Ucraina-Russia, allo studio viaggio del Papa a Kiev

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papa aereo malta afpE’ allo studio un viaggio del Papa a Kiev, in Ucraina. Lo ha detto lo stesso Papa Francesco ai giornalisti in volo verso Malta, come riferisce Tv 2000. Bergoglio, claudicante a causa del dolore al ginocchio, è salito e sceso dall’aereo che lo ha portato a Malta con un elevatore apposito. E’ la prima volta che succede con Francesco. Ai giornalisti in volo che hanno chiesto al Papa sul suo dolore al ginocchio che lo ha costretto prudentemente ad utilizzare un elevatore per salire e scendere dall’aereo che lo portava a Malta, Bergoglio ha risposto che il suo dolore per la guerra in Ucraina è così grande che “in certi giorni il dolore al ginocchio non lo sento proprio”.

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È stato ucciso un italiano in Donbass, combatteva con i separatisti filo-russi

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212252071 691f08cb 5bbb 438b b8f8 cccf37375274AGI –  Un miliziano italiano è stato ucciso in Donbass, dove da anni combatteva con le forze separatiste pro-Russia. Lo annuncia il Collettivo Stella Rossa, spiegando che Edy Ongaro, questo il nome della vittima, nome di battaglia Bozambo, si trovava in trincea con altri soldati durante uno scontro a nord di Donetsk, quando è stato travolto dall’esplosione di una bomba a mano che lo ha ucciso. Ongaro era nato 46 anni fa a Portogruaro, Venezia, e aveva raggiunto il Donbass nel 2015.

Ongaro, prima della partenza per il Donbass, aveva avuto una vita complicata: disoccupato, ultrà del Venezia, coinvolto nel 2015 nell’aggressione di un barista, un periodo di permanenza in Spagna lungo tre anni dove, racconterà, ha “imparato molto sulla guerra civile spagnola”.

Lo stesso Collettivo Stella Rossa lo definisce “un Compagno puro e coraggioso ma fragile”, che “in Italia aveva commesso degli errori”. Poi la scelta del Donbass, dove entra nella temuta brigata Prizrak, un battaglione di miliziani da ogni parte d’Europa che combatte contro l’esercito ucraino a favore della causa indipendentista filo-russa.

In un’intervista poco dopo il suo arrivo si mostrava sicuro: “Non mi sento patriota, sono internazionalista e vicino agli esseri umani, i poveri, chi è uguale a me. Io liberamente non avendo nessuno peso sulle spalle penso che finchè il sangue scorrerà da qui non uscirò mai. La mia scelta è di restare qui”. Con l’approssimarsi della guerra, sui social sottolineava il suo entusiasmo per la decisione di Putin, convinto di lanciarsi ancora contro “le forze nazifasciste” di Kiev. Fino all’ultima battaglia.

L’annunciato ritiro russo dalle aree di Kiev e Chernihiv non avrebbe fermato i bombardamenti sulle due città, secondo le autorità ucraine, e la riorganizzazione delle forze di Mosca appare orientato a sferrare il colpo finale nel Donbass e impadronirsi di tutte le aree del Donetsk e del Lugansk che erano sotto il controllo ucraino.

Sul fronte diplomatico il ministro degli Esteri russi, Serghei Lavrov, ha espresso un bilancio positivo della trattativa in Turchia, definendo un “progresso enorme” il sì di Kiev alla neutralità e la sua constatazione che Donbass e Crimea sarebbero, ormai, “questioni chiuse”.

Il presidente russo, Vladimir Putin ha avuto due conversazioni telefoniche con i capi di governo di Germania e Italia, Olaf Scholz e Mario Draghi.

Oltre all’andamento dei negoziati con Kiev, al centro delle due telefonate c’è stata anche la questione delle forniture di gas, che il Cremlino vuole ora siano pagate in rubli.

La soluzione proposta da Putin, ha spiegato un portavoce di Scholz, è effettuare pagamenti in euro a Gazprombank, che poi provvederà a convertirli.




Draghi e Putin si sono parlati al telefono per un’ora

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draghi afp 0703AGI – Un’ora circa. Tanto è durata la telefonata fra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidentwe russo Vladimir Putin. Il giorno dopo i primi progressi verso un possibile percorso di pace in Ucraina, arrivano le prime disillusioni, con i bombardamenti denunciati dagli amministratori locali sulle città di Kiev e Chernihiv, nonostante l’annuncio di Mosca di una “drastica riduzione” dell’attività attorno a quelle città.
Intanto, è allarme in Europa per le forniture di gas: la Germania ha già annunciato un piano di emergenza, mentre anche l’Unione europea si dice “preparata” a un eventuale stop dei flussi di gas proveniente dalla Russia. I profughi hanno superato il numero di 4 milioni e l’alto rappresentante Onu per i rifugiati si trova in Ucraina per affrontare la situazione. Il governo di Kiev ha chiesto che l’Onu mandi una missione speciale a Chernobyl per scongiurare i rischi di un incidente nella centrale dismessa, e il capo dell’AIEA Rafael Grossi è in missione in una centrale del Sud per approntare un piano d’emergenza in caso di incidenti.




Dall’Argentina in Uruguay la “Scuola dei Pizzaioli” per diffondere l’arte della pizza napoletana contemporanea

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gente italia“All’interno della tradizione gastronomica in Uruguay la pizza occupa senz’altro un posto speciale grazie all’influenza degli emigrati italiani. Ma come è successo per tanti altri piatti anche la pizza è stata vittima di una reinterpretazione e di uno stravolgimento all’interno di quel complesso processo di mescolanza tra cultura d’origine e quella locale, tra passato e presente”. Così scrive Matteo Forciniti su “Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Domenico Porpiglia.
“Oggi parlare di autentica pizza napoletana qui spesso è difficile, incomprensibile per molti nonostante il fatto che questa preparazione sia entrata a pieno diritto nel patrimonio gastronomico nazionale con la
sua variante locale chiamata “muzzarella”, diffusissima in ogni angolo del paese.
La pizza napoletana però è un’altra cosa e qualcuno sta cercando di iniziare a diffonderla: nella giornata di lunedì la Casa degli Italiani di Montevideo ha ospitato una masterclass organizzata dalla Scuola Pizzaioli di Buenos Aires, la prima scuola di formazione nata in Argentina nel 2018 che conta con l’appoggio dell’Accademia Nazionale Pizza DOC.
“Sono cresciuto con la pizza al forno a legna in famiglia grazie ai miei nonni napoletani. Il nonno si occupava del fuoco, la nonna cucinava” racconta il fondatore della Scuola Juan Pablo Padrevita al termine della masterclass data a Montevideo dove è stato descritto tutto il lungo processo che porta alla magnifica creazione, dalla preparazione dell’impasto fino alla stesura e alla cottura e poi ancora autolisi, biga e poolish per un pubblico molto variegato dai pizzaioli domestici fino a quelli professionali.
Quattro i pizzaioli che hanno tenuto la lezione guidati da Germán Pantuso.
“Ho iniziato seguendo quella che era una grande passione e poi nel tempo, attraverso diversi viaggi in Italia, mi sono specializzato fino a trasformarlo in un lavoro vero e proprio con una pizzeria a Buenos Aires e questa scuola di formazione -la prima del suo genere in Argentinadove vogliamo condividere e trasmettere queste esperienze attraverso molteplici attività” spiega l’imprenditore italoargentino. “In particolare, noi ci dedichiamo alla diffusione della pizza napoletana contemporanea che ha un livello di idratazione più alta rispetto a quella tradizionale”.
Padrevita è cosciente che un prodotto del genere in Sud America presenta alcune difficoltà perché si scontra con alcune abitudini molto radicate. Tuttavia è convinto che i tempi siano maturi per iniziare questa svolta e che ci sia un terreno da esplorare in questa zona del mondo ricca di italianità da riconquistare attraverso la cucina: “Fin da quando ho cominciato in questo settore ho sempre dovuto spiegare alla gente che si tratta di un prodotto di qualità superiore rispetto a quello a cui erano abituati a mangiare e dove entrano in campo tanti fattori come il tempo dell’attesa per la lievitazione e l’equilibrio dei sapori. Usiamo, ad esempio, pomodori italiani mentre per quanto riguarda la farina siamo riusciti a crearne una ad alto contenuto proteico insieme a un mulino argentino. Tutti questi sono i nostri punti di forza e la gente al momento di vedere il risultato finale lo capisce e lo apprezza. Dopo la pausa imposta dalla pandemia i nostri corsi sono continuati a crescere, la domanda è alta.
La nostra missione è quella di diffondere la pizza napoletana in tutto il Sud America perché la gente non ha la possibilità di conoscerla e per questo noi vogliamo educarla. Ci piacerebbe tornare presto in Uruguay per fare tanti altri progetti dato che siamo molto vicini””.




Ucraina-Russia, telefonata Draghi-Putin nel pomeriggio

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draghi afp 0703L’attesa telefonata tra il premier Mario Draghi e il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe aver luogo nel pomeriggio. Lo confermano fonti di Palazzo Chigi, dopo che il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, aveva parlato di in confronto tra i due nelle “prossime ore”.

“La pace la stiamo cercando, io la sto cercando veramente. Gli altri leader europei, come francesi e tedeschi, hanno avuto colloqui con Putin e li avrò anch’io”, aveva annunciato Draghi nella conferenza stampa di chiusura della ‘due giorni’ di Bruxelles, tentando di tenere viva la fiammella di una soluzione diplomatica che stenta ad arrivare. “Il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo – rimarcava -. Altrimenti vuol dire che si spera di guadagnare terreno. A un certo punto sicuramente verrà un tavolo di pace. Ma speriamo che arrivi prima della distruzione totale dell’Ucraina. Prima che avvenga quello che purtroppo è avvenuto con l’Unione Sovietica quando invase Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia”.

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Boom di richieste per i bunker da nord a sud: 700 in 25 giorni

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113551362 70652264 4feb 48b3 ac2f a95052baa7b2AGI – Un posto dove nascondersi, stare al riparo da tutto e tutti, da bombe e radiazioni. L’insicurezza per la guerra in Ucraina si è fatta strada anche nello stato d’animo degli italiani, sempre più con il passare dei giorni, superando i livelli sfiorati ai tempi del disastro nucleare di Chernobyl, nel 1986. Lo dimostra il numero di richieste di costruzione di bunker ‘civili’ arrivati a due ditte lombarde intervistate dall’AGI, una già attiva nel settore, la mantovana Minus Energie, e una che si sta specializzando, Etica Costruzioni nel pavese, proprio “per rispondere alle continue richieste ricevute”.

I numeri la dicono lunga. “In 22 anni abbiamo realizzato una cinquantina di interventi, tra nuovi rifugi e adattamenti. Adesso, in 25 giorni, ci sono arrivate oltre 700 richieste di informazioni o di chi vuole completare il lavoro iniziato anni fa” spiega Giulio Cavicchioli, rappresentate legale della Minus.

A chiamare è gente “normalissima, tra i 50 e i 60 anni. Non hanno telefonato vip con richieste stravaganti ma solo persone che vorrebbero essere più tranquille se qualcosa dovesse accadere in futuro anche nel nostro Paese” dice Vittorio Paoletti, il responsabile commerciale dell’azienda pavese, di Casella e Locata. “Noi non offrivamo questo servizio ma abbiamo avuto talmente tante richieste, che ci siamo informarti sulle normative” e adesso progettiamo e realizziamo Bunker NBC, protezione nucleare, batteriologica-chimica e panic room su misura. Dalle richieste ai fatti: “c’è già un progetto per un signore, che vuole farsi realizzare un rifugio nel giardino della sua villetta” nel pavese.

La preoccupazione comunque non è solo di chi abita in regioni di confine. “Le richieste arrivano da tutta Italia, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta” aggiunge Cavicchioli. Come spiegano gli esperti l’ideale è costruire un bunker in giardino, più che in cantina, perché facendolo nuovo non si devono fare deroghe alle regole. E, inoltre, un impianto concepito da zero ha una resistenza maggiore. Nel bunker si “prevede di restare giorni o settimane, nella fase del picco, nel caso di una esplosione nucleare, c’è la ricaduta del particolato radioattivo molto concentrata nei primi giorni”. Si parla di settimane e non mesi, anche perché “i nostri bunker – spiega Cavicchioli – a differenza di quelli militari non hanno acqua e neanche un bagno ‘vero’, c’è un wc a secco”.

Noi applichiamo le normative svizzere. L’acqua non c’è perché con le tubature c’è il pericolo che scoppino”. Certo spendendo in più, tutto si può realizzare: “se il cliente vuole, si fa come per i bunker militari che hanno l’acqua corrente. Ma in quel caso si deve prevedere la protezione necessaria per evitare l’allagamento, servono valvole di non ritorno sugli scarichi in fogna, e valvole anti scoppio. E dei water che devono resiste a una pressione di 3 atmosfere”.

Cambia il budget. La versione che i clienti stanno chiedono è quella base. I progetti sono per una “stanza con muri spessi da 40 a 80 centimetri, di cemento armato, porte in piombo, tutti gli impianti per la depurazione dell’aria e dell’acqua, generatori che permettano la sopravvivenza, con tutte le provviste necessarie” spiega Paoletti. A questo si deve aggiungere anche un impianto radio per comunicare con l’esterno. Dunque di che cifre stiamo parlando? “In giardino il prezzo va dai 2500 e 3 mila al metro quadro. Di solito la dimensione è sui 30 mq. Dunque la spesa si aggira sui 60-90 mila euro”.

Il costo è simile per le due ditte. “Adattare una cantina costa sicuramente meno – aggiunge Paoletti -, anche se i lavori per ‘trasformarla’ sono importanti. Bisogna prima fare degli studi per capire la sua tenuta aumentando i carichi, poi si posiziona un involucro di almeno 40 cm di cemento armato sulla stessa. Si usa il piombo per la porta, si deve creare una seconda uscita d’emergenza, se non c’è”.




Spiragli di pace a Istanbul

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unnamedAGI – I primi progressi verso un possibile accordo di pace dopo 34 giorni di guerra in Ucraina vengono da Istanbul: grazie alla mediazione turca, i colloqui in presenza sul Bosforo hanno permesso “due passi da gigante” da parte della Russia, impegnata a ridurre drasticamente le sue attivita’ militari a Kiev e anche a Chernihiv e a prevedere un vertice nel caso si giunga a un accordo.

Usa e Regno Unito hanno espresso qualche prudente perplessità e preferiscono verificare che gli impegni di Mosca si trasformino in fatti concreti, ma i mercati hanno reagito in maniera positiva, anche se i negoziatori russi hanno detto che questo impegno non equivale a un cessate il fuoco e che “la strada e’ ancora lunga” per arrivare a un trattato accettabile reciprocamente.

L’Ucraina ha detto che accettera’ uno status di neutralità se ci sarà un “accordo internazionale” per garantire la sua sicurezza: i possibili candidati al ruolo di “Paesi garanti” sono Polonia, Israele, Turchia e Canada.

Nella conversazione di oggi, i leader di Usa, Gb, Francia, Germania, Italia hanno affermato la loro determinazione a continuare ad alzare i costi sulla Russia così come a continuare a fornire all’Ucraina assistenza di sicurezza per difendersi da questa aggressione “ingiustificata e non provocata”. Lo ha riferito la Casa Bianca.




Roberto Mancini vicino alla conferma sulla panchina azzurra

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105518944 47a95f0f 405f 480b 8f25 423cedfff517AGI – Roberto Mancini ha aperto a una permanenza al timone della nazionale azzurra. “Ho parlato in questi giorni con il presidente Gravina, siamo allineati su tutto”, ha spiegato il ct in una conferenza stampa a Coverciano, “ne riparleremo poi con calma, vedremo cosa migliorare”. Quanto alla sua conferma, il tecnico marchigiano ha spiegato di voler prima attendere la partita con la Turchia: “Ne riparleremo nei prossimi giorni: ora pensiamo a questa partita, poi con calma discuteremo sulle cose da migliorare per il futuro. Tutto qui“.

Mancini ha spiegato che la partita con la Turchia è importante perché dopo l’esclusione dai mondiali “bisogna ripartire, ricordando che ci saranno poi in futuro anche gare importanti”. Quanto ai giocatori rientrati ai loro club, il ct ha precisato: “Io li ho obbligati ad andare via perché se posso fare qualcosa per loro e per i club noi lo facciamo… Non avrebbero giocato, alcuni non erano al meglio fisicamente. Alcuni di loro li ho obbligati ad andare: il Chelsea ci ha mandato Jorginho tre giorni prima, non gli ha fatto giocare l’FA Cup. Anche Florenzi e Politano, non al meglio, li ho rispediti a casa perché non avrebbero giocato. Problemi fisici per Insigne? Lorenzo aveva problemi fisici già da prima. Immobile sarebbe andato in tribuna, Mancini e Verratti sì. Insigne al 50% sarebbe andato in tribuna per provare soluzioni alternative”.

“I ragazzi in questi anni hanno meritato tanto”, ha insistito il ct, “non è stato solo un Europeo ma un tragitto lungo tre anni con una serie di partite senza sconfitte e va dato merito a questi ragazzi. Ci sono qui calciatori speciali, è stato creato un gruppo speciale: non sono nel gruppo squadra, ma anche tutto ciò che c’è intorno”.

“È inutile stare a trovare spiegazioni… Il nostro gruppo dovevamo vincerlo almeno con due punti di vantaggio sulla Svizzera. A Basilea la partita doveva finire 3-0, in Bulgaria doveva finire in goleada”: il ct azzurro, Roberto Mancini, è tornato così sull’esclusione dai mondiali in Qatar.

“La squadra ha sempre giocato”, ha detto nel corso della conferenza stampa a Coverciano, “può essere stata più imprecisa ma questo è il calcio, le cose ci sono andate storte. La gara di Basilea la ricordate tutti: dovevamo vincere 2-0 stando stretti… Però è così, inutile stare a pensare o a cercare scuse. È accaduto ciò che è accaduto, dobbiamo accettarlo”.

“Guardiamo a un Europeo che c’è fra due anni e a cercare di qualificarci per vincere”: questo l’orizzonte tracciato dal ct azzurro, Roberto Mancini, nella conferenza stampa alla vigilia della sfida in programma domani sera a Konya fra Turchia e Italia.

“Non è stato solo il mese dell’Europeo, dove le cose possono essere andate nella maniera giusta, ma abbiamo sempre cercato di proporre un calcio propositivo, cercando di vincere. E spesso ci siamo riusciti”, ha detto Mancini facendo un bilancio della sua avventura azzurra dopo l’esclusione dai mondiali in Qatar.

In chiusura della conferenza stampa, la frase che toglie ogni dubbio sulla sua volontà di restare: “Mi sento di restare perché sono ancora a giovane: volevo vincere un Europeo e un Mondiale, quindi per il Mondiale devo aspettare un attimo – ha detto il Ct – mi piace questo lavoro e con i ragazzi voglio riorganizzare qualcosa di importante. A parte la delusione, il resto va avanti”.




Phil Collins non potrà più suonare dal vivo

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163712715 01ae88e6 8f35 4a4e 8078 e78f9829df54AGI – Phil Collins non terrà più concerti dal vivo: lo riferisce il Mirror poche ore dopo l’esibizione con i Genesis alla 02 Arena di Londra. Il leggendario 71enne cantante e batterista londinese non riesce pià a suonare a causa degli interventi chirurgici alla schiena, ha spiegato il tabloid inglese.

Collins, che con i fan ha scherzato dicendo che ora dovrà trovarsi “un vero lavoro”, era impegnato nel tour “The Last Domino?” che segna la reunion dei Genesis dopo 14 anni, ma si era esibito sempre da seduto ed era apparso molto provato.

I guai fisici del cantante di “One more night” risalgono al 2009 con lo schiacciamento delle vertebre causato dalla posizione in cui suonava. I successivi interventi chirurgici non hanno migliorato il quadro ma anzi gli hanno causato lesioni ai nervi. A questo si aggiungono i problemi di diabete e una caduta in cui sbattè la testa nel 2017.

Phil Collins è un mito del rock, fin da quando era passato da semplice batterista a essere la voce dei Genesis, con l’uscita di Peter Gabriel ei Genesis. Un successo planetario che poi si e’ riverberato anche sulla sua carriera di solista con hit di successo come “In the Air Tonight”, “Against all odds” e “Easy Lover”.




Centenario della fondazione della Camera di Commercio Italiana di Sydney

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27sydney“Quest’anno ricade il Centenario (1922-2022) dell’istituzione della Camera di Commercio Italiana di Sydney. Risale però al 1908 una prima idea di fondare un ente di questo genere, che vide la luce, dopo alcune battute d’arresto, soltanto due decenni più tardi”. A scriverne è Marco Testa sul quindicinale “Allora!”, edito a Sydney.
“Ad avanzare una primissima proposta, a quanto pare, fu il giornale L’Italo-Australiano diretto dal Conte Giovanni Pullè (1854-1920) e dal Dott. Quinto Ercole (1870-1953), i quali condussero l’omonima testata dopo il ritorno a Trapani di Francesco Sceusa (1851–1919).
Nel mese di luglio di quell’anno, L’Italo-Australiano urgeva “i nostri prominenti Commercianti ed Importatori italiani di Sydney, di unirsi e discutere”, vivendo con una certa invidia già soltanto il fatto che francesi e tedeschi avessero da tempo istituito enti per lo sviluppo commerciale tra l’Australia e l’Europa.
In particolare, una Camera italiana avrebbe potuto influire nel regolare i prezzi dell’esportazione della lana o nel settore ortofrutticolo, quindi venire incontro agli interessi di molti piccoli e grandi commercianti italo-australiani. Per cui, scrivevano gli editori, “un principio bisogna tosto o tardi pure averlo, e noi riteniamo che il commercio già esistente, ampiamente giustifica un passo avanti in quella direzione.”
Un incontro di commercianti “di qualsiasi classe” si tenne giovedì 30 luglio 1908 al Balfour Hotel, posto all’angolo di King Street e Elizabeth Street, alle ore 5.45 p.m, “onde discutere i preliminari e nominare un Comitato Provvisorio alla fondazione immediata di una tal Camera.”
Non ci è dato sapere esattamente in quanti parteciparono a quella “importantissima riunione” ma possibilmente non furono molti, visto che L’Italo-Australiano, nell’articolo di resoconto si limita a “un discreto numero d’Italiani”.
Il Ministero degli Esteri sembrò, in un primo momento, rispondere di buon auspicio alla possibile creazione “d’un ente così profondamente essenziale alla nostra economica espansione, quale una Camera di Commercio” in Australia e aveva promesso, con lettera firmata dal Sottosegretario di Stato, un duplice “appoggio morale, e, possibilmente, anche un modesto incoraggiamento finanziario, nei limiti che saranno consentiti dalle condizioni del bilancio.” Se non fosse che la missiva del Ministero non era in riscontro alla proposta avanzata dai direttori Pullè ed Ercole, ma ad un’iniziativa parallela intrapresa dal Consolato di Melbourne.
Il fervore di dover presto aggregare i commercianti, come spesso capita agli italiani, si scontrò con le diffidenze dei singoli e le reali difficoltà organizzative. È lo stesso giornale, infatti, ad essere prudente con le aspettative che una camera di commercio possa realmente realizzarsi, ricordando che “rimane però a vedersi se gli studi del Comitato, troveranno il progetto fattibile, poiché in caso contrario, il progetto sarà per ora abbandonato.”
Il 28 novembre 1908, quasi di sorpresa, furono pubblicate le scuse de L’Italo-Australiano in merito al messaggio pervenuto dal Ministero degli Esteri a supporto di una Camera di Commercio, e si dovette attendere fino al 1914 prima che un altro giornale, Oceania, diretto sempre dal Conte Pullè, si rivolgesse al Console Generale Emilio Elis, con base a Melbourne per riaprire il dibattito sulla creazione di una camera di commercio.
Ancora nel Daily Telegraph del 12 maggio 1916, troviamo la notizia di una “Italian Chamber of Commerce”. La testata australiana riporta che “una Camera di Commercio Italiana è stata costituita ieri. Il Cav. [Emilio] Eles, Console Generale d’Italia è il presidente e il Dr. Marano, Console d’Italia per il New South Wales, vice-presidente. Il comitato è composto dal Conte G. Pullè, M. Rossi, Capitano Lubrano, Cav. Cortese e dai signori B. Callose, V. Palmisano, G. Lopez, F. Gagliardi, L. Bocchi. A. Folli è il Segretario.”
Il Sydney Morning Herald, oltre a riportare gli stessi dettagli, fa inoltre riferimento alla costituzione di “un comitato provvisorio che elaborerà uno statuto da sottoporre a una futura riunione.”
Possiamo raccontarli così, i primi passi che portarono alla nascita della Camera, ufficialmente costituita 6 anni più tardi, nel 1922.
Un pronunciamento pubblico di un certo Dott. Barella “avvocato e giornalista italiano”, durante una conferenza al Melba Theatre di Strathfield, dissipava i timori di una rivoluzione socialista nel “Biennio Rosso” e rilancia l’idea di costituire quanto prima una Camera di Commercio Italiana per favorire il commercio tra i due paesi.
È infine del 1° settembre 1922 l’annuncio ufficiale pubblicato dal Sydney Morning Herald della fondazione della Camera di Commercio Italiana in Australia, con sede a Sydney all’angolo di George Street e Grosvenor Street.
Il 1° novembre, la Camera avviò la stampa di una rivista, L’Italian Bulletin of Australia, dove vennero pubblicati anche i nominativi dei componenti del primo Comitato, con a capo l’imprenditore e Cavaliere del Regno d’Italia, Maffio Rossi (1855-1932), già uno dei fondatori del Banco Popolare di Sondrio, la cui presidenza durò fino alla morte”. 

da “Allora”