La Danimarca autorizza l’uso della pillola Merck contro il Covid

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165527231 2bd5a95e bf51 41bc 8f30 5b1c8b05fe2eAGI – La Danimarca ha raccomandato il trattamento anti-Covid con la pillola prodotta da Merck per pazienti a rischio con sintomi, il primo Paese Ue a farlo. Il medicinale, commercializzato con il nome di Lagevrio, ha ricevuto il via libera per uso d’emergenza da parte dell’Ema a metà novembre, permettendo ai singoli Paesi membri di decidere autonomamente se utilizzarla prima della autorizzazione ufficiale.

“Raccomandiamo il trattamento con la pillola perché riteniamo che i benefici superino i danni per quei pazienti che sono più a rischio di ammalarsi gravemente di Covid”, ha spiegato Kirstine Moll Harboe dell’Autorità sanitaria danese. “Allo stesso tempo siamo pienamente consapevoli che questo è un trattamento nuovo e non approvato rispetto al quale non abbiamo ancora molta conoscenza”.




Il picnic di Natale del Veneto Club Melbourne

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MELBOURNE\ aise\ – Il Veneto Club Melbourne ha organizzato domenica scorsa, 12 dicembre, il tradizionale picnic di Natale, una delle attività più seguite del Club che anche quest’anno ha visto una nutrita presenza delle nuove generazioni che, anche grazie alla splendida giornata estiva, hanno festeggiato l’arrivo delle festività con le proprie famiglie.
Il Presidente Louis Crema, dal canto suo, ha sottolineato quanto importante rimanga cercare di coinvolgere le nuove leve, per poter mantenere la rilevanza del sodalizio e aumentarne, così, prospettive e possibilità.
Il pic nic natalizio, ricorda l’associazione, è solo una delle tante attività promosse dal Club che, durante l’anno, organizza sia occasioni d’incontro, ma anche iniziative di volontariato che coinvolgono molti dei soci che dedicano tempo, e a volte risorse, per aiutare chi ne ha bisogno.
Il picnic di Natale quest’anno è stato più che mai una “boccata all’aria aperta”, specialmente a seguito del periodo difficile a causa del covid che ha investito anche le attività dell’associazione. Ad allietare i soci del club il BBQ preparato per l’occasione, il torneo di bocce e l’arrivo di Babbo Natale, per la gioia dei più piccoli.
Tanti gli eventi che il Veneto Club ha in calendario per i prossimi mesi, sempre compatibilmente con l’evolversi della pandemia. Date e aggiornamenti verranno resi noti sia attraverso “Il globo” che sul sito www.venetoclubmelbourne.com.au e sulle pagine social ad esso collegate, oltre che, ovviamente e per quanto possibile, visitando la sede del Club. (aise) 




Turismo delle radici: De Vita (Dgit) al BestMed Project

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turismoradiciROMA\ aise\ – Si è parlato anche di turismo delle radici al BestMed Project che oggi a Roma si è interrogato sullo sviluppo di un network di osservatori sul turismo sostenibile. Tra gli intervenuti alla prima parte dei lavori, infatti, anche Giovanni Maria De Vita che alla Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina si occupa appunto del progetto dedicato al turismo delle radici.
“Il “turismo delle radici” – ha esordito De Vita – rappresenta uno specifico segmento turistico che si rivolge alle comunità italiane e ai discendenti italiani all’estero (per un totale stimato di circa 80 milioni di persone). Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d’Italia ne ha sempre riconosciuto le potenzialità, anzi oggi svolge un ruolo essenziale nella ripresa del turismo in Italia”.
I “tour delle radici”, ha spiegato il consigliere, “vanno oltre i circuiti turistici tradizionali. Arricchiscono i borghi antichi non solo economicamente, in termini di produzione, investimenti e aumento dell’occupazione giovanile, ma preservano anche gli edifici storici, generando un turismo ecosostenibile”. La Farnesina, in questo progetto, “si pone come riferimento nazionale per tutti gli attori che operano in tale segmento, grazie ai suoi Uffici all’estero e ai suoi contatti con associazioni ed enti di rappresentanza locali. Dal 2018 il MAECI presiede annualmente un tavolo di coordinamento tecnico che riunisce oggi 80 soggetti tra amministrazioni centrali, enti locali, centri accademici e di ricerca e associazioni. Questi stakeholder sono interessati alla realizzazione e promozione di un’offerta turistica integrata a livello nazionale dedicata alle comunità italiane nel mondo”.
De Vita ha quindi citato la “Guida alle radici italiane. Un viaggio sulle tracce dei vostri padri” curata dall’Associazione RAIZ Italiana; l’indagine “Alla scoperta dell’italiano: i tour delle radici in Italia” a cura dell’Associazione AsSud; il Master di primo livello “Progettazione e gestione dei percorsi delle radici” istituito dall’Università della Calabria; e la pubblicazione del “Primo rapporto sul Turismo Roots in Italia” nato dall’indagine condotta dalle università della Calabria e di Mar del Plata. Tutti progetti finanziati dalla Farnesina.
Il MAECI, ha aggiunto, “si avvale di esperti e accademici in quanto forniscono gli strumenti necessari alla programmazione turistica del territorio e alla progettazione di un’offerta turistica mirata. Tale interazione sinergica permette di avere una visione a 360 gradi su questo segmento turistico per sbloccarne le potenzialità, rivolgendosi sia agli utenti finali che agli operatori turistici”.
Infatti, ha spiegato, “i risultati del “Primo rapporto sul turismo delle radici in Italia” hanno evidenziato quattro aree di intervento per favorire un’efficace politica di marketing per il turismo delle radici: una pianificazione nazionale e regionale che raccolga, elabori e monitori costantemente dati statistici e informazioni sulla crescita della domanda, sull’andamento del mercato, sulle tematiche socio-culturali in atto, sull’evoluzione dell’offerta e così via; un’offerta mirata, in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative dei viaggiatori radici; la partecipazione degli stakeholder ai processi decisionali e di pianificazione strategica nonché la creazione di una rete che colleghi tutti gli attori pubblici e privati che operano in questo settore” e, infine, “una attività di comunicazione, attraverso i tradizionali e nuovi canali digitali, perseguendo la creazione di un collegamento duraturo tra le comunità italiane all’estero e il paese o la regione di provenienza”.
Il Progetto Turismo Radici, promosso dalla Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie è finanziato dal Pnrr.
Il Progetto, ha chiarito De Vita, “mira a sensibilizzare le comunità locali in Italia, da un lato, e le comunità italiane all’estero, dall’altro, attraverso specifiche attività di formazione, rivolte soprattutto ai giovani, attraverso la ricerca accademica e una grande campagna comunicazione, svolta attraverso la rete diplomatico-consolare. Inoltre, favorisce la promozione della digitalizzazione, facilitando le indagini relative alla ricerca genealogica dei documenti di famiglia, e la valorizzazione delle tradizioni regionali, sostenendo i settori dell’artigianato e della gastronomia”.
L’iniziativa, infine, “rappresenta un significativo impegno svolto in stretta collaborazione con gli enti locali e le amministrazioni regionali responsabili delle politiche pubbliche di sviluppo turistico del proprio territorio”.
“Particolare attenzione – ha evidenziato De Vita – sarà dedicata al monitoraggio delle attività svolte durante la realizzazione dell’iniziativa e del flusso di turisti che visiteranno i territori e usufruiranno di questa offerta appositamente studiata. Ciò – ha concluso – avverrà attraverso una rete organizzata con alcune Università italiane in diverse aree del Paese”. (aise)




Gli italiani all’estero parte del Sistema Paese per l’internazionalizzazione

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16confcgieROMA\ aise\ – Le comunità degli italiani nel mondo come parte attiva del Sistema Italia all’interno del processo di internazionalizzazione del Paese, della sua economia, della sua cultura. È la spinta da più parti emersa questa mattina nel corso della prima delle tre tavole rotonde della IV Assemblea Plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, che si è aperta ieri a Roma.
Moderata dal giornalista di RaiNews24 Oliviero Bergamini, la tavola rotonda “Internazionalizzazione e Sistema Paese” ha visto gli interventi di tutte le parti coinvolte nella Conferenza permanente, a partire dal governo con il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, la cui riflessione è partita dalle recenti restrizioni di viaggio per chi dall’estero entri in Italia, compresi i tanti Italiani all’estero che torneranno a casa per le festività natalizie.
“È un periodo molto complicato”, ha esordito Garavaglia, per il quale però “il problema non è nella misura in sé, quanto nella sua programmazione” e nella capacità di comunicare eventuali decisioni “in tempo utile” e “in modo sereno”. Il ministro ha lamentato una “comunicazione ossessiva” sul Covid. “Non si comunica mai quello che c’è di positivo e questo sta danneggiando il settore turistico”. L’Italia rispetto alla maggior parte dei Paesi “sta benissimo”, ma la percezione all’estero è diversa, con conseguenze gravi su un sistema già di per sé “fragile”. Per Garavaglia dunque “c’è bisogno di serenità e di organizzazione”. Questo anche per accorciare il gap esiste tra “l’enorme desiderio di Italia” nel mondo e la reale capacità di attrazione dei turisti nel nostro Paese. Secondo il ministro occorre puntare soprattutto su quel patrimonio che ancora non è stato messo “a reddito”, semplicemente perché non è conosciuto. In questo senso gli italiani all’estero rappresentano una grossa opportunità: se infatti la maggior parte degli stranieri che vengono in Italia scelgono di visitare città come Roma e Venezia, le radici cui sono legati i connazionali all’estero consentono di “riscoprire quell’Italia minore che è minore solo perché è meno conosciuta”. In che modo? Organizzandosi e puntando sulla promozione e sul marketing digitali. Il Ministero ha avviato la ristrutturazione del portale Italia.it con due obiettivi: da un lato, “avere dati aggiornati in tempo reale” e, dall’altro, creare una sinergia con i territori per cui al Ministero spetterà il ruolo di “hub nazionale” della promozione turistica, di costruzione di una “grande cornice” che “i singoli territori dovranno riempire di contenuti a carattere territoriale e tematico”. L’intento è quello di evitare una dispersione degli interventi che in passato è stata da imputare alla mancanza di un Ministero ad hoc. Ora il Ministero c’è e, ha ricordato Garavaglia, il “contatto costante e strutturato con le regioni” è assicurato dal Titolo V della nostra Costituzione. La collaborazione con gli assessori regionali al turismo è stata avviata. Resta da chiamare in causa gli Italiani all’estero, che, certo, sono un “veicolo da utilizzare” ma, ha concluso il ministro, “dobbiamo smettere di dirlo e iniziare a farlo”.
In collegamento da remoto è intervenuta oggi anche la sottosegretaria del ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Daria Nesci, che si è detta “consapevole” del ruolo che le collettività all’estero possono svolgere per l’internazionalizzazione del sistema produttivo. Prima però occorre “ribaltare la visione del sud fin qui affermata”. L’ambizione del Ministero è quella di “rovesciare l’immagine della locomotiva nord che traina un pesante mezzogiorno”, che non è più solo un “territorio da risarcire”, non è più una “periferia”, ma un “punta avanzata che vuole competere ad armi pari con l’Italia e con l’Europa” diventando “luogo di attrazione di investimenti e innovazione”. Per far ciò serve in primo luogo “promuovere nuovi collegamenti fisici e digitali”. Oggi il mezzogiorno è infatti difficile da raggiungere per persone merci e imprese: ecco perché il 53% dei fondi del PNRR destinati alle infrastrutture della mobilità sarà destinato al mezzogiorno: si parla di 21 miliardi di euro sui circa 38 totali. Nel “disegno per il sud” del governo c’è anche l’idea di rilanciare le ZES, ovvero le Zone Economiche Speciali, per “rendere queste aree accessibili e convenienti per gli investitori” ed “emancipare il meridione”. Un’altra “asse d’azione” è il potenziamento dei servizi pubblici per i cittadini, insieme con quello delle “competenze digitali” delle imprese per il “consolidamento dei processi di penetrazione ed esportazione nei mercati esteri”. Il Ministero ha predisposto un protocollo che individuerà i progetti di internazionalizzazione delle aziende del sud, coinvolgendo le professionalità degli italiani all’estero: il sottosegretario Nesci ha ipotizzato un “canale di comunicazione” come un “forum imprenditoriale degli italiani all’estero” per presentare diverse offerte a seconda dei Paesi di residenza. Il Ministero, insomma, intende sfruttare “le competenze e la passione dei nostri connazionali per promuovere un’idea del sud in cui crediamo”, ha aggiunto Nesci, per la quale questa collaborazione è iniziata già con l’Assemblea odierna, nella speranza che “contesti di dialogo” di come questo diventino “costanti” e “permanenti”.
Il contributo del parlamento alla discussione è stato affidato a Vito Petrocelli, presidente della Commissione Esteri del Senato, il quale ha subito puntualizzato: se si parla di cooperazione, quella tra parlamento e comunità all’estero è in essere ormai da anni. Questo però non ha un riflesso nelle politiche attive del Paese. “Da tempo si chiede ai concittadini italiani all’estero di essere ambasciatori del Made in Italy. una richiesta forte, che implica azioni concrete”, che però non si riescono a mettere in atto. Certo, ha proseguito Petrocelli, il trasferimento di alcune competenze dal Mise al Maeci ha generato una nuova “progettualità” e ha consentito di “coordinare meglio alcune azione prima disperse”; non tutto però può essere accentrato: “è impensabile sottrarre risorse e competenze a MiC o al Ministero del Turismo”. Al parlamento spetta allora il ruolo di “coordinamento tra le comunità e la rappresentanza governativa”. Petrocelli si è detto “orgoglioso” del lavoro portato avanti in questi tre anni e mezzo di legislatura con i suoi colleghi della Commissione Esteri: far conoscere ai parlamentare eletti in Italia “caratteristiche, esigenze, proposte, sogni e progettualità” di tutte le comunità italiane nel mondo. “Porteremo avanti questo lavoro con il nuovo Cgie”, ha assicurato il senatore, “nella consapevolezza che possiamo essere il vero legame tra chi vive e lavora all’estero e la rappresentanza di governo che nel ministro degli Esteri ha il presidente del Cgie stesso”.
A portare la voce del Cgie e degli italiani all’estero è stato il consigliere Manfredi Nulli, la cui riflessione è partita dai documenti preparatori alla Conferenza Permanente: internazionalizzazione, cooperazione e turismo. Il legante: la volontà degli italiani all’estero di “essere parte del sistema”. Sinora, “nei fatti”, anche se si parla di loro come “ambasciatori” dell’Italia, i connazionali all’estero sono stati relegati al ruolo di “soggetti passivi” e non attivi nella creazione di quel soft power di cui tanto si parla. Al contrario, se inseriti in quella rete di Ambasciate, uffici Ice, Camere di Commercio… che intende fare sistema, gli italiani all’estero e il mondo dell’associazionismo – anche quello professionale di recente nascita – potrebbe diventare un assett strategico per l’internazionalizzazione del Paese. Quanto alla cooperazione internazionale, Nulli ha rilanciato la proposta avanzata ieri da Enzo Bianco: l’Italia è tra i primi sette al mondo per gli aiuti allo sviluppo, con uno stanziamento annuo nella cooperazione internazionale di 5 miliardi di euro. “Perché non mettere come criterio di scelta per i Paesi che beneficiano di questi aiuti il numero degli italiani che vivono in quei Paesi?” E “perché non far entrare il Cgie nel Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo?”. Infine il turismo, in particolare il turismo delle radici che negli italiani all’estero – non solo i 6,5 milioni di iscritti Aire, ma anche i 60/ 80 milioni di discendenti italiani – può trovare un “potenziale enorme”, magari creando delle “campagne dedicate” che guardino alle “diverse sfaccettature”, anche geografiche, della platea di connazionali.
Dal Cgie alle Regioni con il presidente del Molise, Donato Toma. “Il Molise ha un duplicato all’estero”, dove i corregionali “mantengono valori e tradizioni” come e più che in Italia, ha detto. Parlando di turismo, il presidente Toma ha riferito che la Regione ha registrato un “exploit pazzesco”, dovuto anche alla presenza di un Consiglio dei molisani nel mondo “che fa un gran lavoro nel mantenere le radici” e “i legami” con i connazionali all’estero e dunque con il mondo. L’attenzione ai corregionali stimola però anche le loro “istanze” e bisogna essere “pronti ad accoglierle”. all’interno del processo Din internazionalizzazione della Regione, ha proseguito Toma, “i molisani all’estero sono i nostri infiltrati: noi serviamo a loro per mantenere i legami con le proprie radici e loro servono a noi perché l’italianità si è diffusa soprattutto con l’emigrazione”; ma non si può pensare di fidelizzare soltanto i corregionali all’estero, bensì anche quelli con cui gli italiani all’estero hanno contatti. “Si può essere italiani all’estero non solo per nascita, ma perché si abbraccia la nostra cultura, la si pratica”. Ecco allora l’importanza del soft power, una sorta di “propaganda” che crei terreno fertile per l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Il 13 dicembre si è riunita a Roma la Cabina dei regia per l’internazionalizzazione, durante la quale le Regioni hanno chiesto ai Ministeri degli Esteri, dell’Economia e del Turismo di non essere considerate “solo veicolo informativo sul territorio, ma costruttori di strategie insieme al governo”, entrando a far parte di quella “governance multi level” in cui “ognuno nel proprio perimetro attua ciò che viene programmato a livello centrale”. Insomma, ha chiosato Toma, “vorremmo essere più presenti nelle fasi operative”.
Della Cabina di Regia ha parlato anche Stefano Nicoletti, vice direttore centrale per l’Internazionalizzazione della Farnesina, intervenuto sul terreno della diplomazia economica a sostegno delle aziende italiane. A chi accusa l’Italia di non avere una strategia, Nicoletti ha risposto che “questo era vero dieci anni fa”, ma non oggi che la Cabina di Regia, “attraverso un lavoro costante” e di collaborazione, è in grado di presentare ogni anno un “documento pubblico che condensa l’approccio di sistema condiviso con altri Ministeri, Regioni, con il sistema bancario attraverso l’ABI, con il sistema cooperativo e Confindustria”. Oggi esistono delle “linee portanti e strategiche dell’azione di sistema nei mercati esteri”, ha ribadito Nicoletti, che ha invitato il Cgie: “leggetele e presentate le vostre progettualità alle nostre Ambasciate”. Nicoletti ha portato anche la positiva esperienza del Patto per l’Export, che la Farnesina ha ideato e avviato pochi mesi dopo aver avuto in eredità le competenze sull’internazionalizzazione e il commercio estero, nell’ottica di “razionalizzare la presenza del Sistema Italia all’estero”. Il Patto è stato anche la risposta del Ministero alla “crisi sistemica globale” dovuta alla pandemia: “quando Italia era ferma”, sono stati riuniti “dodici tavoli settoriali virtuali per consultare 160 associazioni di categoria” sino ad ottenere un “patto” fondato su sei pilastri: comunicazione, formazione, e-commerce, sistema fieristico, finanza agevolata e promozione integrata. “Su ogni pilastro si fonda una gamma di progettualità per essere presenti e accompagnare le nostre imprese, quelle grandi e quelle medio-piccole, sui mercati internazionali”. Di recente il Maeci ha lanciato anche la campagna di nation branding “BeIt”, la prima interamente digitale partita in 20 Paesi target con lo scopo di accompagnare le nostre imprese con una comunicazione adeguata e snella. Questo anche riducendo lo “iato di percezione” esistente “fra le eccellenze reali del nostro sistema produttivo e quello che è l’immaginario collettivo dell’Italia all’estero”, perché l’Italia non è solo moda, cucina e design, ma anche meccanica strumentale, che è il primo settore per l’export italiano nel mondo, farmaceutica, siamo il secondo produttore in Europa, yacht, primi produttori al mondo, restauro, cantieristica, aerospaziale…
Con la Farnesina collabora da tempo Federico Cinquepalmi, dirigente dell’Ufficio Internazionale Formazione Superiore del MUR, che ha illustrato l’ultimo progetto realizzato dai due dicasteri. Si tratta di Universitaly, una nuova piattaforma on line congiunta per promuovere e gestire la mobilità degli studenti internazionali verso l’Italia, sia da punto di vista informativo sia per facilitare i ragazzi a livello operativo. Ciò nella convinzione che, in un mondo globalizzato, non servano “strategie per invertire la diaspora”, quanto piuttosto rendere la mobilità circolare e le competenze di ricercatori e scienziati un “valore aggiunto” per il sistema della formazione nazionale. Il progetto pilota di Universitaly è partito nel giugno 2020 e, nonostante la pandemia, i numeri sono già “impressionanti” grazie alla didattica a distanza. Crescono gli studenti interessati a venire in Italia, cui la piattaforma offre la possibilità, nel rispetto della provacy, di creare uno spazio personale nel quale caricare informazioni personali, dati certificazioni, passaporto,… “Il paesaggio successivo sarà la loro profilatura”, per presentare “offerte mirate di natura accademica” sino ad “intercettare tutta la mobilità Erasmus”. Il progetto riguarda non solo le università, ma anche le tante istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica presenti in Italia e che più delle stesse università attraggono gli studenti stranieri.
Ha chiuso la tavola rotonda l’appassionato intervento di Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale della Puglia, che ha invitato a interrogarsi su “quale sia l’immagine dell’Italia che troviamo altrove”. La risposta “ce la possono dare gli italiani nel mondo perché la vivono e contribuiscono a crearla”; per questa ragione “il rapporto con loro non può essere solo passivo”. La Puglia ha scelto di dar loro spazio, rendendoli “protagonisti del cambiamento”. La regione ha infatti pubblicati dei “bandi per promuovere le loro progettualità, finanziandone l’attuazione. Ciò ha aiutato la Puglia a crescere sia sotto il profilo dell’attrazione degli investimenti sia sotto il profilo del turismo”. Alla base, ha continuato Capone, c’è stata la costruzione di “un piano strategico che ci ha molto aiutato”. In Italia, ha osservato Capone, si fa “difficoltà a pianificare. I piani invece sono fondamentali, si possono condividere, stabiliscono delle linee direttrici chiare e condivise verso cui tutti gli stakeholder possono dirigersi” e consentono di “individuare criticità, misure e obiettivi e condividerli”. La presidente Capone ha lamentato la presenza “nel nostro Paese di sacche di non conoscenza, dovute alla scarsa condivisione” e comunicazione dal centro verso i territori, come anche di una “scarsa digitalizzazione delle imprese”. Inoltre l’Italia ancora non punta su quelle risorse fondamentali, pure indicate dalle tre direttrici del programma NextGeneration EU per i fondi al PNRR, che sono giovani, donne e coesione territoriale. “Quanto le donne siano presenti nel management italiano lo vedete da questo tavolo”, ha osservato Capone, che, sebbene nel “rispetto pieno per color che sono intervenuti”, ha invitato a “cambiare prospettiva” e sanare questo gap, pena rimanere fermi ad una “immagine storica” dell’Italia in cui “il passato prevale sul presente, ma soprattutto prevale sul futuro, perché il futuro si costruisce nel presente”. E ancora: “diamo fiducia ai giovani, altrimenti se ne andranno ancora una volta e non perché non siano bravi, ma perché altri avranno investito su di loro meglio di come facciamo noi”. E allora addio “coesione territoriale”, perché l’emigrazione dei nostri giovani non riguarda più solo il sud, ma anche nord Italia. Occorre interrogarsi sul “declino che stiamo prendendo” e capire che “per promuovere qualcosa bisogna crederci”. Crediamo agli italiani, in Italia e all’estero. (r.aronica\aise)




Terza Dose: Billi (Lega) chiede chiarimenti per gli Aire temporaneamente in Italia

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billimasch2ROMA\ aise\ – “In questi giorni ricevo molte segnalazioni da italiani residenti all’estero temporaneamente in Italia. Molti sono anziani o soggetti a rischio ed hanno fatto la seconda dose di vaccino all’estero, nel loro Paese di residenza. Alcuni si sono vaccinati con vaccini non approvati dall’EMA. Tutti vorrebbero fare la terza dose, ma adesso sono in Italia e non torneranno presto nel loro Paese di residenza. Le nostre regioni vanno in ordine sparso, alcune permettono a queste persone di fare la terza dose, altre no”. Così Simone Billi, deputato della Lega eletto in Europa, che ieri è intervenuto nell’Aula di Montecitorio per sottoporre il problema al Governo.
All’esecutivo, il deputato ha chiesto “di fare chiarezza al più presto su chi possa fare la terza dose, con circolare o altro atto a validità nazionale per salvare la vita a tanti anziani ed i soggetti fragili!”. (aise) 




TikTok festeggia 1 miliardo di utenti

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unnamedAGI – Un concentrato di idee, energia e creatività che nel 2021 è diventato anche impegno per l’inclusione e per il clima, ma sempre con la leggerezza e il sorriso. È TikTok, la piattaforma che nell’anno che sta per finire, ha allargato la sua community fino a 1 miliardo di utenti attivi mensili, tanti sono quelli che la utilizzano collegandosi da ogni parte del mondo, per divertirsi, ma anche per imparare una lingua, o iniziare a lavorare.

A Milano TikTok ha voluto festeggiare questo ‘duemilaventUnico’ insieme ad alcuni dei creator italiani più noti come Khaby Lame (@khaby.lame), primo in Europa, secondo nel mondo con oltre 123 milioni di follower, Tasnim Ali (@alitasnim) l’influencer con il velo, e Mattia Stanga (@mattiastanga), bresciano, diventato famoso per le sue imitazioni esilaranti di genitori, professori e farmacisti. Quello che accomuna molti racconti dei Tiktoker con cui l’AGI ha parlato è che senza l’isolamento imposto dalla pandemia la loro vita non si sarebbe concentrata sui social e le idee che sono sbocciate forse sarebbero rimaste nel cassetto.

È la storia di Camilla Clemente, 19 anni, studentessa di economia manageriale, che ha creato il suo ‘small business’. “Se non fossi rimasta in casa per la pandemia sicuramente non avrei fatto niente, ne sono certa – ci racconta – quando ero in quarta superiore sono stata negli Stati Uniti per studiare e lì avevo visto che andava molto bene questo fenomeno degli ‘small business’. Durante il lockdown ho deciso di sperimentarlo anche io, creando un band (A-more), una linea di bijoux, e non solo, un logo. Ho investito un gruzzoletto di soldi che avevo guadagnato facendo la cameriera e ho investito in questa community”. E i risultati sono ottimi. “Dalla cantina di casa, sono passata ai primi uffici. L’anno scorso avevo una ditta individuale e quest’anno una Srl”.

Anche Mattia Sgamba, parla della “grande opportunità” che gli ha dato TikTok, così come il ‘numero uno’ dei tiktoker, Khabi, senegalese che abita a Chivasso e adesso studia per fare l’attore e sogna di andare a Venezia con un suo film. Lo stesso discorso vale per Tasnim, che con il suo accento romano e l’ironia coinvolgente non poteva non diventare un personaggio amato da 559mila follower. “Durante la pandemia – racconta all’Agi – i social sono aumentati di visibilità e in quel periodo sono ‘sfociati’ molti creator, non solo io. Mi sono data da fare perché eravamo tutti senza fare nulla, a casa, annoiati, ed è stato allora che mia sorella di 9 anni mi ha insegnato come utilizzare TikTok e sempre in quel momento ho iniziato a rispondere alle curiosità delle persone”. Quindi da qualcosa di negativo è nata una bella esperienza. “Quando le scuole erano chiuse, ho cercato di dare io qualcosa, insegnando un po’ della mia religione”, i precetti dell’Islam spiegati con freschezza. Le domande, vedendo in video Tasnim, un mix perfetto di cultura araba e italiana, arrivano a valanghe. Le più bizzarre? “Mi chiedono se ho le orecchie, se sono pelata, se dormo con il velo e se mi faccio la doccia con velo”.




Tensione in Libia, milizie armate circondano il palazzo del governo

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054440095 edff8378 518c 4b7a a0b5 c1dfc79b1f50AGI – Notte di tensione a Tripoli, a segnare una svolta pericolosa in una crisi che dura da anni e che avrebbe dovuto imboccare la via della normalizzazione con le elezioni presidenziali previste – finora – per il 24 dicembre.

Nella tarda serata di mercoledì un gruppo di armati ha circondato la sede del locale governo, dove si trova l’ufficio del primo ministro, Abdul Hamid Dbeibah. Non si sa se l’edificio sia stato effettivamente occupato, appare invece probabile che lo il presidente del consiglio presidenziale, Mohammed al Menfi, sia stato trasferito su sua richiesta in un non meglio precisato luogo sicuro.

Secondo quanto riferito da Al Arabiya, Mohamed al-Menfi, presidente del Consiglio presidenziale, ha chiesto protezione per la sua abitazione. La stessa emittente riferisce che in diverse zone della capitale sono senza elettricità.

La città intanto ha vissuto l’ennesima notte di incertezza: mezzi per le strade del centro, interi quartieri senza elettricità. All’origine del colpo di mano – non un golpe, sostengono i media locali – la defenestrazione del comandante del distretto militare della capitale libica, Abdel Basset Marwan, da parte dello stesso Menfi.

L’accaduto rende ancora più precaria la stabilità politica del paese, e le elezioni sempre meno probabili. Persino la lista dei candidati, che avrebbe dovuto essere pubblicata nei giorni scorsi, non risulta ufficialmente chiusa. I nomi più conosciuti restano quelli del generale Khalifa Haftar, di Seif al Islam Gheddafi (il figlio dell’ex dittatore Mohammar) e Dbeibah.




Una sonda “ha toccato” il sole per la prima volta

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unnamedAGI – Una sonda spaziale americana ha ‘toccato’ il Sole, diventando il primo veicolo spaziale della storia a compiere tale impresa. Si tratta della Solar Parker Probe della Nasa, che ha volato attraverso la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, la corona, prelevando campioni di particelle e campi magnetici, come ha annunciato la stessa Agenzia spaziale statunitense. È la prima volta che un veicolo spaziale entra nei confini esterni del Sole, dove la sonda Parker Solar Probe è rimasta per cinque ore. “Il fatto che la sonda abbia toccato il Sole è il culmine della scienza solare e un’impresa straordinaria”, ha affermato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del direttorato della Nasa per le missioni scientifiche. Zurbuchen ha spiegato che questo risultato consentira’ ai ricercatori di comprendere meglio l’evoluzione del Sole e i suoi impatti sul sistema solare, oltre a poter applicare tutte le nuove conoscenze ottenute anche alle stelle del resto dell’Universo.




Recuperate le 9 vittime di Ravanusa. Il sindaco: “Ora la verità”

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203300551 97536b6f 81ac 4f57 b975 2aef494457b4AGI – È il pomeriggio inoltrato di martedì 14 dicembre, intorno alle 17.45, quando i vigili del fuoco trovano l’ultimo disperso, Giuseppe Carmina, 33 anni, figlio del 59enne Calogero, individuato meno di un’ora prima. Così diventano 9 le vittime estratte dalle macerie, drammatico bilancio definitivo della tragedia di Ravanusa. E c’è chi aggiunge il piccolo Samuele che sarebbe dovuto nascere questo mercoledì, figlio di Selene e Giuseppe, anche loro morti nell’inferno di gas, fiamme e cemento.

Il sindaco: “Ora la verità”

Il sindaco Carmelo D’Angelo, con in testa l’elmetto protettivo, è stato presente per tutto il tempo alle operazioni e tocca a lui interpretare il sentimento della sua comunita’: “Abbiamo sperato fino all’ultimo di trovare persone vive. Purtroppo e’ finita nel modo piu’ tragico. La ferita e’ grande, adesso e’ importante – avverte – accertare la verita’ e dare conforto ai familiari”. Padre e figlio sono stati trovati vicini, nel garage del palazzo esploso sabato sera.

A indirizzare i vigili del fuoco nel locale posto sotto l’edificio di quattro piani, era stata la moglie di Giuseppe che aveva accompagnato li’ marito, il quale doveva prendere velocemente la sua Volkswagen. La donna si era allontanata e poco dopo e’ avvenuto lo scoppio che ha devastato un intero isolato e l’animo di questo paese dell’Agrigentino di 10 mila anime.

Giuseppe era il papà di due figlie di 5 e 7 anni, “un padre pieno di attenzioni e di amore per le sue piccole”, ricordano alcune amiche, “erano la sua luce e la sua gioia”, come del resto “per la moglie”, aggiungono. La coppia, ricordano, “da sempre stava insieme ed era unitissima, felice per le loro figlie”.

La vicinanza del Papa

Papa Francesco ha rivolto “ai congiunti dei defunti l’espressione del suo cordoglio e sentimenti di intensa partecipazione al dolore dell’intera popolazione, portando “nel cuore la sofferenza di tante persone, causata anche dagli ingenti danni che gravano su molti”, e manifestando “accorata vicinanza” e “apprezzamento per quanti si sono prodigati nelle operazioni di soccorso”.

L’inchiesta

Il sindaco reclama verità e, adesso che i corpi sono stati tutti recuperati, la parola passa all’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento per disastro e omicidio colposi. Di cui è tassello essenziale il decreto di sequestro dell’area del disastro di Ravanusa – la zona del ‘cratere’ e quella limitrofa per complessivi 10 mila metri quadri – che attendeva per divenire operativo il ritrovamento degli ultimi due dispersi.

Una volta liberata massivamente dai detriti e inibita del tutto, nell’area potra’ operare anche la squadra di periti nominata dalla procura diretta da Luigi Patronaggio, chiamata a contribuire a definire le cause dell’esplosione e la natura dell’innesco. Le indagini sono state delegate ai carabinieri che ipotizzano un accumulo sotterraneo di una grande quantità di gas.

Italgas Reti intanto fa sapere di aver ha eseguito i controlli sulle segnalazioni pervenute in merito a dispersioni di gas segnalate nell’abitato di Ravanusa. Tre segnalazioni riguardanti le vie Calabria, San Francesco e Galileo Galilei. A seguito di verifiche, per due di esse non sono state rilevate alcune perdite; per una terza i tecnici hanno provveduto alla sostituzione di un breve tratto di tubazione di piccolo diametro, posto al limite della sede stradale.

Dislocato un presidio stabile di Pronto intervento e d’intesa con l’amministrazione comunale ha predisposto un’attivita’ straordinaria di monitoraggio dell’intera rete cittadina. La societa’ “sta garantendo la massima collaborazione con le autorita’ e sta mettendo in campo tutte le tecnologie e risorse disponibili a supporto del territorio colpito dal tragico evento”.

Quei corpi tratti dalle macerie

Tre corpi erano stati recuperati domenica: il professore di storia e filosofia Pietro Carmina, 68 anni, la moglie Carmela Scibetta, dirigente del Comune di Ravanusa, e Calogera Gioacchina Minacori, di 59. Le altre quattro lunedi’ mattina: Selene Pagliarello, 30 anni, e il marito Giuseppe Carmina, 35, insieme al padre di quest’ultimo – Angelo – e alla madre Enza Zagarrio, 69 anni, che abitavano al terzo piano. Selene e Giuseppe, avevano celebrato le loro nozze lo scorso 10 aprile: la trentenne infermiera del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, era andata a trovare i suoceri col marito.

Il piccolo Samuele

Selene e Giuseppe erano di Campobello di Licata, anche questo un paese in lutto: “Doveva essere una grande festa e invece e’ stata una grande tragedia. Il piccolo Samuele, figlio di Selene e Giuseppe, doveva nascere questo mercoledi’ quando era programmato il parte cesareo… così in realtà le vittime non sono 9, ma 10”, dice ad AGI il sindaco di Campobello di Licata, Giovanni Picone.

“Oggi si peraltro è laureato il fratello di Selene con 110 e lode in Lingue, anche se non ha potuto ovviamente discutere la tesi… era tutto pronto per una grande festa e invece siamo qui nella disperazione. Davvero Selene era la figlia di tutti, generosa, impegnata nel sociale, faceva volontariato e servizio civile. Le nostre citta’ sono legate da sempre da rapporti di vicinanza, di amicizia, di parentela. Tante famiglie sono presenti in entrambe le comunià. Il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. Possano tutti loro riposare in pace”.




L’Ambasciatore De Chiara visita la Comunità di Sant’Egidio in Messico

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15dechiaraCITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – “La Comunità di Sant’Egidio in Messico ha ricevuto la visita dell’Ambasciatore d’Italia, Luigi De Chiara, che ha apprezzato il lavoro svolto nel Paese da questa associazione laicale di ispirazione cristiana cattolica, fondata da Andrea Riccardi a Roma nel 1968”. Ne dà notizia Massimo Barzizza su “Punto d’incontro”, portale che dirige a Città del Messico.
““Vedere tanta solidarietà e aiuto per le persone costrette a vivere per strada a Città del Messico dà speranza e scalda il cuore!”, ha affermato l’ambasciata tramite Twitter.
Durante l’incontro, De Chiara ha scambiato i saluti con i rappresentanti dei servizi odontoiatrici, medici e di alfabetizzazione per gli adulti. Ha poi assistito alla distribuzione degli alimenti, in cui vengono offerte più di 1.000 cene ogni settimana. Il capo della diplomazia italiana in questo Paese nordamericano ha incontrato anche Gabriel, un vecchio amico autodidatta della comunità che parla 7 lingue, tra cui l’italiano.
“Tutto questo si muove grazie alla volontà, è un lavoro eroico in una città dove è facile essere indifferenti”, ha detto l’ambasciatore tra centinaia di poveri che arrivano in cerca di cibo, amicizia, amore, affetto e dignità.
La visita di De Chiara è percepita dalla Comunità di Sant’Egidio come un segno di volontà di avviare in Messico il cammino che porti all’apertura dei corridoi umanitari, come quelli che sono stati realizzati sotto il coordinamento della sede centrale di Roma attraverso un protocollo d’intesa con la Federazione delle Chiese Evangeliche d’Italia, l’Ufficio Valdese, la CEI-Caritas e il governo italiano per aiutare più di 1.200 afgani in fuga dalla guerra nel loro Paese di origine. In Europa, i corridoi supportano in modo sicuro e legale più di 5.000 migranti provenienti da territori colpiti da conflitti armati.
“Non abituiamoci al dolore della guerra — ha detto César Cárdenas, coordinatore della Comunità di Sant’Egidio in Messico — non diventiamo indifferenti alla sofferenza di chi è costretto a lasciare il proprio luogo di origine, non adattiamoci al dolore della pandemia, della fame, della malattia e della morte. Non assuefiamoci alla tristezza e al dolore dei poveri! Viviamo l’audacia del Vangelo che ci spinge a costruire un mondo migliore”.
“Dobbiamo cercare indizi — ha aggiunto Cárdenas — che offrano speranza che questo mondo possa cambiare. È necessario riscoprire gli altri, cercare di interpretare la realtà di questa esistenza complessa, come i poveri, fratelli e sorelle che ci hanno insegnato che voltarsi a vedere il prossimo è l’inizio di un processo che cerca di impedire che l’individualismo abbia la meglio sul bene comune. Non possiamo accontentarci di ripetere ciò che abbiamo sempre fatto””. (aise)