New York. L’italoamericano Luigi Mangione accusato dell’omicidio di Brian Thompson

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10lavocediny italoamericanoLuigi Mangione, il 26enne sospettato di aver assassinato il CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson a New York, è stato formalmente accusato di omicidio volontario e possesso di arma da fuoco dalla procura di Manhattan, poche ore dopo essere stato incriminato da un tribunale della Pennsylvania per reati legati al possesso di armi e alla falsificazione dei documenti.

Il 26enne, che rimane in carcere in Pennsylvania senza possibilità di cauzione, era stato identificato in un McDonald’s di Altoona, in Pennsylvania, da uno dei dipendenti del fast food, che aveva dato subito l’allarme. Chiunque avesse collaborato con le indagini avrebbe potuto ricevere una ricompensa da 50.000 dollari, promessi da FBI e polizia di New York.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità, Mangione si è brillantemente laureato in ingegneria informatica all’Università della Pennsylvania, ed è nato e cresciuto a Baltimora, in Maryland, da una famiglia di lontane origini italoamericane. Il cugino è deputato del Maryland Nino Mangione. I bisnonni erano originari di Pazzano in provincia di Reggio Calabria. Nessuno dei due aveva più sentito il figlio da qualche giorno ed entrambi hanno appreso la notizia dai giornali”. A scriverne è Federica Farina in un pezzo pubblicato in queste ore da “La Voce di New York”, quotidiano online edito negli Stati Uniti e diretto da Giampaolo Pioli.
“Secondo il suo account LinkedIn, Mangione lavorava come ingegnere dei dati presso il rivenditore automobilistico TrueCar, anche se un portavoce dell’azienda ha dichiarato a CBS News che Mangione non lavorava più lì dal 2023. Mentre era all’università, ha lavorato come assistente all’insegnamento e ha fondato un club di sviluppo di videogiochi, secondo il suo account LinkedIn.
Secondo quanto ha riferito il capo dei Detective di NYPD, Joseph Kenny, il giovane quando è stato fermato era in possesso di una pistola simile a quella usata nella sparatoria, forse creata con stampante 3D, oltre a quattro documenti falsi e un manifesto di due pagine scritto a mano, una sintesi delle motivazioni per cui avrebbe commesso l’omicidio, fra cui anche il modo in cui è stato trattato uno dei suoi parenti deceduti. Si legge: “Questi parassiti se la sono cercata… Chiedo scusa per ogni trauma, ma andava fatto”.
Nei post condivisi su LinkedIn, il 26enne esprime sentimenti di rabbia nei confronti dell’industria delle assicurazioni sanitarie che proliferano sui mali degli americani. E ancora, si leggono pensieri contro il capitalismo e il cambiamento climatico.
La caccia all’uomo si era estesa fuori dallo Stato di New York appena sono state diffuse le immagini del sospettato a bordo di un taxi che si stava dirigendo verso il terminal dei pullman di Port Authority, sulla 42esima Strada.

Gli investigatori newyorkesi hanno collaborato con l’FBI, gli US Marshall, spingendosi fino ad Atlanta perché, secondo le ricostruzioni, l’uomo sarebbe arrivato a Manhattan il 24 novembre scorso a bordo di un pullman partito dalla Georgia. Poi avrebbe perlustrato il luogo del delitto e si sarebbe recato in un ostello sulla 104esima Strada dove ha alloggiato fino alla mattina dell’omicidio. Da lì, sarebbe partita la fuga, prima con una bicicletta verso Central Park e poi tornando verso la stazione.
“Siamo sconvolti da questa notizia”, ha dichiarato la famiglia del presunto killer in un comunicato pubblicato su X. “Purtroppo non possiamo commentare le notizie che riguardano Luigi Mangione. Sappiamo solo quello che abbiamo letto sui media”, continua il post. “Offriamo le nostre preghiere alla famiglia di Brian Thompson e chiediamo alle persone di pregare per tutte le persone coinvolte”.
Nei giorni scorsi, il sindaco Eric Adams aveva ammesso che le autorità avevano identificato il suo nome, senza avere intenzione di rivelarlo per non interferire con le indagini. “Se lo facciamo diamo una soffiata alla persona che stiamo cercando e non vogliamo assolutamente dargli un vantaggio. Lasciamo che continui a credere di potersi nascondere dietro la maschera. Abbiamo rivelato il suo volto. Riveleremo chi è e lo consegneremo alla giustizia”.
Intanto l’opinione pubblica è in fibrillazione. Lo scorso sabato, a New York, è stato organizzato un contest per i sosia del killer, tutti vestiti con parka, mascherine, passamontagna o sorrisi. Un utente ha pubblicato su Reddit la marca del parka con cui è stato fotografato il sospettato dalle telecamere di sorveglianza, uno Sherpa Lined Two Picket Hooded Trucker Jacket della Levi’s. Nelle ultime 48 ore, Macy’s ne ha venduti più di 700”. (aise) 




160° relazioni diplomatiche tra Costa Rica e Italia: lanciato un annullo postale filatelico

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26costaricafrancobolloIl servizio postale del Costa Rica (Correos de Costa Rica) ha lanciato ieri un annullo postale filatelico in occasione della commemorazione del 160° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Costa Rica e Italia.
L’annullo postale commemorativo – che ritrae l’iconica chiesa di San Vito de Coto Brus, la colonia italiana del Costa Rica – è stato presentato in una cerimonia al Ministero degli esteri alla presenza del Ministro degli Esteri, Arnoldo André, del Direttore Generale di Correos de Costa Rica, Mauricio Rojas Cartín, e dell’Ambasciatore d’Italia in Costa Rica, Alberto Colella.
Collegato on line da Roma Istvan Alfaro, Ambasciatore di Costa Rica in Italia e promotore principale dell’iniziativa.
Da parte sua, riporta l’Ambasciata, Mauricio Rojas Cartín ha sottolineato l’interesse di Correos de Costa Rica a partecipare ad attività storiche commemorative come la celebrazione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche con l’Italia, paese ricco di cultura e tradizione nei servizi postali, un evento che coincide in parte con la data di circolazione del primo francobollo costaricano, che circolò il 10 aprile 1863, cioè 161 anni fa.
L’Ambasciatore Colella ha quindi ricordato le iniziative organizzate per celebrare i 160 anni di amicizia e collaborazione con il Costa Rica, iniziative che si concluderanno nel febbraio/marzo del prossimo anno con una grande mostra di documenti storici italo-costaricani, che si terrà presso la Biblioteca Nazionale. (aise) 




Montreal. Gli 88 anni della Casa d’Italia: onorato Gino Berretta

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25cittacasa“Ottantott’anni di storia e non sentirli: la Casa d’Italia è sempre più centrale nella vita comunitaria e, dopo il periodo delicato del risanamento economico, sta vivendo una seconda giovinezza, un vero e proprio ‘Rinascimento’, visto che sempre più spesso è il palcoscenico delle iniziative comunitarie. Se da una parte rappresenta la memoria storica degli italo-montrealesi, custode della nostra identità, della nostra storia e della nostra cultura, oggi più che mai la Casa d’Italia pullula di attività ed iniziative: è la sede di organismi come PICAI, CESDA, Patronato Inas, Ordine Figli d’Italia, Associazione Sardi del Québec, College ELC e Cinéma Public. E poi ancora: gli archivi italo-canadesi, i corsi di lingua italiana, gli atelier di cucina, la Galleria d’Arte e il Muro della Memoria. Senza trascurare l’affitto delle sale per convegni ed eventi, mostre ed incontri culturali, feste private e aziendali”. Inizia così il lungo resoconto che Vittorio Giordano firma per “Il cittadino canadese”, settimanale che dirige a Montreal. “Una rifioritura certificata dalla grande partecipazione all’88° gala che si è tenuto il 9 novembre scorso nella prestigiosa cornice del centro ricevimenti Le Crystal. L’atmosfera elegante e raffinata ha riunito gli invitati in una sala pervasa da un sentimento di gioia e di unione, dove l’energia è stata palpabile fin dall’inizio. È stato un gala da cui è subito emerso un forte senso di appartenenza e di orgoglio, ricordandoci quanto sia importante sostenerci a vicenda e preservare le nostre tradizioni ed i nostri usi e costumi. Una serata dove si è percepito il valore autentico e profondo della nostra Comunità, che per l’occasione ha celebrato Gino Berretta: durante il suo mandato, dal 2017 al 2023, l’ex Presidente si è distinto per la perseveranza e la resilienza, riuscendo a risanare lo storico edificio in stile Art Deco, a riaffermarne la centralità e a rilanciarne le ambizioni. Ambizioni alimentate anche dai 100.000 $ raccolti durante la serata grazie ai biglietti venduti, alle donazioni ricevute ed ai generosi sponsors, fondi ingenti che serviranno a finanziare le attività della Casa garantendone la sostenibilità per i prossimi mesi e anni.

BREVE IDENTIKIT DEL PRESIDENTE D’ONORE. Gino Berretta è nato a Pisa, in Toscana. Arrivato in Canada nel 1957, sin da giovanissimo si è distinto nello sport e, in particolare, nel football canadese. È stato il primo italiano ad essere selezionato dagli Alouettes di Montréal. Dalla palla ovale a quella rotonda: Berretta ha giocato anche nella National Soccer League con il Montréal Cantalia. Nel 1964, invece, è stato selezionato per giocare una partita amichevole contro il Crystal Palace F.C. con il Montréal Italica. Gino ha successivamente conseguito una formazione accademica in ortesi e protesi fino a diventare proprietario della J.E. Hanger, oggi, grazie a lui, considerata una società leader in America del Nord nella produzione e distribuzione di apparecchi ortopedici, protesici e chirurgici. Berretta è stato altresì impegnato in numerose opere filantropiche, come quella per lo Shriners Hospital. Dal 2017 al 2023 ha ricoperto l’importante ruolo di Presidente della Casa d’Italia con l’obiettivo di rivitalizzarla e farla tornare ad essere il prestigioso punto di riferimento storico per la Comunità italiana del Quebec. L’obiettivo è stato pienamente raggiunto e oggi l’istituzione può guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

IL SALUTO DELLA DIRETTRICE GENERALE, GIOVANNA GIORDANO. Ad accogliere gli oltre 300 ospiti è stata la Direttrice generale, Giovanna Giordano. “Questa sera – ha detto dal palco – celebriamo gli 88 anni di storia della Casa d’Italia, ma anche tutte le persone che, con il loro impegno e la loro passione, hanno contribuito a renderla il punto di riferimento che è oggi per la nostra Comunità. Ciascuno di noi fa parte di questa storia, e siamo onorati di festeggiare insieme. Per 88 anni la Casa d’Italia è stata un simbolo del nostro patrimonio e delle nostre celebrazioni ed ha avuto un importante impatto nella vita comunitaria. Questa sera, in particolare, celebriamo Gino Berretta, il cui impegno verso la nostra Comunità ha lasciato un’impronta indelebile. Gino Berretta ha sempre dimostrato un profondo amore per le sue origini ed un forte senso di responsabilità verso il benessere e il progresso della nostra Comunità. Signor Berretta, grazie per la sua instancabile dedizione, la sua passione e la sua incrollabile fede nell’importanza di Casa d’Italia”.

IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE, PERRY MAZZANTI. “La Casa d’Italia rimane ancora oggi il punto focale della nostra Comunità, attraverso l’istruzione, le mostre d’arte, il teatro e la musica. Negli ultimi anni abbiamo potuto instaurare un rapporto stretto con l’Italia. Recentemente, abbiamo avuto l’opportunità di ospitare una serata con un’importante delegazione del Belpaese tra cui lo chef Stefano Ciotti, Italea Marche, Migrazioni Sonore, Salty Music e Todo Media. Vorrei ringraziare tutti i nostri membri del consiglio, la nostra Direttrice, i membri, i nostri donatori e i nostri volontari per aver sempre creduto nella Casa d’Italia. Questa sera rendiamo omaggio a un caro amico ed ex Presidente della Casa d’Italia, Gino Berretta, un uomo di visione, coraggio e cuore. La sua dedizione e il suo impegno per la Casa d’Italia sono incommensurabili. Grazie a lui e Sabino Grassi, siamo stati in grado di raccogliere oltre 3 milioni di dollari ed è merito loro se siamo riuniti qui questa sera e se la Casa d’Italia è ancora in vita”.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE D’ONORE, GINO BERRETTA. Introdotto dal nipote Nicholas, il protagonista della serata, Gino Berretta, ha fatto un intervento di profonda umanità e di grande spessore morale: “Che piacere, che onore! Ho sempre avuto un debole per la Casa d’Italia. Il 6 maggio del 1956 sono arrivato in Canada dall’Italia senza parlare né inglese né francese, non avevo la minima idea di quale fosse il mio futuro, ma la Casa d’Italia è stata subito una seconda dimora per me e per molti di noi qui riuniti. Proprio grazie alla Casa, ho trovato il mio primo lavoro estivo in una fabbrica su rue Ontario. Non era il lavoro dei miei sogni, che poi però, col tempo, sono riuscito a realizzare. Sono stato fortunato a giocare per una squadra di football professionistico come Les Allouettes de Montréal. Ci sono riuscito ed ancora oggi metto in pratico gli insegnamenti di vita che ho appreso dall’allenatore. Non permettete mai a nessuno di decidere chi siete e fino a dove potete arrivare. Siate perseveranti, non arrendetevi mai, non interpretate mai una risposta negativa come un no definitivo. Quest’etica del lavoro mi ha dato grandi soddisfazioni e mi ha reso più determinato che mai. Come business man ho messo in pratica i valori appresi nello sport, aiutando i meno fortunati e contribuendo alla scienza delle protesi e dei tutori ortopedici. Per cambiare in meglio la vita degli altri e la mia. Ancora oggi non riesco ad esprimere la gioia nel vedere un bambino camminare per la prima volta grazie ad un arto protesico! Ed è a questo punto che è arrivata la mia seconda avventura: per 13 anni sono stato membro del cda dello Shriners Hospitals for Children Canada, di cui tre come presidente. Quest’istituto centenario ha sempre mantenuto la stessa filosofia: nessun bambino è stato mai lasciato da solo e nessuna famiglia ha mai pagato. Un periodo incredibile che mi ha insegnato chi sono i veri eroi e cos’è l’umiltà. Quindi è arrivata la Casa d’Italia: non potevo restare indifferente alla sua chiamata dopo che il precedente board aveva lasciato un debito di 3.5 milioni. Non c’era tempo da perdere: il nuovo comitato, con Sabino Grassi, è riuscito con un deposito a scongiurarne la confisca. Abbiamo subito lanciato una campagna di raccolta fondi che in due anni è riuscita a mettere insieme 2.1 milioni. Dopo il Covid, abbiamo raggiunto la cifra necessaria di 3.5 milioni, salvando la Casa una volta per tutte. Ringrazio ancora Sabino per il costante supporto. Così come ringrazio tutti i generosi donatori che ci hanno permesso di centrare l’obiettivo. Un grazie speciale va a Lino e Mirella Saputo, la cui generosità non ha limiti e con cui siamo tutti in debito di gratitudine. E grazie a tutti quanti voi, che siete gli angeli custodi della Casa d’Italia. In questa sala vedo tanti italo-canadesi orgogliosi delle proprie radici, che contribuiscono al progresso del paese, il Canada, che oggi chiamiamo casa. Grazie per avermi onorato questa sera davanti alla mia famiglia, è stato un piacere e non lo dimenticherò mai, così come non dimenticherò mai il privilegio di aver lavorato con una Direttrice instancabile come Giovanna Giordano. È stato un onore aver contribuito a far sì che la Casa d’Italia resti ancora per molti anni la casa degli Italo-canadesi di Montréal”.

IL MESSAGGIO DEL CONSOLE GENERALE D’ITALIA A MONTRÉAL, ENRICO PAVONE. “Questa serata è una celebrazione non solo della nostra cultura, ma della resilienza e dedizione con cui ogni anno la Casa d’Italia continua a promuovere il nostro patrimonio e la nostra identità. Un sincero ringraziamento va a tutti coloro che, con dedizione e passione, rendono possibili gli eventi in collaborazione con il Consolato e altri partner, contribuendo alla promozione di iniziative congiunte. Questa sinergia testimonia la forza e l’unione della nostra Comunità, nonché l’importanza di una cooperazione proficua e continuativa per valorizzare le nostre tradizioni. Quest’anno celebriamo non solo un evento speciale, ma l’essenza di una storia che si tramanda dal 1936, quando il cuore e la determinazione della comunità italiana diedero vita a questo centro. La Casa d’Italia, autentico “gioiello” dell’architettura Art Déco, è molto più di un semplice luogo di ritrovo: è un simbolo di integrazione e di contributo alla crescita sociale e culturale di Montréal”.

IL SALUTO DELLA DEPUTATA FEDERALE, PATRICIA LATTANZIO: “È un vero piacere celebrare l’88esimo anniversario della Casa d’Italia e onorare Gino Berretta, un importante membro della nostra Comunità che ha dedicato se stesso all’attività filantropica. Berretta è stato un fermo sostenitore dello Shriners Hospital, un leader nell’assistenza ortopedica pediatrica. I suoi sforzi sono stati fondamentali per raccogliere fondi a favore del nuovo edificio dell’ospedale e per potenziare i servizi che migliorano la qualità delle cure per i bambini bisognosi. Allo stesso tempo, come co-presidente della campagna di raccolta fondi della Casa d’Italia, ha svolto un ruolo cruciale nel garantire il sostegno necessario per garantire che la Casa rimanesse un vibrante fulcro della nostra Comunità. Sin dalla sua fondazione nel 1936, la Casa d’Italia è stata la testimonianza vivente del ricco contributo culturale, sociale ed economico della Comunità italiana alla nostra città, alla nostra provincia e al nostro Paese. Rimane un punto di riferimento storico che riflette la forza e la resilienza della nostra Comunità e la sua presenza duratura nel tessuto della società canadese. La Casa d’Italia ha un significato speciale in quanto primo centro comunitario costruito dalla Comunità italiana per la Comunità italiana: è un esempio lampante di ciò che possiamo realizzare quando siamo uniti e determinati. Oggi, sotto la guida del suo Presidente, avv. Perry Mezanti, e della sua Direttrice generale, Giovanna Giordano, la Casa d’Italia continua a celebrare il patrimonio della nostra Comunità. Ieri come oggi, resta uno spazio unificante che non solo preserva il nostro passato, ma supporta anche i talenti della prossima generazione di italo-canadesi. Lunga vita alla Casa d’Italia!”.

IL SALUTO DEL DEPUTATO FEDERALE, ANGELO IACONO: “Sono qui per sottolineare l’88º anniversario della Casa d’Italia e, per l’occasione, vi porto gli auguri del Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau. Ci tengo a congratularmi col neo Presidente Perry Mazzanti per il grande lavoro svolto, insieme a tutto il board e, in particolare, con l’assistenza della Direttrice generale, Giovanna Giordano”. Iacono ha poi consegnato due Certificati: uno al Presidente in carica ed uno al suo predecessore, Gino Berretta: “Se oggi la Casa d’Italia esiste e sta conoscendo un periodo di successo lo dobbiamo anche all’ex Presidente: la sua leadership, determinazione e passione sono stati fondamentali per preservarla come una pietra miliare della Comunità italo-montrealese”.

IL VIDEO-MESSAGGIO DEL SENATORE TONY LOFFREDA. “La Casa d’Italia è un punto fermo della nostra Comunità da quasi 90 anni. Se oggi la nostra Comunità è vivace e dinamica, è grazie al lavoro della Casa nel sostenere i canadesi di origine italiana, nel promuovere la nostra cultura e nell’aiutare a integrare i nuovi arrivati nel tessuto sociale canadese. Ma il Gala di stasera è anche un’occasione per rendere omaggio e onorare uno di noi, Gino Berretta. Naturalmente, tutti conosciamo le sue imprese sportive e i suoi successi imprenditoriali. Ma ciò che mi colpisce di più della personalità e della leadership di Gino è il suo impegno costante a favore della Comunità. Ad esempio, come ex presidente della Casa, Gino è stato determinante durante un periodo tumultuoso. Circondato da molti leader della Comunità, Gino ha contribuito notevolmente a salvare la Casa nel 2018. A distanza di qualche anno, la Casa è fiorente e organizza vari eventi durante l’anno, riunendo la nostra gente e celebrando la nostra ricca cultura”.

TANTISSIME LE PERSONALITÀ IN SALA. Tra gli ospiti in sala, ricordiamo: Joseph Broccolini, vicepresidente di Broccolini e presidente della Fondazione Comunitaria italo-canadese; Roberto Colavecchio, presidente del Congresso Nazionale Italo-Canadese; Francesca Sacerdoti, direttrice generale del Congresso Nazionale Italo-Canadese, regione Québec; avv. Anna Colarusso, presidente del Com.It.Es di Montréal; l’ex Ministro della Giustizia, David Lametti; Barry F. Lorenzetti, fondatore e presidente di BFL Canada e della Fondazione Lorenzetti; l’ex deputato e giuslavorista, avv. Nicola Di Iorio; Joe Ortona e James Di Sano, rispettivamente presidente dei consigli scolastici EMSB e SWLSB; Mariano De Carolis e Michelina Lavoratore, Direttore generale e Direttrice dei servizi alla clientela e dello sviluppo della Cassa Popolare Canadese Italiana; Francesco Miele, vicepresidente della Fondazione Mirella e Lino Saputo; Rick Sassano, presidente della CIBPA; Sœur Angèle; Anna Perrotti, Presidente di Alma Canada; Joe Frattino, presidente dell’Ordine Figli d’Italia; Philippe Messina, presidente dell’Associazione dei giuristi italo-canadesi del Québec; Claudio Rocchi, direttore generale del CRAIC; Elio Arcobelli, presidente della Fondazione Santa Cabrini; Santino Quercia presidente del Patronato Inas; Lino, Franco e Eddy, rispettivamente presidente e vicepresidenti di Santco; Marco Paranzino di Café Milano; Teresa Di Palma Melchior, responsabile comunicazioni del Repos St-Francois d’Assise; John Palazzo, direttore vendite Magnus Poirier; Luigi Liberatore, Mario Galella, Giancarlo Biferali, Egidio Vincelli; Sabrino Grassi, Gaby Mancini e Franco Palermo; Julien Corradini, coordinatore Italea Marche, e Andrea Fornai, project manager di Migrazioni Sonore;

IL CDA IN CARICA DELLA CASA D’ITALIA. Dopo le elezioni del novembre 2023, oggi l’esecutivo della Casa d’Italia (www.casaditalia.org) è formato da: avv. Perry Mazzanti, Presidente; Carlo Scalzo, Vicepresidente; avv. Lina Simeone, Vicepresidente; avv. Celina Toia, segretaria; Vincenzo Belmonte, tesoriere; i consiglieri Marco Calce, Tony Corsillo, James Di Sano, Giuseppe Fratino, Salvatore Guerrera, Caterina Labasi Sammartino, Lino Santoriello, Giacomo Tozzi; l’ex officio Gino Berretta e la Direttrice generale, Giovanna Giordano.

BREVI CENNI STORICI
Nel 1934, l’allora sindaco di Montréal, Camillien Houde, ha donato alla Comunità italiana un lotto di terreno sito all’angolo tra Jean-Talon e Lajeunesse, su cui è stata inaugurata ufficialmente, il 1° novembre 1936, la Casa d’Italia.
È stata costruita dall’architetto Patsy Colangelo in stile Art Déco.
Più di 4200 persone, gruppi e associazioni hanno contribuito finanziariamente al progetto.
Il 10 giugno 1940 la Casa d’Italia è stata confiscata dalle autorità canadesi e gli italiani sono stati considerati “nemici di guerra”.
La Casa d’Italia è stata restituita alla nostra Comunità nel 1947.
Nel 2006 è stata lanciata una campagna di raccolta fondi per rinnovarla e ingrandirla.
Nel 2011 la Casa ha riaperto le sue porte dopo 16 mesi di lavori di restauro ed ha celebrato il suo 75° anniversario nei locali rimodernizzati.
Nel 2018 è stata lanciata una raccolta fondi per risanare il debito e scongiurare il rischio-confisca, sotto la co-presidenza di Gino Berretta e Sabino Grassi.
Nel 2023 la raccolta fondi si è chiusa con successo: 3.5 milioni, grazie alla generosità di tutta la Comunità, ma soprattutto della famiglia Saputo.
Tra le celebrità che sono salite sul palco della Casa d’Italia, ricordiamo: Guido Nincheri, il Cardinale Paul-Émile Léger, Camillien Houde, Maurice Duplessis, Gina Lollobrigida, Pierre Elliott Trudeau, Maurice Richard, Jean Béliveau, Jean Drapeau, Mario Duliani, René Lévesque, Sergio Leone, Amintori Fanfani e il Presidente Sergio Mattarella.
Dalla sua fondazione si sono susseguiti 19 presidenti. I più “longevi” sono stati Sam Capozzi (1979-1992) e Gaby Mancini (1997-2010)”.

da Il Cittadino Canadese




L’FBI arresta un uomo che voleva mettere una bomba nella Borsa di New York

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sipa 57643747Il Federal Bureau of Investigation (FBI) ha arrestato un uomo della Florida per aver pianificato di mettere unabomba nella Borsa di New York con l’obiettivo di “resettare” il governo degli Stati Uniti. Secondo il documento depositato presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti nel sud della Florida, Harun Abdul-Malik Yener è stato accusato di “tentativo di utilizzare un ordigno esplosivo improvvisato per danneggiare o distruggere un edificio utilizzato nel commercio interstatale o estero”. Yener ha spiegato all’FBI che voleva far esplodere la bomba la settimana prima del Ringraziamento, che si celebra il 28 novembre, per “svegliare la gente”, dopo aver ucciso tutti all’interno, e “riavviare con questo il governo degli Stati Uniti”.

L’FBI ha iniziato a indagare su Yener a febbraio in seguito alla segnalazione secondo cui stava conservando “schemi per fabbricare bombe” in un magazzino. Hanno trovato schizzi per costruire bombe, molti orologi con timer, circuiti elettronici e altri dispositivi elettronici che potrebbero essere utilizzati per costruire ordigni esplosivi.

 

Nuevo Herald

 




Boston, Capitale della Creatività Italiana nel Mondo

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19mucciboston“Tra le città americane più affascinanti per il rapporto tra Italia e Stati Uniti che ospita e rappresenta c’è certamente Boston, nel Massachusetts, New England. Qui si incontrano passato e futuro, tradizione e innovazione, e la creatività italiana è ben rappresentata da tanti ricercatori e innovatori”. A guidare il Consolato generale nella città “Capitale della Creatività Italiana nel Mondo” c’è Arnaldo Minuti, intervistato da Umberto Mucci per il portale bilingue “We the italians”.
Nell’intervista, Minuti sottolinea che come “Capitale della creatività” Boston ha “una opportunità unica di promuovere l’Italia in questa zona degli Stati Uniti”. Il progetto del Consolato “ci ha permesso di presentare le molteplici espressioni della creatività italiana attraverso una serie di eventi ed iniziative di promozione del nostro Paese, sviluppate con il contributo dei tanti talenti italiani presenti in questa zona”.
Boston, aggiunge il Console nel corso dell’intervista, “è una delle città di destinazione dei grandi flussi migratori che hanno lasciato il nostro Paese all’inizio del secolo scorso, che sono proseguiti tra le due guerre e dopo il secondo conflitto mondiale fino agli sessanta. I nostri connazionali hanno abitato in varie zone e, in particolare, hanno plasmato il North End, che ancora oggi è una delle little Italy più vibranti e animate degli Stati Uniti”.
L’intervista integrale, disponibile in italiano e inglese, è disponibile qui. (aise) 




Los Angeles. Ermanno Carbonara, il restauratore italiano che fa rivivere le Watts Towers

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19carbonara“Le Watts Towers sono uno straordinario simbolo di resilienza degli immigrati e di ambizione artistica e sono, oggi, uno dei monumenti più amati e unici di Los Angeles. Ideate e costruite nell’arco di tre decenni dall’immigrato italiano Sabato “Simon” Rodia, le Torri catturano la fusione culturale delle radici italiane con il mondo creativo e vivace di Los Angeles. Queste strutture, che si innalzano per quasi 100 piedi sopra il quartiere di Watts, create con un mix eclettico di materiali di recupero come vetro di bottiglie, frammenti di ceramica, conchiglie e maniglie dei rubinetti, ora rivaleggiano con icone come l’Hollywood Sign e “Urban Light” del LACMA in termini di popolarità e visibilità”. Così scrive Silvia Nittoli su l’ItaloAmericano.org, magazine bilingue diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
“Nel 2021, le Watts Towers hanno festeggiato il loro centenario, ma il tempo e le intemperie avevano messo a dura prova la loro costruzione non convenzionale. Il Los Angeles County Museum of Art (Lacma) è intervenuto per coordinare uno sforzo di stabilizzazione su larga scala. Nonostante i ritardi dovuti alla pandemia, Ermanno Carbonara e un team di esperti restauratori hanno riparato meticolosamente le crepe, rinforzato le sezioni corrose e utilizzato una malta speciale per riprodurre i progetti originali di Rodia, riportando le torri alla stabilità e preservandone le caratteristiche.
Attorno alle torri è nato il Watts Towers Arts Center Campus, per sostenere l’orgoglio culturale e il legame all’interno della comunità. I programmi del centro, guidati dalla direttrice Rosie Lee Hooks, includono lezioni e mostre che celebrano l’eredità delle Torri e l’arte unica di Rodia. Il campus circostante, che ospita il Charles Mingus Youth Arts Center e il Garden Studio, è diventato uno spazio comunitario vitale in cui residenti e visitatori vengono a riflettere sul potere duraturo del patrimonio e della creatività. Come monumento storico nazionale e simbolo dell’arte degli immigrati, le Watts Towers rimangono un intenso ricordo del viaggio di Rodia e dei valori di perseveranza, comunità ed espressione creativa.
La storia delle Watts Towers è affascinante: alcuni credono che l’ispirazione di Simon Rodia per la costruzione delle Watts Towers sia stata l’antica Festa dei Gigli di Nola, in provincia di Napoli, non lontano dal suo paese d’infanzia, Serino. Durante la festa patronale di giugno, gli uomini portano sulle spalle, in parata, delle torri appuntite. A dominare il complesso triangolare di Watts ci sono infatti tre torri scheletriche che da lontano ricordano gli alberi di una nave e che, come ci spiega il restauratore Ermanno Carbonara, non solo l’unica parte che compone l’opera di Rodia.
“Le chiamiamo Watts Towers perché le torri sono la parte più evidente, ma è un sito molto più ampio e complesso. In quest’opera c’è di tutto: architettura, scultura, decorazione, mosaico e tanti, tanti colori e materiali. Rodia ha costruito un luogo in cui ci ha messo tutto il suo immaginario, tutto quello che gli passava per la mente, libero da ogni condizionamento”.
Nato nel 1879, Sabato Rodia, arrivò negli Stati Uniti all’età di 15 anni per lavorare nelle miniere di carbone della Pennsylvania. Conosciuto come Simon o Sam, visse a Seattle, Oakland e Long Beach prima di acquistare un pezzo di terra nella città di Watts, poco prima che il quartiere diventasse parte di Los Angeles. Rodia iniziò a costruire nella sua proprietà nel 1921 e completò la maggior parte della struttura attorno alla metà degli anni Cinquanta.
“Simone Rodia aveva comprato questo lotto di terra triangolare con la precisa intenzione di costruire “qualcosa di grande”, e lo cito nel dire questo. La cosa interessante è che addentrandosi sempre di più nel sito ci si rende conto che lui non ha mai smesso, nell’arco di decenni, di costruire, modificare, spostare e ricostruire parti della sua opera”. A spiegarcelo è Carbonara, nato e cresciuto a Monopoli, in provincia di Bari, che dopo aver studiato e insegnato alla scuola per il restauro di Ravenna e aver lavorato in progetti internazionali, dalla Tunisia, al Marocco, dall’Afghanistan al Libano e all’est Europa, si è trasferito stabilmente a Los Angeles nel 2018. Qui ha iniziato a lavorare per il Los Angeles County Museum of Art (Lacma), che l’ha inserito nel progetto di restauro delle Watts Towers.
D. A che punto del lavoro di restauro siete in questo momento?
R. Adesso stiamo lavorando sul lato sud della recinzione, che visto dall’esterno è il lato più ricco di decorazioni. Proprio questa recinzione è forse una delle prime opere che lui ha realizzato, sul quale è tornato più volte ampliandola, decorandola ulteriormente, alzando il livello del recinto, lavorando sulla parte interna finanche spostando le porte, sempre da lui realizzate, che cingevano gli accessi alla proprietà. Per lui è stato un continuo divenire e se fosse ancora in vita lo vedremmo ancora qui alle prese con la sua opera.
D. Questo suo divenire è diventato per voi una continua scoperta. Quale aspetto di questo restauro l’ha appassionata di più?
R. Uno dei punti fermi nella mia carriera lavorando molto su opere antiche è sempre stato quello di riconoscere quali sono state le manomissioni sull’opera originale e quali fra queste possono essere “storicizzate” e quindi diventare in qualche maniera parte dell’opera. Rispetto a quello che noi abbiamo in Italia, questa è un’opera recente, che dunque dovrebbe aver subito poche manomissioni o restauri. Invece non mi ero mai trovato di fronte a una situazione così complessa in termini di sovrapposizioni di interventi passati. È difficile capire quali siano gli interventi autentici di Rodia, che già di per sè si sovrappongono l’uno sull’altro per i suoi continui cambiamenti sull’opera, e quali sono gli interventi che si aggiungono all’opera originale. Con Lacma stiamo anche cercando di decifrare questa situazione così stratificata.
D. Che tipo di materiali ha usato Rodia e quali sono quelli più particolari?
R. Sono stati usati fondi di bottiglie, pietre, marmi, scarti di lavorazione del vetro e molte ceramiche. Per queste ultime stiamo cercando di riconoscerne le provenienze perché molte arrivano da famose fabbriche di ceramiche che c’erano nella zona. Queste ceramiche sono un pezzo di storia che è diventata arte. Poi ci sono anche delle conchiglie; sono state individuate diverse specie che lui ha usato soprattutto nella prima fase del suo lavoro.
D. Quale aspetto di questa opera secondo lei la rende più distintiva?
R. La parte più geniale secondo me è l’aver utilizzato alla base di tutto il cemento armato, che nell’immaginario collettivo rimanda a qualcosa di estremamente pesante. Nell’arte è stato spesso usato ma nessuno artista è mai riuscito a renderlo un materiale così leggero e flessibile come ha fatto Rodia. Lui è riuscito a costruire delle strutture enormi ma che danno un senso di leggerezza incredibile. È come se avesse svuotato e rimosso tutto quello che era in eccesso, non indispensabile. Le torri, il gazebo e le altre sculture del sito sono come delle ragnatele di cemento armato con le torri in particolare che svettano verso l’alto, dando un senso di leggerezza inaspettato.
D. Da italiano, ha trovato un tocco di italianità nelle torri?
R. Devo dire che una componente che richiama l’italianità è l’artigianalità che rimanda alle tecniche del mosaico antico. Rodia era un piastrellista, quindi un artigiano. L’artigianalità della sua opera, l’attenzione alle fasi e la cura dei dettagli potrebbero in qualche maniera richiamare a una tradizione italiana. Non è un’opera istintiva, non può neanche essere un’opera creata di getto come molti artisti contemporanei a Rodia facevano negli stessi anni. Questa è un’opera che imponeva tempi tecnici di realizzazione, le malte dovevano essere fresche per consentire l’inserimento degli elementi decorativi e dovevano maturare ed essere dure prima di poter proseguire con l’opera. È stata un’opera che ha avuto un lento divenire, che aveva dei tempi obbligati di maturazione, un processo che è durato decenni. Noi italiani siamo spesso legati a tradizioni tecniche antiche, tecniche che erano ben codificate nelle procedure e nei tempi di realizzazione e dove l’arte nell’atto di creazione era legata fortemente ad un fare artigiano.
D. Un terremoto le farebbe cadere?
R. Sono opere molto flessibili e hanno un’ottima risposta alle sollecitazioni. Ovviamente ci sono dei punti più fragili che sono particolarmente monitorati, però in generale è una struttura molto stabile. Nello stesso momento però è un’opera che ha bisogno di una continua attenzione e manutenzione. Questo è un cantiere continuo proprio così come Rodia lo aveva concepito, un laboratorio in divenire. Tra l’altro, a riguardo, una storia curiosa risale agli anni Settanta quando a un certo punto si voleva verificare che le torri non fossero pericolanti e quindi furono programmate delle prove di stress meccanico. Le torri furono legate a dei camion che cominciarono a tirare per verificare quanto questo stress potesse incidere su di esse. Beh, le torri rimasero in piedi e i camion tirarono così forte che alla fine si impennarono. La prova si concluse così.
D. Che tipo di rapporto hanno gli abitanti del quartiere con il sito di Rodia?
R. Le torri sono nel cuore di tutti gli abitanti di questo quartiere e noi lo avvertiamo quando siamo qui. Molte persone che abitano qui quando ci vedono lavorare, ci chiedono informazioni e ci ringraziano per il nostro lavoro. Watts non è un quartiere facile, ma la gente viene qui a riposarsi perché le torri sono un posto di pace. C’è una sorta di rispetto per quest’area e anche di identificazione. Rodia ha lasciato in eredità al quartiere le sue torri che ne sono diventate il simbolo”.

da l’Italo Americano




Trump: il primo è l’argentino Milei

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milei20trump201 728x410Donald Trump ha incontrato ieri nel suo club di Mar-a-Lago il presidente argentino Javier Milei, il primo leader straniero a incontrare il presidente eletto degli Stati Uniti dopo la sua vittoria alle elezioni della scorsa settimana.

L’incontro è stato confermato da una persona che ha insistito per mantenere l’anonimato per parlare di un evento non ancora annunciato pubblicamente. La persona ha indicato che l’incontro è andato bene e che Milei ha incontrato anche gli investitori.

Poco dopo, Milei – che afferma di essere un “anarco-capitalista” e riceve spesso elogi da Trump – ha parlato al gala dell’America First Policy Institute a Mar-a-Lago.

Ha parlato brevemente in inglese e ha tenuto un discorso più lungo in spagnolo, facendo una pausa per consentire a un interprete di tradurre, in cui ha criticato le ideologie di sinistra e ha elogiato Elon Musk, il proprietario del social network che aiuta a salvare l’umanità.

Il leader argentino si è anche congratulato con Trump per la sua “clamorosa vittoria” alle elezioni e ha osservato che “oggi i venti di libertà soffiano molto più forti”. Inoltre, ha descritto il risultato delle elezioni come “una prova attendibile che le forze del cielo sono dalla nostra parte”.

Trump si è rivolto ai presenti al gala, congratulandosi con Milei “per il lavoro che avete svolto per l’Argentina” e dicendo che è stato un “onore” avere il presidente nel suo club.

Voz de America




Nassiriya, 21 anni fa. L’Italia non dimentica

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nassiriya attenta1asoL’Italia rende omaggio ai 19 italiani che 21 anni fa, il 12 novembre 2003, rimasero uccisi nella strage di Nassiriya. “Un tremendo attentato che rimarrà sempre scolpito nella nostra mente” scrive sui social la presidente del consiglio Giorgia Meloni.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al ministro della Difesa Guido Crosetto. “Nella Giornata del Ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace – dice il Capo dello Stato – il pensiero va a coloro che, animati da profondo senso del dovere, dedizione e coraggio, hanno donato la propria vita per l’Italia e per i valori della pace e della cooperazione internazionale”. “A ventun anni dal tragico attentato di Nassiriya, rinnoviamo la memoria dei 19 italiani che persero la vita in quell’orribile atto di violenza, insieme agli iracheni che condivisero il medesimo tragico destino, e con loro, quella di tutti i caduti nelle missioni internazionali. La loro morte richiama il valore dell’impegno per la costruzione di un mondo più giusto, libero dalle atrocità della guerra e dal peso dell’oppressione”, prosegue MAttarella. “Il ritorno di conflitti su larga scala e il crescere di tensioni che minacciano la sicurezza collettiva, sottolineano il ruolo delle missioni internazionali per costruire ponti di dialogo e arginare la violenza”, dice il capo dello Stato.

Meloni: l’Italia non dimentica

“In questo giorno di ricordo e commozione – afferma Meloni – la nostra riconoscenza va a quanti hanno sacrificato la vita nell’adempimento del proprio dovere, unitamente al ringraziamento di tutto il Governo italiano, mio in primis, alle donne e agli uomini delle Forze Armate che, impegnati anche nelle aree più difficili, operano ogni giorno per la costruzione della pace con dedizione, profondo senso di umanità e amore per la Patria. L’Italia non dimentica”, conclude la premier.

Crosetto: “Ci inginocchiamo ai nostri caduti morti per servire il Paese”

“So che questo per voi è un momento di sofferenza, non di gioia, ma è un dovere ricordare le persone che siamo qua oggi a ricordare. Non esiste nessun italiano, per quanto grande sia stato, che venga ricordato ogni anno con una messa alla quale partecipano tutte le più alte cariche dello Stato, non c’è nessuno tra i grandi di questo Paese che ogni anno venga ricordato con una celebrazione come questa, qualunque sia il governo, il Ministro, il Capo di Stato Maggiore”, afferma il ministro della Difesa Guido Crosetto rivolgendosi direttamente ai familiari dei caduti che hanno partecipato alla celebrazione all’Ara Coeli in ricordo dei militari e civili caduti per difendere il Paese. “Non c’è nessuno a cui lo Stato si inchini ogni anno – ha detto – Lo facciamo coi nostri caduti, non collettivamente ma ricordandoli uno ad uno, senza pensare se sono morti in Kosovo o in Iraq, in Afghanistan 30, 45 o 5 anni fa. Lo Stato non dimentica, li ricorda onorandoli all’altare della patria e qui. Lo facciamo non solo per ricordare il sacrificio dei vostri cari, militari e civili, morti all’estero per questo Paese. Lo facciamo anche perché noi vogliamo ricordare quel sacrificio, perché ricordando quel sacrificio noi sappiamo quanto siano grandi le nostre responsabilità quando oggi ce ne assumiamo mandando altri ragazzi all’estero, perché abbiamo sempre pensato che la fosse fondamentale per la nostra esistenza democratica, per il nostro Paese”.

“E ricordare il sacrificio dei vostri figli – continua rivolgendosi ancora una volta ai familiari – dei vostri fratelli, dei vostri padri, dei vostri nonni, ci serve per ricordarci che quando adesso decidiamo di chiedere a dei nostri uomini e donne di andare all’estero, in difesa della pace, dobbiamo farlo pensando che tutto può succedere, pensando di garantire al massimo la loro sicurezza. Non tutti diamo la vita per tutto questo, solo alcuni di noi e oggi siamo qua oggi a inginocchiarci a loro, a ricordare quello che è stato fatto singolarmente. Hanno perso la vita perché erano in un luogo per servire il loro Paese: questo è quello che onoro, questo è quello a cui mi inchino, quindi dico grazie a voi perché non possiamo dire grazie a loro, grazie a voi che portate nel vostro cuore la ferita del loro sacrificio e so che non si rimargina mai. Per noi c’è una volta l’anno, per voi c’è 365 giorni. Grazie per la sofferenza che voi portate con dignità e per l’esempio che date, essendo con noi a ricordare i vostri cari”.

Piantedosi: gratitudine per italiani che hanno sacrificato vita per Paese

“Nella ‘Giornata del ricordo dei Caduti Militari e Civili nelle missioni internazionali per la pace’ la mia commossa gratitudine va a tutti gli italiani che hanno sacrificato la propria vita al servizio del nostro Paese e della Comunità internazionale, operando con valore e coraggio in complessi teatri di crisi per difendere la pace e la libertà”, ha dichiarato il Ministro dell’interno, Matteo Piantedosi.

“Oggi commemoriamo anche i nostri connazionali che, impegnati con onore e dedizione per garantire la sicurezza della popolazione, ventuno anni fa rimasero vittime del primo tragico attentato a Nassiriya, città poi colpita da altri due violenti attacchi terroristici, nel 2004 e nel 2006. Nel ricordare con riconoscenza il sacrificio dei nostri caduti, rivolgo la mia sincera vicinanza alle loro famiglie”, ha concluso il titolare del Viminale.

adnkronos




New York: la bellezza Made in Italy

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imagesA New York la bellezza è Made in Italy. Nel cuore di Manhattan si è accesa una luce sul settore della cosmetica e del benessere, eccellenze del Bel Paese, grazie al pluriennale progetto “Beauty Made in Italy”, programma promosso dall’Italian Trade Agency (ITA) – l’agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane – in collaborazione con Cosmetica Italia – associazione nazionale delle imprese cosmetiche – e Cosmoprof Worldwide Bologna. Una tavola rotonda per riflettere sui progressi e sulle novità provenienti dal nostro Paese, rinomato per maestria, ricchezza di tradizioni e spirito innovativo, nell’ambito del mercato degli Stati Uniti. Nazione che, in termini di consumo di prodotti cosmetici, è il primo mercato mondiale, nonché Paese leader dell’export italiano.

Alessio Nanni, Head of Fashion and Beauty Division ITA con Erica Di Giovancarlo Trade Commissioner of the Italian Trade Agency /Courtesy ATELIER Creative Services Inc.

 

 

 

“La bellezza è il testamento dell’Italia – ha dichiarato Erica Di Giovancarlo, direttrice ICE di New York. – Rappresenta il bilanciamento tra tradizioni secolari e innovazione che ha fatto il successo dei nostri prodotti e gli Stati Uniti in questo tuttora giocano un ruolo importante. Questo evento è una miscela perfetta di intuizione e di ispirazione”. Così Di Giovancarlo ha accolto gli oltre duecento invitati, affiancata da Alessio Nanni, Responsabile ITA settore moda e beauty, alla presenza del Console Generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele.

Con Acqua Dell’Elba, Framesi, Gama, Kaaral, Kelemata e Vagheggi, al Levan, a Midtown Manhattan, l’atmosfera è stata quella dei ricevimenti in grande stile. Una serata con un panel ricco di rappresentati del settore moderata da Jim Fallon, direttore editoriale di WWD, e incentrata sulle ultime e prossime tendenze del settory beauty italiano e su ciò che lo rende unico.

Tra i partecipanti Fabio Franchina, Vicepresidente di Cosmetica Italia con delega all’intenazionalizzazione, che ha illustrato l’importanza degli Stati Uniti per un settore in costante crescita. “La collaborazione con ITA rappresenta un’opportunità strategica, che accende i riflettori sulla crème della produzione cosmetica italiana. Siamo forti di un’industria che a qualità ed elevati standard di produzione affianca innovazione e attenzione per l’ambiente. Le imprese italiane in questo settore sono in grado di riciclare circa il 90% delle materie plastiche”.

Il Console Generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele /Courtesy ATELIER Creative Services Inc.

In numeri dell’Italian beauty. “Nel 2023 – ha spiegato Franchina, – in termini di fatturato globale, cioè il valore della produzione, abbiamo registrato un incremento del 13,8%. L’export riguarda il 46% del totale raggiunto, guidato dal mercato degli Stati Uniti, primo Paese destinatario dei prodotti di cosmetica italiana”. Un invito per gli investitori a diventare parte di un’eredità che continua a plasmare il futuro della bellezza nel mondo.

“Il Made in Italy non rappresenta unicamente la qualità, ma ciò che apprezziamo è la sicurezza di essere tutelati dalla garanzia di prodotti“, ha detto Daina Nadler, vicepresidente di C.O. Bigelow, azienda che vanta la più antica farmacia di prodotti cosmetici degli Stati Uniti. Insieme a lei hanno preso parte al dibattito Samantha Raimondi, responsabile vendite di Cosmoprof Worldwide Bologna, che ne ha illustrato la portata su scala mondiale; Dennis Katawczik, presidente di Framesi North America, del settore hair.

Samantha Raimondi, Responsabile globale settore vendite Cosmoprof Bologna / Courtesy ATELIER Creative Services Inc.

Infine Elisa Giraudi, co-proprietaria di Kelemata Group e CEO di Orlane: “La mia azienda ha rivolto l’attenzione all’upcycling. Raccogliamo la buccia dei limoni italiani, ad esempio, da cui ricaviamo un estratto di polifenoli e sostanze nutrienti. Gli Stati Uniti amano questo tipo di storytelling, aspetto che pone l’accento sulla scelta di ingredienti locali e con una crescente attenzione per la sostenibilità e per la natura”.

Nel contesto di una serata che parla di successi nostrani abbiamo scoperto che il parrucchiere e il barbiere rappresentano la seconda figura più importante dell’artigianato italiano. Il futuro del Made in Italy è in mano alla bellezza.

da La Voce di New York




È morta Caterina Valente. Aveva 93 anni (VIDEO)

caterina valente (1966)

caterina valente (1966)Talento multiforme capace di imporsi nel mondo della musica e dell’intrattenimento a livello mondiale tra gli anni ’50 e ’60, la cantante, chitarrista, ballerina e attrice italiana naturalizzata francese Caterina Valente è morta per cause naturali lunedì 9 settembre nella sua casa di Lugano, in Svizzera, dove si era ritirata da circa un ventennio. Aveva 93 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi dal suo portavoce Günther Huber all’agenzia di stampa tedesca Dpa. “Per quanto riguarda i desideri della defunta, i funerali si sono svolti nella massima privacy e non ci saranno altre cerimonie o memoriali. Vi chiediamo di rispettare la privacy dei familiari e amici in questo momento così delicato”, si legge nel comunicato diffuso a nome della famiglia.

Nominata ai Grammy, con oltre 1.500 brani incisi e in dodici lingue diverse (per questo si è guadagnata un posto nel Guinness dei primati) e più di 15 milioni di dischi venduti, in anni recenti una hit di Caterina Valente del 1959 ha spopolato: nel 2019 la canzone ‘Bongo cha cha cha’ è stata inserita nella colonna sonora del film ‘Spider-Man: Far from Home’, diretto da Jon Watts, diventando improvvisamente virale. Nel 2021 il brano è diventato ulteriormente virale sul social media TikTok grazie al suo utilizzo per un trend che ha raccolto oltre 250 milioni di visualizzazioni, le prime in America latina e poi in Italia e Germania. Sull’onda del revival, sempre nel 2021 è stato prodotto un remix in versione house per opera dei Disco Pirates, pubblicato in digitale e sulle piattaforme di streaming, e un secondo remix del duo musicale britannico Goodboys, che hanno reso nuovamente popolare la cantante, nonostante si fosse ritirata dal 2001 dalla carriera musicale.

Nata a Parigi il 14 gennaio 1931 da genitori italiani, la sua carriera è partita proprio dalla capitale francese e nel 1954 ha registrato il suo primo disco che l’ha portata a esibirsi in Germania, dove vivrà per diverso tempo. Con ‘Ganz Paris träumt von der Liebe’ (‘Tutta Parigi sogna l’amore’), cover tedesca di ‘I Love Paris’ di Cole Porter, Valente arrivò nel 1954 in prima posizione in Germania vendendo 500.000 copie. Ha recitato in vari film, tra cui “Casinò de Paris” (1957) di André Hunebelle interpretato al fianco di Gilbert Bécaud e Vittorio De Sica. Nel 1959 Mario Riva lanciò Caterina Valente sugli schermi della Rai con ‘Il Musichiere’ e i suoi dischi entrarono anche nelle classifiche italiane, mentre continuava a interpretare canzoni in tedesco, francese, inglese e altre lingue. Tra i suoi maggiori successi ‘Till’ e ‘Personalità’, brano ritmico che arrivò primo in classifica e venne poi reinterpretato anche da Mina e da Adriano Celentano.

Negli anni Sessanta Caterina Valente debuttato come conduttrice nella televisione italiana. Nel 1961 il suo spettacolo di varietà intitolato ‘Bonsoir Caterina’ inaugurò il neonato secondo canale televisivo della Rai, al quale fecero seguito ‘Nata per la musica’, ‘Bentornata Caterina’ e ‘Un’ora con Caterina Valente’ (in quest’ultimo si lanciò in inediti virtuosismi vocali duettando con Mina). Questi show furono l’occasione per presentare al pubblico italiano altri brani che divennero immediatamente dei successi, quali ‘Ciao’, ‘Precipitevolissimevolmente’, ‘Stanotte come ogni notte’, ‘Nessuno al mondo’, ‘Twistin’ the twist’.

Caterina Valente successivamente ha proseguito a comporre e a esibirsi in qualità di cantante e chitarrista ai quattro angoli del mondo. Nel 2001 è stato l’anno del ritiro dalle scene e della sua scelta di stabilirsi a Lugano.

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