere, tantomeno capire, come sono gestite le stazioni di servizio nel paese poiché una cosa è il somministro, un’altra la amministrazione ed un’altra ancora il controllo.”
“Come un gato in casa…”
L’unica certezza sono le file di automobilisti che, per non spendere la metà o più del salario nel pieno di benzina, sono obbligati a interminabili ore di attesa. Alcuni, i più rassegnati, se la prendono sportivamente. Altri, invece, si sfogano nelle reti sociali e inveiscono contro i “coleados”, i protetti e le autorità. In particolare, se il turno della targa coincide con un fine settimana. È ovvio che non mancano discussioni, liti tra autisti ed anche con i militari.
Anche chi dispone di denaro per pagare 0,50 dollari il litro non sempre è esonerato dal fare la fila, che può durare dalla mezz’ora ad un paio d’ore, se l’autocisterna non è ancora arrivata. E poi, il numero di queste stazioni di benzina è stato gradualmente ridotto, complice la mancanza di carburante. Queste, se si da credito alle cifre ufficiali, oggi sarebbero 1.568 in tutto il Paese.
Viaggiare poi provincia si trasforma in un “purgatorio” se non un “inferno”. È necessario informarsi sulle stazioni di servizio ancora attive e, di queste, quali hanno benzina. Poi calcolare la distanza tra l’una e l’altra, in particolare lungo le strade meno trafficate. Si rischia di restare senza benzina a metà cammino col pericolo di essere poi vittime di malviventi.
La carenza di benzina, visto le difficoltà che Pdvsa non riesce a superare, non sembra avere una soluzione a breve termine. D’altronde, nel Paese sono tutti servizi pubblici “a far acqua”. Tutti hanno grosse difficoltà, gas, elettricità, acqua, trasporto… Tutti, senza eccezione.
“Avere internet in Venezuela oggi è come avere un gatto in casa con la porta aperta: va e viene quando vuole. Non sai quando torna e non sai per quanto tempo” si ironizza nei social-network. Un’ironia che calza perfettamente al somministro di benzina, ma anche alla distribuzione del gas, ai servizi di acqua e luce, alle strutture sanitarie.
da La Voce
Guerra Ucraina, Italia espelle 30 diplomatici russi. Mosca: “Risponderemo”
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
”Il governo italiano ha deciso di espellere 30 diplomatici russi in servizio presso l’ambasciata in quanto persone non grate”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio spiegando che ”questa misura, assunta insieme ad altri partner europei e atlantici si è resa necessaria per ragioni legate alla nostra sicurezza nazionale e nel contesto della situazione attuale di crisi conseguente all’ingiustificata aggressione all’Ucraina da parte della Federazione russa”.
”L’Italia è disponibile a fare da garante della sicurezza e della pace in Ucraina e faremo tutto quello che serve per portare avanti questo lavoro” e questo ”non espone a nessun rischio”, ha detto il titolare della Farnesina, spiegando che “essere tra i Paesi garanti significa far parte di un percorso diplomatico che porta a un obiettivo di un accordo di pace che guardi a tutti gli aspetti contesi in questo momento, partendo dalla volontà del popolo e delle istituzioni ucraini”.
‘‘Non saranno delle minacce a fermare la nostra azione per la pace”, ha affermato Di Maio, aggiungendo che ”la nostra missione per la pace continua e il nostro obiettivo è quello di raggiungere un accordo di pace che fermi questa guerra in Ucraina. Una guerra voluta da Putin, scatenata da Putin e che noi dobbiamo fermare con tutte le nostre forze partendo dai cessate il fuoco localizzati e arrivando a un accordo”.
RUSSIA – La Russia darà “una risposta adeguata all’espulsione di diplomatici dall’Italia, ha annunciato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, citata dall’agenzia di stampa Tass.
Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si tratta di una “decisione miope” che non rimarrà senza risposta. “Limitare le possibilità di comunicazione diplomatica” in una situazione “senza precedenti” è una “decisione miope”, ha spiegato, citato dall’agenzia Inferfax. Secondo il portavoce, le espulsioni “in primo luogo, complicheranno ulteriormente le nostre comunicazioni, necessarie per la ricerca di un accordo, e in secondo luogo, porteranno inevitabilmente a misure reciproche”.
La decisione è “immotivata” e “porterà ad un ulteriore deterioramento delle relazioni bilaterali”, afferma dal canto suo l’ambasciata russa in Italia. Ricordando che l’ambasciatore russo, Sergey Razov, è stato convocato alla Farnesina per la notifica del provvedimento, l’ambasciata sottolinea come da parte delle autorità italiane non sia stata “fornita alcuna prova” delle azioni dei diplomatici. L’ambasciatore, si legge in una nota, ha “esplicitamente espresso la protesta contro la decisione immotivata da parte italiana” e “ha dichiarato che questo passo non rimarrà senza risposta da parte russa”.
adnkronos
Papa Francesco: “Il messaggio per Putin? È uguale per tutti”
scritto da Fatti Nostri | 7 Aprile 2022
AGI – “Le cose che ho detto alle autorità, di ogni parte, sono pubbliche”. Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Malta ha risposto così a chi gli domanda se a inizio della guerra avesse parlato già con Putin.
“Ho pensato il primo giorno della guerra che dovevo andare all’ambasciata russa per parlare con l’ambasciatore che è il rappresentante del popolo e fare le domande e dire le mie impressioni sul caso”, ha detto il Pontefice. “Il presidente russo l’ho sentito alla fine dell’anno (dicembre 2021, ndr). Mi ha chiamato per farmi gli auguri. Poi il presidente dell’Ucraina l’ho sentito due volte. Questi sono i contatti ufficiali che ho avuto. Con la Russia l’ho fatto tramite l’ambasciata”.
“Io sono disposto a fare tutto quello che si debba fare” per la pace in Ucraina “e la Santa Sede, soprattutto la parte diplomatica, il cardinale Parolin e monsignor Gallagher, stanno facendo di tutto, ma di tutto, non si può pubblicare tutto quello che fanno, per prudenza, per riservatezza, ma siamo al limite del lavoro”.
“Sempre la guerra è una crudeltà, una cosa inumana, che va contro lo spirito umano, non dico cristiano, umano. È lo spirito di Caino, lo spirito ‘cainista’…”, ha aggiunto Francesco. “Noi siamo testardi come umanità. Siamo innamorati delle guerre, dello spirito di Caino. Non per caso, all’inizio della Bibbia c’e’ questo problema: lo spirito ‘cainista’ di uccidere invece dello spirito di pace. Padre non si puo’!”, ha aggiunto.