Barilla, per il suo 145° anniversario nuovo logo e confezione più sostenibile

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barilla nuovo logo 2022 lrIl 2022, anno in cui Barilla celebra il suo 145° anniversario, si presenta ricco di novità coerenti con l’eredità del Brand, indissolubilmente connesso alla storia italiana fin dal 1877 e ai suoi cambiamenti culturali e sociali, per proiettare la Marca nel futuro. Questo Anniversario segna un cambiamento della immagine della marca, che si radica nel posizionamento di ‘Un Gesto d’Amore‘ portando al centro, ancora una volta, il valore emozionale della pasta. Dopo 25 anni, Barilla lancia così un nuovo logo e un nuovo pack come ‘Gesto d’Amore per il Pianeta’. Questa nuova visual identity e l’impegno verso la sostenibilità, sottolinea Gianluca Di Tondo, Global Chief Marketing Officer Barilla, “avvicinano ancora di più il brand Barilla alla nostra visione di futuro: la pasta come gesto d’amore non solo per le persone ma anche per il pianeta, grazie a scelte quotidiane più consapevoli. Oggi celebriamo i nostri 145 anni, abbracciando le sfide dei nostri tempi per evolvere come Marca insieme alle persone”

Il nuovo logo Barilla, che si riconferma rosso e ovale, si rinnova in alcuni aspetti. Il nuovo ovale perde la sua componente bianca, storico riferimento alla pasta all’uovo, per descrivere al meglio l’ampia offerta del brand, più differenziata e inclusiva per rispondere ai bisogni in evoluzione del consumatore, come ad esempio la pasta integrale e la pasta senza glutine. Un rosso più intenso e premium è stato scelto per esprimere l’amore di Barilla per la pasta. E’ il perfetto complemento per il nuovo blu della marca Barilla. Al contempo, il logotipo è stato ridisegnato con l’intento di rinnovare i codici estetici: il risultato è così una personalità più stabile, solida e duratura. Inoltre, il nuovo logo celebra l’eredità del brand, punto fermo della storia italiana e simbolo da sempre di un Gesto d’Amore a tavola, introducendo l’anno di fondazione – 1877 – e il marchio registrato che ne enfatizza l’autenticità.

Barilla è stato uno dei primi brand food a utilizzare confezioni in carta per la pasta: confezioni che si sono evolute con il passare del tempo, accompagnando le diverse epoche della storia italiana. Con la nuova visual identity, Barilla rimuove la finestra in plastica dalla confezione della celebre gamma Barilla Classica, riducendo significativamente l’uso di questo materiale in diversi paesi in cui opera, tra cui l’Italia, con una diminuzione di circa 126.000 kg totali all’anno. Le nuove confezioni, completamente riciclabili e prodotte con cartone proveniente da foreste gestite responsabilmente, saranno presenti in Italia a partire dalla seconda metà del 2022.

E proprio perché la pasta rappresenta un gesto d’amore grande e universale, come accade anche nelle migliori storie d’amore talvolta è necessario rinvigorire la fiamma. Barilla annuncia quindi Al Bronzo, una nuova dimensione per la pasta, portando il gusto all’intensità di una prima volta. Al Bronzo ricrea la lavorazione grezza, attingendo dal metodo tradizionale della trafilatura al bronzo: l’impasto viene estruso attraverso trafile al bronzo con inserti arricchiti di filettature che aumentano la resistenza al passaggio dell’impasto, disegnando così sulla sua superficie una ‘rete di microincisioni’. Il risultato è una pasta dalla ruvidità intensa e dal colore giallo ambrato che offre un’esperienza sensoriale unica, anche alla vista e al tatto. Incredibilmente intensa, anche nel gusto. Grazie alle rigature, ai solchi e alle curvature della sua struttura e grazie alla sua straordinaria corposità, Al Bronzo trattiene al meglio i condimenti, creando un gusto incredibilmente piacevole e un’esperienza unica. Al Bronzo combina differenti varietà 100% italiane di grano duro, selezionate per la loro qualità eccellente e per l’elevato contenuto proteico (oltre il 14%).

“In tempi di grande cambiamento per le persone, da un punto di vista culturale e di stile di vita, il 2022 – sottolinea Ilaria Lodigiani, VP Global Marketing Barilla – sarà un anno di grandi novità per il brand Barilla. Il lancio di Al Bronzo rappresenta un passo in avanti nel cammino continuo verso l’innovazione. Grazie a questa nuova gamma, oggi annunciamo una nuova era per la pasta Barilla, pronti a fare la differenza, in nome di un’eccellenza tutta italiana e di un’intensità di gusto che sorprenderà i nostri consumatori”. Con l’obiettivo di offrire la migliore ‘Pasta Experience’ possibile, Barilla ha selezionato i 10 formati classici e più amati per la gamma Al Bronzo, inclusi Linguine, Spaghettoni, Fusilloni e Mezzi Rigatoni.

Al Bronzo svela la sua confezione di un rosso deciso, assoluto (un tutt’uno con il logo), unico e distintivo sul mercato, grezzo come la lavorazione da cui nasce questa pasta. La finestra trasparente sul fronte della confezione valorizza il prodotto e consente ai consumatori di comprendere e apprezzare l’aspetto autentico della pasta Al Bronzo.

Un modo particolare per scoprire la nuova pasta Al Bronzo sarà alla storica Bottega Barilla a Parma, la cui riapertura in primavera è un’altra novità del nuovo anno. Quando si pensa alla nascita, si pensa prima di tutto al passato: al luogo e al tempo in cui affondano le radici di una storia. Ma per quanto sembrino lontani, quel luogo e quel tempo non lo sono affatto, perché vivere è scrivere ogni giorno capitoli nuovi: è disegnare il futuro di quella stessa storia, che ha un’origine capace di ricordare non solo da dove si arriva, ma quale idea di futuro ci si sforzi di realizzare. Per questo Barilla ha deciso di tornare al luogo in cui è iniziata la sua storia: la prima bottega inaugurata dal fondatore Pietro Barilla senior nel 1877.

Oggi, quella piccola bottega torna a essere La Bottega – uno spazio aperto a tutti, dove passato e futuro s’incontrano nel presente. E per avere la prova che il presente vibra di passato e futuro assieme, basta varcare la soglia e muovere pochi passi nello stesso spazio dove 145 anni fa venivano accolti i primi clienti dalla famiglia Barilla: La Bottega Barilla.

Qui, la scoperta della pasta Al Bronzo coinvolgerà ciascuno dei cinque sensi, dando a tutti la possibilità di un’esperienza immersiva mai vissuta prima: la pasta si potrà non solo osservare in tanti formati, ma annusare per coglierne le note aromatiche, toccare per apprezzarne l’accentuata ruvidità che uno strumento esclusivo come il Rugosimetro misura puntualmente.

E nel retro, dentro all’antico laboratorio in cui molte ricette e storiche preparazioni Barilla hanno visto la luce, nelle occasioni più speciali gli Chef Barilla offriranno memorabili occasioni di gusto. Questo è La Bottega: il luogo delle origini dove oggi tornano ad abitare nuovi prodotti, nuovi progetti, nuove visioni, nuove strade da percorrere insieme. Dove il futuro si schiude per essere scoperto con curiosità nuova, più viva. La Bottega è un cuore che ricomincia a battere, nel centro storico di Parma.

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Saltano schemi e si bruciano nomi per il Colle mentre avanza il Mattarella bis

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221406676 e9e74f6a 3fd9 43b9 91ab 3b32649e5ce6AGI – Salta ogni schema nella corsa al successore di Mattarella. FI annuncia che da oggi in poi tratterà in maniera autonoma con i partiti, ovvero con il fronte moderato; i centristi alla fine restano ai margini della trattativa e i gruppi parlamentari di Pd, Leu e Movimento 5 stelle oggi hanno portato avanti un’operazione pro Mattarella per spianare il terreno domani per un bis.

Insomma la partita del Quirinale si complica ogni giorno di più.

Fonti parlamentari della maggioranza riferiscono che alcuni emissari avrebbero sondato gli umori del Quirinale ma dai palazzi istituzionali non filtra nulla dopo l’ennesima fumata nera.

Siamo a sei. Il flop di Casellati ha aperto il dialogo tra Conte, Salvini e Letta, ma mentre i leader della maggioranza trattano su Cartabia o Belloni al Colle, soprattutto per la seconda, monta il malessere nei gruppi parlamentari in maniera trasversale.

Salvini e Conte hanno cercato di rivendicare la candidatura al femminile, si sono presentati davanti alle telecamere per annunciare la novità. Non hanno fatto il nome, ma tutti hanno pensato alla guida del Dis, Belloni. Facendo partire il fuoco di fila di chi è contrario che chi è al comando dei Servizi possa andare al Colle.

Il segretario dem Letta ha chiesto serietà, frenando sul patto giallo-verde e ribadendo l’appello alla responsabilità.

Anche Di Maio ha abbandonato il suo ‘low profile’ sul Quirinale, rimarcando di aver trovato “indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Belloni senza un accordo condiviso”. Una posizione differente da quella di Grillo che aveva fatto un endorsment su Belloni.

Sta di fatto che contro l’ipotesi Belloni sono insorti gli azzurri, Renzi, i moderati del centrodestra, Leu e una parte del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. Il presidente pentastellato e il leader del partito di via Bellerio hanno rilanciato la battaglia sui social per portare una donna al Quirinale, una vera e propria fuga in avanti per il partito dem.

E se Salvini annuncia l’intenzione di chiudere un accordo per domani – sulla Belloni c’è l’ok anche di Fratelli d’Italia – alla Camera c’è un fronte sempre più largo che spinge per Mattarella.

“È la finalissima”, diceva ai suoi Renzi, convinto che la partita del Quirinale sarebbe stata in dirittura d’arrivo sui nomi di Draghi o Casini. Ma al momento all’orizzonte si intravede, alla prova dei fatti, la strada per Mattarella.

“Invitiamo tutti a prendere atto della spinta che da due giorni e in modo trasversale in Parlamento viene a favore della riconferma del presidente Mattarella”, spiegano dal Pd. Per chiedere la disponibilità all’attuale Capo dello Stato c’è una spinta fortissima del Movimento 5 stelle.

I 336 voti che sono arrivati oggi per la prima carica dello Stato potrebbero essere molti di più domani, considerato che i dem hanno voluto appositamente frenare sui numeri.

FI non chiude alla prospettiva e pure nella Lega c’è chi, come Giorgetti, sottolinea che di fronte ad un’impasse si replicherà il precedente di Napolitano.

Domani all’assemblea del partito del Nazareno una parte dei gruppi ribadirà la propria contrarietà all’ipotesi Belloni. Sullo sfondo resta sempre l’exit strategy che portano a Draghi o Casini, con il primo che ha visto Salvini mentre il secondo ha sentito Berlusconi.

E dunque Pd attraversato da forti fibrillazioni, centrodestra spaccato e Movimento 5 stelle diviso in due: il quadro politico, insomma, è destabilizzato e non può non preoccupare il presidente del Consiglio Draghi. Con Fratelli d’Italia che oltre a fare asse con Salvini nella partita del Quirinale auspica le urne.




‘L’uomo dei dolori’ di Botticelli venduto per 45 milioni di dollari

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181315297 e7d0cab0 6b4a 4a61 9ebe 7f72f8e4fac5AGI – “L’uomo dei dolori’, di Sandro Botticelli, è stato venduto per 45,4 milioni di dollari da Sotheby’s, il secondo prezzo più alto per un Old Master negli ultimi cinque anni.

‘L’uomo dei dolori’ è uno dei pochi quadri di Botticelli in mano private e all’asta a New York due compratori hanno battagliato per aggiudicarselo con rilanci costanti.

Presentato da Sotheby’s come “il capolavoro assoluto degli ultimi anni di Botticelli”, la realtà però non ha soddisfatto del tutto le aspettative in quanto l’opera ha faticato a eguagliare la stima di pre-vendita di 40 milioni di dollari che gli esperti di Sotheby’s avevano stimato: il prezzo di aggiudicazione è stato infatti di 39,3 milioni di dollari (più di 35 milioni di euro), che sommando imposte e tasse è arrivato a 45,4 milioni di dollari.

L’asta si è tenuta quasi a un anno esatto dopo la vendita-record di un altro capolavoro del Rinascimento italiano: nel gennaio 2021, un dipinto dBotticelli intitolato “Giovane uomo con in mano una medaglia” è stato battuto per 92,2 milioni di dollari, un record d’asta per il pittore italiano. 

“L’uomo dei dolori” è un ritratto di Gesù su sfondo nero, con una corona di spine sul capo, circondato da angeli. Le sue mani sono legate da corde e sfregiate. Fu realizzato quando il pittore aveva già più di 50 anni, intorno al 1500, quindi uno dei suoi ultimi lavori, e fu venduto l’ultima volta al miglior offerente nel 1963.

“Riteniamo che siano solo circa cinque i dipinti di Botticelli in mano a privati”, ha spiegato Christopher Apostle, capo del dipartimento di Sotheby’s Old Masters.

L’esperto di Sotheby’s ha anche voluto sottolineare la natura retrospettiva ed emotiva dell’opera, risultato del suo essere stato dipinto negli ultimi anni di vita dell’artista.

“È un dipinto metafisico di una persona matura che affronta la propria mortalità, ed è questo che lo rende così commovente: man mano che qualcuno invecchia, diventa più introspettivo, più metafisico, più spirituale. E penso che si veda molto profondamente in questa immagine”.

Il dipinto ha una particolarità poiché, per l’asta in corso, si è scoperto uno schizzo sottostante di una vergine con un bambino nascosto: “Una scoperta entusiastica perchè fa capire come lavorasse l’artista”.

Il dipinto, ben conservato, era rimasto dalla metà del XIX secolo nelle mani della stessa famiglia di collezionisti d’arte, residente tra Gran Bretagna e Italia, prima di essere venduto agli attuali proprietari nel 1963 all’asta per 10mila sterline. 

L’asta odierna da Sotheby’s è stata anche degna di nota perchè per la prima volta una scultura egiziana in pietra calcarea, “Figura di uomo”, che si stima risalga tra il 2.350 e il 2.990 a.C., è stata inclusa nella “Settimana dei maestri”.

Il manufatto, a cui era stato attribuito un valore compreso tra 3 e 5 milioni di dollari (da 2,7 a 4,5 milioni di euro), insieme a ‘L’uomo dei dolori’ è stato l’altro piatto forte della giornata; e dopo una battaglia di offerte durata quasi un quarto d’ora, la scultura ha raggiunto un prezzo di aggiudicazione di 8,4 milioni di dollari, che alla fine sono ammontati a 9,9 milioni di dollari (8,9 milioni di euro).

La figura era stata trovata dal famoso archeologo americano George Andrew Reisner nelle piramidi di Giza nel 1913, dopodichè il governo egiziano l’aveva donata al Museum of Fine Arts dell’Università di Harvard nel 1921.

Un altro dei protagonisti della giornata è stato il pittore fiammingo Pieter van Mol: il suo “Diogene con la sua lampada in cerca di un uomo onesto” è stato venduto a 5,8 milioni di dollari, quasi il doppio del valore che la casa d’aste aveva stimato, cifra che ha infranto il precedente record dell’artista, che era di 420mila dollari.




Da Einaudi a Mattarella, i precedenti presidenti

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190448960 55ca5df7 1f83 4df3 96f8 c138f29b69a9AGI – Il più giovane è stato Francesco Cossiga, eletto a 56 anni, il più anziano Giorgio Napolitano al suo secondo mandato quando di anni ne aveva compiuti 87. La Costituzione prevede che qualunque cittadino abbia compiuto 50 anni (e sia in possesso dei diritti civili) possa essere eletto Presidente della Repubblica ma la funzione di arbitro che il Capo dello Stato deve interpretare solitamente consiglia di scegliere personalità con una solida esperienza politica o istituzionale e quindi non più giovanissimi. Il range di età è stato comunque in passato abbastanza ampio: ecco in una scheda le età di elezione dei presidenti fino a oggi.

I voti ottenuti

Per eleggere il presidente della Repubblica servono i due terzi dei voti nei primi tre scrutini e la maggioranza assoluta dal quarto scrutinio. Ecco in una breve scheda dei voti ottenuti nelle elezioni dei dodici Capi dello Stato.

I tempi di elezione

Tutti ricordano i giorni tumultuosi che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale, ma in realtà quel tempo, che apparve infinito a molti leader e a tanti commentatori, non ha assolutamente segnato un record di durata nell’elezione del presidente della Repubblica.

Record che spetta invece all’elezione di Giovanni Leone, cui servirono 23 scrutini e 16 giorni per salire al Quirinale. Il record opposto, quello di elezione più rapida, è invece condiviso da due presidenti, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, eletti entrambi alla prima votazione.

Tutto dipende, ovviamente, dall’accordo politico che viene o non viene siglato dai partiti alla vigilia del voto e dalla tenuta dei partiti nel segreto dell’urna. Molti patti tra segretari di partito, infatti, sono stati ‘impallinati’ dal voto segreto dei cosiddetti franchi tiratori.




Imprenditore italiano: ”Kiev ha distribuito pdf con istruzioni in caso di attacco, molti hanno già valigia pronta”

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ucraina soldato afp 3 4 4073537449 3 6 530538471 1 0 2264904799”Il governo ucraino negli ultimi due giorni ha distribuito alla popolazione un pdf con tutte le attività da svolgere in caso di attacco”. Si tratta di ”un documento ricco, sono diverse pagine scritte in ucraino con molte informazioni e poche illustrazioni” per indicare ”dove trovare riparo” in caso di guerra, ”quali sono i documenti da preparare” per una fuga, ”cosa mettere dentro la valigia” da tenere pronta. Lo racconta all’Adnkronos l’imprenditore italiano Alberto De Marco, che da sei anni vive e lavora a Kiev dove si occupa di cooperazione finanziaria internazionale e business design.

Nel pdf di 25 pagine in ucraino intitolato ‘In caso di situazioni straordinarie o guerra’, di cui l’Adnkronos ha ottenuto una copia, vi è una parte introduttiva nella quale viene spiegata la capacità difensiva dell’Ucraina. Si passa quindi a fornire ”consigli per la preparazione in casa”, a indicare ”cosa fare in caso di emergenza o in una zona di combattimento” e si forniscono indicazioni per ”non cadere vittime della disinformazione”. Il documento spiega poi ”cosa fare dopo aver ricevuto il segnale ‘Attenzione a tutti”’ e ”come preparare una ‘valigia di allarme”’.

Molti ucraini hanno già preparato la valigia, ”una valigia leggera con i documenti e i beni di prima necessità” come indicato dal governo di Kiev, per essere pronti a lasciare la loro casa in caso di un attacco. De Marco quella valigia non l’ha ancora preparata. ”Io non ho preparato la valigia perché il ministero degli Affari esteri non ha ancora dato indicazioni. Il consolato e l’ambasciata italiani non hanno contattato gli italiani qui”, spiega, ricordando come siano ”qualche centinaio gli italiani che vivono e lavorano a Kiev”. De Marco si aspetta ”un intervento della Repubblica italiana almeno per quelli di noi che sono iscritti all’Aire”, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. ”Finora nessuno degli italiani che conosco qui ha deciso di fare ritorno in Italia. Qui hanno il lavoro, una famiglia, affetti stabili”, spiega, anche se ”dei tantissimi italiani a Kiev, la maggior parte non è iscritta all’Aire. Questo comporta vantaggi fiscali se vivi e lavori all’estero, ma per molti è più comodo mantenere la residenza in Italia”.

Intanto a Kiev dove c’era un parco, ora c’è un ”bunker enorme”. Costruito ”con montagne di terra” in pochi giorni. ”Qui vicino a casa mia hanno chiuso un parco e ci hanno costruito un bunker con montagne di terra – spiega – E’ un bunker enorme nel parco dove andavo sempre con i cani e che ora è inaccessibile, lo hanno sigillato”. Per il resto, ”come sappiamo in una situazione di conflitto la capitale è un po’ come il centro del ciclone, calma piatta”. Per cui ”la gente va in giro, il traffico è regolare…”. Ma allo stesso tempo c’è un ”acredine verso i russi”, ma anche ”un inasprimento dell’astio verso quella che prima era parte della cultura ucraina”. Insomma, ”appena in ufficio o al pub si parla di questa situazione la tensione cresce. Qui a Kiev c’è una posizione filo europea e una certa acredine nei confronti dei vicini russi”, spiega. E lo si dimostra a partire dalla lingua.

”Qui si parla ucraino e russo, mentre l’inglese è conosciuto solo dalle nuove generazioni – spiega – Io non parlo l’ucraino, conosco qualche parola in più di russo e le persone con cui lavoro parlano italiano e inglese. Ma quando di parla in russo è sempre un’occasione per accendere il dibattito sulla questione che stiamo vivendo”. De Marco racconta quindi che ”l’altro giorno in un pub ho ordinato in russo e un cliente mi ha apostrofato: ‘Qui siamo in Ucraina, parla e ordina in ucraino’. Ne è partita una discussione, durante la quale abbiamo parlato senza acredine e con rispetto perché europeo”.

Intanto si tiene a portata di mano la brochure distribuita dal governo ucraino, che ha un capitolo che s’intitola: ”Cos’altro tenere a mente sulle zone di bombardamento?”. E vengono indicate le azioni da svolgere durante ”bombardamenti con armi leggere”, ”bombardamenti di artiglieria” e ”bombardamenti di artiglieria con sistemi di tiro al volo”. Oltre al contenuto della valigia per la fuga, il pdf indica ”cosa dovrebbe esserci nel kit di pronto soccorso”.

”L’Ucraina resiste all’aggressione russa da più di sette anni, durante i quali le ostilità continuano sul territorio del nostro stato. L’aggressività russa non è limitata alla presenza fisica delle forze di occupazione”, si legge nel documento. ”Il nemico effettua attacchi a livello di informazioni cercando di indebolire la nostra capacità di resistere. Questa è “l’ibridità” della guerra che la Russia sta conducendo contro di noi, perché tutti sono coinvolti nello scontro”, prosegue. Segue un invito alla popolazione, a essere ”sempre preparata alle emergenze, quindi è importante sapere cosa può fare ognuno di noi in un momento di crisi. E ciò è particolarmente vero nelle situazioni in cui i servizi su cui contavamo sono costretti a lavorare in modalità di emergenza”.

Il testo afferma inoltre che ”naturalmente le autorità, i servizi e le istituzioni statali e locali sono responsabili del funzionamento della società e di fornire assistenza. Tuttavia, ogni cittadino in modo individuale si unisce alla responsabilità collettiva per la sicurezza del nostro Paese. Quando è in gioco la sicurezza della società, la disponibilità all’assistenza reciproca diventa cruciale. E’ importante ricordare che una buona preparazione è la chiave per aiutare meglio i propri cari e coloro che ne hanno particolarmente bisogno”.

Viene quindi spiegato che ”nella brochure si trovano consigli pratici che possono essere utile in caso di situazioni di emergenza e durante la guerra. Tieni la brochure in un luogo accessibile al momento giusto in modo da poterla usare rapidamente”.

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Cosa hanno scritto i media stranieri sul ritiro della candidatura Berlusconi

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154325816 2f878eb0 e4ea 469a 9274 3c355b1107e5AGI – La notizia della rinuncia di Berlusconi alla corsa per il Quirinale e gli interrogativi sul trasloco di Mario Draghi da Palazzo Chigi alla presidenza della Repubblica trovano ampio spazio sui principali media internazionali. “Silvio Berlusconi ha sempre venduto se stesso come un vincitore ma stavolta, a 85 anni e nel tentativo disperato di terminare i suoi giorni nella più alta istituzione italiana, non ha avuto altra scelta che accettare la sconfitta”, scrive ‘El Pais’.

Per il quotidiano iberico “il suo passo di lato e, soprattutto, il suo no esplicito ad appoggiare Mario Draghi, finora il candidato principale, apre un nuovo scenario nella complicatissima battaglia per eleggere l’inquilino del palazzo del Quirinale per i prossimi sette anni”.

“Silvio Berlusconi rimane una figura molto divisiva in Italia e il centro-sinistra aveva già escluso di sostenerlo”, osserva Le Monde, “la nomina dell’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi è ora vista come la scelta più probabile del Parlamento, ma non è ancora certo che l’ampia gamma di partiti che appoggiano la sua coalizione lo sosterrà, per evitare che la sua partenza inneschi elezioni anticipate”.

“In pochi ritenevano che Berlusconi, noto per aver tenuto festini a base di sesso quando era in carica, potesse ascendere al venerabile status di presidente italiano, un ruolo influente sia pur in buona parte cerimoniale”, sottolinea ‘Politico’, “la sua insistenza nel correre, forzando i suoi alleati a sostenerlo, ha bloccato i negoziati su un candidato alternativo che possa assicurarsi un sostegno trasversale ai partiti.” “Anche il primo ministro Mario Draghi, il candidato più qualificato, ha visto il suo percorso ostacolato dalla campagna di Berlusconi”, continua la testata online.

L’Associated Press sottolinea, da parte sua, come “nonostante la pretesa di Berlusconi di essersi assicurato i voti necessari, il leader della Lega, Salvini, era apparso di recente poco convinto che il magnate dei media avesse un piede nel Quirianale”. “Silvio Berlusconi ha rinunciato al suo ultimo grande sogno politico”, scrive l’emittente tedesca Zdf, ricordando che “se l’ex capo della Bce assume la presidenza, c’è il rischio di nuove elezioni parlamentari e di una sospensione temporanea delle riforme“.

“La decisione di Berlusconi arriva in extremis a due giorni dall’inizio delle votazioni in Parlamento e al termine di una settimana da protagonista totale nella quale, telefono alla mano, ha cercato di raccogliere il sostegno di deputati e senatori, sebbene senza successo”, è la ricostruzione di Efe, “in ogni caso, il passo indietro del multimilionario sbloccherà di sicuro i negoziati tra destra e sinistra”.

Ora a bloccare la strada di Draghi verso il Quirinale, spiega l’agenzia stampa spagnola, è la necessità di “trovare un sostituto come presidente del Consiglio e non è chiaro se i partiti riusciranno a trovare una figura ‘imparziale’ per proseguire l’attività del governo”. “La realtà”, prosegue Efe, “è che nessuno vuole elezioni anticipate, poiché il Parlamento della prossima legislatura vedrà i suoi seggi ridotti di un terzo e molti degli attuali parlamentari resteranno senza un posto”.

“Mezza Italia ha tirato un sospiro di sollievo”, secondo ‘La Nacion’. “La presenza divisiva di Berlusconi come candidato rappresentava uno scoglio enorme per i frenetici negoziati sotterranei in corso tra le diverse forze politiche, in cerca di un candidato istituzionale all’altezza della situazione, super partes, di prestigio, che possa ottenere un consenso generale”, scrive ancora la testata argentina.

La rinuncia di Berlusconi, si legge sul ‘Guardian’, “ha rimosso un ostacolo alle trattative su un candidato sul quale i leader dei partiti possano concordare tutti ma non è emerso nessun candidato evidente”. Il quotidiano britannico cita tra i possibili contendenti Pier Ferdinando Casini, Marta Cartabia e Giuliano Amato e ricorda come parte del Movimento 5 Stelle stia spingendo perché Mattarella resti al Quirinale per un altro anno.

“La corsa di Berlusconi era improbabile, per via delle difficoltà nel raccogliere il vasto sostegno necessario”, sottolinea Al Jazeera, “Berlusconi è una figura altamente divisiva in Italia e il centro-sinistra aveva già escluso di appoggiarlo”. Foreign Policy parla di un Cavaliere “risorto dalle proprie ceneri” e “reinventatosi come un’improbabile forza moderatrice.

Silvio Berlusconi sembra essersi risvegliato dal suo sogno impossibile di essere il prossimo presidente italiano“, osserva la rivista statunitense di geopolitica, “sebbene la sua mossa sia apparsa fantasiosa, le sue mal riposte speranze derivano dalla sua molto concreta riabilitazione politica, che ha richiesto molto tempo”.

Dopo aver rinunciato alla presidenza, prosegue l’articolo, l’ex premier “sta cercando di rendersi rilevante nelle complesse trattative che eleggeranno il prossimo capo dello Stato”. “Se avrà successo, potrà spostare l’equilibrio politico del Paese”, conclude Foreign Policy, “per decenni, il capo dello Stato è stato selezionato da figure di centro-sinistra: se il Parlamento finirà per eleggere una figura che abbia la benedizione di Berlusconi, sarebbe una vittoria, in un certo senso, per il leader un tempo in disgrazia. Berlusconi potrebbe tornare ancora una volta al centro della scena politica italiana”.




MalindiKenya.net/ Giovani di Malindi studieranno grazie a un angelo italiano

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23malindischoolMALINDI\ aise\ – “Da quest’anno c’è un angelo italiano che dall’alto sprona a studiare e a crescere nel nome del binomio sport-educazione i ragazzi più disagiati della periferia di Malindi. Grazie all’iniziativa e alla generosità di parenti e amici di Edoardo Sbianchi, lo studente dell’Università Cattolica di Milano scomparso per un tragico incidente stradale lo scorso settembre 2021, gli undici migliori alunni della Ganda Primary School che partecipano al programma dell’accademia di calcio Real Malindi, fondata da Freddie del Curatolo con l’allenatore e assistente sociale Davis Badili Kenga, hanno ricevuto una borsa di studio per tutta la stagione scolastica 2022 ed altri compagni di scuola sono pronti, se miglioreranno le proprie performance, a seguirli e poter usufruire di un aiuto essenziale, per loro e per le loro famiglie”. A scriverne è Leni Frau su “malindikenya.net”, magazine online diretto da Freddie del Curatolo.
“Grazie alla disponibilità del preside della Ganda Primary School, Nicholas Mwangala, con una riunione pubblica con i genitori degli alunni è stata spiegata la filosofia dell’accademia e la volontà di portare avanti l’iniziativa delle borse di studio anche per gli anni a venire, per chi lo meriterà, allargando se possibile i beneficiari ad altri studenti che miglioreranno le loro performance.
Edoardo amava il Kenya ed aveva visitato quel progetto (qui il suo toccante ricordo su Malindikenya.net), disputando una partita con i ragazzi della Real Malindi e donando scarpe e guanti da portiere, il ruolo che prediligeva.
Così i genitori Fabio e Francesca, il fratello Ludovico e tanti compagni di scuola e loro genitori, insieme ad altri amici, hanno deciso di sposare in nome suo la causa dell’accademia e di aiutare le tante famiglie che vivono appena sopra la soglia di sopravvivenza.
Alcuni dei ragazzi che hanno ricevuto la borsa di studio, come John Okumu, Matsaki Mwaringa e Daniel Ruhusa vivono con genitori e 4 o più fratelli in una sola stanza all’interno di una capanna di fango, altri hanno perso il padre e la madre non ha un’occupazione stabile, quasi tutti consumano un solo pasto al giorno, quasi sempre polenta e verdure.
Edoardo era uno sportivo, appassionato di calcio ed un volonteroso studente che sapeva dove voleva arrivare. Ora in sua memoria speriamo di poter dare un futuro ad un gruppo di ragazzi che attraverso i valori a lui cari avranno la possibilità di una vita migliore ed essere d’esempio a tanti altri coetanei che rischiano ogni giorno di cadere nella grande trappola del disagio, della droga e della criminalità”. (aise) 




Iva Zanicchi e il suo undicesimo Sanremo: “Quella volta che trovai Modugno che dava testate a una porta”

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163511331 93b34821 65d7 4ba5 a809 6d09f7cdf351AGI – La cantante, conduttrice, attrice ed ex europarlamentare racconta la sua incredibile carriera, quella volta che trovò Modugno che prendeva a testate una porta nel backstage dell’Ariston, o la vittoria ben poco felice nell’anno della morte di Tenco. O quando lei, dichiaratamente anti-comunista, girò l’Unione Sovietica in tour; la prima cantante occidentale alla quale fu permesso. Solo un errore: la politica, “In Italia non te lo perdonano”

Undici Festival di Sanremo significa aver attraversato, vissuto, tutta la storia recente del nostro paese. Vissuto in prima persona poi se ti chiami Iva Zanicchi e nella tua vita hai fatto veramente tutto il possibile. Intanto, giusto per partire dal festivàl, su dieci partecipazioni (l’undicesima è quella che la aspetta a febbraio) tre vittorie, poi tour in tutto il mondo, quando ancor prima delle versioni latine di Ramazzotti e della Pausini, ancor prima della lirica pop di Bocelli e de Il Volo e molto prima del rock evocativo dei Maneskin, il prodotto musicale di maggiore esportazione era il bel canto all’italiana.

E poi la tv, la politica, playboy, il cinema e il teatro, perfino la viralità con il video in cui durante una puntata di “Carramba che fortuna” si accovaccia dietro un divano evidentemente colpita da un bisogno impellente; tutto falso, tutto organizzato, lei lo ha ribadito in più occasioni, ma poco importa, la scena è comunque rimasta epica, ha raccolto milioni di views, irripetibile ed indimenticabile. Iva Zanicchi non si è fatta mancare nulla e prosegue sulla sua strada con una grinta eccezionale.

Qual è l’emozione che prevale alla vigilia del festival?

Guardi, lo dicono tutti che questo palcoscenico ha qualcosa di speciale, di orribile, tremendo e fantastico allo stesso tempo, perché emoziona, perché vai e in tre minuti devi dimostrare di cantar bene, di essere intonata, di esprimere quello che la canzone vuole esprimere, e sai che in quel momento sono all’ascolto milioni di persone, perché credo che sia l’unica manifestazione italiana che ha un ascolto che può, nel giro di una nottata, decretare il successo di una canzone o affossarla; per cui penso che tutti i cantanti siano abbastanza tesi anche per questa ragione. Io sono emozionata, ma io mi emoziono sempre, poi quando metti piede sul palcoscenico non dico che sparisce completamente ma quasi, altrimenti non potresti cantare; e allora canti, sparisce tutto, io guardo un punto fisso e penso a quello che dico, alle parole che canto. Ma l’emozione c’è, e anche tanta. Tra due ore ho la prima prova vera ed io sono già emozionata, sembrerà assurdo ma è vero.

Effettivamente da sempre tutti gli artisti, che fossero giganti o nani della musica, hanno ammesso che si tratta di un palco particolarmente scottante…

Io in questo festival ho visto personaggi come Modugno sbattere la testa contro una porta, io ero andata da lui per cercare conforto e ho visto che sbatteva la testa contro la porta. Allora gli dissi “Ma cosa ci vieni a fare?? Hai vinto tutto, sei il più grande!” e lui rispose “Io vengo qui per provare questa emozione”.

Undicesimo Sanremo, quante ne potrebbe raccontare….

Be, si, una vita, ho vinto, ho perso, ho gioito, ho anche pianto…perché questo è il festival. Io sono molto grata a Sanremo perché io sono nata qua, ne ho vinti tre, sono arrivata terza col grande Sergio Endrigo con “L’arca di Noè”, ho presentato canzoni belle, meno belle, ho presentato una canzone bellissima che è “La notte dell’addio”…il Festival è stato buono con me e potrei raccontare mille aneddoti, pensi solo alla mia prima vittoria con “Non pensare a me” nel ’67, che avrei dovuto e potuto gioire come una pazza, perché una giovane che vince Sanremo all’epoca era una roba…invece io ho pianto tutto il tempo perché tutto era funestato dal fatto che Luigi Tenco era morto. Poi ho gioito dopo, andando in giro per il mondo a presentare la canzone, ma quello è stato il festival più brutto. Mentre il più bello è stato quello con Bobby Solo con “Zingara”, perché lì era tutto facile, tutto bello, siamo arrivati e fin dalle prime note (e le accenna) è stato bellissimo.

Un ritorno al festival da esponente del bel canto, quale lei certamente è, in un’epoca in cui il bel canto è quasi sparito dalla discografia italiana…?

Si, ha ragione, ma io sono dell’idea che il bel canto, la melodia, noi non dobbiamo dimenticarla, perché sono le nostre origini. Adesso io non voglio andare a Guccini, Verdi…però qui è nato il bel canto, qui è nata la canzone napoletana che è famosa in tutto il mondo, qui sono cresciuti i cantautori, gli autori degli anni 60/70/80 che hanno scritto pagine memorabili che ci hanno invidiato in tutto il mondo. Io apprezzo la musica dei giovani, mi diverte, però io non credo che la melodia, la canzone classica sia morta, io sono qui per farla resuscitare, va bene? (E ride)

Lei si troverà in gara contro tanti artisti giovani che provengono dagli ambienti della musica più disparati…cosa pensa di questa nuova scena pop?

Io ho due nipoti: una di 19 anni e una di 23, per cui io quando mi vengono a trovare gli chiedo: “Fatemi sentire cosa vi piace”, e ascoltano quella musica lì. E a me piace, non la potrei mai cantare, ma mi diverte. Io adoro Mahmood, mi piace moltissimo, però porto sempre ad esempio un altro giovane cantante, che si chiama Diodato, che ha scritto una canzone che è un classico…(e accenna “Che vita meravigliosa”) cos’è? È melodia pura, fa venire la pelle d’oca. Poi tu alla melodia puoi mettere il vestito che più ti piace, corto o lungo, però sotto c’è la melodia ed è immortale. Il classico per me non muore, dipende da che vestito gli metti, io ho un vestito bellissimo, perché è un vestito che mi ha fatto Celso Valli, che è uno dei più grandi arrangiatori, e lui ha vestito questa canzone in modo bellissimo, ne sono convinta, per cui io canterò questa canzone con una grinta che lei non ha neanche idea.

L’idea di questo Sanremo come nasce? In questi anni aveva proposto pezzi?

Qualche anno fa si, quest’anno è nato in maniera molto semplice. Io stavo preparando il mio programma “D’Iva” ed ho proposto ai musicisti di fare questa canzone nuova, loro hanno ascoltato e mi hanno detto “Non farla qui, prova con Sanremo!”, hanno insistito così tanto che è diventato un tarlo. Allora dato che ho sentito che mi volevano coinvolgere a Sanremo in un’altra veste, non so quale, io ho chiamato Amadeus e gli ho detto: “Guarda, io verrei a Sanremo, ti mando una canzone” e lui mi ha risposto “Ma come? In gara?”, ed io “Si, solo così vengo!”. Lui poi l’ha ascoltata e nel giro di nemmeno mezz’ora mi ha risposto “Mi piace, sei sulla strada buona, falla arrangiare”. A quel punto mi sono rivolta a Celso Valli ed eccomi qua. Tutto naturale, semplice, e sono contenta. Lo faccio in maniera molto serena, senza alcuna velleità, l’unica è che voglio cantare bene.

Ha dichiarato che certamente sarà l’ultimo Sanremo in gara, credo che questa partecipazione dunque possa servire anche un po’ per tirare le somme, lei nella sua carriera ha fatto veramente di tutto. Qual è la cosa che non rifarebbe?

Va da sé che un artista italiano, preciso italiano, non si può permettere di fare politica. Quello è stato un errore mio, che ho voluto io, ma non rinnego nulla, perché è stato un periodo per me bellissimo, con delle esperienze talmente forti che mi hanno cambiato la vita. Io ero vicepresidente della Commissione Sviluppo e questo mi ha permesso di andare in tanti paesi dove ho visto la povertà, l’indigenza, l’abbandono, tanti tanti paesi dell’Africa, e per me questo è stato un arricchimento vero; non finisco ancora oggi di ringraziare Dio di aver permesso ai miei nipoti di nascere in un paese come questo, che spesso è contestato e invece siamo fortunatissimi. Per cui, non rinnego niente, ma un artista non può assolutamente fare politica, in altri paesi si può, qui non te lo perdonano. Per me è stato molto difficile poter rientrare, quella è stata una cosa per cui, lato artistico, mi pento.

Cosa la rende invece particolarmente orgogliosa?

La cosa più esaltante è stata la turneè in Unione Sovietica, e sono stata la prima cantante europea a cantare in tutta l’Unione Sovietica; a Mosca aveva già cantato Elton John, ma io sono stata la prima in tutta l’Unione Sovietica. Per una anti-comunista come me è stato grande il divertimento; io ero accompagnata da un esponente del partito comunista italiano di cui non faccio il nome e alla fine all’aeroporto questo generalissimo del Cremlino che ci aveva accompagnato ci ha detto: “Tra voi due la vera comunista è la signora Zanicchi!”.




SBS Italian/ Serena Dipierro vince la Australian Mathematical Society Medal – di Federico Solchi

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19dipierroPERTH\ aise\ – “Serena Dipierro, professoressa ordinaria e direttrice del dipartimento di matematica e statistica della University of Western Australia, è stata insignita di questo importante riconoscimento riservato ai ricercatori con meno di 40 anni che si sono distinti nel campo della matematica”. Ad annunciarlo è Federico Solchi, che ha incontrato Dipierro e l’ha intervistato per SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutta l’Australia.
“Dalla Puglia a Perth, passando per il Cile e la Germania. Nonostante abbia meno di 40 anni, Serena Dipierro ha già raggiunto l’obiettivo di diventare professoressa ordinaria e direttrice del dipartimento di matematica e statistica alla University of Western Australia.
Oltre ad aver raggiunto questo importante obiettivo, sul finire del 2021, la Australian Mathematical Society ha assegnato a serena una prestigiosa medaglia, riservata ai ricercatori con meno di 40 anni che si sono particolarmente distinti nel campo della matematica.
Nelle motivazioni per le quali le è stato assegnato questo premio, si legge che Serena è “una ricercatrice di stampo internazionale altamente prolifica, con un ampio network di collaboratori” che le ha permesso di diventare una leader nel suo campo di ricerca.
Quando le viene chiesto quali sono le forze propulsive che le permettono di essere una ricercatrice di successo, Serena non ha dubbi. “Mi piace fare matematica. Per me è piacevole sedermi la sera e fare due conti, non vedo questo come un lavoro, ma come un vero e proprio piacere“.
Serena si occupa di una branca della matematica che si occupa delle equazioni e derivate parziali. “Sono interessata a capire quali effetti può avere un evento che avviene in un luogo ed un tempo lontano su una determinata situazione“, dichiara ai microfoni di SBS Italian. “Questo ramo della ricerca risulta particolarmente interessante in questo momento storico, dove eventi che accadono dall’altra parte del mondo possono influenzare quello che succede qui in Australia“.
Serena non è stata premiata solo per i suoi sforzi di ricerca, ma anche per la sua attività di networking e promozione della matematica. Tra le varie cariche che ricopre, Serena è anche Segretaria del gruppo d’interesse Women in Mathematics.
“Nella mia carriera non ho mai avuto esperienza di discriminazione di genere“, afferma Serena. “Sono entrata a fare parte di questo gruppo soprattutto perché volevo aiutare le persone giovani e dire alle ragazze: fatevi valere!“.
Serena dice di non avere nostalgia dell’Italia e di essere contenta di essere arrivata a Perth. “L’unica cosa che mi manca dell’Italia è la mia famiglia. I miei genitori vivono ancora lì, così come mia sorella che ha da poco avuto una figlia che ancora devo conoscere“, racconta.
“Sono convinta che anche in Italia sarei riuscita a fare carriera, probabilmente non con la stessa velocità con la quale sono riuscita a farla qui“, dichiara inoltre. “Purtroppo credo che vi sia molta frustrazione nell’accademia italiana, qui a Perth invece ho trovato un’immensa fiducia e supporto nei miei confronti che mi ha permesso di lavorare più serenamente e trovare maggiore motivazione in quello che faccio“”. (aise)




Montagnier ai no vax a Milano: “Voi salverete umanità”

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montagnier fg 1501“Chiedo a tutti i miei colleghi di fermare le vaccinazioni contro il Covid con questo tipo di vaccini. Ne va di mezzo il futuro dell’umanità. Il dopo dipende da voi, soprattutto dai non vaccinati, che un domani potranno salvare l’umanità, mentre i vaccinati dovranno essere salvati dai centri medici”.

Lo ha detto il virologo e biologo Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008, notoriamente contrario ai vaccini contro il Covid e non nuovo a posizioni che si sono attirate le critiche della comunità scientifica, in piazza XXV aprile a Milano alla manifestazione no vax e no green pass organizzata da Italexit di Gianluigi Paragone.

Lo scienziato 89enne, davanti a una folla di almeno 2mila persone, parlando in francese e con la traduzione in italiano, ha spiegato che “c’è stato un grande errore di strategia” nel contrasto alla diffusione del Covid-19. “Questi vaccini non ne impediscono la trasmissione. Questo vaccino non funziona”.

Il vaccino “anziché proteggere dalla malattia favorisce anche altre infezioni. La proteina usata per il vaccino è un veleno e tocca organi come il cuore, tanto che molti atleti si stanno ammalando. Il vaccino è fatto per proteggere e non per uccidere”. Per Montagnier “è un crimine assoluto dare questo vaccino ai bambini”.

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